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Le Chiese Medievali

San Bartolomeo all'isola

La chiesa di S. Bartolomeo fu eretta dall'imperatore germanico Ottone II (X secolo) sulle rovine del tempio di Esculapio: il pozzo medievale ancora esistente presso l'altare dovrebbe corrispondere alla fonte dell'antico ospedale cui si attribuivano straordinarie proprietà terapeutiche. Più volte danneggiata dalle frequenti piene del Tevere, la chiesa fu ricostruita nel 1113 da Pasquale II, che la dotò di uno dei più armoniosi campanili romanici di Roma e poi profondamente rinnovata in forme barocche nel 1624. Una vasca in porfido sotto l'altare maggiore custodisce le spoglie dell'apostolo e martire Bartolomeo, che durante la sua opera di evangelizzazione divenne famoso per le miracolose guarigioni.

San Clemente

La chiesa è dedicata a Clemente, terzo pontefice della storia, che secondo la leggenda dopo esser stato esiliato in Crimea fu gettato nel Mar Nero legato a un'ancora. La basilica originaria, costruita nel 385, fu distrutta nel 1084 dai Normanni. Fu riedificata nel 1108 da Pasquale II° sulle due chiese precedenti, che vennero riportate alla luce nel 1857. L'ingresso è formato da un protiro del XII° secolo, che immette in un quadriportico con colonne ioniche. La facciata tardo-barocca è opera di Carlo Stefano Fontana; la pianta interna è a forma basilicale. Sopra la cripta si trova il tabernacolo sostenuto da quattro preziose colonne di pavonazzetto.

San Crisogono

Tipico esempio di "città sovrapposta", la chiesa fu costruita tra il 1123 ed il 1129 sopra una preesistente basilica del V secolo; restaurata agli inizi del '600, quando fu aggiunta la facciata a timpano sormontata dagli stemmi e dai simboli della famiglia Borghese. L' interno conserva alcune pregevoli opere attestanti vari periodi dell' arte romana: una Madonna col Bambino tra i Ss. Crisogono e Giacomo, ; la Beata Vergine del Cavalier d' Arpino; la Cappella del Ss. Sacramento, attribuita al Bernini. Dalla sagrestia è possibile scendere ai resti della basilica del V secolo, dove sono conservati degli affreschi con le storie di S. Benedetto e S. Silvestro.

San Giorgio al Velabro

Bella e importante basilica, si trova in uno dei luoghi più suggestivi e storici di Roma, nel cuore del cosiddetto Velabro, è ricordata sin dalla fine del VII secolo come diacona, cioè come centro assistenziale della Chiesa per la popolazione romana. Fu dedicata a S. Giorgio sotto papa Zaccaria (741-752), e doveva essere di rito greco, come attestano le numerose iscrizioni in questa lingua. L'edificio attuale fu ricostruito sotto Gregorio IV (847-855), e all'inizio del duecento vi fu aggiunto il portico, mentre il campanile romanico è del secolo precedente. Il suggestivo ma spoglio interno è il risultato dei profondi restauri eseguiti nell'ottocento e negli anni venti del ventesimo secolo

San Giovanni a Porta Latina

Piccola chiesa appartata in una delle zone più suggestive di Roma, secondo la tradizione sarebbe stata costruita da papa Gelasio (492-496), in relazione al vicino tempietto si S. Giovanni in Oleo, dove l'evangelista avrebbe subito il tentato martirio. La chiesa fu ricostruita nell'VIII secolo, sotto papa Adriano I (772-795), e  nuovi interventi si ebbero alla fine del XII, sotto Celestino III (1191-1198), al quale risale l'edificio nel suo aspetto attuale. Nei lunghi secoli successivi la chiesa subì vari periodi di decadenza e numerosi interventi di restauro, fino a quando nel 1905 fu iniziato un ripristino sistematico che portò alla riscoperta di preziosi affreschi medievali. La chiesa è preceduta da un sagrato, a sinistra del quale è un pozzo la cui balaustra risale al IX secolo. Sulla sinistra della chiesa, il bel campanile romanico, pertinente alla ricostruzione del XII secolo. L’elemento più importante per la chiesa è costituito dal ciclo di affreschi  che, sebbene  sia giunto solo in parte ai nostri giorni e restaurato dopo la sua scoperta, nel 1905, costituisce uno dei più importanti insiemi superstiti della pittura medievale in Roma.

