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Laurentina: cultura nella ex centrale

Uno spazio da recuperare, come la Tate modern a Londra. Un terreno dove si trovano macchine Acea ancora attive, magazzini e verde.La decisione del XII municipio: qui nascerà un polo teatrale e artistico. L´obiettivo è riqualificare un importante spazio pubblico.

 

Un teatro. Un museo di archeologia industriale. E seimila metri quadri di parco pubblico. Un progetto che va sotto la voce: riqualificazione dell´area Acea, che si trova in via Laurentina 555. Ora in quel terreno campeggiano una centrale ancora in parte attiva, magazzini abbandonati, case per i dipendenti dell´azienda energetica e una zona verde chiusa ai cittadini. Ma sarà così ancora per poco. Lo stabilimento sarà dismesso, le abitazioni ristrutturate e il verde riqualificato con alberi, panchine e percorsi attrezzati. Ma soprattutto, il Consiglio del XII municipio ha approvato la proposta di creare un polo teatrale e culturale.

Una risorsa che manca in questa area di Roma sud. Oltre all´Auditorium del Santa Chiara, all´Auditorium del Massimo e al teatro della Dodicesima, tutti centri privati che affittano occasionalmente i locali al municipio, non esiste un teatro comunale. E nascerà in una posizione strategica: davanti alla stazione della metro B Laurentina. Non solo. Nel piano di riqualificazione è prevista anche la creazione di cinquemila metri quadri di parcheggio.

«La realizzazione - racconta Patrizia Prestipino, presidente del municipio XII - di questo nuovo polo culturale è importante per i nostri giovani: penso ad un luogo di incontro e di ritrovo, dove ci sia spazio per laboratori teatrali e musicali, per una libreria con postazioni multimediali e per un coffee point». Il futuro "auditorium" sorgerà su un´area di 800 metri quadri, ma l´Acea si è già detta disponibile a destinare uno spazio ancora più grande al progetto. «Condivido la proposta del teatro – sottolinea Roberto Morassut, assessore comunale all´Urbanistica - perché arricchisce la dotazione di servizi del municipio e soprattutto valorizza un´importante area pubblica». È tutto pronto. Al via dei lavori manca soltanto l´approvazione definitiva del Consiglio comunale, che dovrebbe arrivare a giorni.

«Una centrale elettrica dismessa - spiega Andrea Santoro, assessore all´Urbanistica del municipio XII - è il luogo ideale dove creare un museo di archeologia industriale, insomma una "casa dell´arte e dell´energia". Come è accaduto nella periferia londinese con la Tate Modern, così anche nella Capitale al posto delle vecchie turbine si è pensato ad un´area di svago e intrattenimento culturale. Ormai la vecchia periferia romana, fatta di fabbriche e campagna, non esiste più. I confini si sono spostati. E quelle antiche fabbriche fanno ora parte della città, tanto da diventare un pezzo di storia industriale da esposizione. «Un centro di archeologia industriale – afferma Mario Docci, ex preside della facoltà di Architettura de "La Sapienza" - in un contesto dove esistono già il museo Pigorini, il museo della Civiltà del Lavoro, un quartiere con una precisa identità architettonica e il vicino cantiere di Fuksas, sarebbe un´offerta alternativa nel sistema culturale della città».

 
fonte: La Repubblica autore: L. Serloni

venerdì 28 aprile 2007

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