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Chiesa del Gesù |
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La chiesa del Gesù è legata alla memoria della presenza romana di S.
Ignazio di Loyola e chiesa “gesuita” per eccellenza, divenuta quasi
simbolo della Compagnia di Gesù.
Si trova nel luogo in cui il santo stabilì la sua sede romana, presso
la preesistente chiesetta di S. Maria della Strada, che a partire dal
1550 cercò di ricostruire, ma morì nel 1556 senza vedere iniziata
l’opera..
Finalmente nel 1568, si poté iniziare la costruzione di un maestoso
edificio su progetto del Vignola, a cui seguì Giacomo Della Porta. La
chiesa fu consacrata nel 1584, ma la decorazione degli interni fu
eseguita nel corso del XVII secolo, mentre ulteriori arricchimenti si
ebbero fino a metà dell’Ottocento.
L’interno è a una sola, grande navata, fiancheggiata da ampie cappelle,
con volta a botte, secondo le esigenze controriformistiche che
richiedevano spazi sacri da ogni punto dei quali fosse visibile l’altar
maggiore, il più possibile semplificati. |
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Madonna dei Monti |
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Sorge sulla piazza
omonima, cuore del rione Monti, ovvero dell’antica Suburra, ed è legata
a un evento miracoloso, quando, nel 1580, dì fronte a un antico affresco
con La Vergine e i santi, una donna cieca pregando riottenne la vista;
in seguito a ciò fu decisa la costruzione sul sito di un tempio che
custodisse la miracolosa immagine, iniziato già in quello stesso anno su
progetto di Giacomo Della Porta e pressoché completato nel 1589. La
chiesa è un tipico esempio di architettura controriformata, il cui
modello è nella facciata la chiesa del Gesù, mentre la cupola riproduce
in piccolo quella di S. Pietro. L’interno è a navata unica, con tre
cappelle per parte, grande transetto e abside non sporgente. La piazza
della Madonna dei Monti, cuore del rione, conserva ancora un carattere
suggestivo di "altri tempi", circondata da esempi di architettura
sette-ottocentesca, con al centro una fontana disegnata da Giacomo Della
Porta e costruita nel 1588-1589. |
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San Cosimato |
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Il complesso quattrocentesco è oggi parte
del complesso ospedaliero Nuovo Regina Margherita. Sul luogo sorse nel
X secolo un monastero benedettino dedicato ai SS. Cosma e Damiano, da
cui, per corruzione, il nome attuale. Il complesso, ricordato anche con
il termine «in Mica Aurea», nei secoli successivi assurse a grande
importanza, finché, essendo fatiscente, nel 1475 papa Sisto IV lo fece
ristrutturare e ricostruì la chiesa. Dopo il 1870 il complesso,
espropriato, divenne sede di un ospizio per anziani e poi dell’ospedale.
Si accede alla chiesa e al monastero
dall’omonima piazza; l’interno della chiesa, a una navata rettangolare,
è stato completamente restaurato nel 1871 e conserva ben poco degli
arredi originari, oltre all’affresco del presbiterio raffigurante la
Madonna col Bambino tra S. Francesco e S. Chiara (XV secolo). |
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San Giacomo in
Augusta |
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La storia della chiesa è legata a quella
dell’omonimo ospedale, detto «in Augusta» perché sorto in prossimità del
Mausoleo di Augusto nel 1339, a opera del cardinale Pietro Colonna, per
accogliere i pellegrini che giungevano a Roma dalla via Flaminia, per
porta del Popolo.
Tutto l’insieme fu ricostruito a partire
dal 1583 per opera di Francesco da Volterra, alla cui morte subentrò
Carlo Maderno, che completò la chiesa nel 1602. La facciata, amplissima
e altissima, è dovuta al primo per l’ordine inferiore, al secondo su
disegno del primo per l’ordine superiore, ed è anch’essa un’applicazione
dei canoni artistici e liturgici della Controriforma sanciti dal
Concilio di Trento.
