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Chiese

 

Quasi  tutti i panorami di Roma  hanno in comune uno sfondo dominato dalle cupole delle chiese. Dal Gianicolo, dall'Aventino, dal Pincio o dalle terrazze del Vittoriano, le cupole delle chiese di Roma tracciano un profilo unico  al mondo e sono testimonianza del ruolo che le chiese hanno avuto nella storia architettonica, religiosa, sociale ed artistica della città. Le chiese di Roma sono moltissime e la loro storia accompagna quella della capitale da diciotto secoli. Chiese solenni, immense e famose, oppure piccole e meno conosciute, ma non per questo meno belle ed eleganti: quasi tutte custodiscono un patrimonio artistico  fatto di mosaici, affreschi, dipinti, sculture e conservano al loro interno un’atmosfera ed una storia pronta a raccontarsi a chiunque abbia voglia di ascoltare. Questa piccola ricognizione tra le chiese romane vuole evidenziare ciò che può riservare alla curiosità uno dei patrimoni più importanti di Roma. Siano esse romaniche, rinascimentali, barocche o neoclassiche, ogni chiesa romana ha una sua particolarità, un’opera che spicca fra tutte le altre o la memoria di un avvenimento che la fa ricordare per sempre. In questa sede abbiamo selezionato 100 chiese tra le più significative dal punto di vista storico ed artistico: di ognuna si traccia sinteticamente la storia, con particolare attenzione alle opere d'arte che vi sono conservate, in modo da stimolarne la scoperta e l’approfondimento a momenti successivi.

 

 
 

S. Agata dei Goti - Monti - via Mazzarino

La chiesa ha un'origine antichissima: fu fondata poco prima delle invasioni dei Goti (metà del VI secolo) e durante la loro occupazione fu adibita al culto ariano. Riconsacrata da San Gregorio Magno nel 593: questo cambiamento di titolarità non avvenne, narra la leggenda, senza resistenze da parte del diavolo che, insediatosi in una scrofa, protestò per tre giorni con gran fumi di zolfo e gemiti notturni, finché abbandonò il campo, scacciato da una nuvola profumata che andò a posarsi sull'altare maggiore. Fu quasi completamente riedificata nel 1633: della costruzione antica restano l'abside e parte del complesso strutturale. La facciata, con portico nell'ordine inferiore, è di Francesco Ferrari (XVIII secolo); la precede un quadriportico, sotto le cui arcate vi è un piccolo museo lapidario. L'interno a tre navate, su sedici colonne antiche, presenta evidente la struttura del V secolo. La parte più bella della chiesa è il cortile costruito nel XVIII secolo intorno ad un pozzo ricoperto di edera.

Sito web: www.confrades.com

 
 

S. Agata in Trastevere - Trastevere - largo Giovanni de Matha

Fondata sulla casa di papa Gregorio II, che la trasformò in edificio religioso, con annesso monastero, in occasione della morte della madre, risale all’VIII secolo. La prima informazione storica invece risale al 1121 e fu lungo il corso degli anni ampiamente ristrutturata, in modo particolare negli anni 1710-1711, sotto il pontificato di Benedetto XIV, la chiesa fu oggetto di un radicale restauro ad opera di Giacomo Recalcati. Ha la facciata caratterizzata da un leggero aggetto e dall'inserimento di elementi borrominiani. Vi sono conservate, tra le altre, opere di Girolamo Troppa e Biagio Puccini. Sul fianco della chiesa e nel cortile retrostante sono conservati resti di edifici del V secolo e del medioevo. All'interno si conserva la statua lignea policroma, raffigurante la Madonna del Carmine, chiamata la "Madonna de' noantri", protettrice del rione "al di là del Tevere", che viene portata in processione nel corso della festa Festa de' Noantri, festa rionale ricorrente nel mese di luglio.

 
 

S. Agnese fuori le mura e Mausoleo di S. Costanza - Trieste - via Nomentana

Fu edificata nel 324, per volere di Costanza, figlia dell'imperatore Costantino, sopra le rovine di un cimitero e delle catacombe che accoglievano i resti della Santa. Fu ricostruita su commissione di papa Onorio I ed in seguito fu più volte restaurata. E' uno degli esempi più integri ed insigni di antica basilica cristiana. La facciata ospita un meraviglioso portale rinascimentale, fregiato dalla rovere del futuro papa Giulio II, ed è sormontato da una bifora. Una larga scalinata marmorea, del 1590, scende al nartece della chiesa. Sulle pareti vi sono frammenti lapidei e pezzi architettonici provenienti dalle catacombe. L'interno, preceduto dal nartece, è a tre navate, separate da quattordici colonne antiche, con capitelli corinzi. Interessante il mosaico che ritrae, su uno sfondo d'oro, Sant'Agnese come imperatrice bizantina, uno dei più alti esempi di arte bizantina a Roma.

S. Costanza è un mausoleo annesso alla  basilica di S. Agnese: era il mausoleo originariamente eretto per Costanza, figlia di Costantino, che successivamente venne trasformato in battistero della basilica di S. Agnese. L'edificio è una costruzione a pianta centrale, La cupola era coperta fino al 1630 circa da mosaici, così come le pareti tra gli archi e la cupola ricoperte di incrostazioni marmoree; poi una minaccia di crollo portò sotto Urbano VIII a eliminare tutto. Nell'ambiente sono conservati anche resti di affreschi del XIII secolo, che fanno parte di quel già menzionato momento di passaggio dell'arte romano-bizantina alle nuove concezioni stilistiche della fine del secolo.

Sito web: www.santagnese.org

 
 

S. Agnese in Agone - Parione - piazza Navona

La chiesa fu edificata sul luogo ove, secondo la tradizione, Sant'Agnese fu esposta nuda alla gogna e fu ricoperta dai suoi capelli scioltisi prodigiosamente. Quando Innocenzo X Pamphilj divenne pontefice, volle creare per se e per la sua famiglia una sorta di piazza-cortile su cui affacciasse un proprio palazzo ed una propria chiesa, sulla falsariga di quanto avevano già fatto i Farnese e i Barberini. A questa volontà di grandezza pontificia è dovuto l'assetto di Piazza Navona, progettata da Carlo e Girolamo Rainaldi in cui la costruzione della chiesa era stata pensata in sostituzione dell'antica cappella di S. Agnese. L'attuale costruzione fu cominciata da Girolamo e Carlo Rainaldi nel 1652 e compiuta dal Borromini che la modificò sensibilmente. A questo artista si devono la concava facciata ad un solo ordine di pilastri e colonne e l'alta cupola. I campanili gemelli furono realizzati da Antonio del Grande e da Giovanni Maria Baratta, secondo il progetto del Borromini. La chiesa venne completata da Carlo Rainaldi nel 1672. Negli stessi anni il Bernini, erigeva la fontana dei Fiumi, da cui la notissima storiella del "dialogo" delle sculture dei Fiumi con la statua di S. Agnese alla sommità della facciata borrominiana. Questa rassicura, con la mano sul petto, che l'edificio non crollerà, di fronte ai gesti di sgomento delle statue della fontana. Interpretazione fantasiosa, ma che da secoli fa parte dell'aneddotica popolare romana. L'interno, del Rainaldi, conserva la pianta a croce greca e si segnala per gli ori ed i marmi del Borromini. La cupola sorretta da otto colonne fu affrescata da Ciro Ferri con la collaborazione del Baciccia. Nei sotterranei della chiesa sono visibili  i ruderi del Circo di Domiziano, i pavimenti a mosaico ed alle pareti gli affreschi medioevali.

Sito web: www.santagneseinagone.org

 
 

S. Agostino in Campo Marzio - S. Eustachio - piazza S. Agostino

Primo esempio rinascimentale nella capitale, la chiesa di Sant’Agostino è in realtà sorta alla fine del 1300  ma soltanto nel 1420 fu completata e successivamente ampliata tra il 1479 ed il 1483 da Giacomo da Pietrasanta e Sebastiano Fiorentino. Luigi Vanvitelli è invece l'autore dell'interno, modificato tra il 1756 ed il 1761, e dell’attuale cupola. A metà del XIX secolo, durante il pontificato di Pio IX, gli interni furono rivestiti di marmi e di affreschi che ne mutarono l'originale struttura in travertino. La facciata, tipico esempio di architettura rinascimentale romana, preceduta da un’ampia scalinata, presenta nell'ordine inferiore un grande portale con timpano triangolare. Ai lati sono due portali minori sovrastati da due finestre tonde. L'interno è diviso in tre navate e presenta cinque cappelle per lato. A destra del portale centrale troviamo la "Madonna del Parto" di Jacopo Sansovino. Nella prima cappella a sinistra si trova il celebre dipinto della "Madonna dei Pellegrini" del Caravaggio, mentre il terzo pilastro di sinistra della navata centrale è decorato con un affresco di Raffaello raffigurante il "Profeta Isaia". Sull'altare maggiore, realizzato nel 1627 su progetto del Bernini, è collocata la "Vergine con Bambino" proveniente dalla chiesa di Santa Sofia a Costantinopoli. Di particolare rilievo la pala raffigurante "Sant'Agostino, Giovanni Evangelista e Girolamo" del Guercino nella cappella del transetto destro dedicata al santo titolare. Nella chiesa, nella cappella a lei dedicata, è sepolta Santa Monica, il cui corpo fu trasferito da Ostia nel 1483.

 

 
 

Ss. Ambrogio e Carlo al Corso - Pigna - via del Corso

Basilica minore e chiesa della nazione lombarda a Roma, è considerata tra le più importanti del barocco romano. La costruzione, ispirata al Duomo di Milano, fu decisa nel 1610, anno della canonizzazione di San Carlo Borromeo. Iniziata nel 1612 passò sotto la direzione di Martino Longhi il Giovane e completata da Pietro da Cortona, che realizzò la cupola e l’abside. La facciata, realizzata tra il 1682 e il 1684 da G. B. Menicucci e fra’ Mario da Canepina, è tripartita da un solo ordine di pilastri corinzi.  L’interno, di dimensioni notevoli, è a tre navate con volta a botte e tre cappelle per lato ed è ricco di stucchi, finti marmi e affreschi e costituisce uno degli esempi più caratteristici dello sfarzo teatrale del tardo barocco romano. La volta, il catino dell'abside e i pennacchi della cupola sono affrescati da Giacinto Brandi, del quale spicca  l’affresco raffigurante la "Caduta degli angeli ribelli"nella navata centrale ; l'altare del transetto destro contiene una copia a mosaico dell'Immacolata Concezione di Carlo Maratta a Santa Maria del Popolo. Nel deambulatorio intorno al presbiterio, unico esempio a Roma, in una nicchia dietro l’altare, si trova la preziosa reliquia del cuore di San Carlo, concesso alla chiesa nel 1614 da Federico Borromeo.

 

 
 

S. Andrea al Quirinale - Trevi - via del Quirinale

Piccola chiesa barocca, detta anche Sant'Andrea a Monte Cavallo, fu costruita tra il 1658 e il 1678 su progetto di Gian Lorenzo Bernini, per il cardinale Camillo Pamphili, nipote di papa Innocenzo X. La facciata si apre su un piccolo sagrato dilatato da due ali concave, che danno l'impressione di uno spazio più ampio di quello reale. La pianta centralizzata, è ellittica, con l'asse maggiore trasversale e perpendicolare all'ingresso. L'altare maggiore è costituito da una cappella in cui la pala d'altare è illuminata da una fonte di luce nascosta, secondo una tecnica scenografica cara al Bernini. La piccola cupola è decorata da cassettoni dorati e le pareti sono ricoperte da marmi. Di fronte all’ingresso il Bernini dispose una seconda facciata interna, al cui centro incastonò l’altare maggiore con alle spalle il quadro del martirio di Sant’Andrea che viene messo ancora più in rilievo dall’originale motivo delle coppie di colonne e dall’ampio timpano.  La decorazione in stucco, progettata dal Bernini ed eseguita da Antonio Raggi e altri tra il 1661 e 1666, con i putti e i cherubini sotto le finestre, costituisce una sorta di guida visiva all'evento centrale della chiesa, il Martirio di S. Andrea del Borgognone, dipinto sopra l'altar maggiore, e la Gloria del santo stesso in stucco sopra l'edicola a colonne che precede l'altare. Oltre alla pala dell'altare maggiore, di Guillaume Courtois, vi sono diversi quadri di notevole interesse, tra cui, nella prima cappella a destra, tre tele di Giovanni Battista Galli detto il Baciccia.

 

 
 

S. Andrea della Valle - S. Eustachio - piazza S. Andrea della Valle

Basilica minore, fu iniziata nel 1591 su disegno di Gian Francesco Grimaldi e di Giacomo della Porta; fu ripresa da Carlo Maderno nel 1608, cui si deve anche la bellissima cupola, la terza in altezza di Roma, preceduta solo da quella della basilica di San Pietro in Vaticano e dalla più recente cupola della chiesa dei Santi Pietro e Paolo all’Eur. Dal 1655 al 1665 Carlo Rainaldi, modificando in parte il disegno del Maderno, innalzò l'altissima e sontuosa facciata di travertino, su due ordini di colonne appaiate e lesene corinzie, con portale e finestrone nel mezzo e nicchie con statue e finestre ai lati, che creano nell'insieme forti effetti chiaroscurali per il vigoroso plasticismo. L'interno è a croce latina con vastissima navata ad un ordine di alte lesene a fascio, e fiancheggiata da grandi cappelle laterali: non stupisce che Giacomo Puccini l'abbia scelta per ambientare il primo atto della Tosca. La volta a botte, la cupola luminosa, l'abside larga e splendente per ori ed affreschi, le danno un aspetto fastoso. L’affresco della cupola è stato realizzato da Giovanni Lanfranco tra il 1621 ed il 1625 e cupola ritrae la Gloria del Paradiso, mentre i pennacchi rappresentano i Quattro evangelisti. Alle estremità della navata, sopra gli ultimi archi, si trovano le due tombe dei papi Piccolomini, trasportate nel 1614 da San Pietro in Vaticano. Assai pregevole la serie di affreschi del Domenichino.

sito web: www.sant-andrea-roma.it/jmla15/

 

 

S. Andrea delle Fratte - Colonna - piazza S. Andrea delle Fratte

Basilica minore, fino al 1585 era sede nazionale degli scozzesi, quando venne affidata da Sisto V ai Frati Minimi di San Francesco di Paola. La chiesa sorge su un precedente luogo di culto costruito nel 1192 e detto 'infra hortes', poiché era situato in una zona agreste: da qui il nome attuale di 'fratte'. La terza cappella di sinistra accoglie la 'Madonna del Miracolo' di Domenico Bartolini sul luogo in cui il 20 gennaio 1842 Maria Vergine apparve ad Alfonso Ratisbonne, convertendolo. Nel 1604 iniziò la ricostruzione sul progetto architettonico di Gaspare Guerra, al quale si deve l'impostazione tardo cinquecentesca della facciata a due ordini divisi da paraste, completata nel 1826 da Pasquale Belli. Il progetto originario verrà ripreso dall’anno 1653 da Francesco Borromini, al quale si deve il disegno dell'abside, del tamburo della cupola e del campanile. Dopo la sua morte la chiesa verrà conclusa da Mattia De Rossi nel 1691. Il campanile si presenta con una struttura a pianta quadrata a quattro ordini. L'interno, a navata unica, con volta a botte, tre cappelle per lato, transetto e abside, è dominato dalla bellissima tribuna e dall'altissima cupola, dipinta da Pasquale Marini. Di particolare rilievo, ai lati del presbiterio, gli angeli marmorei di Gian Lorenzo Bernini. Scolpiti inizialmente per la serie della Via Crucis di Ponte Sant'Angelo insieme ad altri opera di allievi, furono considerate troppo belli per essere esposte alle intemperie. Nel 1729 gli eredi di Gian Lorenzo Bernini donarono i due angeli alla chiesa.

sito web: www.santandreadellefratte.it/

 

 

Ss. Andrea e Gregorio al Celio - Celio- piazza di S. Gregorio

Conosciuta anche come S. Gregorio Magno al Celio, la chiesa fu fondata nel 575 da San Gregorio Magno che aveva fatto trasformare, prima della sua elezione, la propria casa in monastero con annessa una chiesa, dedicato a Sant'Andrea Apostolo. Nell'Alto Medioevo sorse al suo posto una chiesa dedicata al santo pontefice. Questa fu completamente rinnovata all'esterno da Gian Battista Sorìa (scalinata, facciata ed atrio), ed all'interno da Francesco Ferrari. Davanti alla chiesa si trova una lunga scalinata che sale da Via di San Gregorio, la strada che separa il Celio dal Palatino. La facciata si erge al sommo della scalea articolata su due ordini di lesene, che la dividono in tre campate di cui la mediana è coronata da un timpano, un portico e grandi finestre a balcone. L'atrio è circondato da portici e contiene alcune sepolture. L'interno si presenta nell'aspetto barocco datogli dal Ferrari: è a tre navate divise da sedici colonne antiche ed è decorato da pilastri e stucchi ed un pavimento cosmatesco del XIII secolo. Il soffitto è ornato da un affresco di Placido Costanzi. Sopra l'altare maggiore si trova una "Madonna con i santi Andrea e Gregorio" di Antonio Balestra. Nella Cappella Salviati, progettata di Francesco da Volterra e terminata da Carlo Maderno nel 1600, si trova un antico affresco rappresentante la Madonna che secondo la tradizione parlava a san Gregorio, ed un altare di marmo di Andrea Bregno ed allievi.

 

 

 

S. Antonio dei Portoghesi - Campo Marzio - via dei Portoghesi

Fondata nel 1445 dal cardinale Antonio Martínez de Chaves sul luogo di un ospizio per i pellegrini portoghesi, la chiesa fu ricostruita nel 1638 affidando i lavori a Martino Longhi il Giovane a cui subentrò nel 1674 Carlo Rainaldi che realizzò la cupola. La facciata della chiesa, di Martino Longhi, è a due ordini. Nel piano inferiore troviamo tre portali: quello centrale è sovrastato da un timpano triangolare che racchiude un angelo alato in marmo circondato da festoni. Il livello superiore è dominato da un finestrone e dallo stemma dei Braganza, antica famiglia portoghese che aiutò finanziariamente la chiesa. Completano la facciata due figure di angeli seduti. L'interno è ricco di marmi policromi e presenta una pianta a croce latina. Ai lati si aprono sei cappelle con sculture e quadri: si conservano una tavola con le immagini della Madonna e Sant'Antonio, opera di Antoniazzo Romano, tele del pittore pergolese Antonio Concioli "Adorazione dei Magi", "Natività e Riposo durante la fuga in Egitto" (entrambe datate 1782) e il Monumento De Souza di Antonio Canova (1808). Il transetto fu decorato da Luigi Vanvitelli.

Di rilievo il grandioso organo Mascioni dotato di 4 tastiere e 47 registri, installato nel 2008 .

