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Torna il sereno sulla "nuvola" di Fuksas |
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Fuksas: «Ma la mia nuvola all'Eur si farà» |
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L'area dove il nuovo Centro congressi sorgerà è nel cuore dell'Eur. L'ultimo lotto della struttura centrale dell' E42 rimasto inedificato. Era il febbraio del 2000 quando una giuria internazionale presieduta da Norman Foster scelse tra i 184 progetti europei quello di Massimiliano Fuksas. Una "Nuvola" capace di dialogare con le geometrie razionaliste del quartiere. Molto meno, a quanto pare, con i tempi della burocrazia romana. Cinque anni dopo, infatti, è tutto fermo. Per realizzare la nuova Fiera di Milano - che nel frattempo ha sviluppato molte delle suggestioni proposte nel progetto dell'Eur - a Fuksas è bastata la metà del tempo. Per non parlare di Shangai, la megalopoli cinese da dove Fuksas è partito per partecipare al Simposio organizzato, nel Salone delle fontane, dall'Eur spa e dalla Casa dell'architettura. «A Shangai in 8 anni sono stati tirati su 1600 grattacieli - ha ricordato Fuksas - . Ma i cinesi hanno messo insieme le cose peggiori del nostro capitalismo e del loro comunismo». Da noi abbiamo altri problemi. Non riusciamo, ad esempio, a trovare una sede alternativa al mercatino che tutti i giorni si svolge nell'area del nuovo Centro congressi. «Dobbiamo fare i conti con il signor De Gennaro. Un signore di Bari che finora non ha fatto nulla. È stato sollevato dalla realizzazione dei parcheggi, ha ottenuto la gestione del vecchio Centro congressi. E non ha ancora ritirato la concessione edilizia per non pagare qualche milione di euro», è andato dritto al problema Fuksas. L'architetto romano, 61 anni, origini lituane, ha fama di essere "incompatibile" con molte cose. Ma anche di essere un "buon interlocutore" per le amministrazioni locali. Tre giorni fa il suo gruppo, quotatissimo in Francia, si è aggiudicato la progettazione degli Archives générales. Gli sterminati edifici di Parigi e Fontainbleau, ormai saturi di documenti conservati sin dal 1790, non bastano più. «Nonostante la crisi economica, il nostro Paese ha la possibilità di partecipare a grandi progetti», si è detto convinto Fuksas. Gli esempi sono Porta Palazzo a Torino, il Centro Ferrari a Maranello, la Nardini a Bassano del Grappa e appunto la nuova Fiera di Milano. Progetti che portano la sua firma. Manca solo il Centro Congressi all'Eur «e se ci fosse sarei l'uomo più felice del mondo... potrei venire a Roma solo di tanto in tanto». Fuksas considera inutili i blocchi e irrisolvibile il traffico delle grandi "città". Toglierebbe dal vocabolario questa parola «senza plurale» che ormai non corrisponde più a nulla: «Cos'è la città, chi sono i romani, i 127 mila che abitano nel centro storico o i 3 milioni e mezzo che vivono fuori?». Fuksas confida sul «grande lavoro» fatto finora dai vertici dell'Eur Spa, dal sindaco Veltroni e dagli assessori capitolini. Perché alla fine «la Nuvola la faremo comunque, a costo di aprire un contenzioso». Il vero problema è un altro. «Si chiama project financing, una delle più grandi disgrazie del nostro Paese. Come il General contractor che spinge a fare a meno dell'architettura». L'ultima sessione del convegno dell'Eur si è conclusa ieri con una tavola rotonda alla quale hanno partecipato tra gli altri Amedeo Schiattarella, presidente della Casa dell'Architettura, Odile Decq, progettista del Macrò, Francis Rambert, direttore dell'Istituto di architettura contemporanea francese e i nostri Franco Zagari e Paolo Desideri. Un discorso a parte merita Lèon Krier, architetto e urbanista, famoso per essere il padre della Carta per la ricostruzione della Città europea. «Se avessi scritto la costituzione Ue avrei limitato le altezze degli edifici», ha sostenuto, impassibile, Kreir, lussemburghese, considerato l'ideologo delle città preindustriali. Kreir è consulente personale del principe di Galles Carlo d'Inghilterra. Ha realizzato il master plan della città di Poundbury, nel Dorset. Ha dato forma alle sue teorie basate sulla distinzione netta tra città e campagna. Per lui i grattacieli «sono falsi monumenti che possono essere abbattuti da due soli aeroplani». Per lui Manhattan è «un disastro ecologico»; la Torre de Collserola di Norman Foster, a Barcellona, è «priapismo, virilità inespressa». Per Fuksas il suo collega lussemburghese «vive in un mondo in cui ci si sposta in carrozza accompagnati dal principe Carlo, dove non esistono elettrodomestici e l'unica malattia è la peste». Che è peggio, sicuramente peggio, della burocrazia. |
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| fonte: Il Messaggero | autore: C. Marincola |
15 maggio 2005 |
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