intorno al Foro - Laboratorio Roma

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intorno al Foro

le mie passeggiate

intorno al Foro

con Santina, Bruno e Maria Grazia, Mauro e Marcella, Marco ed Aurora, Pio ed Annalucia, Carlo e Maria, Sandro e Paola, Paolo ed Anna, Silvio e Rosalba con Davide e Daniele, Angela, Gabriella, Daniela,  Francesca, Pilade, Vita, Giuseppe

05 ottobre 2008

Dal Foro Boario al Campidoglio, dalle vestigia del Foro Romano al Palatino, questa passeggiata si svolge nel cuore antico di Roma. Si attraversa in massima parte il Rione Campitelli,  sicuramente quello più ricco di antichità tra i rioni. Prima dei grandi sventramenti urbanistici, avvenuto durante il periodo del governatorato romano (1926 -1944 ) per tagliare l'ex via del Mare (ora via del Teatro Marcello e via Luigi Petroselli), in questi luoghi, tra le pendici del Colle e piazza Montanara, c'era l'autentica "Roma sparita", quella degli acquerelli ottocenteschi di Roesler Franz, caratterizzata dalle case medioevali, pullulante di gente, botteghe, mercati e osterie. Se un romano del 1870 si trovasse oggi nell’area della nostra passeggiata avrebbe l'impressione di trovarsi in un altro mondo. Tutto il vecchio quartiere che occupava piazza Venezia e via dei Fori Imperiali è stato stravolto prima per far posto al Vittoriano, iniziato nel 1885, poi con l’assetto attuale dell’area, realizzato negli anni venti e trenta del novecento dall’architetto Antonio Munoz fu distrutto l’agglomerato medievale di case e viuzze da un lato per valorizzare gli edifici antichi, dall'altro per far posto alla via dell'Impero, oggi via dei Fori Imperiali.

il rione Campitelli
Dal Foro Boario al Campidoglio, dalle vestigia del Foro Romano al Palatino, questa passeggiata si svolge nel cuore antico di Roma. Si attraversa in massima parte il Rione Campitelli il cui nome trae origine probabilmente da una una corruzione di "Capitolium", ma regge anche l’ipotesi che fa derivare il nome da "campus telluris" (campo sterrato). Campitelli è sicuramente quello più ricco di antichità tra i rioni, ma anche il meno abitato, per la presenza dei siti archeologici che messi insieme coprono il 60% della superficie.
Prima dei grandi sventramenti urbanistici,la zona era caratterizzata dalla presenza di case medioevali, pullulante di gente, botteghe, mercati e osterie. Molti scrivani pubblici, unica possibilità di comunicazione epistolare per i molti analfabeti, avevano eletto qui domicilio, come pure i barbieri, tra i quali il famoso barbiere della "meluccia" che usava mettere in bocca ai clienti una piccola mela: usava sempre la stessa, per tendere le guance alla rasatura, e l'ultimo dei clienti aveva il diritto di mangiarsela. Erano botteghe itineranti ed estemporanee, fatte di uno sgabello e qualche attrezzo di mestiere. Numerose le osterie: tra le più note, la locanda detta "der Bujaccaro", che distribuiva a pochi centesimi un minestrone fumante ai contadini che affollavano la piazza per il "mercato delle opere" (nell'800 le "opere" erano i lavori dei campi). Se un romano del 1870 si trovasse oggi nell’area della nostra passeggiata avrebbe l'impressione di trovarsi in un altro mondo. Tutto il vecchio quartiere che occupava piazza Venezia e via dei Fori Imperiali è stato stravolto prima per far posto al Vittoriano, iniziato nel 1885, poi con l’assetto attuale dell’area, realizzato negli anni venti e trenta del novecento dall’architetto Antonio Munoz fu distrutto l’agglomerato medievale di case e viuzze che gravitavano intorno a piazza Montanara, al Velabro, alla via Alessandrina e a piazza delle Carrette per valorizzare gli edifici antichi, mentre la collinetta della Velia venne completamente rasa al suolo per far posto alla via dell'Impero, oggi via dei Fori Imperiali.

