piazza Navona - Laboratorio Roma

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piazza Navona

i percorsi di ALR

storia urbanistica ed architettonica
di piazza Navona

Introduzione

 

In questa narrativa cercherò di catturare e trasferire le qualità essenziali della storia di questa meravigliosa piazza, i suoi creatori e progettisti e il loro periodo architettonico, i vari personaggi che fecero parte di questa storia, alcuni capolavori architettonici e civici, le svariate composizioni sculturali e pittoriche di quegli architetti, scultori e pittori del periodo Barocco in Roma.

l'epoca romana

 

Piazza Navona é una delle più belle e rappresentative piazza del periodo barocco in Roma. Essa sorse in un’area dove al tempo di Cesare si svolgevano ludi ginnici, ed infatti Nerone vi fece costruire un anfiteatro che l’imperatore Domiziano trasformò nel Circus Agonis, costruito in travertino e laterizi. Di tutte le piazze barocche di Roma, Piazza Navona occupa un ruolo particolare perché la sua forma principale fu stabilita in anticipo: infatti fu determinate dallo stadio dell’imperatore Domiziano, che poteva contenere circa 30.000 spettatori, e venne usato per la prima volta nell’ 86 d.C.. Essa fu nominata ”Circus Agonalis” e fu usata come arena per giochi e combattimenti (agones in latino), e per competizioni di vario genere, inclusa la corsa di velocità oltre che per gare ginniche (certamen gynnicum) e “Naumachias” o battaglie navali. Questo stadio fu usato per diversi secoli, anche dopo che Roma, da Impero Pagano divenne Impero Cristiano. Da “agones” il nome divenne “n’agone”, poi” navone”, e infine fu corrotto in “Navona”.
Questo circo venne edificato ai limiti Sud-Ovest del quartiere di Campo Marzio, accanto alle Terme Neroniane ed allo stadio di Agrippa. Il campo agonalis originariamente misurava 275 e 265 metri (da notare la differenza dei due lati longitudinali) e 106 metri in larghezza. Aveva due lunghi lati paralleli nella direzione Nord-Sud e i due lati corti erano uno un emiciclo, nel lato Nord e l’altro, leggermente obliquo, nel lato Sud. Come molti altri monumenti dell’antichità, le strutture architettoniche del circo subirono le ingiurie dei secoli e degli uomini che lo depredarono delle pietre e dei marmi per poter costruire i vari palazzi e le case circostanti. Nel secolo tredicesimo, lungo le gradinate del circo incominciarono a sorgere le prime residenze delle potenti famiglie baronali romane, che vennero a formare la “Platea Agona”.

 

Il Circus Agonalis o Campus Agonis, chiamato anche stadio di Domiziano, fu fatto costruire da Domiziano nell’86 d.C., per permettere i giochi atletici greci da lui particolarmente apprezzati e goduti, ma che i romani non amavano, considerandoli immorali. Lo stadio consisteva di un edificio a forma di ”U”, con il quarto lato leggermante obliquo rispetto ai lati principali. Esso fu costruito con una facciata esterna di due piani, edificata con due ordini di arcate su pilastri: il piano inferiore di ordine ionico e quello superiore di ordine corinzio. Lo stadio, inoltre, conteneva un piano sotterraneo. L'ingresso dentro lo stadio avveniva da due ingressi sui lati longitudinali ed uno sul lato curvo dello stadio. Le gradinate in pietra per gli spettatori erano su due piani, interrotti all’origine del semi-cerchio dello stadio per provvedere dei palchi per gli imperatori e per le autorità religiose e civiche. La facciata principale con i portici esterni e gli atrii degli ingressi principali erano costruiti in blocchi di travertino, materiale molto comune nelle cave del Lazio, e tutte le altre strutture erano costruite di laterizi. Infine, le pareti interne del circo erano rivestite di stucco e propriamente decorate. Dopo che il Colosseo fu devastato da un grande incendio nel 217 d.C., il Circo fu usato per moltissimi anni per i combattimenti dei gladiatori. Le camere sotterranee, chiamate “Lupanari”, furono usate come prostriboli, così come lo furono quelle del Circus Maximus. Lo stadio fu restaurato da Alessandro Severo, e questo fu il motivo per cui nel Medioevo fu chiamato Circus Alessandri. La chiesa di Santa Agnese in Agone fu fondata, secondo la leggenda, sul luogo in cui, nell’ anno 304 d.C., fu martirizzata la tredicenne Agnese, figlia di una famiglia dell’aristocrazia romana, convertita al Cristianesimo, colpevole di aver rifiutato il figlio del prefetto di Roma, Sinfronio, e quindi denunciata come cristiana. Essa venne denudata per i clienti del postribolo e i suoi capelli, in quel momento si sciolsero miracolosamente e scesero fino a coprirle il corpo quasi interamente. Nessuno dei presenti osò violentare la sua verginità, dopo che l’unica persona che ci provò cadde fulminata ai suoi piedi. Poichè andarono a vuoto tutti i tentativi di farla morire bruciata, alla fine fu pugnalata a morte ed infine sgozzata. Da quel momento la Chiesa la riconobbe tra i suoi martiri. Per conservare la memoria del suddetto miracolo e della martirizzazione di quella giovane cristiana, nel medesimo luogo fu ricostruita una nuova chiesa, sopra le fondazioni di una basilica paleocristiana sorta prima nel VIII secolo e poi ricostruita nel XII secolo per volere di Callisto II.

nel medioevo

 

Intorno all’anno mille, lo stadio era ancora interamente chiuso, con una sola via che correva lungo le attuali via del Pasquino e dei Canestrari, mentre la piazza si presentava divisa in piccolo orticelli con qualche casupola e la piccola, primitiva chiesa di Santa Agnese in Agone.Il Circus Agonalis, restaurato da Alessandro Severo in quel periodo, fu chiamato Circus Alessandri.
Era adiacente al percorso seguito dai Papi che attraversavano Roma per raggiungere San Pietro, la chiesa più importante e famosa del mondo conosciuto fino ad allora, dalla loro residenza di San Giovanni in Laterano. Le gradinate originarie dello stadio, in pietra, restarono in uso fino al quindicesimo secolo, quando i romani, appassionati di sport, accorrevano ad assistere a tornei tra cavalieri riccamente bardati.

