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I giorni di Roma
Luglio
9 luglio 1796
Quando le “madonnelle” mossero gli occhi
Passeggiando per il centro di Roma, se si alza lo sguardo all’altezza dei primi piani dei palazzi, si è colpiti dalla presenza di piccole edicole, dedicate per lo più alla Madonna. Sono le “Madonnelle”, care alla devozione cristiana dei romani e rappresentano l'espressione popolare della devozione verso la Vergine Maria. Come a molte altre immagini e statue di soggetto religioso, anche ad alcune Madonnelle vennero attribuiti dei fatti prodigiosi: uno di queste è sicuramente quella relativa all'avvenimento per cui ad una molteplicità di immagini mariane furono attribuiti nel 1796 una serie di eventi sorprendenti. Sembra infatti che per quasi venti giorni, a partire dal 9 luglio di quell’anno, alcune Madonnelle avessero mosso gli occhi e versato lacrime. Erano i tempi della minaccia dell'invasione delle truppe napoleoniche, che avrebbero poi occupato Roma e deportato il Papa in Francia: Il popolo di Roma vide in quello sguardo sollevato tante volte al cielo e abbassato poi sul popolo, una profezia di sciagura, tanto che l’autorità ecclesiastica dovette istituire dei processi di accertamento per verificare la veridicità dell’evento.
L’istruttoria dell’autorità ecclesiastica verificò le diverse testimonianze sulle immagini della Madonna coinvolte nel prodigio e, anche se le testimonianze raccolte erano state relative a un numero ben maggiore, le indagini conclusero, nonostante lo scetticismo di molti, che a muovere gli occhi fossero state la Madonna dell’Archetto, in vicolo San Marcello, la Madonna della Pietà in vicolo delle Bollette, la Madonna del Rosario, in via dell’Arco della Ciambella, la Madonna dell’Addolorata, oggi in piazza del Gesù, la Madonna della Divina Provvidenza, in via delle Botteghe Oscure.
12 luglio 1555
Istituzione del Ghetto di Roma
Papa Paolo IV istituisce il primo ghetto ebraico a Roma dopo la pubblicazione della Bolla Cum nimis absurdum. Il pontefice revocò tutti i diritti concessi agli ebrei romani e ordinò l'istituzione del ghetto, chiamato "serraglio degli ebrei", facendolo sorgere nel rione Sant'Angelo accanto al teatro di Marcello. Fu scelta questa zona perché la comunità ebraica, che nell'antichità classica viveva nella zona dell'Aventino e, soprattutto, in Trastevere, vi dimorava ormai prevalentemente e ne costituiva la maggioranza della popolazione.
Già presente a Venezia e in altre città europee, è il primo dello Stato Pontificio. Solo nel 1848, Pio IX ordinò l'apertura delle porte del ghetto che sarà abolito nel 1870 e vedrà la demolizione delle mura nel 1885. Gli ebrei romani furono liberi di lasciare il quartiere, e vennero restituiti loro gli stessi diritti civili della popolazione cristiana. La situazione abitativa non mutò però negli anni successivi e anche dopo il 1870 il ghetto appariva un quartiere in disfacimento, che sopravviveva solo grazie all’operosità della comunità, con case interamente aperte al commercio di tessuti, casalinghi e degli oggetti di “anticaje e petrelle”. L’immagine del ghetto di questo periodo è ben rappresentata negli acquerelli che Ettore Roesler Franz eseguì tra il 1881 ed il 1887. Il pittore della “Roma sparita” fornisce una precisa rappresentazione delle piazzette e dei vicoli del quartiere, mettendo sempre in risalto figure e scenari di vita quotidiana.
19 luglio 1943
Bombardamento alleato a San Lorenzo
Seconda Guerra Mondiale, Roma è sotto l’occupazione tedesca. Alle 11,02 avviene il primo bombardamento aereo alleato di Roma: l’obiettivo è lo Scalo San Lorenzo, ma i grappoli di bombe devastano una vasta area della città compresa tra piazzale Sisto V, piazzale San Lorenzo e piazza Porta Maggiore. Particolarmente colpiti sono il Policlinico, l’Università e i quartieri Prenestino e Tiburtino con la basilica di San Lorenzo al Verano. Caddero almeno quattromila bombe: i morti furono 3000 e i feriti fra gli 11.000 e i 12.000. Oltre alla basilica devastata dalle bombe, crollarono interi palazzi: con il bombardamento ancora in corso arrivò papa Pio XII per dare conforto al popolo di Roma. Era infatti uscito dal Vaticano prima del cessato allarme per cui, in quell’occasione, Pio XII rischiò la propria vita, non curante della propria incolumità per compiere questo atto pastorale verso i fedeli della sua diocesi. La gente accorse immediatamente come una fiumana; Papa Pacelli scese dalla macchina, pregò con le persone accorse e allora si levò quel grido di pace che di lì a poco venne ascoltato: dopo meno di due mesi ci fu l’armistizio.