una passeggiata tra sportivi - Laboratorio Roma

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una passeggiata tra sportivi

le mie passeggiate

una passeggiata tra sportivi

attraverso il rione Monti, fino alle radici della storia di Roma

con un gruppo di quaranta partecipanti al V° Incontro Nazionale di CDO Sport..

 21 giugno 2013

V° Incontro Nazionale CDO Sport

Dal 20 al 23 giugno si è tenuto a Frascati il V° Incontro Nazionale di CDO Sport, un'occasione in cui alcune persone, provenienti da diverse regioni d'Italia, che condividono esperienze di sport e l'appartenenza alla Compagnia delle Opere Sport hanno trascorso alcuni giorni di vacanza come occasione per istaurare e rafforzare un rapporto di amicizia nato grazie alla condivisione di una comune passione. Il mio amico Mauro mi ha chiesto di accompagnare questi amici in una passeggiata per Roma e così è nata l' idea di questo percorso che ha rinverdito la tradizione de "Le mie passeggiate" , negli ultimi tempi in verità un pò diradate.

Il percorso della passeggiata, che ha il fine di arrivare ai Musei Capitolini, attraversa in gran parte il rione Monti, il più antico di Roma, in cui si trovano testimonianze dell'epoca romana, medioevale, rinascimentale, barocca: una successione di stili che copre 2500 anni di storia.

il rione Monti

Il nome del rione deriva dal fatto che comprendeva i colli Esquilino, Viminale, parte del Quirinale e del Celio. Oggi il Quirinale, l'Esquilino ed il Celio non gli appartengono più, ma il nome è rimasto. Nella Roma antica la zona era densamente popolata: c'erano i fori imperiali e la cosiddetta Subura, oggi Suburra, dove vivevano i plebei, dove c'erano i lupanari e le locande più malfamate. Nel Medioevo la situazione era ben diversa: gli acquedotti romani erano stati danneggiati ed era difficile farci arrivare l'acqua a causa del terreno collinare; per questo gli abitanti tendevano a trasferirsi nel Campo Marzio, zona pianeggiante a valle dei colli. L’unico fattore che fece sì che la zona non diventasse totalmente disabitata era la presenza della basilica di San Giovanni in Laterano: il continuo afflusso di pellegrini garantiva sempre un cospicuo numero di persone sul territorio. Successivamente, lo sviluppo urbanistico di fine ottocento, con Roma divenuta capitale, e i grandi sventramenti del periodo fascista cambiarono completamente il volto del rione In particolare, tra il 1924 e il 1936 un'ampia porzione del rione fatta da tante stradine e case popolari è stata distrutta per costruire via dei Fori Imperiali e portare alla luce i resti dei fori. Ma una grande parte del rione ancora conserva i suoi scorci più segreti, i negozietti, i banchi degli artigiani: tutto quello che fa di Monti quasi un piccolo paese immerso nella grande città, all'interno della quale mantiene però la sua identità di luogo sospeso tra passato e presente, di centro di cultura e di tradizioni.


 
 

Le Torri di piazza S. Martino ai Monti

Il rione è caratterizzato dalla presenza di torri che nel medio evo erano l'emblema del potere delle famiglie baronali.
La torre che si trova oggi quasi al centro della piazza di S. Martino ai Monti, in posizione isolata, è tradizionalmente conosciuta come Torre dei Capocci, anche se in effetti questa torre e quella che le sta di fronte appaiono negli studi e nelle guide di Roma variamente collegate anche con le famiglie Frangipane, degli Arcioni, dei Cerroni, dei Graziani. Il monumento, attualmente diviso in sette piani più il piano terra e la terrazza, con i suoi 36 metri di altezza, costituisce l'emergenza più alta della zona. Il nucleo originale della torre risale al XII secolo e la netta differenziazione cromatica nella cortina all’altezza del terzo piano segnala il limite dei restauri della fine del XIX secolo. Di fronte si trova invece una torre a pianta rettangolare, tradizionalmente conosciuta come Torre dei Graziani e dei Cerroni, dal nome delle importanti famiglie medioevali che la possedettero. L'accesso originario era sul lato nord-ovest. Di essa risulta totalmente visibile, e prospiciente sulla strada, la facciata sud-est, attualmente priva di aperture. Anch’essa risale al periodo compreso tra il XII e XIII secolo.