nel rinascimento

 

La vita della piazza iniziò soltanto nella seconda metà del XV secolo, allorché venne qui trasferito il mercato che da parecchi anni si teneva sulla piazza del Campidoglio, divenendo un punto fisso di vendita di ortaggi, carni, e prodotti vari. Luogo di mercato e d’incontro, la piazza divenne anche il luogo delle feste e delle processioni, tanto che fu regolarizzata e “mattonata” nel 1485 (anche se la vera e propria selciatura avvenne soltanto nel 1488). Gli Spagnoli introdussero, nel 1579, la tradizione della processione del mattino di Pasqua con lo sparo dei mortaretti: qui si rinnovarono quelle feste carnevalesche del Maggio romanesco che avevano già reso famosi Testaccio ed altri luoghi della città. Essenziali furono i miglioramenti e l’ornamento della piazza, impresa di Gregorio XIII Boncompagni (1572-1585), che fece portare ben tre fontane, compreso un abbeveratoio, al servizio del mercato e degli animali da trasporto che vi affluivano.

nel periodo barocco

 

La grande creazione politica del Seicento fu lo Stato Nazionale, la sua forma tipica fu la monarchia assoluta: Roma diventò il modello europeo di città capitale, la prima ad assumere figura e struttura di capitale, perdendo il carattere municipale e proponendosi, invece, come il fulcro dello Stato e del potere. Lo studio della forma ” Urbis” fu iniziata già al tempo di Sisto V (vedi la mia narrative sulla Storia Architettonica e Urbanistica sulla Piazza del Popolo), che avvalendosi di un Architetto e Urbanista come Domenico Fontana, intese riprogettare il tessuto viario, o stradale, della città in funzione di un’immagine di Roma come centro di potere spirituale e universale della Chiesa: le Basiliche furono collegate da nuove strade rettilinee, in chiara funzione devozionale. La perdita dell’universalismo della Chiesa Cattolica con l’esplosione della riforma Luterana provocò lo sgretolamento dell’unione europea, da secoli saldato e costituito dalla comune religione cristiana. Roma, centro del Cattolicesimo, esigeva un’immagine che rendesse esplicito ed immediato il suo ruolo: non doveva più dimostrare ma persuadere i popoli al dogma della chiesa. Il Barocco costituì, appunto, il linguaggio delle immagini, il mezzo di persuasione.
Quando il Papa Innocenzo X, che abitava nella stessa piazza, venne assunto al pontificato, decise di ricostruire una nuova chiesa, diede il progetto a Carlo e Girolamo Rainaldi nel 1652. Carlo Rainaldi disegnò la chiesa con l’interno disposto a pianta a croce greca, col braccio trasversale più lungo di quello longitudinale. Originariamente la chiesa era orientata diversamente; il retro era verso Piazza Navona e l’ingresso principale era da Via dell’Anima. Un anno dopo, esattamente nel 1653, Francesco Borromini sostituì i Rainaldi e modificò quasi interamente la facciata, progettando una nuova facciata concava a ordine unico di pilastri e colonne. Anche in questa facciata, forse meno che in Sant'Ivo, si può cogliere lo sforzo dell’architettura di adattare il proprio possente volume allo spazio vuoto della piazza: sembra quasi che sia l’aria sospinta dal centro della piazza a costringere la facciata a deformarsi, curvandosi verso l’interno. Inoltre, la facciata fu allungata in modo da includere l’ampia e piatta facciata del Palazzo Pamphilj, guadagnando così spazio per permettere l’erezione di due campanili laterali. Il Borromini disegnò anche la cupola ed il lucernario. Sotto la direzione del Borromini il progetto continuò dal 1653 al 1655, quando Papa Innocenzo X morì. Immediatamente il Borromini perse la fiducia e il supporto finanziario del Principe Camillo Pamphilj, che richiamò sul progetto Carlo Rainaldi, il quale completò la facciata nel 1666 e l’intera chiesa nel 1670. Per quanto il Rainaldi modificò alcuni aspetti della facciata principale, i campanili laterali e la cupola, l’impressione generale fu consistente in stile. Santa Agnese rapresentò la soluzione vanamente perseguita dal Bernini per la Basilica di San Pietro, che fallì completamente dovuto a problemi strutturali della facciata. I due campanili furono rimossi e le loro colonne furono utilizzate per la costruzione delle facciate delle chiese barocche di Santa Maria di Alto Monte e Santa Maria dei Miracoli in Piazza del Popolo. Questa soluzione, per quanto vi fossero altri problemi di cui darò spiegazione in seguito, divenne un modello per ottenere un equilibrio fra la cupola e la facciata della chiesa. Ognuno dei due campanili contiene un orologio, cosa che fu concepita anche nella Basilica di San Pietro e nella chiesa della Santissima Trinità dei Monti. I due orologi indicano diversi orari: il Tempo Italiano e il Tempo Europeo (Tempo Ultramontano). Il primo segna le giornate in dodici, il secondo in sei ore).

 

