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Le Chiese Rinascimentali

Chiesa del Gesù

La chiesa del Gesù è legata alla memoria della presenza romana di S. Ignazio di Loyola e chiesa “gesuita” per eccellenza, divenuta quasi simbolo della Compagnia di Gesù.

Si trova nel luogo in cui  il santo stabilì la sua sede romana, presso la preesistente chiesetta di S. Maria della Strada, che a partire dal 1550 cercò di ricostruire, ma morì nel 1556 senza vedere iniziata l’opera..

Finalmente nel 1568, si poté iniziare la costruzione di un maestoso edificio su progetto del Vignola, a cui seguì Giacomo Della Porta. La chiesa fu consacrata nel 1584, ma la decorazione degli interni fu eseguita nel corso del XVII secolo, mentre ulteriori arricchimenti si ebbero fino a metà dell’Ottocento.

L’interno è a una sola, grande navata, fiancheggiata da ampie cappelle, con volta a botte, secondo le esigenze controriformistiche che richiedevano spazi sacri da ogni punto dei quali fosse visibile l’altar maggiore, il più possibile semplificati.

Madonna dei Monti

Sorge sulla piazza omonima, cuore del rione Monti, ovvero dell’antica Suburra, ed è legata a un evento miracoloso, quando, nel 1580, dì fronte a un antico affresco con La Vergine e i santi, una donna cieca pregando riottenne la vista; in seguito a ciò fu decisa la costruzione sul sito di un tempio che custodisse la miracolosa immagine, iniziato già in quello stesso anno su progetto di Giacomo Della Porta e pressoché completato nel 1589. La chiesa è un tipico esempio di architettura controriformata, il cui modello è nella facciata la chiesa del Gesù, mentre la cupola riproduce in piccolo quella di S. Pietro. L’interno è a navata unica, con tre cappelle per parte, grande transetto e abside non sporgente. La piazza della Madonna dei Monti, cuore del rione, conserva ancora un carattere suggestivo di "altri tempi", circondata da esempi di architettura sette-ottocentesca, con al centro una fontana disegnata da Giacomo Della Porta e costruita nel 1588-1589.

San Cosimato

Il complesso quattrocentesco è oggi parte del complesso ospedaliero Nuovo Regina Margherita.  Sul luogo sorse nel X secolo un monastero benedettino dedicato ai SS. Cosma e Damiano, da cui, per corruzione, il nome attuale. Il complesso, ricordato anche con il termine «in Mica Aurea», nei secoli successivi assurse a grande importanza, finché, essendo fatiscente, nel 1475 papa Sisto IV lo fece ristrutturare e ricostruì la chiesa. Dopo il 1870 il complesso, espropriato, divenne sede di un ospizio per anziani e poi dell’ospedale.

Si accede alla chiesa e al monastero dall’omonima piazza; l’interno della chiesa, a una navata rettangolare, è stato completamente restaurato nel 1871 e conserva ben poco degli arredi originari, oltre all’affresco del presbiterio raffigurante la Madonna col Bambino tra S. Francesco e S. Chiara (XV secolo).

San Giacomo in Augusta

La storia della chiesa è legata a quella dell’omonimo ospedale, detto «in Augusta» perché sorto in prossimità del Mausoleo di Augusto nel 1339, a opera del cardinale Pietro Colonna, per accogliere i pellegrini che giungevano a Roma dalla via Flaminia, per porta del Popolo.

Tutto l’insieme fu ricostruito a partire dal 1583 per opera di Francesco da Volterra, alla cui morte subentrò Carlo Maderno, che completò la chiesa nel 1602. La facciata, amplissima e altissima, è dovuta al primo per l’ordine inferiore, al secondo su disegno del primo per l’ordine superiore, ed è anch’essa un’applicazione dei canoni artistici e liturgici della Controriforma sanciti dal Concilio di Trento.

L’interno della chiesa è a pianta ellittica, con tre cappelle per lato, di grande vastità e spaziosità; gli affreschi della volta sono tardo-ottocenteschi.

