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La città del Nuovo Piano è una struttura urbana
policentrica, con una forte maglia di ferrovie e strade a garantire
facili spostamenti, immersa in una ruota verde i cui raggi, i grandi
parchi, penetrano fin nelle parti più interne. Una città aperta al suo
spazio metropolitano, accessibile e fruibile, ricca di tanti importanti
"Centri" distribuiti in tutte le sue parti, compatta nella
configurazione fisica dei suoi bordi.
La dimensione
Metropolitana
La nuova organizzazione territoriale di Roma prende atto
sia delle sue solide componenti sociali, economiche, culturali ed
ambientali, sia della ricchezza delle sue differenze interne. Roma è
infatti parte di un sistema di insediamenti che va al di là del proprio
confine amministrativo, e ha, allo stesso tempo, al proprio interno una
molteplicità di piccole città con una loro storia ed una loro identità.
Nonostante le sue grandi dimensioni, Roma ha forti
relazioni con l'intera cintura dei comuni che la circondano: molte
persone si sono trasferite nei comuni vicini, con un aumento del
traffico quotidiano sulle vecchie vie consolari. Questo sistema
metropolitano va razionalizzato e qualificato.
Tutta l'impostazione del Nuovo Piano sottolinea l'esigenza
di una pianificazione che coinvolga i comuni limitrofi. I parchi e linee
ferroviarie, gli elementi strutturali del Piano, già sono di livello
metropolitano.
La scelta dei nuovi centri, nuclei di servizi urbani e
metropolitani, è stata fatta prestando massima attenzione anche alle
realtà già esistenti nei comuni vicini. Infine, al suo interno, il Nuovo
Piano punta a un forte decentramento, delegando i progetti di interesse
locale e ponendo fin d'ora gli attuali Municipi nella posizione in cui
verranno a trovarsi quando saranno vere e proprie "città della
metropoli".
Il principio
della sostenibilità
Il Nuovo Piano Regolatore Generale di Roma è nato per
essere un Piano urbanistico sostenibile. Terra, aria, acqua: queste sono
infatti le risorse ambientali che vanno tutelate e rigenerate.
La risorsa suolo
Il Piano definisce una volta per tutte i limiti del sistema
insediativo a partire dal disegno del sistema ambientale, perfezionando
e completando l'assetto già definito con il Piano delle certezze che
aveva compiuto una manovra urbanistica di eliminazione e trasferimento
dei comprensori edificabili e incompatibili con le esigenze di tutela.
Il Piano porta il numero complessivo di ettari del suolo extraurbano
dagli 82.000 previsti dal Piano delle certezze a circa 88.000. Inoltre
prescrive la bonifica preventiva dei suoli inquinati, il risanamento
delle discariche, il progressivo ripristino del paesaggio.
La risorsa aria
Un contributo fondamentale alla pulizia dell'aria viene dal
nuovo sistema della mobilità, in particolare dalla rete su ferro, dal
progressivo incremento del trasporto pubblico con mezzi che consumano e
inquinano poco e dalla corrispondente riduzione del trasporto
individuale su auto, moto e motorini. Per la rigenerazione dell'aria che
respiriamo, il contributo principale che il Piano fornisce è costituito
dal nuovo sistema del verde urbano (pubblico e privato), integrato con
il sistema dei parchi già istituiti e delle zone agricole, e da tutte le
previsioni di ambientazione delle infrastrutture della mobilità e delle
reti tecnologiche.
La risorsa acqua
Nel reticolo dei corsi d'acqua minori e dei fiumi, le acque
dovranno tornare a scorrere limpide e pulite. Per questo il Piano mette
in campo importanti interventi sul sistema fognario: il completamento
della rete di depurazione, la realizzazione di reti separate per le
acque nere e quelle bianche, la realizzazione di impianti autonomi di
depurazione per carichi urbanistici ridotti, l'eliminazione degli
scarichi impropri. Mentre, per quanto riguarda la rigenerazione
dell'acqua, il Piano attiva tutte le misure di ripermeabilizzazione
delle aree urbane divenute impermeabili -a causa di un uso eccessivo di
asfalto e cemento- e di rispetto della permeabilità naturale con
specifici coefficienti fissati dalle Norme Tecniche per le aree dove
verranno realizzati nuovi interventi.
Nuove regole di
gestione del patrimonio e delle trasformazioni edilizie e urbanistiche
Il Piano prevede misure per il massimo risparmio energetico
intervenendo sia sugli impianti urbani che sulla normativa edilizia.
