tra cupole e campanili - Laboratorio Roma

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tra cupole e campanili

le mie passeggiate

tra cupole e campanili

Una passeggiata ad alta partecipazione, con tanti amici vecchi e nuovi ma sempre con una grande voglia di conoscere e apprezzare le bellezze di Roma. Hanno partecipato  Dario, Celeste, Rino, Nella, Sossio, Adele, Paolo, Emilia, Gino, Pina, Franco, Irma, Gabriele, Marisa, Angela, Marina, Angelo, Patrizia, Giuliana, Silvia, Piero, Mimì, Aldo, Carla, Mauro, Enrica, Alfredo, Susanna, Roberto, Anna, Goffredo, Ornella, Pio, Annalucia, Carmelina, Sara, Claudio, Gabriele, Mauro, Natalia, Roberto, Maurizio, Santina.

                                                                                                                                                    19 ottobre 2014

il rione Sant'Eustachio

 

Dentro un rettangolino che racchiude la superficie di un rione tra i più piccoli di Roma, si possono ritrovare angoli e particolari della città di una volta, acquerelli che indugiano sulla vita dei vicoli o sul cielo dove brulicano le distese infinite delle tegole delle case, interrotte qua e la da campanili e cupole. Il rione Sant’Eustachio è ricco anche di monumenti antichi, perché si passeggia sulle rovine nascoste delle terme di Agrippa, di quelle di Nerone e sul teatro di Pompeo. Il rione sorse praticamente sul disfacimento degli antichi edifici, che fornirono il materiale adatto, e soprattutto economico, per le nuove costruzioni, specie rinascimentali. Il rinascimento ha impresso nel rione caratteri dominanti: nella sua area si trovano palazzi gentilizi di notevole valore, talvolta in contrasto con case invece più modeste, ma nel complesso tra le sue strade, vicoli  e piazzette emerge sempre una certa eleganza e dignità. Sant’Eustachio è il rione che ha dato i natali a Giuseppe Gioachino Belli, nel settecento è stato sede dei fasti dei teatri Argentina e Valle e vi abitarono Gioacchino Rossini e Pier Luigi da Palestrina: un rione insomma, fedele album di famiglia della città. Un personaggio caratteristico e importante del rione è l'Abate Luigi, una delle “statue parlanti” di Roma insieme a Pasquino, Madama Lucrezia, Marforio, il Facchino. Vi è pure il ricordo delle attività di tanti artigiani che hanno dato il nome dei loro mestieri a numerose vie e piazze del rione: via dei Barbieri, dei Falegnami, dei Sediari, dei Canestrari, dei Pianellari, dei Chiavari, dei Chiodaroli, degli Staderari, dei Catinari, dei Caprettari e delle Coppelle. Anche le comunità nazionali ed europee lasciarono la propria impronta con chiese cui sono sempre annessi ospizi per pellegrini, ed ecco gli Spagnoli, i Portoghesi, i Fiamminghi, i Francesi. Altro fulcro del rione sono  “La Sapienza”, l'antica Università Romana fondata da Bonifacio VIII nel 1303, che ebbe qui la sede dal tempo di Eugenio IV fino al 1935, quando fu trasferita nella odierna “Citta Universitaria”, e uno dei centri dell’odierna politica, palazzo Madama, sede del Senato, eretto nel secolo XVI per i Medici e così detto da Madama Margarita d'Austria. Altri ricordi del rione sono sparpagliati qua e la, anche se purtroppo parti importanti del rione sono scomparsi per far posto a largo Arenula, corso Vittorio Emanuele II e Corso del Rinascimento.