San Giovanni Decollato

Fa parte del sistema conventuale sorto a partire dal 1488 su iniziativa dell’Arciconfraternita della Misericordia con lo scopo di assistere i condannati a morte: si tratta di uno dei più significativi esempi della presenza del Manierismo toscano in Roma ed il tutto si è conservato sostanzialmente integro fino ad oggi, con i restauri del ‘700 e ‘800 che non hanno apportato modifiche sostanziali

La facciata della chiesa, completata nel 1504, è assai austera e risulta sopraelevata rispetto alla strada, come tutti gli edifici della via, a causa dell’abbassamento delle quote stradali in seguito ai lavori di sistemazione archeologica degli anni Trenta.

Dal vestibolo d’ingresso si accede anche all’oratorio, eretto tra il 1530 e il 1535

Nel chiostro, ricostruito nel 1600 da Clemente VIII, sono conservate numerose lapidi sepolcrali e i  chiusini circolari che accoglievano i resti dei condannati, mentre in un ambiente adiacente sono conservati documenti e cimeli dell’Arci­confraternita, tra cui il cesto che accolse il capo di Beatrice Cenci, il cappuccio di Giordano Bruno, e numerose tavolette lignee a soggetto sacro che venivano offerte alla vista e alla devozione del condannato fino all’estremo momento.

San Giovanni dei Fiorentini

E’ la chiesa della “nazione” fiorentina in Roma, eretta a seguito della decisione di dedicare un tempio a S. Giovanni Battista, patrono di Firenze, a via Giulia, nel quartiere dove si concentrava la colonia fiorentina. Nel 1519, sotto papa Leone X Medici, venne indetto un concorso vinto da Jacopo Sansovino, poi sostituito da Antonio da Sangallo il Giovane, che realizzò le fondazioni, dopodiché vi fu una lunga fase di stasi. Nel 1559 Michelangelo presentò un progetto per una chiesa a pianta circolare, che però non ebbe mai seguito. A partire dal 1583 i lavori furono ripresi da Giacomo Della Porta, che lavorò tenendo presente il progetto del Sansovino; seguì il Maderno che realizzò la cupola, completando la chiesa nel 1620. Per la realizzazione della facciata  fu occorrerà attendere un concorso bandito da papa Clemente XII Corsini, vinto da Alessandro Galilei che la completò nel 1734.

La facciata è in travertino a due ordini; l’interno, assai maestoso, è a tre navate, con cinque cappelle per lato e volta a botte, il pavimento è stato rifatto nel 1845.

San Giovanni dei Genovesi

La chiesa fu costruita, con un annesso ospedale, per volontà di Meliaduce Cicala, nobile e commerciante genovese, a partire dal 1482-83, completata nel 1492; vi fu annesso un oratorio nel Cinquecento, quando divenne sede anche della Confraternita dei Genovesi, e fu ristrutturata nel Settecento e soprattutto nell’Ottocento.

La facciata è del 1864, così come ottocentesco appare l’interno, a navata unica, in cui la più ragguardevole testimonianza della chiesa originale è costituita dal monumento funebre di Meliaduce Cicala. L’oratorio, accessibile da via Anicia, conserva l’aspetto della fine del Cinquecento, ma l’elemento più notevole del complesso è senza dubbio il chiostro della fine del Quattrocento: il suo cortile è un giardino con pozzo al centro, mentre lungo i lati del portico sono raccolte epigrafi, relative anche alle vicende dell’ospedale che accoglieva soprattutto i marinai genovesi le cui navi attraccavano al vicino porto di Ripa Grande.

San Girolamo degli Illirici

Insieme a S. Rocco è una delle due chiese apparentemente molto simili che si mostrano quasi affiancate lungo via di Ripetta: oggi, dopo le demolizioni degli anni Trenta per la sistemazione del Mausoleo di Augusto, appaiono isolate, ma fino al tardo Ottocento erano inserite in un vivace contesto urbano, soprattutto per la presenza davanti ad esse del settecentesco porto di Ripetta, andato poi distrutto per la costruzione degli argini del Tevere.

S. Girolamo degli Illirici è stata costruita nel 1588 per volontà di Sisto V, come chiesa nazionale degli Illirici “Schiavoni” oggi dei Croati.