L’interno della chiesa è a pianta
ellittica, con tre cappelle per lato, di grande vastità e spaziosità;
gli affreschi della volta sono tardo-ottocenteschi. |
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San Giovanni
Decollato |
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Fa parte del sistema conventuale sorto a
partire dal 1488 su iniziativa dell’Arciconfraternita della Misericordia
con lo scopo di assistere i condannati a morte: si tratta di uno dei più
significativi esempi della presenza del Manierismo toscano in Roma ed il
tutto si è conservato sostanzialmente integro fino ad oggi, con i
restauri del ‘700 e ‘800 che non hanno apportato modifiche sostanziali
La facciata della chiesa, completata nel
1504, è assai austera e risulta sopraelevata rispetto alla strada, come
tutti gli edifici della via, a causa dell’abbassamento delle quote
stradali in seguito ai lavori di sistemazione archeologica degli anni
Trenta.
Dal vestibolo d’ingresso si accede anche
all’oratorio, eretto tra il 1530 e il 1535
Nel chiostro, ricostruito nel 1600 da
Clemente VIII, sono conservate numerose lapidi sepolcrali e i chiusini
circolari che accoglievano i resti dei condannati, mentre in un ambiente
adiacente sono conservati documenti e cimeli dell’Arciconfraternita,
tra cui il cesto che accolse il capo di Beatrice Cenci, il cappuccio di
Giordano Bruno, e numerose tavolette lignee a soggetto sacro che
venivano offerte alla vista e alla devozione del condannato fino
all’estremo momento. |
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San Giovanni dei
Fiorentini |
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E’ la chiesa della “nazione” fiorentina in
Roma, eretta a seguito della decisione di dedicare un tempio a S.
Giovanni Battista, patrono di Firenze, a via Giulia, nel quartiere dove
si concentrava la colonia fiorentina. Nel 1519, sotto papa Leone X
Medici, venne indetto un concorso vinto da Jacopo Sansovino, poi
sostituito da Antonio da Sangallo il Giovane, che realizzò le
fondazioni, dopodiché vi fu una lunga fase di stasi. Nel 1559
Michelangelo presentò un progetto per una chiesa a pianta circolare, che
però non ebbe mai seguito. A partire dal 1583 i lavori furono ripresi da
Giacomo Della Porta, che lavorò tenendo presente il progetto del
Sansovino; seguì il Maderno che realizzò la cupola, completando la
chiesa nel 1620. Per la realizzazione della facciata fu occorrerà
attendere un concorso bandito da papa Clemente XII Corsini, vinto da
Alessandro Galilei che la completò nel 1734.
La facciata è in travertino a due ordini;
l’interno, assai maestoso, è a tre navate, con cinque cappelle per lato
e volta a botte, il pavimento è stato rifatto nel 1845. |
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San Giovanni dei
Genovesi |
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La chiesa fu costruita, con un annesso
ospedale, per volontà di Meliaduce Cicala, nobile e commerciante
genovese, a partire dal 1482-83, completata nel 1492; vi fu annesso un
oratorio nel Cinquecento, quando divenne sede anche della Confraternita
dei Genovesi, e fu ristrutturata nel Settecento e soprattutto
nell’Ottocento.
La facciata è del 1864, così come
ottocentesco appare l’interno, a navata unica, in cui la più
ragguardevole testimonianza della chiesa originale è costituita dal
monumento funebre di Meliaduce Cicala. L’oratorio, accessibile da via
Anicia, conserva l’aspetto della fine del Cinquecento, ma l’elemento più
notevole del complesso è senza dubbio il chiostro della fine del
Quattrocento: il suo cortile è un giardino con pozzo al centro, mentre
lungo i lati del portico sono raccolte epigrafi, relative anche alle
vicende dell’ospedale che accoglieva soprattutto i marinai genovesi le
cui navi attraccavano al vicino porto di Ripa Grande. |

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San Girolamo degli
Illirici |
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Insieme a S. Rocco è una delle due chiese
apparentemente molto simili che si mostrano quasi affiancate lungo via
di Ripetta: oggi, dopo le demolizioni degli anni Trenta per la
sistemazione del Mausoleo di Augusto, appaiono isolate, ma fino al tardo
Ottocento erano inserite in un vivace contesto urbano, soprattutto per
la presenza davanti ad esse del settecentesco porto di Ripetta, andato
poi distrutto per la costruzione degli argini del Tevere.
S. Girolamo degli Illirici è stata
costruita nel 1588 per volontà di Sisto V, come chiesa nazionale degli
Illirici “Schiavoni” oggi dei Croati.
