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le statue parlanti

"Le cosiddette "statue parlanti" sono l'arma con la quale Roma si è sempre opposta all'arroganza e alla corruzione delle classi dominanti con grande senso dell'umorismo. Fin dagli inizi del XVI secolo, aveva iniziato a diffondersi una sorta di ribellione al potere, con affissioni notturne di epigrammi in latino o italiano presso un numero di statue che sorgevano in luoghi ben frequentati della città, così che la mattina seguente chiunque potesse leggerli, prima che fossero rimossi dalle guardie. E gli autori, ovviamente, rimanevano ignoti. I cartelli a volte avevano poesie, a volte dei dialoghi umoristici: da questa usanza sorse una produzione letteraria satirica che denunciava immoralità e soprusi da parte dei potenti; nella maggior parte dei casi bersaglio della satira erano il papa o esponenti della nobiltà a lui legati.  Non di rado poi i committenti delle satire erano prelati e nobili che volevano diffamare coloro che detenevano il potere per subentrare ad essi.
Il popolo cominciò ad assegnare dei soprannomi a queste statue, delle quali la più famosa era "Pasquino" e da questa statua derivò l’usanza di chiamare  “pasquinate” le satire. La produzione delle “pasquinate”, scritte dall’ottocento anche in dialetto, è durata ininterrottamente fino alla caduta del potere temporale dei papi; in forme blande e saltuarie è proseguita fino ai giorni nostri: molte statue parlanti sembrano aver perduto la parola, ma rimangono comunque saldamente al loro posto.

Pasquino

Dal 1501 "Pasquino" si trova alle spalle della grande piazza Navona, in un piccolo slargo che dalla statua prende il nome di piazza Pasquino.
Si tratta di un torso di figura maschile, probabilmente risalente al III secolo a.C. È così male conservato che dire con certezza chi rappresenti è impossibile, forse un re o un eroe dell'antica Grecia. Anche sull'origine del soprannome si sa poco; vuole la leggenda che la statua fosse stata rinvenuta presso una bottega di barbiere (o secondo un'altra versione, un'osteria) il cui proprietario si chiamava Pasquino. Questa tradizione durò fino allo scorso secolo, e le burle contenute nei cartelli presero il nome di "pasquinate". Una delle più celebri è quella diretta al papa Urbano VIII, della famiglia Barberini, che fece togliere a Bernini le parti bronzee del Pantheon per la realizzazione del grandioso baldacchino di S. Pietro (1633): “Quod non fecerunt barbari, fecerunt Barberini “ sentenziò Pasquino.

Marforio

Un'altra statua conosciuta è "Marforio", una lunga figura barbuta distesa su un fianco, che decora il cortile di Palazzo Nuovo, un'ala dei Musei Capitolini. Forse rappresenta un'allegoria di un fiume , probabilmente il Tevere, o forse è Nettuno, il dio dei mari. Il suo luogo originario di provenienza è il Foro Romano, da dove venne spostato nel tardo XVI secolo.
Marforio era considerato la "spalla" di Pasquino, poiché in alcune delle satire le due statue dialogavano fra di loro: una faceva domande riguardo ai problemi sociali o alla politica, e l'altra dava risposte argute.

 

Madama Lucrezia

Questo enorme busto marmoreo, alto circa 3 metri, si trova in un angolo di Palazzetto Venezia, in piazza San Marco. Proviene probabilmente da un tempio dedicato ad Iside e raffigura una donna, forse una sacerdotessa di questo culto o forse la stessa Iside. Il soprannome gli deriva dalla nobile dama Lucrezia d’Alagno, favorita di Alfonso d’Aragona, re di Napoli, che visse e abitò presso la suddetta piazza nella seconda metà del XV secolo. La statua divenne ben presto la protagonista di alcune manifestazioni popolari romane: il giorno del primo di maggio, in occasione del “ballo de li poveretti”, essa veniva ornata con collane di aglio, peperoncini , cipolle e nastri.

Abate Luigi
Fui dell’alma Roma un cittadino
ora abate Luigi ognun mi chiama
conquistai con Marforio e con Pasquino
dalla satira urbana eterna fama;
ebbi offese, disgrazie e sepoltura,
ma qui vita novella e alfin sicura

Questo breve epitaffio si legge sulla base che sostiene l'"Abate Luigi", in piazza Vidoni, non lontano da piazza Navona, sul muro sinistro della chiesa di S. Andrea della Valle.
La statua raffigura un uomo con una toga di foggia tardo-romana; il soprannome fu probabilmente ispirato dal sacrestano della vicina chiesa del Sudario, il quale,  secondo la tradizione popolare, rassomigliava molto alla figura scolpita. La piazza era la collocazione originale dell'"Abate", ma nel corso dei secoli la statua cambiò sede diverse volte, tenuta in scarsa considerazione, finché nel 1924 non fu ricollocata nel medesimo spiazzo.

 

Il Facchino
Il "Facchino" è una piccola fontana che rappresenta una figura maschile, il cui viso è quasi del tutto deteriorato, nell'atto di versare acqua da una botte; l'abito indossato dalla figura è il costume tipico della corporazione dei facchini, da cui il nome del personaggio. La statua originariamente si trovava sulla facciata principale di palazzo De Carolis, in via del Corso, poi, nel 1874, fu spostata a via Lata, proprio dietro l'angolo. Risale alla seconda metà del XVI secolo, e secondo una tradizione popolare fu ispirata dalla figura di un acquarolo, colui cioè che raccoglieva acqua dalle fontane pubbliche per rivenderla porta a porta, a modico prezzo.

Il Babuino
Il "Babuino" (cioè babbuino) è una figura distesa di sileno, davanti alla chiesa di S.Attanasio dei Greci, in via del Babuino. Costituisce l’ elemento decorativo per una fontana, una volta usata per abbeverare i cavalli sul cui bordo il vecchio personaggio sta adagiato sin dal Rinascimento.Il soprannome dato alla figura è la conseguenza della faccia ghignante del sileno, che i romani, ravvisando in essa le sembianze di una scimmia, subito ribattezzarono “babuino”.

 

Sergio Natalizia - 2008

 
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