piazza Bocca della Verità
Originariamente frequentavano la piazza mercanti, cambiavalute e marinai. Nei Fori Boario e Olitorio si commerciavano animali, olio e verdure e nel porto fluviale, davanti alla piazza, approdavano le navi che venivano dall'Oriente. Con la caduta dell'Impero romano la piazza diviene il luogo preferito dai greci: la loro colonia arricchisce d'influenze bizantine tutta la zona e la Chiesa di Santa Maria in Cosmedin ne è un esempio.
Entrando in Piazza della Bocca della Verità ci si imbatte in una piccola "oasi" di verde, in cui trovano posto due gioielli della Roma antica, il Tempio di Vesta ed il Tempio della Fortuna Virile, completati dalla Fontana barocca, del 1700, con al centro due tritoni che sorreggono una conchiglia. Il grande medaglione di pietra, denominato Bocca della Verità, posto sulla sinistra del portico di Santa Maria in Cosmedin, è il protagonista di una popolare leggenda della Roma medioevale. Sembra, infatti, che la Bocca divorasse la mano di chiunque raccontasse bugie. In realtà il disco di pietra rappresenta una divinità marina, forse l'oceano, raffigurato con le corna di toro, quale simbolo della forza impetuosa e violenta delle acque. La funzione per la quale era nato era di tutt'altra natura: serviva, infatti, da chiusino di scolo, probabilmente nel preesistente Tempio di Ercole, che si trovava nell'area limitrofa. Ritrovato nel medioevo e trasferito su un capitello nel portico di Santa Maria in Cosmedin, il chiusino è divenuto un simbolo, ieri, oggetto superstizione, oggi, di curiosità.
La chiesa di Santa Maria in Cosmedin fu eretta nel secolo VI sopra una grande aula porticata di età flavia, di cui restano varie colonne incorporate nell'edificio, che sorgeva presso due templi consacrati a Ercole Invitto e a Cerere. Ingrandita da Adriano I nel secolo VIII fu affidata ai Greci che, fuggiti alla persecuzioni degli iconoclasti d'Oriente, si erano stabiliti nei quartieri presso il Tevere. I greci la chiamarono "Schola Graeca", ma l'abbellirono a tal punto da farle meritare l'appellativo di Kosmidion (parola greca significante ornamento) da cui Cosmedin. Dedicata poi a Maria prese il nome di Santa Maria in Cosmedin. Rimaneggiata nel corso dei secoli, la chiesa venne riportata alle forme attuali a partire dal 1890. L’interno è costituito da tre navate, il pavimento il tabernacolo, l’altare ed il coro risalgono al XIII secolo. Nella cappella di destra si trova una Madonna con il Bambino attribuita a Cimabue, anche se alcuni storici ritengono risalga addirittura al V secolo. Il campanile, a sette piani di bifore e trifore, è fra i più belli tra quelli di tipo romanico.
La Fontana dei Tritoni, opera del 1715 del perugino Carlo Bizzaccheri, fu commissionata da papa Clemente XI durante i lavori di sistemazione per livellare Piazza della Bocca della Verità, che si trovava due metri sopra il piano attuale della chiesa di Santa Maria in Cosmedin. La fontana è costituita da una larga vasca ottagonale ed al centro, su un grande scoglio, vi sono sue tritoni con le code intrecciate che, volgendosi le spalle, sorreggono una grossa conchiglia sul cui bordo esterno sono scolpiti due stemmi di Clemente XI. È evidente il riferimento alla berniniana fontana del Tritone; la fontana è una pennellata barocca in un ambiente severo che, all'epoca, era anche abbandonato e disabitato.
Edificato sulle rovine di un tempio preesistente, di cui ha conservato inalterate le caratteristiche, quello comunemente chiamato tempio di Vesta ma che in realtà è il Tempio di Ercole Vincitore, risale al IV secolo d.C.. E’ composto da una cella rotonda circondata da un portico con venti colonne di ordine corinzio e costituisce un esempio di luogo di culto tra i più raffinati del Foro. E' il più antico edificio in marmo ad essere giunto fino ad oggi; nel medioevo fu trasformato in chiesa dedicata a Santo Stefano delle Carrozze, ma poi, nel 1560, fu ritrovata nel Tevere un'immagine della Madonna che avrebbe mandato un raggio di sole: tale evento fu ritenuto un prodigio ed il Tempio fu dedicato a Santa Maria del Sole. Nell’interno è conservato un’affresco della fine del quattrocento con una Madonna col Bambino.
Situato sul terrapieno costruito agli inizi del II secolo a.C. per sopraelevare l'area del Foro Boario, il tempio detto della Fortuna Virile è stato riconosciuto come il tempio di Portuno, un antica divinità del fiume e dei porti, il cui aspetto oggi è dovuto a una ricostruzione databile alla seconda metà del II secolo a.C. seguita poi da un rifacimento nel I secolo a.C.. Ciò evidenzia la grande importanza che a Roma aveva il commercio fluviale ed in particolare il suo antico porto fluviale, il porto Tiberino, originariamente situato a pochi metri dal tempio. Si tratta di uno dei pochi templi dell'età repubblicana arrivati integri ai nostri anni, in particolare grazie alla sua trasformazione in chiesa nel IX° secolo, una scelta che lo salvò dalla consuetudine medioevale di attingere materiale edilizio e di spoglio dalle rovine romane.

