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Gesù e Maria |
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Sorge nella parte alta di via del
Corso, vicino a Piazza del Popolo, di fronte a S. Giacomo in Augusta e
all'omonimo Ospedale. La sua data di fondazione risulta incerta, poichè
diverse fonti la fanno risalire al 1630 o al 1640, ma in ogni caso
l'aspetto attuale è dovuto ad una seconda fase, come completamento di
una struttura gia realizzata in gran parte, ad opera di Carlo Rainaldi
negli anni 1672-1675. La chiesa, con l'annesso convento, fu costruita
per gli Agostiniani Scalzi ed è composta all'interno da una grande sala
con volta a botte e tre cappelle per lato. |
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San Bernardo alle
Terme |
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Ha l’aspetto di un enorme corpo
cilindrico, derivante dal fatto che fu edificata all'interno di uno dei
torrioni del muro perimetrale delle terme di Diocleziano, nel 1598
insieme con l’annesso monastero di frati certosini. L'interno, a pianta
circolare, è coperto da una cupola del diametro di 22 metri. |
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San Callisto |
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Sorge sulla piazza omonima, tra quella
di S. Maria in Trastevere e via di S. Francesco a Ripa. Secondo la
tradizione sorge sul luogo dove papa Callisto I (217-222) subì il
martirio, e dove la comunità cristiana a memoria di ciò costruì un
oratorio; una chiesa vera e propria vi fu costruita nell'VIII secolo, e
poi nel XII. La chiesa attuale fu ricostruita dalle fondamenta nel 1610:
la facciata della chiesa è di impianto ancora cinquecentesco, a due
ordini. L'interno è una semplice aula rettangolare con due cappelle
laterali, molto rimaneggiata dai restauri degli anni '30 del XX secolo. |
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San Carlo ai Catinari |
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Il nome deriva dalle botteghe di
fabbricanti di catini che si trovavano un tempo nella zona. Sul luogo
sorgeva una piccola chiesa, S. Biagio de Oliva, che nel 1575 fu ceduta
all'ordine dei Barnabiti, i quali si diedero ad edificare una chiesa
molto più monumentale, dedicata a S. Carlo Borromeo. I lavori, dopo
molte controversie, ebbero inizio nel 1612, ad opera di Rosario Rosati,
che arrivò a completare la cupola nel 1620. Il completamento dell'intero
edificio richiese molto più tempo: la facciata fu eretta nel 1636-1638,
ad opera di G. B. Soria, l'abside fu completata tra il 1638 ed il 1646,
e la decorazione interna dell'edificio proseguì per tutto il XVII
secolo. L'edificio fu finalmente consacrato nel 1722. |
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San Carlo al Corso |
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La titolazione vera della chiesa è ai
SS. Ambrogio e Carlo, i due principali patroni milanesi. Fin dal X
secolo esisteva una chiesetta sul luogo del grande tempio odierno, che
nel 1471 fu concessa ai Lombardi residenti a Roma da Sisto I. Il nuovo
tempio prese le mosse dalla canonizzazione di S. Carlo, avvenuta nel
1610, e nel 1612 iniziarono i lavori ad opera di Onorio Longhi, alla
morte del quale proseguiti dal figlio Martino. Defunto anche questi nel
1634, seguì un interruzione dei lavori fino al 1665, quando furono
ripresi da Pietro da Cortona, che progettò la cupola e l'abside,
conclusi nel 1672. Infine la facciata, gigantesca ma vuota, fu costruita
tra il 1682 e il 1684 su progetto del cardinale Alessandro Omodei. Dello
stesso periodo sono i due edifici simmetrici ai lati della chiesa, che
un tempo ospitavano la confraternita e l'ospedale. L’interno della
chiesa è a tre navate con cappelle laterali e volta a botte, e, caso
unico a Roma, si articola nel presbiterio in un corridoio anulare
intorno all'abside, elemento architettonico proprio dell'architettura
gotica . |
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San Carlo alle
Quattro Fontane |
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S. Carlino per i romani, una delle più
piccole e più belle chiese di Roma, è adiacente all'incrocio delle
Quattro Fontane tra la via Felice e la strada Pia. Sistemato da papa
Sisto V con le fontane dei fiumi ai quattro angoli dell'incrocio, con le
prospettive dei tre obelischi Esquilino, Sallustiano e del Quirinalee
della michelangiolesca porta Pia: il tutto costituisce uno degli insiemi
più caratteristici della città. La costruzione della chiesa e
dell’annesso convento si deve ai Trinitari Spagnoli a partire dal 1634
su progetto di Francesco Borromini. La chiesa fu consacrata nel 1646, ma
i cantieri proseguirono ancora per la facciata (fino al 1667) e per il
campanile (1670). |
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San Francesco a Ripa |
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La Ripa cui si fa riferimento è il
porto tiberino di Ripa Grande, sottostante all'attuale complesso di S.