Il Percorso

 
 

Piazza S. Andrea della Valle

L'edificazione della chiesa da cui la piazza prende il nome fu iniziata nel 1591 su disegno di Gian Francesco Grimaldi e di Giacomo della Porta; fu ripresa da Carlo Maderno nel 1608, cui si deve anche la bellissima cupola, inferiore per ampiezza ed altezza solo a quella di San Pietro. Dal 1655 al 1665 Carlo Rainaldi, modificando in parte il disegno del Maderno, innalzò la facciata di travertino. L'interno è a croce latina con vastissima navata fiancheggiata da grandi cappelle laterali. La volta a botte, la cupola luminosa, l'abside larga e splendente per ori ed affreschi, le danno un aspetto fastoso. Alle estremità della navata, sopra gli ultimi archi, si trovano le due tombe dei papi Piccolomini, trasportate nel 1614 da San Pietro in Vaticano. Sono presenti tra gli altri  affreschi del Domenichino. Al centro della piazza è collocata una fontana progettata dal Maderno per volere di Paolo V Borghese; realizzata nel 1614 era in origine collocata nella Piazza Scossacavalli, sul percorso dell’odierna via della Conciliazione. Nel 1933, con la demolizione della spina di Borgo per l’apertura di Via della Conciliazione, la fontana venne smontata e depositata nei magazzini comunali; nel 1958 fu ricostruita, sostituendo qualche elemento, dinanzi alla facciata della chiesa di S. Andrea della Valle, nella piazza omonima.Progettata dal Maderno per volere di Paolo V Borghese fu realizzata nel 1614 e collocata nella Piazza Scossacavalli, sul percorso dell’odierna via della Conciliazione. Nel 1933, con la demolizione della spina di Borgo per l’apertura di Via della Conciliazione, la fontana venne smontata e depositata nei magazzini comunali; nel 1958 fu ricostruita, sostituendo qualche elemento, dinanzi alla facciata della chiesa di S. Andrea della Valle.
Sempre sulla piazza si affaccia il palazzo Della Valle, realizzato da Lorenzo Lotti (detto il Lorenzetto, scultore ed architetto legato a Raffaello) intorno al 1517. Il Palazzo presenta il nome del cardinale Andrea della Valle scolpito sopra l'austero portone all'ingresso in Corso Vittorio Emanuele II e la facciata è scandita da tre ordini di 12 finestre ciascuno. Dal 1948 l'edificio è sede della Confederazione Generale dell'Agricoltura.


piazza Vidoni
La piazza prende il nome dal cardinale Vidoni che andò ad abitare il palazzo Caffarelli. La notorietà della piazza è dovuta principalmente alla presenza della "statua parlante" dell'Abate Luigi. La statua originariamente si trovava nell’adiacente palazzo Caffarelli Vidoni, poi per breve tempo nel cortile di Palazzo Chigi a piazza Colonna. Raffigura un uomo togato, privo della testa, ed è databile in età tardo-imperiale. Il nome di "Abate Luigi" pare derivi dalla somiglianza con un sagrestano della vicina chiesa del SS. Sudario. La statua era una delle "statue parlanti" su cui venivano affisse dal popolo le cosiddette "pasquinate", satire anonime con cui il popolo esprimeva il proprio malcontento contro il governo pontificio.

Palazzo Caffarelli fu fatto costruire dalla famiglia Caffarelli nel 1515 su progetto di Lorenzo Lotto, allievo di Raffaello. Nel XVIII secolo, l'edificio dopo vari passaggi arrivò in proprietà al cardinale Vidoni (da cui l'attuale nome) che lo ingrandì, e quindi alla famiglia Giustiniani Bandini artefice dell'ultimo ampliamento nel 1886 a seguito dell’apertura di Corso Vittorio Emanuele II, su cui si apre oggi la facciata principale. Il palazzo conserva, nella sala "Carlo V", importanti affreschi cinquecenteschi, raffiguranti momenti della vita dell'imperatore, Nel cortile sono conservate alcune statue romane ed una fontana ricavata da un sarcofago classico. Prima della seconda guerra mondiale il palazzo fu sede della Direzione del Partito Nazionale Fascista; oggi accoglie vari uffici ministeriali ed è chiuso al pubblico.
Sulla piazza è collocata anche una targa ricordo dell'alluvione causata dalla piena del 28 dicembre 1870, che superò i 17 m. all’idrometro di Ripetta; quella piena è quella ricordata dal maggior numero di targhe nel centro storico.