 

tracce di medioevo in via in Selci

Via in Selci prende il nome dagli antichi silices di lastricato romano ritrovati durante un restauro in questa zona intorno all'anno Mille: probabilmente sono tracce dell'antichissimo clivus Suburanus, che nella parte iniziale ricalcava esattamente via in Selci, proseguiva fino alla Porta Esquilina e di lì, forse già con il nome di via Labicana, fino alla Porta Maggiore. Lungo la via è situato il complesso del monastero e della chiesa di S. Lucia in Selci, risalente ai tempi di papa Simmaco (V secolo), restaurata da Onorio I e da Leone III. La chiesa fu officiata dai padri Certosini per passare alle suore Agostiniane nel 1604 e da allora la chiesa assunse l'aspetto attuale ad opera di Carlo Maderno che la restaurò completamente in stile barocco. All'interno è situato anche un  altare ritenuto fra le prime opere del Borromini. Annesso alla chiesa vi è il monastero: tutto l'edificio è caratterizzato da alte mura in laterizi dove si aprono finestre a cornice semplice e arcate su pilastri. Alla fine di via in Selci , alla confluenza con largo Visconti Venosta, si affaccia la chiesa dei Ss. Gioacchino ed Anna: progettata da Francesco Fiori, ha una facciata suddivisa da lesene sormontate da un doppio timpano ed un interno a croce greca. Si ritiene che la chiesa sorga sul luogo dove, in età romana, si trovasse il tempio ed il bosco sacro di Giunone regina, protettrice delle partorienti.

 

il cuore del Rione: piazza Madonna ai Monti

la piazza prende il nome dalla chiesa di S. Maria dei Monti. In origine sul posto sorgeva un fienile dove fu ritrovata l'immagine della Vergine a cui si attribuirono svariati miracoli. Sulla base di questi eventi il papa Gregorio XIII verso la fine del Cinquecento decise di far costruire la chiesa della Madonna dei Monti: la chiesa rappresenta una delle chiese più significative del periodo a cavallo tra il Rinascimento e il Barocco ed è probabilmente il capolavoro di Giacomo Della Porta. Sull'altare maggiore è posto il dipinto della Madonna, protettrice del rione Monti. Di notevole pregio è infine la splendida cupola. Al centro della piazza è posta una fontana cinquecentesca commissionata da papa Sisto V a Giacomo Della Porta nel 1588 ed eseguita dallo scalpellino Battista Rusconi; sui fianchi del bacino si alternano lo stemma papale a quelli del popolo romano. Al centro della vasca, due coppe sovrapposte, concentriche; la più bassa getta zampilli d'acqua da quattro mascheroni.

 
 
 

Sempre in piazza della Madonna dei Monti è presente un'altra chiesa, dedicata ai Ss. Sergio e Bacco, ufficiali dell'esercito romano e martiri per la fede in Siria nel 303. La chiesa è di origini molto antiche, forse anteriori al IX secolo e poi ricostruita nel XVI secolo. E'affidata ai monaci ruteni di S. Basilio ed è la chiesa nazionale degli Ucraini.  Presenta una facciata ottocentesca a tre ordini in laterizio con un portale in travertino del Seicento e alcune statue dei padri della chiesa d'Oriente inserite in altrettante nicchie. L'interno, a navata unica, presenta la volta decorata con un affresco settecentesco mentre l'altare maggiore è ornato da un'edicola dove è collocato l'affresco della Madonna del Pascolo. Proseguendo per via Madonna dei Monti, all'angolo con via dei Neofiti, si trova la chiesa di S. Salvatore ai Monti che durante il sacco di Roma del 1527, fu interamente distrutta; ricostruita successivamente, è stata oggetto di successivi restauri ma al giorno d'oggi è chiusa. La facciata è a capanna ed è ornata da un campanile a vela ed impreziosita da un portale cinquecentesco.