 
 
 

via del Velabro

San Giorgio in Velabro sorge nell'area chiamata anticamente Velabrum, la palude tra Campidoglio e Aventino, spesso sommersa per le piene del Tevere. La piccola chiesa sorse nel VII secolo, poi tra gli anni 827 e 844 fu riedificata ed ampliata da Gregorio IV. Del XII secolo sono la semplice facciata, ed il campanile romanico, progettato a cinque piani, con cornici e trifore. Nel secolo scorso un'accurata opera di restauro ha conferito a San Giorgio la veste romanica che le apparteneva in origine, con la sua facciata priva di fronzoli e l'interno suddiviso da antiche colonne, di provenienza diversa.
Situato sul lato sinistro della chiesa di San Giorgio in Velabro, l'Arco degli Argentari eretto nel 204 d.C. in onore di Settimio Severo da parte dei cambiavalute (argentarii) e dei mercanti (negotiantes) del luogo, era una porta che dava accesso al Foro Boario. Il monumento è formato da due pilastri in muratura rivestiti di marmo travertino che sostengono un architrave sopra il quale erano poste delle statue. I pilastri sono decorati con pannelli in rilievo e sormontati da capitelli compositi con fregi rappresentanti aquile e Vittorie. Nella parte inferiore dei pilastri è presente un fregio con scene di un sacrificio di tori, sormontato da una fascia con strumenti sacrificali.
Situato all'inizio di via del Velabro, l’Arco di Giano è un arco quadrifronte fatto costruire da Costanzo II nel IV secolo d.C. ai margini orientali del Foro Boario. L'arco è formato da quattro piloni in opera a sacco rivestiti di lastre marmoree che sostengono al centro una volta a crociera, ornati sui lati esterni, al di sopra dell'alto zoccolo, da due file di tre nicchie semicircolari con calottine a conchiglia.
Sui blocchi di chiave degli archi sono riprodotto le figure di Giunone e Roma (le figure sedute) e Minerva e Cerere (in piedi). Non rimane più nulla dell'attico, il cui nucleo in mattoni venne demolito nel 1830, e del coronamento finale, mentre nella chiesa di San Giorgio al Velabro sono conservati i resti di quella che doveva essere l'iscrizione dedicatoria.

 

via di S. Teodoro

Lungo via di San Teodoro si trova la piccola chiesa di San Teodoro, costruita intorno alla metà del VI secolo, a pianta centrale, con l'abside decorata da mosaici raffiguranti Cristo tra i Santi. Il Santo a cui è dedicata, San Teodoro di Euchaita che morì nel 306, è uno dei martiri più celebrati d'Oriente, e proteggeva soldati ed eserciti. La scelta di commemorare questa figura evidenzia la forte influenza bizantina nell'epoca in cui fu realizzata la chiesa, ascendenza legata a vari aspetti, sia artistici che religiosi. Durante il pontificato di Nicolò V (1453-54) la chiesa fu completamente rimodellata. Di grande pregio la cupola in stile rinascimentale fiorentino. Successivamente, tra il 1703 ed il 1705 fu realizzato il sagrato antistante di forma rettangolare e la scala a due rampe.