San Lorenzo in Lucina

Sull'omonima piazza, centralissima e animata, sorge questa basilica, con una forte impronta barocca, ma di antichissima origine. Questa chiesa fu interamente ricostruita sotto Pasquale II (1099-1118) e completata nel 1130 dall'antipapa Anacleto II. Bisognerà attendere la metà del seicento per un ulteriore, radicale rinnovo della basilica ad opera di Cosimo Fanzago,mentre altri restauri e ripristini si ebbero nell'ottocento e nel novecento. La semplice facciata secentesca è preceduta dal portico a colonne ioniche dell'epoca di Pasquale II. I capitelli sono realizzati appositamente e non sono quindi di recupero. A destra si leva il campanile romanico, della stessa epoca, restaurato nel novecento. Ai lati del portale d'ingresso, due leoni romanici. L'interno era originariamente a tre navate, poi le laterali furono nel seicento trasformate in cappelle. Sopra l'altare maggiore, con quattro colonne di marmo nero,opera di Carlo Rainaldi (1669), un celebre Crocifisso dipinto da Guido Reni.

San Nicola in Carcere

Si trova lungo via del Teatro di Marcello ed è di origine assai antica, e la intitolazione al santo taumaturgo di Bari fa pensare sia sorta come chiesa di rito greco, stante la presenza in zona di una numerosa comunità di origine bizantina. Il nome si riferisce alla esistenza, in età medievale, di un vicino carcere. Fu ricostruita nel 1128, per essere poi trasformata nel 1599, quando fu costruita la facciata attuale su disegno dì Giacomo Della Porta. Ulteriori restauri nell’Ottocento portarono alla scoperta dei templi romani su cui la chiesa sorge, mentre nel 1934 venne ripristinata la torre-campanile medievale che conserva ancora due campane del 1286.

San Paolo alle Tre Fontane

S.Paolo alle Tre Fontane è la chiesa più antica dell'Abbazia, eretta nel V secolo sul luogo dove, secondo la tradizione, S.Paolo subì il martirio e la decapitazione, come recita la grande targa marmorea posta sull'architrave della facciata, sopra il portale di accesso. La leggenda infatti narra che la testa dell'apostolo, tagliata dal corpo, sia rimbalzata tre volte per terra prima di fermarsi e che, ad ogni balzo, dal suolo sia scaturita una polla d'acqua: la prima calda, la seconda tiepida, la terza fredda. Sulle tre fontane, che a lungo conservarono le tre differenti temperature delle acque, furono così erette tre edicole in ricordo del miracolo avvenuto. La chiesa fu realizzata da Giacomo Della Porta nel 1599 per volere del cardinale Pietro Aldobrandini, in un elegante alternarsi di mattoni e travertino, utilizzato per gli elementi decorativi del portale, delle cornici e dei capitelli. Dopo un piccolo vestibolo si accede ad una navata trasversale, dove sono situate, su tre diversi livelli che testimoniano l'antica pendenza del luogo, le tre fontane, sulle quali, furono edificate tre edicole a forma di nicchia con colonne di marmo nero di Chio, sovrastate dallo stemma Aldobrandini e da un catino a conchiglia e su ognuna delle quali è scolpita la testa di S.Paolo. Per molto tempo l'acqua fu distribuita ai fedeli perché ritenuta miracolosa per varie malattie, ma nel 1950, a causa dell'inquinamento, il flusso venne chiuso.

San Pietro in vincoli

Celeberrima per la presenza del Mosè michelangiolesco, questa chiesa sorge in una bella posizione appartata, al sommo del Fagutale, estremo sperone occidentale del colle Esquilino.

E nota anche come basilica Eudossiana, in memoria dell’evento avvenuto sotto l’imperatrice Eudossia, nel V secolo, quando le due metà delle catene con cui S. Pietro fu imprigionato a Roma, poste a contatto, si saldarono miracolosamente, e a motivo di ciò fu costruita l’attuale basilica per conservarle, da cui anche l’appellativo «in vincoli».

Scavi archeologici hanno messo in luce sotto il pavimento della basilica attuale due fasi costruttive precedenti, una del III secolo con un’aula absidata, forse la primitiva domus ecclesiae sorta sul luogo, e una del IV secolo, con resti di una basilica a tre navate, poi distrutta nel secolo successivo per dar luogo alla basilica odierna. L’edificio subì numerosi interventi nel Medioevo, ma un rimaneggiamento globale fu effettuato a metà del Quattrocento per proseguire fino al 1475. Infine, nel 1705, fu costruito l’attuale soffitto.