via Baccina e via Tor dei Conti

Proseguendo per via Baccina, che conserva ancora tutto l’aspetto settecentesco, troviamo un’edicola mariana, la Madonna del Buon Cuore, del tardo cinquecento molto venerata in quanto dispensatrice di grazie. Via Tor dei Conti.  prende il nome dall’omonima torre che si trova a largo Ricci e si snoda lungo mura che si affacciano sui fori di Augusto e di Nerva. Addossata a questi muri vi è una antichissima chiesa, SS. Annunziata, oggi quasi completamente distrutta. I suoi resti sono le due bifore ed il portale sottostante tardo rinascimentale. Questa porta, denominata Arco dei Pantani, fa un effetto surreale in quanto addossata alle mura e non conduce in nessun luogo. L’Arco è praticamenteuna fornice del Foro di Augusto e costituisce un  belvedere sulla zona dei Fori di Augusto e di Nerva.

 
 
 

In via Tor dei Conti si incontra la chiesa dei Ss. Quirico e Giulitta, l'unica nell'area a non essere coinvolta nelle demolizioni del XX secolo. La chiesa è, intitolata al piccolo Quirico, martirizzato insieme alla madre Giulitta durante la persecuzione di Diocleziano. Nel XII fu costruito il campanile e successivamente l'interno ebbe forme gotiche ancora esistenti. Un definitivo intervento si ebbe dal 1728 al 1734 e si concluse con la realizzazione della facciata del Raguzzini. L'interno della chiesa è a navata unica e dal corridoio a destra dell'abside si scende al livello della chiesa medioevale, quattro metri più basso rispetto al piano attuale della chiesa, con due piccole absidi affrescate. In largo Corrado Ricci si può ammirare la  torre dei Conti, che da il nome alla omonima via. E' il tipico esempio di torre-abitazione e fu fatta erigere da Innocenzo III per la sua famiglia, i conti di Segni. Nel Medioevo questa torre era conosciuta per la sua maestosità anche con il nome di Torre Maggiore: infatti i resti che oggi vediamo costituiscono soltanto il basamento della torre stessa, che in origine doveva superare i 50-60 metri. A ridurla allo stato attuale furono alcuni terremoti. Sulla base della torre vi è un'antica iscrizione che vanta davanti ai romani la maestosità del fortilizio. I lavori eseguiti nel 1883 per l'apertura di via Cavour e nel 1933 per via dell'Impero (oggi via dei Fori Imperiali) hanno determinato l'isolamento della torre, che mantiene nonostante tutto un aspetto poderoso e reverenziale, anche se la precedente collocazione in un dedalo di viuzze doveva renderla ancora più maestosa.

 

i Fori

I Fori sono stati per secoli fu il centro della vita pubblica di Roma antica: oltre a essere luogo d'incontro e di mercato fu anche sede di importanti santuari. I Fori erano un origine una valle paludosa, compresa tra i colli Capitolino, Palatino, Viminale e Quirinale e occupata da una delle più antiche necropoli dell’abitato. Il prosciugamento di questa zona, avvenuto verso il 600 a.C. grazie alla costruzione della Cloaca Massima, diede il via, in epoca repubblicana, alla sua trasformazione in cuore commerciale, giuridico, religioso e politico della città. La sistemazione definitiva del Foro si ebbe con gli interventi di Cesare e di Augusto con i quali si trasformò in un monumentale luogo di rappresentanza e di memorie storiche. Con la caduta dell’impero, trasformati in luoghi di culto cristiani alcuni dei monumenti e abbandonati gli altri, gran parte della zona, rimasta ai margini della città, andò progressivamente interrandosi, trasformandosi in terreno da pascolo (Campo Vaccino). L'intensa attività edilizia che si aprì con il ritorno della sede papale in Roma, dopo l'esilio avignonese, provocò lo sfruttamento intensivo dei materiali antichi: l'ampia area del Foro si trasformò in una gigantesca e quasi inesauribile cava di marmi e pietre, distruggendo monumenti che si erano conservati nei secoli, protetti da una spessa coltre di terra. Poi, con la 'riscoperta' del Rinascimento, mentre cominciavano gli studi dei dotti e degli artisti, diventò una gigantesca cava di materiali, molti dei quali ridotti in calce sul posto. L'abbandono con l’inizio delle esplorazioni archeologiche e gli scavi sistematici al principio dell'800 e da allora sono continuati fino ai giorni nostri, affiancati da interventi di consolidamento e restauro delle strutture riportate alla luce.

