S. Maria della Vittoria - Laboratorio Roma

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S. Maria della Vittoria

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di Santa Maria della Vittoria

Storia di Santa Maria della Vittoria

 

Questa chiesa fu edificata nell’area dove sorgeva una piccola ed antica chiesa dedicata a S. Paolo, alla quale era annesso un rifugio per i viandanti sorpresi dal cattivo tempo, che si trovavano a passare per quei luoghi. Questa zona, infatti, si trovava in aperta campagna quando i padri Carmelitani Scalzi acquistarono l’area nel 1607 dove si edificò dapprima una piccola cappella, e poi una nuova chiesa fra il 1608 e il 1620, sotto la direzione del Maderno, intitolata a S. Paolo. Essa deve il suo titolo attuale alla vittoria riportata dall'esercito cattolico nella battaglia della Montagna Bianca, tra cattolici e luterani, presso Praga (8 novembre 1620), attribuita alla protezione della Madonna più che al valore dei combattenti. Infatti, nel momento in cui si stava profilando la sconfitta dei cattolici, intervenne nel combattimento Padre Domenico di Gesù e Maria, carmelitano scalzo, cappellano generale dell'esercito. Egli portava appesa al collo un’immagine rappresentante "Maria in adorazione del Bambino". Dall'immagine furono visti uscire raggi di luce che abbagliarono gli avversari, costringendoli ad una fuga disordinata. L'8 maggio 1622, l'immagine miracolosa fu solennemente trasportata in questa chiesa, che da allora si chiamò di Santa Maria della Vittoria. Per dar degna cornice alla memoria di questo straordinario avvenimento, prima il Padre Domenico e poi i principi e le corti cattoliche d’Europa, si impegnarono con sostanziose offerte per abbellire la chiesa. La sua trasformazione fu affidata allo stesso Maderno che “la sovraccaricò di stucchi, ornamentazioni, angeli e dorature seguendo in ciò la consuetudine del suo secolo”. Nel 1705 furono rivestiti di alabastro di Sicilia tutti i pilastri della chiesa e nel 1724 la chiesa fu dotata di un ricchissimo pavimento di marmo. Le pitture della volta e della cupola furono eseguite da Giandomenico Cerrini e quella dell’abside da Luigi Serra. Nei decenni successivi, fino alla metà del Settecento, la chiesa venne arricchita ed impreziosita; l’'attuale immagine della Madonna con il Bambino però, non è quella originale: essa fu distrutta nel corso di un incendio scoppiato nel 1833, che rovinò anche gli affreschi della volta dell’altare. L’immagine perduta tra le fiamme fu sostituita dal’attuale, che peraltro era custodita in un oratorio annesso alla chiesa. L’immagine fu collocata nell’altare maggiore che di nuovo fu riccamente adornato di marmi preziosi donati dal principe Alessandro Torlonia. Nell’abside poi fu posto il dipinto raffigurante il trionfo dei cattolici contro i luterani. Nello scavare le fondamenta della chiesa si rinvenne la famosa statua dell'Ermafrodito, che oggi si ammira nel museo del Louvre a Parigi. Avendo i Carmelitani donato quel monumento al cardinale Scipione Borghese, questi, a sue spese, fece erigere la facciata barocca attuale.
La chiesa possiede importantissime opere pittoriche e scultoree, ma è conosciuta e visitata soprattutto per la presenza della statua dell’Estasi di Santa Teresa d’Avila del Bernini, e per la ricca collezione di doni preziosissimi dell’oriente insieme con gemme, e per le bellissime cappelle. Nuovi restauri furono intrapresi nell'ottocento, mentre tutti gli edifici annessi alla chiesa vennero distrutti nel corso del diciannovesimo secolo dalle nuove sistemazioni urbanistiche del largo di S. Susanna e piazza S. Bernardo, che a partire dal 1870 sono stati completamente trasformati, rimanendo in piedi solo le tre chiese che vi si affacciano (S. Maria della Vittoria, S. Bernardo alle Terme e S. Susanna) oltre che la fontana del Mosè, mostra dell'acquedotto dell'Acqua Felice.

