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la predica alle cortigiane

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la predica alle cortigiane

Nella seconda metà del XVI secolo erano numerosissime le cortigiane che vivevano a Roma. Se ne stimavano circa 7.000 su una popolazione di 50.000 abitanti, e creavano non pochi problemi di ordine sociale e morale, al punto che Pio V pensò di emanare un provvedimento di espulsione delle professioniste dalla città.
Ma il provvedimento rimase lettera morta anche perché, se fosse stato applicato realmente, mezza città si sarebbe svuotata e pesanti sarebbero state anche le ripercussioni sull’economia cittadina, in quanto è facile immaginare il volume di persone e di attività collegate al mestiere delle "ragazze".
La ragione di una così alta densità di queste professioniste, una sorta di connubio tra la prostituta di lusso e l’animatrice di salotti letterari, nella città dei papi stava nel fatto che Roma era piena di celibi, di uomini in attesa di essere avviati alla carriera ecclesiastica,  allora fonte di potere e di ricchezza; le "donne di piacere" trovavano qui grande mercato e affluivano da ogni parte d'Europa, attirate dal lusso e dal denaro che scorreva copioso in alcuni ambienti della società romana, e desiderose di sistemarsi in qualche palazzo elegante, a spese di un cardinale o di un facoltoso gentiluomo.
In tale contesto il Consiglio Comunale inviò una ambasceria a Pio V per chiedere una attenuazione del provvedimento. Si giunse così alla soluzione di confinare le cortigiane all’Ortaccio (nella zona di Ripetta, tra le odierne piazza Monte d’Oro e largo degli Schiavoni), una specie di Ghetto con regolare chiusura notturna.
Dopo qualche tempo, però, nonostante il provvedimento, le “ragazze” si sparsero nuovamente per tutta la città.
Per favorire il ritorno alla vita onesta, cui si dava carattere e importanza di conversione, esse furono obbligate ad assistere, specialmente nel periodo quaresimale, ad apposite prediche con l'obbligo di partecipazione.
C'era addirittura una chiesa a tale scopo, quella di Sant’Agostino, dove le signore venivano sistemate nelle prime file, non tanto per tenerle vicine al Signore, quanto perché il resto dei fedeli non si distraesse nel corso delle funzioni religiose.
Una cronaca del 1566 cita testualmente: "Domenica passata furono intimate tutte le cortigiane che alle 20 hore andassero alla predica in Sant'Ambrogio. Lì predicò un trentino, sollecito alla salute delle anime et le esortava a lasciare il peccato et se si volevano maritare. Et quelle che non havevano il modo, le havaria ajutate a darli la dote”.
Beatrice Ferrara, famosa cortigiana di alto bordo, in una lettera a Lorenzo de' Medici, racconta di come insieme alle sue colleghe si recasse, durante la Settimana Santa, ad ascoltare la predica nella chiesa di Sant'Agostino. Una di esse raccontava: "...così, mezzo contrita, mi confessai dal predicatore nostro di Sant'Agostino; dico nostro, perchè quante prostitute siamo in Roma, tutte veniamo alla sua predica, ond'esso, vedendosi sì notabile audentia, ad altro non attende se non a volerne convertir tutte. Oh, dura impresa!..."

Ritratto di Papa Pio V

La chiesa di Sant'Agostino in Campo Marzio

Sergio Natalizia - 2009

 
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