il Campidoglio

Salendo da via di S. Pietro in carcere si giunge sul Campidoglio. E' il più basso dei sette colli di Roma, ma anche il più importante, perché fu l'acropoli ed il centro religioso della città antica, rimanendo sempre il cuore e la sede del governo cittadino. Consta di due sommità ancora distinguibili separate da una depressione corrispondente all'attuale Piazza del Campidoglio. Nella parte settentrionale, era la vera rocca, e vi sorgevano il Tempio di Giunone e il Tempio della Virtus, ora occupata dalla chiesa di Santa Maria in Ara Coeli. Il Capitolium propriamente detto, la parte meridionale, ove si innalzava il Tempio di Giove Ottimo Massimo Capitolino, di cui rimangono pochi resti, è ora occupata dal braccio nuovo del Palazzo dei Conservatori. Fra le due sommità fu costruito il Tabularium, sul quale fu eretto il Palazzo Senatorio, che ebbe aspetto di fortezza e fu più volte ricostruito, fino alla definitiva sistemazione michelangiolesca. Per tutto il Medioevo fu la sede del senato romano ma ormai tra i ruderi pascolavano le capre e venne chiamato Monte Caprino. Risalgono le pendici la scalinata di Santa Maria in Aracoeli e la cordonata, ideata da Michelangelo e modificata da Giacomo della Porta, che portano sulla Piazza del Campidoglio. E' la prima piazza di Roma moderna creata su progetto di Michelangelo cui Paolo III affidò la realizzazione di una piazza monumentale che resuscitasse gli antichi fasti con una veste moderna. La scenografica soluzione dell'artista fu una terrazza trapezoidale, non di grandi dimensioni (metri 53x63), ma grandiosa e armoniosa per l'impianto architettonico, la giustezza delle proporzioni e la coerenza stilistica, da cui si domina il passato (il Foro Romano) e il presente (la città moderna), gravitante sulla statua equestre di Marco Aurelio, con il Palazzo Senatorio sullo sfondo e i Palazzi Conservatori e Nuovo ai lati. La statua equestre di Marco Aurelio nel 1981 è stata rimossa e affidata all'Istituto Centrale per il Restauro. Oggi, ritrovato l’originale splendore, può essere ammirata all’interno dei Musei Capitolini; sul piedistallo, nella piazza, è stata posta una copia.

 

