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Le Chiese Barocche

Gesù e Maria

Sorge nella parte alta di via del Corso, vicino a Piazza del Popolo, di fronte a S. Giacomo in Augusta e all'omonimo Ospedale. La sua data di fondazione risulta incerta, poichè diverse fonti la fanno risalire al 1630 o al 1640, ma in ogni caso l'aspetto attuale è dovuto ad una seconda fase, come completamento di una struttura gia realizzata in gran parte, ad opera di Carlo Rainaldi negli anni 1672-1675. La chiesa, con l'annesso convento, fu costruita per gli Agostiniani Scalzi ed è composta all'interno da una grande sala con volta a botte e tre cappelle per lato.

San Bernardo alle Terme

Ha l’aspetto di un enorme corpo cilindrico, derivante dal fatto che fu edificata all'interno di uno dei torrioni del muro perimetrale delle terme di Diocleziano, nel 1598 insieme con l’annesso monastero di frati certosini. L'interno, a pianta circolare, è coperto da una cupola del diametro di 22 metri.

San Callisto

Sorge sulla piazza omonima, tra quella di S. Maria in Trastevere e via di S. Francesco a Ripa. Secondo la tradizione sorge sul luogo dove papa Callisto I (217-222) subì il martirio, e dove la comunità cristiana a memoria di ciò costruì un oratorio; una chiesa vera e propria vi fu costruita nell'VIII secolo, e poi nel XII. La chiesa attuale fu ricostruita dalle fondamenta nel 1610: la facciata della chiesa è di impianto ancora cinquecentesco, a due ordini. L'interno è una semplice aula rettangolare con due cappelle laterali, molto rimaneggiata dai restauri degli anni '30 del XX secolo.

San Carlo ai Catinari

Il nome deriva dalle botteghe di fabbricanti di catini che si trovavano un tempo nella zona.  Sul luogo sorgeva una piccola chiesa, S. Biagio de Oliva, che nel 1575 fu ceduta all'ordine dei Barnabiti, i quali si diedero ad edificare una chiesa molto più monumentale, dedicata a S. Carlo Borromeo. I lavori, dopo molte controversie, ebbero inizio nel 1612, ad opera di Rosario Rosati, che arrivò a completare la cupola nel 1620. Il completamento dell'intero edificio richiese molto più tempo: la facciata fu eretta nel 1636-1638, ad opera di G. B. Soria, l'abside fu completata tra il 1638 ed il 1646, e la decorazione interna dell'edificio proseguì per tutto il XVII secolo. L'edificio fu finalmente consacrato nel 1722.

San Carlo al Corso

La titolazione vera della chiesa è ai SS. Ambrogio e Carlo, i due principali patroni milanesi. Fin dal X secolo esisteva una chiesetta sul luogo del grande tempio odierno, che nel 1471 fu concessa ai Lombardi residenti a Roma da Sisto I. Il nuovo tempio prese le mosse dalla canonizzazione di S. Carlo, avvenuta nel 1610, e nel 1612 iniziarono i lavori ad opera di Onorio Longhi, alla morte del quale proseguiti dal figlio Martino. Defunto anche questi nel 1634, seguì un interruzione dei lavori fino al 1665, quando furono ripresi da Pietro da Cortona, che progettò la cupola e l'abside, conclusi nel 1672. Infine la facciata, gigantesca ma vuota, fu costruita tra il 1682 e il 1684 su progetto del cardinale Alessandro Omodei. Dello stesso periodo sono i due edifici simmetrici ai lati della chiesa, che un tempo ospitavano la confraternita e l'ospedale. L’interno della chiesa è a tre navate con cappelle laterali e volta a botte, e, caso unico a Roma, si articola nel presbiterio in un corridoio anulare intorno all'abside, elemento architettonico proprio dell'architettura gotica .