La facciata è in stile tardo rinascimentale a due ordini, un interno barocco a navata unica con tre cappelle per lato, una finta cupola e transetto.

Nello spazio verde tra via di Ripetta e il lungotevere Marzio, si trova la colonna qui trasferita alla fine dell’Ottocento, dove è indicato il livello raggiunto dalle più disastrose piene del Tevere, che venivano misurate proprio in base all’idrometro di Ripetta.

San Lorenzo in Panisperna

Secondo la tradizione fu costruita al tempo di Costantino sul luogo del martirio del santo, il cui carcere era situato poco lontano. Fu ricostruita sotto Adriano I (722-795) e poi di nuovo agli inizi del XIV secolo, infine tra il 1565 e il 1574. Una scalinata del 1893 supera il dislivello creatosi per gli interventi ottocenteschi; sul lato destro del cortile un raro esemplare di casa di impostazione medioevale, con scale esterne, secondo un modello che sopravvive nei vecchi centri del Lazio e che dà alla piazza interna un singolare aspetto rurale, sopravvivenza del generale aspetto della zona sino alla fine dell’Ottocento.

Dagli ingressi  laterali si accede alla cripta, che occupa il luogo del forno dove il santo avrebbe subito il martirio. L’interno della chiesa è a navata unica, con volta a botte e tre cappelle per lato, ridecorata nel 1757.

San Luigi dei Francesi

Questa chiesa, nota soprattutto per la presenza delle celeberrime tele del Caravaggio,  nella cappella Contarelli,  è la Chiesa nazionale della comunità francese a Roma. La costruzione iniziò nel 1518 ma procedette molto a rilento fino alla spinta decisiva di Caterina de’ Medici, regina di Francia, che la fece completare1589.

La facciata fu eseguita da Domenico Fontana su progetto di Giacomo Della Porta; l’interno è a tre navate, divise da pilastri su cui poggiano archi, e tutto l’insieme è pervaso da una calda luce dovuta anche al ricco rivestimento in marmi pregiati e stucchi eseguito dal Derizet tra il 1756 e il 1764. Al centro della volta un affresco con la Gloria di S. Luigi, opera di Charles-Joseph Natoire.

San Marcello al Corso

È una chiesa di grande importanza, per la sua antichità e per le opere d’arte conservate in essa.

La tradizione vuole sia stata fondata intorno al 310 dall’omonimo pontefice, poi martirizzato sotto Massenzio. Fu ricostruita nel XII secolo, e, dopo un incendio, nuovamente a partire dal 1519, su progetto di Jacopo Sansovino, sostituito nel 1527 da Antonio da Sangallo il Giovane e Annibale Lippi, per essere completata nel 1592. La facciata è di molto successiva, e fu eretta da Carlo Fontana nel 1682-86, mentre la decorazione interna proseguì nel Settecento. Si ebbero restauri a opera del Vespignani nel 1861-67.

San Pietro in Montorio

La chiesa, che sorge sul Gianicolo, il “Monte Aureo” dei Romani, è una vero e proprio museo  per i tesori d’arte che vi racchiude.

La tradizione vuole che lì venisse crocifisso San Pietro. Questa leggenda fu l’ispiratrice  di quella gemma architettonica del Bramante, ovvero il tempietto circolare  edificato  nel chiostro,  nel punto dove si pone  il sito della crocifissione stessa  e  persino il foro in cui fu piantata la croce di Pietro.

La facciata, semplice  ed austera,  si presenta su due ordini con un rosone gotico centrale  ed una scalinata del 1605 a doppia rampa che immette nella chiesa. Lateralmente si vedono i volumi delle cappelle  interne.

L’interno, a navata unica, ha cinque cappelle laterali sia a destra che a sinistra. Le ultime due si aprono a formare un accenno di transetto.