Con la sua gioiosa esplosione di curve e con i capolavori del Bernini e del Borromini che vanta, e con la sua complessa storia, la sensuale Piazza Navona rappresenta, sintetizza e forma una parte integrante della Roma barocca , in cui si avverte con forza l’attrazione delle cose terrene.
Papa Innocenzo X (1644-55), il cui palazzo era situato di fronte alla piazza, a fianco della chiesa di Sant'Agnese in Agone, la trasformò in un caratteristico “Focus” di quel periodo, e dovuto alle sue singolari qualità spaziali fu in grado di dominare il suo ambiente, per quanto non fosse integrato in nessun sistema di strade barocche. Durante il diciassettesimo secolo, infatti, Piazza Navona diventò "Il salotto della città", il centro effettivo e reale della vita civile romana.
L’aspetto attuale di Piazza Navona nacque dai grandi lavori di ristrutturazione volute da papa Innocenzo X Pamphilj.
La famiglia Pamphilj possedeva diverse case sulla piazza fin dal 1450, e, dovuta alla sua nuova posizione di autorità in Roma, Innocenzo X decise di trasformare questo spazio urbano nel simbolo della grandezza della sua famiglia, il luogo dove tutti potessero concretamenta vedere il suo potere e la sua superiorità.
La trasformazione nell’assetto attuale fu decisa dal nuovo papa, il quale volle ampliare e rendere prestigiosa la residenza della famiglia, il cui nucleo risaliva al quindicesimo secolo. Girolamo Rainaldi, con il figlio Carlo, ed in seguito il Borromini, fecero assumere un aspetto unitario all’intero isolato di case sul lato occidentale. La Chiesa di Santa Agnese in Agone fu ricostruita con la pianta centrale, spostata e rivolta verso la piazza, assumendo il ruolo di cappella privata dei Pamphilj. Al Bernini fu invece affidata la decorazione delle fontane cinquecentesche, allora ribattezzate Fontana dei Fiumi e del Moro. Il mercato cinquecentesco fu trasferito al Campo dé Fiori; a quell’epoca e fino al 1865, il sabato e la domenica si teneva il tradizionale ”Lago" di Piazza Navona. Infine, nel 1866, sotto Pio IX, questo divertimento estivo fu sospeso. Nel diciassettesimo secolo, la Regina Cristina di Svezia, dopo aver abdicato ed essersi convertita al Cattolicesimo, amava mostrarsi in quella piazza a bordo di una carrozza riccamente addobbata, simile a tante raffigurate nei dipinti conservati al Museo di Roma, vicino al Palazzo Braschi. Dopo il 1870, quando Roma divenne la capitale ufficiale dell’ Italia, piazza Navona venne pavimentata con i “sampietrini”, ma soprattutto venne costruito il marciapiede centrale a schiena d’asino: ciò significò che la piazza divenne convessa, essendo precedentemente concava, rendendo impossibile, quindi, un eventuale ripristino del “lago”. Ciò non diminuì definitivamente, però, lo spirito allegro dei Romani, l’animazione alla piazza, che, pur acquistando un carattere ludico-fieristico, rinacque durante il periodo natalizio, con la festa dell’Epifania, quasi a non voler abbandonare il gioco e l’allegria che per secoli l’avevano accompagnata.

La Chiesa di Sant'Agnese in Agone e il Palazzo Pamphilj

 

Fino al 1644, anno della sua elezione, la piazza fu caratterizzata da numerosi palazzetti nobiliari lungo il perimetro dell’antico Circus Agonalis e da due fontane cinquecentesche alle estremità. Il papa e suo fratello Pamphilio chiamarono prima il Rainaldi e successivamente il Borromini ed il Bernini per realizzare un grande palazzo, il Palazzo Pamphilj, al posto delle costruzioni precedenti, e a trasformare la chiesa di Sant’Agnese in Agone nella loro cappella privata. Il Borromini demolì la parete frontale della chiesa costruita dai Rainaldi e progettò ex-novo una facciata di complessa plasticità, che ancora oggi ammiriamo. Inoltre il Borromini alleggerì l’interno che secondo il suo stile, era troppo carico e troppo pesante. Della piazza vera e propria si occupò il Bernini, che trasformò le due fontane cinquecentesche e che inventò la Fontana dei Quattro Fiumi, con l’Obelisco sostenuto da una sorprendente roccia traforata. Piazza Navona, diventò così un grande circo, con le tre fontane che suggeriscono l’idea della “spina”, come nel Circo Massimo.
Alla fine dei lavori, la chiesa di Sant’Agnese con la facciata borrominiana curvilinea rivolta sulla piazza, diventò di fatto la cappella privata dei Pamphilj, mentre Piazza Navona sembrò la corte private del Palazzo Pamphilj. L’ interno della chiesa diede, un’ impressione di vastità a causa della luce che si diffondeva dalle finestre della cupola. Innocenzo X fece creare una finestra nella sua camera privata del Palazzo in modo che lui potesse assistere alla messa da quella località. Da notare, inoltre, che fu costruita una scala che conduce al sotterraneo, antico oratorio medioevale sorto sul luogo del martirio di Santa Agnese. Infine, bisogna ricordare che le campane della chiesa provenivano dalla Cattedrale di Castro, principato farnesino nel Viterbese, che fu distrutto su ordine del Papa. Ma questa non fu soltanto “l’insula Pamphilia”, fu, e ancora oggi é, una delle più belle piazza barocche della città: uno spazio chiuso, al quale si arriva da stradine strette e buie, e che suscita, quindi, meraviglia per le sue dimensioni e per la presenza di tante opere straordinarie. Bisogna osservare con cura l’elegante facciata di questa chiesa per capire la forza innovativa del Borromini, che utilizzò un gioco sapiente di curve che s’ increspano verso l’ interno e verso l’esterno per movimentarla, facendone un grandioso monumento al pontefice regnante. Chi conosce lo stile del Borromini, che in genere progettò interni sobri e per lo più di un bianco assoluto, resta colpito entrando in questa chiesa dal suo fasto quasi eccessivo. In essa prevale l’uso dei marmi dal colore caldo tipico del Bernini, il quale, con una commissione composta da architetti, incluso sé stesso, sostituì il Borromini ma non alterò l’unità del capolavoro di quest’ultimo. Si limitò a vivacizzare l’interno della chiesa con dorature, sculture e una profusione di marmi policromi. Inoltre, commissionò ad altri gli affreschi della chiesa e della cupola. L’interno della chiesa é un bellissimo museo di sculture barocche, che formarono un capitolo importantissimo per sé stesso nella storia artistica del diciassettesimo secolo. Possiamo dire senza dubbio, quindi, che l’esterna monumentalità della chiesa é caratteristica del Borromini, l’ornato interno che la controddistingue del Bernini.
Una volta completata la chiesa, il Palazzo Pamphilj e le tre fontane, sembra quasi che tutta la piazza contempli sé stessa, ammirata da tanta bellezza.
Da notare che in quel periodo la vita della società romana fu molto intensa. Artisti di tutte le specialità e di tutti gli stili vennero a Roma poiché c’erano moltissimi edifici e sculture da costruire e modellare. Molti di essi rimasero a Roma e lavorarono per il pontefice e per i principi romani che facevano a gara per creare i più belli e più importanti edifici del tempo. La Regina Cristina di Svezia, venne a Roma e decise di vivere in quel palazzo che al giorno d’oggi é conosciuto come il Palazzo Corsini, e in quella località essa raccolse e collezionò importanti lavori d’arte e ricevette con tutti gli onori artisti e letterati, italiani e stranieri. Quando essa fece la trionfale entrata in Roma il 23 Dicembre 1655, dopo aver rinnegato il luteranesimo ed aver abbracciata la religione cattolica, il nuovo papa, Alessandro VII Chigi, eletto subito dopo la morte di Innocenzo X, fu così entusiasta di riceverla che ordinò a Gian Lorenzo Bernini di abbellire la Porta del Popolo, in Piazza del Popolo, l’entrata a Roma dal Nord, attraverso la quale la Regina entrasse nella città Santa per recarsi a San Pietro.
Infine, é da ricordare il fatto che il Palazzo Pamphilj, con tutti i suoi incomparabili lavori di pittura, scultura e di sontuosi mobili e ricche tappezzerie, diede ai visitatori un’idea di quei palazzi della Roma Barocca, palazzi in cui papi, cardinali, re e regine, principi, ambasciatori, artisti e tutto il “beau monde” usava riunirsi per tutte le occasioni festive della vita romana.