San Carlo alle Quattro Fontane

S. Carlino per i romani, una delle più piccole e più belle chiese di Roma, è adiacente all'incrocio delle Quattro Fontane tra la via Felice e la strada Pia. Sistemato da papa Sisto V con le fontane dei fiumi ai quattro angoli dell'incrocio, con le prospettive dei tre obelischi Esquilino, Sallustiano e del Quirinalee della michelangiolesca porta Pia: il tutto costituisce uno degli insiemi più caratteristici della città. La costruzione della chiesa e dell’annesso convento si deve ai Trinitari Spagnoli a partire dal 1634 su progetto di Francesco Borromini. La chiesa fu consacrata nel 1646, ma i cantieri proseguirono ancora per la facciata (fino al 1667) e per il campanile (1670).

San Francesco a Ripa

La Ripa cui si fa riferimento è il porto tiberino di Ripa Grande, sottostante all'attuale complesso di S. Michele: la chiesa fu probabilmente ricostruita, conservando gli ambienti in cui soggiornò Francesco. L'aspetto attuale è dovuto alla ricostruzione della parte absidale ad opera di Mattia de Rossi, tra il 1681 ed il 1701. L'interno della chiesa, a tre navate con quattro cappelle per parte, è ricco di memorie e monumenti funebri. Dalla sagrestia si può accedere alla cappella di S. Francesco, unico resto dell'antico ospizio, in cui fu ospitato il santo nei suoi soggiorni romani.

San Francesco di Paola

La chiesa di S. Francesco di Paola è preceduta dalla mole austera del convento, di architettura sei-settecentesca, occupato ora dall'istituto centrale del restauro. Fu costruita nel 1623  e ampliata nel 1645-1650 e restaurata e decorata internamente nei primi anni del settecento; l'interno è a navata unica con volta a botte. Il campanile è costituito dalla medievale Torre dei Borgia, alla quale è stata aggiunta la cella campanaria. La chiesa di S. Francesco di Paola è la chiesa nazionale dei calabresi in Roma.

San Giacomo alla Lungara

L’origine della chiesa è assai antica, risale al tempo di Leone IV (847-855), e dopo svariate vicende fu affidata nel 1620 alle Terziarie Francescane che vi realizzarono un monastero per le "Convertite", cioè prostitute pentite, e una casa per le malmaritate, donne che fuggivano da matrimoni infelici. Tra il 1628 ed il 1664 fu completamente ricostruita, ma i lavori di realizzazione del lungotevere, alla fine dell'ottocento, causarono la distruzione di larga parte del convento. Oggi, dal lungotevere, è visibile il campanile romanico della chiesa (sec. XII) unica testimonianza superstite del complesso medioevale. L'interno della chiesa è a navata unica con volta a cassettoni.

San Girolamo della Carità

Questa chiesa secondo la tradizione, fu edificata sulla casa di S. Paolo che ospitò nel 382 S. Girolamo chiamato a Roma da papa Damaso. La chiesa originariamente a pianta basilicale a tre navate, ospitò a partire dal 1524 l'Arciconfraternita della Carità, che la fece ricostruire tra il 1654ed il 1660 ad opera di Domenico Castelli, mentre la facciata viene attribuita a Carlo Rainaldi. L'interno, a navata unica, ha un ricco soffitto ligneo a cassettoni.

San Giuseppe dei Falegnami

Questa chiesa deve la sua fama alla presenza sotto di sè del Carcere Mamertino, uno dei più antichi edifici dell'età romana conservatisi fino ad oggi, dove venivano rinchiusi in attesa di giudizio i detenuti "politici" e che è sacro ai cristiani perchè vi furono rinchiusi anche gli apostoli Pietro e Paolo. Nel 1597 la Confraternita dei Falegnami decise di far costruire una nuova chiesa dedicata al loro patrono: la chiesa fu completata esternamente nel 1602,  mentre la decorazione interna proseguì fino al 1663. Dopo il 1860 la chiesa venne ridecorata, mentre risale al 1941, in occasione dei lavori di sistemazione stradale e archeologica attorno al colle capitolino, tutta la sistemazione della piazza antistante.

San Lorenzo in Fonte

E’ una chiesetta incassata tra gli edifici del rione Monti, sorta sugli ambienti sotterranei sotterranei ove si riteneva fosse localizzata l'antico carcere di Lorenzo. L'interno della chiesa, a navata unica con tre cappelle laterali, è barocco. Nella cella dove fu rinchiuso il santo si trova una fonte citata dalle antiche cronache come miracolosa.