San Salvatore in Lauro

Questa chiesa, il cui nome sembra derivare dalla presenza di un boschetto di lauri, fu ricostruita nel 1449 e, dopo un incendio, a partire dal 1594 a opera di Ottaviano Mascherino, rimanendo peraltro incompleta fino al 1734, quando i lavori furono condotti a termine da Ludovico Rusconi Sassi, eccetto la facciata, eseguita su disegno di Camillo Guglielminetti tra il 1857 e il 1862. L’interno è una notevolissima creazione del Mascherino, che riprende motivi palladiani, a croce latina e navata unica, con trentaquattro colonne corinzie.

San Silvestro al Quirinale

Di antichissima origine, forse sorta nel IX secolo, passò nel 1507 ai Domenicani, che nel 1524, ne intrapresero la ricostruzione che fu completata nel 1566. Nel 1580 fu aggiunta alla chiesa la cappella Bandini, di Ottaviano Mascherino, la cui cupola è visibile dalla strada, a sinistra della facciata.

Dopo il 1870, per l’allargamento e sistemazione del livello della strada, in rapporto con la nuova via Nazionale, fu effettuata una violenta mutilazione della chiesa, con la demolizione della facciata e il taglio delle prime due cappelle, oltre alla creazione di un dislivello di circa nove metri, che comportò il "galleggiamento" della chiesa nel vuoto. Venne dato incarico ad Andrea Busiri Vici di realizzare una modesta finta facciata neocinquecentesca, mentre l’accesso si ha dal portale a sinistra, da dove per una scala si sale al livello della chiesa.

La chiesa è a navata unica, con due cappelle per lato, cupola e profondo presbiterio, ancora più evidente a causa dell’accorciamen­to ottocentesco della navata.

Santo Spirito in Sassia

E’ una chiesa, che insieme al grande complesso dell’omonimo ospedale costituisce forse il più rilevante insieme quattrocentesco presente a Roma.

La chiesa seguì in larga parte le vicende costruttive del vicino ospedale: venne ricostruita nel 1198, quando prese il nome di S. Spirito, nel 1383 e infine nel 1471-75 per volontà di Sisto IV e con architettura forse di Baccio Pontelli; di questa fase rimane il campanile, in quanto, dopo il Sacco del 1527 che l’aveva gravemente danneggiata, fu quasi del tutto ricostruita su di un progetto di Baldassarre Peruzzi, proseguito da Antonio da Sangallo il Giovane. Il completamento della facciata e la decorazione interna furono eseguiti negli anni Ottanta del XVI secolo su disegno di Ottaviano Mascherino. La facciata è uno dei primi esemplari di architettura tardo-rinascimentale a due ordini, con le membrature esterne che suggeriscono l’articolazione interna della chiesa, che sarà poi sviluppata soprattutto nell’età della Controriforma. L’interno della chiesa è a navata unica, con nove cappelle laterali e un profondo presbiterio absidato.

Santa Caterina dei Funari

Sorge in una delle aree che furono il cuore della vita cittadina nel Medioevo: il luogo era infatti occupato in origine dal monastero di S. Maria in Castro aureo, con una chiesa del XII secolo. Il termine “Funari” si riferisce agli artigiani che fabbricavano canapi e corde e che allo scopo utilizzavano gli ambienti seminterrati dei numerosi edifici antichi della zona, dove mantenere i cordami nella necessaria umidità per poterli poi lavorare.

Nel 1534 Paolo III concesse la chiesa a S. Ignazio, che vi fondò la Compagnia delle Vergini Miserabili Pericolanti: la nuova chiesa che sorse tra il 1560 e il 1564 su architettura di Guidetto Guidetti, che vi realizzò uno dei primi esemplari di architettura controriformata, con una bella facciata a due ordini; il singolare campanile insiste su di una torre del XV secolo. L’interno è a navata unica con cappelle absidate.

Santa Maria degli Angeli

Sorge all’interno del corpo centrale delle Terme di Diocleziano, il complesso edificato tra il 298 e il 306 alla sommità del pianoro dove si riuniscono i colli Quirinale, Viminale ed Esquilino. Nel 1561 un sacerdote, Antonio del Duca, ottenne da papa Pio IV di consacrare agli Angeli e alla memoria dei martiri cristiani impiegati secondo la leggenda nella costruzione delle terme; il progetto fu fornito da Michelangelo, e proseguito fino agli anni Ottanta. Nel 1750, in vista dell’Anno Santo, fu effettuata una generale ristrutturazione ad opera di Luigi Vanvitelli.