 
 
 
 
 
 

I Pamphilj erano di antica origine umbra e si stabilirono a Roma verso la fine del XIV secolo: i suoi membri furono al servizio di diversi pontefici. Intorno alla metà del XV secolo Antonio Pamphilj fu procuratore fiscale del papa e accumulò una grossa fortuna, acquistando case ed immobili a ridosso di Piazza Navona. Da quel momento iniziò la scalata sociale dei Pamphilj, che entrarono a far parte delle famiglie nobili di Roma e nel secolo successivo riuscirono ad ottenere la berretta cardinalizia per Girolamo (1610). Ma fu il secondo cardinale di famiglia, Giovanni Battista, che nel 1644 fu eletto papa col nome di Innocenzo X, a creare la definitiva fortuna della casata. Durante il suo pontificato (1644-1655) i Pamphilj ottennero favori e potere, diventando una delle famiglie più ricche e potenti della città. Il fratello del papa, Pamphilio, trasformò le case di Piazza Navona nell’uniforme Palazzo Pamphilj, mentre il pontefice, per parte sua, diede l’avvio alla monumentalità dell’antica e popolare piazza, che venne realizzata dal Bernini (Fontana dei fiumi) e dal Borromini (S.Agnese in Agone). La moglie di Pamphilio, Olimpia Maidalchini, rimasta vedova, diventò la dama più potente di Roma e regnò come una Regina. Ambasciatori, ecclesiastici, artisti, commercianti e politici, e qualunque altra persona importante, le diedero dei ricchi regali per ingraziarsela ed essere presentata al papa. La sua corte nel palazzo di Piazza Navona gareggiò in sfarzo con quella del cognato-papa. Alla fine del XVI secolo le proprietà dei Pamphilj erano già ampie, ma prospettavano su piazza Navona con un palazzetto, che aveva una modesta facciata. Tale edificio fu chiamato “Palazzo a Pasquino”, poichè nei pressi si trovava la celebre statua “parlante”. Questa dimora venne una prima volta ampliata intorno al 1630, quando Giovanni Battista fu creato cardinale, e poi in forme monumentali, quando lo stesso, nel 1644 fu eletto papa col nome di Innocenzo X. L’incarico della ricostruzione del Palazzo Pamphilj, fu affidato a Girolamo Rainaldi, preferito ai grandi architetti del tempo per ragioni economiche e sentimentali. A questo fu affiancato il giovane e ben più geniale Francesco Borromini, i cui interventi si limitarono al progetto del Salone e della Galleria. Furono acquistate alcune case adiacenti al vecchio edificio ed i lavori procedettero assai rapidamente, tanto che nel 1651 furono terminati. Il Rainaldi, benché vincolato dalle preesistenti costruzioni, riuscì a realizzare un edificio che, nel complesso, risultò piuttosto unitario. L’architettura del palazzo non presentò, comunque, grande originalità, ma la decorazione della Galleria, dovuta a Pietro da Cortona, rese il Palazzo un gioiello del Barocco.
Il Palazzo, all’ esterno dominò la piazza, e all’interno fu straordinariamente sontuoso. Le stanze avevano nomi che derivavano dal soggetto degli affreschi che le decoravano: Sala di Bacco, Sala di Ovidio, Sala delle Marine, Sala di Mosé. Sicuramente, però, l’ ambiente più bello fu la Galleria di Enea che raccontò la storia del Troiano Enea, sbarcato sulle coste del Lazio, per dare origine a una nuova stirpe di conquistatori: i Romani. Esso é un corridoio lungo 33,20 metri e largo 7,20 metri. La Galleria ebbe lo scopo di suscitare stupore. La pittura fu leggera e dinamica, piena di vitalità e di fantasia, caratterizzata da colori chiari e luminosi che davano un impressione di grande eleganza.
Il Palazzo Pamphilj, acquistato dal Brasile nel 1960, é attualmente usato dall’Ambasciata Brasiliana ed é la sede di esibizioni artistiche e culturali brasiliane.

Architettura riproduttiva

 

la facciata

 

Per capire e dimostrare la differenza di stile e di altezza della costruzione dei due campanili, sono riuscito a combinare sulla stessa scala grafica una foto della facciata della chiesa costruita sotto la direzione del Rainaldi e una copia del disegno preparato dal Borromini. Come si vede dal paragone fra le due facciate, è evidente che i due campanili furono cambiati architettonicamente e la loro altezza fu aumentata sostanzialmente.
DI CONSEGUENZA, L’ EFFETTO GENERALE È IN QUALCHE MODO DIMINUITO DAI DUE CAMPANILI LATERALI DELLA CHIESA CHE FURONO COSTRUITI, ERRONEAMENTE, O FORSE VOLONTARIAMENTE, PIÙ ALTI DI QUANTO IL BORROMINI STESSO LI AVESSE PROGETTATI. INFATTI, GUARDANDO LA FACCIATA PRINCIPALE DELLA CHIESA, SI NOTA IMMEDIATAMENTE LA SPROPORZIONE DEI DUE CAMPANILI RISPETTO ALLA SOVRASTANTE CUPOLA, CHE ASSUME QUASI UN RUOLO SECONDARIO INVECE DI ESSERE IL VERO “FOCUS” DELLA CHIESA INSIEME ALLA FACCIATA.