Un contributo determinante alla sostenibilità urbanistica
viene infine fornito dalle regole della gestione del patrimonio edilizio
esistente (i tessuti) e della trasformazione urbanistica (gli ambiti e
le centralità). I nuovi indici e parametri urbanistici ed ecologici
(densità edilizia, altezze, densità arborea e arbustiva, coefficienti di
permeabilità) riducono sensibilmente il carico urbanistico rispetto alle
modalità con le quali è stata realizzata la città moderna. La regola
generalizzata della presenza di più funzioni (mix funzionale) garantisce
un ambiente urbano sempre vivibile e mai segregato. In altre parole, nei
quartieri-dormitori sorgeranno uffici dove lavorare e negozi dove fare
compere, mentre nei quartieri-uffici - che fino a oggi di notte
divenivano pericolosi "deserti" e luoghi di delinquenza - sorgeranno
negozi, abitazioni e locali; così, grazie alla presenza stessa dei
cittadini, tali luoghi, le "terre di nessuno", diverranno posti dove
vivere, divertirsi la sera e passeggiare in piena sicurezza.
Questi interventi che il Nuovo Piano Regolatore attiva
concorrono a un generale processo di "rigenerazione ecologica della
città", sostenuto da importanti iniziative finanziate con risorse
pubbliche (la mobilità, ad esempio), e da azioni diffuse che, nelle
grandi trasformazioni, coinvolgono anche gli operatori privati. Se si
considerano le azioni di tutela, qualificazione e completamento della
rete ecologica, emerge complessivamente la condizione di sostenibilità
che il Nuovo Piano Regolatore Generale assume come fondamento delle
proprie scelte.
Il sistema
della mobilità
La proposta per il sistema della mobilità avanzata dal
Nuovo Piano Regolatore Generale segue espressamente i criteri di
pianificazione di una mobilità sostenibile.
Tra gli obiettivi primari del Nuovo Piano vi è infatti la
realizzazione di un riequilibrio tra il trasporto collettivo e quello
individuale, finalizzato a ridurre in maniera significativa la
dipendenza dai mezzi di trasporto motorizzati privati potenziando i
servizi pubblici. Questo consente di migliorare le condizioni ambientali
attraverso la riduzione dell'inquinamento atmosferico ed acustico, ed
aumenta allo stesso tempo la sicurezza dei cittadini durante gli
spostamenti.
Il sistema si basa su una rete principale che utilizza
diversi mezzi: linee ferroviarie, metropolitane, tranviarie e corridoi
per il trasporto pubblico in sede propria. Un capillare servizio di
autobus, a basso livello di inquinamento, si collega al sistema del
ferro nei nodi di interscambio.
La rete stradale, con un aumento limitato a pochi
essenziali tratti che vanno a completare soprattutto l'intelaiatura
portante del settore orientale, si trasforma per permettere minori
impatti nelle zone residenziali, per consentire un deflusso costante e
più regolare, e per garantire una maggiore competitività del trasporto
pubblico.
Rete ferroviaria
Il Nuovo Piano Regolatore Generale ha recepito
integralmente la rete ferroviaria di area metropolitana, quale parte
della più ampia rete del Servizio ferroviario regionale, definita
nell'ambito degli Accordi di Programma del 1996 e del 2000 che il Comune
di Roma ha sottoscritto con la Regione Lazio e FS S.p.A.
Si tratta di una rete esistente, in via di potenziamento,
che nell'area metropolitana ha una estensione di circa 430 km e 106 fra
fermate e stazioni. E a completamento la rete avrà una estensione di
circa 470 km e 133 fermate e stazioni. Fra i più importanti interventi
di nuova previsione ci sono: la chiusura dell'anello di cintura nord -
con la realizzazione di un nuovo ponte sul Tevere - fra le stazioni di
Vigna Clara, Nuovo Salario e Nomentana, per una lunghezza di circa 4 km;
la riattivazione delle fermate di Farneto e Vigna Clara e la creazione a
Tor di Quinto di un importante nodo di scambio con la linea Roma-Viterbo
e con il terminale nord della nuova linea metro C; la realizzazione di
un nuovo tracciato per la creazione di un by-pass ferroviario a
sud-ovest della città, fra le stazioni di Ponte Galeria e S. Palomba,
per una lunghezza di circa 26 km; la creazione nei pressi di Vitinia di
un importante nodo di scambio ("Tevere sud") con la Roma-Lido, da
innestare sulla metro B, e la creazione di due nuove stazioni a Castel
Romano e a Pomezia; è poi prevista la creazione di una direttrice,
soprattutto per il transito delle merci, da S. Palomba verso gli
interporti e Cargo City di Fiumicino, le piattaforme logistiche e il
futuro centro merci di Poggio Mirteto.
L'effetto più rilevante di tali interventi, insieme
all'attivazione dell'Alta Velocità sulla linea Roma Napoli, sarà quello
di liberare il nodo ferroviario di Roma dai traffici di attraversamento
di lunga percorrenza dedicati per lo più alle merci, permettendo così di
intensificare la frequenza dei treni delle linee Ferrovie Metropolitane
fino a 5 minuti. L'obiettivo è quello di incentivare in modo sostanziale
i collegamenti ferroviari rispetto a quelli del trasporto individuale su
gomma all'interno dell'intera area metropolitana. Per raggiungere tale
scopo sono previsti anche numerosi interventi di potenziamento delle
linee (già in corso) e di adeguamento tecnologico, nonché la creazione
di 23 nuove fermate che renderanno più capillare il servizio anche
all'interno della città più costruita. Il Piano Regolatore Generale
prevede inoltre la qualificazione di aree oramai interne alla città e
non più necessarie all'uso ferroviario come gli scali di San Lorenzo,
della Tuscolana e del vallo ferroviario, in particolare in
corrispondenza del nodo di scambio fra FM1 e metro C al Pigneto. E'
stato già attivato, in via prioritaria, un Progetto Urbano che include
anche gli studi per la riqualificazione dello storico quartiere di San
Lorenzo.