S. Maria degli Angeli è la chiesa ufficiale per le cerimonie dello Stato.

 

Santa Maria del Popolo

Deve il suo nome ad una originaria cappella eretta da papa Pasquale II (1099-1118) per celebrare, a spese del popolo romano, la liberazione del Santo Sepolcro con la spedizione crociata del 1099, anche se un’altra tradizione vuole sia in rapporto al sepolcro di Nerone, il cui fantasma infestava la zona, bonificata solo con la creazione della chiesa. Nel 1235 papa Gregorio IX vi trasferiva dal Laterano l’immagine della Vergine dipinta secondo la tradizione da S. Luca, tuttora sull’altar maggiore. La cappellina veniva trasformata in chiesa con il provvisorio insediamento dei Francescani, sostituiti nel 1250 dagli Agostiniani, che neI 1475-77, per volontà di Sisto IV ne intrapresero la ricostruzione in forme monumentali.

Alessandro VII Chigi ne fece restaurare dal Bernini, tra il 1656 e il 1660, la navata centrale, in concomitanza con il rifacimento dell’interno di porta del Popolo. Infine, la sistemazione napoleonica di piazza del Popolo, opera del Valadier, comportò la demolizione del vasto convento della chiesa, con i suoi chiostri, e la ricostruzione neoclassica dello stesso, in dimensioni molto più ridotte.

Santa Maria della Consolazione

Questa chiesa tardocinquecentesca si trova isolata ai piedi del Campidoglio dopo le demolizioni degli anni Trenta del XX secolo, e quasi galleggia sospesa nel vuoto a causa degli abbassamenti di livello del piano stradale conseguenti alle sistemazioni archeologiche di quegli anni.

Fu costruita, come molte altre chiese mariane di Roma, per accogliere una miracolosa immagine della Vergine, su iniziativa del cardinale Alessandro Riario a partire dal 1583 su progetto di Giacomo Della Porta e completata nel 1600 su disegno Martino Longhi il Vecchio, tranne la facciata, rimasta incompiuta fino al 1827, quando fu terminata da Pasquale Belli. L’interno è a tre navate con cappelle laterali.

Santa Maria della Pace

Nei pressi di Piazza Navona, è secondo la tradizione sorta in seguito alla decisione di Papa Sisto IV di costruire un tempio nel luogo dove nel 1480 un’immagine della  Madonna, colpita da un sasso,  trasudò sangue. Per altri, la costruzione sorta tra 1480 circa e il 1483,  è avvenuta come tempio votivo in ricordo della pace raggiunta dopo la crisi provocata con l' uccisione di Giovanni de' Medici, dalla congiura dei Pazzi (26 aprile 1478). La pace definitiva non avvenne che il 28 novembre 1482 e il 13 dicembre Sisto IV  le impose il nome di S. Maria della Pace.

Il progetto probabilmente  è di Baccio Pontelli. L’esterno  della chiesa  fu rinnovato nel 1656-57 da Pietro da Cortona per volontà di Alessandro VII, mentre Bramante è l'autore dell'impianto di tutto il convento.

Santa Maria della Scala

Un’altra delle chiese romane che devono la loro origine a un’immagine miracolosa della Vergine attorno alla quale è sorto l’edificio, in questo caso a partire dall’anno 1593, per volontà di Clemente VIII su progetto di Francesco da Volterra. Presto la costruzione si interruppe per essere ripresa e completata nel 1610 secondo un progetto di Ottaviano Mascherino. La facciata ebbe termine solo nel 1624.