piazza dei Caprettari

Questa piazza prende il nome dal fatto che era la sede del mercato degli abbacchi e dei capretti: qui si svolgeva anticamente la festa della befana prima che fosse spostata in piazza Navona. Sulla piazza domina palazzo Medici Lante Della Rovere edificato intorno al 1516 su progetto iniziale di Giuliano da Sangallo erealizzato dall'architetto fiorentino Nanni di Baccio Bigio. Per un certo periodo vi abitò anche Caterina dei Medici. Questa, divenuta regina di Francia nel 1533, rinunciò a tutte le sue proprietà in Italia, ed il palazzo passò ai Medici di Firenze. Nel 1558 venne venduto a Ludovico Lante, che fece unire l’edificio ad altre case vicine di sua proprietà. In seguito al matrimonio tra Marcantonio Lante e Lucrezia della Rovere, il palazzo venne ingrandito formando un unico complesso con l’adiacente palazzo dei Della Rovere. Il cortile interno, considerato uno dei più belli del Rinascimento, è decorato con gli stemmi araldici delle varie famiglie proprietarie del palazzo. Sul prospetto di palazzo Lante, all’interno di un tabernacolo un soggetto assolutamente originale rappresentante la Vergine che ha in braccio il Bambino durante la presentazione al tempio per il rito della circoncisione.

Piazza e via di S. Eustachio

Siamo nel cuore del rione: la piazza e la contigua via sono ricche di memorie storiche ed architettoniche.
La chiesa di S. Eustachio risale al periodo paleocristiano e fu fondata, secondo la tradizione, dall'imperatore Costantino sulla casa di Sant'Eustachio, ivi martirizzato e sepolto nel 120. La struttura della chiesa fu ampiamente modificata durante il XII secolo e trasformata da Antonio Canevari dopo il 1724. Il campanile romanico è una delle poche sopravvivenze della chiesa medioevale. La facciata barocca, preceduta da un portico, è coronata da una testa di cervo con croce tra le corna, allusiva al cervo che apparve al Santo durante un sogno. L'altare maggiore, ricco di marmi e di bronzi, è di Nicola Salvi (1739), mentre il baldacchino che lo sormonta è opera di Ferdinando Fuga.
In prossimità della chiesa si trova la targa che ricorda una delle più devastanti alluvioni del Tevere, risalente al 1495. L'iscrizione recita:

“Nell’anno 1495, il Tevere a cielo sereno, crebbe fino a questo segno alle Nonae (cinque) di dicembre- Alessandro III Papa-Anno III”

 
 
 
 
 
 

Nella piazza S. Eustachio si può ammirare un bellissimo edificio istoriato, costruito agli inizi del 500, appartenne al maestro di camera di Alessandro Farnese, tal Tizio da Spoleto. La decorazione dello stesso fu una delle prime opere pittoriche di Federico Zuccari. Sulla facciata sono ancora oggi visibili il battesimo, il martirio di S. Eustachio e lo stemma di Papa Pio IV Medici. In via di S. Eustachio si trova una delle "targhe del mondezzaro" di epoca settecentesca meglio conservate. Si trattava di avvisi realizzati in marmo e recanti iscrizioni che vietavano di depositare immondizia nel luogo in cui erano apposti. Nei cartelli si faceva riferimento all'autorità competente che di solito era il "Presidente delle Strade" che, in quanto autorità dello Stato della Chiesa, era sempre un Monsignore. Oltre alle eventuali pene pecuniarie o corporali a cui sarebbero stati soggetti i trasgressori, veniva citato l'editto in cui si sanciva il divieto, la data di affissione della targa, la pena pecuniaria, generalmente dieci scudi, e eventuali pene corporali, quasi sempre non specificate.
Le Terme Neroniane/Alessandrine occupavano un’area compresa tra le attuali via delle Coppelle, piazza del Pantheon, Salita dei Crescenzi, corso Rinascimento. I resti del monumento attualmente non sono visibili in quanto giacciono sotto le fondazioni degli edifici moderni, ma i pochi reperti visibili, tra cui  le due grandi colonne in granito rosa collocate in via di S. Eustachio rendono l'idea di quale possa essere stata la loro imponenza. Edificate da Nerone (54-68 d.C.) e ricostruite da Alessandro Severo (222-235 d.C.) che le alimentò attraverso l’Aqua Alexandrina, rimasero in uso almeno fino al V secolo, nel X secolo tra i ruderi si insediarono case, orti, palazzi nobiliari e numerose chiese tra cui quella di Santa Maria intitolata successivamente a San Luigi dei Francesi.

