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il precetto pasquale

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il precetto pasquale di altri tempi

Rigidamente disciplinata, nei secoli passati, era l'osservanza del precetto pasquale. Gli “Stati delle anime”, liste che i parroci compilavano ogni anno, dal Cinquecento al 1870 recandosi personalmente in case, osterie, botteghe e locande, servivano a controllare che tutti i romani adulti e battezzati, ad eccezione dei pubblici peccatori, si confessassero e ricevessero la comunione. Questi censimenti ante litteram, sia pure molto imprecisi e redatti con finalità di controllo della popolazione, rappresentano una preziosa fonte per conoscere il numero e la composizione degli abitanti della Roma pontificia.
A certificare l'adempimento degli obblighi veniva rilasciato un biglietto. Tutti coloro che non avevano ottemperato all’obbligo del precetto, il 27 d'agosto vedevano il loro nome su un cartello appeso su di una colonna, ora scomparsa, all’esterno della Chiesa di S. Bartolomeo all’isola Tiberina.
Anche in questo caso però si ritrovava "schedato" non tanto chi aveva trasgredito, quanto coloro che non disponevano di liquidi da regalare al sagrestano per farsi rilasciare il biglietto oppure per compensare chi si comunicava al posto proprio in cambio di una somma in denaro.
I trasgressori, chiamati dal Belli gli “scommunicati de Pasqua”, oltre a commettere un peccato mortale, incorrevano nella pena dell'Interdetto, cioè la proibizione di entrare in chiesa e, morendo, la privazione della sepoltura cristiana. Gli scomunicati, per tornare in grazia di Dio, dovevano partecipare ad una funzione nella quale, tra l'altro, ricevevano in pubblico alcuni colpi di frusta sulle spalle. C'è di più. A non rispettare gli obblighi religiosi si rischiavano quindi a quei tempi anche pene corporali e persino il carcere. I controlli erano particolarmente rigidi. Viene quindi spontaneo pensare che molti romani siano stati ligi alle regole più per evitare le conseguenze repressive che per reale convinzione.

via Crucis al Colosseo- olio su tela di C.W. Eckersberg -1816

Sergio Natalizia - 2009

 
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