San Saba

Chiesa-monastero che sorge sul piccolo Aventino, e dà il nome al quartiere che vi è sorto attorno agli inizi del XX secolo, oltre che al rione stesso. E' la più importante presenza, forse, di monaci greci in Roma, che vi giunsero nel VII secolo, all’epoca delle invasioni arabe, come una filiazione occidentale del monastero fondato a Gerusalemme da S. Saba oltre cento anni prima. Tra l’VIII e il X secolo ebbe grande importanza per il prestigio dei suoi monaci che spesso svolsero funzioni di mediazione tra Roma e Bisanzio. Nell’XI secolo, dopo lo scisma d’Oriente, passò ai benedettini e a partire dal XVI cadde in una profonda decadenza, anche per il carattere malsano del luogo, fino a divenire, dopo i restauri d’inizio secolo, parrocchia del nuovo quartiere di S. Saba.

 

San Teodoro al Palatino

Antichissima diaconia dedicata al santo martire di Amasea, della quale si ha notizia fin dai tempi di Leone III. Molto incerto l'anno della sua edificazione, anche se il riferimento al santo bizantino e la sua posizione alle pendici del Palatino fanno ritenere che la sua fondazione sia avvenuta intorno al VI secolo.  Chiamata popolarmente dai romani "San Toto", la chiesa è a pianta circolare con un altare su ogni lato e subì diversi restauri, tra i quali quello da parte del cardinale Barberini nel 1674 e da Clemente XI che fece sistemare il sagrato, liberandolo così dalle acque che vi stagnavano quasi permanentemente, essendo la chiesa situata in una depressione piuttosto rilevante. Molto bella la cupola in stile rinascimentale fiorentino risalente al 1454, mentre il grazioso cortile è opera di Carlo Fontana del 1705.

San Vitale

Si tratta di una delle chiese maggiormente sacrificate dalle sistemazioni successive il 1870, che l’hanno praticamente seppellita sotto al livello stradale diversi metri sotto il livello della strada in via Nazionale: vi si accede infatti tramite la scalinata che scende al portico paleocristiano ripristinato.

Fu costruita sotto papa Innocenzo I (40l-4l7), ricostruita sotto Leone III (795-801) e ridotta di dimensioni da Sisto IV nel 1475. La chiesa passò nel 1598  ai Gesuiti per il loro noviziato e questi la collegarono con un giardino all’altra chiesa di S. Andrea al Quirinale.

Santa Balbina all'Aventino

Di aspetto assai spoglio, questa antichissima chiesa sorge sopra un ramo laterale della Passeggiata Archeologica, in vista delle Terme di Caracalla. La prima citazione di una chiesa dedicata alla martire romana Balbina, risale al 595, ma probabilmente la chiesa esisteva già nel 499. Numerosi interventi di pontefici sono ricordati per tutto l'alto medioevo, ma nel XII secolo crollò l'abside con il mosaico primitivo. In quel tempo vi era insediata una comunità di monaci greci, in un monastero fortificato come quello dei SS. Quattro Coronati. Ulteriori restauri si ebbero alla fine del quattrocento e del cinquecento, necessari perché la chiesa versava spesso in condizioni di semi abbandono sorgendo in un area spopolata e malsana.  Nel corso del seicento la chiesa venne del tutto abbandonata perdendo larga parte dei suoi arredi medievali, per essere di nuovo restaurata nell'ottocento, insediando nell'ex convento un ospizio per anziani, tuttora esistente, fino ad arrivare ad un esteso restauro nel 1927/1930 ad opera di Antonio Munoz, che ridiede un aspetto medievale alla chiesa, a prezzo di ampi rifacimenti.

Santa Cecilia in Trastevere

La chiesa fu ricostruita nel IX° secolo da Pasquale I°. La facciata barocca, di Ferdinando Fuga, ha un portico con quattro colonne ioniche e due pilastri con capitelli corinzi. Il campanile in laterizio, a cinque ordini, del XII° secolo; tre sono le Navate con volta a botte ribassata. La Volta: affresco di Sebastiano Conca. L'altare maggiore: sormontato da un baldacchino gotico con quattro colonne di marmo nero e bianco (di Arnolfo Di Cambio - 1283).