 

 

S. Balbina all'Aventino - Ripa - piazza di S. Balbina

Eretta nel IV secolo sulla casa del console romano Fabio Cilone,  subì nei secoli numerosi rimaneggiamenti, fino al 1927-30, quando Antonio Muñoz diresse il radicale ripristino cui deve l'odierno aspetto, con una semplice facciata laterizia a salienti e portico a pilastri tuscanici. La facciata con tre finestroni centinati e chiusi da transenne moderne, è preceduta da una breve scalinata e da un portico a tre arcate, di epoca posteriore. La struttura è addossata all'ex convento, ora Ospizio di Santa Margherita nel quale vi sono numerosi resti di murature di età adrianea. L'interno è ad aula unica con copertura a capriate in vista. Su ciascun lato si trovano sei nicchie, alternativamente rettangolari e semicircolari, nelle quali si possono ammirare resti di affreschi dal IX secolo al XIV. Vi si conserva una Crocifissione forse di Mino da Fiesole. In fondo alla navata mediana una ricostruzione, su tracce antiche della "Schola Cantorum", racchiude nel pavimento frammenti di mosaici della necropoli del I secolo, rinvenuti sotto la Via Imperiale entro le mura Aureliane.

 

 

 

S. Bartolomeo all'Isola - Ripa - Piazza di San Bartolomeo all'Isola

Basilica minore eretta dall'imperatore germanico Ottone III nel X secolo, sulle rovine del tempio di Esculapio sull'isola Tiberina: il pozzo medievale ancora esistente presso l'altare dovrebbe corrispondere alla fonte dell'antico ospedale cui si attribuivano  proprietà terapeutiche. Più volte danneggiata dalle frequenti piene del Tevere, la chiesa fu ricostruita nel 1113 da Pasquale II, che la dotò di uno dei più armoniosi campanili romanici di Roma e poi profondamente rinnovata in forme barocche nel 1624. Una vasca in porfido sotto l'altare maggiore custodisce le spoglie dell'apostolo e martire Bartolomeo, che durante la sua opera di evangelizzazione divenne famoso per le miracolose guarigioni. L'interno della chiesa è diviso in tre navate grazie a due ordini di quattordici antiche colonne. Il soffitto a cassettoni è ricco di dipinti ed affreschi.

Sito web: www.sanbartolomeo.org

 

 

S. Bernardo alle Terme - Castro Pretorio - via Torino

Occupa un'area in passato occupata dalle terme di Diocleziano: era infatti una delle quattro torri circolari che si ergevano ai lati dei resti delle Terme. Nel 1598 la contessa Caterina Nobili Sforza ebbe l'idea di trasformarla in una chiesa in onore del santo e teologo francese fondatore dell'Abbazia di Chiaravalle. Simile ad un pantheon in miniatura, la chiesa cilindrica ha una cupola con un tamburo ottagonale ed una piccola apertura in cima, unica fonte di luce. L'esterno è ornato da una composizione architettonica con lesene e cornici di stucco, includenti il portale, nicchie e riquadrature. Sopra il cornicione, è situata una sopraelevazione ottagonale fungente da attico, con grandi cornici ovali. L'interno, circolare, è ricoperto da una cupola a cassettoni ottagonali, simile a quella del Pantheon. Nel giro del perimetro, suddiviso da un ordine di lesene, vi sono otto grandi nicchie sopraelevate contenenti statue di santi in stucchi, realizzate da Camillo Mariani  da Vicenza intorno al 1600. 

 

 

S. Biagio degli Armeni (S. Biagio della Pagnotta)- Ponte- via Giulia

Costruita anteriormente al X secolo, fu dedicata al vescovo di Sebaste in Armenia, martire intorno al 316, il cui culto è inserito nella liturgia romana come santo protettore delle malattie della gola. Restaurata nel 1072, nel 1730 fu completamente ricostruita da Giovanni Antonio Perfetti che le diede le forme attuali. La facciata, ad un solo ordine, presenta il portale d'ingresso con ai lati quattro pilastri. Sopra il portale si trova una cornice decorata con un affresco raffigurante San Biagio. L'interno, rinnovato da Filippo Navone nel 1832, è a una sola navata: di rilievo un affresco di Angeli in atto di adorare il Sacramento di Pietro da Cortona, ed una Immagine della Madonna delle grazie. Nella chiesa sono custoditi diversi reliquiari, tra i quali il più venerato è quello che contiene un frammento della gola del santo; è, inoltre, custodita un’iscrizione latina del 1072 che ricorda l'anno della ricostruzione della chiesa.

La chiesa è chiamata anche San Biagio della Pagnotta, dall'usanza in vigore dal XVI secolo di distribuire ai fedeli, nel giorno della festa del santo titolare (il 3 febbraio),  piccole pagnotte benedette, efficaci, secondo la tradizione, contro tante specie di mali. E' chiesa nazionale degli Armeni.

 
 

 

Ss. Biagio e Carlo ai Catinari - Regola- piazza Benedetto Cairoli

Sorge sul luogo di una piccola chiesa risalente al XII secolo, San Biagio, che nel 1575 papa Gregorio XIII  donò ai Chierici Regolari di San Paolo (Barnabiti). Nel 1617 la chiesa fu demolita e ne venne edificata una nuova in onore del cardinale Carlo Borromeo, su commissione dei Barnabiti da Rosato Rosati, e che prese in memoria di quella distrutta il titolo dei "Santi Biagio e Carlo ai Catinari"; l'appellativo "ai Catinari" deriva dal fatto che nei pressi sorgevano botteghe di fabbricanti di vasellame e catini.  La facciata in travertino è del Soria che la realizzò intorno al 1635. Nel fregio è inciso il nome del cardinale Leni, che ne promosse la costruzione. La cupola del Rosati, ultimata nel 1620, e considerata una tra le più belle cupole di Roma, ha un alto tamburo scandito da dodici lesene tra cui si trovano finestroni arcuati. L'interno è a croce greca e fu restaurato dal Vespignani nel 1861. I dipinti e gli affreschi di Pietro da Cortona e Guido Reni, illustrano la vita del santo. Sull'altare il crocifisso con intarsi in marmo, vetro e madreperla, opera del Cinquecento.

 

 

S. Bibiana - Esquilino- via Giovanni Giolitti

Chiesa di origine paleocristiana che una antica tradizione, non documentata, vuole sia stata costruita nel 363 dalla matrona romana Olimpina sulla casa dove avrebbero subito il martirio, durante la persecuzione dell'imperatore Giuliano, Bibiana martire assieme alla madre Dafrosa e alla sorella Demetria. La chiesa sorgeva nell'area degli Horti Liciniani, poco distante dal ninfeo comunemente noto come tempio di Minerva Medica. La chiesa fu rifatta nel 1624-26 da Gian Lorenzo Bernini: la sua facciata è stata infatti la prima opera di architettura del Bernini.  In una nicchia sopra l'altare si trova una statua di Santa Bibiana del Bernini, la prima figura completamente vestita scolpita dall'artista. L’opera fu commissionata da papa Urbano VIII ed eseguita tra il 1624 e il 1626. L'interno è diviso in tre navate da otto colonne antiche. Presso l'ingresso si trova il tronco della colonna alla quale sarebbe stata legata e flagellata Santa Bibiana. Alle pareti, "Storie della Santa", affreschi di Pietro da Cortona. L'altare maggiore, su disegno di Bernini, racchiude una vasca in alabastro di età costantiniana che accoglierebbe i resti delle martiri Bibiana, Dafrosa e Demetria.

sito web: www.santabibiana.com

 

 

Ss. Bonifacio ed Alessio - Ripa - piazza S. Alessio

Basilica minore dedicata ai santi Bonifacio di Tarso e Alessio, la chiesa è di antichissima origine (II o IV secolo), anche se viene testimoniata come diaconia  dall'VIII secolo . Si trasformò a partire dal 977 in una  abbazia per le missioni nei paesi slavi; fu restaurata nel 1582 e subì un rifacimento intorno 1750 ad opera di Tommaso De Marchis ed una nuova ristrutturazione nel 1852-1860.  La facciata cinquecentesca insiste sul portico medioevale; il campanile è romanico; alcune colonne della chiesa originaria sono presenti nell'abside orientale della chiesa moderna. Il portale cosmatesco è riferibile al XIII secolo, mentre l'interno a tre navate si presenta in sobrie forme settecentesche.  Il lato meridionale della chiesa ospita il monumento funerario di Eleonora Boncompagni Borghese, del 1693, mentre il transetto meridionale contiene la cappella di Carlo IV di Spagna con l'icona dell'Assunzione di Maria, datata agli inizi del III secolo e ritenuta portata da sant'Alessio dall'oriente. Sotto la chiesa è una cripta romanica. L'altare maggiore della cripta contiene le reliquie di Tommaso Becket. Le pareti ospitano un affresco del XII secolo dell'Agnus Dei e dei simboli degli evangelisti, mentre la parete settentrionale è decorata dal San Girolamo Emiliani.

 

 

 

S. Callisto- Trastevere - piazza S. Calisto

Di origini antiche, secondo la tradizione fu costruita come oratorio sulla casa ove abitualmente si ritirava a pregare papa Callisto I e dove subì il martirio per affogamento, fu trasformata in chiesa da Gregorio III nel 741. Ricostruita nel XII secolo, la chiesa fu poi nuovamente ristrutturata su incarico dei monaci Benedettini di Montecassino da Orazio Torriani nel 1610.La facciata della chiesa è quella del XVII secolo che mostra, nell’ordine superiore, lo stemma di Paolo V. L’interno è a una navata rettangolare con due cappelle laterali. In quella di destra si trovano due angeli attribuiti a Gian Lorenzo Bernini che sostengono la pala di Pier Leone Grezzi; in quella di sinistra, una grata permette di vedere il giardino con il pozzo dove San Calisto subì il martirio. Sull’altare maggiore, si trova "San Calisto e altri adorano la Vergine" di Avanzino Nucci.

 

 

 

S. Carlo alle Quattro Fontane - Trevi - via del Quirinale

Progettata da Francesco Borromini nel 1638 per i padri trinitari scalzi, come chiesa annessa a un piccolo convento, è sicuramente la sua opera più originale ed è considerato uno dei capolavori dell'architettura barocca. La facciata, alta e ristretta ad andamento curvilineo, è divisa in sei scomparti e un portale sormontato da una nicchia con San Carlo orante. L'interno, a pianta ovale coperto da una cupola ellittica elegantemente decorata da esagoni, ottagoni e croci che vanno riducendosi verso il lanternino, custodisce colonne corinzie che seguono il movimento ondulato delle pareti che ospitano graziose cappelle. Il chiostro, di piccole dimensioni, si presenta armonioso, organico e proporzionato: è cinto da colonne doriche e binate che sostengono gli archi dell'elegante portico. La cupola ovale presenta lacunari in stucco cruciformi, esagonali e ottagonali. Sull'altare maggiore una SS. Trinità di Pierre Mignard. Nella sagrestia, S. Carlo Borromeo in adorazione della Trinità di Orazio Borgianni (1611). Sulla sinistra dell'ingresso, attraverso un cancello, si accede alla chiesa inferiore, di pianta uguale ma più compressa, con volta su pilastri. Adiacente alla chiesa è il chiostro, capolavoro di armonia e proporzione, è cinto da colonne doriche e binate che sostengono gli archi dell'elegante portico.. Nel refettorio, Vergine col Bambino e S. Simone di Roxas di Francisco Preciado, opera firmata del 1767.

Sito web: www.sancarlino-borromini.it

 

 

S. Caterina da Siena a Magnanapoli- Campo Marzio - piazza Magnanapoli

Edificata in pietra e muratura tra il 1628 e il 1641 dall’architetto Giovanni Battista Soria come luogo di culto di un preesistente monastero femminile domenicano. La facciata di gusto tardo-cinquecentesco, compiuta nel 1641, è a due ordini: nel primo troviamo un portico a tre arcate e nel secondo un finestrone tra due nicchie coronato da un timpano triangolare. Sotto la doppia rampa di scale di accesso, creata nel primo Novecento, è stata realizzata una cripta dedicata ai caduti romani delle due guerre mondiali, ove si può ammirare il Crocefisso bronzeo di Romano Romanelli. L'interno è a sala, con tre cappelle per lato e luminoso presbiterio,  ricco in seguito agli interventi decorativi sei-settecenteschi.  Nella volta è raffigurata la Gloria di santa Caterina, affresco di Luigi Garzi del 1713. Nel presbiterio è posta l’Estasi di santa Caterina, un tempo attribuita erroneamente al Bernini, ma in realtà opera di Melchiorre Caffà.

 

 

S. Caterina dei Funari - S. Angelo - via dei Funari

La sua origine risale al secolo XII e rievoca nel nome i fabbricanti di funi, allora assai numerosi nella zona. La chiesa venne completamente restaurata nel 1564 dall'architetto Guidetto Guidetti. allievo di Michelangelo, per conto del cardinale Federico Cesi. Ha una facciata marmorea arricchita da un grande festone di frutta, uno dei migliori esempi di facciata d'ordini sovrapposti. E' singolare il campanile con cella campanaria coronata dalla piccola cupola ottagonale poggiante su una preesistente torre medioevale. Nell'interno, ad una sola navata, con tre cappelle per lato, si possono ammirare importanti opere del manierismo italiano, quali l’Incoronazione di Maria di Annibale Carracci, la Deposizione di Girolamo Muziano, l’Assunzione di Scipione Pulzone, le Storie di Santa Caterina di Federico Zuccari, il Martirio di Santa Caterina e Gloria della Santa di Livio Agresti e le Storie di San Giovanni di Marcello Venusti.

 

 

 

S. Cecilia in Trastevere - Trastevere - piazza  S. Cecilia

Fondata prima del V secolo nel luogo ove sorgeva una casa romana, probabilmente quella di Valeriano, marito di Santa Cecilia, qui martirizzata nel 230 d. C.. fu rifatta su commissione del papa Pasquale I all'inizio del IX secolo; della vecchia costruzione rimane il mosaico absidale. Nel XII secolo le vennero aggiunti un portico ed il campanile. Fu continuamente restaurata a partire dal XVI secolo fino al XIX, rispettivamente per cura dei cardinali Francesco Acquaviva e Giacomo Doria Pamphili. La facciata settecentesca è del Fuga ed è preceduta da un portico che conserva le antiche colonne di granito rosa e di marmo africano.  La facciata barocca, di Ferdinando Fuga, ha un portico con quattro colonne ioniche e due pilastri con capitelli corinzi. Il campanile in laterizio, a cinque ordini, è del XII° secolo; tre sono le Navate con volta a botte ribassata. La Volta: affresco di Sebastiano Conca. L'altare maggiore, di Arnolfo di Cambio,  è sormontato da un baldacchino gotico con quattro colonne di marmo nero e bianco. All'interno del convento adiacente, vi è l'affresco di Pietro Cavallini "Il Giudizio universale" che risale al XIII secolo.

 

 

 

S. Clemente al Laterano - Monti - via Labicana

Basilica minore, è una delle più interessanti e antiche di Roma, eretta prima del 385 e dedicata a San Clemente, il terzo papa dopo San Pietro. Si compone di due chiese sovrapposte, sorte sopra costruzioni romane dell'età repubblicana e sui resti di un tempio del dio Mitra. La chiesa inferiore fu sede di vari concili durante il V secolo, restaurata nell'VIII e IX secolo e distrutta in seguito all'invasione di Roberto il Giuiscardo nel 1084. Nel 1108 il papa Pasquale II edificò sulle sue rovine la chiesa superiore, ristrutturata durante il pontificato di Clemente XI da Carlo Fontana. L'architetto realizzò la facciata barocca utilizzando per il portico ad arcate le antiche colonne di granito. L'interno, sebbene abbia subito notevoli alterazioni a causa del rimodernamento operato dal Fontana, conserva ancora l'aspetto tipico dell'antica basilica romana: è divisa, infatti, in tre navate da due colonne di marmo e granito con capitelli ionici. e a tale epoca risalgono la schola cantorum, che ingloba parti della basilica inferiore, il ciborio e la cattedra episcopale. Il catino absidale è rivestito dal mosaico con il Trionfo della Croce, tra le opere di più alta qualità della scuola romana della prima metà del secolo XII: al centro il Crocifisso con le 12 colombe (gli apostoli) tra la Vergine e S. Giovanni il sottostante affresco è del '300. La cappella di S. Caterina, nella navata sinistra, è tutta ornata di affreschi  realizzati tra il 1428 e il 1431 da Masolino da Panicale e, forse, Masaccio. La basilica inferiore conserva nell'affresco della navata centrale (Leggenda di Sisinnio, parte del palinsesto di pitture comprese fra il secolo IX e il XII, uno dei primi documenti della lingua volgare italiana.

Sito web: www.basilicasanclemente.com

 

 

S. Cosimato - Trastevere - piazza S. Cosimato

Caratteristiche di questa chiesetta sono la piccola facciata con elegante portale del Rinascimento (XV secolo) ed il giardinetto prospiciente che ospita un'antica vasca di granito adibito a fontana. L'interno, ad una sola navata con soffitto di legno, offre la visione dell'affresco di Antonio Massaro da Viterbo, detto Pastura, raffigurante la Madonna col bambino tra San Francesco e Santa Chiara. In una cappella vi è un altare-mausoleo del cardinale Alderano Cybo Malaspina, composto con elementi appartenenti al monumento del Sansovino già in Santa Maria del Popolo, ove il Cybo era precedentemente sepolto. Nei pressi della chiesa sorge un piccolo chiostro romanico, con arcatelle su colonnine binate. Nella zona circostante sono posizionati numerosi frammenti architettonici di epoca romana, paleocristiana e medioevale.

 

 

 

Ss. Cosma e Damiano - Campitelli Marzio - via dei Fori Imperiali

Basilica minore dedicata, per volontà del Papa Felice IV, ai due fratelli greci, dottori e martiri, fu costruita riadattando alcuni ambienti del Tempio della Pace. La chiesa risulta formata dalla fusione di due edifici classici: la Biblioteca del Foro della Pace facente parte del complesso dei Fori Imperiali e un’aula del Tempio del Divo Romolo facente parte del complesso del Foro Romano. Nel 1632 papa Urbano VIII fece provvedere al restauro della basilica curato da da Orazio Torriani e da Luigi Arrigucci, che portò ad un rialzamento di  7 metri del livello del terrenoa. L'antico pavimento della basilica è tutt'oggi visibile nella "chiesa inferiore", costituita negli spazi originari attualmente interrati. Il mosaico dell'abside, di epoca romano-bizantina, è in assoluto uno dei più antichi mosaici absidali. Vicino all'entrata dell'edificio ci sono due stanze, con la pavimentazione marmorea originale del Foro della Pace ed il muro su cui erano affisse le 150 lastre di marmo che componevano la Forma Urbis Romae. L'interno si compone di una singola navata, con tre cappelle per lato, ed una grande abside; nel catino absidale il mosaico raffigura il Cristo che scende sulla terra su un tappeto di nuvole nel momento del secondo Avvento apocalittico. Oltre a Gesù sono rappresentati i santi Pietro, Paolo, Cosma e Damiano, Teodoro ed il papa Felice IV. Quest'ultimo tiene con le mani il modellino di una chiesa. Il soffitto in legno reca lo stemma di Urbano VIII; nell'altare maggiore è conservata una "Madonna con bambino" bizantineggiante del XIII secolo.