La facciata è in stile tardo
rinascimentale a due ordini, un interno barocco a navata unica con tre
cappelle per lato, una finta cupola e transetto.
Nello spazio verde tra via di Ripetta e il
lungotevere Marzio, si trova la colonna qui trasferita alla fine
dell’Ottocento, dove è indicato il livello raggiunto dalle più
disastrose piene del Tevere, che venivano misurate proprio in base
all’idrometro di Ripetta. |
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San Lorenzo in
Panisperna |
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Secondo la tradizione fu costruita al
tempo di Costantino sul luogo del martirio del santo, il cui carcere era
situato poco lontano. Fu ricostruita sotto Adriano I (722-795) e poi di
nuovo agli inizi del XIV secolo, infine tra il 1565 e il 1574. Una
scalinata del 1893 supera il dislivello creatosi per gli interventi
ottocenteschi; sul lato destro del cortile un raro esemplare di casa di
impostazione medioevale, con scale esterne, secondo un modello che
sopravvive nei vecchi centri del Lazio e che dà alla piazza interna un
singolare aspetto rurale, sopravvivenza del generale aspetto della zona
sino alla fine dell’Ottocento.
Dagli ingressi laterali si accede alla
cripta, che occupa il luogo del forno dove il santo avrebbe subito il
martirio. L’interno della chiesa è a navata unica, con volta a botte e
tre cappelle per lato, ridecorata nel 1757. |
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San Luigi dei
Francesi |
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Questa chiesa, nota soprattutto per la
presenza delle celeberrime tele del Caravaggio, nella cappella
Contarelli, è la Chiesa nazionale della comunità francese a Roma. La
costruzione iniziò nel 1518 ma procedette molto a rilento fino alla
spinta decisiva di Caterina de’ Medici, regina di Francia, che la fece
completare1589.
La facciata fu eseguita da Domenico
Fontana su progetto di Giacomo Della Porta; l’interno è a tre navate,
divise da pilastri su cui poggiano archi, e tutto l’insieme è pervaso da
una calda luce dovuta anche al ricco rivestimento in marmi pregiati e
stucchi eseguito dal Derizet tra il 1756 e il 1764. Al centro della
volta un affresco con la Gloria di S. Luigi, opera di Charles-Joseph
Natoire. |
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San Marcello al Corso |
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È una chiesa di grande importanza, per la
sua antichità e per le opere d’arte conservate in essa.
La tradizione vuole sia stata fondata
intorno al 310 dall’omonimo pontefice, poi martirizzato sotto Massenzio.
Fu ricostruita nel XII secolo, e, dopo un incendio, nuovamente a partire
dal 1519, su progetto di Jacopo Sansovino, sostituito nel 1527 da
Antonio da Sangallo il Giovane e Annibale Lippi, per essere completata
nel 1592. La facciata è di molto successiva, e fu eretta da Carlo
Fontana nel 1682-86, mentre la decorazione interna proseguì nel
Settecento. Si ebbero restauri a opera del Vespignani nel 1861-67. |
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San Pietro in
Montorio |
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La chiesa, che sorge sul Gianicolo, il
“Monte Aureo” dei Romani, è una vero e proprio museo per i tesori
d’arte che vi racchiude.
La tradizione vuole che lì venisse
crocifisso San Pietro. Questa leggenda fu l’ispiratrice di quella gemma
architettonica del Bramante, ovvero il tempietto circolare edificato
nel chiostro, nel punto dove si pone il sito della crocifissione
stessa e persino il foro in cui fu piantata la croce di Pietro.
La facciata, semplice ed austera, si
presenta su due ordini con un rosone gotico centrale ed una scalinata
del 1605 a doppia rampa che immette nella chiesa. Lateralmente si vedono
i volumi delle cappelle interne.
L’interno, a navata unica, ha cinque
cappelle laterali sia a destra che a sinistra. Le ultime due si aprono a
formare un accenno di transetto. |
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San Salvatore in
Lauro |
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Questa chiesa, il cui nome sembra derivare
dalla presenza di un boschetto di lauri, fu ricostruita nel 1449 e, dopo
un incendio, a partire dal 1594 a opera di Ottaviano Mascherino,
rimanendo peraltro incompleta fino al 1734, quando i lavori furono
condotti a termine da Ludovico Rusconi Sassi, eccetto la facciata,
eseguita su disegno di Camillo Guglielminetti tra il 1857 e il 1862.