 
 
 
 
 

S. Maria della Vittoria in una incisione di Giovan Battista Falda del 1665

 

architettura di Santa Maria della Vittoria

 

La facciata della chiesa, in travertino, fu costruita fra il 1624 e il 1626 su disegno dell’architetto Giovanni Battista Soria(1581-1651), a spese del Cardinale Scipione Borghese, in cambio del dono fattogli dai Carmelitani della statua dell’Ermafrodito dormiente, rinvenuta nel 1608 durante gli scavi delle fondamenta della chiesa. Preceduta da una breve scalinata, la facciata è a due ordini, di cui quello superiore con timpano arcuato coronato da un frontone triangolare.
La chiesa, ad una sola navata ed a croce latina, con volta a botte e con tre cappelle per lato, fu edificata su disegno del Maderno, il quale si attenne, per quanto riguardava gli ornati, allo stile semplice adottato dalla Riforma nelle altre chiese dell’Ordine. Ma la vittoria della Montagna Bianca cambiò totalmente il destino di questa chiesa, le cui decorazioni della parte interna furono eseguite secondo il gusto di quell’epoca. All’interno l’unica navata sorprende chi entra per la sua sontuosità barocca, tanto che la chiesa risulta uno dei più sontuosi esemplari di decorazione barocca in Roma, per la ricchezza dei marmi, degli stucchi e dei fregi.
Per le cappelle fu concesso lo “jus patronatus“ a nobili famiglie “col patto che ognuna provvedesse a ornare l’altare in modo corrispondente alla ricca decorazione ideata e realizzata dal Maderno”. Tutte le cappelle diventarono così dei veri scrigni preziosi in cui l’arte fu profusa a piene mani. Emerge fra tutte la cappella di S. Teresa commissionata dal Cardinale Federico Cornaro a Gian Lorenzo Bernini, che lasciò scolpito il meglio della sua arte nel gruppo marmoreo che rappresenta la trasverberazione della santa da parte del serafino. Nella sagrestia, costruita nel 1927, entro tre armadi alle pareti, si trovano una serie di cimeli storici relativi anche alla battaglia del 1620 e a quella degli eserciti cristiani contro i turchi, sotto le mura di Vienna nel 1683.

la facciata



 

1. Cappella di Santa Teresa del Bambino Gesù e del Volto Sacro
2. Cappella di San Francesco d'Assisi
3. Cappella della Madonna del Carmine
4. Cappella di San Giuseppe
5. Altare Maggiore
6. Cappella di Santa Teresa di Gesù
7. Cappella della Santissima Trinità
8. Cappella di San Giovanni della Croce
9. Cappella di Sant'Andrea

 
 
 

la navata centrale

l'altare maggiore

l'organo

 
 
 
 
 
 

volta della cupola

soffitto della navata

 

la cappella di Santa Teresa del Gesù

 