via del Foro Romano
Quello che per secoli fu il centro della vita pubblica di Roma antica, il Foro Romano, era in origine una valle paludosa, compresa tra i colli Capitolino, Palatino, Viminale e Quirinale e occupata da una delle più antiche necropoli dell’abitato. Il prosciugamento di questa zona, avvenuto verso il 600 a.C. grazie alla costruzione della Cloaca Massima, diede il via, in epoca repubblicana, alla sua trasformazione in cuore commerciale, giuridico, religioso e politico della città. Raggiunse la sistemazione definitiva sotto Cesare ed Augusto e mantenne a lungo le funzioni di luogo di rappresentanza. Il Foro era collegato al Palatino e al Campidoglio tramite la via Sacra; uomini politici ed imperatori lo sottoposero ripetutamente a trasformazioni: veniva infatti spesso arricchito con la realizzazione di opere e la ristrutturazione di edifici e monumenti. Il Foro costituisce, dunque, il più grande complesso di monumenti dell’antica Roma a noi pervenuto. Dopo la caduta dell’impero, rimase coperto per secoli sotto uno spesso strato di terreno, per lo più adibito a pascolo, conosciuto come Campo Vaccino. L'intensa attività edilizia che si aprì con il ritorno della sede papale in Roma, dopo l'esilio avignonese, provocò lo sfruttamento intensivo dei materiali antichi: l'ampia area del Foro si trasformò in una gigantesca e quasi inesauribile cava di marmi e pietre, distruggendo monumenti che si erano conservati nei secoli, protetti da una spessa coltre di terra. Questa pratica vandalica finì nel XVII secolo, ma la liberazione sistematica delle rovine iniziò soltanto nel XIX secolo, anche se occorrerà attendere la fine del secolo stesso per liberare praticamente tutta l'area oggi visibile.
I monumenti che costituiscono il foro romano sono: la Via Sacra, la basilica Emilia, la Curia, l’arco di Settimio Severo, i rostri, il tempio di Saturno, il tempio della Concordia, la piazza del foro, la basilica Giulia,  il tempio di Cesare, il tempio di Vesta, il tempio dei Dioscuri, la Regia, il tempio di Antonino e Faustina, il tempio di Romolo, la basilica di Massenzio, l’Antiquarium Forense e l’Arco di Tito.

 
 
 
 

piazza e via della Consolazione
Ai piedi della Rupe Tarpea, dove avvenivano le esecuzioni dei traditori, sorge Santa Maria della Consolazione, nata, secondo una cronaca del XIV secolo, in seguito al desiderio espresso da un nobile giustiziato lì, che pentitosi prima di morire, pagò due fiorini perché nel luogo del suo supplizio fosse posta l'immagine della Vergine a conforto dei condannati alla pena capitale durante i loro ultimi momenti. Il nome della chiesa ha origine proprio da questa storia e nel 1470, dopo numerosi miracoli attribuiti alla immagine, venne edificata la prima volta. All'inizio del XVI secolo fu aggiunto un ospedale e tra il 1583 e il 1600 fu riprogettata da Martino Longhi il Vecchio, che ideò anche le facciata, nello stile dell'età della controriforma. L'edificio comprende 11 cappelle laterali e la celebre immagine della Vergine Maria è posta nel presbiterio. Fino al 1936, alle spalle della chiesa, rimase l'ospedale della Consolazione edificato nel XVI secolo, dove si trovavano i migliori medici specializzati in traumatologia, affiancati da benefattori e santi, quali San Luigi Gonzaga, che sacrificò la sua vita nel 1591 assistendo i malati di colera.

 

