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giugno

Memorie > I giorni di Roma
I giorni di Roma
Giugno
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2 giugno 455
Il sacco dei Vandali
I Vandali entrano a Roma e saccheggiano la città per due settimane; Papa Leone I Magno, che era riuscito a fermare Attila, nulla poté nei confronti della furia dei Vandali e riuscì solo ad ottenere dal re Genserico la clemenza nei confronti degli abitanti. Sebbene la storia ricordi il sacco dei Vandali come estremamente brutale (da cui il termine vandalismo per indicare un atto di violenza distruttiva e gratuita), in verità Genserico onorò il suo impegno di non abbattere la sua forza sul popolo romano ed i Vandali non operarono nessuna distruzione degna di nota nella città; essi comunque razziarono l'oro, l'argento e molti altri valori, con un impeto peggiore di quello dei visigoti di Alarico, autori del sacco del 410. La città venne sistematicamente spogliata, quasi con metodo, delle sue ricchezze: depredarono di ogni ricchezza il palazzo imperiale; spogliarono i templi come quello di Giove Capitolino ma non vi furono né eccidi, né incendi, né dissennate distruzioni e furono rispettate le chiese cristiane.
4 giugno 1944
Liberazione di Roma dall’occupazione nazifascista
E' il giorno in cui la Capitale viene liberata dall’occupazione nazifascista che durava dall’armistizio del settembre 1943, dopo il quale il Re Vittorio Emanuele era scappato a Brindisi, lasciando i romani in balia dei soldati tedeschi sotto il comando del feldmaresciallo Albert Kesselring.
La liberazione di Roma fu uno degli episodi fondamentali della Campagna d'Italia promossa dalle truppe alleate che sancì un punto di svolta nella Seconda guerra mondiale contro l'esercito tedesco. Le truppe anglo-americane del generale Mark Wayne Clark oltrepassarono le linee dell'esercito tedesco ed entrarono nella capitale senza incontrare alcuna forma di opposizione, accolti da liberatori quali erano dai romani. La Wehrmacht batteva in ritirata. Il feldmaresciallo Albert Kesselring, comandante dell'esercito nazista in Italia, deviò verso il settentrione per ritirarsi sulla linea gotica.
Terminava in tal modo un'occupazione durata nove mesi che aveva visto la popolazione di Roma affrontare privazioni, violenze e sofferenze. Iniziava quindi la voglia di ricominciare e il desiderio di chiudere i conti col passato regime.

9 giugno 1899
Inaugurazione del monumento a Giordano Bruno a Campo de Fiori
Il 9 Giugno del 1889 viene inaugurato in Campo de’ Fiori il monumento realizzato da Ettore Ferrari in onore di Giordano Bruno, condannato dall’Inquisizione come eretico e arso vivo in Campo de’ Fiori il 17 febbraio 1600.
Giordano Bruno, considerato uno dei padri della filosofia moderna, simbolo della libertà di pensiero, viene raffigurato in atteggiamento di filosofo, raccolto in se stesso, con le mani incrociate sul suo libro chiuso e con lo sguardo dritto davanti a sé. Sul basamento, in granito, sono raffigurati alcuni liberi pensatori e gli episodi più importanti della vita di Giordano Bruno. La statua, realizzata in bronzo, viene eseguita presso la fonderia Crescenzi. L’inaugurazione del monumento si trasformò però in una grande manifestazione delle forze liberali ed anticlericali. Papa Leone XIII, contrario alla realizzazione dell’opera, rimase per tutto il giorno inginocchiato davanti alla statua di San Pietro pregando per sconfiggere “la lotta ad oltranza contro la religione cattolica”. Alle dispute che ne seguirono pose termine Papa Giovanni Paolo II In occasione del Giubileo del 2000, quando volle chiedere perdono per i misfatti storici della Chiesa, scrivendo che la morte di Bruno “costituisce oggi per la Chiesa un motivo di profondo rammarico” e un “triste episodio della storia cristiana moderna”, anche se “il cammino del suo pensiero lo condusse a scelte intellettuali che progressivamente si rivelarono, su alcuni punti decisivi, incompatibili con la dottrina cristiana”.

22 giugno 1633
L’abiura di Galileo
Sospettato di eresia e accusato di voler sovvertire la filosofia naturale aristotelica e le Sacre Scritture, Galileo Galilei fu processato e condannato dal Sant'Uffizio. Galileo in una sala del convento di Santa Maria sopra Minerva, ascoltò in ginocchio la lettura della sentenza che lo condannava per aver disobbedito alla diffida a diffondere le teorie copernicane. Fu costretto, il 22 giugno 1633, all'abiura delle sue concezioni astronomiche e al confino nella propria villa di Arcetri. Solo 359 anni dopo, il 31 ottobre 1992, papa Giovanni Paolo II, alla sessione plenaria della Pontificia accademia delle scienze, ha dichiarato riconosciuti "gli errori commessi" sancendo la conclusione dei lavori di un'apposita commissione di studio da lui istituita nel 1981.
30 giugno 1849
L’ultima battaglia della Repubblica Romana
Il 30 giugno del 1849 sul Gianicolo si combattè l’ultima battaglia della storia della Repubblica Romana. Negli scontri si contarono 3.000 italiani fra morti e feriti e circa 2.000 francesi. È il triste e sanguinoso epilogo della Repubblica Romana. Il giorno seguente Giuseppe Garibaldi, in piazza San Pietro, pronuncia lo storico discorso: “io esco da Roma: chi vuol continuare la guerra contro lo straniero, venga con me … non prometto paghe, non ozi molli. Acqua e pane quando se ne avrà”. A piazza San Giovanni, lo attendono circa 4.000 uomini armati, con i quali lascia la città.
La Repubblica Romana del 1849 visse per cinque mesi. Il Popolo romano la fece nascere, Mazzini ne fu l’anima politica, Garibaldi il difensore; Mameli, Manara, Dandolo e tanti altri gli eroi che morirono per essa. Gli eserciti di Austria, Francia, Spagna e Regno delle Due Sicilie ne decretarono la fine. Mentre l’invasore entrava in Roma per distruggere la nuova Repubblica Romana, in Campidoglio si dava lettura al popolo della Costituzione che non sarebbe mai entrata in vigore. Era però una delle più democratiche d’Europa in quanto consentiva la libertà di culto, la laicità dello Stato, la separazione dei poteri, la libertà d’opinione e l’abolizione della censura: si tratta di “principi fondamentali”, che hanno ispirato le Costituzioni dei paesi liberi e democratici. Molti dei suoi elementi di modernità sono contenuti nella Carta Costituzionale della Repubblica Italiana.
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