|
 |
 |
Achille Pinelli (Roma, 1809 – Napoli, 1841) era figlio dell’incisore
e disegnatore Bartolomeo Pinelli (1781-1835) e di Mariangela Gatti.
Pochissime sono le notizie sulla vita: alcuni biografi del padre
accennano al fatto che Achille intraprese lo stesso mestiere del
genitore, dedicandosi alla sua stessa arte, sia pur compiendone una
rielaborazione volta a superare la retorica e la pomposità paterna
verso un più semplice tratto tra il racconto e la satira.
Sicuramente non frequentò l’Accademia di San Luca, in quanto il suo
nome non compare negli archivi. Non aiutano neanche i pochi scritti
di lui che i discendenti del suo amico Antonio Moretti, incisore,
pittore e mosaicista romano, hanno donato al Museo di Roma. Nella
sua ultima lettera, scritta il 7 agosto 1841, informa del suo
ricovero nell’Ospedale degli Incurabili di Napoli il 26 luglio, dove
era andato per cambiare aria dopo una malattia. Qui morì il 5
settembre. |
|
Angoli
di una vecchia Roma che non esiste più, animatissime scene di vita
popolare, con liti tra donne, feste di carnevale, giochi popolari
del tempo che fu: questo e molto altro nei duecento acquerelli,
eseguiti tra il 1826 e il 1841, in cui Pinelli ha riprodotto
monumenti, strade e chiese di Roma. In queste vedute vengono
riprodotti molti edifici oggi non più esistenti e pur con qualche
imprecisione e ingenuità, forniscono una preziosa testimonianza di
angoli della città scomparsi o radicalmente mutati nel corso del
tempo.
Infatti
Achille Pinelli non si è limitato a riportare le facciate di queste
chiese, ma, come un vignettista moderno, ne ha popolato la piazza o
la via antistante con scene di vita quotidiana: in un certo senso
Achille Pinelli dipinse lo stesso “popolino” di Giuseppe Gioacchino
Belli. Le figure sono forse più abbozzate rispetto alla cura che
metteva Bartolomeo nelle sue incisioni, ma comunque riescono a
documentare l'epoca in cui vennero eseguite. Il disegno a volte
risulta tecnicamente imperfetto, il che da luogo spesso ad
imprecisioni spaziali e compositive, ed il colore non sempre è ben
calibrato. Nella serie di vedute con le chiese di Roma, Achille
consegue il risultato più valido e autonomo rispetto alla produzione
del padre; al contrario, nelle scene di genere, l’artista ripropone
per lo più temi consueti al repertorio di Bartolomeo, tanto da
sembrare quasi contraffazioni. Di questo sembra rendersi conto lo
stesso artista, che, con spirito malizioso, si firma talora con il
solo cognome. Comunque pur se in presenza di temi figurativi simili,
resta evidente l’influenza nei due artisti della differente
atmosfera culturale in cui hanno operato: mentre in Bartolomeo la
produzione grafica denuncia una formazione neoclassica evidente nel
gesto disciplinato, nella scena mantenuta su un registro di
magniloquenza, in Achille sono presenti le istanze puriste e
romantiche miscelate ad un neoclassicismo attardato. In sostanza
Pinelli padre rimase legato alla tradizione antica, il figlio era
più portato ad una gioiosa ironia. Gli acquerelli di Achille
Pinelli sono tutti conservati presso le raccolte del Museo di Roma.
Pur con qualche imprecisione e ingenuità, forse inconsapevolmente,
l'artista ha svolto un prezioso lavoro di documentazione di quegli
aspetti della città di Roma che oggi sono scomparsi o che, nel corso
del tempo, sono radicalmente mutati.
|