Santa Costanza fuori le Mura

Meraviglioso edificio della tarda antichità, più che medievale. spesso viene considerato congiuntamente alla vicina basilica di S. Agnese, in realtà merita un discorso a parte, essendo sorto come mausoleo annesso alla vastissima basilica cimiteriale eretta da Costantino su di un fondo imperiale lungo la via Nomentana. Queste basiliche, sorte in prossimità della tomba di un martire venerato, avevano spesso annessi dei grandi mausolei: la chiesa di S. Costanza era il mausoleo originariamente eretto per Costanza, figlia di Costantino, che successivamente venne trasformato in battistero della basilica di S. Agnese, sorta nel VII secolo, e a partire dal 1254 trasformato in chiesa. L'edificio è una costruzione a pianta centrale, La cupola era coperta fino al 1630 circa da meravigliosi mosaici, così come le pareti tra gli archi e la cupola ricoperte di incrostazioni marmoree; poi una minaccia di crollo portò sotto Urbano VIII a eliminare tutto. Nell'ambiente sono conservati anche resti di affreschi del XIII secolo, che fanno parte di quel già menzionato momento di passaggio dell'arte romano-bizantina alle nuove concezioni stilistiche della fine del secolo.

Santa Francesca Romana

Questa chiesa è nota anche con il nome di S. Maria Nova, fondata da Leone IV nell'anno 850 circa fra le rovine del Tempio di Venere e Roma, così denominata perchè sostituì la preesistente chiesa di S.Maria (seppellita sotto le macerie tre anni prima a causa di un terremoto e a sua volta chiamata Antiqua). Assunse il definitivo appellativo di S.Francesca Romana allorché nel 1440 vi fu sepolta, sotto l'altare maggiore, Francesca di Paolo de Buscis, santa che si prodigò per l’aiuto dei romani più bisognosi. Nel 1649 il Bernini collocò nella chiesa una statua di bronzo dorato della Santa, scomparsa poi durante l'occupazione napoleonica e sostituita da una copia di Giosuè Mieli. La chiesa, in seguito, fu sottoposta a numerosi interventi, tra i quali il più importante fu quello avvenuto nel XVII secolo, quando perse il suo caratteristico aspetto medioevale per assumere i tratti del barocco. L'interno è a navata unica su cui si aprono le cappelle laterali. Sull'altare maggiore vi è una preziosa Madonna con bambino del XII , ma l’opera più preziosa è l'immagine della Vergine Glykophilousa, una preziosissima icona risalente al V o VI secolo, venuta alla luce durante i lavori di restauro del 1949.

Santa Maria in Aracoeli

La chiesa si erge sulla sommità settentrionale del colle capitolino, dove sorgeva l'antico tempio di Giunone Moneta .Dalla Piazza del Campidoglio due scalinate del Vignola portano, rispettivamente, al Capitolium e alla chiesa di S.Maria in Aracoeli. Sull'origine di S.Maria in Aracoeli si sa poco ma già nell'880 si rammenta S.Maria in Capitolio (la dizione "in Aracoeli", corruzione romanesca dell'Arx capitolina, verrà soltanto nel XIV secolo) ma addirittura la si dice fondata da Gregorio Magno nel 590. Nel Medioevo la chiesa, officiata dai francescani, fu quasi il foro di Roma: vi si tenevano anche le elezioni dei Caporioni della città. Il carattere civile e religioso finì per essere profanato durante l'occupazione francese e la Repubblica del 1797, quando la chiesa venne sconsacrata . Si riabilitò con la fine della Roma napoleonica, ma dopo il 1870 si trovò al centro dei lavori di demolizione per la costruzione del Vittoriano e riuscì a salvarsi a stento. La scalinata è stata considerata a lungo una vera e propria "scala santa": veniva considerato miracoloso salirla in ginocchio per chiedere grazie. La chiesa, però, è famosa soprattutto per il Santo Bambino, una scultura in legno del Monte Oliveto: è dal 1591 che la leggenda accende gli entusiasmi del popolo, perché il Bambino è dotato di poteri miracolosi.

Santa Maria in Cappella

E' una piccola chiesa di antica origine, alla fine del lungo asse stradale di via dei Genovesi. Fu menzionata per la prima volta nel 1090, ma nei secoli successivi decadde, per essere ceduta nel 1650 a donna Olimpia Pamphili, cognata di Innocenzo X, che vi realizzò vicino un giardino con un casino-belvedere sul fiume. Attualmente alla chiesa si accede per una piazza-cortile antistante, su cui si mostra la facciata, frutto dei restauri ottocenteschi effettuati da Andrea Busiri Vici, mentre sulla destra si eleva il campanile romanico del XII secolo a due piani. L'interno è a tre navate, divise da cinque colonne di spoglio per lato, con trabeazioni. L'aspetto è quello dovuto ai restauri ottocenteschi, ma nell'atrio è ancora conservata l'epigrafe che ricorda la consacrazione della chiesa nel 1090.