L’interno è una notevolissima creazione del Mascherino, che riprende
motivi palladiani, a croce latina e navata unica, con trentaquattro
colonne corinzie. |

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San Silvestro al
Quirinale |
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Di antichissima origine, forse sorta nel
IX secolo, passò nel 1507 ai Domenicani, che nel 1524, ne intrapresero
la ricostruzione che fu completata nel 1566. Nel 1580 fu aggiunta alla
chiesa la cappella Bandini, di Ottaviano Mascherino, la cui cupola è
visibile dalla strada, a sinistra della facciata.
Dopo il 1870, per l’allargamento e
sistemazione del livello della strada, in rapporto con la nuova via
Nazionale, fu effettuata una violenta mutilazione della chiesa, con la
demolizione della facciata e il taglio delle prime due cappelle, oltre
alla creazione di un dislivello di circa nove metri, che comportò il
"galleggiamento" della chiesa nel vuoto. Venne dato incarico ad Andrea
Busiri Vici di realizzare una modesta finta facciata neocinquecentesca,
mentre l’accesso si ha dal portale a sinistra, da dove per una scala si
sale al livello della chiesa.
La chiesa è a navata unica, con due
cappelle per lato, cupola e profondo presbiterio, ancora più evidente a
causa dell’accorciamento ottocentesco della navata. |
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Santo Spirito in
Sassia |
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E’ una chiesa, che insieme al grande
complesso dell’omonimo ospedale costituisce forse il più rilevante
insieme quattrocentesco presente a Roma.
La chiesa seguì in larga parte le vicende
costruttive del vicino ospedale: venne ricostruita nel 1198, quando
prese il nome di S. Spirito, nel 1383 e infine nel 1471-75 per volontà
di Sisto IV e con architettura forse di Baccio Pontelli; di questa fase
rimane il campanile, in quanto, dopo il Sacco del 1527 che l’aveva
gravemente danneggiata, fu quasi del tutto ricostruita su di un progetto
di Baldassarre Peruzzi, proseguito da Antonio da Sangallo il Giovane. Il
completamento della facciata e la decorazione interna furono eseguiti
negli anni Ottanta del XVI secolo su disegno di Ottaviano Mascherino. La
facciata è uno dei primi esemplari di architettura tardo-rinascimentale
a due ordini, con le membrature esterne che suggeriscono l’articolazione
interna della chiesa, che sarà poi sviluppata soprattutto nell’età della
Controriforma. L’interno della chiesa è a navata unica, con nove
cappelle laterali e un profondo presbiterio absidato. |

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Santa Caterina dei
Funari |
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Sorge in una delle aree che furono il
cuore della vita cittadina nel Medioevo: il luogo era infatti occupato
in origine dal monastero di S. Maria in Castro aureo, con una chiesa del
XII secolo. Il termine “Funari” si riferisce agli artigiani che
fabbricavano canapi e corde e che allo scopo utilizzavano gli ambienti
seminterrati dei numerosi edifici antichi della zona, dove mantenere i
cordami nella necessaria umidità per poterli poi lavorare.
Nel 1534 Paolo III concesse la chiesa a S.
Ignazio, che vi fondò la Compagnia delle Vergini Miserabili Pericolanti:
la nuova chiesa che sorse tra il 1560 e il 1564 su architettura di
Guidetto Guidetti, che vi realizzò uno dei primi esemplari di
architettura controriformata, con una bella facciata a due ordini; il
singolare campanile insiste su di una torre del XV secolo. L’interno è a
navata unica con cappelle absidate. |
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Santa Maria degli
Angeli |
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Sorge all’interno del corpo centrale delle
Terme di Diocleziano, il complesso edificato tra il 298 e il 306 alla
sommità del pianoro dove si riuniscono i colli Quirinale, Viminale ed
Esquilino. Nel 1561 un sacerdote, Antonio del Duca, ottenne da papa Pio
IV di consacrare agli Angeli e alla memoria dei martiri cristiani
impiegati secondo la leggenda nella costruzione delle terme; il progetto
fu fornito da Michelangelo, e proseguito fino agli anni Ottanta. Nel
1750, in vista dell’Anno Santo, fu effettuata una generale
ristrutturazione ad opera di Luigi Vanvitelli.
