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Tanto pe cantà Le canzoni di Roma |
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Introduzione |
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Introduzione |
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E’ noto che la storia della canzone romana è una storia minore rispetto a grandi tradizioni come quella napoletana, la cui araldica fa impallidire qualunque concorrenza: sono mancate nella canzone romana le caratteristiche fondamentali che possono far parlare di una "scuola", come l'uso sistematico del dialetto e la trattazione di argomenti tipici. Si può parlare piuttosto di un filone canoro che ha visto la luce alla fine dell'ottocento con il tradizionale appuntamento della festa di San Giovanni dove ogni anno si presentavano moltissime canzoni e da cui sono praticamente usciti i più bei capolavori della canzone romana. Protagonista indiscusso di quegli anni fu sicuramente Romolo Balzani, cantautore prolifico amatissimo dai contemporanei, anche se sottostimato dalla critica ufficiale: si fece interprete di una romanità che, nonostante il passare del tempo, possiamo ancora trovare in tanti angoli di Roma. Ma la tradizione vocale romana è rappresentata soprattutto dai canti popolari, serenate, stornelli, canzoni che meritano di essere ricordate perchè alcune di esse hanno raggiunto una notorietà che le ha fatte divenire patrimonio internazionale. Poi occorre dire che la canzone romana è sempre riuscita a coinvolgere emotivamente chi l'ascolta. Disse una volta Ettore Petrolini, passato alla storia come attore e geniale macchiettista negli anni trenta, ma anche autore di famose canzoni e che ha il merito di aver fatto conoscere nel mondo alcune canzoni romane:
Non sapevo fare nulla: facevo il romano, e fare il romano era la mia passione. A Nizza, Parigi, all'Avana, al Messico, a New York, Buenos Aires, a Rio de Janeiro e nell'interno del Brasile, parlavo romano; cantavo li stornelli che nissuno, magari, li capiva, ma tutti li applaudivano. Un bel fenomeno. Allora mi convinsi che nascere romano era una concessione speciale di Nostro Signore Gesù Cristo". |
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Quando si parla di canzoni e voci di Roma non si fa mai riferimento alle comuni origini ma soltanto alle indiscusse capacità professionali e alla "romanità" dei singoli cantanti. Gli anni quaranta videro nascere l'astro di Claudio Villa che presto conquistò tutto il pubblico italiano: è una forzatura collegare il nome di Villa alla canzone romana, piuttosto che all'intera canzone italiana (era soprannominato il "reuccio" della canzone), di fatto il suo repertorio ha sempre contemplato le composizioni romane e basterebbe la sua interpretazione di "Vecchia Roma" per fare di lui il più grande della storia della canzone romana. Altro indimenticabile interprete della canzone romana è stato Renato Rascel che insieme a Garinei e Giovannini presentò molte canzoni aventi come sfondo Roma e rimaste nella storia della musica italiana ed internazionale, come "Arrivederci Roma". La commedia musicale Rugantino fu la cornice di una delle più belle canzoni romane mai scritte, "Roma nun fa la stupida stasera", su cui si sono cimentati tra l'altro Nino Manfredi ed Enrico Montesano. L'unico cantante donna di prestigio è stata Gabriella Ferri che ha saputo interpretare delle canzoni romane lo spirito satirico e beffardo pur se sempre velato di malinconia: fu lei che fece riscoprire, in duetto con Luisa De Santis un vecchio canto popolare come "La società dei magnaccioni". Quello che forse si è più prodigato per tenere viva la tradizione canora della melodia romana è senza dubbio Sergio Centi, le cui interpretazioni seppure calde e appassionate, mantengono sempre uno stile sobrio e asciutto che rifugge sia la grevità popolaresca che la leziosità melodica. La riproposizione popolaresca, stile "posteggiatore", della tradizione è invece propria di Alvaro Amici, anche se a volte però rischia di cadere nella grevità. Dalle scene del Rugantino è iniziata la carriera di Lando Fiorini, proseguita con i successi nel cabaret, che è divenuto uno degli esecutori più conosciuti del repertorio di canzoni classiche romane. Altro eccezionale interprete è Gigi Proietti che si è imposto al pubblico per le sue interpretazioni del repertorio di Petrolini e che ha "reinventato" il repertorio romanesco classico e proposto nuove composizioni: in esse Proietti riesce a passare continuamente dall'ironia all'invettiva e dalla tenerezza al sarcasmo giungendo ad una personalizzazione incredibile di canzoni come "Nina, si voi dormite" e "Barcarolo romano". Belle pagine della canzone dialettale romanesca sono state sicuramente scritte da Franco Califano che ha saputo cogliere con le parole e le note gli umori di una città sempre più anonima; ma sicuramente il cantautore che più di tutti ha manifestato il suo senso di appartenenza a Roma è stato Antonello Venditti: anche quando alcuni suoi titoli possono far pensare a una canzone "romanesca", in realtà si tratta di brani (basti pensare a Roma Capoccia e Grazie Roma) che possiedono ormai una valenza universale e sono conosciuti da tutti. Abbiamo pensato di riunire alcuni dei pezzi più pregiati che ancora oggi ci appaiono come le canzoni di e su Roma più emozionanti e coinvolgenti, presentando, ove possibile, una breve nota descrittiva, il testo e la possibilità di ascoltarne l'esecuzione. |
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