Preceduta da una scalinata e da una cancellata, la facciata è leggermente convessa al centro. L’interno, a croce latina, a una navata con tre cappelle per lato e cupola, ha subito molti restauri nel corso dell’Ottocento

 

Santa Maria dell'Anima

E la chiesa nazionale tedesca in Roma ed ha origine da un ospizio per pellegrini fondato alla metà del XIV secolo, al quale nel 1399-1400 fu aggiunta una cappella, antenata dell’attuale chiesa. Nel 1499, in occasione del Giubileo, ne fu decisa la ricostruzione secondo un progetto più imponente, in stile gotico, opera di un architetto tedesco, al quale fu presto preferito Andrea Sansovino (secondo alcuni critici, Giuliano da Sangallo) che eseguì la chiesa tra il 1500 e il 1518, data di completamento del campanile. Consistenti restauri si ebbero a metà dell’Ottocento, ad opera di Ludovico Seitz.

Santa Maria dell'Orto

È un’altra delle chiese sorte a racchiudere una miracolosa immagine mariana, per la cui devozione era sorta una confraternita, a partire dal 1492. L’edificio fu iniziato nel 1495 secondo un progetto bramantesco a croce greca, che fu poi trasformato in basilicale da Guidetto Guidetti intorno al 1560, mentre la facciata, iniziata dal Vignola nel 1566, fu completata nel 1577 da Francesco da Volterra, e colpisce oggi per la originale presenza dei piccoli obelischi che le fanno da coronamento.

L’interno è a tre navate, con tre cappelle per lato.

Santa Maria di Loreto

È tra le chiese più familiari ai romani, in quanto si trova su uno dei tragitti più frequentati, in prossimità di via dei Fori Imperiali, di fronte alla colonna Traiana.

La chiesa fu iniziata nel 1507 dalla confraternita dei Fornari, su di un progetto forse dovuto a Bramante. Interrotto presto, fu ripreso a partire dal 1522 e proseguito in diverse fasi, fino all’intervento di Jacopo Del Duca, nel 1573-76 che completò i fianchi, costruì l’elaborata cupola e il campanile, mentre la decorazione interna venne eseguita nel corso del Seicento. Un restauro complessivo fu eseguito ne] 1870 circa da Luca Carimini.

L’interno è costituito da un ottagono iscritto in un quadrato, con quattro cappelle semicircolari.

 

Santa Maria in Aquiro

Nel cuore del centro cittadino, in piazza Capranica, questa chiesa è di antichissima origine e viene già menzionata come preesistente all’epoca di Gregorio III (731-741). Il termine “Aquiro” dovrebbe derivare per corruzione da «A Cyro», personaggio in qualche modo legato alle vicende della chiesa.

Attualmente la chiesa si presenta nell’aspetto voluto dal cardinale Salviati, che nel 1590 ne fece iniziare la ricostruzione a opera di Francesco da Volterra, completata parzialmente dopo il 1602, con l’intervento di Filippo Breccioli e di Carlo Maderno. Al tempo di Pio IX vi furono eseguiti importanti restauri.

La facciata fu in realtà completata nella parte superiore da Pietro Camporese il Vecchio solo nel 1774, con una rielaborazione del progetto del Braccioli. L’interno è a tre navate divise da otto pilastri e precedute da un atrio, transetto con cupola e abside, con tre cappelle per parte.

Santa Maria in Monserrato

È la chiesa nazionale degli Spagnoli a Roma, in origine dei catalani, ed è testimoniata a partire dalla metà del Trecento, con la presenza di un annesso ospizio. Nel 1518 ne fu iniziata la ricostruzione ad opera di Antonio da Sangallo il Giovane, ricostruzione che andò a rilento, portata avanti da Francesco da Volterra che costruì la facciata tra il 1582 e il 1593, mentre l’abside fu compiuta solo nel 1675 a opera di G.B. Contini. Poiché il patrocinio della chiesa fu sempre più affidato alla Corona spagnola, nel 1817 questa decise di trasferire qui tutti gli arredi della chiesa di S. Giacomo a piazza Navona, e contemporaneamente effettuare un restauro generale che fu eseguito da Giuseppe e Pietro Camporese, mentre tra il 1849 e il 1912 furono ricostruiti gli annessi edifici lungo via Giulia e via della Barchetta.

La facciata, a due ordini, ha avuto la parte superiore completata nel 1926-29, con il portale settecentesco tra colonne che reca in alto il gruppo della Madonna col Bambino che sega la roccia, allusione al santuario catalano di Montserrat (Monte Segato).