Rete della Metropolitana
Le attuali linee metropolitane hanno un'estensione di circa
37 Km con 49 stazioni; a queste occorre sommare i 16 Km e le 13 stazioni
della Roma-Lido che verrà presto trasformata in metropolitana. Il Nuovo
Piano Regolatore Generale estende la rete aggiungendo 76 Km e 94
stazioni, di cui 11 Km e 13 stazioni di prossima realizzazione (linea B1
Bologna-Conca d'Oro e tratta metro C da S. Giovanni al quartiere
Alessandrino). A completamento, la nuova rete prevista dal Nuovo Piano
Regolatore raggiungerà i 128 km e 155 stazioni con una distanza media
fra le fermate di 820 m.
E' confermato dunque il ruolo delle metropolitane quali
grandi collettori del trasporto pubblico di massa, grazie alla decisa
estensione della rete nei settori semicentrali, suburbani e in
corrispondenza delle nuove centralità, dove l'alto numero di passeggeri
sia nelle stazioni di origine che di destinazione rende conveniente in
termini di costi-benefici tale modo di trasporto. Inoltre, verso sud
est, lungo la Casilina e la Tuscolana, e verso il litorale, la metro si
prolunga in direzione dell'area metropolitana collaborando con le linee
FM a servire i comuni vicini.
Corridoi del trasporto di superficie in sede propria
La previsione di tali corridoi riprende le numerose
esperienze che in molte città europee e americane sono state effettuate
con successo e che hanno consentito di aumentare la competitività del
trasporto pubblico con realizzazioni che richiedono tempi brevi e costi
contenuti.
In aggiunta ai circa 50 km delle sei linee tranviarie
esistenti, che servono prevalentemente l'area centrale, il Nuovo Piano
Regolatore Generale prevede la realizzazione di ben 200 km di nuovi
"corridoi" riservati al trasporto pubblico di superficie - pari a 14
linee - prevalentemente lungo la grande viabilità tangenziale in
periferia, e lungo le strade di nuova previsione. Tali corridoi,
offrendo sedi dedicate al trasporto pubblico di superficie, consentono
di attivare un servizio ad alte prestazioni anche in termini di portata,
velocità, sicurezza e comfort, con vettori di diversa natura - metro
leggeri, tram, filobus, bus ecologici- a seconda delle necessità.
Le principali direttrici urbane interessate sono: viale
Togliatti, viale della Serenissima, via di Portonaccio, tangenziale
extra GRA Tor Bella Monaca-Ciampino, Appia Antica (Tor Carbone,
Pignatelli, Settechiese), Ardeatina-San Paolo-Portuense,
Gianicolense-Corviale, Prenestina, Casilina, Cassia, Aurelia,
Acilia-Fiumicino.
Nodi di scambio
Il Nuovo Piano Regolatore Generale individua 27 aree,
comprese quelle esistenti, dove realizzare i nodi di scambio,
classificati come urbani o metropolitani a seconda della provenienza dei
passeggeri. I nodi saranno attrezzati con parcheggi di scambio che
consentano agli utenti di lasciare l'auto e proseguire con mezzi
pubblici verso le aree più centrali. I capolinea degli autobus
suburbani, regionali e interregionali, i punti di scambio "kiss and
ride", le stazioni taxi, le piste ciclabili e i percorsi pedonali
protetti completeranno l'attrezzatura dei nodi.
Rispetto ai nodi di scambio della "prima generazione" come
Ponte Mammolo, Anagnina, Laurentina e Valle Aurelia, che vengono
ristrutturati per garantire adeguati livelli di efficienza e
funzionalità, il Piano Regolatore prefigura i nuovi nodi in posizione
più esterna, come luoghi dotati di maggiore identità e ancor più
accessibili da pedoni e ciclisti. Tali luoghi offrono inoltre una
pluralità di servizi ai cittadini grazie alla presenza di negozi e
uffici e alla maggiore integrazione con le altre funzioni urbane e con i
centri di attività. Numerosi nodi di scambio coincidono poi con le nuove
centralità o con altri centri di servizio, con le università, con i
parchi o sono in relazione con gli interventi di recupero urbano delle
aree periferiche (Programmi Integrati o Programmi di Recupero Urbano art.11
legge 493/1993).
