Oratorio dei Filippini - Laboratorio Roma

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Oratorio dei Filippini

i percorsi di ALR

storia architettonica
dell'Oratorio dei Filippini

Introduzione

 

La consapevolezza di dover affrontare il problema della formazione cristiana degli uomini del suo tempo aveva spinto San Filippo Neri a dar vita agli incontri che chiamerà “l'oratorio”, incentrati su di una educazione alla fede cristiana, attraverso la conoscenza e la meditazione delle vite dei santi alternata ad orazioni e canti, dando a tutti i partecipanti la possibilità di intervenire e di dibattere su questioni di varia natura. Gli incontri dell'oratorio avvenivano nelle stesse stanze delle chiese dove Filippo abitava. La partecipazione a questi incontri divenne in breve sempre più numerosa così come la crescita della Congregazione dei “Filippini” indusse a prevedere la costruzione di una serie di strutture di supporto alla principale chiesa dell’ordine, Santa Maria in Vallicella. Contemporaneamente a questa idea maturarono dei piani ben precisi per includere nel programma edilizio un Oratorio, un Refettorio, una Sacrestia, un Convento ed una Biblioteca per i membri della Congregazione.

Storia dell'Oratorio dei Filippini

 

La costruzione della nuova sede dell’Oratorio fu decisa nel 1611, ma i lavori ebbero inizio solo nel 1621 con la costruzione delle fondamenta della sagrestia, sul lato occidentale della chiesa, su progetto di Marco Antonio. Ben presto, nel 1623, subentrò Paolo Maruscelli che rimase a servizio della Congregazione per circa quattordici anni, cioè fino al 1637, realizzando il progetto planimetrico preliminare di tutto il convento e la costruzione della sagrestia che prevedeva una coerente sistemazione per tutta l’area con lunghe assi e una chiara e logica disposizione della sacrestia e dei cortili. La Congregazione infine bandí un concorso che il Borromini vinse nel maggio 1637 e tenne l’ufficio per i successivi quattordici anni, durante i quali si dedicò alla realizzazione della facciata dell’Oratorio, del primo e secondo cortile, del Refettorio, della Sala di ricreazione, della Libreria, della Sala Ovale, dello Scalone e della Torre dell’Orologio, oltre che di tutti gli ambienti sul cortile di servizio. Per seguire le direttive di Filippo Neri, quando era ancora in vita, la congregazione richiese che né marmi pregiati né travertino venissero utilizzati per la decorazione di quelle strutture ma comunque, al Borromini fu richiesto di dare un’apparenza imponente alla facciata principale del nuovo edificio. Dall’inizio del suo incarico Borromini lavorò sul progetto iniziale di Paolo Maruscelli e sostanzialmente ne mantenne l'impianto, pur apportando alcuni miglioramenti e nuove idee, cosi come indicato da lui medesimo: "...trovai stabilito il disegno dal Signor Paolo Maruscelli ...fui forzato anche a metter mano al disegno del tutto con credenza di poterlo migliorare in molte parti..." Con grande maestria riuscì a sistemare il progetto del Maruscelli risolvendo il problema della facciata dell'oratorio in relazione all'entrata, ruotata di 90 gradi rispetto all'altare. Borromini accettò il concetto di questo piano che comprendeva anche la collocazione dell’oratorio stesso nella metà occidentale (sinistra) dell’ala principale.
Molti perfezionamenti furono introdotti dal Borromini, ma basterà ricordare che, contrariamente alle intenzioni del Maruscelli, egli creò, piú visualmente che praticamente, un asse centrale per l’intera facciata fra Santa Maria in Vallicella e Via dei Filippini. L’organizzazione di questa facciata fu del tutto indipendente dalle collocazioni degli edifici retrostanti: l’entrata centrale non condusse direttamente nell’oratorio che si trovava ad angolo retto con essa e si estese al di là della parte elaborata della facciata, ed il piano di tutta l’area non fu simmetrico in profondità, come un’occhiata alla facciata farebbe pensare. Nel 1650, a causa di conflitti professionali, dissapori con la Congregazione e anche per il suo temperamento piuttosto autonomo, irascibile e imprevedibile, il Borromini abbandonò i lavori incompleti e venne sostituito da Camillo Artucci, che ne rispettò il progetto e cercò di portarlo al termine secondo i piani del Borromini.