 

 

 

S. Crisogono - Trastevere - piazza Sidney Sonnino

Basilica minore anteriore al 499 e ricostruita nel 1129 per esser successivamente restaurata da Gian Battista Sorìa nel 1626 ed ancora nel 1866. La facciata a timpano è preceduta da un ampio portico d'ordine dorico con quattro colonne di granito tra due corpi laterali a lesene, sull'attico del quale vi è una sfilata di vasi, nonché aquile e draghi borghesiani. Il campanile romanico (1124) è coronato da un cuspide, al di là del quale si possono vedere il fianco della chiesa e l'abside del XII secolo. L'interno, basilicale, è diviso da tre navate da ventidue antiche colonne di granito con capitelli di stucco, aggiunti con il restauro apportatovi nel Seicento, e fu decorato da Pietro Cavallini. Alla sua scuola appartiene il mosaico absidale. Due colonne di porfido, tra le più grandi che siano a Roma, sorreggono l'arco trionfale. Il pavimento cosmatesco ricopre l'intera superficie della chiesa. Nel soffitto seicentesco a grandi lacunari intagliati e dorati con fondo azzurro è posta una copia del "Trionfo di San Crisogono", opera del Guercino. Il baldacchino è opera di Gian Lorenzo Bernini. Altre opere presenti sono Tre arcangeli di Giovanni da San Giovanni, la Crocifissione di Paolo Guidotti, Trinità e angeli di Giacinto Gimignani, Angelo custode di Ludovico Gimignani. Sul soffitto del presbiterio 'Beata Vergine' del Cavalier D'Arpino.

 

 

 

S. Croce in Gerusalemme - Esquilino - piazza S. Croce in Gerusalemme

Basilica minore, detta anche Eleniana o Sessoriana, sorge sull’area precedentemente occupata dal Sessorium, un complesso residenziale di proprietà imperiale, iniziato nella prima metà del III secolo, comprendente oltre al palazzo vero e proprio anche un circo e un anfiteatro (oggi detto castrense) successivamente inglobato nelle mura aureliane. Il palazzo sarebbe poi divenuto residenza di Elena, madre di Costantino. Questi, intorno alla metà del IV secolo, fece ricavare nell’atrio del palazzo una basilica per custodirvi le reliquie della Santa Croce, portate a Roma da Elena dopo un viaggio in Palestina. La primitiva basilica, un’aula rettangolare scandita da tre navate trasversali, venne ristrutturata da papa Lucio II nel 1144, ma la basilica assunse l’attuale aspetto nel XVIII secolo, quando Benedetto XIV Lambertini incaricò gli architetti Domenico Gregorini e Pietro Passalacqua di edificare una nuova facciata e di ripristinare l’interno. All'interno si può ammirare il pavimento cosmatescoe le colonne di marmo scuro sono  originali d'epoca romana. Nell'altare, dentro l'urna di basalto, sono conservate le reliquie dei santi Cesario e Anastasio. L'altare è dominato dal ciborio, opera di Gregorini e Passalacqua. L'abside è decorata da uno splendido affresco attributo ad Antoniazzo Romano, con il Cristo benedicente, circondato dai serafini, che sovrasta un ciclo di Storie della Croce, ambientate a Gerusalemme, con gli episodi del ritrovamento della Croce di Gesù e della croce del Buon Ladrone. Dalla parte retrostante l'abside si accede a due cappelle. A destra quella di Sant'Elena, la cui volta è decorata da un mosaico, che rappresenta il Cristo benedicente, gli Evangelisti e quattro Storie della Croce. Secondo la tradizione, sotto il pavimento della cappella era conservata la terra di Gerusalemme, da cui il nome della basilica.  La statua sull’altare è un originale romano rinvenuto ad Ostia e trasformato in S. Elena con l’aggiunta della croce e la sostituzione della testa. Dal presbiterio si accede alla Cappella delle Reliquie, dove sono custoditi alcuni frammenti della S. Croce e altre reliquie.

Sito web: www.santacroceroma.it

 

 

Ss. Domenico e Sisto - Monti - largo Angelicum

L'attuale chiesa è stata costruita per volere di papa Pio V al posto della chiesa di Santa Maria a Magnanapoli che era stata costruita prima dell'XI secolo, per le monache domenicane del convento di San Sisto alle Terme di Caracalla (detto "San Sisto Vecchio") , abbandonati per la malaria. I lavori di costruzione iniziati nel 1569, furono condotti dagli architetti Giacomo Della Porta, Nicola Torriani e Orazio Torriani che si susseguirono nell’opera fino a Vincenzo Della Greca che la terminò. Nella facciata sono inserite quattro statue: le due statue inferiori raffigurano san Tommaso d'Aquino e san Pietro di Verona e sono di di Carlo Maderno, mentre le due statue superiori raffigurano san Domenico e san Sisto II papa e sono di Marcantonio Canini. Gian Lorenzo Bernini disegnò l'altare maggiore, la prima cappella del lato sud, l'altare di questa cappella e il gruppo di sculture Noli me tangere per questa cappella nel 1649 (a scolpire però non fu materialmente lui ma il suo allievo Antonio Raggi). L'affresco sul soffitto, L'apoteosi di san Domenico, è stato dipinto nel 1674 da Domenico Maria Canuti. L'altare nella terza cappella del lato sud è di Pier Francesco Mola e raffigura la visione di San Domenico. Nella seconda cappella del lato nord c'è il "Matrimonio mistico di santa Caterina" di Francesco Allegrini del 1532. Nella terza cappella del lato nord si può ammirare la "Madonna col bambino" del 1460 di Benozzo Gozzoli, un allievo di Fra' Angelico.

 

 

 

Domine Quo Vadis - Appio Latino - via Appia Antica

La chiesa sorge sul luogo in cui, secondo la tradizione, Gesù sarebbe apparso a Pietro che lasciava Roma per sfuggire alla persecuzione. Alla domanda di Pietro "Signore, dove vai?" ("Domine,quo vadis?"), Gesù avrebbe risposto "Vado a Roma per farmi nuovamente crocifiggere". Pietro allora avrebbe fatto ritorno a Roma dove avrebbe trovato il martirio. La chiesa risale al secolo IX ma fu poi riedificata nel XVI e nel XVII. La facciata è costituita da un piccolo portale d'ingresso sopra il quale si trova un finestrone incorniciato da un grande timpano triangolare di coronamento. L'interno presenta una sola navata con due nicchie laterali e sul fondo una piccola abside laterale. La vera denominazione della chiesa è S. Maria in Palmis  in riferimento con "in palmis" alle orme dei piedi di Cristo che, copia di un rilievo conservato nella vicina basilica di San Sebastiano fuori le mura, secondo la tradizione medievale, sono conservate su di una pietra votiva.

 

 

 

S. Francesca Romana (S. Maria Nova)  - Campitelli - piazza S. Francesca Romana

Nota anche con il nome di S. Maria Nova, fondata da Leone IV nell'anno 850 circa fra le rovine del Tempio di Venere e Roma, così denominata perchè sostituì la preesistente chiesa di S. Maria (seppellita sotto le macerie tre anni prima a causa di un terremoto e a sua volta chiamata Antiqua). Assunse il definitivo appellativo di S. Francesca Romana allorché nel 1440 vi fu sepolta, sotto l'altare maggiore, Francesca di Paolo de Buscis, santa che si prodigò per l’aiuto dei romani più bisognosi. Nel 1649 il Bernini collocò nella chiesa una statua di bronzo dorato della Santa, scomparsa poi durante l'occupazione napoleonica e sostituita da una copia di Giosuè Mieli. La chiesa, in seguito, fu sottoposta a numerosi interventi, tra i quali il più importante fu quello avvenuto nel XVII secolo, quando perse il suo caratteristico aspetto medioevale per assumere i tratti del barocco. L'interno è a navata unica su cui si aprono le cappelle laterali. Sull'altare maggiore vi è una preziosa Madonna con bambino del XII , ma l’opera più preziosa è l'immagine della Vergine Glykophilousa, una preziosissima icona risalente al V o VI secolo, venuta alla luce durante i lavori di restauro del 1949.  La facciata, di Carlo Lambardi,  è di travertino e si alza nella parte mediana, a timpano coronato da statue, con un ordine di due coppie di lesene. Comprende in alto un balcone ed è raccordata al portico che si estende in basso. L'alto campanile romanico è ornato da finestre a doppie bifore. Nella chiesa si trova una lastra di pietra con le impronte, si dice, delle ginocchia di San Pietro e San Paolo, la "Confessione" a marmi policromi disegnata da Gian Lorenzo Bernini. Nel catino absidale, una Madonna con Bambino e santi, prezioso mosaico della seconda metà del XII secolo.

 

 

 

S. Francesco d'Assisi a Ripa - Trastevere - piazza S. Francesco d'Assisi

La Chiesa e il Convento di San Francesco a Ripa Grande in Trastevere a Roma sono il Santuario Francescano Romano, perché unico convento di Roma dove ha soggiornato più volte il Santo di Assisi. Questa chiesa, infatti, sostituì nel 1231 la cappella dell'antico ospizio di San Biagio, ove visse San Francesco d'Assisi durante la sua permanenza a Roma, nel 1219. Nella sua cella sono conservati il suo guanciale in pietra ed il suo crocifisso. Interamente ricostruita intorno al 1680 dal cardinale Pallavicini, la chiesa è ricca di sculture. L'interno è molto semplice e diviso in tre navate da numerosi pilastri. Le navate laterali ospitano tre cappelle ognuna. Nella cappella Altieri, c'è la scultura di Bernini, "l’Estasi di Beata Ludovica Albertoni". Vi si conserva inoltre, in un altare reliquiario berniniano, una tavola con l'immagine di San Francesco, fatta eseguire secondo la tradizione dalla sua devota Jacopa de' Settesoli.

 

 

 

Chiesa del Gesù - Pigna - piazza del Gesù

È la principale chiesa dei Gesuiti a Roma (la volle Ignazio di Loyola, fondatore dell'ordine) e il prototipo degli edifici religiosi controriformisti. Fu iniziata nel 1568 su progetto dell'architetto Jacopo Barozzi, il Vignola, e completata da Giacomo della Porta nel 1575. Nella seconda metà del XVII secolo si ebbe la decorazione pittorica di Giovanni Battista Gaulli detto il Baciccia e si lavorò alle due grandi cappelle del transetto: quella di san Francesco Saverio e quella di sant'Ignazio. Verso la metà del XIX secolo fu ornata la tribuna e costruito l’altare maggiore. Tutta in travertino, ha tre ingressi e due ordini di paraste corinzie accoppiate in corrispondenza della navata alle cappelle corrisponde il solo ordine inferiore, raccordato da volute. Lungo l'asse verticale gli elementi plastici si intensificano: semicolonne, doppio timpano, finestrone, stemmi e sulla porta il monogramma del Nome di Gesù, in marmo e bronzo, opera di Bartolomeo Ammannati del 1574. La navata, con volta a botte e fiancheggiata da sei cappelle, si prolunga nel presbiterio absidato ed è intersecata dal transetto di pari ampiezza, con cupola emisferica su tamburo cilindrico, mentre negli angoli sono ricavate quattro cappelle circolari. La volta della navata è decorata dal Trionfo del Nome di Gesù, famoso per l'effetto di prospettiva aerea, che il Baciccia realizzò nel 1679 (suoi anche gli affreschi della cupola e del presbiterio). Il corpo di S. Ignazio riposa sotto l'altare del transetto sinistro, dove la cappella del santo è opera di Andrea Pozzo. Di rilievo, sopra la porta a sinistra, il busto del santo gesuita Roberto Bellarmino, eseguito tra il 1622 ed il 1624 da Gian Lorenzo Bernini. La cupola di Giacomo Della Porta ha un tamburo ottagonale ed è stata affrescata dal Baciccia. L'altare maggiore è opera ottocentesca (1843) di Antonio Sarti, il quale utilizzò in parte il materiale del precedente altare cinquecentesco.

Sito web: www.chiesadelgesu.org

 

 

S. Giorgio in Velabro - Ripa - via del Velabro

La chiesa è dedicata a San Giorgio, i cui resti giacciono sotto l'altare. Risalente forse al VI secolo fu riedificata durante il pontificato di papa Leone II alla fine del VII secolo. izialmente la chiesa dovette essere di rito greco, come attestano le numerose scritte in questa lingua.Il suo nome deriva dal "Velabrum", la palude fluviale ove Faustolo avrebbe trovato Romolo e Remo. Più volte invasa dall'acqua è stata riportata al suo aspetto originale. La facciata, fiancheggiata da un campanile romanico, aggiunto nel 1100, è preceduta da un portico architravato realizzato agli inizi del duecento, con quattro colonne a capitelli ionici, e robusti pilastri angolari in cotto, terminanti con una decorazione marmorea a riquadrature diagonali. L'interno si presenta con una doppia fila di colonne in marmo e granito di provenienza e forma diversa, che la dividono in tre navate. Il suo aspetto spoglio è dovuto alle varie opere di restauro che si sono avvicendate nell'ottocento e negli anni venti del nostro secolo. Nel presbiterio sopraelevato, l'altare maggiore è costituito da una lastra cosmatesca posta tra colonnine, mentre nell'abside si può ammirare un affresco raffigurante Cristo, la Vergine e santi, opera del 1295 di Pietro Cavallini e dei suoi allievi.

Nel 1993 è stata oggetto di un attentato terroristico che la distrusse quasi interamente, É stata riaperta nel 1996, dopo tre anni di lavori, completamente ristrutturata.

Sito web: www.sangiorgioinvelabro.org

 

 

S. Giovanni a Porta Latina- Celio - via di Porta Latina

La basilica sarebbe qui sorta sui resti di un antico tempio , che le fonti antiche attribuiscono al culto di Diana, ed è legata al culto di San Giovanni Evangelista che nei pressi della Porta Latina, subì il martirio, nel 92 d.c., con l’immersione in una caldaia di olio. Uscitone illeso però, sarebbe stato poi esiliato a Patmos dove morì centenario. Si racconta addirittura che vi avesse assistito personalmente l’imperatore Domiziano e che la folla, terrorizzata dall’evento, chiedesse di risparmiare la vita al santo e di commutare la pena in esilio. La chiesa sorta nel V secolo sotto il pontificato di Gelasio venne più volte trasformata fino ai restauri che hanno ripristinato le forme medievali. La facciata, aperta in alto da tre finestre centinate, è preceduta da un portico, a cinque arcate su colonne in marmo e granito con capitelli ionici, che ospita frammenti romani e paleocristiani e resti di affreschi medievali. Sulla sinistra si leva lo slanciato campanile romanico. L'interno basilicale è a tre navate divise da antiche colonne di marmi diversi con capitelli ionici. La nave mediana è decorata da un ciclo di dipinti (scene dell'Antico e del Nuovo Testamento) risalente c. al 1190. Il pavimento del presbiterio, affrescato (simboli degli evangelisti e, in duplice teoria, i 24 Seniori dell'Apocalisse) nel secolo XII, è in opus sectile con marmi colorati.

Sito web: http://www.sangiovanniaportalatina.com/Benvenuto_San_Giovanni.htm

 

 

S. Giovanni Battista Decollato - Ripa - via di S. Giovanni Decollato

La chiesa attuale sorge sull’area di un’antica chiesa, Santa Maria de fovea (o della fossa). Fu concessa nel 1488 all’Arciconfraternita di San Giovanni decollato, di origine fiorentina, che la fece ricostruire nel 1504. Altri restauri furono eseguiti nel 1727 e nel 1888. E' nota proprio perché appartenente alla Confraternita di San Giovanni, istituita da devoti fiorentini per l'assistenza ai condannati a morte che cercavano di convincere  a pentirsi e poi davano loro sepoltura. L'interno, a navata unica, è affrescato da opere di artisti toscani del cinquecento che raffigurano santi . L’altare maggiore è dominato dalla tavola di Giorgio Vasari Decollazione di San Giovanni (1553) da cui la chiesa prende il nome. Annesso alla chiesa è l'oratorio sul pavimento cui si trovano sepolture di giustiziati e pietre tombali. 'oratorio è decorato con affreschi che illustrano la vita di San Giovanni. Nella camera storica dell’Arciconfraternita sono conservati numerosi cimeli relativi all’attività della medesima: tra le altre cose, il cesto che raccoglieva la testa dei giustiziati, l’inginocchiatoio sul quale Beatrice Cenci recitò l’ultima sua preghiera, le barelle sulle quali i confratelli trasportavano i resti dei condannati a morte.

 

 

 

S. Giovanni Battista dei Fiorentini - Ponte - via Acciaioli

Basilica minore, fu edificata per volontà del primo papa Medici, Leone X, che indisse un concorso per la costruzione dell'edificio. Nonostante tra i concorrenti ci fosse anche Raffaello, fu prescelto il progetto del Sansovino. La realizzazione pratica della chiesa, rivelatasi molto difficile, risale alla fine del 1500. Il completamento dell'interno avvenne solo nel 1620 e fu Carlo Maderno a portarlo a termine erigendo la cupola e dando al Tempio dei Fiorentini un carattere sobrio e al tempo stesso austero. Il nome della chiesa trae origine dal fatto che, anticamente, sorgeva accanto ad essa il grande palazzo cinquecentesco che ospitava il Consolato Fiorentino.  La facciata in travertino fu realizzata solo nel 1734 da Alessandro Galilei. L'interno, ripartito in tre navate da un poderoso ordine di pilastri in muratura con addossate lesene corinzie e con cinque cappelle per lato, è una rara traduzione in architettura del clima austero conseguente al concilio di Trento, modificata da decorazioni barocche. Tra le opere d'arte che si possono ammirare nelle dieci cappelle laterali, spiccano alcuni monumenti funebri realizzati dai maggiori scultori dell'età barocca: Bernini, Algardi e Borromini, sepolto lui stesso in questa chiesa insieme al nipote Carlo Maderno. Del Bernini sono conservati i due busti di Antonio Coppola ed Antonio Cepparelli, patrizi fiorentini benefattori dell’Arciconfraternita e dell’Ospedale dei Fiorentini. Il presbiterio è di Pietro da Cortona e presenta al centro del grandioso altare dello stesso Borromini.

sito web:www.sangiovannideifiorentini.net/

 

 

Ss. Giovanni e Paolo al Celio - Celio - piazza dei Ss, Giovanni e Paolo

E' una chiesa paleocristiana tra le più antiche di Rom: fu fatta costruire dal senatore Pammachio alla fine del IV secolo sui resti della casa dei due santi martirizzati sotto Giuliano l’Apostata. Nonostante la devastazione gotica del 410 ed il terremoto del 440, l’edificio conservò inalterato il suo aspetto originario. Importanti lavori di restauro si ebbero agli inizi del XVIII e a metà del XX secolo. La facciata è suddivisa in due parti. In quella inferiore apre un portico del XII secolo sovrastato da una galleria aggiunta nel 1216. La parte superiore, arretrata, è caratterizzata da una polifora ad arcatelle su colonnine di spoglio. L’interno è diviso in tre navate delimitate da sedici colonne del IV secolo affiancate da pilastri. Nei pressi dell’altare maggiore, delimitato da una ringhiera, si trova il luogo in cui furono sepolti i corpi dei Santi. Nella chiesa sono custodite opere di Antoniazzo Romano e Nicolò Cirignani detto il Pomarancio. Esemplare unico nel mondo è il complesso, sottostante alla Basilica, delle Case Romane: si tratta di una grande insula comprendente quattro edifici, case a più piani, un ninfeo ed un piccolo stabilimento termale che conservano splendidi affreschi del III secolo. L’intero ciclo decorativo appartiene ad epoche diverse ed è una preziosa testimonianza della fase di transizione da un’arte pagana ad un’arte cristiana.