L’interno è a navata unica, con cappelle laterali e vasta abside, e decorazione rifatta nell’Ottocento.

Santa Maria in Traspontina

La chiesa di Santa Maria in Traspontina anticamente (sec. VIII) non sorgeva dove oggi si vede, ma era più vicina a Castel S. Angelo,  e siccome era “al di là del ponte" era chiamata in Traspontina. Ad erigerla era stato papa Adriano I dedicandola alla "Mater Intemerata”.

Innocenzo VIII la donò ai Carmelitani nel 1484 e dopo che fu demolita per opere difensive di Castel S. Angelo, la chiesa venne ricostruita completamente sul luogo dove vi era la sede del Governatore del Borgo a partire dal 1566 su progetto dell'architetto Sallustio Peruzzi; fu poi continuata da Ottavio Mascherino (1581-1587) e completata da Francesco Poperelli (1635-1637) che fu anche autore del campanile.

La facciata è in blocchi di travertino in parte proveniente dal Colosseo quale materiale di spoglio.

L'interno a croce latina, è ad una navata con cinque cappelle ed il transetto è sovrastato da una cupola senza tamburo del Mascherino.

Santa Maria in Trivio

E’ una piccola chiesa, in un angolo della movimentata piazza di Trevi, messa in ombra dalla fontana, ma anche dalla tanto più evidente chiesa dei SS. Vincenzo e Anastasio.

Di origine antichissima, fatta risalire a un annesso ospedale fondatovi nel 537 da Belisario, le sue vicende rimangono oscure fino al XVI secolo, quando ancora conservava il nome di S. Maria in Xenodochio (ospedale); nel 1571 fu ceduta ai Crociferi che tra il 1573 e il 1575 ne intrapresero la ricostruzione su progetto di Jacopo Del Duca, mentre l’interno fu decorato nel corso del Seicento

 

Santa Maria in Via

L' origine della chiesa viene fatta risalire all'anno 1256 sotto il pontificato di Alessandro IV; il nome deriva forse dalla vicinissima via Flaminia, che venne chiamata  per antonomasia la “Via” in un’epoca nella quale i dintorni della chiesa erano pressocchè aperta campagna.. La storia della chiesa si riallaccia  ad un celebre miracolo nel corso del quale le acque di un pozzo che era in una stalla presso il vicino palazzo del cardinal Capocci , tracimò allagando presto l’intera zona; il fenomeno cessò solo quando  venne raccolta un’immagine della Madonna, dipinta su di una lastra di silicio, portata  a galla proprio da quel pozzo.  Il  Cardinal Capocci, stupito da quel miracolo, fece edificare in quel luogo la chiesa. Venne inglobato dalla chiesa stessa anche il pozzo, in cui era tradizione, fino ai tempi di Alessandro VII, che vi si trovasse una pietra del pozzo della Samaritana ed alle cui acque, da allora, furono attribuite virtù taumaturgiche.  Fu riedificata nel 1491 sotto Innocenzo VIII e nel 1513 affidata da Leone X ai padri Serviti, che nel 1549 ne  rialzarono le fondamenta. La chiesa, progettata nel 1594 da Francesco da Volterra e Giacomo Della Porta, che iniziò anche la facciata, venne completata nel 1670 da Girolamo Rainaldi. La facciata, con finestrone centrale, è a due ordini. L’interno, a navata unica, ha quattro cappelle per lato. Nel periodo natalizio, la chiesa espone uno dei più suggestivi presepi di Roma.

Santa Susanna

S. Susanna, secondo la leggenda, fu martire sotto Diocleziano e il suo culto fu presto perpetuato nella casa paterna, di cui rimangono resti nei sotterranei della chiesa attuale. Nel corso del IV secolo fu eretta una grande basilica a tre navate, ma la chiesa subì un quasi totale rifacimento sotto Clemente VIII (1592-1605), con progetto di Carlo Maderno che la ridusse a una sola navata, costruendo anche la facciata attuale, completata nel 1603. La chiesa, è dal 1922 chiesa nazionale degli Stati Uniti d’America.

