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L'omo e er fiume | |
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La storia dell’ultimo Barcarolo. In una notte fredda e piena di stelle sono scesa al fiume. I rumori della città piano piano hanno lasciato il posto al silenzio, rotto a tratti dalle voci dei ricordi di mille vite e dal gorgoglio dell’acqua che s’infrange sui piloni. Sotto al ponte, un viaggiatore insano mi ha raccontato una fiaba che parlava di Roma sparita. Era la storia dell’ultimo barcarolo romano e della sua barca che lentamente si è sciolta nel Tevere, come il ghiaccio nelle mattine di quest’inverno improvvisato. E sull’argine alto ho visto l’anello che la legava alla vita del suo barcarolo. Mai fede nunziale mi è sembrata più preziosa di quel pesante ed arrugginito cerchio. E le scale che portano al vecchio fiume mi sono sembrate la gradinata marmorea della più antica delle cattedrali e l’argine, sacro come l’altare soffuso d’incenso. Lì per lunghi anni si è consumata l’unione dell’uomo e la sua barca, lì il suo passionale amplesso con l’eternità che scorre da sempre nelle viscere del capo del mondo. Quella vera, fulgida e incorruttibile, rimarrà a raccontare ai figli che i padri hanno amato e ad essa ho lasciato appeso un tenero, accorato sospiro.
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