Santa Maria in Cosmedin

Si tratta di una delle chiese romane più profondamente divenute simbolo di particolari aspetti della città stessa, e che con gli adiacenti templi di piazza Bocca della Verità costituisce un quadro vivente della continuità tra la Roma antica e quella medievale.

Sorge sul luogo occupato dall’Ara Maxima Herculis nelle cui prossimità sul finire del IV secolo, un precedente edificio fu trasformato in sede della Statio Annonae, l'istituzione che curava le distribuzioni gratuite di cibo alla cittadinanza romana. Questa funzione passò alla chiesa romana sul finire del VI secolo, ed il complesso fu trasformato in una diacona, chiamata Santa Maria in Schola Graeca, quando vi si trasferirono monaci bizantini che fuggivano dalle persecuzioni iconoclaste, nel 782. La chiesa dell'VIII secolo subì ampi rifacimenti tra il 1118 e il 1124, dopo essere stata danneggiata dal sacco normanno del 1084. Nei secoli successivi, passata ai Benedettini, decadde, per essere restaurata secondo una garbata veste rococò da Giuseppe Sardi nel 1718, veste che le fu tolta completamente durante il ripristino delle originarie forme romaniche ad opera dell'architetto Giovenale nel 1894/1899.

La facciata attuale, ripristinata, si presenta con un portico ad arcate; sulla destra il campanile romanico, uno dei più belli della città, a sette piani. Nel portico la celeberrima Bocca della Verità, accreditata dell'attitudine di mozzare la mano dello spergiuro che ve la introducesse.

Santa Maria in Domnica

Sorge sulla piazza della Navicella, così chiamata per la presenza nel suo mezzo della fontana della Navicella, scultura del 1513 sulla falsariga di un antico ex voto in marmo che si trovava precedentemente sul posto.

La chiesa è un'antica diaconia, probabilmente esistente fina dal VII secolo, e che fu costruita nell'aspetto che ancor oggi conserva in parte agli inizi del IX secolo. Sotto Leone X fu restaurata e vi fu aggiunto l'elegante portico tuscanio a cinque arcate, contestualmente all'erezione della "Navicella".

L'interno basilicale è a tre navate, divise da diciotto colonne di spoglio in granito con bei capitelli corinzi antichi. La navata centrale risulta particolarmente spaziosa e ariosa. Preziosi mosaici adornano il catino e l'arcone absidali, quest'ultimo sorretto da due splendide colonne di porfidio. Nell'arcone , Cristo tra due angeli e gli apostoli, e sotto Mosè ed Elia; nel catino, Madonna in tronco col Bambino tra due schiere di angeli e papa Pasquale I (817-824, committente del mosaico) in ginocchio.

Santa Maria Antiqua

Santa Maria Antiqua fondata, alla metà del VI secolo alle pendici nordoccidentali del Palatino, è il più antico e il più importante monumento cristiano del Foro Romano. Costituisce anche uno degli esempi più significativi dell’adattamento e della rifunzionalizzazione di un edificio pagano preesistente. Sulle sue pareti si conserva un’eccezionale raccolta di dipinti murali , che vanno dal periodo di fondazione fino al secolo VIII. Sono testimonianze uniche, a Roma e al mondo, per la conoscenza dello sviluppo dell'arte altomedievale e bizantina.

Nel IX secolo Santa Maria Antiqua venne abbandonata e rimase sigillata sotto i crolli del terremoto dell’847 D.C. per più di 1000 anni, fino alla sua riscoperta con gli scavi del 1900.

 

Santa Maria in Monticelli

Prende il nome, probabilmente, dalla collocazione su di un piccolo  rialzo formatosi su ruderi di edifici antichi, e la sua origine si perde nei secoli dell’alto Medioevo. Allora doveva essere assai più monumentale dell’attuale che, probabilmente corrisponde al restauro, e forse ricostruzione, avvenuta sotto Pasquale II (l099-l1l8).

Clemente XI  ne fece ricostruire la facciata nel 1715, e interventi successivi cancellarono quasi tutte le opere precedenti; infine, nel 1860 restauri diedero alla chiesa l’aspetto attuale.