 
 

 

S. Giovanni in Laterano - Esquilino- piazza di S. Giovanni in Laterano

Basilica patriarcale e cattedrale di Roma, il cui nome per esteso è Arcibasilica Papale e Cattedrale del Santissimo Salvatore e dei Santi Giovanni Battista ed Evangelista in Laterano, sorge sullo stesso luogo della basilica eretta da Costantino intorno al 314 su terreni già di proprietà della nobile famiglia dei Laterani, dalla quale prende nome tutta l’area. La basilica primitiva, di cui l’attuale chiesa ricalca nelle grandi linee la planimetria, aveva cinque navate e per quasi mille anni, dalla fondazione al periodo avignonese, fu la più importante chiesa della cristianità, centro del potere papale e residenza del pontefice. Ripetutamente danneggiata e restaurata, la basilica fu continuamente arricchita nel corso dei secoli. Niccolò IV commissionò a Jacopo Torriti il mosaico absidale (1289 1291), per il giubileo del 1300 Bonifacio VIII edificò la Loggia delle Benedizioni (rifatta nelle linee attuali alla fine del ‘500), Martino V fece affrescare l’interno da Gentile da Fabriano e Pisanello (1431-1432), Sisto V sostituì la Loggia delle Benedizioni con quella tuttora visibile, Clemente VIII fece decorare il transetto (1599-1600). Il campanile ha la caratteristica di essere formato da due piccoli campanili gemelli, risalenti all'età romanica, restaurati nel XIV secolo e si innalzano sopra la Loggia delle Benedizioni. In vista del Giubileo del 1650 Innocenzo X Pamphili affidò a Francesco Borromini il rifacimento dell’interno, di cui volle comunque conservare l’impianto complessivo a cinque navate ed il cinquecentesco soffitto a cassettoni. Tra il 1732 ed il 1735, sotto il pontificato di Clemente XII Corsini, venne eseguita la facciata attuale, su disegno di Alessandro Galilei, con le 12 statue di Cristo e degli Apostoli, che troneggiano imponenti e sono visibili da lontano a simboleggiare la forza e la potenza della Chiesa.  Tra il 1884 ed il 1886 vennero completamente rifatti presbiterio e abside con la conseguente perdita del mosaico originale del Torriti, da allora sostituito con una fedele copia del Vespignani. La settecentesca facciata del Galilei presenta un solo ordine gigante di lesene e semicolonne corinzie, timpano centrale e balaustra coronata da quindici colossali statue raffiguranti Cristo, San Giovanni Battista ed evangelista e i dottori della Chiesa. Nel portico, altorilievi marmorei con Storie della vita del Battista e statua di Costantino proveniente dalle sue terme sul Quirinale. La porta mediana ha preziosi battenti che provengono dalla Curia nel Foro Romano; l’ultima porta a destra è la Porta Santa. L’interno si presenta nella sistemazione seicentesca ideata dal Borromini. Nella navata centrale, che conserva ancora il soffitto cinquecentesco disegnato da Pirro Ligorio, spiccano le dodici edicole con colonne verdi e timpano, dentro le quali sono alloggiate dodici statue di apostoli; le nicchie sono sormontate da altorilievi in stucco di Alessandro Algardi. In fondo alla navata è il bel tabernacolo ogivale di Giovanni di Stefano (1367) sotto al quale si trova l’altare papale. Alla base di questo, nel recinto della confessione, si trova la tomba di papa Martino V, opera di Simone Ghini (1443). Il transetto è uno dei più rappresentativi complessi del manierismo romano di fine ‘500, con opere, tra gli altri, del Cavalier d’Arpino, Cesare Nebbia, Orazio Gentileschi, Giovanni Baglione. Le navate laterali sono il luogo dove più liberamente si poté esprimere l’estro e il talento decorativo del Borromini, che tra le cappelle e sulla faccia interna dei pilastri sistemò gli antichi monumenti funebri reinterpretandoli, secondo il gusto dell’epoca, come puri elementi decorativi. Nella navata intermedia destra si trova un frammento di affresco, proveniente dalla decorazione della primitiva Loggia delle Benedizioni, attribuito da alcuni a Giotto, da altri al Cavallini. Nella navata estrema sinistra si segnala la copia della statua di Riccardo degli Annibaldi eseguita da Arnolfo di Cambio nel 1276, il cui originale si trova nel Chiostro e la cappella Corsini che custodisce al suo interno in un'urna antica di porfido proveniente dal Pantheon, la tomba di papa Clemente XII.

Sito web: http://www.vatican.va/various/basiliche/san_giovanni/index_it.htm

 

 

S. Girolamo dei Croati a Ripetta - Campo Marzio - via Tomacelli

Fu probabilmente edificata nella seconda metà del XV secolo e venne annessa all’ospizio creato per accogliere i profughi provenienti dall’Illiria e dalla Slavonia donato da Nicolò V alla Congregazione degli Schiavoni (corruzione del termine "slavoni"). Nel 1588 Sisto V la fece riedificare affidando i lavori a Martino Longhi il Vecchio. La chiesa appartiene oggi alla nazione croata. La facciata tardo-rinascimentale, anch’essa opera di Martino Longhi, è in travertino e presenta due ordini. Nell’inferiore apre un portale con ai lati quattro nicchie. Nella parte superiore è posta una finestra sovrastata da un timpano triangolare. L’interno è a croce latina con tre cappelle per lato e finta cupola dipinta da Andrea Lilio.

 

 

S. Girolamo della Carità - Regola - via di Monserrato

La chiesa sorse, secondo la tradizione, sull'area della casa ove il santo dimorò nel 382. Passata nel XVI secolo ad una congregazione di carità, è legata al ricordo di San Filippo Neri, che vi fondò il suo Istituto e dal 1551 al 1583 dimorò in una casa accanto. La chiesa fu riedificata intorno al 1655 da Domenico Castelli. La facciata barocca, a due ordini, è di Carlo Rainaldi (1660). L'interno è a croce latina, con una sola navata centrale ed un ricco soffitto ligneo a cassettoni. La cappella Spada fu progettata dal Borromini ed è un'eccezionale opera d'arte dell'età barocca, splendente di marmi policromi con le pareti ad intarsio marmoreo. Presso l'altare maggiore, di Carlo Rainaldi, è posta la "Comunione di San Girolamo", copia del Camuccini dall'originale del Domenichino che si trova in Vaticano.

 
 

 

S. Ignazio di Loyola in Campo Marzio - Colonna- piazza di S. Ignazio

Commissionata da Gregorio XV nel 1626 fu eretta su disegno del  gesuita Orazio Grassi, in base ai progetti di Carlo Maderno.  L'imponente facciata, che deriva da quella della chiesa del Gesù, è a due ordini di lesene e di colonne corinzie, con cornici, frontespizio e volute laterali a forte risalto. E' arricchita da finestrone, da nicchie a timpano e da cartelle, ed è generalmente ritenuta opera di Alessandro Algardi. L'interno, a croce latina, ha tre cappelle per lato intercomunicanti tra loro. La policromia dei marmi, gli stucchi, la decorazione pittorica e la ricchezza degli altari conferiscono all'insieme una fastosa sontuosità. L'affresco della volta (Trionfo di S. Ignazio), famoso per gli effetti di prospettiva, è di Andrea Pozzo, autore anche degli altari del transetto destro (Gloria di S. Luigi Gonzaga, rilievo di Pierre Legros) e sinistro (Annunziata, pala marmorea di Filippo Della Valle) e degli affreschi nella cappella maggiore. Di Alessandro Algardi sono la Religione e la Magnificenza che in controfacciata sorreggono l'iscrizione commemorativa della dedicazione del tempio.

 

 

 

S. Ivo alla Sapienza - Parione - Corso del Rinascimento

Costruita dal Borromini dal 1642 al 1660, su commissione di Urbano VIII Barberini, la chiesa si erge nel piccolo cortile del Palazzo della Sapienza (da cui proviene il nome), sede dell'antica Università di Roma, dal XV secolo fino al 1935. a facciata è concava e presenta due ordini di finestre rettangolari inquadrate in archi a tutto sesto e spartite da lesene. Nell'ordine inferiore si trova al centro il portale d'ingresso a cui corrisponde, nell'ordine superiore, una grande finestra ad arco. Il prospetto è sormontato dal maestoso tamburo della cupola, polilobato e di forma convessa, scandito da lesene e culminante in una cuspide a spirale sulla quale è collocata una decorazione in ferro e una croce. Le forme di alcuni elementi della Chiesa, come la spirale a pungiglione, richiamano la forma dell'ape, simbolo araldico dei Barberini. L'altare maggiore è opera di Giovan Battista Contini ed è sovrastato dal dipinto raffigurante i Santi Ivo, Leone, Pantaleone, Luca e Caterina d'Alessandria in gloria di angeli, realizzato da Pietro da Cortona.

 

 

S. Lorenzo fuori le mura - Tiburtino - piazzale del Verano

La basilica di San Lorenzo fuori le Mura, così come la conosciamo oggi, è il risultato della fusione di due distinte chiese, edificate una alla fine del VI secolo da papa Pelagio II, e l’altra all’inizio del XIII secolo (papa Onorio III) intorno alla tomba di Lorenzo, diacono d’origine spagnola martirizzato sotto l’imperatore Valeriano e sepolto nel cimitero di Ciriaca, lungo la Via Tiburtina. La chiesa conserva anche le reliquie di Santo Stefano ed è per questo, da tempo immemorabile, una delle più venerate di Roma, inserita nel ristretto numero delle cinque basiliche patriarcali, le più antiche e importanti. A seguito del bombardamento del 19 luglio 1943, è stata riportata alle originarie forme duecentesche, epoca cui appartengono il portico ed il campanile romanico. Nell'interno è subito percepibile l'aspetto non omogeneo del complesso, con le due basiliche contigue ma non coassiali: la basilica onoriana è a tre navate divise da 22 colonne, di dimensioni e marmi diversi, provenienti, al pari di alcune basi e di parte della trabeazione, da un edificio antico. I capitelli ionici sono di fattura medievale mentre il soffitto è a capriate lignee. Il presbiterio corrisponde alla basilica pelagiana, in parte interrata da Onorio III;  la trabeazione risale al secolo IV, il mosaico sull'arco trionfale al VI, mentre il ciborio è la più antica (1148) opera firmata da marmorari romani .

sito web:www.basilicasanlorenzo.it/

 

 

S. Lorenzo in Lucina - Colonna - via in Lucina

Basilica minore, è una delle più antiche chiese cristiane di Roma. Fu eretta tra il IV ed il V secolo sul luogo della casa della matrona Lucina, e riedificata da papa Pasquale II intorno al 1100. A lui si devono il portico con colonne di granito con capitelli ionici ed il campanile con gli ultimi tre piani a doppie bifore. Il restauro del 1600 fu opera di Cosimo Fanzago mentre nel 1858 l'architetto Busiri Vici aggiungerà all'interno due cappelle ed eliminerà le decorazioni barocche. All'esterno della chiesa, sulla sinistra, il campanile romanico a cinque ordini. L'interno è diviso in tre navate.  In una cappella, sotto la mensa dell'altare, vi è un'urna con la graticola sulla quale San Lorenzo subì il martirio. Nella Cappella Fonseca, disegnata da Gian Lorenzo Bernini, è collocata l'Annunciazione di Ludovico Gimignani e il busto marmoreo di Gabriele Fonseca scolpito dallo stesso Bernini. L'altare maggiore è opera di Carlo Rainaldi. Dietro è collocato il Gesù Crocifisso di Guido Reni, mentre il coro è decorato con 'Vergine e santi' di Placido Costanzi. Lungo la navata sinistra nella quinta cappella il dipinto 'Morte di S. Giacinta Marescotti' di Marco Benefial, mentre 'La tentazione di S.Francesco' e gli affreschi della volta sono di Simon Vouet. Nella prima cappella è situato il battistero del 1721, per opera di Giuseppe Sardi. Nei sotterranei della basilica si conservano testimonianze architettoniche risalenti al II secolo. 

 

 

 

S. Lorenzo in Panisperna - Monti - via Panisperna

La prima chiesa dedicata a San Lorenzo fu edificata nel IX secolo sul luogo, secondo la tradizione, in cui il santo subì il martirio sulla graticola durante le persecuzioni di Valeriano nel 258.. Papa Bonifacio VIII fece riedificare la chiesa nel 1300 con annessa un'abbazia concessa ai Benedettini nel 1451. Nel 1574 Gregorio XIII dispose ulteriori restauri e risale a quest'epoca la denominazione di San Lorenzo in Panisperna (forse perché, in occasione della festa del santo, il 10 agosto, si distribuiva pane e prosciutto ai poveri). La facciata a due ordini è preceduta da una scalinata a doppia rampa del 1893, costruita a seguito dei lavori di abbassamento del piano stradale. Nell’ordine inferiore si trova una porta lignea scolpita (1664) con le immagini dei SS. Lorenzo e Francesco. Nella parte superiore apre un grande oculo sovrastato da un timpano triangolare. La chiesa, a navata unica con tre cappelle per parte, è coperta con una volta a botte affrescata nel XVIII secolo da Antonio Bicchierai.

 

 

 

Ss. Luca e Martina al Foro Romano - Campitelli - via della Curia

Nella prima metà del VII secolo Onorio I fece costruire una chiesa ai margini del Foro Romano dedicata a Santa Martina, martirizzata a Roma nel 228. Sisto V concesse la chiesa all’Accademia del disegno, detta di San Luca nel 1588. La ricostruzione fu affidata a Ottaviano Mascherino a cui subentrò Pietro da Cortona nel 1635 che la ultimò nel 1669. La facciata convessa a due ordini termina con un fascione sul quale troneggia lo stemma di Urbano VIII sorretto da angeli. La cupola con lanternino appare arretrata rispetto alla facciata. L’interno a croce greca presenta colonne e pilastri; sul pavimento della navata centrale si trova la lastra tombale di Pietro da Cortona. Nella chiesa, nella cripta e nella sagrestia troviamo opere di artisti del ‘600 tra cui Alessandro Algardi e Sebastiano Conca.

 

 

S. Luigi dei Francesi - S. Eustachio - piazza S. Luigi dei Francesi

Chiesa della nazione francese, fu iniziata nel 1518 e ultimata da Domenico Fontana nel 1589, su disegno di Giacomo Della Porta. L'ampia facciata in travertino, a due ordini di uguale larghezza, è divisa da paraste tuscaniche e corinzie in cinque campi sia nell'ordine inferiore che in quello superiore. L'interno è a tre navate con cappelle laterali scandite da pilastri, e impreziosito da una ricca decorazione in marmi e stucchi. Due sono i luoghi che racchiudono veri e propri capolavori dell’arte del XVII secolo. Nella seconda cappella della navata di destra vi è l’affresco con storie di santa Cecilia del Domenichino (1616-17); mentre nella quinta cappella della navata di sinistra, la cappella Contarelli, vi sono tre capolavori assoluti del Caravaggio: il Martirio di San Matteo, San Matteo e l'angelo e Vocazione di san Matteo. e, nella volta, affreschi del Cavalier d'Arpino.

sito web: www.saintlouis-rome.net/

 

 

Madonna del Divino Amore - Ardeatino - via Ardeatina

Le sue origini risalgono al XIII secolo, quando nella zona sorgeva una sorta di fortezza della famiglia Orsini, chiamata Castel di Leva. Su una torre era affrescata un’immagine della Vergine, molto venerata dai pastori della zona. Nel XV secolo un pellegrino che stava per essere assalito dai cani chiese aiuto alla Madonna e fu miracolosamente salvato. Nel 1744 Benedetto XIV fece erigere una chiesa sui ruderi dell’antico castello, dove fu posta la miracolosa immagine ed in breve tempo la Madonna del Divino Amore divenne il Santuario Mariano di Roma. Nel 1944 tutto il popolo di Roma chiese alla Vergine del Divino Amore la salvezza della città dagli orrori della guerra e promise la costruzione di un nuovo santuario che, iniziato nel 1991, è stato completato nel 1999. La chiesa settecentesca, opera di Filippo Raguzzini, presenta una facciata con timpano centinato tra due finestre. Sopra il timpano triangolare di coronamento è posta la statua della Vergine Maria. L’interno, a navata unica, è ornato di affreschi e dipinti del XIX secolo.  

Sito web:www.santuariodivinoamore.it

 

 

S. Marcello al Corso - Trevi - piazza di S. Marcello

La chiesa è uno degli antichi “tituli” della città di Roma.  il nucleo originario risale al IV secolo, quando e dove, secondo la tradizione, papa Marcello I  da cui la chiesa prende il  nome,  fu condannato da Massenzio alla servitù. Gregorio IV arricchì questo titolo di doni, ma poi rischiando la rovina, fu riedificata una prima volta da Adriano I (772-795), e poi  ricostruita una prima volta nel XII secolo.  Distrutta da un incendio nel 1519, fu ancora riedificata (invertendone l’orientamento), in stampo barocco, su progetto di Jacopo Sansovino, il quale curò pure la direzione dei lavori fino al 1527, quando venne sostituito da Antonio Sangallo il Giovane e Annibale Lippi che la completarono nel 1592.  La barocca e pesante facciata concava, opera di Carlo Fontana è del 1682. Tra gli oggetti di culto che qui si conservano, spicca un Crocifisso ligneo miracoloso, rimasto intatto tra le rovine del suddetto incendio del 1519. La decorazione tardo-barocca è completata dalle sculture di Francesco Cavallini e dal rilievo di Ercole Antonio Raggi.  La terza cappella a destra ospita degli affreschi con scene di vita di Maria, opera di Francesco Salviati. La decorazione della cappella successiva fu interrotta dal sacco di Roma nel 1527. Perin del Vaga, allievo di Raffaello, fuggì e gli affreschi furono completati da Daniele da Volterra e Pellegrino Tibaldi. La navata ospita una splendida tomba in stile veneziano del Sansovino, dedicata al cardinale Giovanni Michiele da suo nipote Antonio Orso.

Sito web:www.sanmarcelloalcorso.it

 

 

S. Marco Evangelista al Campidoglio - Campitelli - piazza S. Marco

Basilica minore fondata da papa San Marco nel 336 in onore dell'omonimo Evangelista. Fu restaurata nel 792 da papa Adriano I e quasi completamente riedificata nel 833 da papa Gregorio IV che ordinò la decorazione dell'abside e la costruzione dell'arco trionfale con mosaici che ancora oggi si conservano. Il cardinale Pietro Barbo, poi papa Paolo II, la ricostruì in gran parte nelle sue forme attuali e ne fece la chiesa dei veneziani a Roma (1460 circa). Tra il 1740 ed il 1750 fu restaurata da Filippo Barigioni, che alterò con decorazioni barocche la fisionomia dell'interno. La facciata, formata da un portico a tre arcate con semi colonne addossate a pilastri, detta della Benedizione, è tra le più eleganti architetture del Rinascimento di Roma. Dietro di essa sorge il campaniletto romanico a trifore, ornato da dischi di verde antico. Durante i lavori di restauro della chiesa sono stati scoperti resti sotterranei della prima basilica del IV secolo. Nella basilica sono state rinvenute le ossa di molti martiri tra cui quelle di San Marco oggi conservate sotto l'altare maggiore.