 
 

Piazza della Rotonda

Attraverso via dei Crescenzi si perviene a piazza della Rotonda. E' dal medioevo che i romani chiamano questa piazza "la Ritonna" in riferimento alla forma del Pantheon che con la sua monumentalità le fa da spettacolare fondale. La fontana e l'obelisco completano questo autentico gioiello urbanistico. Secondo un detto popolare, il turista non può perdere lo spettacolo scenografico offerto dalla piazza, perchè "chi va a Roma e nun vede la Ritonna, asino va e asino ritonna".grandioso monumento la caratterizza a tal punto che molti romani non ne conoscono neppure il nome: la chiamano semplicemente "la piazza del Pantheon". Il Pantheon è senza dubbio uno tra i più belli monumenti dell'antichità romana: fu costruito da Marco Vipsanio Agrippa in onore di tutti gli dei. Restaurato da Domiziano dopo l'incendio dell'80 e ricostruito da Adriano nel 110, il tempio è giunto a noi quasi integro. Di particolare interesse la sua cupola, capolavoro della tecnica e dell'architettura romana per essere anche la più grande mai costruita all'epoca, è alta 43 metri e dal diametro di base uguale a quella di San Pietro, 42,56 metri. Nel 609 Bonifacio IV lo consacrò alla Madonna e a tutti i Martiri. All'esterno l'edificio presenta un pronao largo 33 metri e profondo 16, con 16 colonne in granito grigio e rosa. Dal portale con battenti in bronzo si accede all'interno a pianta circolare con sette grandi nicchie che si alternano a otto edicole con colonnine. Si conservano le tombe di Vittorio Emanuele II, Umberto I e della Regina Margherita, oltre a quella di Raffaello Sanzio. Al centro della piazza, caratterizzata dalle facciate settecentesche degli edifici che vi si affacciano, si innalza un obelisco egiziano, collocato nel 1711 su commissione di papa Clemente XI e decorato con delfini e stemmi. La fontana in marmo africano fu progettata da Giacomo Della Porta nel 1575 e realizzata da Leonardo Sormani. Composta da una conca mistilinea alzata da tre gradini e da quattro gruppi di delfini e di maschere con al centro una tazza con acqua zampillante; nel 1711 su ordine del Clemente XI, l'architetto Filippo Barigoni sostituì il catino con una scogliera, sulla quale fu posto l'obelisco di Ramesse II alto sei metri e ornato alla base da quattro delfini eseguiti dallo scultore Vincenzo Felici.
Sulla piazza poi non si può non ammirare l'edicola sacra dell'Immacolata. E’ uno delle più grandi e belle edicole mariane (le cosidette “Madonnelle”) di Roma: sotto un balconcino, in una bella cornice settecentesca, sorride a grandezza naturale la “Vergine Immacolata” dipinta tra un putto e testine di angeli. Misura 1.5 metri per 1, e sembra ancora più grande per via della cornice dall’elaborata scultura.