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

Progetto completato da Antonio Del Grande e Giovanni Maria Baratta
sotto la supervisione di Carlo Rainaldi,1656-66

Facciata modificata da A.L.R nel 2005 mostrando
i campanili originali di Francesco Borromini,1653-55

 

i campanili e la cupola

 
 
 
 

disegno originario del campanile
del Borromini del 1653-55

progetto del campanile di Antonio Del Grande
e Giovanni Maria Baratta sotto la supervisione
di Carlo Rainaldi 1656-66

campanile del Bernini per p.za S. Pietro
costruito nel 1637 e demolito nel 1644

 

Ricostruzione del disegno originario di Francesco Borromini
del 1653-55; revisione di A.L.R. nel 2005

Piazza Navona nel XVIII e XIX secolo

 

L' incisione di Giuseppe Vasi mostra la vecchia piazza con le tre fontane e l’obelisco, nonchè la facciata della chiesa di Santa Agnese in Agone. Da notare come la piazza venisse allagata ogni domenica in Agosto per procurare rinfresco per i ricchi romani, con i loro cocchi, mentre la plebe guardava lo spettacolo e applaudiva ai limiti del lago formato dalle abbondanti fontane, che a guisa di sorgenti la riempirono di acqua. Questa usanza fu usata anche come ricordo dei tempi lontani, quando il Circus Agonalis veniva allagato per permettere battaglie navali. L'usanza, come evidenzia la successiva litografia del 1870 continuò anche nel corso dell'ottocento.

La fontana dei Quattro fiumi e l'obelisco

 

La Fontana dei Quattro Fiumi, dominante al centro della piazza, fu l’opera con cui il Bernini si guadagnò il favore del papa Innocenzo X, all’inizio a lui ostile. I quattro fiumi rappresentano la potenza della Chiesa che si estendeva sui quatto continenti fino ad allora conosciuti. Nel mezzo di una scogliera escono ad abbeverarsi un leone ed altri animali fantastici. La palma, scompigliata dal vento, rimanda allusivamente al paese lontano dove scorrono quattro fiumi, allegorizzando, così, la fede che getta ombra vivificante su tutti i popoli del mondo. La Fontana rende manifesta la concezione della città barocca del Bernini: la città si fonde con la natura, riconquista la presenza degli archetipi naturali, terra, aria, acqua e fuoco; ma quest’armonia fu resa possibile attraverso la tecnica artistica che trasformò il dato della natura per renderlo docilmente ordinato, regolarizzandolo per tramite dell’arte.
La Fontana consentì di portare nella città l’elemento naturale: la natura è presente nella città come natura modellata dall’arte e rappresentativa, metaforicamente di altro da sè. Essa, inoltre, offrì ”CON MAGNIFICENZA SALUTARE AMENITÀ A CHI PASSEGGIA, BEVANDA A CHI HA SETE, OCCASIONE PER CHI VUOLE MEDITARE”, come recita l’epigrafe apposta sulla Fontana dei Quattro Fiumi, allegoria dell’acqua purificatrice e dissetante per l’anima in attesa di salvezza spirituale. La tradizionale inimicizia tra il Bernini e il Borromini attribuì ai gesti delle statue dei Fiumi significati di rivalità tra i due architetti. Il Rio de la Plata alzava la mano verso il cielo per scongiurare la caduta della facciata della chiesa borrominiana: il Nilo avrebbe il capo velato per non vedere gli errori della costruzione antistante. A sua volta, la statua di Santa Agnese, alla base del campanile destro, guardando la chiesa, assicura che la facciata non crollerà .Inoltre, dopo l’insinuazione da parte dei sostenitori del Borromini, che l’obelisco sarebbe caduto sulla fontana, Il Bernini, durante una notte, l’avrebbe assicurato con quattro cordicelle. Questa fontana è la più attraente delle tre fontane edificate in Piazza Navona. Essa, al centro della piazza, fu la sola fontana progettata completamente dal Bernini, e fu completata in quattro anni, dal 1647 al 1651. Egli coinvolse i suoi scolari nella esecuzione della Fontana: il Gange con la collaborazione di due scultori francesi, uno dei quali fu Claude Adam e il secondo fu Claude Poussin; il Nilo con la collaborazione di Giacomo Antonio Fancelli; il Danubio con la collaborazione di Antonio Raggi il Lombardo; il Rio de la Plata con la collaborazione di Francesco Baratta. Questi fiumi rappresentano i quattro angoli del Mondo. Originariamente il Bernini non fu invitato a presentare una proposta per questo progetto poichè Papa Innocenzo X non era contento dell’ attaccamento del Bernini con il Papa Urbano VIII, suo predecessore, e per il suo fallimento del progetto dei due campanili laterali di San Pietro, campanili che furono abbattuti a causa di problemi strutturali. La legenda dice che questo progetto gli fu assegnato dal Papa Innocenzo X al Bernini perchè il Maestro aveva regalato il modello della Fontana, in argento, alla cognata del Papa, Olimpia Maidalchini, una donna piuttosto manipolativa e avida di beni materiali. Il Papa diede la progettazione al Bernini ed egli la completò nel 1651. Il Papa volle vedere la fontana prima di tutti, ma il Bernini pensò che questa richiesta fosse terribile e disse che non era quello che si aspettava. Inoltre, egli si scusò con il Papa poichè i getti della fontana non funzionarono assolutamente. Il Papa volle vederla ad ogni modo, e quando la vide, rimase stupito da quanto fosse bella. Quando il Papa andò via, improvvisamente l’acqua cominciò a riempire il bacino della fontana, e la sorpresa fu completa. Egli non si rammaricò mai di aver assegnato questo progetto al Bernini, invece che al suo rivale, il Borromini.
La reazione dei Romani per questa nuova fontana non fu tanto entusiasta, così come riportato dal Pasquino che scrisse:”Noi volemo altro che guglie e fontane. Pane volemo: pane, pane, pane”. Il motivo di questa reazione negativa va ricercata nel fatto che per costruire questa fontana, i Romani furono costretti a pagare delle tasse più esacerbanti per il pane, il vino e per molti altri generi alimentari.
Questa Fontana non fu soltanto un capolavoro dell’Arte Barocca del Bernini, ma mostrò, inoltre, un pò della coltura, della scienza e delle rivalità di quel secolo. Non per niente la fontana fu chiamata la Fontana dei Quattro Fiumi; essa rappresentava Quattro Divinità con i loro fiumi.