il Campidoglio
Salendo da via di Monte Caprino e via del Tempio di Giove si giunge al Campidoglio: questo colle rappresenta, sin dai primi insediamenti dell'età romana, il luogo più significativo ed emblematico della storia dell'Impero, dal punto di vista sociale, politico e religioso. Strategica roccaforte, per la sua posizione sopraelevata sul Tevere dominante sulla città, divenne sede di importanti uffici pubblici. Dal VI secolo a.C. ospitò il tempio di Giove Capitolino, svolgendo, per tutta l'età classica, la funzione di Tempio per le celebrazioni ufficiali, dalle investiture dei consoli alle commemorazioni dei trionfi militari. Il colle, dopo la caduta dell’impero, fu progressivamente abbandonato e nel medioevo divenne un pascolo, prendendo il nome di Monte Caprino. Poi, dal XII secolo nel Campidoglio si concentrarono le attività commerciali e divenne sede del governo della capitale, riunendo sul posto le magistrature cittadine più importanti, insieme alle corporazioni delle arti e dei mestieri, finchè nel XVI secolo fu affidato a Michelangelo il compito di riprogettare l'area.
Piazza del Campidoglio rappresenta il primo esempio di piazza monumentale della Roma moderna e la Statua equestre di Marco Aurelio è senz'altro il cuore dell'intero complesso. La statua rimase fino al 1981 sul piedistallo originale, poi dopo il restauro del 1990, è stato sostituita da una copia, mentre l'originale è custodito nel Museo Capitolino, all'interno di Palazzo Nuovo. Nel 1563 Michelangelo cominciò la ricostruzione di Palazzo dei Conservatori, sede della Magistratura elettiva di Roma, risalente probabilmente al XII secolo e poi ricostruito nuovamente nel 1400. Guidetto Guidetti e Giacomo della Porta lavorarono fino al 1568 alla risistemazione dell'edificio, dalla facciata, alla scala, fino al portico sul cortile, proseguendo l'opera iniziata dal maestro. Nel 1619 fu inserita una fontana, successivamente (1665-1667) una campana voluta da Alessandro VII e infine nel 1720 Alessandro Specchi realizzò un altro portico.
Nel cortile interno si trovano resti di archi gotici e nel lato destro è posta la famosa Testa di Costantino e di altre parti della statua (braccio, gamba, mano e piedi) che ritraeva l'imperatore seduto, era alta dodici metri ed originariamente era collocata nell'abside della basilica di Massenzio.
Il Palazzo Senatorio venne edificato sui resti del Tabularium, l'archivio di Stato di Roma antica del I secolo a.C., dove si conservavano leggi e testi ufficiali, incise sulle Tabulae bronzee, e nel quale si riunivano i magistrati. Nel 1299 fu restaurato e fino al XVI secolo l'edificio mantenne le sembianze della fortezza medievale, di cui Michelangelo conservò le mura, ideandone una nuova facciata, realizzata tra 1582 e 1605 da Giacomo della Porta e Girolamo Rainaldi, che riadattarono i disegni dell'artista, preservando soltanto la scala esterna a due rampe convergenti (1547-1554). La Statua di Minerva Seduta, posta nella nicchia, è affiancata dalle statue distese del Tevere e del Nilo realizzate per le terme di Costantino e spostate in Campidoglio dal 1518. La Torre Municipale fu eretta tra il 1578 ed il 1582 da Mariano Longhi il Vecchio, che sostituì la preesistente, di epoca medievale. Nel Palazzo Senatorio ancora oggi si riunisce il Consiglio Comunale di Roma, nel salone maggiore dell'edificio, l'Aula Consiliare, dove si trova una statua di Giulio Cesare. II palazzo posto a sinistra della piazza capitolina fu denominato "Palazzo Nuovo" perché edificato più tardi rispetto al Palazzo Senatorio e al Palazzo dei Conservatori. Inserito fin dall'inizio nel generale progetto di Michelangelo, fu costruito da Girolamo e Carlo Rainaldi nel 1655 e completato in più fasi, nell'arco di quasi due secoli. Il palazzo è noto anche come Museo Capitolino anche se in realtà sia Palazzo Nuovo che quello dei Conservatori, ospitano il complesso museale.

 