S. Luigi dei Francesi
Passando per via Giustiniani si arriva a piazza di S. Luigi dei Francesi, dominata dalla omonima chiesa. Chiesa della nazione francese, fu iniziata nel 1518 e ultimata da Domenico Fontana nel 1589, su disegno di Giacomo Della Porta. L'ampia facciata in travertino, a due ordini di uguale larghezza, è divisa da paraste tuscaniche e corinzie in cinque campi sia nell'ordine inferiore che in quello superiore. L'interno è a tre navate con cappelle laterali scandite da pilastri, e impreziosito da una ricca decorazione in marmi e stucchi. La 2ª cappella destra fu affrescata con le Storie della vita di S. Cecilia dal Domenichino la pala con Ss. Cecilia, Paolo, Giovanni evangelista, Agostino e la Maddalena, è una copia di Guido Reni dall'originale di Raffaello alla Pinacoteca nazionale di Bologna.

Nella cappella Contarelli, sono conservati tre famosi capolavoridi Caravaggio (1597-1602), rappresentanti S. Matteo e l'angelo, il Martirio di S. Matteo, la Vocazione di S. Matteo nella volta, affreschi del Cavalier d'Arpino. Caravaggio eseguì le tele su San Matteo, tra il 1599 e il 1602. La “Vocazione di San Matteo” s'imposta sul tema della luce che, entrando dall'angolo destro in alto, rende visibile la scena collocata nel chiuso ambiente in penombra. Una striscia di luce accompagna il gesto del Cristo, che chiama a sé Matteo il quale, stupito, ripete lo stesso gesto di Gesù con l'indice: la luce è simbolo della Grazia Divina che salva chi vuole intraprendere la retta via e che non tocca chi, come il gabelliere a sinistra, che continua a contare i denari, condanna se stesso alla pena eterna. “San Matteo e l’Angelo” è la seconda versione di Caravaggio sullo stesso oggetto. La prima versione era stata giudicata poco decorosa in quanto San Matteo era raffigurato come un contadino la cui mano è direttamente guidata dall'angelo che sembra il vero autore del testo evangelico. Qui il rapporto diretto tra umanità ignorante e divinità che istruisce viene eliminato, spostando l'angelo in volo in alto e, conferendo al santo l'aspetto del dotto saggio in grado di scrivere da solo le parole che l'angelo gli detta. Un effetto straordinario è dato dall'incontro degli sguardi dei due personaggi. Nel “Martirio di San Matteo” il santo, al limite tra vita e morte, cerca verso l'alto la salvezza, accogliendo la palma del martirio che l'angelo viene ad offrirgli; vi sono persone che assistono attonite alla scena mentre altre fuggono come il ragazzo che volge indietro lo sguardo terrorizzato. All'ordinata composizione della Vocazione, si contrappone questa del Martirio, dove l'orrore della morte si confonde con la gioia della salvezza e della rivelazione.

piazza e palazzo Madama

Percorrendo via del Salvatore si perviene in piazza Madama, dal nome dell'omonimo palazzo. Nato come ostello per i pellegrini francesi a Roma, i primi importanti lavori di trasformazione del palazzo furono realizzati quando esso entrò in possesso della famiglia Medici. Nel 1537, alla morte di Alessandro de' Medici venne assegnato alla moglie Margherita d'Austria, detta la "Madama" (da cui il palazzo prende il nome), che vi pose la sua residenza. Il palazzo rimase ai Medici ed ai Granduchi di Toscana fino al XVIII secolo; poi, nel 1755, fu acquistato da Papa Benedetto XIV e divenne palazzo pubblico dello Stato Pontificio. Nel febbraio del 1871 palazzo Madama venne scelto come sede del Senato del Regno. Attualmente a palazzo Madama hanno sede l'Aula, alcuni Gruppi parlamentari, gli uffici della Presidenza e del Segretariato generale, nonché alcuni servizi ed uffici più direttamente connessi con l'attività parlamentare.