Michele: la chiesa fu probabilmente ricostruita, conservando gli
ambienti in cui soggiornò Francesco. L'aspetto attuale è dovuto alla
ricostruzione della parte absidale ad opera di Mattia de Rossi, tra il
1681 ed il 1701. L'interno della chiesa, a tre navate con quattro
cappelle per parte, è ricco di memorie e monumenti funebri. Dalla
sagrestia si può accedere alla cappella di S. Francesco, unico resto
dell'antico ospizio, in cui fu ospitato il santo nei suoi soggiorni
romani. |

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San Francesco di
Paola |
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La chiesa di S. Francesco di Paola è
preceduta dalla mole austera del convento, di architettura
sei-settecentesca, occupato ora dall'istituto centrale del restauro. Fu
costruita nel 1623 e ampliata nel 1645-1650 e restaurata e decorata
internamente nei primi anni del settecento; l'interno è a navata unica
con volta a botte. Il campanile è costituito dalla medievale Torre dei
Borgia, alla quale è stata aggiunta la cella campanaria. La chiesa di S.
Francesco di Paola è la chiesa nazionale dei calabresi in Roma. |
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San Giacomo alla
Lungara |
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L’origine della chiesa è assai antica,
risale al tempo di Leone IV (847-855), e dopo svariate vicende fu
affidata nel 1620 alle Terziarie Francescane che vi realizzarono un
monastero per le "Convertite", cioè prostitute pentite, e una casa per
le malmaritate, donne che fuggivano da matrimoni infelici. Tra il 1628
ed il 1664 fu completamente ricostruita, ma i lavori di realizzazione
del lungotevere, alla fine dell'ottocento, causarono la distruzione di
larga parte del convento. Oggi, dal lungotevere, è visibile il campanile
romanico della chiesa (sec. XII) unica testimonianza superstite del
complesso medioevale. L'interno della chiesa è a navata unica con volta
a cassettoni. |
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San Girolamo della
Carità |
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Questa chiesa secondo la tradizione, fu
edificata sulla casa di S. Paolo che ospitò nel 382 S. Girolamo chiamato
a Roma da papa Damaso. La chiesa originariamente a pianta basilicale a
tre navate, ospitò a partire dal 1524 l'Arciconfraternita della Carità,
che la fece ricostruire tra il 1654ed il 1660 ad opera di Domenico
Castelli, mentre la facciata viene attribuita a Carlo Rainaldi.
L'interno, a navata unica, ha un ricco soffitto ligneo a cassettoni. |
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San Giuseppe dei
Falegnami |
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Questa chiesa deve la sua fama alla
presenza sotto di sè del Carcere Mamertino, uno dei più antichi edifici
dell'età romana conservatisi fino ad oggi, dove venivano rinchiusi in
attesa di giudizio i detenuti "politici" e che è sacro ai cristiani
perchè vi furono rinchiusi anche gli apostoli Pietro e Paolo. Nel 1597
la Confraternita dei Falegnami decise di far costruire una nuova chiesa
dedicata al loro patrono: la chiesa fu completata esternamente nel 1602,
mentre la decorazione interna proseguì fino al 1663. Dopo il 1860 la
chiesa venne ridecorata, mentre risale al 1941, in occasione dei lavori
di sistemazione stradale e archeologica attorno al colle capitolino,
tutta la sistemazione della piazza antistante. |
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San Lorenzo in Fonte |
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E’ una chiesetta incassata tra gli
edifici del rione Monti, sorta sugli ambienti sotterranei sotterranei
ove si riteneva fosse localizzata l'antico carcere di Lorenzo. L'interno
della chiesa, a navata unica con tre cappelle laterali, è barocco. Nella
cella dove fu rinchiuso il santo si trova una fonte citata dalle antiche
cronache come miracolosa. |
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San Nicola da
Tolentino |
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La costruzione fu iniziata dagli
Agostiniani Scalzi a partire dal 1620, per opera dell'architetto Carlo
Butti, al quale seguirono Giovan Battista Mola, Martino Longhi il
giovane, ed infine Giovan Maria Baratta, che concluse la costruzione nel
1658. Nel 1883 papa Leone XIII concesse la chiesa al Collegio Armeno. |

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San Rocco |
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La chiesa è menzionata fin dall'XI
secolo, come dedicata a S. Martino, e fu ricostruita in forme barocche
moderate da Giovanni Antonio de Rossi tra il 1645 ed il 1680. La
facciata è opera di Giuseppe Valadier (1834). L’interno è a navata
unica; nel presbiterio si trova la cappella della Madonna delle Grazie,
dove è venerata l'omonima immagine mariana. |
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San Sebastiano al
Palatino |
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Sorge sull'area della spianata
artificiale creata per erigervi il tempio del Sol Invictus, voluto
dall'imperatore Eliogabalo tra il 218 ed il 222 d.C. La chiesa in
origine si chiamava S. Maria in Pallara (secolo X), e decaduta alquanto,
fu restaurata radicalmente sotto papa Urbano VIII, tra il 1626 e il
1631, ad opera di Luigi Arrigucci, conservando l'abside antica.