 

Santa Maria sopra Minerva

La chiesa di S. Maria sopra Minerva ha avuto nei secoli una grande importanza per essere la chiesa madre dell'Ordine Domenicano, e deve il suo nome al fatto di essere sorta, secondo la tradizione, sul sito del tempio di Minerva Calcifica. A molti è nota come "unica chiesa gotica di Roma", il che non è però affatto vero, in quanto molti edifici sacri costruiti a Roma tra Duecento e Trecento presentano caratteristiche gotiche, poi sommerse dagli interventi successivi. Nel caso della chiesa della Minerva, invece, questi aspetti gotici sono rimasti visibili.

L'attuale edificio fu costruito a partire dal 1280, su progetto, si vuole, di frà Sisto e frà Ristoro, gli stessi che edificarono S. Maria Novella a Firenze. Alla fine del secolo era gia agibile per il culto, ma i lavori proseguirono nel corso del trecento, a rilento per l'assenza della corte papale trasferitasi ad Avignone, fino a che nel 1453 fu costruita la facciata attuale. Nel Seicento l'interno subirà diverse trasformazioni in stile barocco, finchè tra il 1848 ed il 1855 il padre Girolamo Bianchedi effettuerà un ripristino piuttosto infelice delle linee gotiche originarie.

Santa Prassede

Questa chiesa ricchissima di opere d’arte può essere quasi definita una sintesi dell’arte medievale in Roma: normalmente vi si accede dal portale laterale aperto sull’omonima strada, ma l’ingresso principale, aperto in genere nelle festività, si affaccia a una quota assai più bassa su via di S. Martino ai Monti.

Prassede, secondo la leggenda, insieme alla sorella Pudenziana, cui è dedicata la vicina chiesa di questo nome, era la figlia del senatore cristiano Pudente, martirizzata con la sorella dopo che aveva devotamente raccolto con una spugna e versato in un pozzo il sangue dei cristiani uccisi. Il titulus dedicato alla santa risulta di origine assai antica, e fu trasformato nella chiesa attuale a opera di papa Pasquale I (817-824), annettendovi un convento di rito greco e trasferendovi dalle catacombe le reliquie di duemila martiri; la chiesa subì restauri nel XII secolo, e sotto Pio IV (1559-1565), mentre dopo il 1870 il convento fu distrutto e sostituito da una scuola.

L’interno, a tre navate, conserva ancora l’aspetto altomedievale, nonostante che nel XII secolo tre colonne per parte siano state inglobate in pilastri che sorreggono arconi trasversali. Al suo interno, la cappella di S. Zenone, è considerata il più importante monumento di arte bizantina in Roma.

Santa Prisca

Questa chiesa dell’Aventino si vuole sia sorta sulla casa di Aquila e Priscilla, che vi avrebbero ospitato S. Pietro. Una chiesa vi è documentata dal V secolo, ma nell’aspetto attuale è quasi dovuta ai restauri del sei-settecento.

Dalla navata destra si accede agli ambienti sotterranei di una casa romana, datati tra il I e il II secolo d.C., che dovevano essere sede dell’originario titulus Priscae. In questi ambienti si conserva anche un mitreo, tra i più importanti di Roma, meno noto ma forse più significativo di quello di S. Clemente, poiché conserva una serie di pitture ed arredi che illustrano molto bene i diversi aspetti del culto mitraico.

Santa Pudenziana

Non molto lontana da S. Prassede, è dedicata alla sorella di lei, e sorge sul luogo della domus di proprietà del senatore Pudente. L’area della chiesa è ricca di resti di età romana, parte sotterranei, parte inglobati nell’edificio, e gli scavi di questo secolo hanno constatato la presenza di una casa di due piani sopra la quale fu costruito nel III secolo un edificio termale, edificio che alla fine del IV secolo, sotto papa Siricio (384-399), fu trasformato nella chiesa attuale.

La chiesa fu restaurata nell’VIII e nell’ XI secolo, ma soprattutto, tra il 1585 e il 1599, fu effettuata una ristrutturazione generale a opera di Francesco da Volterra, mentre recente è la ricostruzione della facciata e la sistemazione dell’accesso su via Urbana, risalenti al 1870. Sulla sinistra della facciata, c’è il campanile risalente all’inizio del XIII secolo. La facciata conserva. uno dei più bei rilievi medievali di Roma, con un fregio floreale e clipei nei qua1i sono  inserite le figure dell’Agnus e dei SS Prassede, Pastore, Pudenziana e Pudente. risalenti al 1080 circa.

