la porta magica - Laboratorio Roma

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la porta magica

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la porta magica di piazza Vittorio

Piazza Vittorio Emanuele II, per i romani semplicemente piazza Vittorio, è una delle  piazze più grandi di Roma, situata nel cuore del quartiere Esquilino. E' stata concepita ed attuata nelle forme attuali alla fine del XIX secolo ed è caratterizzata da quello che viene definito stile umbertino, è racchiusa su tutti e quattro i lati da palazzi e a livello della strada è contornata da una serie ininterrotta di portici. Al suo centro è un vasto giardino, alla cui estremità settentrionale si ergono i resti del ninfeo di Alessandro Severo (III secolo), comunemente noti col nome di Trofei di Mario. In quest'area nel corso dell'età imperiale diversi romani facoltosi possedevano tenute suburbane, le quali beneficiavano della rete di condutture idriche che seguivano il percorso delle vicine mura cittadine. Molto poco degli antichi splendori sopravvisse al medioevo, ma quando gli acquedotti furono restaurati, dal tardo Rinascimento all'età del Barocco, la zona dell'Esquilino divenne nuovamente uno dei luoghi dove edificare grandi ville. Verso la metà del '600, qui sorgeva Villa Palombara, appartenente a Massimiliano Palombara (1614-1680), marchese di Pietraforte.
La Porta magica è l'unica sopravvissuta delle cinque porte di villa Palombara: si apriva sul muro delimitante l'attuale giardino ed è stata fiancheggiata a scopo ornamentale,alla fine dell'ottocento,da due statue che rappresentano entrambe il dio Bes, una divinità egiziana, provenienti da scavi della zona del Quirinale.
La storia della porta è ammantata dalla nebbia della leggenda, e nessuno è ancora esattamente riuscito a carpirne i segreti. Perchè la porta è detta "magica"?
Si racconta che il marchese Palombara, appassionato di alchimia, nell'ambito della frequentazione della corte di Cristina di Svezia, si riuniva con una associazione di alchimisti alla ricerca della formula per la trasformazione dei metalli in oro. Pare comunque che nel giardino della villa il marchese si fosse costruito una sorta di laboratorio in cui portava avanti i suoi esperimenti. La leggenda narra che il marchese abbia un giorno ospitato nel suo palazzo un misterioso individuo che aveva dichiarato di saper estrarre l'oro da una pianta presente nel giardino. L'esperimento parve essere riuscito, ma il misterioso personaggio fu visto scomparire per sempre attraverso la porta, non senza lasciare però un mucchietto d'oro purissimo e un foglietto pieno di formule cabalistiche in lingua latina ed ebraica che il marchese ed altri illustri alchimisti, da lui appositamente interpellati, tentarono invano di decifrare nonostante i numerosi tentativi. Deluso per non aver raggiunto alcun risultato, il marchese fece incidere sulla cornice della porta la strana ed enigmatica formula, nella speranza che qualcuno potesse scoprirne il significato.
Almeno fino ad oggi, nessuno c'è ancora riuscito.

 
 

La Porta Magica nei giardini di piazza Vittorio Emanuele II

Sergio Natalizia - 2012

 
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