ai Musei Capitolini - Laboratorio Roma

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ai Musei Capitolini

le mie passeggiate

ai Musei Capitolini

con Santina,  Maria Grazia e Bruno, Angela, Giuseppina

 05 aprile 2010

L'evento della mostra "L'età della conquista. Il fascino dell'arte greca a Roma" è stata l'occasione per una passeggiata al Campidoglio e ai Musei Capitolini. Il colle è stato più volte interessato dalle Passeggiate, ma questa volta siamo entrati nel cuore della storia e del patrimonio artistico della città. Inoltre le recenti sistemazioni e le nuove possibilità di accesso alle bellezze qui custodite, hanno permesso  di affacciarsi dal Lapidarium direttamente sul Foro Romano con una vista che spazia fino al Colosseo, e dalla Terrazza Caffarelli  sulla sponda destra del Tevere, verso San Pietro ed il Pincio. Sicuramente tra i più esclusivi panorami al mondo.

piazza e palazzi del Campidoglio

La piazza del Campidoglio nel suo aspetto attuale fu progettata intorno alla metà del Cinquecento da Michelangelo Buonarroti che concepì la piazza ed i palazzi come un insieme funzionale ad un'organica unità, anche se la completa attuazione è stata iin parte effettuata nel corso dei secoli successivi, con aggiunte e modifiche. Il palazzo Senatorio fu edificato tra la metà del XII secolo e l'ultimo quarto del XIII secolo sulle rovine dell'antico Tabularium, e fu sede dal 1144 del Comune di Roma: la facciata principale del palazzo duecentesco si apriva verso la futura piazza del Campidoglio, poi con una serie di loggiati con archi a tutto sesto disposti su tre livelli. Nel corso del Trecento il palazzo comincia a chiudersi come una fortezza; molte arcate dei loggiati furono tamponate e torri costruite da Bonifacio IX, poi da Martino V (1427 circa) e Niccolò V (1451), rinforzarono i fianchi dell’edificio dominato da una torre merlata quattrocentesca. La monumentale scalinata a doppia rampa che Michelangelo progettò tra il 1542 e il 1554, svolge la funzione di accesso al nuovo palazzo Senatorio, il cui progetto fu ripreso e realizzato da Giacomo della Porta nell'ultimo decennio del Cinquecento, e costituisce un ideale raccordo plastico tra la piazza e il palazzo ed elegante ambientazione architettonica per le due statue antiche del Nilo e del Tevere.. L'antica torre quattrocentesca fu sostituita dalla grandiosa torre campanaria realizzata da Martino Longhi il Vecchio tra il 1578 e il 1582. L'area trapezoidale della piazza è delimitata dai due Palazzi dei Conservatori e Nuovo contrapposti, che con le loro facciate specularmente identiche, con andamento divergente rispetto al Palazzo Senatorio, racchiudono lo spazio come quinte scenografiche. Michelangelo aveva disegnato il basamento della statua equestre in bronzo dorato di Marco Aurelio e ne aveva fatto il fulcro della piazza, immaginandola al centro di uno spazio ovale riempito da un disegno a stella. La pavimentazione dell'area, fino ad allora sterrata, fu subito attuata ma la realizzazione del motivo stellato è stata effettivamente eseguita soltanto nel 1940. La Cordonata di accesso al Campidoglio che saliva dal Campo Marzio, spostò poi definitivamente verso la città moderna l'asse del colle capitolino, in età antica rivolto verso il Foro Romano. La costruzione del Palazzo dei Conservatori risale alla metà del 1400. L'edificio era caratterizzato nel suo aspetto originario da un porticato al piano terra e da finestre a croce guelfa al piano nobile, oltre che da una fila di finestrelle nel mezzanino. Michelangelo ne ridisegnò la facciata scandendola con paraste giganti di ordine corinzio su alti piedistalli, fiancheggiate da colonne nel portico del pianterreno; come nel Palazzo Senatorio una balaustra con statue concludeva in alto l'edificio. La trasformazione interessò anche la conformazione interna del palazzo, riflessa dalla mutata articolazione delle finestre del piano nobile; quella centrale fu in seguito realizzata da Giacomo della Porta molto più ampia delle altre, in deroga al progetto michelangiolesco. Il Palazzo Nuovo fu costruito invece nel XVII secolo, sotto la direzione di Girolamo Rainaldi e del figlio Carlo; il suo orientamento obliquo, che riprende quello del contrapposto Palazzo dei Conservatori, era già segnato in precedenza da un grande muro di contenimento dell'altura di S. Maria in Aracoeli, al centro del quale era stata posta la fontana con la statua del "Marforio", poi sistemata nel cortile del Museo Capitolino. La costruzione del Palazzo Caffarelli-Clementino, iniziata da Ascanio Caffarelli nel 1538, fu completata dopo il 1680. Si affacciava sul Cortile del Palazzo dei Conservatori ed includeva al suo interno due giardini (il Giardino Caffarelli e quello poi denominato Giardino Romano); il grande portale su Via delle Tre Pile costituiva l'ingresso monumentale alla proprietà. Il palazzo ha subito nel corso dei secoli molte trasformazioni, che ne hanno modificato la conformazione originaria; dall'inizio dell'Ottocento alla fine della prima guerra mondiale l'edificio fu occupato dall'ambasciata di Prussia, poi nel 1918 fu recuperato dal Comune di Roma e parzialmente demolito: al posto dei piani alti dell'ala orientale fu ricavata una grande terrazza (Terrazza Caffarelli), mentre al piano terreno, in parte smantellato per gli scavi del tempio di Giove Capitolino, fu allestito un settore museale.