via di S. Pietro in Carcere - Clivo Argentarium – via del Tulliano

Si scende per via S. Pietro in Carcere ed il Clivo Argentario che originariamente univa il Foro Romano con la via Flaminia. Il nome gli deriva dalle botteghe dei banchieri di allora ((argentarii)e dalla basilica del Foro di Cesare da essi frequentata e detta appunto Argentaria. Il clivo passa accanto ad una serie di tabernae che si affacciano sulla strada e che hanno il lato posteriore sul sottostante Foro di Cesare. Alle falde del Campidoglio, vi è la chiesa di San Giuseppe dei Falegnami, che sorge sopra una delle più antiche memorie cristiane di Roma: l’antico carcere Tulliano. Situata sul carcere la chiesa fu edificata nel 1598 per la corporazione dei Falegnami, iniziata da Gian Battista Montano, proseguita da Giovan Battista Soria dopo il 1621 e terminata nel 1663 da Antonio Del Grande. Venne restaurata nel 1880 da Antonio Parisi e nel 1932 staccata dagli edifici circostanti. L'interno presenta un'unica navata, ai lati della quale sono state realizzate due cappelle per parte, ed un'abside del 1880. Tra il pavimento della chiesa ed il soffitto della prigione si trova la Cappella del Crocifisso, che custodisce un prezioso e venerato Crocifisso ligneo cinquecentesco. Il Carcere Mamertino, facente parte dell'area del complesso del Foro Romano dove si amministrava la giustizia, è l'antica prigione di massima sicurezza dello Stato Romano, che in epoca romana veniva chiamata Carcer Tullianum per la presenza di una sorgente (tullus).

L'edificio si trova sotto la Chiesa di San Giuseppe dei Falegnami: l’interno era costituito da un ambiente trapezoidale chiamato carcer che comunicava, tramite un foro circolare nel pavimento, con quello sottostante, chiamato Tullianum e realizzato nel VII secolo a.C.. L'ambiente circolare inferiore, che si suppone originariamente una cisterna od un grande pozzo d'acqua, era il luogo dove venivano gettati e strangolati i malfattori e i prigionieri di guerra condannati a morte. In questo luogo vennero imprigionati anche San Paolo e San Pietro: quest'ultimo secondo la tradizione fece scaturire acqua dai massi per dissetare i prigionieri e per battezzare quelli convertiti al cristianesimo, per questo nel Medioevo il carcere venne consacrato e prese il nome di San Pietro in Carcere. Nel Foro Romano nel VI secolo fu eretta la chiesa dedicata a Santa Martina, in luogo della preesistente sala degli Archivi del Senato e nel 1588 fu consacrata anche a San Luca. Nel 1634, durante i lavori di restauro, si recuperarono in un sarcofago i resti di Santa Martina, così Urbano VIII e suo nipote il Cardinale Francesco Barberini commissionarono a Pietro da Cortona la realizzazione di un nuovo edificio, la chiesa dei Santi Luca e Martina che divenne il suo capolavoro e uno degli esempi più significativi del periodo barocco nella Capitale. La facciata, caratterizzata dalla marcata verticalità, crea l'illusione di uno spazio compresso, come se l'interno spingesse sul prospetto. Le api simbolo della Famiglia Barberini si ritrovano sparse ovunque nella chiesa, con l'emblema del Papa sulla facciata, a ricordare chi finanziò l'opera.

 
 

via della Salara Vecchia - via dei Fori Imperiali - largo Romolo e Remo - via in Miranda
Lungo via della Salara Vecchia, via della Curia e via dei Fori Imperiali si costeggia il muro di cinta da cui si può ammirare uno dei più bei panorami del Foro Romano. La Basilica dei S.S. Cosma e Damiano nasce dalla fusione di due edifici classici, il Tempio di Romolo, sulla via Sacra, voluto dall'Imperatore Massenzio in onore di suo figlio, e l'antica biblioteca del Foro della Pace.
Il Tempio di Romolo costituisce il vestibolo della chiesa, una sorta di atrio circolare in mattoni, coperto da una cupola, con due sale rettangolari laterali ed un portico rientrante, che introduce nella chiesa vera e propria, ricavata appunto in una sala del Foro di Vespasiano. La chiesa fu consacrata nel 526 ai due fratelli, Cosma e Damiano, medici e martiri di origine araba; nel 1632 Urbano VIII ordinò il radicale rifacimento della basilica, lasciando però inalterati i mosaici dell'abside, risalenti al VI e VII secolo, che ritraggono Cristo tra Pietro e Paolo, mentre presentano i due fratelli martiri.
Molto diversa dalle basiliche Emilia e Giulia, la Basilica di Massenzio è l'ultima edificata a Roma. Realizzata nel 305, presenta una struttura, a pianta rettangolare, i cui resti danno l'idea della grandiosità dell'insieme. Quando Costantino sconfisse Massenzio, a Ponte Milvio nel 312, la basilica fu ultimata dal vincitore, che vi apportò dalle modifiche: l'entrata fu trasferita sulla via Sacra e venne creato un portico a quattro colonne in porfido per introdurre alla basilica. Sull'opposto lato lungo fu ideata un'abside. Statue colossali arricchivano l'edificio, quella di Costantino, per esempio, campeggiava originariamente nell'abside ovest: oggi i frammenti che ne rimangono sono custoditi nel cortile del Palazzo dei Conservatori sul Campidoglio. Come le altre basiliche romane, anche questa fu pensata per svolgere funzioni diverse, dall'amministrazione della giustizia a piazza d'affari. Il tetto della Basilica era ricoperto di lastre di bronzo dorate, che nel VII secolo furono asportate da Onorio I e riutilizzate per la copertura dell'antica basilica di San Pietro.