La cappella di “S. Teresa del Gesù“, conosciuta come “cappella Carnaro” costituisce il fulcro di tutta la chiesa di S. Maria della Vittoria, con lo spettacolare gruppo scultoreo dell'Estasi di santa Teresa d'Avila, opera di Gian Lorenzo Bernini, compiuta per il cardinale veneziano Federico Cornèr (o Cornaro) tra il 1644 e il 1652, durante il pontificato di papa Innocenzo X. La cappella è costituita da un altare convesso che apre il suo retroscena in uno spazio ovale, da cui la luce scende da una finestra sul soffitto, invisibile dall'esterno, creando un effetto soprannaturale. Il gruppo scultoreo con santa Teresa d'Avila e l'angelo che le trafigge il cuore con un dardo sono illuminati da una luce che spiove così dall'alto, come guidata dai raggi metallici dorati sullo sfondo. L'intero complesso sembra così una sorta di palco teatrale, e il paragone con il mondo scenico è esplicitato da Bernini nei rilievi delle pareti laterali, con i personaggi della famiglia Cornaro che assistono alla scena da due palchetti. Tutto l'insieme è decorato da una profusione di ori, affreschi e marmi preziosi.
È opportuno collocare quest’opera, al giorno d’oggi considerata una dei capolavori del periodo barocco a Roma, in rapporto a una precisa committenza e all'interno del percorso biografico e creativo del Bernini. Come è stato recentemente ribadito da studi sulla religiosità del Bernini, lo scultore era un devoto fervente ed assiduo, praticava gli “Esercizi spirituali” di sant'Ignazio di Loyola, si comunicava due volte la settimana, partecipava sinceramente all'esigenza di produrre opere d'arte sacra per stimolare la preghiera e la contemplazione dei fedeli e non solo l'ammirazione dei visitatori. All'epoca dei lavori dell'Estasi di Santa Teresa, il Bernini aveva superato i cinquanta anni e si considerava entrato nella fase dell'esistenza dedicata in modo crescente alla preparazione della “buona morte” e della “contemplazione” di Dio. Per questo, nella fase avanzata della sua attività, il Bernini si cimentò spesso in sculture che raffiguravano personaggi rapiti nell'estasi in modo da stimolare il visitatore ad immedesimarsi nella visione che viene a prefigurarsi come un'esperienza che supera il livello umano e diventa ispirata comunione con il divino. Ma l'impegno profuso dal Bernini nella commissione dei Cornaro può anche essere visto come un'orgogliosa affermazione professionale: la realizzazione della cappella, di straordinaria ricchezza e complessità anche dal punto di vista della articolazione architettonica, delle soluzioni luministiche, dell'uso dei materiali, delle scelte prospettiche, fu una prepotente manifestazione di vitalità creativa, grazie alla quale il Bernini si riconfermò l'indiscusso protagonista del barocco romano. Questa cappella può essere considerata un vero e proprio manifesto del concetto berniniano del “bel composto” ovvero dell’unità tematica e visiva tra architettura, scultura, pittura e decorazione. La statua della santa rapita dalla visione estatica viene spesso presentata come un'opera autonoma;al contrario deve essere considerata il punto focale di un insieme complesso, che coinvolge lo spettatore in una sorprendente, innovativa esperienza visiva, all’interno della cappella Cornaro. La cappella è costituita da un altare convesso che apre il suo retroscena in uno spazio ovale, da cui la luce scende da una finestra sul soffitto, invisibile dall'esterno, creando un effetto soprannaturale. Si tratta di un insieme curato dal grande artista fin nei minimi dettagli, tutto concentrato sul gruppo scultoreo raffigurante S. Teresa trafitta dall'amore di Dio, scena tratta dalla descrizione fattane dalla santa stessa nella sua vita, dove il momento dell'amplesso mistico è simboleggiato dalla figura dell'angelo sorridente che sta per colpire con una freccia il cuore della santa, il tutto illuminato da una luce dorata e soffusa sapientemente dosata dal Bernini. L'intero complesso sembra così una sorta di palco teatrale, e il paragone con il mondo scenico è mostrato dal Bernini nei rilievi delle pareti laterali, con i personaggi della famiglia Cornaro che assistono alla scena da due palchetti.
Questa cappella non è una cappella funeraria, non vi sono infatti sepolture, si tratta invece di un sito commemorativo. Il suo significato teologico, in parte suggerito dal cardinale veneziano, reca un particolare senso alla complessiva innovazione compositiva dell’artista. La dedicazione della cappella a S. Teresa è così strettamente associata alla celebrazione della famiglia Corner, una sorta di epifania devozionale che informa l’intero progetto. Dai “coretti” laterali si affacciano sette cardinali, fra cui lo stesso Federico, insieme al doge Giovanni, suo padre: i personaggi, morti da tempo, sono raffigurati viventi, impegnati in colloqui devoti fra loro inquadrati da maestose architetture in prospettiva convergente verso l’altare della cappella. Sono i testimoni dell’evento straordinario che si sta compiendo al centro dello spazio mistico. La Transverberazione di santa Teresa avviene sotto i loro occhi così come la stessa santa lo ha descritto nella sua vita: “Vedevo un angiolo, vicino a me in veste corporale........” Gli vedevo nelle mani un lungo dardo d’oro e su la punta parevami vi fosse un poco di fuoco. Sembravami che alcune volte con questo mi ferisse il cuore e che penetrasse fino alle viscere: nel ritirarlo a sé, sembravami che seco portasse le medesime”. Bernini materializzò nel marmo le parole della santa e ci diede questo suo capolavoro: nella nicchia ovale compresa nell’andamento convesso delle colonne binate e del timpano - un altare-tabernacolo - Teresa adagiata su una nuvola ha le vesti mosse, quasi agitate da un vento palpitante mentre l’angelo dalla tunica vibrante come una fiamma le sorride malizioso tenendo la freccia con due dita pronto a scagliarla. Sono entrambi avvolti da una luce dorata che sembra provenire dalla volta ma che in realtà arriva da una finestra abilmente nascosta dietro la cappella e che scivola lungo i raggi dorati posti alle spalle del gruppo scultoreo. Nella cappella Cornaro, comunque, la teatralità berniniana non resta solo una parvenza artificiosa, ma porta con sé un sistema linguistico dai seri contenuti espressivi che possono riassumersi, con lo stretto legame tra le varie tecniche artistiche, nell’idea di totalità dell’arte.

 
 
 
 
 

Estasi di S. Teresa

 
 
 
 
 
 
 

Estasi di S. Teresa - particolare

 

Estasi di S. Teresa - particolare dell'Angelo

 
 
 
 
 
 
 

S. Susanna, S. Maria della Vittoria e Fontana del Mosè in una incisione di Giuseppe Vasi del 1758

 

Alessandro La Rocca - 2009

l'indirizzo mail di Alessandro La Rocca è: ACALAMOSCA@verizon.net

 
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