Le quattro figure stanno intorno ad una roccia massiccia, sulla quale si può anche vedere un obelisco. Le quattro statue rappresentano il mondo, per lo meno quanto era conosciuto in quel secolo. L’Europa è rappresentata dal Danubio, che fu scolpito da Claudio Poussin, il Francese. Il cavallo è anch’esso un simbolo di questo continente. Si dice che un cavallo da corsa fosse il modello per il Bernini, ma alcuni contestano che esso fu scolpito da Francesco Cecchini.
L’Africa è rappresentata dal Nilo, che fu scolpito da Giovanni Antonio Fancelli, e include anche un leone.Il Dio fiume ha un palmetto e un pezzo di tessuto per coprirsi gli occhi. Senza dubbio esso indica l’ignoranza dei Romani e dell’umanità intera in quel periodo, poichè non si sapeva ancora dove fosse la sorgente del Nilo. Inoltre, questo gesto potè essere interpretato come un simbolo dell’umanità, spaventata e ignorante. Allo stesso tempo, altre opinioni erano dovute al fatto che il Bernini, dovuto alla sua rivalità accerrima col Borromini, non volesse che il Dio fiume Africa guardasse la chiesa di Santa Agnese in Agone, completata dal Borromini. Questo capolavoro del Bernini è tipico dell’Arte Barocca. Egli scolpì e finì questo monumento nel 1651, due anni prima che il Borromini finisse la sua chiesa nel 1653, (questo fatto dimostra che non tutte le leggende sono vere). Il Dio del Sud America è rappresentato dal Rio de la Plata, detto anche l’Argentano, che fu scolpito da Antonio Raggi, con le sue monete e il suo armadillo, indicando la ricchezza di quel Continente. Questa statua con una mano sollevata verso la chiesa aveva, come i Romani usavano dire, paura che la chiesa cadesse sopra di lui,e anche questa opinione rappresentò una condanna del progetto del Borromini. Il quarto e ultimo Continente è l’Asia, e il Gange, che fu scolpito da Francesco Baratta, il fiume più importante di tutti gli altri fiumi, è il solo rappresentante di quel continente. Non vi sono animali o altre leggende, ma questo Dio ha un ubriaco come rematore.

 
 

La Fontana dei Quattro Fiumi è sormontata da una riproduzione di un obelisco egiziano, eretto nel 1647, sulla cui sommità fu costruita una colomba, simbolo del Papa Innocenzo X. Questo obelisco fu trasportato in questa località dal “Circus Romulus”. Esso è un obelisco romano nel senso che celebra gli Imperatori Vespasiano, Tito e Domiziano, e fu eretto in questa località, inizialmente chiamata Campo Marzio, prima di essere mosso da Massenzio al Circo costruito in onore di suo figlio, Romolo. Le iscrizioni geroglifiche, nelle quali appare il nome di Domiziano, provano che apparteneva, in origine, ad un altro monumento: si trovava, infatti, preso il Tempio di Iside insieme ad altri tre obelischi. L’obelisco di granito è alto 16.54 metri. Lo stemma eraldico del papa e la colomba con il ramo d’olivo, decorano la roccia piramidale e simboleggiano il potere divino che scende come un raggio solare ai quattro angoli dell’obelisco fino alla roccia sottostante, che ricorda la materia informe o il caos. Da notare che la grotta scavata direttamente sotto le statue dei Quattro Fiumi, con un cavallo marmoreo che sembra che esca dalla cavità, non è altro che un trucco dell’architettura Manierista per dare l’impressione che il pesante obelisco si libri nell’aria. Naturalmente, i vari giochi d’ acqua e di luci, accentuano ancora di più questa sensazione. È un fatto ben risaputo che questo progetto, originariamente fu affidato al Borromini, ma Gian Lorenzo Bernini, che in quel periodo era in disgrazia con il papa, o meglio ancora con Donna Olimpia la Terribile, riuscì a riguadagnare il favore del papa e della sua consigliera, la Pimpaccia, ed a soppiantare suo rivale con uno stratagemma molto comune e molto noto nei circoli romani: fece pervenire ad Olimpia un modellino d’argento della Fontana. Papa Innocenzo X, vedendo “per caso” questo modello, ne rimase entusiasta e, cambiando idea, assegnò il progetto al Bernini. Naturalmente, la verità è che Olimpia si impossessò di quel piccolo tesoro e convinse Innocente X a conferire la costruzione della fontana al Bernini. Questo fu un altro episodio che esacerbò l’acerrima rivalità fra questi due architetti, cosa che ho spiegato in altre parti di questa narrativa. La Fontana fu iniziata nel 1647 e fu inaugurate nel 1651.

 
 
 

Può ancora capitare che un monumento famosissimo e studiato come La Fontana dei Quattro Fiumi in Piazza Navona, riservi delle grosse sorprese. Per esempio che il progetto presentato dal Bernini al papa proponeva con tutta probabilità una fontana non di marmo e travertino come è, ma statue di bronzo e una struttura dello stesso metallo per sostenere l’obelisco che poggia sul vuoto, la cavità fra le rocce. Lo si è capito dal modello in terracotta e legno presentato a Innocenzo X per ottenere il contratto (a scapito soprattutto del Borromini) e scoperto in una collezione privata romana. Il modello ha una base in proporzione molto più ristretta, tale che non avrebbe potuto sostenere l’obelisco se la struttura fosse stata di pietra, tracce di doratura sulle figure che non avrebbe senso sul marmo e tracce blu-verdastre sull’acqua, plasmata nella terracotta, per simulare una vasca metallica. E anche qui un aspetto che trascende la testimonianza artistica. Sulla creta del modello, che è alto quasi due metri ed ha una base di uno, in particolare sul basamento, sono state scoperte numerose impronte digitali che non possono non essere quelle del Bernini in un modello così importante.
È stato lo scomparso Maurizio Fagiolo Dell’Arco, insieme a Petrucci, ad attribuire al maestro questa variazione del progetto.Il modello ufficiale della fontana di Piazza Navona è stato scoperto in una collezione privata romana, dei discendenti del Bernini in linea femminile. Questo modello è accompagnato da altri modelli o bozzetti (In terracotta o in bronzo dorato). Da un bozzetto per un leone e da un dipinto-modello per un nudo. Il Nilo si riconosceva dalla sfinge mentre ora ha la testa coperta da un panno per ricordare le sue sorgenti allora sconosciute. Era per questo e non per non vedere la facciata di Santa Agnese in Agone, opera del concorrente e rivale accerrimo Borromini, che è davanti alla fontana, come narra una leggenda secolare. Il Rio della Plata era un selvaggio vestito di piume, il Gange portava un cesto di frutta e il Danubio l’arma papale. Gli stemmi erano quattro (e non due come ora).