 

via dei Fori Imperiali - clivo di Venere Felice – piazza S. Francesca Romana
Giunti all’angolo con il podio del Tempio di Venere e Roma, si prende la strada che lo costeggia, il clivo di Venere Felice e si giunge alla chiesa di Santa Francesca Romana. La chiesa di Santa Maria Nova, oggi Santa Francesca Romana, fu eretta nel IX secolo sul preesistente oratorio, dedicato ai S.S. Pietro e Paolo, voluto da Paolo I. Nella seconda metà del X secolo fu ulteriormente ingrandita e prese il nome di Nova per distinguerla da Santa Maria Antiqua, antecedente, posta nel vicino Foro Romano. Nel XII secolo fu restaurata ed a quest'epoca risalgono il campanile e le decorazioni dell'abside che ritraggono la Madonna col Bambino e Santi. Nel XV secolo fu consacrata alla Santa di cui porta il nome, che fondò il monastero di Tor de' Specchi, il cui ordine si dedica ai poveri e agli infermi. Nella sacrestia è custodita una preziosa immagine del V secolo, un'icona che ritrae la Vergine, ed altri dipinti del XVI e XVII secolo.

 

Il tempio di Venere e Roma, progettato dall'imperatore Adriano stesso, fu eretto tra il 121 e il 136 e  costituisce il tempio più grande costruito a Roma. Il tempio occupa lo spazio in cui sorgeva il vestibolo della Domus Aurea neroniana, contornato da colonne, oggi in parte ricollocate, ed era costituito da due celle con abside contrapposte, una sul lato del Colosseo, con la statua di Venere, l'altra ospitava la statua di Roma, orientata verso il Foro, la personificazione della città.
L'Arco di Costantino, posto all'inizio dell'antica via dei Trionfi, percorsa dai condottieri vittoriosi, generali ed imperatori, è quello più imponente ed in condizioni migliori. Fu fatto erigere nel 315 dal popolo e dal senato per commemorare la vittoria su Massenzio del 312 e festeggiare i 10 anni di governo dell'Imperatore. L'arco è un esempio di reimpiego di materiali antichi, data la difficoltà di reperire già in epoca costantiniana a Roma materiali originali: nelle decorazioni si ritrovano infatti rilievi e sculture provenienti da altri monumenti, dal foro di Traiano fino ai fregi di Marco Aurelio. Si tratta di una usanza che si protrasse poi per tutto il Medioevo.  
Il Colosseo fu realizzato nel 72 d.C. da Vespasiano, in luogo del lago artificiale preesistente attiguo alla Domus Aurea neroniana. Il suo nome deriva probabilmente dalla gigantesca statua di Nerone, il Colosseum, posta nelle vicinanze. Il monumentale anfiteatro Flavio, dalle forme eleganti ed estremamente razionali, nacque come sede di giochi spettacolari, di varia natura, dai combattimenti fra i gladiatori alle cacce di animali feroci. I duelli dei gladiatori vennero vietati nel 404 dall'imperatore Onorio e solo successivamente, dal VII secolo, tramontò anche l’usanza dei combattimenti tra belve feroci. Progressivamente l'anfiteatro fu abbandonato e lasciato cadere in rovina, al punto da diventare una sorta di cava, da cui attingere materie prime per ricostruire la Roma dei papi. In controtendenza si mosse il Bernini che propose per il Giubileo del 1675 la risistemazione dell'anfiteatro, idea rimasta sulla carta ma che portò però a decretare la sacralità del luogo e ad intraprendere una serie di interventi di restauro, consolidamento e ripristino.

