a Villa Adriana - Laboratorio Roma

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a Villa Adriana

le mie passeggiate

a Villa Adriana

con Santina, Aurora e Marco

 08 agosto 2009

 

È la più grande delle ville imperiali romane e si estende su circa 120 ettari. Sede del governo imperiale nel periodo invernale, era una vera città che Adriano edificò ampliando la villa della fine del II secolo a.C., portatagli in dote  dalla moglie. Facilmente raggiungibile anche tramite l'Aniene, la villa distava da Porta Esquilina solo 17 miglia. Fu realizzata in due fasi tra il 118 e il 133 d. C. Nella prima fase (118 -125) furono costruiti le Biblioteche, il Complesso settentrionale del Palazzo orientale, l'Hospitalia, il Giardino a sud-est del Palazzo  (padiglione a nord-est della Piazza d'Oro), le Terme con heliocaminus, il Teatro marittimo, lo Stadio, laqCaserma dei Vigili e le Grandi Terme. Appartengono invece alla seconda fase (125 -133): le Piccole Terme, il Complesso centrale del Palazzo orientale, il Palazzo occidentale, la Torre di Roccabruna, la Piazza d'Oro, il Pretorio, il Vestibolo, le Cento Camerelle e Pecile, il Padiglione verso Tempe, il Canopo e il Cortile a est dello Stadio.  
Amante dell'arte, Adriano curò personalmente la progettazione, tanto che della villa non si conoscono gli architetti: l'imperatore riprodusse, apportandovi personali adattamenti, gli stili e gli edifici visti nei tanti viaggi compiuti nelle province orientali. Tramite un sistema di vie sotterranee carrabili o pedonali, utilizzate dai domestici, riuscì a collegare tutte le zone della villa senza intralciare il livello sovrastante, ufficiale e di rappresentanza. Erano così assicurate riservatezza e tranquillità unitamente a funzionalità ed eleganza del complesso.
Dopo la morte di Adriano, avvenuta nel 138 d.C., la villa continuò a far parte dei beni della Casa Imperiale. Nei secoli successivi, però, subì un lento declino e fu spogliata dei suoi marmi, utilizzati in molti edifici e chiese medievali. Solo a partire del XV secolo si animò l'interesse di umanisti, mecenati, papi, cardinali e nobili per la villa. Interesse che fu, innegabilmente, soprattutto predatorio: campagne di scavo alla ricerca di statue e marmi furono fatti eseguire  da papa Alessandro VI Borgia, poi dal cardinale Alessandro Farnese, poi dal cardinale Ippolito II d'Este, per il quale Pirro Ligorio prelevò grandi quantità di materiali destinati sia alla villa di Tivoli che a quella di Roma. Dal XVI al XIX secolo si moltiplicarono gli scavi, anche da parte dei proprietari dei terreni che insistevano sull'area della villa, come il conte Fede o i Gesuiti ai quali apparteneva l'area del Pecile, e le oltre 300 opere maggiori ritrovate (ritratti, statue, erme, rilievi, sculture, mosaici) furono disperse per le collezioni private ed i musei di mezza Europa. Dopo l'unità d'Italia la villa passò al Demanio statale e furono intrapresi scavi e restauri, che riportarono alla luce la stupefacente architettura degli edifici e degli stucchi e mosaici superstiti.
Villa Adriana è stata dichiarata nel 1999 patrimonio dell'umanità dall'UNESCO.

la mappa di Villa Adriana

 
 
 
 

Il percorso

 
 
 
 

Il Pecile (1)
Ispirato alla famosa Stoà Poikile di Atene, era un quadriportico  che, al riparo del sole e della pioggia, permetteva di dialogare, dissertare, camminare. Si sviluppava intorno a un giardino con al centro una piscina. Un doppio portico costituiva la parte a nord. Ben conservato l'intero e alto (ben 9 m) muro di spina della parte settentrionale, in cui è il monumentale ingresso, che si varcava se si percorreva la strada che si snodava da nord.

 
 

Le Cento camerelle (2)
Il sistema di sostruzioni a quattro piani, ripartiti in piccole stanze, fu progettato per superare il dislivello di ben 15 m e ottenere un vasto pianoro su cui realizzare il quadriportico del Pecile. Nelle buie stanzette con un unico accesso-apertura era alloggiata la servitù. I locali ed il pianterreno erano adibiti a magazzini.

 
 
 

L'Antinoeion (3)
Scoperto nel 2002, situato lungo la strada di accesso al “Grande Vestibolo”, davanti le “Cento Camerelle”, è un tempio dedicato al giovane amante di Adriano, Antinoo, annegato nel Nilo nel 130 d.C. e onorato dopo la morte come Osiride, Dionisio o Hermes. Oltre alla città egizia di Antinoopolis, l'imperatore gli dedicò questo edificio con la funzione di luogo-memoria per ricordarlo da vivo. Si tratta dell'ultima grande costruzione realizzata nella villa da Adriano.

