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Campidoglio 2, si del Consiglio |
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| Decentramento all'Ostiense | ||
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La creazione del nuovo polo amministrativo Campidoglio 2 è una notizia di grande rilievo. Viviamo un momento in cui le uniche notizie che provengono dal comparto pubblico sono legate alla vendita di immobili storici più o meno di qualità. Che la Capitale d'Italia tenti di disegnare il proprio futuro pensando ad un nuovo assetto dei suoi uffici e - conseguentemente - dell'intera città è una notizia positiva, in controtendenza nel panorama italiano. Due profonde conseguenze si avranno sul futuro della città. Scriveva nel 1979 Giulio Carlo Argan che sognava per Roma «un museo in cui non ci siano opere esposte alla venerazione del pubblico e tutte le opere siano pienamente disponibili. Il mio ideale è un museo in cui non ci sia niente, o quasi, esposto permanentemente e dove dei gruppi di studiosi con i loro studenti organizzino continuamente esposizioni a carattere problematico e, naturalmente scientifico e didattico». Il sogno del grande polo museale del colle capitolino può finalmente iniziare investendo sul futuro del sistema culturale della città. L'idea del grande storico dell'arte insieme a tante altre potranno trovare collocazione nel progetto di qualificazione del Campidoglio. C'è poi la questione della riqualificazione delle periferie che la realizzazione del grande polo amministrativo pone in essere. Certo è difficilmente sostenibile che Ostiense abbia qualcosa in comune con la sterminata periferia romana cui mancano qualità e decoro. La sua centralità e la presenza della III Università ne fanno anzi uno dei poli in cui si è innescato da tempo un dinamico processo di riqualificazione. Altri quadranti urbani ancora privi di vere centralità pubbliche avrebbero potuto beneficiare maggiormente della grande opportunità del trasferimento delle strutture comunali, ma è pur sempre una grande novità che uffici ubicati nel centro della città vengano trasferiti in aree più esterne collegate con la rete del ferro. Ma il punto saliente mi sembra quello cui accennavo inizialmente. Sono molto rare le città italiane che in questo periodo azzardano la realizzazione di nuovi assetti delle proprie sedi. Il drastico taglio della capacità di spesa dei comuni non permette infatti scelte rivolte a nuovi assetti. E non c'è dubbio che la generale diminuzione dell'attività progettuale dei comuni contribuisce alla generale mancanza di fiducia nel futuro. È dunque importante che la creazione del Campidoglio 2 venga messa in cantiere: contribuirà a gettare una luce sulla ricerca di un futuro possibile. Sarebbe stato certo più efficace se questa azione fosse stata accompagnata da una decisa spinta a chiedere che si inverta il processo di progressiva emarginazione della programmazione comunale. Vendere edifici per costruire il nuovo Campidoglio, come è previsto nel caso specifico, sembra infatti assecondare lo stato delle cose: visto che i trasferimenti diminuiscono non ci sono alternative alle vendite per finanziare nuovi progetti. Forse è ora di iniziare a invertire la tendenza per far sì che tutti i comuni possano aprirsi con fiducia al proprio futuro. |
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| fonte: Il Corriere della Sera | autore: P. Berdini |
23 giugno 2004 |
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