via di San Gregorio
Lungo via di San Gregorio e via dei Cerchi si costeggia il Palatino: la leggenda racconta che la culla di Romolo e Remo, dopo essere stata lasciata sulle rive del Tevere, fu condotta da una piena alle pendici del Palatino, dove i gemelli vennero allattati da una lupa in una grotta; sarà poi il pastore Faustolo a trovarli e a portarli con sé per crescerli. Quando, Romolo decide di fondare Roma, tracciò il solco della nuova città proprio sul colle Palatino, per delimitare i confini di quella che sarebbe diventata la Caput Mundi. A confermare il mito sono stati comunque ritrovati in quest'area reperti risalenti al X secolo a.C., resti di insediamenti all'età del ferro. Qui vissero nell'arco dei secoli i cittadini più celebri dell'Impero, da Augusto, primo Imperatore, e sua moglie, Livia, a i suoi successori, Tiberio, Caligola e Domiziano. Quando la sede imperiale divenne Costantinopoli le cose cambiarono e pian piano il colle fu abbandonato. Nel XI e XII secolo il colle fu fortificato, torri e fortezze resero Roma una città dall'aspetto medievale. Nel Rinascimento famiglie patrizie realizzarono ville e giardini tra i quali gli Orti Farnesiani, grandiosa villa fatta edificare dal cardinale Alessandro Farnese a metà del XVI secolo.

via dei Cerchi
Il toponimo via dei Cerchi deriva dalla corruzione della parola “circo” e quindi “cerchio” ed infine “cerchi”, il che non può non essere in rapporto con il prospiciente Circo Massimo lungo il quale la via corre parallela. Tra il Palatino e l'Aventino, nel grande avvallamento oggi ricoperto d'erba, sorgeva il più grande impianto sportivo dell'antica Roma, in grado di ospitare fino a 300.000 persone, tanto erano popolari le corse dei cavalli e delle bighe. In quel periodo gli spettatori, infatti, si affollavano sulle gradinate per assistere alle diverse competizioni che vi si svolgevano, tifando e scommettendo animatamente.
Il primo ad intraprendere la realizzazione dello stadio fu Tarquinio Prisco e per alcuni secoli le strutture del circo rimasero in  legno; le prime opere in muratura vennero avviate dopo il II secolo a.C. quando, nel 174, furono costruiti delle strutture (carceres) da dove partivano i carri da corsa, sul lato corto occidentale, e furono collocate sulla spina le sette uova di pietra che servivano al conteggio dei giri. L’assetto definitivo del circo lo si ebbe nel 46 a.C., per l’intervento di Cesare, mentre, nel 33 a.C., Agrippa, aggiunse sette delfini di bronzo aventi la stessa funzione delle uova. Augusto fece costruire, dalla parte del Palatino, il cosiddetto "palco imperiale" e fece innalzare sulla spina l'obelisco di Ramsete II, proveniente dalla città egiziana di Heliopolis (questo obelisco è oggi visibile a Piazza del Popolo, portato lì e innalzato nel 1589). Il circo venne restaurato da Caligola e da Claudio ma venne poi completamente distrutto dal grande incendio neroniano del 64 d.C.. Il circo venne in seguito restaurato e poi completamente ricostruito da Traiano al principio del II secolo d.C.. Ampliato da Caracalla e poi restaurato da Costantino, Costanzo II, nel 357, fece portare l’obelisco di Thutmosis III, il più alto di tutti quelli esistenti, proveniente da Tebe (oggi visibile nella piazza di San Giovanni in Laterano, dove venne portato e rialzato nel 1588 per ordine di Sisto V). Il circo rimase in funzione al tempo di Teodorico e nel 549 furono svolte le ultime gare per ordine di Totila, il re dei Goti. Oggi gli unici avanzi visibili del circo sono quelli del lato curvo, a fianco della piccola torre medievale detta della Moletta appartenente ai Frangipane, situata tra via dei Cerchi e piazza di Porta Capena; sono visibili fornici, scale per i piani superiori e gradinate in laterizi, tutto databile alla ricostruzione avvenuta sotto Traiano.

 
 

Sergio Natalizia - 2008

 
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