i Musei Capitolini

La nascita dei Musei Capitolini viene fatta risalire al 1471, quando il papa Sisto IV donò al popolo romano un gruppo di statue di bronzo conservate fino ad allora in Laterano (la Lupa, lo Spinario, la testa colossale di Costantino, il globo e la mano), che costituirono il nucleo iniziale della raccolta. Le sculture furono in un primo tempo sistemate sulla facciata esterna e nel cortile del Palazzo dei Conservatori; poi, il nucleo originario fu arricchito da successive acquisizioni di reperti provenienti dagli scavi urbani, dal Vaticano o acquistate appositamente. Intorno alla metà del XVI secolo erano state collocate in Campidoglio, significative opere di scultura  ed importanti iscrizioni rinvenute nel Foro Romano. Negli stessi anni furono trasferite dal Quirinale le due  statue del Tevere e del Nilo, attualmente all'esterno del Palazzo Senatorio, mentre la statua equestre di Marco Aurelio fu portata dal Laterano nel 1538 per volere del papa Paolo III. Nella seconda metà del '500, fu introdotta nelle collezioni capitoline di un imponente gruppo di sculture, in seguito alla decisione del papa Pio V di liberare il Vaticano dalle immagini "pagane"; poi con la costruzione del Palazzo Nuovo sull'altro lato della piazza fu possibile dal 1654 sistemare in maniera più adeguata la grande quantità di opere che si era accumulata nel Palazzo dei Conservatori, collocandone una parte nell'edificio appena costruito. Il Museo Capitolino fu però aperto al pubblico solo nel secolo successivo, in seguito all'acquisizione della collezione di statue e ritratti del cardinale Albani ad opera del papa Clemente XII, che lo inaugurò nel 1734 e intorno alla metà del XVIII secolo, Benedetto XIV istituì la Pinacoteca Capitolina, dove confluirono due importanti collezioni private, la Sacchetti e la Pio. Un notevole accrescimento delle raccolte ebbe luogo alla fine dell'Ottocento, dopo la proclamazione di Roma come capitale dell'Italia unificata nel 1870, in occasione dei rinvenimenti derivanti dagli scavi per la costruzione dei nuovi quartieri. Un nuovo allestimento delle collezioni fu realizzato agli inizi del 1900, seguito da una più radicale risistemazione nel 1925, quando nel Palazzo Caffarelli furono trasferite le opere di scultura conservate nell'Antiquarium al Celio. Nel 1952 fu ricavato in un'ala del Palazzo dei Conservatori un nuovo settore di esposizione, denominato Braccio Nuovo. Nel 1957 venne inaugurata la nuova Galleria Lapidaria dei Musei Capitolini nella Galleria di Congiunzione, realizzata negli anni 1939-41 per il collegamento dei palazzi capitolini: vi furono sistemate circa 1400 iscrizioni antiche, latine e greche, distribuite fino ad allora su diverse sedi. Purtroppo la presenza di gravi problemi di infiltrazioni d'acqua e di umidità costrinsero nel corso del tempo a chiudere al pubblico la Galleria Lapidaria e successivamente anche le sale del Museo Nuovo e del Braccio Nuovo del Palazzo dei Conservatori sono state escluse dal percorso museale. Nel 1997, per liberare gli ambienti interessati dai lavori di ristrutturazione, parte delle sculture esposte nel Museo del Palazzo dei Conservatori, nel Museo Nuovo e nel Braccio Nuovo sono state trasferite nello spazio espositivo ricavato nell'ex centrale elettrica dell'Acea sulla via Ostiense, la Centrale Montemartini. Il percorso espositivo è stato notevolmente esteso con l'apertura al pubblico del Tabularium, le cui arcate monumentali si affacciano sul Foro Romano e collegato agli altri edifici attraverso la Galleria di Congiunzione, la risistemazione del Palazzo Caffarelli e l'acquisizione del Palazzo Clementino, già sede di uffici. Le raccolte dei Musei risultano oggi così distribuite: Nel Palazzo Nuovo sono conservate le raccolte di sculture antiche frutto del collezionismo delle grandi famiglie nobiliari: di rilievo le raccolte dei busti degli imperatori romani e dei filosofi, le statua del Galata e della Venere Capitolina e la statua di Marforio che domina il cortile. Il Palazzo dei Conservatori decorato dagli affreschi con la storia di Roma ospita i più famosi bronzi capitolini, come la Lupa, lo Spinario ed il Bruto; la grande aula vetrata realizzata al primo piano del palazzo ospita la statua equestre di Marco Aurelio, una volta collocata al centro della piazza, e i resti del tempio di Giove Capitolino A secondo piano si trova la Pinacoteca Capitolina con opere di grande rilevanza esposte in un percorso cronologico che va dal tardo medioevo fino al settecento. Nel palazzo Caffarelli-Clementino sono collocati il Medagliere Capitolino, con le raccolte di monete, medaglie e gioielli ed uno spazio dedicate alle mostre temporanee.

la terrazza Caffarelli
All’ultimo piano dell'edificio che ospita i Musei Capitolini, è posizionata la Terrazza Caffarelli che costituisce uno splendido affaccio panoramico su tutto il centro storico di Roma.

ricordo della passeggiata

 
 
 

Sergio Natalizia - 2013

 
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