San Nicola da Tolentino

La costruzione fu iniziata dagli Agostiniani Scalzi a partire dal 1620, per opera dell'architetto Carlo Butti, al quale seguirono Giovan Battista Mola, Martino Longhi il giovane, ed infine Giovan Maria Baratta, che concluse la costruzione nel 1658. Nel 1883 papa Leone XIII concesse la chiesa al Collegio Armeno.

San Rocco

La chiesa è menzionata fin dall'XI secolo, come dedicata a S. Martino, e fu ricostruita in forme barocche moderate da Giovanni Antonio de Rossi tra il 1645 ed il 1680. La facciata è opera di Giuseppe Valadier (1834). L’interno è a navata unica; nel presbiterio si trova la cappella della Madonna delle Grazie, dove è venerata l'omonima immagine mariana.

San Sebastiano al Palatino

Sorge sull'area della spianata artificiale creata per erigervi il tempio del Sol Invictus, voluto dall'imperatore Eliogabalo tra il 218 ed il 222 d.C. La chiesa in origine si chiamava S. Maria in Pallara (secolo X), e decaduta alquanto, fu restaurata radicalmente sotto papa Urbano VIII, tra il 1626 e il 1631, ad opera di Luigi Arrigucci, conservando l'abside antica. L'interno era originariamente coperto di affreschi con le storie di Cristo e di S. Sebastiano, andati perduti nei rifacimenti, di cui rimangono solo quelli dell'abside, risalenti alla fine del X secolo. Negli edifici annessi restano tracce dell'originario monastero medievale.

Santa Barbara dei Librai

La chiesa dedicata alla santa esisteva nello stesso luogo fin dall'XI secolo e doveva essere di importanza ben maggiore dell’attuale, visto che nel XVI secolo risultava titolo cardinalizio. Nel 1601 viene ceduta alla confraternita dei librai, fondata l'anno precedente, che vi ha svolto la propria attività devozionale fino al 1878, anno dello scioglimento della confraternita. La chiesa attuale, ricostruita nel 1860 ad opera di Giuseppe Passeri, era stata addirittura sconsacrata ed adibita a magazzino e solo recenti restauri l'ha riportata all'aspetto precedente, consentendo un ritorno alla sua destinazione religiosa.

Santa Caterina da Siena a Magnanapoli

La chiesa, dedicata alla santa patrona d'Italia, risale al 1575, come chiesa del convento delle suore di Santa Caterina, che qui si trasferirono dalla casa di piazza Santa Chiara nel 1574. Tra il 1628 ed il 1641 il complesso fu ingrandito includendovi la Torre delle Milizie, che funzionò come belvedere fino a quando non fu di nuovo isolata nel 1913.

Santa Maria dei Miracoli

E’ la chiesa "gemella" di destra in piazza del Popolo, guardando con le spalle a Porta del Popolo. Della storia di questa chiesa si rimanda alla descrizione dell'appunto chiesa "gemella". Il campanile settecentesco è opera di Giacomo Theodoli; l’'interno, a pianta circolare, è visibilmente più piccolo di quello di S. Maria di Montesanto.

Santa Maria della Concezione

Tradizionalmente nota come “I Cappuccini”, questa chiesa deve certo la sua fama alla presenza dell’ossario composto con i resti di migliaia di frati dell'Ordine. Nel 1626 Urbano VIII Barberini concede ai padri Cappuccini di entrare in possesso del terreno su cui sorgerà la chiesa e l'annesso convento, a poca distanza dal palazzo della famiglia Barberini. La chiesa sarà costruita tra il 1626 ed il 1630 e nel 1631 vi sarà trasferito il cimitero dell'Ordine che prima si trovava nella chiesa di S. Croce e Bonaventura dei Lucchesi, ai piedi del Quirinale. L'architettura è di Antonio Casoni; l'interno è ad una navata, con cinque cappelle per parte.