La fontana del Moro

 

La fontana del Moro, costruita nel lato Sud della piazza, sotto le finestre di Palazzo Pamphilj, fu originariamente edificata da Gregorio XIII e scolpita da Giacomo della Porta nel 1576, e, secondo altri, dal Buonarroti. Nel 1653, Bernini, disegnatore infaticabile che in genere faceva realizzare i suoi schizzi dai suoi aiutanti, abbellì questa fontana e vi pose uno dei suoi soliti delfini che reggeva, sulla coda alzata, una lumaca; infatti la fontana fu chiamata” della Lumaca” finchè la figura, che non piacque nè ai Pamphilj nè al popolo, fu sostituita al centro della fontana con il Moro, un busto di un etiope che accarezza un delfino, che diede così il nome finale alla fontana.

 
 
 

La fontana del Nettuno

 

Questa fontana, costruita nel lato Nord della piazza, fu anch’essa progettata nel 1576 da Giacomo della Porta. Poichè essa non aveva Donna Olimpia che potesse ottenere i finanziamenti necessari per poterla abbellire, rimase a lungo abbandonata, senza la statua centrale. Questa, infatti, fu installata nel 1873, quando il Comune di Roma, dopo un bando di concorso, assegnò l’opera allo scultore siciliano Zappalà e al romano Della Bitta, autore del Nettuno. Le statue di Nettuno, lottando contro una piovra, e circondato dalle Nereidi, furono aggiunte dal Bernini nel diciassettesimo secolo, e la composizione architettonica fu completata nel diciannovesimo secolo con l’aggiunta dei Tritoni. Alcune decorazioni furono aggiunte nel 1878 e, per una volta tanto, sono coerenti con il concetto generale della composizione originaria.

La piazza Navona del XXI secolo

All’inizio del ventesimo secolo, la piazza rischiò di di essere compromessa dai progetti di sfondamento del lato Sud per collegare direttamente l’area al quartiere Prati. Fu, poi, aperto Corso Rinascimento, mentre il lato Nord , abbattuto per ragioni statiche, fu ricostruito in falso stile barocco, e il lato su Via Zanardelli fu rifatto in stile Novecento dopo le esplorazioni archeologiche che ricuperarono la antiche strutture dello Stadio.
Nella mia ricerca e studi vari sono riuscito a confermare le dimensioni della piazza, soprattutto sovrapponendo la pianta dell’antico circo sull’ attuale piazza Navona, per mezzo di una foto- satellite scattata dalla NASA. Infatti, la nuova Piazza Navona, la più grande piazza nella città di Roma, chiamata ufficialmente Circo Agonale, conserva quasi identiche la forma e le misure dell’antico Circus Agonalis. La piazza di per sè stessa corrisponde quasi esattamente all’antica arena, la lunghezza della quale sembra che sia stata entro i 265 e 275 metri, e gli edifici circostanti furono costruiti sulle fondazioni della “cavea”.
Sotto la chiesa di Santa Agnese si trovano ruderi di mattoni e di pareti di calcestruzzo, e pilastri di travertino. I sedili della cavea si vedono ancora, insieme con altre traccie di altre fondazioni sotto gli edifici esistenti, in altre parti della piazza. I resti più cospicui del Circus Agonalis, venuti alla luce nel 1936 durante la demolizione e la ricostruzione di alcuni edifici, sono ancora visibili sotto il Palazzo dell’INA, in Piazza Tor Sanguigna, sei metri sotto l’attuale piano stradale. Nel 1936, durante la demolizione e la ricostruzione delle case esistenti sull’emiciclo dello Stadio di Domiziano, cominciò ad affiorare la struttura muraria. Dopo lo scavo completo di tutta l’area, i resti dello stadio furono inglobati nel Palazzo dell’INA. Gli edifici costruiti sui resti della cavea hanno conservato e tramandano la pianta di questo antico monumento, lasciando libera da costruzione tutta l’area della pista, trasformata in piazza monumentale.

 
 
 
 
 

area archeologica dello stadio di Domiziano

 

L'analisi di Alessandro La Rocca

 

La prima domanda che ci poniamo, come architetti, è “Quali sono le qualità che danno alla Piazza Navona questa importanza?”
Per prima cosa, lo spazio è relativamente lungo e stretto, e può essere caratterizzato come una strada piuttosto larga o, meglio ancora, come un viale. Ha, perciò, una direzione che ce la fa sperimentare come una continuazione delle strade circostanti. Allo stesso tempo, comunque, è così limitata che diventa un “Sito” piuttosto che un viale. Questa limitazione risulta dal fatto che un “muro continuo” circonda tutto questo spiazzo. I palazzi hanno la stessa scala di grandezza, (scala umana), ovvero le misure o proporzioni di uno spazio, una parte di un edificio, o qualunque altro oggetto o scultura, relative alla struttura e alle dimensioni del corpo umano. Questi palazzi appaiono piuttosto come una superficie che una massa. Le strade che conducono alla piazza sono di conseguenza piuttosto strette e sistemate irregolarmente. Strade larghe e disposte simmetricamente avrebbero senza dubbio spezzato il carattere e la implicita bellezza di questa chiusura. La continuità della facciata viene migliorata da una comune tonalità di colore, e dall’uso di dettagli architettonici delle stesse caratteristiche. Le semplici case intorno alla piazza così come l’elaborata facciata della chiesa di Santa Agnese sono composte dagli stessi elementi classici: essi rappresentano diversi “concetti” contenuti nello stesso “idioma architettonico”. La chiesa rappresenta il “Focus” principale della piazza.

