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Santa
Maria Maggiore è la quarta delle basiliche patriarcali di Roma, dopo San
Paolo fuori le mura, San Pietro e San Giovanni in Laterano. E’ detta
anche Liberiana, perché identificata con una basilica costruita da papa
Liberio nel punto indicatogli da una nevicata estiva: infatti veniva
chiamata anche Santa Maria della Neve. A ricordo della nevicata, ancora
oggi il 5 agosto durante la celebrazione della messa solenne, dalla
cupola della cappella Paolina, vengono fatti cadere dei petali di rose
bianche.
Fu
eretta da papa Sisto III nel 432, subito dopo il Concilio di Efeso che
rivendicò alla Madonna il titolo di Madre di Dio. Nicolò IV ne rifece
l’abside, Clemente X la facciata principale. Il campanile romanico, del
1377, con cuspide piramide, è il più alto di Roma: circa 75 metri. La
basilica è a 3 navate, divise da colonne di marmo e granito, con
capitelli ionici, presenta un bellissimo pavimento cosmatesco del XII
secolo, e un soffitto a cassettoni attribuito a Giuliano Sangallo, e
dorato, con quello che è stato il primo oro giunto dall’ America in
Italia.
Nel
1741 Papa Benedetto XIV, in occasione del Giubileo del 1750, incaricò
Ferdinando Fuga di rifare una nuova facciata alla Basilica; venne così
progettata e realizzata una facciata in due ordini: cinque aperture con
architrave nella parte inferiore ed una loggia divisa in tre arcate per
la parte superiore di cui l’arcata centrale più alta, con un timpano a
triangolo.
I due
palazzi gemelli ai lati della Basilica sono risalenti ad epoche diverse:
quello a destra è opera di Flaminio Ponzio del 1605, quello a sinistra
fu realizzato dal Fuga nel 1735.
Nel
1864 fu inaugurata la Confessione davanti all’altare ed è opera di
Virginio Vespignani. |