Santa Maria della Vittoria

E’ conosciuta soprattutto per la presenza al suo interno della statua di S. Teresa del Bernini. Il terreno su cui poi sorge, fu acquistato dai padri Carmelitani Scalzi nel 1607. Tra il 1608 ed il 1620 fu costruita la chiesa ad opera del Maderno, intitolata però a S. Paolo apostolo. Nel 1622 vi fu trasferita un'immagine con l'Adorazione del Bambino, che aveva condotto alla vittoria le truppe cattoliche contro quelle protestanti nella battaglia della Montagna Bianca vicino Praga, cosicché il nuovo nome della chiesa divenne S. Maria della Vittoria. La facciata è opera di G.B. Soria, eretta tra il 1624 ed il 1626, e si ispira a quella vicina, e di poco precedente, di S. Susanna, opera di Carlo Maderno. L'interno, a navata unica a volta a botte, risulta uno dei più sontuosi esemplari di decorazione barocca in Roma, per la ricchezza dei marmi, degli stucchi e dei fregi.

Santa Maria in Campitelli

Questa chiesa è un ex voto barocco, eretto per accogliere la miracolosa immagine sacra della Vergine che si trovava nella chiesa di S. Maria in Portico, dove ora è il palazzo dell'anagrafe. A tale immagine il Senato ed il popolo di Roma si erano affidati in occasione della pestilenza del 1656. Sul luogo attuale esisteva già una piccola chiesa, consacrata nel 1648. Ma nel 1662, avvenuta la traslazione dell'immagine miracolosa, si pose mano alla ricostruzione del nuovo, maestoso tempio, su architettura di Carlo Rainaldi. La facciata fu compiuta nel 1667, ma si continuarono i lavori fino alla consacrazione dell'edificio, nel 1728.

Santa Maria in Montesanto

E' una delle chiese "gemelle" di piazza del Popolo, e precisamente quella di sinistra per chi guarda verso il Corso, che insieme all'altra, ossia S. Maria dei Miracoli, costituisce un tutt'uno con la sistemazione urbanistica secentesca della piazza. Santa Maria di Montesanto deve il suo nome ad una chiesetta che in precedenza si trovava all'inizio di via del Babuino, dei frati del Carmelo di Montesanto in Sicilia. Il campanile è settecentesco. L'interno, come detto, è a pianta ellittica con cupola dodecagonale, La chiesa è nota per essere la "chiesa degli artisti.

Santa Maria in Vallicella

Meglio conosciuta come la Chiesa Nuova, è uno dei più importanti centri religiosi della città, e forse quello che esprime meglio la spiritualità dell'età controriformistica e barocca. Sul luogo, che prende il nome da un modesto avvallamento, poi spianato, esistente in età antica, è ricordata una chiesa almeno dal XII secolo, in cui si conservava una miracolosa immagine della Vergine col Bambino. La chiesa è indissolubilmente legata alla figura di S. Filippo Neri, il popolarissimo "Pippo bono" che si prodigò per l'educazione cristiana e il miglioramento della situazione dei fanciulli poveri della città. La chiesa fu consacrata nel 1599 e la facciata venne completata nel 1604. La chiesa era officiata dai padri Filippini, che nel 1621 iniziarono la costruzione a fianco di essa di un gigantesco complesso conventuale, terminato nel 1666 e al quale Borromini diede la sua inconfondibile impronta. Il complesso, oggi, è uno dei principali centri delle istituzioni e attività culturali cittadine: ospita infatti l'Emeroteca Romana, l'Archivio capitolino e la biblioteca Vallicelliana, disegnata dal Borromini tra il 1642 ed il 1644.

Santa Maria in Via Lata

E' una chiesa di antichissima origine, fondata sotto papa Sergio I (687-701) come diaconia, ovvero centro di assistenza ecclesiastico nei confronti della popolazione cittadina. Nel 1049 papa Leone IX la fece ricostruire ad un livello più alto, come chiesa, con annesso un monastero. La chiesa venne ricostruita altre due volte, nel 1491-1506 e a partire dal 1639, su progetto di Cosimo Fanzango,  fino al 1661-1662, quando fu completata la facciata, su disegno di Pietro da Cortona. L'interno della chiesa è a tre navate.