 

Sant'Agostino

Dopo S. Maria del Popolo questa è la chiesa quattrocentesca di Roma più interessante. Il luogo fu donato agli Agostiniani nel 1286, e, a partire dal 1296, vi sorse una prima chiesa, in cui nel 1455 fu deposto il corpo di S. Monica. Una nuova chiesa, fu iniziata nel 1479 e completata nel 1483 su progetto di Giacomo da Pietrasanta e Sebastiano Fiorentino. Grandemente arricchita tra cinquecento e seicento, subì un radicale intervento tra il 1756 e il 1761 a opera di Luigi Vanvitelli, che demolì, tra l’altro, la cupola rinascimentale.. Nel 1856 Pietro Gagliardi realizzò la decorazione pittorica interna. La facciata, a due ordini con timpano triangolare, ricorda quella di S. Maria del Popolo, ed è preceduta da una scalinata. L’interno è a tre navate con volta a crociera e cinque cappelle per parte.

 

Sant'Onofrio

Situata sulla passeggiata del Gianicolo, a questa chiesa è indissolubilmente legata la memoria di Torquato Tasso, che visse i suoi ultimi giorni nel vicino convento.

Fu costruita a partire dal 1419 come romitorio degli Eremitani, e si presenta attualmente nell’aspetto dato dagli interventi susseguitisi nel tempo fino al tardo Cinquecento. E’ preceduta da un sagrato-portico racchiuso sui due lati da archi rinascimentali su colonne antiche, sopra i quali è una loggia ora chiusa. Nel mezzo del sagrato una fontana, composta da elementi provenienti dalla distrutta fontana di piazza Giudia. L’interno è un’aula rettangolare, con volte a crociera, abside poligonale e cinque cappelle laterali, di uno stile rinascimentale.

Dal portico si accede al chiostro  e alle due stanze al primo piano, trasformate in Museo, dove il 25 aprile 1595 morì il poeta e dove sono conservati i cimeli relativi a lui e alle sue opere.

S. S. Trinità dei Monti

La chiesa, da quattro secoli elemento costante dei panorami romani, nasce dal rapporto tra S. Francesco di Paola e il re Carlo VIII di Francia, che promuovono l’acquisto del terreno sul Pincio e la costruzione di una chiesa con convento per il nascente Ordine dei Minimi, fondato dal santo. Iniziata nel 1502, nel 1519 la chiesa era completata, mentre nel 1550 era terminato il convento. Successivamente fu eretta la facciata, completata su progetto di Giacomo Della Porta nel 1584, mentre la scalinata a doppia rampa fu eseguita nel 1587 su disegno di Domenico Fontana.L’interno è a una sola navata, con cappelle laterali, ed è diviso in due parti da una cancellata.

Di fronte alla chiesa si erge l’obelisco Sallustiano, proveniente dagli omonimi Horti, qui collocato nel 1789 per volontà di Pio VI, a completamento, due secoli dopo, della strada Felice, oggi via Sistina, che Sisto V fece tracciare a collegamento del Pincio con la basilica di S. Maria Maggiore. Davanti all’obelisco si apre la Scalinata della Trinità dei Monti.

S. S. Vito e Modesto

La chiesa è di antichissima origine, conosciuta sin dal IV secolo col nome di S. Vito in Macello, dalla vicina presenza del Macellum Livìae, e si trovava sul tratto terminale dell’antichissimo clivus Suburanus, che dai Fori conduceva alle strade che si dirigevano fuori della città, verso il Lazio meridionale e la Campania

Fu ricostruita nel 1477 da papa Sisto IV e nel 1900 ne fu addirittura invertito l’orientamento, aprendo la nuova facciata su via Carlo Alberto, mentre nel 1977 un restauro ha ripristinato l’orientamento originale.

La facciata a capanna è molto semplice, e conserva il portale marmoreo di Sisto IV. Allo stesso periodo risalgono le ripristinate bifore goticheggianti sul fianco. L’interno è oggi una spoglia aula rettangolare absidata. Accanto alla chiesa sorge l’arco di Gallieno, dedicato nel 262 all’imperatore modificando l’antica porta Esquilina del recinto delle mura Serviane.

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