Rete viaria
Il disegno della rete viaria è stato definito per trovare
un equilibrio tra trasporto pubblico e privato. Sono state potenziate le
integrazioni fra le diverse reti e l'accessibilità è stata migliorata
con un sistema di nodi di interscambio sia tra trasporto pubblico e
privato che tra trasporto pubblico e pubblico.
Gli interventi sulla rete viaria e, più in generale, sulla
rete di trasporto sono finalizzati al completamento di una rete
portante, oggi deficitaria, e a risolvere una serie di punti critici
connessi con l'arretratezza del sistema, tenendo conto delle specificità
storico-paesaggistiche del territorio romano e di alcune oggettive
incompatibilità di carattere sociale e ambientale.
In primo luogo si tratta di ridurre gli effetti negativi
della grande frattura tra due parti di città determinata dal fiume con
la realizzazione di tre ponti pedonali sul Tevere (Ostiense, Flaminio e
Magliana), di altri due ponti all'interno della parte più costruita
della città (Ostiense e Magliana) e altri due per le connessioni di
livello territoriale (Tor di Quinto e Vitinia) caratterizzati tutti
dalla presenza di percorsi viari, ferroviari e per il trasporto pubblico
in sede propria. E' previsto poi il completamento di viale Togliatti con
la realizzazione di un tunnel superficiale per l'attraversamento del
Parco dell'Aniene, di un nuovo ponte sull'Aniene per le auto e per il
corridoio del trasporto pubblico, di un secondo tunnel che sottopassa il
quartiere e il Parco Talenti, consentendo di alleggerire il traffico su
via Fucini e di dotarla di un corridoio di trasporto pubblico di
superficie. E' prevista inoltre la realizzazione di due tunnel che
attraversano il Parco degli Acquedotti e il Parco dell'Appia Antica, fra
via Appia Nuova e via Cristoforo Colombo. Infine si prevede la
realizzazione di un collegamento sotterraneo che consente l'eliminazione
della soprelevata nei quartieri San Lorenzo, Prenestino e Appio e la
contestuale copertura di un tratto del vallo ferroviario che permette la
ricucitura di due parti separate di città.
La
qualificazione delle periferie. Il primato della città svantaggiata
La riorganizzazione della periferia rappresenta uno degli
obiettivi principali delle diverse operazioni urbanistiche proposte dal
Nuovo Piano.
Il punto di partenza è la constatazione che non è possibile
avviare un reale processo di riqualificazione e rivitalizzazione delle
parti della città più svantaggiate operando soltanto con le tradizionali
politiche di intervento settoriali. Alla base di un vero processo di
trasformazione qualitativa di questi tessuti, finalizzato a
"trasformarli in città", a farli divenire parti integranti del
funzionamento complessivo della metropoli, vanno poste alcune condizioni
di partenza che caratterizzino la filosofia e la modalità dei processi
di intervento.
E' dunque indispensabile che la periferia sia "aggredita"
contemporaneamente dall'alto e dal basso, cioè a dire con politiche e
programmi che la riguardino direttamente e, allo stesso tempo, che
facciano parte del processo generale di modernizzazione e di
riorganizzazione fisica e funzionale dell'intera città: interventi e
programmi strutturali che coinvolgano la periferia nel progetto e nella
visione generale della città.
E' poi indispensabile che la periferia sia guardata e
affrontata nel suo complesso, superando quelle modalità di intervento e
di gestione quotidiana che continuano a mantenere separate le sue varie
parti, come le politiche per i Piani di Edilizia residenziale pubblica,
le politiche per le zone ex abusive, quelle per i servizi, quelle per le
infrastrutture, e così via.
Per iniziare la costruzione della città metropolitana è
indispensabile che ogni programma di trasformazione superi i confini
amministrativi per divenire il prodotto di un lavoro concordato.
L'esperienza dei Prusst - i Programmi di recupero urbano e di sviluppo
sostenibile, primo esempio di copianificazione con i comuni vicini - va
resa ordinaria e la continuità dei tessuti urbani va assunta come un
punto di partenza sul quale concordare progetti e assetti comuni.
Occorre poi privilegiare ed incentivare tutti gli
interventi di carattere integrato e trasversale. Sul piano funzionale,
con l'obiettivo di riconnettere, ricucire, parti separate di città,
proponendo di volta in volta funzioni, servizi ed attrezzature. Sul
piano operativo e finanziario, sviluppando al massimo il concorso
dell'intervento pubblico e privato, offrendo possibilità operative a
tutti i soggetti, anche a quelli proprietari di aree a destinazione
pubblica, garantendo così un alto grado di elasticità e flessibilità.
Roma, dal punto di vista della costruzione della periferia,
è una città "relativamente giovane": una osservazione che se accostata
all'altra, molto più acquisita, secondo la quale Roma, non essendo una
città industriale, non presenta una situazione di "aree dismesse" dalle
quali partire per rilevanti processi di riconversione funzionale,
contribuisce a fornire un quadro più credibile sulle possibili tipologie
di intervento nei programmi di riqualificazione. Ciò significa, dunque,
che non è possibile aspettarsi demolizioni e ricostruzioni di ampie
dimensioni tali da configurare veri e propri Programmi di
ristrutturazione e sostituzione urbanistica di parti della città.
