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Il vincitore del concorso Rimesse in gioco |
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| il deposito "Porta Maggiore" | ||
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La Giuria del Concorso “Rimesse in Gioco – Depositi di Idee” , ha reso noto il vincitore della sezione del concorso relativa al “Deposito Porta Maggiore”: si tratta del progetto Central Park Pigneto dello studio romano IaN+ (arch. Carmelo Baglivo, arch Luca Galofaro, arch Stefania Manna). “La condizione difficile del sito e la presenza dei forti condizionamenti dati dalla ferrovia e dal la tangenziale richiede una strategia chiara ma flessibile, che sappia accogliere le richieste di permeabilità dello spazio pubblico riconoscendo via del Pigneto come asse strutturante del quartiere. Il progetto vincitore propone un nuovo e convincente assetto urbano fatto di pochi e semplici elementi. Un margine edilizio “poroso” ridefinisce la strada, articolando lo spazio pubblico verso un grande giardino adagiato tra la strada e la ferrovia che usa le tracce dei binari come elementi di disegno del verde. I tre volumi proposti lungo via del Pigneto configurano una tipologia semplice e innovativa, che coniuga la memoria storica delle corti del quartiere con le nuove esigenze di sostenibilità ambientale dell’abitare urbano. Nei basamenti le attività collettive assicurano la vitalità del la strada e del nuovo giardino a tutte le ore del giorno, mentre un sovrappasso pedonale sopra i binari assicura la continuità con il tessuto urbano a sud”. L’intervento proposto dal progetto vincitore si pone come priorità la densità delle relazioni piuttosto che la densità dello spazio costruito, relazioni che producano il senso di un abitare "felice"; per produrre densità di relazioni è indispensabile ripensare la città come città del vuoto e ripensare le potenzialità che i vuoti hanno di instaurare vari gradi di relazioni. L’unico modo per liberare questi spazi è riconnetterli in rete, creare un tessuto connettivo di relazioni complesse, una rete di percorsi pedonali e ciclabili che attraversi il quartiere e che faccia riferimento ad un nucleo di grandi dimensioni che si proponga come catalizzatore di questo processo: un grande vuoto. All’interno di questo approccio progettuale la struttura urbana che si delinea è chiara: il Parco, elemento che struttura il vuoto, e la Strada, che struttura il tessuto urbano. Il PARCO è il fulcro del progetto, è il luogo della memoria e dell’identità; conserva la memoria e lo spirito delle preesistenze, i segni della stratificazione, le tracce degli edifici preesistenti, la memoria di un passato recluso viene liberato e condiviso dalla comunità. Il PARCO è un vero parco, oltre 15.000 metri quadri di spazi aperti e verde attrezzato, che sarà quindi un punto di riferimento non solo per il quartiere ma un nodo importante nel sistema del verde del quadrante est della città; il parco è un corpo unico non uno spazio interstiziale tra gli edifici. La STRADA recupera e prolunga la tipologia di strada di via del Pigneto potenziandone le caratteristiche; diventa la strada principale su cui si affacciano le attività, elemento di ricucitura del tessuto urbano, ponte tra due realtà: il passato e il futuro del quartiere. Gli EDIFICI sono la sintesi dell’interazione dei due sistemi puri strutturanti l’area, il Parco e la Strada; nella fascia in cui si dissolvono l’uno nell’altro si ibridano e sorgono gli edifici di progetto che sono un po’ strada un po’ parco. Interpretazione e modificazione di tipologie esistenti, i nuovi edifici hanno nel DNA la casa con giardino e il blocco a corte tipiche dell’area, ma che si fondono in un’unica nuova tipologia d’edificio che è mutata alla luce delle dinamiche sociali in atto. Nei piani bassi acquista un carattere prettamente pubblico, si radica al parco e alla strada attraverso rampe e corpi scala; il sistema dei negozi al piano terra si integra con le attività speciali, le residenze, gli incubatori d’impresa, artigianato specializzato e atelier del primo livello. Negli edifici, così come nel Parco, il Pigneto esprime il suo essere unico, il suo essere quartiere in via di riqualificazione che non vuole perdere alcune sue peculiarità socio-culturali ma cerca di re-interpretarle attraverso una complessità tridimensionale in cui la quota strada-parco diventa il motore di trasformazione degli edifici capaci di riprodurre una complessità spaziale in grado di generare relazioni complesse. |
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| fonte: Edilportale.com | autore: C. Di Marzio |
05 dicembre 2007 |
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