Architettura dell'Oratorio dei Filippini

 

la facciata

 

La facciata principale, adiacente alla chiesa di Santa Maria in Vallicella, articolata in un insieme di mezze colonne e complessi ritmi di pilastri, costituisce un sommario delle caratteristiche innovazioni dello stile del Borromini, entrambe tecnicamente austere e rigorose allo stesso tempo. L’architetto ebbe poco riguardo per la struttura nascosta al di dietro, ma risolse vari problemi, inclusa la relazione tra la facciata longitudinale interna dell'oratorio, il primo cortile e la facciata della sacrestia (esistente) e lo migliorò con accuratezza in molte altre parti tecniche, concependo la facciata come un «preludio» sia all’Oratorio, sia a tutto il convento. Su richiesta della congregazione, la facciata non fu rivestita in pietra, in modo che non fosse in concorrenza con la vicina chiesa di Santa Maria in Vallicella. D’altronde il Borromini era molto propenso all’utilizzo dei mattoni e perciò elaborò una nuova e sottile tecnica in mattoni, di discendenza classica, una tecnica che consentiva le più fini graduazioni e un’assoluta precisione di dettaglio. Aveva anche previsto una costosa serie di ondulazioni per la facciata dell'Oratorio, ma le scarse disponibilità finanziarie dei padri Filippini messe a sua disposizione, lo costrinsero a ridurre questa parte del progetto: per questo motivo si fece costruire dei mattoni speciali e li abbellì con vari stucchi. Fece anche dei nuovi esperimenti nella progettazione della finestre e fece uso di teste di cherubini quali elementi architettonici. Il corpo principale del complesso fu diviso in cinque parti verticali da pilastri che seguivano la superficie curva della facciata. Nella parte centrale della struttura, fu stabilito un rapporto con il livello inferiore, le cui curve si muovono verso l’esterno. Nella parte alta, il timpano creò per la prima volta un mistilineo di angoli, che accentuano entrambe le curve e il movimento angolare dell’edificio. La facciata fu inizialmente concepita dal Borromini a cinque interassi con il livello superiore di tre, con un effetto di ascesa verticale. A seguito della scelta di collocare la Biblioteca Vallicelliana dietro il livello superiore della facciata, l’architetto dovette aumentare il livello superiore portandolo da tre a cinque interassi e provvedere che il livello inferiore, già realizzato, sembrasse più largo in proporzione attraverso l’inserimento delle volute e delle fasce bugnate. Il portone, collocato decentrato rispetto all’intero edificio, fu affiancato da due colonne dai capitelli con volute e ghirlande e sormontato da un timpano centinato ornato dalla corona della gloria e dalle palme del martirio, e sembrò essere in corrispondenza dell’altare dell’Oratorio che, invece, fu collocato sull’asse minore. La facciata riassume le novità dello stile austero e tecnicamente rigoroso del Borromini. Il corpo principale è suddiviso in cinque settori da paraste disposte su pianta concava; vivace risulta il gioco dialettico fra la parte centrale del primo ordine, curva verso l'esterno, e la profondità della nicchia con catino a finti cassetti dell'ordine superiore. La forma del timpano, realizzata per la prima volta con una sagoma mistilinea, genera un movimento curvilineo e angolare. La facciata si ispira al corpo umano con le braccia aperte, quasi ad abbracciare i fedeli. (Vedi in tale contesto anche il percorso su Piazza San Pietro in Vaticano). La superficie ricurva è ripartita in due ordini, scompartiti da lesene con capitelli corinzi e divisi da una ampia cornice; nel primo, la parte centrale è convessa, la porta sormontata da un timpano, mentre ai lati sono collocate delle finestre a nicchia. Il secondo ordine ha la parte centrale concava dove si apre una finestra con balcone, sormontata da un arco a cassettoni, al centro del quale è posta la colomba dello Spirito Santo. A coronamento della facciata Borromini sistemò un frontone mistilineo. Il modo di trattare i dettagli ha aumentato ulteriormente le complessità della sistemazione generale. Occorre poi evidenziare come le nicchie sottostanti gettino ombre profonde e diano al muro profondità e volume, e alle finestre, che con i loro frontoni premono energicamente contro il fregio del cornicione, e sulle finestre della seconda fila che hanno ampio spazio sopra e sotto.