Per le politiche diffuse è indispensabile un forte processo
di decentramento. Soltanto attraverso una decisa presenza pubblica a
livello locale, che raccolga i problemi quotidiani dei cittadini che
vivono e lavorano nella zona, è possibile dare senso e credibilità ai
programmi di recupero e di riqualificazione. Occorre inoltre promuovere,
coordinare e stimolare i vari interventi che devono essere messi in
campo. Questi ruoli debbono essere svolti dai Municipi, grazie a un
decentramento che dia loro le necessarie competenze.
E' dunque a partire da queste premesse che il Nuovo Piano
Regolatore propone le sue scelte.
Le scelte del Piano: le centralità
In primo luogo vi è una nuova idea di città. A differenza
di quanto proponeva il vecchio Piano Regolatore con il Sistema
Direzionale Orientale - la cui visione è del tutto superata
concettualmente e nei fatti - le nuove centralità non sono esterne, ma
interne ai tessuti da riqualificare: esse costituiscono la struttura
portante delle nuove città di Roma e garantiscono la diffusione
dell'effetto-città, cioè la costituzione di magneti di diversa natura
nel cuore della periferia.
Un'analisi puntuale della città ha poi costituito la base
della nuova organizzazione degli interventi diffusi e della
individuazione delle Centralità locali. L'analisi ha condotto alla
identificazione di circa 200 microcittà, cioè a dire di una grande
ricchezza di luoghi urbani nei quali gli abitanti si riconoscono e dove
amano incontrarsi.
Le scelte di Piano: i tessuti
Il Piano interviene sugli insediamenti considerando i tipi
di città e tessuti non più secondo una zonizzazione monofunzionale.
Questa scelta considera come un "unico continuo urbanizzato"
l'insediamento esistente - costituitosi secondo modelli e procedure
diverse - e consente di localizzare i nuovi interventi in maniera quasi
indifferenziata, sebbene sempre finalizzata alla riqualificazione. Non
si prevede a priori la localizzazione di funzioni specifiche, dando così
la massima flessibilità agli interventi. Ad esempio i tessuti della
Città da ristrutturare sono stati articolati in grandi ambiti di
intervento, definiti "a prevalente destinazione residenziale" o "a
prevalente destinazione per attività", dove per "attività" si intende
l'insieme di tutte quelle funzioni non residenziali che oggi
caratterizzano l'economia urbana.
Le scelte di Piano: il Progetto urbano
Il Piano introduce due nuovi strumenti di intervento: il
Progetto urbano ed i Programmi integrati. Il Progetto urbano per
trasformare parti strategiche della città, i Programmi integrati per
l'azione diffusa di recupero delle periferie.
Il Progetto urbano, regolato da specifiche ed innovative
regole di attuazione, viene richiesto in contesti vasti e complessi, sia
che si tratti di nuovi interventi, sia che si tratti di recupero di
parti di città esistente.
Lo strumento garantisce, con una soluzione unitaria, la
fattibilità tecnica ed economica, il reperimento delle risorse
finanziarie con il coinvolgimento attivo dei privati, fasi e tempi certi
di realizzazione. Le scelte urbanistiche di fondo dei progetti urbani
sono concertate e condivise attraverso specifiche forme di
partecipazione.
Le scelte del Piano: i Programmi integrati
Nella stessa direzione si muove la scelta di individuare
nel Programma integrato il nuovo strumento di intervento prevalente nei
tessuti della Città da ristrutturare. Esso appare come lo strumento più
adatto a rispondere alla molteplicità delle esigenze locali di
riqualificazione, e a consentire la negoziazione locale fra gli
operatori, ponendo la semplice condizione del contestuale contributo al
miglioramento dei luoghi attraverso la realizzazione di opere concrete,
visibili e valutate dalla comunità. La filosofia dei Programmi integrati
- da oltre trent'anni sperimentati in tutte le grandi e medie città
europee - entra finalmente anche nella pratica ordinaria della
pianificazione italiana. Dopo gli anni della sperimentazione con i
Programmi di riqualificazione urbana e con i Programmi di recupero
urbano - per i quali la procedura non poteva che essere straordinaria e
far riferimento all'accordo di programma - si può ora passare ad una
fase di ordinaria attuazione, regolata dalle Norme Tecniche di
Attuazione. L'iniziativa della promozione dei Programmi integrati è
tutta delegata ai Municipi.
Il ruolo dei Municipi
La proposta del Nuovo Piano Regolatore è quella di
attribuire tutta la fase di promozione, valutazione e approvazione delle
politiche diffuse e degli stessi progetti relativi agli ambiti di
trasformazione ordinaria, ai nuovi Municipi. Si concretizza in tal modo
l'idea di dare "gambe" alla costruzione delle Città di Roma dove i
Municipi avranno il massimo coinvolgimento e offriranno un'attiva
partecipazione.
