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Artista estremamente
prolifico, è stato stimato che abbia prodotto circa
quattromila incisioni e diecimila disegni. Nelle sue stampe
ha illustrato i costumi dei popoli italiani, i grandi
capolavori della letteratura e soggetti della storia romana,
greca e napoleonica. Il tema in generale più ricorrente è
Roma, i suoi abitanti, i suoi monumenti, la città antica e
quella a lui contemporanea. La sua opera di illustratore
possiede, oltre all'intrinseco valore artistico, un
rilevante significato documentario per l'etnografia di Roma
e dell'Italia. Dopo oltre due secoli dalla nascita di
Bartolomeo Pinelli, che cosa resta della "sua" Roma,
imperiale e popolare, papalina e pagana, sacra e profana,
bigotta e libertina, violenta e tenera? Che cosa di
Trastevere "de 'na vorta", di piazza Navona allagata, dello
"spasseggio" delle carrozze, e della Rotonda con il suo
"bailamme" di venditori ambulanti, ciarlatani e cantastorie?
Che cosa resta delle ottobrate a Testaccio e ai Prati di
Castello, delle "scampagnate fori porta"? Si potrebbe
rispondere: solo un ricordo. Invece i disegni di Bartolomeo
Pinelli sono ancora capaci di renderci presente la Roma dei
personaggi e delle tradizioni popolari che l’artista ha
saputo cogliere ancora vivi e originali negli anni del primo
Ottocento ed offrirceli, a distanza di tanto tempo, sempre
capaci di mettere in risalto la quotidianità della vita con
una sfumatura romantica che si evidenzia nei tratti decisi
delle figure delle sue incisioni, che sono insieme forza
muscolare, spontanea intensità spirituale, nobiltà umana in
veste "plebea". Così tutte le figure riproposte attraverso
feste, mestieri e ambienti caratteristici, si fanno
"personaggi" fieri e padroni di sé in un’atmosfera che vede
la gente del popolo sempre protagonista della grande storia
della città. |
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