S. Maria degli Angeli è la chiesa
ufficiale per le cerimonie dello Stato.
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Santa Maria del
Popolo |
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Deve il suo nome ad una originaria
cappella eretta da papa Pasquale II (1099-1118) per celebrare, a spese
del popolo romano, la liberazione del Santo Sepolcro con la spedizione
crociata del 1099, anche se un’altra tradizione vuole sia in rapporto al
sepolcro di Nerone, il cui fantasma infestava la zona, bonificata solo
con la creazione della chiesa. Nel 1235 papa Gregorio IX vi trasferiva
dal Laterano l’immagine della Vergine dipinta secondo la tradizione da
S. Luca, tuttora sull’altar maggiore. La cappellina veniva trasformata
in chiesa con il provvisorio insediamento dei Francescani, sostituiti
nel 1250 dagli Agostiniani, che neI 1475-77, per volontà di Sisto IV ne
intrapresero la ricostruzione in forme monumentali.
Alessandro VII Chigi ne fece restaurare
dal Bernini, tra il 1656 e il 1660, la navata centrale, in concomitanza
con il rifacimento dell’interno di porta del Popolo. Infine, la
sistemazione napoleonica di piazza del Popolo, opera del Valadier,
comportò la demolizione del vasto convento della chiesa, con i suoi
chiostri, e la ricostruzione neoclassica dello stesso, in dimensioni
molto più ridotte. |
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Santa Maria della
Consolazione |
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Questa chiesa tardocinquecentesca si trova
isolata ai piedi del Campidoglio dopo le demolizioni degli anni Trenta
del XX secolo, e quasi galleggia sospesa nel vuoto a causa degli
abbassamenti di livello del piano stradale conseguenti alle sistemazioni
archeologiche di quegli anni.
Fu costruita, come molte altre chiese
mariane di Roma, per accogliere una miracolosa immagine della Vergine,
su iniziativa del cardinale Alessandro Riario a partire dal 1583 su
progetto di Giacomo Della Porta e completata nel 1600 su disegno Martino
Longhi il Vecchio, tranne la facciata, rimasta incompiuta fino al 1827,
quando fu terminata da Pasquale Belli. L’interno è a tre navate con
cappelle laterali. |
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Santa Maria della
Pace |
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Nei pressi di Piazza Navona, è secondo la
tradizione sorta in seguito alla decisione di Papa Sisto IV di costruire
un tempio nel luogo dove nel 1480 un’immagine della Madonna, colpita da
un sasso, trasudò sangue. Per altri, la costruzione sorta tra 1480
circa e il 1483, è avvenuta come tempio votivo in ricordo della pace
raggiunta dopo la crisi provocata con l' uccisione di Giovanni de'
Medici, dalla congiura dei Pazzi (26 aprile 1478). La pace definitiva
non avvenne che il 28 novembre 1482 e il 13 dicembre Sisto IV le impose
il nome di S. Maria della Pace.
Il progetto probabilmente è di Baccio
Pontelli. L’esterno della chiesa fu rinnovato nel 1656-57 da Pietro da
Cortona per volontà di Alessandro VII, mentre Bramante è l'autore
dell'impianto di tutto il convento. |
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Santa Maria della
Scala |
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Un’altra delle chiese romane che devono la
loro origine a un’immagine miracolosa della Vergine attorno alla quale è
sorto l’edificio, in questo caso a partire dall’anno 1593, per volontà
di Clemente VIII su progetto di Francesco da Volterra. Presto la
costruzione si interruppe per essere ripresa e completata nel 1610
secondo un progetto di Ottaviano Mascherino. La facciata ebbe termine
solo nel 1624.
Preceduta da una scalinata e da una
cancellata, la facciata è leggermente convessa al centro. L’interno, a
croce latina, a una navata con tre cappelle per lato e cupola, ha subito
molti restauri nel corso dell’Ottocento
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Santa Maria
dell'Anima |
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E la chiesa nazionale tedesca in Roma ed
ha origine da un ospizio per pellegrini fondato alla metà del XIV
secolo, al quale nel 1399-1400 fu aggiunta una cappella, antenata
dell’attuale chiesa. Nel 1499, in occasione del Giubileo, ne fu decisa
la ricostruzione secondo un progetto più imponente, in stile gotico,
opera di un architetto tedesco, al quale fu presto preferito Andrea
Sansovino (secondo alcuni critici, Giuliano da Sangallo) che eseguì la
chiesa tra il 1500 e il 1518, data di completamento del campanile.