La chiesa rappresenta il “Focus” principale della piazza. Se immaginassimo che la chiesa non fosse lì, la totalità della composizione perderebbe molto o la maggior parte del suo valore architettonico, non tanto perchè la chiesa domina, ma perchè fà apparire gli altri edifici come variazioni più semplici sullo stesso tema basilare, in modo che essi ottengono un significato che non avrebbero se fossero soli.
La parete principale di Piazza Navona ha una gerarchia strutturale barocca. La facciata della chiesa di Santa Agnese forma una parte organica e quasi monolitica con questa parete di facciate degli altri edifici, e aiuta la piazza a diventare un “spazio interno”, o come detto precedentemente, un salotto. Le qualità basilari di questa piazza, infatti, giacciono nel fatto che essa è diventata uno “Spazio” nel vero senso del termine barocco. Piuttosto che avere una qualità geometrica astratta, essa vive con una azione continua con il suo perimetro, che è particolarmente evidente nella facciata concava della chiesa di Santa Agnese in Agone. Originariamente questa era una basilica paleocristiana, e successivamente, nel secolo XII, fu trasformata in una chiesa medioevale, per volere del Papa Callisto. Il progetto della nuova chiesa fu assegnato nel 1652 a Carlo e Girolamo Rainaldi, dal Papa Innocenzo X, ma la facciata concava a ordine unico di pilastri e colonne fu ideata e progettata da Francesco Borromini. Da notare che la chiesa fu ultimata nel 1670, tre anni dopo la morte di questo architetto.
Con il progetto della Chiesa di Santa Agnese in Agone, il Borromini ottenne due cose assolutamente eccezionali: prima, la chiesa e la piazza divennero unite in una relazione intercomunicante, in tale modo che lo spazio esterno sembra che penetri dentro il volume della chiesa; secondariamente, la cupola convessa sovrastante viene quasi portata in contatto con la piazza. La cupola della chiesa di Santa Agnese è la” sola” massa piuttosto grande che occupa e prende parte nella totalità, e la facciata concava disegnata dal Borromini rende questa condizione evidente con una forza plastica totale e completa. In questo modo venne creata una relazione attiva e intercomunicante fra “spazio e massa” tipica dell’architettura barocca. Inoltre, le tre fontane della piazza giocano un ruolo veramente importante nella composizione totale del progetto. Esse dividono la piazza in quattro zone diverse, con dimensioni “umane”, e allo stesso tempo esse riempiono e completano lo spazio e escludono la possibilità di sperimentare il temibile “horror vacui .La grande Fontana dei Quattro Fiumi del Bernini, costruita tra il 1648 e il 1651, costituisce il vero “Focus” della piazza. Il suo obelisco segna un’asse verticale che limita e concentra il movimento orizzontale dello spazio, allo stesso istante in cui le sue figure allegoriche introducono una nuova dimensione di contenimento, simbolizzando il potere della chiesa cattolica che si estende a tutte le quattro parti del mondo, che sono qui rappresentate dal Danubio (Europa), dal Rio de la Plata (America), dal Gange (India) e dal Nilo (Africa). La Fontana dei Quattro fiumi, inoltre, è una delle risposte più convincenti al desiderio del Barocco per una sintesi di due opposte e contraddistinte tradizioni: “Opera di natura” e “Opera di mano” .L’ingegnoso uso dell’acqua, inoltre, aggiunse più forza al suo impatto sul visitatore, che trova il suo “Zenit” nella invitante facciata e nella incoronazione.

Piazza Navona, un simbolo di Roma

 

Con la sua gioiosa esplosione di curve e con i capolavori del Bernini, del Borromini e di altri artisti, scultori e pittori, la sensuale Piazza Navona rappresenta e sintetizza la Roma Barocca, in cui si avverte con forza l’attrazione delle cose terrene. Come tutte le grandi piazza italiane, è stata per secoli un grande teatro all’aperto dov’è andata in scena ogni sorta di drammi, commedie e tragedie della vita dei Romani. In questo luogo sono passati secoli di storia: dai tempi più antichi quando risuonarono gli incitamenti degli spettatori indirizzati agli atleti che gareggiavano nello stadio Domiziano, al Rinascimento in cui la piazza divenne teatro di manifestazioni di vario genere dove vi giostrarono cavalieri, tori e bufali. È tipico del Barocco romano sovrapporre un luogo di divertimenti contemporaneo al sito dove sorgeva un monumento dell’antichità. Un papa del diciassettesimo secolo, Innocenzo X, al pari di un Imperatore del primo secolo, ne fece un luogo di trionfo personale, oltre che di divertimenti per il volgo. Dopo essere stata un’arena per quasi duemila anni, Piazza Navona al giorno d’oggi è un’ isola pedonale affollata: a tutte le ore del giorno e della sera c’è sempre gente che passeggia, gusta un buon gelato, un tramezzino o un gustoso espresso, si fa fare delle caricature, scatta delle fotografie digitali, perpetuando l’atmosfera spensierata di “Vacanze Romane”. Inoltre, nel periodo natalizio, Piazza Navona si trasforma,magicamente, in un chiassoso, affollato e festivo mercato, le cui bancarelle offrono di tutto: dai dolciumi al tiro a segno, a tutto il necessario per la preparazione del Presepio, compresi pastori e palme, mangiatoie in miniature e bestiame, laghetti, montagne, cieli stellati, il tutto servito con un sorriso, con amore e con tanta gioia, proprio alla romana. Praticamente si commemorano, si svolgono e si ricordano tutte quelle attività che si svolsero dal sedicesimo al ventesimo secolo. Al giorno d’oggi la piazza agisce ancora come un magnete che, molto di più di qualunque altro spazio nella città di Roma, attira i cattolici, i non cattolici, i turisti, i visitatori e gli artisti da tutte le parti del mondo, qualunque sia la loro religione, affiliazione o stile. E questo fu esattamente lo scopo che gli artefici di questo gioiello si proposero di ottenere nel periodo barocco con la progettazione di tanti meravigliosi, insostituibili e preziosissimi capolavori.

 
 
 

Alessandro La Rocca - 2005

l'indirizzo mail di Alessandro La Rocca è: ACALAMOSCA@verizon.net

 
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