 

L'edificio con tre esedre (4)
Il complesso, di forma rettangolare, è molto articolato e ha esternamente su tre pareti una triplice esedra con porticato. Le due ali presentano diversità strutturali: prevalenza di aree aperte in una, presenza di vari locali nell'altra (quelli orientati a N erano utilizzati per banchetti estivi). Era un vestibolo a servizio dell’Edificio con Peschiera, residenza privata di Adriano.

 

Le piccole Terme (5)
Edificate tra il 121 e il 126 e quindi di epoca posteriore a quelle con Heliocaminus, insieme alle Grandi furono realizzate nel corso di una fase di ampliamento della villa. Servite da vie sotterranee e ubicate lungo il percorso che porta al Canopo, le Piccole Terme sono di dimensioni minori rispetto alle Grandi. Collegate al palazzo e all'edificio con Peschiera, erano frequentate dall'imperatore o riservate alle donne.

 
 

Le grandi Terme (6)
Meno originali architettonicamente delle Piccole e raggiungibili attraverso un vasto piazzale situato a E del complesso, presentano gli elementi tipici delle terme romane: sudatio, calidarium, tepidarium, frigidarium, piscine per la natatio e la palestra.

 
 
 

Il Pretorio (7)
Contrariamente a quello che farebbe pensare il nome, non si trattava degli alloggiamenti dei pretoriani. L'edificio ha una struttura distinta in due parti. L'inferiore, a tre piani, era un insieme di sostruzioni (in cui era alloggiata la servitù) atte a sorreggere quella superiore, che, decorativamente ricca, era per gli ospiti di riguardo. Era posta infatti all'altezza dell'Edificio con Peschiera e quindi all'accesso diretto con le zone di palazzo frequentate dall'imperatore.

Il Canopo (8)
Adriano ha qui riprodotto il canale (che univa la città omonima con Alessandria) inserendolo in un'angusta valle. È dominato a sud da un ninfeo ad esedra, utilizzato per i banchetti estivi: il Serapeo. A est un doppio colonnato sosteneva una pergola; a ovest era posto un colonnato singolo (alla cui metà sono situate sei copie in gesso di statue: 4 cariatidi e 2 Sileni canefori). Nel lato mistilineo a nord sono alloggiate le copie d i Atena, Ares, Hermes e di due amazzoni ferite. Inoltre sono presenti le copie delle personificazioni del Nilo, del Tevere e del coccodrillo.

 
 

la Torre di Roccabruna (9)
Ispirata alla Torre dell'Accademia di Atene, è raggiungibile seguendo il sentiero che si diparte dall’edificio adibito a mostra, vicino il Canopo. L'edificio, in origine di tre piani, forse era utilizzato come osservatorio astronomico da Adriano oltre che come belvedere.

 
 
 

la Piazza d'oro (10)
La motivazione del nome va ricercata nella ricchezza architettonica e scultorea dell'edificio, spogliato a partire dal XVI secolo. Tramite un vestibolo a pianta ottagonale e con copertura a cupola a spicchi, si accedeva al grande giardino centrale (delimitato da un porticato) con piscina rettangolare, fiancheggiata da un insieme di aiuole e di piccole vasche. Forse era utilizzata per i banchetti estivi la grande sala, (diametralmente opposta al giardino) sul cui fondo si apriva un ampio ninfeo.

edificio con pilastri dorici (11)
Deve il suo nome all'ambiente porticato con pilastri scanalati che sorreggono una trabeazione dorica. Non era la sala del trono di Adriano ma una struttura di collegamento tra le varie zone del Palazzo, realizzata durante la seconda fase edilizia della residenza imperiale e quindi in posizione contigua del Triclinio estivo e delle Esedre costruite nel periodo repubblicano. Grazie a questa “cerniera”, Adriano ed i suoi ospiti raggiungevano il Peristilio esterno, la Piazza d’oro, il Triclinio estivo, l’Edificio con Peschiera. Del porticato, a base rettangolare, restano dei pilastri scanalati che sorreggevano una trabeazione a metope e triglifi secondo lo stile dorico. La copertura era una volta a botte. Vi si accede per mezzo di in corridoio in cui in parte è ancora visibile il pavimento a mosaico. Non si sa se la zona centrale fosse coperta o meno.

 
 

il Teatro marittimo (12)
È una piccola isola artificiale su cui c'è una domus in miniatura a pianta circolare (con atrio, triclinio, cubicula, latrina e piccole terme) ove Adriano si ritirava e rifletteva. Era inaccessibile (se non tramite due strutture girevoli) essendo circondata dalle acque di un canale, utilizzato dall'imperatore come natatio. Un porticato delimitava il canale mentre l'alto muro circolare racchiudeva e rendeva ancora più inaccessibile la piccola domus.