Consistenti restauri si ebbero a metà dell’Ottocento, ad opera di
Ludovico Seitz.
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Santa Maria dell'Orto |
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È un’altra delle chiese sorte a
racchiudere una miracolosa immagine mariana, per la cui devozione era
sorta una confraternita, a partire dal 1492. L’edificio fu iniziato nel
1495 secondo un progetto bramantesco a croce greca, che fu poi
trasformato in basilicale da Guidetto Guidetti intorno al 1560, mentre
la facciata, iniziata dal Vignola nel 1566, fu completata nel 1577 da
Francesco da Volterra, e colpisce oggi per la originale presenza dei
piccoli obelischi che le fanno da coronamento.
L’interno è a tre navate, con tre cappelle
per lato. |
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Santa Maria di Loreto |
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È tra le chiese più familiari ai romani,
in quanto si trova su uno dei tragitti più frequentati, in prossimità di
via dei Fori Imperiali, di fronte alla colonna Traiana.
La chiesa fu iniziata nel 1507 dalla
confraternita dei Fornari, su di un progetto forse dovuto a Bramante.
Interrotto presto, fu ripreso a partire dal 1522 e proseguito in diverse
fasi, fino all’intervento di Jacopo Del Duca, nel 1573-76 che completò i
fianchi, costruì l’elaborata cupola e il campanile, mentre la
decorazione interna venne eseguita nel corso del Seicento. Un restauro
complessivo fu eseguito ne] 1870 circa da Luca Carimini.
L’interno è costituito da un ottagono
iscritto in un quadrato, con quattro cappelle semicircolari.
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Santa Maria in Aquiro |
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Nel cuore del centro cittadino, in piazza
Capranica, questa chiesa è di antichissima origine e viene già
menzionata come preesistente all’epoca di Gregorio III (731-741). Il
termine “Aquiro” dovrebbe derivare per corruzione da «A Cyro»,
personaggio in qualche modo legato alle vicende della chiesa.
Attualmente la chiesa si presenta
nell’aspetto voluto dal cardinale Salviati, che nel 1590 ne fece
iniziare la ricostruzione a opera di Francesco da Volterra, completata
parzialmente dopo il 1602, con l’intervento di Filippo Breccioli e di
Carlo Maderno. Al tempo di Pio IX vi furono eseguiti importanti
restauri.
La facciata fu in realtà completata nella
parte superiore da Pietro Camporese il Vecchio solo nel 1774, con una
rielaborazione del progetto del Braccioli. L’interno è a tre navate
divise da otto pilastri e precedute da un atrio, transetto con cupola e
abside, con tre cappelle per parte. |
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Santa Maria in
Monserrato |
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È la chiesa nazionale degli Spagnoli a
Roma, in origine dei catalani, ed è testimoniata a partire dalla metà
del Trecento, con la presenza di un annesso ospizio. Nel 1518 ne fu
iniziata la ricostruzione ad opera di Antonio da Sangallo il Giovane,
ricostruzione che andò a rilento, portata avanti da Francesco da
Volterra che costruì la facciata tra il 1582 e il 1593, mentre l’abside
fu compiuta solo nel 1675 a opera di G.B. Contini. Poiché il patrocinio
della chiesa fu sempre più affidato alla Corona spagnola, nel 1817
questa decise di trasferire qui tutti gli arredi della chiesa di S.
Giacomo a piazza Navona, e contemporaneamente effettuare un restauro
generale che fu eseguito da Giuseppe e Pietro Camporese, mentre tra il
1849 e il 1912 furono ricostruiti gli annessi edifici lungo via Giulia e
via della Barchetta.
La facciata, a due ordini, ha avuto la
parte superiore completata nel 1926-29, con il portale settecentesco tra
colonne che reca in alto il gruppo della Madonna col Bambino che sega la
roccia, allusione al santuario catalano di Montserrat (Monte Segato).