 
 
 
 
 

i Musei Capitolini

La nascita dei Musei Capitolini viene fatta risalire al 1471, quando il papa Sisto IV donò al popolo romano un gruppo di statue di bronzo conservate fino ad allora in Laterano (la Lupa, lo Spinario, la testa colossale di Costantino, il globo e la mano), che costituirono il nucleo iniziale della raccolta. Le sculture furono in un primo tempo sistemate sulla facciata esterna e nel cortile del Palazzo dei Conservatori; poi, il nucleo originario fu arricchito da successive acquisizioni di reperti provenienti dagli scavi urbani, dal Vaticano o acquistate appositamente. Intorno alla metà del XVI secolo erano state collocate in Campidoglio, significative opere di scultura (tra le altre la statua di Ercole in bronzo dorato dal Foro Boario, i frammenti marmorei della Basilica di Massenzio, i pannelli a rilievo con le imprese di Marco Aurelio, il Bruto Capitolino) ed importanti iscrizioni, tra cui i Fasti Capitolini, rinvenuti nel Foro Romano. Negli stessi anni furono trasferite dal Quirinale le due colossali statue del Tevere e del Nilo, attualmente all'esterno del Palazzo Senatorio, mentre la statua equestre di Marco Aurelio fu portata dal Laterano nel 1538 per volere del papa Paolo III. La fisionomia della raccolta fu modificata nella seconda metà del '500, con l'ingresso nelle collezioni capitoline di un imponente gruppo di sculture, in seguito alla decisione del papa Pio V di liberare il Vaticano dalle immagini "pagane"; poi con la costruzione del Palazzo Nuovo sull'altro lato della piazza fu possibile dal 1654 sistemare in maniera più adeguata la grande quantità di opere che si era accumulata nel Palazzo dei Conservatori, collocandone una parte nell'edificio appena costruito. Il Museo Capitolino fu però aperto al pubblico solo nel secolo successivo, in seguito all'acquisizione della collezione di statue e ritratti del cardinale Albani ad opera del papa Clemente XII, che lo inaugurò nel 1734 e intorno alla metà del XVIII secolo, Benedetto XIV istituì la Pinacoteca Capitolina, dove confluirono due importanti collezioni private, la Sacchetti e la Pio. Un notevole accrescimento delle raccolte ebbe luogo alla fine dell'Ottocento, dopo la proclamazione di Roma come capitale dell'Italia unificata nel 1870, in occasione dei rinvenimenti derivanti dagli scavi per la costruzione dei nuovi quartieri.
Un nuovo allestimento delle collezioni fu realizzato da Rodolfo Lanciani agli inizi del 1900, seguito da una più radicale risistemazione nel 1925, quando nel Palazzo Caffarelli furono trasferite le opere di scultura conservate nell'Antiquarium al Celio.  Nel 1952 fu ricavato in un'ala del Palazzo dei Conservatori un nuovo settore di esposizione, denominato Braccio Nuovo. Nel 1957 venne inaugurata la nuova Galleria Lapidaria dei Musei Capitolini nella Galleria di Congiunzione, realizzata negli anni 1939-41 per il collegamento dei palazzi capitolini: vi furono sistemate circa 1400 iscrizioni antiche, latine e greche, distribuite fino ad allora su diverse sedi. Purtroppo la presenza di gravi problemi di infiltrazioni d'acqua e di umidità costrinsero nel corso del tempo a chiudere al pubblico la Galleria Lapidaria e successivamente anche le sale del Museo Nuovo e del Braccio Nuovo del Palazzo dei Conservatori sono state escluse dal percorso museale. Nel 1997, per liberare gli ambienti interessati dai lavori di ristrutturazione, parte delle sculture esposte nel Museo del Palazzo dei Conservatori, nel Museo Nuovo e nel Braccio Nuovo sono state trasferite nello spazio espositivo ricavato nell'ex centrale elettrica dell'Acea sulla via Ostiense, la Centrale Montemartini. Il complessivo piano di ristrutturazione, affidato agli studi Dardi ed Einaudi e per il Giardino Romano all'architetto Carlo Aymonino, ha determinato la creazione di un percorso museale molto articolato, che affianca l'acquisizione di nuovi spazi espositivi alla riorganizzazione di alcuni settori del museo e alla riapertura con nuovi allestimenti delle sezioni chiuse. Il percorso espositivo è stato notevolmente esteso con l'apertura al pubblico del Tabularium, le cui arcate monumentali si affacciano sul Foro Romano e collegato agli altri edifici attraverso la Galleria di Congiunzione, la risistemazione del Palazzo Caffarelli e l'acquisizione del Palazzo Clementino, già sede di uffici.
Le raccolte dei Musei risultano oggi così distribuite:
Nel Palazzo Nuovo sono conservate le raccolte di sculture antiche frutto del collezionismo delle grandi famiglie nobiliari: di rilievo le raccolte dei busti degli imperatori romani e dei filosofi, le statua del Galata e della Venere Capitolina e la statua di Marforio che domina il cortile.
Il Palazzo dei Conservatori decorato dagli affreschi con la storia di Roma ospita i più famosi bronzi capitolini, come la Lupa, lo Spinario ed il Bruto; la grande aula vetrata realizzata al primo piano del palazzo ospita la statua equestre di Marco Aurelio, una volta collocata al centro della piazza, e i resti del tempio di Giove Capitolino.
A secondo piano si trova la Pinacoteca Capitolina con opere di grande rilevanza esposte in un percorso cronologico che va dal tardo medioevo fino al settecento. Nel palazzo Caffarelli-Clementino sono collocati il Medagliere Capitolino, con le raccolte di monete, medaglie e gioielli ed uno spazio dedicate alle mostre temporanee.