l'interno

 

L’Oratorio è forse, dopo la chiesa di San Carlo, il massimo capolavoro del Borromini, con la facciata che dissimula l'articolazione degli ambienti interni e che riprende in tono minore quella della chiesa adiacente, con una forma leggermente concava ribadita dal nicchione balconato, e uno straordinario timpano triangolare e curvilineo al tempo stesso. Il tutto è sottolineato dall'estrema cura nella lavorazione dei laterizi, che sono modellati delicatamente dalle luci e ombre. La forma concava è ispirata all'idea del corpo umano, quasi che volesse abbracciare chiunque entrasse nell'Oratorio. L'interno ha una tipica forma borrominiana, rettangolare con gli angoli smussati, con due logge sui lati corti, la loggia dei Musei e Cantori e la loggia dei Cardinali. Anche gli ambienti del convento vero e proprio furono costruiti ed arredati su progetto del Borromini. Al giorno d’oggi essi ospitano l'Emeroteca Romana, l'Archivio capitolino e, al secondo piano, sopra l'Oratorio, la biblioteca Vallicelliana, disegnata tra il 1642 ed il 1644. Allo stesso piano ha sede anche la Società romana di Storia patria. L'oratorio fu disegnato con una disposizione biassiale, determinata dall'altare sull'asse longitudinale e dall'ingresso all’Oratorio medesimo e ai porticati progettato sull'asse trasversale.

L’interno dell’Oratorio è caratterizzato da alti pilastri con capitelli ionici, con un secondo ordine di piccoli pilastri al di sopra della cornice, con fasce terminanti in una grande volta centrale. Sopra il cornicione si aprono quattro finestroni, tre dei quali nella loggia con l’organo, detta dei musici, sopra l’altare, mentre la quarta si apre nella cosiddetta “Loggia dei Cardinali”. Al centro della parete verso la piazza è sistemata la cattedra dove si tenevano le omelie. Gli ambienti della volta furono dipinti da Francesco Romanelli. Per l’Oratorio dei Filippini, il Borromini disegnò delle finestre piuttosto larghe per ottenere la più grande luminosità possibile, e sistemò le logge e i portici in modo che fossero visibili al di là delle pareti che definivano le stanze. Egli costruì, per gli spazi oltre i doppi portici, falsi soffitti perforati da ovali con finestre occulte dietro gli ovali in modo che una diffusa e soffusa illuminazione fosse visibile attraverso le aperture. L’effetto totale fu uno di completa apertura e luce, di pareti perforate e confini dissolventi. Mentre questa soluzione del Borromini, fondamentale per l’architettura del Barocco e del Rococò nell’Italia del Nord, e ancora di più per i paesi al nord delle Alpi quali l’Austria e la Germania, dove fu abbracciata e accolta con entusiasmo, purtroppo non fu accettata in Roma.

