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Testaccio: nasce la città dell'arte

Teatri, cinema, fotografia, ecco il progetto per i nuovi laboratori

Le quinte di un teatro, un foyer di cristallo per le performance d'arte, sale di registrazione e di regia digitale, laboratori fotografici e di produzione di video, sale prove, camerini per attori, workshop. La vecchia Pelanda dei suini, nel cuore dell'ex Mattatoio di Testaccio, quel gioiello dell'archeologia industriale progettato alla fine dell'ottocento da Gioacchino Ersoch, uno dei primi architetti italiani a prefigurare una catena di montaggio nella lavorazione delle carni, diventerà un moderno Centro di produzione culturale giovanile, con attività commerciali di supporto, sale di scritture e di grafica. Insomma il nuovo tempio romano della creatività, il perno di quella Città delle Arti, decisa dal Campidoglio dopo l'appello di tanti artisti sulle pagine di Repubblica.

Una Città delle Arti che non ha paragoni in Europa, che ruoterà intorno a ricerche d'avanguardia di diverse discipline e che sta crescendo intorno alle strutture d'acciaio e agli ornamenti liberty del gigante dei capannoni e stalle che si stende sotto il Monte dei Cocci.

Venti milioni di euro stanziati dal Comune, Macro, il museo di arte contemporanea di Roma, che già utilizza un padiglione, progetti definitivi per la ristrutturazione dei due grandi macelli a ridosso dell'ingresso di via Galvani, dove dovrà essere ospitato.

E poi le facoltà di architettura,Spettacolo, Comunicazione e Arte di Roma Tre, Il Centro di Produzioni Culturali alla Pelanda, l'Accademia di Belle Arti, la Scuola popolare di Musica di Testaccio, le soprintendenze ai Beni culturali comunali e di Stato, le associazioni di quartiere, un centro anziani e un'immensa libreria da 10-15 mila titoli esposti specializzata nell'editoria delle arti.

Il cronoprogramma è nero su bianco, con inizio dei lavori per l'ultimo insediamento, quello dell'Accademia di Belle Arti, stabilito per il dicembre 2005, mentre per l'ex Pelanda, Macro, Il DAMS e la Facoltà di architettura si parla di cantieri al via nel novembre-dicembre 2004.
E la Pelanda, riprogettata, come Centro di produzione culturale al massimo livello di tecnologia, dalla matita dell'architetto Massimo Carmassi, sarà uno dei fiori all'occhiello della Città delle Arti. Dove prima si uccidevano i maiali nascerà una struttura futuribile, caratterizzata da attività di produzione e di formazione d'eccellenza, nel campo del teatro, della musica e del cinema, capace di attrarre i migliori cervelli del settore per proporre opere dirette al mercato internazionale.

Insomma si produrranno video, con sale di regia e post-produzione, registrazioni digitali, dischi, fotografie, opere grafiche e di scrittura, o si reciterà e si riprenderanno spettacoli nel teatro interno, che si aprirà vicino alle due grandi vasche che diventeranno, accanto alle biglietterie, il "segno grafico", la memoria dell'archeologia industriale, di fronte ad una moderna ed accattivante caffetteria.
Ma l'importante avverrà dentro, dove il Centro avrà come network l'arcipelago delle strutture multisettoriali di sperimentazione e produzione culturale, enti ed organismi che ruotano intorno al consumo culturale giovanile. E per coordinare tutta l'attività della Citta delle Arti servirà un ente di gestione efficiente, che si occupi della rete di servizi e della manutenzione e dell'uso degli spazi comuni, come la piazza centrale dell'ex Mattatoio, il Campo Boario, le strade interne, e che coordini anche il calendario delle iniziative culturali.

"Si tratta di un programma complesso, interamente pubblico" spiega l'assessore all'Urbanistica Roberto Morassut "che coinvolge varie istituzioni. A questo punto siamo impegnati a realizzare le decisioni del Consiglio Comunale costruendo una forte rete coordinata tra gli uffici dell'amministrazione, il territorio e le commissioni consiliari, contando sull'apporto decisivo dell'università di Roma Tre e della facoltà di architettura guidata dal preside Cellini". "Il progetto della Città delle Arti" aggiunge "può dare una chance in più alla Capitale con opportunità per gli artisti giovani e non , di forti tradizioni a Roma, ma che soffrono da troppo tempo di un'assenza organica di spazi e attrezzature".

 
fonte: La Repubblica autore: P. Boccacci, G. Cerasa

11 febbraio 2004

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