Tabularium

 

livello -1
I - Galleria Lapidaria
II - Tempio di Veiove
III - Galleria del Tabularium
IV - Sala del Boia

 

Palazzo Nuovo

 
 

livello 0
I - Cortile
II - Collezione Egizia
III - Atrio
IV - Sale Terrene

livello 1
I - Galleria
II - Sala delle Colombe
III - Gabinetto della Venere
IV - Sala degli Imperatori
V - Sala dei Filosofi
VI - Salone
VII - Sala del Fauno
VIII - Sala del Gladiatore

Palazzo dei Conservatori

 
 
 
 

livello 0
I - Cortile
livello 1
I - Sala degli Orazi e Curiazi
II - Sala dei Capitani
III - Sala di Annibale
IV - Cappella
V - Sala degli Arazzi
VI - Sala dei Trionfi
VII - Sala della Lupa
VIII - Sala delle Oche
IX - Sala delle Aquile

X -XI-XII - Sale Castellani
XIII-XIV- Sale dei Fasti Moderni
XV/XVIII-Sale Horti Lamiani
XIX-XX- Sale Horti Tauriani
XXI/XXIII- Sale Horti Mecenate
XXIV - Galleria
XXV - Esedra di Marco Aurelio
XXVI- area Tempio di Giove
VII - Sala di S. Petronilla
VIII - Sala di Pietro da Cortona
IX - Galleria Cini

livello 2 - Pinacoteca Capitolina
I - Sala
II - Sala dei pittori ferraresi
III - Sala dei pittori veneti
IV - V - Sale
VI - Sala dei pittori bolognesi
VII - Sala di S. Petronilla
VIII - Sala di Pietro da Cortona
IX - Galleria Cini

Palazzo Clementino Caffarelli

 
 

livello 2
I - Medagliere Capitolino
II - III - Sale Clementino
IV - Sala degli affreschi
V - Sala del Frontone
livello 3
Mostre temporanee

 

La mostra "L'età della conquista. Il fascino dell'arte greca a Roma"