Gli architetti della seguente generazione in Roma accolsero più benevolmente l’architettura convenzionale dei classici sistemi del Rinascimento e del barocco del Bernini. Nel Nord, comunque, quegli aspetti dello stile del Borromini, gli spazi aperti e senza ostruzioni, la luce per dare più enfasi agli spazi, gli intricati sistemi geometrici e la verticalità degli spazi, furono adottati con alacrità, probabilmente perchè essi ricordavano gli effetti dell’architettura gotica dei secoli precedenti. Fu la vera assenza delle correttezza del rispetto dei canoni del Classicismo che accettò e lodò l’architettura del Borromini nelle regioni dove la tradizione classica aveva un carattere piuttosto tenuo che risoluto. Per oltre due secoli l’Oratorio con la sala del Borromini fu adibito a funzioni religiose per i padri conventuali. Dopo il 1870 parte del convento e l’oratorio furono requisiti dallo Stato italiano e destinati a sede dei tribunali per la Corte d’Assise. Nel 1911 il convento fu restituito ai Filippini, mentre l’Oratorio e la Biblioteca furono acquistati dal Comune di Roma. L’Oratorio è attualmente adibito a convegni e manifestazioni culturali.

i cortili

 

Il complesso si articola intorno a tre cortili. (vedi pianta allegata). Il primo cortile, intorno a cui si snodano l’Oratorio, la Foresteria e la Biblioteca, è porticato tranne sul lato della sagrestia, preesistente e raccordata alla nuova struttura dal Borromini con un doppio ordine di lesene e grandi nicchie in cui si aprono profonde finestrelle. Sui tre lati si apre un doppio ordine di arcate. Nelle arcate superiori, oggi cieche, si aprono finestre arcuate a cornice semplice. Al lato opposto della sagrestia si trova la scala che conduce al primo piano dove si trovano i locali dell’Archivio Storico Capitolino. Al secondo si accede alla Biblioteca Vallicelliana, realizzata tra il 1642 e il 1644. Il secondo cortile, posto sulla sinistra, è detto “degli aranci” per il fatto che vi sono tuttora aranci amari (altrimenti detti “melangoli”) ed è sistemato a giardino con al centro una fontana. Intorno a questo grande spazio rettangolare erano stati collocati in origine il Refettorio, a pianta ellittica, in cui si trovava il pulpito del Borromini, oggi nella Chiesa Nuova, le camere dei padri e la Sala di Ricreazione, oggi difficilmente visitabile perché occupata dall’Archivio Orsini, dove si trova un grandioso camino del Borromini, realizzato in marmo antico rinvenuto scavando le fondamenta dell’edificio. Sui lati porticati del cortile si aprono due ordini di arcate sovrapposte, scandite da lesene dai capitelli compositi. Il terzo cortile, dietro l’abside della Chiesa Nuova, è a pianta trapezoidale con intorno le cucine e i vani di servizio.

 
 

piazza e Torre dell'Orologio

 

All’angolo dell’Oratorio fra Via dei Filippini e la strada del Vecchio Governo appare la torre dell'Orologio, progettata e costruita sotto la direzione del Borromini tra il 1647 ed il 1649, che si innalza con superfici alternativamente concave e convesse e che culmina nel coronamento in ferro battuto della cella campanaria.
Mentre il disegno della parte bassa dell’Oratorio fu molto sobrio, la torretta contenente l’Orologio, il cui meccanismo originale si trova ora nel Museo di Roma, fu nuovamente caratterizzata da superfici e linee concave e convesse, uno stile prettamente borrominiano. La Torre dell’Orologio è sormontata da un castello che sostiene le campane ed è fiancheggiata da due cippi con stelle araldiche. Sotto il quadrante dell'orologio, è inserito un mosaico su disegno di Pietro da Cortona rappresentante la Madonna della Vallicella.

Sulla piazza, in passato chiamata anche piazza dei Rigattieri per la presenza di un vivace commercio di oggetti usati, si affaccia il palazzo del Banco di S. Spirito, costruito per volere di monsignor Virginio Spada, per destinarlo a sede del banco, nonostante il parere contrario dei ministri dell'istituto bancario, che ritenevano la zona troppo lontana dal centro degli affari. I lavori iniziarono nel 1660 ma, alla morte di Virginio Spada, i ministri del banco decisero che la nuova sede sarebbe stato l'edificio che ancora oggi viene denominato come palazzo del Banco di S. Spirito: fu così che il marchese Orazio Spada fu costretto ad acquistare l'edificio, oltretutto incompiuto, per una ingente somma e a far ultimare i lavori, sempre a sue spese, dal Borromini.