 
 
 

Le Terme con Heliocaminus (13)
Sono le più antiche tra quelle della villa. Nella volta della sala circolare è ubicato un occhio centrale ("lumen") chiuso da un clipeo bronzeo che permetteva di aumentare o diminuire la quantità di vapore acqueo riscaldando l'ambiente che era adatto (anche grazie alle finestre esposte a S-O) per prendere i bagni di sole pomeridiani.

 

Hospitalia (14)

Il complesso si sviluppa lungo uno dei lati minori del Cortile d elle Biblioteche a cui una scala li congiungeva. Erano destinati all'alloggio di ufficiali pretoriani o a ospiti non di riguardo. Erano una doppia serie di cubicula (ognuna avente tre letti) che si aprivano su un ampio corridoio mosaicato con tessere in bianco e nero.

 
 
 

Biblioteca Latina e biblioteca greca (15)
Poste su un'altura artificiale, utilizzata come giardino, sono due edifici collegati da un portico, noti come Biblioteca Greca e Latina. La prima è a tre piani: al II erano i locali di servizio mentre il III era munito di un impianto di riscaldamento. Qui forse Adriano vi risiedeva in inverno e ciò spiegherebbe il perché una scalinata esterna collegava il III piano alla domus del Teatro Marittimo. La Biblioteca Latina, a due piani, è nell'insieme simile all'altra avendo tutta una serie di stanze disposte sullo stesso asse.

Sala dei Filosofi (16)
L'ampio locale rettangolare ha una grande abside circolare nella cui parete si rincorrono sette nicchie. Tramite i due ingressi si raggiungevano il Pecile e il Teatro Marittimo, entrambi vicinissimi. La Sala dei Filosofi era quindi un edificio di raccordo utilizzato, secondo alcuni, come biblioteca, per altri come sala riunioni per il consiglio. Varie le tesi su cosa era posto nelle nicchie: dei libri o sette statue di familiari di filosofi o ancora altrettante statue di Adriano.

 
 

Tempio di Venere (17)
Rotondo, in stile dorico, il tempio era situato centralmente in un Ninfeo semicircolare che si affacciava sulla sottostante Valle di Tempe. Possenti sostruzioni (in cui è inglob ato un basolato sotterraneo utilizzato dalla servitù e dai carri) permisero di realizzare l'ampio pianoro su cui si eleva il complesso. Il tempio custodiva una copia dell'Afrodite Cnidia, scolpita da Prassitele e oggi ospitata nell'Antiquarium. Il suo calco, insieme alle quattro colonne e alla stupenda trabeazione, dà ai ruderi un particolare fascino.

 
 
 

il Teatro greco (18)
Di dimensioni modeste, essendo utilizzato solo dalla corte imperiale, ha una pianta semicircolare come i teatri romani. La cavea utilizza l'andamento tufaceo morfologico collinare. Una gradinata centrale la divide in due settori. Non è ancora chiaro se il piccolo ambiente, che domina dall'alto la cavea, fosse riservato ad Adriano o fosse un piccolo tempio dedicato a una divinità. Ai piedi invece della cavea è ancora ben visibile l'orchestra (ossia la zona riservata al coro). Non del tutto conservato il proscenio (palco); persa invece la frons scenae..

 

il complesso della Palestra (19)
Costituito da sei edifici, è situato in quella che l'imperatore chiamò "Valle di Tempe" per rendere omaggio ad un luogo (in Tessaglia) che lo aveva affascinato durante i suoi viaggi in Grecia. L'attribuzione del termine "Palestra" si deve a Pirro Ligorio che, al servizio del cardinal Ippolito II d'Este, era incaricato di reperire statue romane con cui ornare i giardini di Villa d'Este. Il ritrovamento di statue, rappresentanti secondo lui degli atleti, lo indusse a pensare che i ruderi fossero quelli di una palestra. In realtà il complesso doveva essere dedicato al culto della dea Iside.

 

l'Antiquarium

 

Gli ambienti adrianei situati lungo il margine occidendale del Canopo, sono stati utilizzati per accogliere l'Antiquarium, che ospita un'ampia scelta delle sculture rinvenute al Canopo negli scavi Aurigemma degli anni cinquanta. Al piano superiore troviamo il ciclo statuario del Canopo, che occupa la sala principale, cui segue una serie di statue e ritratti imperiali rinvenuti in varie zone della villa. Le sale del piano inferiore accolgono ogni anno una mostra tematica su singoli aspetti relativi all'imperatore Adriano e alla sua dimora tiburtina.

 
 
 
 
 
 

Sergio Natalizia - 2009

 
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