Sito web: www.sanmarcoevangelista.it

 

 

S. Maria ad Martyres (Pantheon) - Colonna - piazza della Rotonda

Basilica minore frutto della trasformazione in chiesa di uno dei più augusti monumenti dell'antichità, il Pantheon. Lo edificò Marco Vipsanio Agrippa nel 27 a.C., ma fu completamente rifatto nel 118-125 da Adriano, che fece ricollocare sulla fronte l'iscrizione originaria. Dopo secoli d’abbandono, l'imperatore Foca lo donò nel 608 a Bonifacio IV, che lo consacrò al culto cristiano con il nome di S. Maria ad Martyres. La facciata era in origine elevata su scalinata e preceduta da una piazza allungata, i cui portici celavano la rotonda retrostante creando un effetto di totale separazione dalla percezione spaziale dell'interno. Il pronao con 16 colonne è coronato da un frontone, ornato in origine di un rilievo in bronzo e sormontato da un secondo timpano più alto e arretrato. I battenti di bronzo della porta, ritenuti antichi, risalgono invece all'età di Pio IV.  La cupola, del diametro di m 43.3 pari all'altezza dal pavimento al suo colmo, fu voltata su un'unica centina emisferica con un getto di conglomerato, contenente lapillo vulcanico in modo da alleggerirlo. L'interno del Pantheon è articolato da sette nicchioni con un nicchione di fondo sormontato da un arco, simmetrico a quello d'ingresso. Al di sopra, la grande volta è decorata da cinque ordini di cassettoni (28 per ordine) che vanno restringendosi verso l'alto, dove si apre l'occhio del diametro di circa 9 metri e orlato di bronzo, che costituisce l'unica apertura. Molte le opere d’arte che vi sono custodite tra le altre: le tombe ei sovrani d'Italia, la tomba di Raffaello, un affresco dell’Annunciazione attribuito a Melozzo da Forlì  e, all’altare maggiore, una Madonna col Bambino romano-bizantina del VII secolo.   

sito web: www.vicariatusurbis.org/santamariaadmartyres/index.htm

 

 

S. Maria ai Monti - Monti - via della Madonna dei Monti

Detta anche Madonna dei Monti, è una delle chiese romane più interessanti della transizione tra Rinascimento e barocco. Fu costruita a partire dal 1580 da Giacomo della Porta a seguito di una miracolosa guarigione di una cieca da parte dell'icona della Madonna rinvenuta sul posto. La semplice facciata richiama quella già adottata nella chiesa del Gesù: divisa in due ordini raccordati da volute laterali è coronata da timpani triangolari e scandita da piatte lesene corinzie e quattro nicchie. All'interno, in una navata unica ispirata al modello gesuita, si conservano alcuni esemplari pittorici significativi di questo periodo: nella Cappella della Pietà si conserva la pala di Antonio Viviani (copia della Pietà di Michelangelo) e gli affreschi di Lattanzio Mainardi e Paris Nogari. Gli affreschi sulla volta, nella cupola e nella tribuna sono lavoro di Cristoforo Casolani. Inoltre nella chiesa si trova la tomba del santo francese Benoit-Joseph Labre che morì nel 1783 fuori della chiesa. I suoi vestiti sono custoditi come reliquie.  

 

 

 

S. Maria degli Angeli e dei Martiri - Castro Pretorio - piazza della Repubblica

Costruita nel 1563 da Michelangelo nell'aula del "Tepidarium" delle Terme di Diocleziano, fu alterata nel suo aspetto originale da Luigi Vanvitelli nel XVII secolo. La facciata disadorna è formata dall'esedra di una delle sale delle Terme, il "Calidarium". L'interno è a croce greca, con i bracci trasversali di sviluppo eccezionale un tempo corrispondente al corpo centrale delle terme che prospettava sul "Frigidarium". Il complesso architettonico si presenta singolarmente suggestivo per l'armonia delle grandiose strutture, rispettate dall'ornamentazione, piuttosto minuta, aggiunta nel Settecento. L'opera più rilevante è il "Martirio di San Sebastiano"del Domenichino. In sagrestia è esposto il progetto originale di Michelangelo. Nel braccio destro i monumenti funebri di Vittorio Emanuele Orlando, dell'ammiraglio Paolo Thaon di Revel, opere di Pietro Canonica, e del maresciallo Armando Diaz, artefici della vittoria nella prima guerra mondiale. S. Maria degli Angeli è la chiesa utilizzata per le funzioni religiose di carattere ufficiale.

Sito web:www.santamariadegliangeliroma.it

 

 

S. Maria dei Miracoli - Trevi - via del Corso

E' una delle chiese gemelle, insieme a Santa Maria in Montesanto, di piazza del Popolo, quella a destra guardando via del Corso. La chiesa deve il suo nome a un dipinto della Vergine Maria in cui salva un bambino dalle acque del Tevere nel 1525. Nel 1598, l'icona, che era venerata in una cappella di S. Maria Miraculorum, fu sostituita da una copia, mentre l'originale venne spostato a San Giacomo in Augusta. La chiesa attuale fu costruita più tardi: progettata dall'architetto Carlo Rainaldi nel 1611, fu compiuta dal Bernini con la collaborazione di Carlo Fontana per iniziativa del monsignor Girolamo Gastaldi. A pianta centrale è preceduta da un pronao ornato da statue sormontate da cupole. Nell'interno vi sono due cappelle per lato e un ricco altare maggiore con un'immagine della Vergine sorretta da quattro angeli, opera di Antonio Raggi. Splendidi i monumenti del cardinale Girolamo Gastaldi e del fratello Marchese Benedetto. La cupola è circolare a differenza di quella della chiesa gemella di Santa Maria di Montesanto che è ovale, anche se sembrano identiche.  

 

 

 

S. Maria del Popolo - Campo Marzio - piazza del Popolo

E' uno degli edifici più significativi del Rinascimento romano, non solo per i suoi caratteri architettonici, ma anche per i dipinti e le sculture che la rendono un preziosissimo museo dell'arte rinascimentale. La chiesa sorse da una piccola cappella costruita per volontà di papa Pasquale II a spese del Popolo Romano (da cui il nome) sulle tombe dei Domizi, per cacciarne, secondo la leggenda, lo spirito di Nerone. Più probabilmente fu edificata come ringraziamento per la conquista di Gerusalemme, alla conclusione della prima Crociata. Sorta nel Quattrocento all'epoca di papa Sisto IV, fu modificata nel Seicento ed è legata ai nomi di Bramante, Sansovino, Pinturicchio, Mino Da Fiesole, Raffaello, Bernini e Caravaggio. Di quest’ultimo sono presenti La Conversione di San Paolo e la Crocefissione di San Pietro, che insieme all’Assunta di Annibale Carracci ornano la cappella Cerasi, posta a sinistra dell’altare maggiore. L'interno a tre navate è a croce latina con volte a crociera. Nel pavimento ci sono numerose lastre sepolcrali, risalenti al Medioevo ed al Rinascimento. Le cappelle abbondano di monumenti funerari e di opere d'arte. Tra queste, la più importante è la Cappella Chigi, realizzata su progetto di Raffaello per il banchiere Agostino Chigi a partire dal 1513 e terminata soltanto tra il 1652 e il 1656 con l’intervento di Gianlorenzo Bernini per volere di papa Alessandro VII Chigi. . Anche la statua di Giona che esce dalla balena è stata realizzata da Lorenzetto su disegno di Raffaello, mentre Abacuc e l’angelo e Daniele nella fossa dei leoni sono opera di Bernini. La pala d’altare è invece opera di Sebastiano del Piombo e Francesco Salviati.  Nel presbiterio, sull'altare maggiore è una tavola bizantineggiante con la Madonna del Popolo, dell’inizio del XIII secolo.

 

 

 

S. Maria della Consolazione - Campitelli - piazza della Consolazione

Si trova ai piedi della Rupe Tarpea. Nel 1385 Giordanello degli Alberini, un nobile condannato, pagò due fiorini perché un'immagine della Vergine Maria fosse collocata qui per consolare i condannati. Da qui il nome della chiesa. Fu edificata nel 1470 e ricostruita nel 1583-1600 su progetto di Martino Longhi il Vecchio. La facciata, che si leva bianca di travertino su un'ampia scalinata moderna, è a due ordini: quello inferiore, ripartito da lesene corinzie in cinque campate, e con tre portali, è dovuto al Longhi; quello superiore, compiuto nel 1827 da Pasquale Belli nello stesso stile, è a tre campate e si raccorda all'attico del primo ordine, sul quale si trovano statue di santi. L'interno è a tre navate divise da pilastri, ed ha tre absidi e cinque cappelle per lato. 

Tra le opere conservate: Storie della Passione, affreschi di Taddeo Zuccari del 1556; Madonna col bambino e santi di Livio Agresti (1575); un’icona di Maria del XIII secolo; all’altare maggiore, affresco di S. Maria della Consolazione, di epoca medievale, restaurato da Antoniazzo Romano; Natività, Assunzione e Scene della vita di Maria e Gesù del Pomarancio.

 

 

 

S. Maria della Pace - Ponte - Arco della Pace

Edificata durante il pontificato di papa Sisto IV, circa nel 1480, è attribuita a Baccio Pontelli. E' formata dall'unione di due organismi: un'aula rettangolare nella parte anteriore, seguita da un ottagono a cupola aggiunto dal Bramante. Nel 1656 Pietro da Cortona restaurò la chiesa su commissione di papa Alessandro VII, e fu in questa occasione che vi aggiunse la convessa facciata barocca, preceduta da un pronao semicircolare a colonne doriche che cingono, con mirabile scenografica soluzione, la piccola piazza antistante. Nella prima parte, l'interno è costituito da una breve navata a due campate con volte a crociera, che conserva intatta la struttura quattrocentesca. In quest'area della chiesa si possono ammirare le celebri "sibille", dipinte da Raffaello nel 1514 su commissione del banchiere senese Agostino Chigi. Di notevole interesse il chiostro, prima opera eseguita a Roma dal Bramante.  

 

 

S. Maria della Scala - Trastevere - piazza della Scala

Fu costruita nel 1593-1610 per contenere l'icona della Madonna della Scala, conservata nel braccio settentrionale del transetto, assieme ad una statua di san Giovanni della Croce. La tradizione afferma che nel 1592 questa icona, posta sulla scala di una casa vicina, avrebbe miracolosamente guarito un bambino dopo le preghiere della di lui madre. Il papa Clemente VIII affidò il progetto dell’edificio a Francesco Cipriani da Volterra, ma il completamento fu realizzato da Ottaviano Mascherino nel 1624. La facciata è a due ordini sovrapposti di lesene, collegati tra loro da grandi volute: la sua semplicità contrasta con un interno, a croce latina e a una sola navata con tre cappelle su ogni lato, riccamente decorato con marmi policromi e diversi altari. L'altare maggiore, dedicato al Salvatore, risale al 1650: progettato da Carlo Rainaldi, è sormontato da un baldacchino a tempietto sorretto da sedici colonne corinzie in alabastro a pecorella e listate di bronzo dorato, e decorato tra quattro statuine di apostoli in terracotta dipinte ad imitazione del bronzo.  La chiesa conserva al suo interno una preziosa Decollazione del Battista di Gherardo delle Notti.

 

 

 

S. Maria della Vittoria - Castro Pretorio - via XX Settembre

In nome di questa chiesa richiama la battaglia della Montagna Bianca, presso Praga, nella Guerra dei trent'anni, che vide una vittoria delle truppe cattoliche su quelle protestanti. Per questo motivo sull'altare maggiore è presente un'icona della Madonna proveniente dalla Boemia. L'impianto architettonico dell'edificio si deve a Carlo Maderno mentre la facciata, datata 1626, è opera di Giovanni Battista Soria; questa è articolata in due ordini, con un timpano triangolare alla sommità ed un timpano arcuato al di sopra del portale d'accesso. L'interno è costituito da un'unica navata coperta da volta a botte ed è delimitata da tre cappelle per lato; il soffitto presenta affreschi di Gian Domenico Cerrini, raffiguranti il Trionfo di Maria sulle eresie e la Caduta degli angeli ribelli. L'attrazione principale della chiesa è l'altare del transetto sinistro, con lo spettacolare gruppo scultoreo dell'Estasi di santa Teresa d'Avila, opera di Gian Lorenzo Bernini, compiuta durante il pontificato di papa Innocenzo X. Le due figure in marmo, di Santa Teresa e dell'Angelo, sono circondate da raggi di luce divina materializzati in bronzo. Sempre all'interno sono presentie tre pale d'altare del Domenichino, una del Guercino ed un dipinto di Guido Reni.

Sito web: www.chiesasmariavittoria.191.it

 

 

S. Maria di Loreto al Foro Traiano - Trevi - piazza della Madonna di Loreto

E’ situata al Foro Traiano in uno degli angoli più suggestivi della Roma antica. Edificata in due fasi, fu iniziata nel 1507 dalla confraternita dei Fornari su una più antica chiesa, ripresa nel 1522, forse su progetto di Bramante, e consacrata nel 1534 in una seconda fase, sotto la direzione di Jacopo Del Duca, quando furono completati i fianchi e venne costruito il complesso sistema cupolato e il campanile. Tra il 1867 e il 1873 furono effettuati lavori di restauro e la sagrestia venne ricostruita. La parte inferiore è in laterizio e travertino. Sul timpano del portale si trova un gruppo marmoreo scolpito da Andrea Sansovino che raffigura la Vergine col Bambino e la casa di Loreto. La parte superiore è composta da una cupola ottagonale sovrastata da una lanterna. L’interno è a pianta ottagonale con quattro cappelle sui lati. L’altare maggiore è opera di Gaspare De Vecchi; La chiesa conserva inoltre due tele del Cavalier d’Arpino: "Transito" e "Natività della Vergine"(1630). Di particolare rilievo la decorazione scultorea tra cui citiamo due "Angeli" di Stefano Maderno e "Santa Susanna" di François Duquesnoy.   

 

 

 

S. Maria in Ara Coeli - Campitelli - Scala dell'Arce Capitolina

Basilica minore che sorge sulla cima più alta del Campidoglio, fu eretta sul tempio di Giunone Moneta nel VII secolo, ma ebbe questo nome nel XIII secolo, quando si affermò la leggenda che qui la Vergine fosse apparsa ad Augusto. Divenne intorno all'anno mille abbazia benedettina e nel 1250 fu affidata ai Francescani, che ne iniziarono la ricostruzione secondo gli stili romanico e gotico. Nel medioevo assunse un ruolo assai rilevante poiché vi si radunavano i consiglieri per discutere della "Res Publica".  La semplice facciata in mattoni è duecentesca. L'interno, basilicale, offre un bell’esempio dell'arte romana tra il XIII e il XVIII secolo. Il soffitto intagliato è del 1575, il pavimento cosmatesco dei secoli XIII e XIV. In controfacciata è il monumento del cardinale d'Albret  di Andrea Bregno e la pietra tombale di Giovanni Crivelli di Donatello.  Nella Cappella Bufalini vi sono affreschi del Pinturicchio che illustrano Storie di san Bernardino. Nella chiesa era era conservata la copia del "Santo Bambinello" intagliato nel legno di olivo dei Getsemani, caro a tutti i romani,  che fu trafugato nel 1994 e mai più ritrovata. La scalinata di 124 gradini di marmo venne costruita nel XIII secolo, secondo la leggenda come ringraziamento per la fine della peste: dalla cima si gode un bel panorama di Roma con le cupole di Sant'Andrea della Valle e di San Pietro.

  
 

 

S. Maria in Cosmedin - Ripa - piazza Bocca della Verità

Basilica minore, fu fondata nel VII secolo nel luogo in cui sorgeva l'Ara Maxima Erculi (una grande aula porticata di età flavia, di cui restano varie colonne incorporate nell'edificio, l'antico mercato alimentare della città), dedicata al culto del semi-dio greco. La chiesa fu destinata nell'VIII secolo ai monaci bizantini che, fuggiti alle persecuzioni degli iconoclasti d'Oriente, si erano stabiliti a Roma. I monaci greci l'abbellirono a tal punto da farle meritare l'appellativo di Kosmidion (da qui Cosmedin) che in greco significa ornamento. Restaurata e modificata più volte nel corso dei secoli, la chiesa mostra all'interno alcuni suggestivi elementi decorativi dell'VIII e dell'XI secolo, quali il matroneo e la "Schola Cantorum", mentre all'esterno è visibile il campanile a sette piani di bifore e trifore, uno tra i più belli della città in stile romanico. L'interno è suggestivo e severo, radicalmente ripristinato nelle sue forme originarie dell'VIII secolo. E' a tre navate divise da quattro pilastri e da diciotto colonne antiche. Il portico, un'aggiunta del XII secolo, ospita la Bocca della Verità, cara alla tradizione popolare per la nota credenza che la bocca potesse mordere la mano di chi non avesse affermato il vero.

 

 

S. Maria in Domnica alla Navicella - Celio - via della Navicella

Basilica minore, fu fondata nel VII secolo sui resti di una costruzione romana. Ricostruita da papa Pasquale I, fu rinnovata intorno al 1513 dal cardinale Giovanni dei Medici divenuto poi Leone X. Il nome proviene dall'appellativo "Dominicum" dato nei primi secoli ai luoghi di culto cristiani. La facciata rinascimentale è preceduta da un elegante ed ampio portico, a cinque arcate su pilastri e lesene, di ordine dorico e di ispirazione bramantesca, dovuto ad Andrea Sansovino (1513). L'interno basilicale è diviso in tre navate grazie alla successione di diciotto antiche colonne di granito grigio, con capitelli marmorei corinzi. Sotto il soffitto ligneo a cassettoni, decorati con i simboli delle Litanie della Vergine, del 1566, corre un bel fregio rinascimentale affrescato da Perin del Vaga, su disegno di Giulio Romano, recante motivi araldici medicei. In fondo alla navata principale, i superbi mosaici del tempo di papa Pasquale I, come quello del IX secolo raffigurante la Vergine circondata dagli angeli, che tiene in mano un fazzoletto.

sito web: www.santamariaindomnica.it

 

 

S. Maria in Monserrato degli Spagnoli - Regola - via Giulia

Fu fondata nel 1506 quando la confraternita della Vergine di Montserrat in Catalogna costruì un ospizio per i pellegrini spagnoli. La chiesa di Santa Maria in Monserrato fu realizzata secondo il progetto di Antonio da Sangallo il Giovane nel 1518; divenne poi la chiesa degli aragonesi e dei catalani tanto che oggi è la Chiesa Nazionale degli Spagnoli. Nel 1821 fu ristrutturata da Giuseppe Camporese e subì un ultimo restauro nel 1929. La vasta facciata è a due ordini: quello inferiore, a lesene corinzie, è dovuto a Francesco da Volterra ed è assai movimentato, con un portale settecentesco tra colonne ornato da un gruppo marmoreo con "La Madonna ed il Bambino che sega la roccia" (allusione alla montagna dove sorse il santuario catalano di Monserrato) e nicchie nelle campate laterali; quello superiore è assai più modesto. L'interno è ad una navata divisa da alte lesene di ordine composito con cappelle laterali e una vasta abside. Nella chiesa si possono ammirare opere del Sansovino (San Giacomo Maggiore), di Annibale Carracci (S.Diego d’Alcantara); nel portico del Collegio Spagnolo si trova il busto ritratto di Pedro Foix Montoya, opera di Gian Lorenzo Bernini.

