la Sedia del diavolo
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la "Sedia del diavolo"
Sepolcro di Elio Callistio oggi
Sepolcro di Elio Callistio agli inizi del Novecento
Lungo la via Nomentana, poco oltre la chiesa di Santa Agnese, si trovano i resti di un sepolcro datato alla metà del II secolo attribuito ad Elio Callistio, un liberto (schiavo liberato) dell’imperatore Adriano.
Il sepolcro è del tipo "a tempio", sviluppato su due piani; la facciata è interamente crollata, mentre si conservano tre dei lati. La costruzione iniziò a essere chiamata "Sedia del diavolo" proprio in seguito al crollo della facciata, quando i resti assunsero l’aspetto di una sedia con dei braccioli. In epoca medievale essendo ben visibile da lontano e isolato nella campagna fu usato spesso come rifugio da pastori e vagabondi: il richiamo alla figura del Diavolo pare sia derivato dall'aspetto dato al rudere dai bagliori rossastri dei fuochi notturni che venivano accesi all'interno di essa, al punto da far credere che fosse un luogo demoniaco, nonché il trono di Satana. Durante la notte, infatti, uomini e pastori senza dimora vi si rifugiavano accendendo fuochi; stessa cosa accadeva quando il sito divenne punto di appoggio per prostitute che nelle notti d’inverno, per riscaldarsi, vi accendevano il fuoco facendo quindi assumere al sepolcro un aspetto ancor più tenebroso a causa del gioco di fiamme e ombre.
L’aspetto, tetro ed inquietante, contribuì a suscitare l’impressione popolare dando origine a diverse leggende attorno al monumento; per anni racconti popolari si susseguirono e tramandarono arricchendo di mistero e magia l’edificio rendendolo scenario e sede di riti esoterici e propiziatori, organizzati dai seguaci del maligno. Credenza assai diffusa era che l’edificio potesse addirittura conferire il dono della preveggenza e capacità curative al punto che era comune pratica scrivere sopra le pareti i propri desideri affinché si realizzassero, o si raschiavano via frammenti di mattoni per farne pozioni e unguenti magici dalle capacità curative.
Fino agli anni Cinquanta del secolo scorso, la piazza dove si trovano i ruderi del sepolcro si chiamava piazza della Sedia del Diavolo: nel 1958, su richiesta degli abitanti stanchi di vivere in un luogo dal nome così sinistro, la piazza intorno al monumento abbandonò questa denominazione assumendo quello attuale di piazza Elio Callistio.
© Sergio Natalizia