Santa Sabina

Questa basilica dell’Aventino fu eretta intorno al 425, sotto il pontificato di Celestino I (422-432), a opera soprattutto di Pietro d’Illiria, completata poi sotto Sisto III (432-440). Durante il Medioevo ebbe numerosi restauri e abbellimenti, per venire poi inglobata nelle fortificazioni costruite dal partito imperiale sull’Aventino, passate poi ai Savelli, tracce delle quali sono ancora visibili nel complesso edilizio; fu in S. Sabina che papa Onorio III accolse nel 1222 la Regola presentatagli da S. Domenico, e da allora la chiesa è officiata dai Domenicani.

Consistenti modifiche si ebbero quando, nel 1586, Domenico Fontana avviò il restauro della chiesa su incarico di Sisto V, comportando la demolizione e dispersione di quasi tutti gli arredi e decorazioni medievali. Ulteriori modifiche si ebbero nel Sei e Settecento, fino a che, tra il 1914 e il 1936, Antonio Munoz effettuò il restauro, in due tempi, della chiesa.

L’interno della basilica si presenta di grande solennità, a tre navate suddivise da ventiquattro colonne corinzie sorreggenti archi, eseguite appositamente, e per certi versi rammenta le basiliche ravennati.

 

Sant'Agata dei Goti

S. Agata dei Goti sorse intorno al 470 per volontà del magister militum Ricimero, comandante di origine germanica delle truppe dell’impero romano d'occidente, come luogo di culto cristiano di rito ariano. La chiesa continuò nel culto ariano sotto il regno ostrogoto per essere poi consacrata al culto cattolico sotto Gregorio Magno; essa divenne nel X secolo sede di un monastero benedettino, ed è attualmente officiata da monaci irlandesi. Il campanile è della seconda metà del XII secolo, ma sostanzialmente la struttura del V secolo si è conservata, pur sotto le vesti di un rifacimento complessivo intorno al 1630.

Sant'Agnese fuori le Mura

Dedicata all'omonima santa, fu eretta da Costanza, nipote di Costantino, nel 342 sopra l'aerea cimiteriale che accoglieva le spoglie della santa. La basilica cimiteriale cadde presto in rovina, e al suo posto, fu edificata al tempo di papa Onorio I (625-638) la chiesa attuale, forse il più puro esempio di basilica di stile bizantino riscontrabile a Roma. Fu più volte restaurata prima da Adriano I, e poi da Pio IX. È uno degli esempi più integri di antica basilica cristiana. Importante all’interno è un mosaico del tempo di Onorio I, del VII secolo, uno degli esempi più alti e rari di arte bizantina in Roma. Importanti sono le catacombe di S. Agnese anteriori alla deposizioni della martire. Insieme alla vicinissima S. Costanza costituisce forse il più importante complesso monumentale che testimoni l'età paleocristiana e alto medievale in Roma. 

Santa Maria della Consolazione

La chiesa  è situata ai piedi della Rupe Tarpa e la sua origine risale al 1385, quando un nobile condannato a morte, Giordanello degli Alberini, pagò due fiorini d'oro affinché un'immagine della Madonna fosse qui collocata per "consolare" gli ultimi istanti dei condannati a morte. Da qui l'origine del nome della chiesa, edificata nel 1470 e affidata all'Arciconfraternita di Santa Maria in Portico della Consolazione e delle Grazie. Tra il 1583 e il 1606 la chiesa fu riedificata da Martino Longhi ma la facciata, interrotta dall'artista all'altezza dell'architrave, fu completata con l'ordine superiore nel 1827 da Pasquale Belli. La chiesa conserva molte immagini della Vergine, tra le quali quella miracolosa detta Santa Maria delle Grazie, in origine incastrata nel muro sotto la Rupe Tarpea, che assisteva i condannati a morte o quella ancor più famosa detta Maria delizia respiro dei nostri cuori, risalente al periodo medioevale ma ridipinta da Antoniazzo.

S. S. Bonifacio e Alessio

La chiesa è di antichissima origine, ma è testimoniata come diaconia solo a partire dall'VIII secolo; trasformatasi a partire dal 977 in una importante abbazia per le missioni nei paesi slavi. Onorio III la ricostruì nel 1217, mentre sostanziali modifiche furono apportate ad opera di Tommaso de Marchis intorno al 1750, che trasformò la chiesa in uno stile classicista settecentesco.  La chiesa è preceduta da un quadriportico, la facciata è ad arcata con un piano a finestre sovrastante; sulla destra si può vedere il bel campanile romanico, testimonianza della ricostruzione onoriana del 1217.  Anche il portale cosmatesco è riferibile al XIII secolo, mentre l'interno a tre navate si presenta in sobrie forme settecentesche. Nel transetto destro si conserva una venerata Madonna bizantina del duecento, ritenuta essere quella portata dall'oriente da S. Alessio.