 

 

 

S. Maria in Montesanto - Campo Marzio - via del Babuino

Basilica minore, deve il suo nome ad una precedente piccola chiesa dedicata alla Vergine e retta dai frati Carmelitani. Infatti il monte santo per eccellenza è il Monte Carmelo di Gerusalemme. La nuova costruzione, contemporanea a quella della gemella Chiesa di Santa Maria dei Miracoli, si deve al Cardinale Gerolamo Gastaldi. La prima pietra fu collocata il 15 luglio 1662 e la costruzione fu completata nel 1679. Il progetto originario è di Carlo Rainaldi, ma vi pose poi mano Gian Lorenzo Bernini che apportò alcune varianti, prima tra tutte la pianta, che divenne ovale per meglio adattarsi alla conformazione dell'area. Alla morte di Bernini i lavori furono completati da Carlo Fontana. La Chiesa rimase affidata ai Carmelitani fino al 1825 quando papa Leone XII ne ordinò i restauri e le conferì il titolo di Basilica Minore. Nel 1953divenne sede della Messa degli Artisti. All' epoca furono eseguiti alcuni lavori di restauro e di abbellimento tra i quali la Via Crucis e l' altare delle celebrazioni. La Messa degli Artisti fu istituita ufficialmente il 7 aprile 1951, sotto papa Pio XII e fu lo stesso Pio XII ad assegnare agli artisti la Basilica di Santa Maria in Montesanto dove si insediarono nel 1953.

sito web: www.chiesadegliartisti.it/

 

 

S. Maria in Monticelli - Regola - via di S. Maria in Monticelli

Antichissima parrocchia, la chiesa deve il suo nome al fatto di essere situata sopra una piccola altura su cui venne edificata per fronteggiare eventuali piene del Tevere.  Fu ricostruita durante il pontificato di Pasquale II all’inizio del XII secolo. Della chiesa medievale non rimane più niente, eccetto il campanile, in origine più alto, ma ridotto alle dimensioni attuali all’inizio del XVII secolo per motivi di stabilità. Trasformata sotto Clemente XI nel 1715, la chiesa fu restaurata da Francesco Azzurri nel 1860. La facciata settecentesca di Matteo Sassi è a due ordini: il primo presenta una cancellata che immette nell’atrio, il secondo una grande finestra ad arco balconata. L’interno presenta una pianta a tre navate con tre cappelle per lato. Nell’abside medievale si trova un frammento di un mosaico del XII secolo con il volto del Redentore. La chiesa conserva opere di artisti italiani come Mariani, Carracci ("Flagellazione"), Ruspi, Cariani e Conca. In una delle cappelle è custodito un Crocifisso ligneo del XIV secolo.

 

 

S. Maria in Portico in Campitelli - Campitelli - piazza di Campitelli

La chiesa, capolavoro di Carlo Rainaldi allievo di Bernini, fu fatta erigere da papa Alessandro VII come esecuzione di un voto fatto al popolo romano, per conservarvi l'immagine della Madonna in Portico che i romani, minacciati dalla peste, erano soliti pregare; infatti ad essa si attribuì la cessazione della peste del 1656. La facciata, tutta di travertino, è su due ordini con le colonne che per la prima volta in un prospetto di chiesa, sono completamente staccate dal fondo. Per la diversità delle decorazioni, della insolita distribuzione di porte e finestre essa presenta straordinari effetti di chiaro scuro, scenografici e plastici, pur essendo priva di ornamentazione scultorea. Nella cappella delle Reliquie si conserva un prezioso altare portatile, detto di S. Gregorio Nazianzeno. L’altare maggiore è una scenografica macchina barocca del Rainaldi, realizzata da Giovanni Antonio De Rossi, Ercole Ferrata e Giovanni Paolo Schor (1667) con al centro, l’immagine miracolosa detta di S. Maria in Portico Campitelli - Romanus portus securitas, preziosa opera in lamina e smalti dell'XI secolo.

Sito web: www.santamariainportico.it

 

 

S. Maria in Trastevere - Trastevere - piazza S. Maria in Trastevere

Basilica minore, fu probabilmente  la prima chiesa a Roma ad essere dedicata alla Madonna e forse il primo luogo ufficiale di culto cristiano a Roma. Fu fatta edificare da papa Callisto I nel III secolo da Papa Callisto I sulla Taberna Meritoria, sfruttando la leggenda secondo la quale, nel 38 a.C., miracolosamente, dell'olio zampillò in quel luogo e arrivò fino al Tevere, annunciando la prossima nascita di Gesù. A dargli forma di Basilica fu Papa Giulio I nel IV secolo; nel IX Secolo papa Gregorio IV, sotto il pericolo incombente dei Saraceni giunti sulle coste tirreniche, la ampliò perché accogliesse i corpi di santi portati in salvo dalle catacombe.

Ricostruita nel XII secolo durante il pontificato di papa Innocenzo II, ebbe in seguito decorazioni e restauri, tra cui notevoli quelli promossi da papa Clemente XI (1702) e da papa Pio IX (1870), senza che però la chiesa subisse alterazioni sostanziali. Molte parti della chiesa risalgono al XII secolo; importanti i mosaici, specialmente quelli delle facciate e quelli dell'abside realizzati da Pietro Cavallini e raffiguranti la "Vita della Vergine". Il campanile costruito nel XII secolo ha in cima un piccolo mosaico raffigurante la Vergine. Il portico fu rimodellato nel 1702 da Carlo Fontana. La balaustra è decorata da statue di papi. L'interno basilicale è a tre navate divise da ventuno colonne di granito, di vario diametro, tutte con capitelli ionici e corinzi. Il ricchissimo soffitto è a lacunari intagliati e dorati e con fondi policromi, su disegno del Domenichino (1617) del quale è la bella tela con "L'Assunta".

 

 

 

S. Maria in Trivio - Trevi - piazza dei Crociferi

E' una delle più antiche chiese dedicate all'Immacolata Concezione di Maria Vergine ed il nome significa "Santa Maria all'incrocio di tre strade". Fu eretta secondo la tradizione da Belisario, generale di Giustiniano, nel secolo VI per fare ammenda della deposizione di papa Silverio e ricostruita da Jacopo del Duca nel 1575 sotto Gregorio XIII. La  facciata in travertino è ricca di spunti manieristici nell'uso delle decorazioni; vi spiccano inoltre false finestre. L'interno è a navata unica con quattro cappelle laterali. La volta della chiesa fu affrescata da Antonio Gherardi nel 1669-1670, ricca di stucchi in oro decorat, con raffigurazioni riguardanti la vita di Maria. Sul’altare maggiore, nell’edicola che sovrasta il tabernacolo, si trova una tavola con Madonna col bambino del (V secolo, inserita all’interno di una raggiera dorata, sormontata da una corona donata dal Capitolo Vaticano nel 1677.

 

 

S. Maria in Vallicella (Chiesa Nuova) - Ponte - via del Governo Vecchio

La chiesa è legata alla figura di S. Filippo Neri, fondatore nel 1551 dell'«Oratorio» eretto nel 1575 da Gregorio XIII a congregazione dell'Oratorio (Filippini) in tale circostanza al santo fu assegnata l'antica chiesa di S. Maria in Vallicella, documentata dal sec. XII e così detta perchè posta su di un avvallamento del terreno. ). La ricostruzione della chiesa (per tale motivo è comunemente denominata Chiesa Nuova), iniziata nel 1575 da Pietro Bartolini di Città di Castello, proseguì nel 1583 con Martino Longhi il Vecchio. La chiesa fu consacrata nel 1599 mentre la facciata fu completata nel 1605 seguendo il modello della chiesa del Gesù. Nella parte inferiore si apre il portale centrale affiancato da colonne con ai lati due portali più piccoli. Nell’ordine superiore al centro si trova una finestra balaustrata tra colonne su cui poggia un timpano curvo. Ai lati due nicchie con statue di San Girolamo e San Gregorio Magno. L’interno, a tre navate e copertura a volta presenta una grande aula centrale affiancata da cappelle intercomunicanti. Nella navata principale, nel soffitto, nella cupola e nell’abside si trovano gli affreschi di Pietro da Cortona. L’altare è decorato con il capolavoro di Rubens "Angeli in Venerazione della Madonna" (1608), dipinto che copre un'antica immagine della Vergine con Bambino; sempre di Rubens le due tele laterali raffiguranti i "SS. Gregorio Magno, Mauro e Papia" e i "SS. Domitilla, Nereo e Achilleo" (1608). A sinistra del presbiterio si trova la cappella dedicata a San Filippo Neri ricca di marmi pregiati, pietre dure e madreperla. Nella sagrestia, realizzata nel 1629, ancora opere di Pietro da Cortona, Alessandro Algardi, Guido Reni, Guercino.

sito web: www.vallicella.org

 

 

S. Maria in Via - Trevi - via del Mortaro

La chiesa è conosciuta anche come Madonna del Pozzo, per cappella  fatta erigere nel XIII secolo per accogliere l’immagine della Madonna qui rinvenuta, in un pozzo, nel 1256. Fu riedificata una prima volta nel 1491 e successivamente nel 1594 da Francesco da Volterra. Nel 1670 Carlo Rainaldi completò la facciata. La denominazione "In Via" deriva dalla vicinanza della via Lata (oggi via del Corso), chiamata "La Via". La facciata presenta due ordini. Il primo apre al centro il portale d’ingresso affiancato da due finestre. La parte superiore presenta una grande finestra balaustrata sormontata da un timpano centinato. L’interno è a navata unica con quattro cappelle per lato. Nella prima a destra si trova la Madonna del Pozzo (XIII - XIV secolo), frammento di dipinto su tegola. Di rilievo, nella cappella dell’Annunciazione, le due tele "Adorazione dei Magi" e "Natività" del Cavalier D’Arpino (1596).

Sito web: www.santamariainvia.it

 

 

S. Maria in Via Lata - Pigna - via del Corso

Basilica minore probabilmente fondata sotto Sergio I alla fine del VII secolo, ma se ne hanno tracce certe solo nell’806. Demolita nel 1491, fu oggetto di numerosi interventi durante tutto l’arco del‘ 500. Nel 1639 la chiesa fu ampliata grazie alla donazione di Olimpia Aldobrandini (che cedette una porzione del vicino palazzo, poi Doria Pamphili) e rinnovata in occasione dell’anno santo 1650.  La facciata barocca (1658-62), opera di Pietro da Cortona, presenta due ordini con portico ovale e quattro colonne nella parte inferiore mentre la parte superiore presenta una loggia tra due nicchie. Il campanile, della fine del '500, è opera di Martino Longhi il Vecchio. L’atrio è caratterizzato da due absidi schiacciate dalle cui porte si scende agli ambienti sotterranei. Gli stucchi della volta a botte sono stati realizzati su disegno di Pietro da Cortona. L'interno è a tre navate, con dodici colonne rosse di diaspro siciliano, ed è ricco di marmi e stucchi dorati. Nella navata di destra, nel secondo altare, si trova la tela "S. Giuseppe e i SS. Nicola e Biagio", opera di Giuseppe Grezzi. L'altare maggiore è attribuito a Gian Lorenzo Bernini (1636). Nella navata sinistra, al secondo altare, "S. Paolo battezza S. Sabina e i figli", opera di Pier Leone Grezzi. Nella chiesa sono inoltre conservate le tombe di Giuseppe Napoleone Bonaparte e di Zenaide Bonaparte. Nei sotterranei della chiesa, sono visibili i resti di un vasto edificio di epoca romana risalente al I secolo.

 
 

 

S. Maria Maddalena in Campo Marzio - S. Eustachio - piazza della Maddalena

Rappresenta uno dei pochi esempi della arte barocca-rococò a Roma. Dedicata alla Maddalena del Vangelo, è sorta su una cappella del Trecento e affidata nel 1586, con l'annesso ospedale, a San Camillo de Lellis come sede della Compagnia dei Ministri degli Infermi, fondata dal santo quattro anni prima. Nel 1621, dopo aver ottenuto da papa Urbano VIII la concessione di realizzare il lavoro, i Camilliani ampliarono la piazza antistante, con l'intenzione di dotare il loro sacro edificio di uno spazio adeguato. Iniziarono anche i lavori per la riedificazione della chiesa stessa, che si protrassero per quasi un secolo, con la realizzazione della cupola e della volta da parte di Carlo Fontana nel 1673, e con il completamento della facciata di Giuseppe Sardi nel 1735. La facciata, bellissimo esempio di stile rococò, è concava, interamente decorata a stucchi, a due ordini, nei quali si aprono, a lato del portale d'ingresso e del finestrone superiore, quattro nicchie che contengono altrettante statue raffiguranti San Camillo de Lellis e San Filippo Neri, nella parte inferiore, e Santa Maria Maddalena e Santa Marta nella parte superiore. L'interno è a navata unica, di forma ottagonale allungata, con due grandi cappelle ai lati, quella a destra dedicata a San Camillo de Lellis e quella a sinistra a San Nicola di Bari.   Fino alla fine dell’ottocento i Romani, in occasione della ricorrenza della morte di San Camillo, si recavano in questa chiesa per ricevere una speciale acqua benedetta, nella quale vi era mescolata una piccola quantità di polvere ricavata dalla tomba del santo, rimedio contro ogni male.

 

 

 

S. Maria Maggiore - Esquilino - piazza di S. Maria Maggiore

È una delle cinque basiliche patriarcali e la più importante tra quelle romane dedicate alla Vergine. Fu consacrata alla Vergine per volere di Sisto III all'indomani del concilio di Efeso del 431. La tradizione che vuole la chiesa fondata da papa Liberio nel luogo di una miracolosa nevicata avvenuta il 5 agosto 356, tradizione da cui derivano i nomi di Basilica Liberiana e di S. Maria ad Nives usati in passato, è da ritenersi leggendaria. Nel XII secolo fu rifatta l'abside, nel '500 vennero aperte le cappelle Sistina e Paolina e nel '600 l'affaccio posteriore su piazza dell'Esquilino nel '700 infine Ferdinando Fuga sovrappose all'antico prospetto una nuova facciata, chiusa tra due ali a forma di palazzi dai quali emerge a destra l'alto campanile a cuspide del 1375-76. La loggia che si apre sopra il portico (a sinistra è la Porta Santa) conserva i mosaici firmati da Filippo Rusuti (fine del XIII secolo). L'interno ha ancora un aspetto abbastanza simile a quello basilicale antico. La navata mediana conserva un pavimento in parte del XII secoloI e un magnifico soffitto ligneo del '500, dorato, secondo la tradizione, con il primo oro giunto dalle Americhe. Sopra la trabeazione riquadria mosaico del V secolo, ma restaurati ampiamente nel 1593. Dello stesso secolo sono i mosaici dell'arco trionfale. Davanti all'altare papale, con baldacchino del Fuga, si apre la confessione, che custodisce le presunte reliquie della culla di Betlemme. Nella vasta abside, con finestre ogivali a strombo (uno dei primi esempi di gotico a Roma), si trova il mosaico, firmato da Jacopo Torriti (1295) rappresentante l’Incoronazione di Maria. Agli interventi del 1931 si deve il restauro di parte del transetto di Niccolò IV, affrescato con i Profeti forse da Pietro Cavallini, Cimabue o Giotto giovane. Nella navata destra si apre la cappella Sistina, architettata da Domenico Fontana  e affrescata con la direzione di Giovanni Guerra e Cesare Nebbia. Sotto l'altare cinquecentesco è l'oratorio del Presepio, con un  gruppo di statue di Arnolfo di Cambio (fine '200). Nella navata sinistra Flaminio Ponzio realizzò nel 1605-1611, in asse con la Sistina, la cappella Paolina, disegnando pure i sepolcri di Paolo V e di Clemente VIII ; gli affreschi sono del Cavalier d'Arpino e di Guido Reni sul ricchissimo altare, una Madonna su tavola ( XII-XIII secolo). La cappella Sforza (1564-73) è su disegno di Michelangelo.

sito web: www.vatican.va/various/basiliche/sm_maggiore/index_it.html

 

 

S. Maria sopra Minerva - Pigna - piazza della Minerva

Basilica minore fondata nel VII secolo sui resti di un tempio dedicato a Minerva Calcidica, fu riedificata in forme gotiche nel XII secolo. Nel Rinascimento fu risistemata la facciata e furono effettuati sostanziali lavori interni. Sulla facciata rimangono di quell'epoca solo i tre portali. L'interno, che rappresenta l'unico esempio di complesso architettonico gotico in Roma, è a tre navate con volte a crociera poggiate su pilastri, il cui rivestimento marmoreo e l'ornamentazione pittorica si devono al restauro effettuato nel 1850, che ha privato il monumento del suo aspetto originario.  Lungo le navate e nei transetti sono conservate notevoli opere d’arte, dipinti e sculture che vanno dal XV al XVII secolo, ad opera tra gli altri di Antoniazzo Romano, Melozzo da Forlì, Baciccia, Federico Barocci, Carlo Maratta, Carlo Saraceni. All’interno della chiesa si trova il monumento funerario di Suor Maria Raggi, opera di Bernini:la religiosa è ritratta in un clipeo di bronzo sorretto da due cherubini, sullo sfondo di un drappeggio in marmo, che elabora un motivo barocco già adottato precedentemente dall’artista. Nella chiesa sono sepolti Santa Caterina da Siena e il grande pittore domenicano Beato Angelico.

sito web: www.basilicaminerva.it/home.htm

 

 

SS. Nomi di Gesù e Maria in via Lata - Trevi - via del Corso

Luogo di culto costruito con l'annesso convento degli Agostiniani Scalzi sul luogo della cinquecentesca villa dei principi Orsini. Venne realizzato in due fasi (quella degli anni 1672-75 fu su progetto di Carlo Rainaldi) e restaurato nella seconda metà dell’ 800. La facciata del Rainaldi, riflette l'austerità dell'ordine mendicante. Il sontuoso interno orchestrato dallo stesso Rainaldi recuperando tutta la spettacolarità barocca, è a sala con volta a botte e tre cappelle per lato. La decorazione, realizzata nel 1678-90 per munificenza di Giorgio Bolognetti che fece della chiesa il 'pantheon' della propria famiglia, si caratterizza per i monumenti funebri collocati sopra i confessionali, in forma di logge o palchetti teatrali, entro i quali 'recitano' i personaggi, caratterizzati da movimento ed espressione. Ricchissimo il presbiterio (1678-80) con altare maggiore, realizzato su disegno del Rainaldi. I dipinti sull'altare e sulla volta della sagrestia sono attribuiti a Giovanni Lanfranco.

 

 

 

S. Onofrio - Trastevere - piazza di S. Onofrio

E'un complesso chiesa-convento edificato durante la seconda metà del '400 sul sito dell'oratorio fondato nel 1419 dal beato Nicola da Forca Palena e completata nel XVI secolo. Presenta un  portico ad arcate, con fusti di colonne ed alcuni capitelli antichi. Sopra la porta d'ingresso della chiesa si trova la lunetta con la "Madonna ed il Bambino", affresco di Claudio Ridolfi (1600), insieme ad altri magnifici affreschi del Domenichino. L'interno è a una navata con volte a crociera, fiancheggiata da cinque cappelle e terminante in un'abside poligonale, d'aspetto prevalentemente rinascimentale ma di struttura ancora gotica, decorata, tra gli altri,  da affreschi del Domenichino, di Antoniazzo Romano  e Baldassarre Peruzzi. Il piccolo chiostro del convento è forse la parte più antica del complesso: costruito nel periodo della fondazione, a metà del XV secolo, ha anche una galleria porticata al piano superiore. Le lunette furono affrescate con storie di Sant'Onofrio ad opera del Cavalier d'Arpino e scuola, in occasione del giubileo del 1600.  Nel convento il 25 aprile 1595 morì Torquato Tasso e qui si trova il monumento ed il museo con le sue memorie.