Il ruolo
della storia. Dal centro storico alla città storica
Le riflessioni e le esperienze degli ultimi cinquanta anni
di politiche di recupero hanno oramai consolidato l'idea che la memoria
densa e stratificata, viva e attiva rappresentata dal Centro Storico non
possa più essere circoscritta entro il perimetro fisico del confine
della città di antico impianto, le Mura Aureliane, quantunque esso
svolga un ruolo simbolico forte di identificazione dello spazio
privilegiato nel quale si concentrano i valori più rilevanti da
salvaguardare. E' insomma acquisita l'idea che occorra valicare questo
confine ed estendere un'attenzione e un riconoscimento di qualità
storica ad una città e ad un territorio più ampio.
Il passaggio dal Centro Storico alla Città Storica non solo
contribuisce ad allontanare l'approccio classico della zonizzazione
funzionale, ma fa irrompere la memoria storica nell'intero corpo della
città, permettendo di sfruttare al massimo una delle risorse più
peculiari di Roma, che è appunto la diffusione dei valori della storia,
e ampliando al tempo stesso la dimensione del termine "storia"
inglobando in essa anche tutti i valori dell'architettura moderna e
contemporanea e quei luoghi che hanno un riconosciuto valore simbolico
per la città.
Siamo di fronte a un salto metodologico importante,
praticabile soltanto da una cultura capace di coniugare, senza attriti
paralizzanti, la Storia e il Progetto, e che consente di rispondere
all'antica diatriba tra conservazione e trasformazione o tra permanere e
divenire, due atteggiamenti che tendono a contrapporsi, facendo sorgere
difficoltà concettuali e operative.
La Città Storica presenta un modello processuale triplice,
fondato sull'integrazione di tre diverse categorie di intervento.
La prima, di tipo regolativo, è riservata ai tessuti urbani
omogenei definiti "tessuti della Città Storica" per i quali la
cartografia in scala 1:5.000 e le Norme Tecniche di Attuazione
definiscono le procedure e le regole della trasformazione puntuale.
La seconda, anch'essa di tipo regolativo, è riservata ai
tessuti urbani diversi dalla Città Storica (la Città Consolidata, la
Città da Ristrutturare, la Città della Trasformazione) per i quali è
stata predisposta la "Carta per la qualità" in cui sono cartografati
tutti gli elementi archeologici e monumentali, vincolati e non
vincolati, visibili sul tessuto della città contemporanea: dai più
antichi ai più recenti, fino alle opere di rilevante interesse
architettonico ed urbano di età contemporanea e agli spazi aperti.
La terza categoria di intervento, invece, è di tipo
programmatico e progettuale, ed è rivolta agli ambiti urbani ritenuti
strategici per la possibile attivazione di dinamiche trasformative. Il
Nuovo Piano, infatti, accanto ai tessuti individua cinque grandi Ambiti
di programmazione strategica - Tevere, Mura, Parco Archeologico
Monumentale, Foro Italico-Eur, Cintura ferroviaria - che costituiscono
la definizione di una "visione di sfondo" della città incardinata sulla
continuità fisica di alcuni segni eccellenti della sua storia, e che
possono svolgere un rilevante ruolo nel consolidamento e nella
valorizzazione della forma urbis.
Il
dimensionamento
Roma è una città che da almeno due decenni non presenta una
crescita della popolazione, e nessuna analisi ha evidenziato nuovi
elementi che possano far presumere nel medio periodo una modificazione
di questa tendenza. Questo non significa tuttavia che alla popolazione
stabile corrisponda una "offerta residenziale zero": al decremento della
popolazione corrisponde infatti un consistente aumento del numero delle
famiglie; inoltre esiste una dinamica interna alla popolazione residente
che domanda nuovo spazio per migliorare le proprie condizioni abitative,
o per adeguarlo alle esigenze e alle dimensioni dei nuovi nuclei
familiari. Al tempo stesso, esistono nuove tipologie di domanda
provenienti anche dalle persone che non risiedono stabilmente a Roma ma
che qui lavorano periodicamente: si tratta di tipologie che esprimono la
sempre maggiore complessità dei rapporti di lavoro e delle relazioni fra
città.
I termini di fabbisogno e di dimensionamento non devono
necessariamente coincidere. Corrispondono infatti a procedimenti
diversi: il primo rappresenta la domanda che la situazione attuale e di
medio-lungo periodo esprime alla luce di specifiche analisi; il secondo
rappresenta le modalità con le quali l'amministrazione intende
rispondere a tale domanda.
Le funzioni
Connesso al tema del dimensionamento è quello della
definizione delle funzioni. Il Nuovo Piano assume un radicale
ridimensionamento dell'espansione delle funzioni residenziali mentre dà
un peso consistente alle funzioni non residenziali. L'obiettivo del
Piano è quello di stimolare l'introduzione di funzioni per attività
nelle parti di città via via più esterne e di promuovere una
riconversione residenziale delle aree più centrali, facilitando in
particolare il processo di frazionamento per il riuso delle unità
immobiliari solo per la residenza.