"L'età della conquista. Il fascino dell'arte greca a Roma" copre trecento anni di storia, dalla fine del III alla seconda metà del I secolo avanti Cristo. La conquista in oggetto non è solo quella delle conquiste militari di Roma, in Grecia, Magna Grecia, Asia Minore, Egitto ma anche la conquista subita da Roma, cultura e società romane, da parte dell'arte, cultura e società della Grecia : uno dei momenti fondamentali per la futura identità culturale e artistica romana, non solo dell’età repubblicana. In questo periodo si assiste alla formazione di un linguaggio figurativo squisitamente romano, che fa tesoro di tutta la cultura artistica greca, che nel tempo viene recepita, assorbita e modificata. E’ questo il periodo in cui l’élite al potere avverte, con sempre maggior consapevolezza, il consolidarsi del proprio prestigio e lo esprime attraverso l’arte. A conclusione delle vittoriose campagne militari in Grecia e Magna Grecia, le ingenti quantità di denaro e i ricchi bottini di guerra determinarono un mutamento di gusti che si trasformò in rivoluzione culturale. Le opere d’arte greche esibite nel corso delle manifestazioni trionfali dei generali vittoriosi erano di una qualità mai ammirata prima, talvolta persino in materiali preziosi fino ad allora sconosciuti in città, come perle o pietre preziose. Al seguito dei condottieri, arrivarono a Roma un gran numero di artigiani greci, architetti ed artisti. Il processo di ellenizzazione di Roma si protrasse per quasi due secoli, dalla fine del III alla metà del I secolo a. C., passando dalla mera imitazione iniziale alla rielaborazione di stilemi e modelli greci per adeguarli alle esigenze e al carattere romano. Si trattò di una vera rivoluzione culturale e da questa nacque l’arte universale dell’Impero romano. Significativi per comprendere questo fenomeno i versi di Orazio: “Graecia capta ferum vincitorem cepit” (la Grecia conquistata conquista sua volta il rozzo vincitore). Questa evoluzione dello stile è l’oggetto della mostra; “L’età della conquista”, racconta il periodo compreso tra la seconda guerra punica e l’età di Augusto con il passaggio da un linguaggio figurativo ancora arcaico, di tradizione etrusco-italica, alla formazione di un linguaggio artistico nuovo, universale: quello di Roma. L’esposizione raccoglie un centinaio di opere tra fregi, oggetti domestici, sculture in marmo, terracotta e bronzo, provenienti per lo più da Roma, Londra, Atene, Parigi, Copenhagen e Monaco, suddiviso in quattro sezioni (Dei e santuari, Monumenti onorari, Vivere alla greca, Costumi funerari) distribuite sui tre piani del museo.
Nella prima sezione della mostra, dal titolo Dei e santuari, si presentano fregi e frontoni in terracotta provenienti da diversi templi che rinviano a modelli etrusco-italici e sono fondamentali per illustrare il linguaggio figurativo romano arcaico, quando il marmo non era ancora utilizzato, e comprenderne l’evoluzione. Con la conquista della Grecia e l’arrivo di capolavori di arte ellenica cambiano i modelli di riferimento come testimoniato in mostra da una serie di teste colossali di divinità.
La seconda sezione, dedicata ai Monumenti onorari, a dominare la scena sono i marmi onorari di generali e aristocratici romani. Inizialmente veniva dato grande risalto alla figura del generale vincitore, generalmente in abiti militari, corazza, mantello e lungo scettro; invece dal II secolo a.C. si diffondono nel mondo italico soluzioni figurative nuove: i corpi sono nudi, in posa autorevole, capaci da soli di esprimere le qualità e il carisma della persona onorata.
La terza sezione, “Vivere alla Greca” offre un approfondimento sull’affermazione del gusto greco in ogni ambito del vivere, persino nel settore degli arredi domestici come candelieri, tavoli, crateri, vasellame. Mescolando elementi greci di vari periodi, gli artisti svilupparono in quel periodo un nuovo linguaggio figurativo, grazie al quale crearono pitture e sculture del tutto nuove: il lusso entra prepotentemente nella Domus Romana, a Roma si scopre la dolce vita, il piacere dell’esistere quotidiano, l’otium.
Infine, una quarta sezione è riservata ai Costumi funerari, in cui i romani appaiono meno influenzati dal fascino ellenico rispetto a tutti gli altri aspetti della vita pubblica e privata. Sembrano rimanere infatti legati alla propria tradizione continuando a mostrarsi ancora orgogliosamente avvinti nelle pieghe delle loro toghe, simbolo stesso della cittadinanza romana, e solo raramente sono rappresentati nei mantelli di tradizione greca o in costume eroico, e i loro volti sono rugosi e scavati: la committenza romana ora identifica il classico con l’arcaico, si riconosce in un’arte più sobria che pur se plasmata sulla matrice greca, si evolve con esiti nuovi. E’ nata ormai l’arte romana.

 
 
 

Naturalmente non è stato possibile fotografare i reperti oggetto della mostra. Alcune immagini delle opere qui riportate sono tratte dal materiale di documentazione diffuso dai Musei Capitolini in occasione della presentazione alla stampa della mostra. Invece nelle altre sale dei Musei ho cercato di selezionare alcuni dei tesori che più mi hanno colpito per la loro bellezza: mai la scelta fu tanto difficile.

 
 
 
 

nelle altre sale del Museo

 
 

girando per piazza del Campidoglio

E per concludere qualche sguardo su bellezze da non dimenticare

dal Tabularium

dalla terrazza Caffarelli

Sergio Natalizia - 2010

 
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