 

 

 

S. Paolo alle Tre Fontane - Ardeatino - via Acque Salvie

La chiesa sorge sul luogo, anticamente chiamato ad aquas salvias, dove, secondo la tradizione, san Paolo subì il martirio con la decapitazione: la leggenda racconta che la sua testa, una volta tagliata, abbia rimbalzato tre volte sul terreno, facendo scaturire ad ogni balzo una sorgente d’acqua, una calda, una tiepida ed una fredda; da qui il nome del toponimo delle tre fontane. In seguito si aggiunse la tradizione secondo la quale la decapitazione di san Paolo fosse avvenuta lungo la via Ostiense, nel luogo dove fu poi sepolto e fu costruita in epoca costantiniana la basilica di San Paolo fuori le mura. All'edicola si sostituì nel VI secolo una prima chiesa, costruita per volere del generale bizantino Narsete, che dipendeva direttamente dai monaci dalla basilica sulla via Ostiense. Questa prima chiesa fu completamente rifatta nel XVI secolo ad opera di Giacomo della Porta. Gli esterni e la facciata sono un elegante alternarsi di mattoni e di travertino, usato per gli elementi decorativi del portale, delle cornici e dei capitelli. D Il pavimento del vestibolo è in parte occupato da un mosaico, già esistente al tempo della costruzione della chiesa. Dal vestibolo si accede alla navata, trasversale rispetto all'ingresso, con due cappelle ai lati e l'abside al centro.  Due altari delle cappelle sono sormontati da dipinti; quello di sinistra, sull'altare dedicato a San Pietro, raffigura la copia della "Crocifissione" di Guido Reni il cui originale è conservato nella Pinacoteca Vaticana, l'altare di destra è invece dedicato a San Paolo ed è sormontato dalla pala della Decapitazione, opera del bolognese Bartolomeo Passarotti.  Sulla sinistra dell'altare di San Paolo, si trova la colonna tronca dove la tradizione vuole sia stato legato l'Apostolo durante il martirio. Le Tre Fontane si trovano allineate lungo la parete della navata, a uguale distanza l'una dall'altra ma a diverso livello dal pavimento, disposte in edicole a nicchia.

Sito web: www.abbaziatrefontane.com

 

 

S. Paolo fuori le mura - Ostiense - via Ostiense

Viene anche chiamata Basilica Ostiense, la più vasta di Roma dopo San Pietro. Fu Costantino che trasformò la "cella memorie" dell'Apostolo delle Genti in Basilica. Consacrata nel 324, ingrandita poi da Valentiniano II nel 386 e da Teodosio e compiuta con ricchezza dal figlio Onorio. È una basilica a cinque navate, divise da 80 colonne, la più grande chiesa della Cristianità, prima della moderna S. Pietro. La sua edificazione risale al IV secolo, sul luogo dove fu sepolto S. Paolo. La basilica presenta un campanile di 5 piani, i primi 3 a pianta quadrata, il 4 ottagonale e l’ultimo a forma di tempietto circolare con colonne corinzie, che fu eretto in sostituzione di quello precedente, romanico-gotico, danneggiato, dall’incendio. Interessante all’interno della basilica il soffitto a lacunari con ricca ornamentazione dorata su sfondo bianco, e un ciborio di Arnolfo di Cambio, eretto nel 1285, esempio splendido di arte gotica e sorretto da 4 eleganti colonne di porfido dai capitelli di marmo dorato, e i mosaici di Pietro Cavallini ed il chiostro cominciato agli inizi del 1200, ad opera dei Vassalletto. La notte dal 15 al 15 luglio del 1823 un incendio la danneggiò gravemente. Leone XII, con le offerte dei fedeli, la fece riedificare dagli architetti Pasquale Belli, Pietro Bosio, Pietro Camporese e Luigi Poletti. Purtroppo molte parti dell'antica chiesa furono demolite e furono perduti molti affreschi di Pietro Cavallini. L'incendio risparmiò il ciborio di Arnolfo di Cambio, il candelabro dei Vassalletto e il mosaico absidale del IV secolo. Dei Vasselletto è anche il chiostro del XII-XIII secolo, che presenta colonne di molteplici forme. Gregorio XVI consacrò il transetto nel 1840 e Pio IX tutta la Basilica nel 1854. Alla fine del secolo fu eretto il Quadriportico antistante la facciata.

Sito web: www.vatican.va/various/basiliche/san_paolo/index_it.html#

 

 

S. Pietro in Montorio - Trastevere - piazza di S. Pietro in Montorio

La suggestiva Chiesa di San Pietro in Montorio, così detto da "Mons Aureus", nome dato al Gianicolo per la sua marna dorata, fu eretta prima del IX secolo sul luogo ove per erronea tradizione si riteneva che San Pietro fosse stato crocifisso. Ristrutturata poco dopo il 1481 per incarico di Ferdinando IV di Spagna, probabilmente su disegno di Baccio Pontelli, fu restaurata dopo i combattimenti del 1849 che l'avevano parzialmente rovinata. La semplice ed elegante facciata rinascimentale è attribuita tradizionalmente a Meo del Caprina ma ritenuta da critici autorevoli della scuola del Bregno. Si alza su due piani con lesene angolari, che racchiudono un rosone gotico ed il portale cui si accede per la scalinata a doppia rampa. L'interno è a una navata, con quattro cappelle per lato, tutto originariamente a forma di abside, e due cappelle più ampie formanti transetto. Nella prima cappella a destra si trova la"Flagellazione" opera di Sebastiano del Piombo del 1518 su disegno di Michelangelo. Nel cortiletto della chiesa si trova il celebre Tempietto del Bramante, a pianta circolare, formato da sedici colonne doriche di granito. Viene considerato uno degli esempi più significativi d'architettura rinascimentale, di cui esemplifica alcuni dei temi fondamentali, come la pianta centrale, la ripresa dell'architettura romana antica e la ricerca proporzionale e geometrica nel rapporto tra le parti.

Sito web: www.sanpietroinmontorio.it

 

 

S. Pietro in Vaticano - Città del Vaticano - piazza S. Pietro

Nel luogo dove secondo la tradizione era stato sepolto l'apostolo Pietro, l'imperatore Costantino fece erigere intorno al 320 la primitiva Basilica di San Pietro, un edificio di dimensioni paragonabili all'attuale, costituito da cinque navate precedute da un grande atrio con quadriportico. A metà del XV secolo con il pontificato di Niccolò V ebbe inizio quel lungo processo che, in circa duecento anni e con il concorso di moltissimi artisti, avrebbe portato al completo rifacimento della vetusta basilica costantiniana. La svolta si ebbe con Giulio II Della Rovere, che nel 1505 decise la ricostruzione completa del tempio affidandone i lavori a Donato Bramante. Questi progettò, ed iniziò, un grandioso edificio a croce greca con cupola rimasto tuttavia incompiuto per la scomparsa tanto del papa committente che del Bramante stesso (1514). Seguì un periodo di incertezze e ripensamenti in cui alla guida del cantiere si succedettero Raffaello, Baldassarre Peruzzi e Antonio da San Gallo. Quest'ultimo in particolare si discostò dal progetto originario proponendo una più tradizionale pianta a croce latina. Nel 1547 Paolo III Farnese dette l'incarico di proseguire i lavori a Michelangelo. L'anziano maestro, aveva più di settant'anni, recuperò subito la centralità del progetto bramantesco proiettandola però verso l'alto con la possente eppur slanciata cupola, eseguita dal Buonarroti fino al tamburo e portata a termine, con qualche variante, da Giacomo della Porta tra il 1588 eil 1590. Sotto il pontificato di Paolo V Borghese (1605-1621), Carlo Maderno, incaricato del completamento dei lavori, aggiunse tre cappelle laterali, reintroducendo in tal modo la pianta a croce latina, ed eseguì la facciata, terminata nel 1614. Nel 1626 la basilica fu finalmente consacrata da papa Urbano VIII Barberini. A partire dal 1629 la direzione del cantiere fu affidata a Gian Lorenzo Bernini, che realizzò gran parte dell'apparato decorativo e, tra il 1656 e il 1665, sistemò definitivamente la piazza antistante la basilica erigendo il celeberrimo colonnato. L’imponente facciata, lunga 115 metri e preceduta dalla scalinata a tre ripiani progettata dal Bernini, presenta lesene e colonne corinzie ed è sormontata da un attico coronato da tredici colossali statue. Al centro si trova la Loggia delle Benedizioni: da qui il papa benedice i fedeli nelle occasioni più solenni e viene annunciata al mondo l’elezione di ogni nuovo pontefice. Entrando nel grande atrio progettato dal Maderno si può ammirare sulla destra, dietro una porta a vetri, la statua equestre di Costantino opera del Bernini. Delle cinque porte d’accesso notevole è quella mediana, i cui battenti sono opera quattrocentesca del Filarete (già nella vecchia basilica). La Porta Santa, la cui apertura dà ufficialmente inizio all’Anno Santo, è l’ultima sulla destra. L’interno presenta una navata centrale e due navate laterali minori. Sul pavimento della navata mediana, a pochi metri dall’ingresso, c’è la Rota Porphyretica, un disco di porfido (già presso l’altare dell’antica basilica) su cui Carlo Magno s’inginocchiò, per ricevere da Leone III la corona imperiale, nella notte di Natale dell’anno 800. Procedendo verso l’altare si possono notare, sempre sul pavimento, le lettere bronzee con cui sono segnate le lunghezze delle più grandi chiese del mondo. Sull’ultimo pilastro di destra, una celebre statua di bronzo raffigurante San Pietro seduto e benedicente,- opera di Arnolfo di Cambio, introduce alla cupola, il cui luminoso interno fu decorato a mosaico dal Cavalier d’Arpino nel 1605. Sotto la cupola, sorretta dai quattro colossali pilastri bramanteschi decorati alla base con statue di santii), spiccano le colonne tortili del grande baldacchino bronzeo eseguito tra il 1624 ed il 1633 da Gian Lorenzo Bernini in collaborazione con altri esecutori tra cui Francesco Borromini. Sotto al baldacchino è l’altare papale, che si affaccia sulla confessione edificata dal Maderno sull’asse della sottostante tomba di San Pietro. Sempre del Bernini è la scenografica Cattedra di San Pietro al centro dell’abside, fiancheggiata dai monumenti funerari ad Urbano VIII, anch’esso del Bernini, e a Paolo III, opera insigne di Guglielmo della Porta. Nella prima cappella della navata destra, dietro un cristallo di protezione, si può ammirare la Pietà,gruppo marmoreo firmato da Michelangelo, che lo eseguì appena ventitreenne (1498-99). Proseguendo lungo la navata destra si oltrepassano altre cappelle tutte con decorazioni ed opere di altissimo livello  Sacramento",   nel transetto destro monumento di Clemente XIII, una delle opere più celebri di Antonio Canova. Nella navata sinistra si segnalano la tomba di Innocenzo VIII del Pollaiolo (1498), il più antico dei monumenti funebri presenti nella basilica, e la stele funeraria nota come monumento Stuart, di Antonio Canova.

Sito web: http://www.vatican.va/various/basiliche/san_pietro/index_it.htm

 

 

S. Pietro in Vincoli - Monti - piazza di S. Pietro in Vincoli

Basilica minore fatta costruire da Eudossia, moglie dell'imperatore Valentiniano III, per custodirvi le catene di San Pietro ritenute in Gerusalemme e a lei consegnate da sua madre Eudocia. Consacrata nel 439 da papa Sisto III, fu restaurata durante il pontificato di Adriano I nel 780 circa, ed in seguito dopo il 1000. Notevoli lavori vi intraprese il nipote di Sisto IV, il Cardinale Giuliano Della Rovere, dal 1471 al 1503, anno in cui fu eletto papa con il nome di Giulio II. In recenti scavi, eseguiti in occasione del rifacimento della pavimentazione, furono rinvenuti i resti delle precedenti costruzioni che in parte sono oggi accessibili. La facciata è preceduta e nascosta da un elegante portico che si innalza da un'ampia gratinata. L'interno è di una certa grandiosità per la sfilata delle colonne che lo dividono in tre navate conferendogli un aspetto teatrale per via del soffitto a volta molto ribassata, raffigurante "Il Miracolo delle Catene" del Parodi. Secondo la tradizione le due catene (vincoli) con cui fu legato San Pietro sono ancora conservate sotto l'altare. Nel transetto destro si trova il mausoleo di Giulio II commissionato a Michelangelo nel 1513: delle statue concepite dallo scultore, solo in parte realizzate, nella chiesa si conserva il celebre Mosè.

 

 

 

S. Prassede all'Esquilino - Esquilino - via di S. Prassede

Basilica minore ricchissima di opere d’arte, può essere quasi definita una sintesi dell’arte medievale in Roma. Prassede, secondo la tradizione, insieme alla sorella Pudenziana, cui è dedicata la vicina chiesa di questo nome, era la figlia del senatore cristiano Pudente, martirizzata con la sorella dopo che aveva devotamente raccolto con una spugna e versato in un pozzo il sangue dei cristiani uccisi. Il titulus dedicato alla santa risulta di origine assai antica, e fu trasformato nella chiesa attuale a opera di papa Pasquale I nell' 822,  trasferendovi dalle catacombe le reliquie di duemila martiri. La chiesa subì restauri nel XII secolo, e poi sotto Pio IV nel XVI secolo con alterazioni del suo carattere primitivo. La facciata, dalla quale si apre l'atrio scoperto, ha colonne dell'antico nartece e tre finestre centinate in alto. L'interno, basilicale, era originariamente diviso in tre navate da sedici colonne di granito reggenti direttamente la trabeazione. Quattro di queste furono successivamente incorporate in pilastri di rinforzo, su cui sono impostate tre grandi arcate trasversali. Splendidi gli affreschi alle pareti con "Storie della Passione", figure di "Apostoli" sui pilastri, puttini e festoni, opere di vari autori dei primi del XVII secolo. Al centro del pavimento un disco di porfido copre un pozzo, ove, secondo la leggenda, Santa Prassede raccoglieva i resti ed il sangue dei martiri. La cappella di San Zenone è considerata il più importante monumento di arte bizantina in Roma; in una nicchia, si conserva una colonna che si ritiene sia stata quella sulla quale Gesù abbia subito la flagellazione.

 

 

 

S. Prisca - Ripa - via di S. Prisca

Si vuole sia sorta sulla casa di Aquila e Priscilla, genitori di Prisca, che vi avrebbero ospitato S. Pietro. Le prime notizie relative alla chiesa dedicata a Prisca (martirizzata sotto l’imperatore Claudio) si attestano nel V secolo; la chiesa fu in seguito restaurata da Adriano I nel 772. Saccheggiata e semidistrutta dai Normanni nel 1084, fu nuovamente restaurata durante il pontificato di Pasquale II e nel 1446 da Callisto III. La facciata a un solo ordine, ricostruita da Carlo Lombardi nel XVII secolo, presenta un portaletto centrale tra due coppie di lesene e sormontato da un oculo incorniciato. L’interno presenta una pianta a tre navate delimitate da due file di sette colonne ioniche inglobate in pilastri seicenteschi. Sulla destra si trova la vasca battesimale dove, secondo la tradizione, San Pietro battezzò Santa Prisca. Gli scavi iniziati nel 1934 hanno portato alla luce i resti di una casa romana del I secolo, probabilmente l’abitazione di Aquila e Priscilla, , e un mitreo del II secolo. La cripta della chiesa (IX - X secolo) custodisce le reliquie di Santa Prisca.

 

 

 

S. Pudenziana al Viminale - Monti - via Urbana

Basilica minore, è una delle chiese più antiche di Roma, sorta sulla casa del senatore Pudente del quale si narra sarebbe stato ospite San Pietro e ove più tardi (nel II secolo), fu costruito un edificio termale. Questo fu trasformato in basilica, tra la fine del IV secolo ed i primi del V, e fu dedicata a Santa Pudenziana (sorella di Santa Prassede). Durante il pontificato di Adriano I la chiesa fu riedificata, quindi restaurata da papa Gregorio VII e da papa Innocenzo III, al quale si deve il campanile romanico. Nel 1589 fu ampiamente modificata per opera di Francesco da Volterra. La facciata ricostruita per cura del cardinale Luciano Bonaparte committente di Antonio Manno (1870), presenta un bellissimo fregio del secolo XI, adattamento dell'originaria cornice marmorea della porta, con i medaglioni di Pastore e Pudente, di Pudenziana e di Prassede, nel mezzo, il mistico Agnello. All'interno, diviso in tre navate da sei colonne antiche, si può ammirare il  mosaico dell'abside, raffigurante Cristo circondato dagli apostoli, che risale al 390 ed è quindi il più antico mosaico absidale di Roma. Nel mosaico è rappresentato Cristo in trono circondato dagli apostoli all'interno di un cortile e due figure femminili, probabilmente le sante Pudenziana e Prassede.

 

 

 

Ss. Quattro Coronati al Laterano - Celio - via dei Ss. Quattro Coronati

Basilica minore costruita alla fine del VI secolo, deve il suo nome alla tradizione del martirio di quattro soldati romani Severo, Severiano, Carpoforo e Vittorino rifiutatisi di adorare il dio Esculapio, e di cinque scultori di Pannonia, complici insieme ai soldati. Per questo motivo la chiesa è oggetto di particolare devozione da parte degli scalpellini e i marmorari. Il chiostro del Duecento, definito probabilmente il più suggestivo che i marmorari abbiano mai lasciato in Roma, e l'Oratorio di San Silvestro che, famoso per essere decorato da affreschi risalenti al XIII secolo, mostrano, tra gli altri, episodi della leggenda di Costantino. L'insieme delle costruzioni conserva ancora il carattere che aveva nel Medioevo, quando fungeva da bastione di difesa della vicina Basilica di San Giovanni e del Patriarchio. L'interno è quello tipico della basilica medioevale, con tre navate divise da antiche colonne di granito, con capitelli corinzi e compositi. L'abside, di grande ampiezza, risale alla chiesa primitiva, la cui navata mediana era larga quanto tutta la chiesa attuale.

 

 

 

S. Rocco all'Augusteo - Campo Marzio - largo S. Rocco

La chiesa di San Rocco fu eretta nel 1499 dalla Confratenita degli Osti e dei Barcaioli, fondata  per soccorrere gli ammalati di peste che venivano poi ricoverati nell'ospedale annesso  in prossimità della antica chiesetta di San Martino iuxta flumen ("vicino al fiume") presente sin dal secolo XI.  Nel 1645 venne riportato alla luce un antico affresco raffigurante la Madonna, precedentemente ricoperto, e l'immagine fu ritenuta miracolosa. L'anno dopo si diede inizio alla ristrutturazionec ompletataa nel 1657 su progetto di Giovanni Antonio de Rossi. La facciata neoclassica ristrutturata durante la prima metà dell'Ottocento è ad un solo ordine ed è opera di Giuseppe Valadier.  Nel 1890 con la demolizione del porto di Ripetta e la costruzione dei lungotevere  vi furono radicali lavori di ristrutturazione dell'area nel corso dei qualii, venne abbattuto l'ospedale e il campanile della chiesa. L'interno è ad una sola navata e presenta tre cappelle su ogni lato intercomunicanti tra loro. Sopra la porta si trova una bella cantoria di legno intagliato e dorato, del XVIII secolo. All'interno, un presepio di Baldassarre Peruzzi, oltre gli splendidi affreschi di Cesare Mariani e di Giacomo Brandi. A destra del presbiterio, si trova la cappella della Madonna delle Grazie, del Del Rossi, dove è venerata l'omonima immagine mariana.