L’interno è a navata unica, con cappelle
laterali e vasta abside, e decorazione rifatta nell’Ottocento. |
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Santa Maria in
Traspontina |
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La chiesa di Santa Maria in Traspontina
anticamente (sec. VIII) non sorgeva dove oggi si vede, ma era più vicina
a Castel S. Angelo, e siccome era “al di là del ponte" era chiamata in
Traspontina. Ad erigerla era stato papa Adriano I dedicandola alla "Mater
Intemerata”.
Innocenzo VIII la donò ai Carmelitani nel
1484 e dopo che fu demolita per opere difensive di Castel S. Angelo, la
chiesa venne ricostruita completamente sul luogo dove vi era la sede del
Governatore del Borgo a partire dal 1566 su progetto dell'architetto
Sallustio Peruzzi; fu poi continuata da Ottavio Mascherino (1581-1587) e
completata da Francesco Poperelli (1635-1637) che fu anche autore del
campanile.
La facciata è in blocchi di travertino in
parte proveniente dal Colosseo quale materiale di spoglio.
L'interno a croce latina, è ad una navata
con cinque cappelle ed il transetto è sovrastato da una cupola senza
tamburo del Mascherino. |
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Santa Maria in Trivio |
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E’ una piccola chiesa, in un angolo della
movimentata piazza di Trevi, messa in ombra dalla fontana, ma anche
dalla tanto più evidente chiesa dei SS. Vincenzo e Anastasio.
Di origine antichissima, fatta risalire a
un annesso ospedale fondatovi nel 537 da Belisario, le sue vicende
rimangono oscure fino al XVI secolo, quando ancora conservava il nome di
S. Maria in Xenodochio (ospedale); nel 1571 fu ceduta ai Crociferi che
tra il 1573 e il 1575 ne intrapresero la ricostruzione su progetto di
Jacopo Del Duca, mentre l’interno fu decorato nel corso del Seicento
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Santa Maria in Via |
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L' origine della chiesa viene fatta
risalire all'anno 1256 sotto il pontificato di Alessandro IV; il nome
deriva forse dalla vicinissima via Flaminia, che venne chiamata per
antonomasia la “Via” in un’epoca nella quale i dintorni della chiesa
erano pressocchè aperta campagna.. La storia della chiesa si riallaccia
ad un celebre miracolo nel corso del quale le acque di un pozzo che era
in una stalla presso il vicino palazzo del cardinal Capocci , tracimò
allagando presto l’intera zona; il fenomeno cessò solo quando venne
raccolta un’immagine della Madonna, dipinta su di una lastra di silicio,
portata a galla proprio da quel pozzo. Il Cardinal Capocci, stupito
da quel miracolo, fece edificare in quel luogo la chiesa. Venne
inglobato dalla chiesa stessa anche il pozzo, in cui era tradizione,
fino ai tempi di Alessandro VII, che vi si trovasse una pietra del pozzo
della Samaritana ed alle cui acque, da allora, furono attribuite virtù
taumaturgiche. Fu riedificata nel 1491 sotto Innocenzo VIII e nel 1513
affidata da Leone X ai padri Serviti, che nel 1549 ne rialzarono le
fondamenta. La chiesa, progettata nel 1594 da Francesco da Volterra e
Giacomo Della Porta, che iniziò anche la facciata, venne completata nel
1670 da Girolamo Rainaldi. La facciata, con finestrone centrale, è a due
ordini. L’interno, a navata unica, ha quattro cappelle per lato. Nel
periodo natalizio, la chiesa espone uno dei più suggestivi presepi di
Roma. |
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Santa Susanna |
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S. Susanna, secondo la leggenda, fu
martire sotto Diocleziano e il suo culto fu presto perpetuato nella casa
paterna, di cui rimangono resti nei sotterranei della chiesa attuale.
Nel corso del IV secolo fu eretta una grande basilica a tre navate, ma
la chiesa subì un quasi totale rifacimento sotto Clemente VIII
(1592-1605), con progetto di Carlo Maderno che la ridusse a una sola
navata, costruendo anche la facciata attuale, completata nel 1603. La
chiesa, è dal 1922 chiesa nazionale degli Stati Uniti d’America.