S. S. Apostoli

La basilica fu costruita per volere di Pelagio I° (556-561) e completata tra il 561 e il 573 da Giovanni III°. Venne rinnovata nel 1474 da Sisto IV° e in seguito, dal 1702 al 1714 Francesco e Carlo Fontana modificarono l'interno. La facciata in stile neoclassico, progettata da Valadier è scandita da lesene e da un finestrone rettangolare, ed è preceduta da un portico rinascimentale con nove arcate. L'interno è suddiviso in tre navate, scandite da robusti pilastri con lesene corinzie binate, e con tre cappelle per lato intercomunicanti. In fondo alla navata è la Cappella del Crocifisso con otto colonne tortili del IV° secolo dell'antica chiesa.

S. S. Cosma e Damiano

Chiesa di antica origine la cui storia si confonde con quella di diversi edifici pertinenti al foro romano e ai fori imperiali. Il blocco della chiesa e del convento appare subito evidente come sia inserito in poderose murature di età romana, che in origine erano parte del Forum Pacis o Foro di Vespasiano. L'intero complesso fu ceduto da Amalasunta, figlia di Teodorico, nel 526 al pontefice Felice IV, per erigervi una chiesa, che venne realizzata trasformando l'antica aula delle udienze del Praefectus Urbis, e si trattò, a due secoli dall'editto di Costantino, del primo edificio di culto cristiamo sorto nel centro monumentale della città. La chiesa fu arricchita nei mosaici e negli arredi sotto Sergio I (687-701) e mantenne il suo aspetto fino al pontificato di Urbano VIII Barberini, che a partire dal 1632 fece eseguire grandi lavori di sistemazione dall'architetto Luigi Arrigucci.

S. S. Giovanni e Paolo al Celio

Importante basilica sul Celio, vi si arriva da piazza della Navicella, passando sotto l'Arco di Dolabella e prendendo la via S. Paolo della Croce. La strada passa tra alti muri, a sinistra la Villa Celimontana. La basilica sorge su di un gruppo di lussuose domus private, databili tra il I e il III secolo d.C., in una delle quali nel IV secolo fu adattato un luogo di culto cristiano in memoria dei martiri Giovanni e Paolo. Il senatore cristiano Pammachio intorno al 410 fece erigere una grande basilica ad aula absidale, tripartita da colonne, e con facciata aperta su due ordini di arcate. La basilica fu gravemente danneggiata dal Sacco dei Normanni del 1084 e nella prima metà del XII secolo numerosi interventi la ripristinarono costruendo il convento, il campanile ed il portico antistante la chiesa, mentre nel 1216 il cardinale Savelli, poi papa Onorio III, creò la galleria sopra il portico e arredò riccamente la chiesa. Nei secoli successivi l'intervento più importante fu il rinnovamento dell'interno nel 1718. Tra il 1887 e il 1952 interventi di restauro e di scavo hanno portato al ritrovamento degli ambienti romani e al ripristino della facciata paleocristiana, che oggi si può vedere al di sopra della galleria duecentesca

S. S. Quattro Coronati al Laterano

Importantissimo complesso monastico del Medioevo, la chiesa dei SS. Quattro domina con la sua mole la zona del Celio. Il nome deriva dai quattro scalpellini che furono martirizzati sotto Diocleziano per essersi rifiutati di scolpire un idolo pagano, e che nel Medioevo divennero i patroni delle corporazioni edili.

La chiesa è menzionata con il suo nome attuale per la prima volta nel 595, e intorno all’anno 800 fu ricostruita sotto forma di una grandiosa basilica a tre navate, basilica che fu semidistrutta dal Sacco dei Normanni nel 1084. Pasquale II la ricostruì nel 1110 riducendola di dimensioni, tanto da ricavarne tre navate nello spazio dell’antica navata centrale. Il complesso, passato ai Benedettini, e poi alle suore Agostiniane, subì numerosi interventi, soprattutto intorno al 1630, quando la chiesa fu affrescata e arredata nuovamente. Nel 1912-1914 l’intero complesso fu restaurato rimettendo in luce tutti gli originati aspetti medievali.

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