 

 

S. Saba - Ripa - piazza Gian Lorenzo Bernini

Basilica minore del piccolo Aventino, fu dedicata nel VII secolo al monaco di Cappadocia, capo del monachesimo orientale, ed eretta sul luogo in cui sorgeva la casa-oratorio di Santa Silvia (madre di San Gregorio Magno). La chiesa rimase patrimonio dei monaci greci fino all'XI secolo quando, dopo lo Scisma d'Oriente, passò ai frati benedettini. La facciata dell'edificio risale al periodo romanico così come il portico antistante, sotto il quale sono conservati un sarcofago e diversi oggetti di scavo, mentre l'elegante loggiato, ad arcate su colonne di granito è del Quattrocento. L'interno, a tre navate divise da quattordici colonne antiche con vari capitelli, è ricco di resti di pitture del XIII secolo che ancora oggi conservano l'originale splendore.

 

 

S. Sabina all'Aventino - Ripa - piazza Pietro d'Illiria

Fondata da Pietro, prete di Illiria, tra il 422 e il 432, su di un antico "Titulus Sabinae" sorto probabilmente nella casa di una matrona Sabina divenuta poi santa. Nel 824 fu aggiunta la "Schola Cantorum", per cura del papa Eugenio II. Il papa Onorio III, nel 1222, la donò a San Domenico per il suo Ordine e fu in quella occasione che furono realizzati chiostro e campanilei. Seguirono altri restauri, fino alla trasformazione interna del 1587 per opera di Domenico Fontana e di Francesco Borromini. Gli interventi di Antonio Muñoz, condotti in due fasi, 1914-19 e 1936-37, riportarono la chiesa, trasformata in lazzaretto a partire dal 1870, in seguito alla soppressione dei monasteri, alla struttura originaria.che attualmente rappresenta il tipo più perfetto di basilica cristiana del V secolo. La chiesa non ha facciata che è inglobata nel nartece; l'atrio è ad arcate, sostenute da quattro antiche colonne di marmo scanalate a spirale e da quattro di granito, nelle quali sono raccolti frammenti lapidei, sarcofagi di età imperiale e resti di antiche transenne. Il portale mediano della chiesa  è chiuso da preziosi battenti di porta in legno di cipresso, riproducenti in rilievo scene dell'Antico e del Nuovo Testamento. L'interno basilicale è diviso in tre navate da ventiquattro colonne scanalate corinzie. Della originaria decorazione del V secolo resta solamente una grande fascia a mosaico con un'iscrizione a lettere d'oro su fondo azzurro, che porta i nomi di Pietro di Illiria e del papa del tempo, Celestino I.

 

 

 

S. Salvatore in Lauro - Ponte - piazza di S. Salvatore in Lauro

La denominazione "in Lauro" deriva dal boschetto di alloro che cresceva intorno alla chiesa all'epoca della costruzione. Fondata nel VII secolo, la chiesa fu riedificata verso la metà del XV secolo e poi però distrutta da un incendio nel 1591. Tre anni dopo, Ottaviano Mascherino ne iniziò la nuova ricostruzione. Nel 1669 fu acquistata dalla Confraternita dei Piceni (per la loro "nazione"). I lavori furono terminati sotto la direzione di Ludovico Rusconi Sassi, al quale si devono la cupola, il campanile, e la sagrestia con opere di Nicola Salvi. La facciata classicheggiante è arricchita da un bassorilievo di Rinaldo Rainaldi, raffigurante il "Trasporto della Santa casa di Nazareth". L'interno, ampio e luminoso, è il capolavoro del Mascherino. Si può ammirare anche "la Nascita di Gesù" di Pietro da Cortona.

 
 

 

S. Sebastiano fuori le mura - Appio Pignatelli - via Appia Antica

Basilica minore, fu costruita a metà del IV secolo con il nome di Basilica Apostolorum, sulle catacombe dove, secondo la tradizione, furono custoditi i corpi di Pietro e Paolo qui trasferiti nel 258 dalle necropoli vaticana ed ostiense durante la persecuzione di Valeriano e riportati poi nei luoghi di sepoltura originari sessant'anni dopo, quando vennero costruite le basiliche a loro dedicate. Quando le reliquie di Sebastiano, martire al tempo di Diocleziano, furono trasferite qui, verso il 350, la chiesa prese il nome definitivo assegnato anche alle catacombe. La chiesa fu ricostruita per il Cardinale Scipione Borghese da Flaminio Ponzio e Giovanni Vasanzio tra il 1608 ed il 1613. La facciata è scandita dalle colonne ioniche binate del portico, a tre archi, cui corrispondono le paraste dell’ordine superiore. Nell’interno, a navata unica, il soffitto ligneo del Vasanzio con stemmi del cardinale Borghese e di Gregorio XVI Cappellari , che nel XIX secolo promosse il restauro dell’edificio. Nella Cappella delle reliquie si conservano le impronte ritenute dei piedi di Cristo al momento del "Domine quo vadis?", una delle frecce che colpirono S. Sebastiano e la colonna del martirio di quest’ultimo. La Cappella Albani, è decorata con opere di Pier Leone Ghezzi e Giuseppe Passeri. Nella Cappella di S. Sebastiano, progettata da Ciro Ferri, sotto l’altare, si trova la statua giacente di San Sebastiano, capolavoro di Antonio Giorgetti su disegno di Gian Lorenzo Bernini. Da una scala situata in quella che, prima della ristrutturazione seicentesca, era la navata destra della chiesa si può scendere al complesso delle catacombe di S. Sebastiano. Sotto la navata destra della basilica si hanno i resti di una villa a due piani con affreschi del III secolo, che dovrebbe essere stata la sede dei custodi delle catacombe.

 
 

 

S. Silvestro al Quirinale - Monti - via XXIV Maggio

La chiesa fu costruita tra il IX e l’XI secolo sulle rovine del tempio di Serapide al Quirinale. Nel 1507 fu concessa ai Padri Domenicani; questi ultimi iniziarono nel 1524 l’ampliamento della chiesa e un nuovo convento. Dopo varie vicissitudini, fu ultimata nel 1584. Con la realizzazione della nuova via XXIV Maggio venne ridotta e la facciata ricostruita. La facciata a due ordini di paraste presenta un finto portale d’ingresso sovrastato da ampie svecchiature decorate con stemmi e un grande oculo. A sinistra un portaletto sormontato da una finestra balconata immette nella chiesa. L’interno, a navata unica e copertura lignea cinquecentesca, presenta varie cappelle con tele, statue e decori in affresco di artisti quali il Domenichino, Giovanni Alberti, il Cavalier d’Arpino e Alessandro Algardi. Di particolare pregio è la cappella Bandini che si trova in fondo al transetto sinistro.

 

 

 

S. Silvestro in Capite - Trevi - piazza di S. Silvestro

La chiesa con annesso un piccolo monastero poggia sui resti del Tempio del Sole. La sua costruzione ebbe inizio nell'VIII secolo, sotto il pontificato di Stefano II  e fu poi ultimata dal fratello Paolo I. Nel XII secolo, restaurata da Innocenzo III, che fece aggiungere il campanile romanico, la chiesa fu detta"in capite" poiché nell'adiacente chiesa di S. Giovannino era venerata la reliquia della testa di San Giovanni Battista. La chiesa subì numerosi rifacimenti fino al XVI secolo con Francesco da Volterra a cui subentrò Carlo Maderno. L'attuale facciata barocca a un solo ordine e tripartita da lesene fu realizzata su progetto di Domenico de Rossi nel 1703. Attraverso il portale con cornice medievale si giunge in un cortiletto ricco di frammenti marmorei che precede l'entrata. Accanto alla chiesa si trova il campanile romanico (1210) a cinque ordini di doppie bifore. L'interno presenta una navata unica e cappelle con pitture, decori e preziosi arredi. Nella cappella dell'Addolorata è posto un reliquiario trecentesco ove è custodita la testa di San Giovanni. San Silvestro è oggi sede di un monastero di pallottini inglesi, tanto da essere considerata la chiesa "nazionale" inglese a Roma.

Sito web: www.sansilvestroincapite.com

 

 

Ss. Silvestro e Martino ai Monti - Monti - viale Monte Oppio

Basilica minore, fu fondata da Papa Silvestro nel IV secolo ed in origine fu chiamata S. Silvestro  nel luogo dove fin dal II secolo i cristiani si riunivano per pregare. La costruzione ex novo della chiesa dedicata a S. Martino di Tours, apostolo della Gallia, ed un ampliamento dell’attigua chiesa di S. Silvestro deve attribuirsi al papa Simmaco (500). Restaurata da papa Adriano I (772) fu ricostruita da papa Sergio II (845), che utilizzò le colonne della basilica precedente. L'interno, a pianta basilicale, è diviso in tre navate da ventiquattro antiche colonne marmoree, con capitelli corinzi e compositi. La  navata mediana è coperta da un soffitto a lacunari e lungo le pareti sono presenti una serie di affreschi che illustrano la campagna intorno a Roma nel XVII secolo di Gaspare Dughet. Sotto la chiesa ci sono i resti della casa di Equitius, raro esempio di chiesa domestica ricavata in annessi delle terme di Traiano. Nella cripta della chiesa c'è un mosaico del VI secolo con il ritratto di papa Silvestro. 

 

 

 

S. Stefano Rotondo al Celio - Celio - via di S. Stefano Rotondo

E' una delle chiese più antiche d'Italia a pianta circolare, eretta probabilmente nel V secolo e consacrata al culto da papa Simplicio alla fine del V secolo. E' preceduta da un portico a cinque arcate su alte colonne antiche di granito, con capitelli corinzi. In origine era costituita da un ambiente circolare, circoscritto da due ambulacri concentrici, formati da due giri di colonne: l'ambulacro esterno era intersecato dai quattro bracci di una croce greca, alle cui estremità si trovavano quattro cappelle. Papa Innocenzo II, nel XII secolo, ordinò di aggiungere il portico di ingresso e le tre grandiose arcate trasversali dell'area interna, utilizzando due altissime colonne di granito, allo scopo di sostenere la copertura pericolante. Papa Nicolò V provvide, nel 1453, a far ristrutturare la chiesa riducendone il diametro. Da non perdere l'interno della piccola chiesa assolutamente insolito e particolarissimo, ricco, lungo le pareti, di affreschi del Pomarancio, del Tempesta e di altri, impressionanti per la rappresentazione delle atrocità inflitte ai martiri cristiani. Una delle cappelle contiene un mosaico bizantino del VII secolo che raffigura due martiri che furono sepolti nella chiesa.

sito web: www.santo-stefano-rotondo.it

 

 

S. Susanna alle Terme di Diocleziano - Trevi - via XX Settembre

Edificata sul luogo del martirio della Santa, in origine aveva forma basilicale, come si può dedurre osservando i finestroni murati, ed è ora ornata da mosaici nell'abside, risalenti al tempo del pontificato di Leone III (795). Fu ricostruita nel 1475 per cura di papa Sisto IV ed ulteriormente ridotta ad una sola navata nel 1595 per volontà del cardinale Risticucci. Ebbe il suo completamento nel 1603 con la realizzazione dell'alta facciata di Carlo Maderno. Questa rappresenta un caposaldo nello svolgimento dell'architettura barocca ed è una delle prime di questo tipo. E' a due ordini: il primo comprende il portale e due ricche nicchie a timpano con statue del Valsodo e tabelle riccamente incorniciate; il secondo, a lesene, si raccorda all'ordine inferiore mediante eleganti volute e contiene negli scomparti un grande balcone ed altre due nicchie, con statue di Stefano Maderno. L'interno riccamente decorato, ad una navata, contiene quattro enormi affreschi di Baldassarre Croce che rappresentano "Scene della vita di Santa Susanna martire romana e della Susanna biblica". Attualmente è la chiesa nazionale dei cattolici statunitensi.

Sito web: www.santasusanna.org

 

 

S. Teodoro al Palatino - Campitelli - via di S. Teodoro

La chiesa che si trova ai piedi del Palatino, ha una struttura circolare insolita ma molto graziosa. Già esistente alla fine del VI secolo fu più volte restaurata, mantenendo tuttavia l'originaria impronta. L’edificio è a pianta circolare, riconducibile come forma al Mausoleo di San Costanza e a Santo Stefano Rotondo. E' preceduta da un piazzale semicircolare disegnato da Carlo Fontana nel 1705 al quale si accede per mezzo di due rampe di scale che dal livello della strada scendono su due lati creando una graziosa cornice alla piazzetta. Di straordinaria bellezza anche la cupola del 1454. L'interno è arricchito dagli splendidi mosaici del VI secolo in modo particolare quelloo posto sull'abside raffigurante il Cristo, Pietro e Paolo e San Teodoro. In questa chiesa era conservata la Lupa capitolina, emblema della città,  ora in Campidoglio, fino al 1471.

 

 

 

 

Ss. Trinità dei Monti - Campo Marzio - piazza della Trinità dei Monti

E' una delle chiese francesi di Roma, iniziata a costruire c nel 1502 da Luigi XII, consacrata nel 1585 da Sisto V e restaurata nel 1816 per Luigi XVIII da Carlo Francesco Mazois. Una scalinata a doppia rampa, realizzata da Domenico Fontana nel 1587, e ornata di capitelli antichi e bassorilievi, precede la facciata, terminata nel 1584 su progetto di Giacomo Della Porta (caratteristici i campanili ai lati), a ordine unico di lesene e attico con finestra termale al centro. L'interno a navata unica, presenta nelle cappelle laterali una decorazione ad affresco secondo i modi della pittura di derivazione michelangiolesca, ed è diviso da una cancellata (normalmente chiusa); modificata in forme settecentesche nel 1774, conserva elementi della primitiva architettura tardo-gotica nell'arco trionfale, nel presbiterio e nel transetto. All'interno sono conservati i capolavori di Daniele da Volterra: l'Assunzione,  nella quale è ritratto anche Michelangelo, e la Deposizione, unanimemente considerata uno dei vertici del Manierismo. Nella  cappella Pucci, invece, vi sono  storie del Vecchio e Nuovo Testamento di Perin del Vaga. Nella cappella Massimo, decorazione iniziata dal del Vaga (1537) e terminata (1563-89) da Taddeo e Federico Zuccari (Eterno col Cristo morto, Assunta, Augusto e la Sibilla). Nell'antisagrestia, Incoronazione della Vergine, Annunciazione e Visitazione di Taddeo Zuccari. Dalla piazza antistante, ornata dall'obelisco Sallustiano, qui posto a fine '700 (i geroglifici sono un'imitazione romana di originali egizi), si gode uno dei panorami di Roma più belli.

 

 

Ss. Trinità dei Pellegrini - Regola - via dei Pettinari

La chiesa ebbe origine nel 1558, quando l'Arciconfraternita dei Pellegrini e Convalescenti della Ss.Trinità, fondata nel 1548 da San Filippo a favore dei poveri e dei malati, ebbe in dono da papa Paolo IV gli edifici dell'antica parrocchia di San Benedetto de Arenula. Quando la parrocchia fu soppressa, la chiesa stessa venne ridimensionata e si ottenne così un complesso dotato di dormitori e refettori di notevole capacità: in questa occasione la chiesa mutò nome e fu denominata Ss. Trinità dei Pellegrini. Fu ricostruita poi nel 1603-1616 su disegno di Paolo Maggi. L'alta facciata del XVIII secolo, di effetto pittorico e leggermente concava, è caratterizzata da due ordini di sei colonne corinzie ed ornata da quattro nicchie con statue degli "Evangelisti" di Bernardo Ludovisi. L'interno a croce latina, con colonne corinzie, si conclude in una volta a ferro di cavallo e ha un'abside dominata dalla pala d'altare di Guido Reni, la Santa Trinità. La chiesa ebbe un grande ospizio annesso, costruito nel 1625 per consentire l'assistenza ai pellegrini durante il Giubileo di quell'anno. Al centro della facciata, tra il primo e il secondo piano, presenta l'iscrizione “Ospizio dei Convalescenti e Pellegrini”, mentre un'altra iscrizione, posta alla sinistra del portale, ricorda che in questo ospizio, trasformato in ospedale militare nel periodo della Repubblica Romana, morì Goffredo Mameli a seguito delle ferite riportate nei combattimenti a difesa di Roma nel 1849.

 

 

 

Ss. Vitale e Compagni Martiri in Fovea - Monti - via Nazionale

E' una basilica minore che trae la sua origine da un oratorio risalente al IV secolo e dedicato ai santi Gervasio e Protasio. Vagli inizi del V secolo su ordine di papa Innocenzo I. Fu riedificata da Sisto IV nel 1475 e successivamente restaurata nel 1595 da Clemente VIII mentre nel 1859 Pio IX, per la realizzazione di Via Nazionale ed il conseguente innalzamento del livello stradale, vi fece edificare la scalinata di collegamento. I lavori di restauro effettuati nel 1937-38 hanno ripristinato il portico originario. La facciata presenta un portico, d’epoca paleocristiana, a cinque arcate su colonne con capitelli del V secolo, a cui in passato ne corrispondevano altre cinque nella facciata, oggi murate. Il portale d’ingresso presenta una iscrizione e lo stemma di Sisto IV, e  battenti lignei scolpiti agli inizi del XVII secolo. L'interno, in origine costituito da tre navate fu ridotto ad una sola durante i restauri del 1475. Le pareti furono affrescate nel secolo XVI dal Cavalier d'Arpino, Andrea Pozzo e da Gaspare Poussin, e rappresentano architetture e paesaggi animati da "Storiette di Santi e di Martiri".

Sito web: www.vicariatusurbis.org/SanVitale/index.htm

 

 

Ss. XII Apostoli - Trevi - piazza dei Ss. Apostoli

Basilica minore, fu eretta probabilmente da papa Pelagio I dopo la cacciata dei Goti (secolo VI), restaurata da Martino V Colonna, da Sisto IV della Rovere e Pio IV Medici, fu quasi completamente ricostruita da Francesco Fontana. La facciata neoclassica fu realizzata su disegno di Giuseppe Valadier (1827). E' preceduta da un grande portico, opera di Baccio Pontelli (fine del XV secolo), che si estende con nove arcate su due ordini differenti, il primo a pilastri ottagonali con lo stemma della famiglia Della Rovere nei capitelli, ed il secondo con semi colonne ioniche contro i pilastri, formante loggiato continuo. Questo fu chiuso da Carlo Rainaldi, che vi inserì ricche finestre barocche e vi aggiunse la balaustrata con le statue di "Cristo e i dodici Apostoli" (1681). L'interno, diviso in tre vaste navate da grandi pilastri e lesene corinzie abbinate, con tre cappelle per lato, ciascuna coperta da cupola, è ricca di decorazioni ed affreschi: si possono ammirare tra le altre le sculture di Canova.

 

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

 

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