Il punto di partenza, troppo spesso dimenticato, dal quale
derivano le scelte più rilevanti, è la dimensione del Comune di Roma.
Con i suoi 129.000 ettari, è il più grande comune d'Europa. Un elemento
del tutto specifico, al tempo stesso positivo e negativo. Positivo
perché questa dimensione consente di sviluppare un'eccezionale politica
degli spazi liberi dal momento che, malgrado la devastazione causata dal
fenomeno dell'abusivismo, grandi parti dell'Agro romano sono ancora
integre e costituiscono una immensa risorsa di valore storico,
ambientale e paesaggistico. Negativo perché entro questi spazi erano
ancora previste dal precedente Piano possibilità di trasformazioni
urbanistiche le cui dimensioni - circa 120 milioni di metri cubi di
residuo edificatorio a prevalente destinazione residenziale - e la cui
localizzazione, appare ormai del tutto incoerente sia rispetto a una
seria politica di tutela e valorizzazione ambientale, sia rispetto alle
reali dinamiche economiche e sociali.
I numeri del Piano
Tutta l'operazione del Nuovo Piano si basa su una politica
di riduzione delle previsioni residue del vigente Piano Regolatore per
ricondurle a dimensioni compatibili con le necessità di trasformazione e
modernizzazione della città. Una manovra non solo di natura
quantitativa, ma anche di natura qualitativa che consiste nello
spostamento delle quantità residue, utilizzando gli strumenti della
compensazione e della perequazione, e nella modifica delle destinazioni
d'uso verso funzioni nuove a prevalente carattere non residenziale.
Grazie alla Variante di salvaguardia prima e al Piano delle
Certezze poi, sono stati eliminati circa 60 milioni di metri cubi, cioè
il 50% del residuo del Piano vigente. Previsioni di edificazioni che si
trovavano in aree destinate in gran parte alla costruzione della cintura
verde e del sistema dei parchi a cuneo che penetra fin nel cuore della
città. Ma c'è di più. Il Piano delle Certezze ha eliminato anche le
vecchie zone D, ha ridotto le possibilità edificatorie nelle zone
agricole, ha eliminato le zone direzionali lungo la via Cristoforo
Colombo, e ha salvaguardato quelle aree che possono consentire le
connessioni ancora possibili tra gli spazi liberi.
Per il restante residuo del Piano vigente si è proceduto
spostando le localizzazioni improprie, modificando le destinazioni
d'uso, e riducendo ulteriormente gli originari carichi urbanistici.
Con queste premesse, ed escludendo il "già programmato", il
dimensionamento del Piano si attesta a 198.273 stanze equivalenti delle
quali più del 49% per usi residenziali ed il restante 51% per usi
terziari e flessibili. A ciò si deve aggiungere la rivisitazione delle
aree specificatamente produttive che consente un'offerta di circa 166
ettari per insediamenti "per attività", oltre ai 740 ettari degli Ambiti
a pianificazione particolareggiata definita con destinazione produttiva
come Castel Romano e S. Palomba. Di conseguenza il rapporto fra
previsioni residenziali e non residenziali si sposta chiaramente a
favore di queste ultime.
La
perequazione
Il Piano di Roma sperimenta in modo generalizzato
procedimenti attuativi di tipo perequativo. Questa impostazione
rappresenta uno dei contenuti fondamentali della riforma urbanistica
attesa da anni e non ancora realizzata. Una strada maestra per
restituire oggettività ed equità alle scelte urbanistiche.
Troppo spesso è infatti accaduto che i proprietari di due
aree confinanti si siano visti l'uno penalizzare con l'esproprio,
l'altro premiare con la possibilità di costruire. Il Nuovo Piano
persegue l'obiettivo di porre fine alla arbitrarietà di queste scelte
suddividendo proporzionalmente benefici e oneri tra tutti i proprietari
delle aree soggette a trasformazione. La soluzione è stata anticipata in
molti programmi, già adottati o approvati dal Consiglio Comunale che
hanno consentito, con decisioni eque e condivise, spostamenti di
edificabilità, localizzazione di servizi, organizzazione di spazi liberi
e impianti di infrastrutture.
Questa soluzione ha anche un effetto positivo sul mercato
perché contribuisce alla redistribuzione della quota di rendita, a
condizione che gli indici di trasformazione siano sensibilmente più
bassi di quelli utilizzati tradizionalmente. Una condizione, quella
degli indici bassi, necessaria anche per garantire la sostenibilità
ambientale delle trasformazioni.
D'altra parte già nel Piano delle Certezze il principio
perequativo era stato anticipato. Per alcune aree, la cui edificabilità
prevista dal vecchio Piano non era stata più considerata compatibile dal
punto di vista ambientale, è stato garantito il trasferimento delle
volumetrie su aree edificabili e compatibili con lo sviluppo urbano.