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Sant'Agostino |
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Dopo S. Maria del Popolo questa è la
chiesa quattrocentesca di Roma più interessante. Il luogo fu donato agli
Agostiniani nel 1286, e, a partire dal 1296, vi sorse una prima chiesa,
in cui nel 1455 fu deposto il corpo di S. Monica. Una nuova chiesa, fu
iniziata nel 1479 e completata nel 1483 su progetto di Giacomo da
Pietrasanta e Sebastiano Fiorentino. Grandemente arricchita tra
cinquecento e seicento, subì un radicale intervento tra il 1756 e il
1761 a opera di Luigi Vanvitelli, che demolì, tra l’altro, la cupola
rinascimentale.. Nel 1856 Pietro Gagliardi realizzò la decorazione
pittorica interna. La facciata, a due ordini con timpano triangolare,
ricorda quella di S. Maria del Popolo, ed è preceduta da una scalinata.
L’interno è a tre navate con volta a crociera e cinque cappelle per
parte.
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Sant'Onofrio |
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Situata sulla passeggiata del Gianicolo, a
questa chiesa è indissolubilmente legata la memoria di Torquato Tasso,
che visse i suoi ultimi giorni nel vicino convento.
Fu costruita a partire dal 1419 come
romitorio degli Eremitani, e si presenta attualmente nell’aspetto dato
dagli interventi susseguitisi nel tempo fino al tardo Cinquecento. E’
preceduta da un sagrato-portico racchiuso sui due lati da archi
rinascimentali su colonne antiche, sopra i quali è una loggia ora
chiusa. Nel mezzo del sagrato una fontana, composta da elementi
provenienti dalla distrutta fontana di piazza Giudia. L’interno è
un’aula rettangolare, con volte a crociera, abside poligonale e cinque
cappelle laterali, di uno stile rinascimentale.
Dal portico si accede al chiostro e alle
due stanze al primo piano, trasformate in Museo, dove il 25 aprile 1595
morì il poeta e dove sono conservati i cimeli relativi a lui e alle sue
opere. |
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S. S. Trinità dei
Monti |
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La chiesa, da quattro secoli elemento
costante dei panorami romani, nasce dal rapporto tra S. Francesco di
Paola e il re Carlo VIII di Francia, che promuovono l’acquisto del
terreno sul Pincio e la costruzione di una chiesa con convento per il
nascente Ordine dei Minimi, fondato dal santo. Iniziata nel 1502, nel
1519 la chiesa era completata, mentre nel 1550 era terminato il
convento. Successivamente fu eretta la facciata, completata su progetto
di Giacomo Della Porta nel 1584, mentre la scalinata a doppia rampa fu
eseguita nel 1587 su disegno di Domenico Fontana.L’interno è a una sola
navata, con cappelle laterali, ed è diviso in due parti da una
cancellata.
Di fronte alla chiesa si erge l’obelisco
Sallustiano, proveniente dagli omonimi Horti, qui collocato nel 1789 per
volontà di Pio VI, a completamento, due secoli dopo, della strada
Felice, oggi via Sistina, che Sisto V fece tracciare a collegamento del
Pincio con la basilica di S. Maria Maggiore. Davanti all’obelisco si
apre la Scalinata della Trinità dei Monti. |
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S. S. Vito e Modesto |
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La chiesa è di antichissima origine,
conosciuta sin dal IV secolo col nome di S. Vito in Macello, dalla
vicina presenza del Macellum Livìae, e si trovava sul tratto terminale
dell’antichissimo clivus Suburanus, che dai Fori conduceva alle strade
che si dirigevano fuori della città, verso il Lazio meridionale e la
Campania
Fu ricostruita nel 1477 da papa Sisto IV e
nel 1900 ne fu addirittura invertito l’orientamento, aprendo la nuova
facciata su via Carlo Alberto, mentre nel 1977 un restauro ha
ripristinato l’orientamento originale.
La facciata a capanna è molto semplice, e
conserva il portale marmoreo di Sisto IV. Allo stesso periodo risalgono
le ripristinate bifore goticheggianti sul fianco. L’interno è oggi una
spoglia aula rettangolare absidata. Accanto alla chiesa sorge l’arco di
Gallieno, dedicato nel 262 all’imperatore modificando l’antica porta
Esquilina del recinto delle mura Serviane. |
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