i restauri

 

Il complesso monumentale dell'Oratorio dei Filippini, è considerato nella storia dell'architettura come uno dei capisaldi del barocco romano: tutti gli apparati architettonici più significativi, quali il prospetto principale (oltre a quelli laterali e quelli del cortile), la Sala dell'Oratorio (Sala Borromini) con la loggia dei Cardinali, la ex Sala di ricreazione con il camino (Sala Ovale), le Gallerie e la ex Foresteria, sono interessati, insieme ai locali dell'Archivio Capitolino, da interventi di restauro. Si tratta di interventi che completano il programma di restauro e riqualificazione del Complesso monumentale iniziato negli anni Novanta del XX secolo con il restauro ed il consolidamento della Torre dell'Orologio, proseguito con il restauro del prospetto su Piazza dell'Orologio e il restauro della Biblioteca dell'Orologio. Il progetto, eseguito da architetti, ingegneri e impiantisti del XII Dipartimento del Comune di Roma, con la collaborazione, per gli indirizzi storico-artistici, degli storici dell'arte della Sovraintendenza comunale, ha come obiettivo la riqualificazione e il restauro del Complesso architettonico attraverso la valorizzazione delle funzionalità, della spazialità e degli elementi architettonici ideati dal Borromini e da questi descritti nell'Opus Architectonicum, contemperando tale finalità con il miglioramento delle attuali destinazioni d'uso a servizi per la città gestite dall'Amministrazione Comunale: Archivio Storico Capitolino e Sala Borromini (sala conferenze e auditorium). La superficie complessivamente interessata dai lavori è di circa 6.000 mq. Il progetto prevede l'ampliamento dagli attuali 1.500 a 3.000 mq circa degli spazi aperti al pubblico interessando quasi completamente i piani terra e primo ove sono ubicati gli ambienti di maggior pregio architettonico. I depositi collocati in tali locali saranno trasferiti nell'interrato e nei locali di minor valore architettonico (secondo ammezzato e secondo piano); verrà creato un nuovo accesso per il pubblico dalla scala di Piazza dell'Orologio e verranno eliminate le attuali barriere architettoniche attraverso ascensori. E' previsto inoltre il restauro dei prospetti su Piazza della Chiesa Nuova, di quelli su Via dei Filippini e Via del Governo Vecchio e di quelli prospicienti il cortile degli Aranci (complessivamente circa 10.000 mq) e la sistemazione delle coperture. Gli interventi di restauro previsti dal progetto sono di tipo conservativo. Le Gallerie e le Sale saranno liberate da tramezzature moderne improprie e dalle scaffalature, ripristinando le spazialità seicentesche. La Sala Borromini sarà restituita, in tutta sicurezza, alla sua originale funzione di auditorium. Alcuni elementi architettonici funzionali al Complesso originario, citati nell' Opus Architectonicum, quali la scala di mezzo, la scala di Via del Governo Vecchio, il terrazzo, i corridoi delle celle del convento, i balconcini del Cortile degli Aranci, ecc., saranno recuperati e riutilizzati in quanto resi funzionali anche alle attuali destinazioni d'uso. Le Sale, le Gallerie, lo Scalone e gli altri ambienti, saranno restituiti alle coloriture seicentesche desunte dalle indagini effettuate e dai documenti d'archivio. Due anni di cantiere e otto milioni e settecentomila euro di stanziamenti: quello del complesso dell'Oratorio dei Filippini è un maxi restauro, sia considerati i tempi di tagli alla spesa sia dato il prestigio storico-architettonico dell'immobile. L'intera insula borrominiana nel pieno cuore del centro storico è un grande cantiere, per valorizzare al massimo quella che è considerata da studiosi e manuali architettonici una delle maggiori opere del genio del barocco.

Alessandro La Rocca - 2011

l'indirizzo mail di Alessandro La Rocca è: ACALAMOSCA@verizon.net

 
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