via degli Staderari e le sue fontane

La strada prende il nome dai fabbricanti di stadere e bilance un tempo qui presenti con le loro botteghe, ma oggi viene ricordata soprattutto dalla presenza di due fontane. La fontana dei Libri fu disegnata da Pietro Lombardi ed eseguita in travertino nel 1927. In una nicchia coronata da un arco su cui è la sigla S.P.Q.R, è raffigurata la testa di un cervo, simbolo del rione; ai suoi lati sono quattro libri antichi, due in ciascun lato, che poggiano su mensole a ricordare forse la vicina Antica Università della Sapienza, ove ora ha sede l’Archivio di Stato. L’acqua esce da due cannelle a forma di segnapagine, e da altre due inserite entro formelle circolari.  Ben più recente è invece la collocazione nella strada della fontana delle Terme Alessandrine. Solo nel 1985, durante gli scavi eseguiti nel cortile di palazzo Madama, venne alla luce un'ampia vasca, di epoca imperiale romana, appartenente al complesso delle terme neroniane-alessandrine esistenti nella zona. Al momento del ritrovamento la vasca era ridotta in molteplici frammenti, alcuni del peso di varie tonnellate, e la sua ricomposizione ha richiesto una complessa opera di restauro. La vasca ha un diametro di m. 5.30, ed un peso di circa 25 tonnellate, mentre il basamento, è stato realizzato ex novo. Trasferita tra piazza S. Eustachio e via degli Staderari, è stata inaugurata il 22 dicembre 1987.

corso Rinascimento - palazzo della Sapienza
E' il palazzo in cui ebbe sede l'antica Università romana fondata da Bonifacio VIII nel 1303, fino al 1935, quando venne inaugurata la Città Universitaria. Il complesso, oggi sede dell'Archivio di Stato di Roma fu iniziato, su progetto di Guidetto Guidetti, da Pirro Ligorio, che vi attese fino al 1568, continuato da Giacomo Della Porta, terminato ai primi del '600 e modificato dal 1632 da Francesco Borromini, che eresse la chiesa di S. Ivo. La facciata, intelaiata da angoli bugnati e marcapiani, presenta al pianterreno un muro pieno, con portale a timpano e a sinistra il campanile. Il prospetto verso piazza di S. Eustachio, opera di Borromini, ha un elegante portale sormontato da balcone e finestra ad arco; il cortile, a due ordini di arcate, accoglie, nel concavo lato di fondo, l'accesso alla chiesa di S. Ivo.

 
 

S. Ivo alla Sapienza
Costruita dal Borromini dal 1642 al 1660, su commissione di Urbano VIII Barberini, la chiesa si erge nel piccolo cortile del Palazzo della Sapienza (da cui proviene il nome), sede dell'antica Università di Roma, dal XV secolo fino al 1935. La facciata è concava e presenta due ordini di finestre rettangolari inquadrate in archi. Nell'ordine inferiore si trova al centro il portale d'ingresso a cui corrisponde, nell'ordine superiore, una grande finestra ad arco. Il prospetto è sormontato dal maestoso tamburo della cupola, di forma convessa, scandito da lesene e culminante in una cuspide a spirale sulla quale è collocata una decorazione in ferro e una croce. Le forme di alcuni elementi della Chiesa, come la spirale a pungiglione, richiamano la forma dell'ape, simbolo araldico dei Barberini. L'altare maggiore è opera di Giovan Battista Contini ed è sovrastato dal dipinto raffigurante i Santi Ivo, Leone, Pantaleone, Luca e Caterina d'Alessandria in gloria di angeli, realizzato da Pietro da Cortona.

ricordo della passeggiata

 
 
 

facce da passeggiata

 
 

foto di gruppo di
Gino, Sossio e Dario

 

Sergio Natalizia - 2014

 
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