Vai ai contenuti
Salta menù
Salta menù
laboratorioRoma.it

maggio

Memorie > I giorni di Roma
I giorni di Roma
Maggio
6 maggio 1527
Sacco di Roma
Inizia il Sacco di Roma a opera dei lanzichenecchi. Nel mezzo delle Guerre d’Italia (1494-1559) il sacco di Roma fu causato dalla decisione di papa Clemente VII di promuovere nel maggio 1526 una lega antiasburgica, detta di Cognac. Alla lega aderivano, oltre al re di Francia, i principali Stati italiani. Lo sviluppo del conflitto volse presto in favore di Carlo V, le cui forze finirono con l’affacciarsi alle porte di Roma. L’attacco alla città vide protagonisti, oltre alle truppe spagnole, i lanzichenecchi tedeschi, in gran parte luterani, che devastarono chiese e case, usando i palazzi vaticani come stalle. Dopo una lunga serie di saccheggi le forze imperiali lasciarono Roma, la cui popolazione in meno di un anno si ridusse drasticamente, da 53.000 a 30.000 abitanti.

21 maggio 1656
L’epidemia di peste
Nella primavera del 1656, un terribile flagello si abbattè su Roma: la peste. Al tempo, non esistevano rimedi efficaci contro la malattia. L’unico modo per evitare il contagio era cercare di isolarsi il più possibile. Così, il 21 maggio, la Congregazione di Sanità dette ordine di chiudere gli accessi alla città. Per consentire il transito di uomini e merci restarono aperte soltanto otto porte, costantemente presidiate. Al tramonto, quando le campane suonavano l’Ave Maria, venivano sbarrate. Ma questo provvedimento non fu sufficiente a evitare che anche Roma venisse duramente colpita dal morbo. Nonostante i provvedimenti presi e gli sforzi per impedirlo, Roma venne travolta dall’epidemia di peste, che si diffuse rapidamente tra la popolazione.  Alcune zone della città vennero isolate; l’isola Tiberina, trasformata in lazzaretto, accolse decine di malati, ai quali si tentò di prestare soccorso. I medici cercarono di trovare una cura, ma i rimedi sperimentati si rivelarono tutti inefficaci. L’epidemia provocò la morte di circa 15.000 persone, di cui 11.373 nelle zone della città sulla riva sinistra del Tevere, 1.600 nel Ghetto e 1.500 a Trastevere, su una popolazione totale all’epoca inferiore ai 100.000 abitanti.

26 maggio 1595
Morte di San Filippo Neri
Muore San Filippo Neri, che aveva svolto la propria missione evangelica per le strade di Roma, dedicandosi alla cura dei poveri e degli ammalati, al punto da essere chiamato dal popolo “Santo Pippo bbòno”. Nato a Firenze nel 1515, figlio di un notaio, dopo aver terminato gli studi, si trasferisce prima a Montecassino e, all’età di diciotto anni, a Roma. Qui inizia a lavorare fra i giovani della città e fonda una confraternita di laici che si incontrano per dare aiuto ai pellegrini ed ai convalescenti. Durante il Giubileo del 1550 svolge un ruolo importante aprendo l’Ospizio della SS.Trinità per l’accoglienza dei pellegrini. Nel 1551 viene ordinato sacerdote in San Tommaso in Parione e si stabilisce presso la Chiesa di San Girolamo della Carità, dove diventa famoso come confessore. Nel 1575 fonda la “Congregazione dell’Oratorio” che viene riconosciuta da Papa Gregorio XIII e nel 1586 Sisto V riconosce la pratica della visita alle sette Chiese, resa famosa proprio da Filippo Neri. Nel 1622, a meno di trent’anni dalla morte, Papa Gregorio XV canonizzerà Filippo Neri. "Apostolo di Roma" lo definirono immediatamente i Pontefici ed il popolo romano, attribuendogli il titolo riservato a Pietro e Paolo, titolo che Roma non diede a nessun altro dei pur grandissimi santi che hanno vissuto ed operato tra le mura della Città Eterna.

created by Web Expression X5 pro
Torna ai contenuti