Sant'Agnese in Agone

Quando Innocenzo X Pamphili divenne pontefice, volle creare per se e per la sua famiglia una sorta di piazza-cortile su cui affacciasse un proprio palazzo ed una propria chiesa, sulla falsariga di quanto avevano gia fatto i Farnese e i Barberini. A questa volontà di grandezza pontificia è dovuto l'assetto di Piazza Navona, progettata da Carlo e Girolamo Rainaldi in cui la costruzione della chiesa era stata pensata in sostituzione dell'antica cappella di S. Agnese. Ma le lentezze e le incertezze dei Rainaldi spazientirono il pontefice che nel 1653 affidò l'incarico al Borromini. Questi non potè fare a meno di conservare per l'interno l'impianto dei Rainaldi modificando invece la facciata. Con la morte del pontefice gli eredi Pamphili esonerarono Borromini dall'incarico, e la chiesa venne completata da Carlo Rainaldi nel 1672. Negli stessi anni il Bernini, rientrato nelle grazie di papa Pamphili erigeva la fontana dei Fiumi, da cui la notissima storiella del "dialogo" delle sculture dei Fiumi con la statua di S. Agnese alla sommità della facciata borrominiana. Questa rassicura, con la mano sul petto, che l'edificio non crollerà, di fronte ai gesti di sgomento delle statue della fontana. Interpretazione fantasiosa, ma che da secoli fa parte dell'aneddotica popolare romana.

Sant'Andrea al Quirinale

Situata di fronte alla manica lunga del palazzo del Quirinale, sull'omonima strada, S. Andrea risulta una delle chiese più armoniose della città. Fu costruita a partire dal 1658 sul luogo di una precedente chiesa del cinquecento per volontà di Alessandro VII Chigi, su patrocinio del principe Camillo Pamphili e su progetto di Gian Lorenzo Bernini. La costruzione fu definitivamente completata nel 1678. Il suo stile riprende molti elementi dell'architettura cinquecentesca classica, trasformandoli, a partire dalla monumentale facciata ad un solo ordine con un protiro semicircolare. L'interno è a pianta ovale con l'asse maggiore perpendicolare a quello d'ingresso, le cappelle radiali sono arretrate in modo da non interrompere il ritmo continuo dell'ovale e l'impressione di grande respiro spaziale, accentuato dalla diffusa luminosità dell'insieme, provenienti dalle numerose finestre della cupola e del lanternino.

Sant'Andrea della Valle

E’ una tra le più monumentali chiese romane, emblema, insieme al Gesù e a S. Ignazio, della Chiesa della Controriforma. Sebbene iniziata nel 1591, venne fatta rientrare tra le chiese barocche del Seicento poiché la sua costruzione e decorazione si prolungò molto oltre nel secolo seguente. Il progetto iniziale fu dell'architetto Olivieri, poi proseguito dal teatino padre Grimaldi; infine ai primi del nuovo secolo, ingenti stanziamenti consentirono la rapida costruzione dell'edificio ad opera di Carlo Maderno che giunse a completare l'altissima cupola, la seconda a Roma dopo quella michelangiolesca di S. Pietro, nel 1622. La chiesa fu completamente coperta nel 1625 e consacrata nel 1650. La facciata rimase una muratura soglia finchè Carlo Rainaldi la eresse tra il 1655 ed il 1665, attenendosi al modello originario del Maderno, che a sua volta si ispirava alla facciata "controriformistica" del Gesù, divisa in due ordini sovrapposti.

Sant'Andrea delle Fratte

La chiesa, col vicino convento, passò nel 1585 ai Padri Minimi di S. Francesco di Paola, e nel 1595 si pose mano alla costruzione della chiesa su disegno di Gaspare Guerra. I lavori presto si interruppero, per essere completati solo nel 1826, quando fu costruita la parte superiore della facciata, rimasta incompleta per due secoli. Nella lunga storia della ricostruzione spicca l'intervento di Francesco Borromini che, tra il 1653 e la sua morte nel 1667, realizzò il campanile, l'abside e il tamburo della cupola, peraltro rimasti incompleti perchè privi del previsto rivestimento marmoreo. All'interno sono visibili nella penombra due capolavori della scultura barocca, al coppia di angeli marmorei che Gian Lorenzo Bernini scolpì di mano propria per la serie della via Crucis di ponte S. Angelo.

