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fantasmi a Roma

La tradizione popolare vuole che Roma sia sempre stata interessata da "strane apparizioni".
Fra storia, leggenda e fantasia, durante le passeggiate notturne in alcune strade del centro di Roma si dice che sia possibile incontrare i fantasmi di alcuni famosi personaggi che ancora amano frequentare i luoghi che li videro protagonisti in vita. I fantasmi di  Roma, nonostante i tremila anni di storia della città, non sono poi molti e i pochi sono quasi tutte figure femminili.
Il fantasma più noto è sicuramente quello di Donna Olimpia Pamphilj, la “Pimpaccia” di piazza Navona. Nata nel 1592 da un’umile famiglia di Viterbo, sposò in seconde nozze Pamphilio Pamphilj fratello del cardinale che da li a poco sarebbe diventato Papa Innocenzo X. Grazie a questo matrimonio, Olimpia scalò con facilità i gradini del potere diventando consigliera del Papa e, dicono i maligni, anche l’amante. La sua fortuna finì quando il cognato Innocenzo X, morì nel 1655 e lei si ritirò nel suo castello viterbese dove morì di peste due anni dopo. La notte del 7 aprile, si dice sia solita attraversare, dal palazzo di Piazza Navona, le strade del centro di Roma su una carrozza fiammeggiante, passando il Tevere a Ponte Sisto, terrorizzando i passanti e facendo dispetti a chi gli capita sotto mano.

Su ponte Sant’Angelo, si dice che appaia puntualmente, la notte dell’11 settembre, Beatrice Cenci.
Appartenente ad una delle più antiche e nobili famiglie della città, Beatrice visse un’esistenza perseguitata dalle attenzioni perverse di suo padre Francesco, al punto che esasperata dalle violenze e dagli abusi paterni giunse alla decisione di organizzare l’omicidio del padre unitamente al fratello e alla matrigna. Dopo un processo seguito da tutto il popolo che si era appassionato alla triste vicenda, venne condannata a morte da Papa Clemente VIII, il cui obiettivo, più che giungere ad una giusta sentenza era quello di appropriarsi dei beni dei Cenci. Venne decapitata la mattina dell’11 settembre 1599, ma si dice che ancora oggi appaia la notte tra il 10 e l’11 settembre lungo ponte Sant'Angelo, camminando silenziosamente e tenendo fra le mani la sua testa.
Altro caso di apparizione è quello di Messalina, moglie dell’imperatore Claudio che anche da morta non sembra aver perduto il suo carattere passionale: si dice che vaghi ancora per il Colle Oppio in cerca di avventure amorose, per poi scomparire alle prime luci dell'alba.

E se Messalina vaga ancora nella speranza di notti focose, c’è anche il fantasma di Berenice, amante dell’imperatore Tito, che vaga nei pressi del Portico di Ottavia nella speranza di incontrare nuovamente il suo amato perduto.
Avvolta nella leggenda anche vicenda di Costanza De Cupis, una nobildonna del XVII secolo. Sembra che avesse delle bellissime mani, così bianche e perfette da essere famose in tutta la città. Ma le fu predetto che una di quelle mani correva il rischio di essere tagliata. Un giorno si punse mentre ricamava e per la ferita infetta subì l’amputazione, e subito dopo morì. Da allora, nelle notti di luna piena, chi passeggia in via dell’Anima rivolgendo lo sguardo verso l’alto potrebbe vedere, dietro il vetro di una delle finestre di palazzo De Cupis, la sagoma di una bianchissima mano.
Una delle poche figure maschili presenti tra i fantasmi romani è quella di Mastro Titta, il più famoso boia di Roma che eseguì ben 514 "giustizie" in 68 anni di carriera, tra il 1796 e il 1864. Nessun altro boia in nessun altro paese e tempo lo ha mai uguagliato. Sembra che ami passeggiare, alle prime luci dell'alba, avvolto nel manto scarlatto da "lavoro" nei luoghi dove ha eseguito le sentenze, ossia davanti la chiesa di Santa Maria in Cosmedin, a Piazza del Popolo e a piazza di ponte Sant’Angelo. Si dice anche che, a volte, offra una presa di tabacco a chi incontra, così come era solito offrirla ai condannati poco prima di eseguire le condanne.

Uno dei luoghi più frequentati dai fantasmi è sicuramente l’area del Muro Torto, dove vi era un cimitero sconsacrato in cui venivano seppelliti ladri, vagabondi e donne di malaffare. I loro spiriti oggi vagano ancora alla ricerca di vendetta contro chi li condannò alla pena eterna. Tra questi da ricordare quelli di Targhini e Montanari, i due carbonari giustiziati sotto Leone XII, nel 1825: si dice che la notte passeggino con le teste in mano, dando i numeri da giocare al Lotto ai coraggiosi che sostengano il loro sguardo.
Un caso eccezionale è costituito dal fantasma di Nerone che si può incontrare sia al Muro Torto, dove fu sepolto, sia dalle parti della via Cassia, dove si dice possa capitare di incontrarlo mentre piange e protesta per far sapere che lui con la “Tomba di Nerone” non ha nulla a che fare, trattandosi del sepolcro di Publio Vibio Mariano.
Questi sono i fantasmi più famosi che appaiono per le vie di Roma, ma la tradizione ne cita molti altri meno noti o sconosciuti. Una cosa è comunque certa: si tratta di fantasmi buoni e sempre disposti a scambiare quattro chiacchiere; così almeno affermano coloro che dicono di averli incontrati. Poi, le storie anche tragiche di tanti personaggi del passato rendono oggi palazzi, strade, ponti ancora più vivi. Come se a Roma l’eternità possa essere davvero di casa, ovunque.

 

Sergio Natalizia - 2009

 
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