La cessione compensativa
Il Nuovo Piano introduce, sempre seguendo il principio
della perequazione urbanistica, e anche se in modo limitato e parziale,
il meccanismo della cessione compensativa per l'acquisizione delle aree
per il verde e i servizi pubblici.
Tale meccanismo, che interessa solo il 54% dei nuovi
standard, prescrive cessioni gratuite in tutti gli Ambiti di
trasformazione e nelle centralità e un doppio regime, per cui
l'esproprio rimane comunque possibile nei Programmi Integrati della
Città da ristrutturare.
La limitazione alla sola Città da ristrutturare del doppio
regime, affida dunque unicamente al meccanismo espropriativo
l'acquisizione del 46% delle nuove aree per il verde e i servizi
pubblici di livello locale, con un'ipotesi di impegno finanziario che
appare impraticabile se riferito ai cinque anni di vigenza dei vincoli
urbanistici e alle limitate disponibilità dell'Amministrazione comunale.
Meccanismi
attuativi
Le norme tecniche che guidano l'attuazione
Al principio della equità di trattamento, perseguito con la
perequazione urbanistica, sono ispirati i contenuti e l'organizzazione
delle Norme Tecniche di Attuazione, tutte tese, all'interno delle
diverse e specifiche situazioni della trasformabilità, ad un identico
trattamento di tutti i proprietari nei processi di trasformazione
urbanistica per l'attribuzione non discrezionale dei diritti edificatori
sulla base della disciplina urbanistica previgente, dello stato
dell'edificazione esistente e della sua legittimità, del perseguimento
dell'interesse pubblico e generale.
Più in particolare gli obiettivi sono:
• l'ampliamento dell'intervento diretto in tutte le
situazioni in cui esso sembra corrispondere al reciproco interesse
dell'Amministrazione Comunale e degli operatori;
• la semplificazione e la chiarezza delle procedure
sia per la costruzione dei progetti urbanistici ed edilizi sia per la
loro valutazione;
• l'incentivazione degli interventi di demolizione e
ricostruzione come modalità rilevante del rinnovo urbano;
• il superamento della tradizionale zonizzazione
funzionale delle aree, sia per reintegrare le funzioni pubbliche e le
funzioni private, sia all'interno del concetto stesso di "funzione" dove
la tendenza alla "non specializzazione" appare sempre più dominante e
rispondente al requisito della flessibilità e della adattabilità degli
spazi alle funzioni. Partendo da questo punto di vista si è scelto di
privilegiare il concetto di "carico urbanistico" aggregando per
dimensione di peso le diverse funzioni lasciando quindi che possano
localizzarsi liberamente sul territorio valutando solo le conseguenze
sull'accessibilità e la mobilità, e utilizzando quindi il parametro dei
parcheggi pubblici e pertinenziali come elemento fondamentale di
controllo dei cambi di destinazione d'uso;
• la definizione dei Programmi di intervento nelle
periferie. La filosofia che guida il Piano sta nel concepire ambiti
unitari di aree periferiche, soprattutto ai fini della sua
riqualificazione urbanistica: superare quindi l'idea di una periferia
delle borgate, dei Piani di Zona, dei nuclei oggetto di recupero
urbanistico, dei piani per le aree non residenziali; per ciascuna di
queste "parti" erano immaginati interventi e procedure diverse. Con il
Nuovo Piano questo insieme di attività e funzioni viene unificato in un
unico tessuto da ristrutturare suddividendolo solo in "a prevalente
destinazione residenziale" e "a prevalente funzione per attività" a
seconda dello stato di fatto. Per esso si privilegia l'intervento
tramite i Programmi integrati. E quindi si recepisce e si rende
ordinaria l'esperienza maturata in questi anni con la sperimentazione
dei Programmi di riqualificazione urbana (art.2 Legge 179/92) e dei
Programmi di recupero urbano (art.11 Legge 493/93);
• la riduzione del ricorso all'esproprio, con
l'introduzione dell'acquisizione compensativa nei Programmi integrati
della Città da ristrutturare;
• l'introduzione del principio della sostenibilità,
con un sistema organico di norme ambientali oltre che con le regole
presenti nei Tessuti e negli Ambiti; la normativa della "Rete ecologica"
è prescrittiva così come quella dell'Agro romano, finalizzata a
selezionare gli usi compatibili nelle zone agricole;
• l'introduzione del metodo del Progetto urbano come
la procedura più idonea a garantire la massima flessibilità progettuale
dentro punti fermi non negoziabili e definiti dal Piano, e la massima
pubblicizzazione e partecipazione alla costruzione del progetto stesso.
Quanto al governo del periodo transitorio, in attesa
dell'approvazione del Nuovo Piano, un articolo finale, rende il meno
traumatico possibile il passaggio dal vecchio al nuovo Piano, sia per
quanto riguarda la consuetudini ormai consolidate del mondo tecnico e
professionale, sia per ampliare, il più possibile, le potenzialità
realizzative nel periodo di salvaguardia.
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