Sant'Antonio dei Portoghesi

Si trova sull'omonima strada ed è la chiesa della "nazione" portoghese a Roma, ovvero la chiesa cui fanno riferimento i membri della nazione lusitana che risiedono in Roma. La facciata della chiesa è su due ordini; lo stile della chiesa, nel suo complesso, sebbene sia opera di architetti italiani e tedeschi risente, nella sua ricchezza di elementi decorativi della particolare maniera dello stile barocco sviluppatasi nella penisola iberica, probabilmente suggerita dai committenti portoghesi dell'edificio.

Sant'Ignazio di Loyola

E’ il massimo tempio gesuitico di Roma ed è strettamente collegato all'edificio del Collegio romano, "università" per la formazione di tutti coloro che ambissero ad entrare nell'ordine. Sul luogo dell'attuale chiesa ve ne era una precedente, sorta nel 1562-1566 e dedicata alla SS. Annunziata: risultata troppo piccola per gli studenti che affollavano il Collegio, si procedette alla costruzione di un grandioso tempio a partire dal 1622, ad opera di Orazio Grassi. La costruzione prosegui con alterne vicende fino al 1685, quando per l'esaurimento dei fondi non si procedette oltre con la costruzione della prevista cupola, sostituita dalla finta cupola dipinta da P. Andrea Pozzo. L'interno è a navata unica, con cappelle laterali intercomunicanti.

Sant'Ivo alla Sapienza

Nasce dalla richiesta di Urbano VIII Barberini al Borromini . La sua splendida facciata leggermente concava, è frutto dell'estro di Francesco Borromini di completare il palazzo della Sapienza, sede dell'Università, con una chiesa dedicata a Sant'Ivo, protettore degli avvocati. Dopo aver terminato il completamento del palazzo, Borromini mise mano al tempio nel 1643, ma solo nel 1660 Alessandro VII Chigi consacra ufficialmente l'edificio, uno straordinario esempio di originalità architettonica che viene considerato una delle espressioni più alte del barocco romano.

SS. Luca e Martina

La chiesa è dedicata a Martina, martirizzata nel 228 d.C durante il regno dell'Imperatore Alessandro Severo e a Luca in quanto protettore dell'Accademia del Disegno che divenne la proprietaria del monumento nel 1588 su concessione di Sisto V°. Nel 625 il pontefice Onorio I° commissionò la costruzione della chiesa che venne restaurata la prima volta nel 1256 durante il pontificato di Alessandro IV° e successivamente nel 1635-64 da Ottaviano Mascherino e Pietro Da Cortona su incarico del Cardinale Francesco Barberini. La facciata è su due ordini, serrata fra semicolonne e pilastri binati. L'interno è distribuito a croce greca.

S. S. Trinità dei Pellegrini

Sorge sull'area di S. Benedetto de Arenula, della quale si hanno notizie a partire dall'XI secolo e che venne concessa nel 1558 da papa Paolo IV all'Arciconfraternita dei Pellegrini. Questa, a partire dal 1587, pose mano alla ricostruzione dell'edificio secondo un progetto di Martino Longhi il vecchio. Tuttavia, in corso d'opera, fu data la precedenza al progetto di Paolo Maggi, secondo il quale fu completata nel 1616. La chiesa rimaneva però mancante di facciata, che fu eseguita nel 1723 su progetto di Francesco de Sanctis, l'architetto della scalinata di piazza di Spagna. Il vasto interno è a croce latina.

S. S. Vincenzo e Anastasio

Spettacolare chiesa che si affaccia su di un angolo della piazza di Trevi; di origine medievale, nell'aspetto attuale risale alla ricostruzione effettuata tra il 1646 ed il 1650, sotto il patrocinio del cardinale Mazzarino, primo ministro di Francia. L'architettura è dovuta per la facciata a Martino Longhi il Giovane, per il resto a Gaspare de' Vecchi. L'abside fu ricostruita a metà settecento, e l'interno subì pesanti rimaneggiamenti a metà del XIX secolo.

  2005 Laboratorio Roma