giugno
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I giorni di Roma
Giugno
4 giugno 1944
Liberazione di Roma dall’occupazione nazifascista
E' il giorno in cui la Capitale viene liberata dall’occupazione nazifascista che durava dall’armistizio del settembre 1943, dopo il quale il Re Vittorio Emanuele era scappato a Brindisi, lasciando i romani in balia dei soldati tedeschi sotto il comando del feldmaresciallo Albert Kesselring.
La liberazione di Roma fu uno degli episodi fondamentali della Campagna d'Italia promossa dalle truppe alleate che sancì un punto di svolta nella Seconda guerra mondiale contro l'esercito tedesco. Le truppe anglo-americane del generale Mark Wayne Clark oltrepassarono le linee dell'esercito tedesco ed entrarono nella capitale senza incontrare alcuna forma di opposizione, accolti da liberatori quali erano dai romani. La Wehrmacht batteva in ritirata. Il feldmaresciallo Albert Kesselring, comandante dell'esercito nazista in Italia, deviò verso il settentrione per ritirarsi sulla linea gotica.
Terminava in tal modo un'occupazione durata nove mesi che aveva visto la popolazione di Roma affrontare privazioni, violenze e sofferenze. Iniziava quindi la voglia di ricominciare e il desiderio di chiudere i conti col passato regime.
22 giugno 1633
L’abiura di Galileo
Sospettato di eresia e accusato di voler sovvertire la filosofia naturale aristotelica e le Sacre Scritture, Galileo Galilei fu processato e condannato dal Sant'Uffizio. Galileo in una sala del convento di Santa Maria sopra Minerva, ascoltò in ginocchio la lettura della sentenza che lo condannava per aver disobbedito alla diffida a diffondere le teorie copernicane. Fu costretto, il 22 giugno 1633, all'abiura delle sue concezioni astronomiche e al confino nella propria villa di Arcetri. Solo 359 anni dopo, il 31 ottobre 1992, papa Giovanni Paolo II, alla sessione plenaria della Pontificia accademia delle scienze, ha dichiarato riconosciuti "gli errori commessi" sancendo la conclusione dei lavori di un'apposita commissione di studio da lui istituita nel 1981.
30 giugno 1849
L’ultima battaglia della Repubblica Romana
Il 30 giugno del 1849 sul Gianicolo si combattè l’ultima battaglia della storia della Repubblica Romana. Negli scontri si contarono 3.000 italiani fra morti e feriti e circa 2.000 francesi. È il triste e sanguinoso epilogo della Repubblica Romana. Il giorno seguente Giuseppe Garibaldi, in piazza San Pietro, pronuncia lo storico discorso: “io esco da Roma: chi vuol continuare la guerra contro lo straniero, venga con me … non prometto paghe, non ozi molli. Acqua e pane quando se ne avrà”. A piazza San Giovanni, lo attendono circa 4.000 uomini armati, con i quali lascia la città.
La Repubblica Romana del 1849 visse per cinque mesi. Il Popolo romano la fece nascere, Mazzini ne fu l’anima politica, Garibaldi il difensore; Mameli, Manara, Dandolo e tanti altri gli eroi che morirono per essa. Gli eserciti di Austria, Francia, Spagna e Regno delle Due Sicilie ne decretarono la fine. Mentre l’invasore entrava in Roma per distruggere la nuova Repubblica Romana, in Campidoglio si dava lettura al popolo della Costituzione che non sarebbe mai entrata in vigore. Era però una delle più democratiche d’Europa in quanto consentiva la libertà di culto, la laicità dello Stato, la separazione dei poteri, la libertà d’opinione e l’abolizione della censura: si tratta di “principi fondamentali”, che hanno ispirato le Costituzioni dei paesi liberi e democratici. Molti dei suoi elementi di modernità sono contenuti nella Carta Costituzionale della Repubblica Italiana.