L'interno era originariamente coperto di affreschi con le storie di
Cristo e di S. Sebastiano, andati perduti nei rifacimenti, di cui
rimangono solo quelli dell'abside, risalenti alla fine del X secolo.
Negli edifici annessi restano tracce dell'originario monastero
medievale. |
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Santa Barbara dei
Librai |
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La chiesa dedicata alla santa esisteva
nello stesso luogo fin dall'XI secolo e doveva essere di importanza ben
maggiore dell’attuale, visto che nel XVI secolo risultava titolo
cardinalizio. Nel 1601 viene ceduta alla confraternita dei librai,
fondata l'anno precedente, che vi ha svolto la propria attività
devozionale fino al 1878, anno dello scioglimento della confraternita.
La chiesa attuale, ricostruita nel 1860 ad opera di Giuseppe Passeri,
era stata addirittura sconsacrata ed adibita a magazzino e solo recenti
restauri l'ha riportata all'aspetto precedente, consentendo un ritorno
alla sua destinazione religiosa. |
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Santa Caterina da
Siena a Magnanapoli |
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La chiesa, dedicata alla santa patrona
d'Italia, risale al 1575, come chiesa del convento delle suore di Santa
Caterina, che qui si trasferirono dalla casa di piazza Santa Chiara nel
1574. Tra il 1628 ed il 1641 il complesso fu ingrandito includendovi la
Torre delle Milizie, che funzionò come belvedere fino a quando non fu di
nuovo isolata nel 1913. |

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Santa Maria dei
Miracoli |
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E’ la chiesa "gemella" di destra in
piazza del Popolo, guardando con le spalle a Porta del Popolo. Della
storia di questa chiesa si rimanda alla descrizione dell'appunto chiesa
"gemella". Il campanile settecentesco è opera di Giacomo Theodoli;
l’'interno, a pianta circolare, è visibilmente più piccolo di quello di
S. Maria di Montesanto. |
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Santa Maria della
Concezione |
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Tradizionalmente nota come “I
Cappuccini”, questa chiesa deve certo la sua fama alla presenza
dell’ossario composto con i resti di migliaia di frati dell'Ordine. Nel
1626 Urbano VIII Barberini concede ai padri Cappuccini di entrare in
possesso del terreno su cui sorgerà la chiesa e l'annesso convento, a
poca distanza dal palazzo della famiglia Barberini. La chiesa sarà
costruita tra il 1626 ed il 1630 e nel 1631 vi sarà trasferito il
cimitero dell'Ordine che prima si trovava nella chiesa di S. Croce e
Bonaventura dei Lucchesi, ai piedi del Quirinale. L'architettura è di
Antonio Casoni; l'interno è ad una navata, con cinque cappelle per
parte. |
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Santa Maria della
Vittoria |
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E’ conosciuta soprattutto per la
presenza al suo interno della statua di S. Teresa del Bernini. Il
terreno su cui poi sorge, fu acquistato dai padri Carmelitani Scalzi nel
1607. Tra il 1608 ed il 1620 fu costruita la chiesa ad opera del Maderno,
intitolata però a S. Paolo apostolo. Nel 1622 vi fu trasferita
un'immagine con l'Adorazione del Bambino, che aveva condotto alla
vittoria le truppe cattoliche contro quelle protestanti nella battaglia
della Montagna Bianca vicino Praga, cosicché il nuovo nome della chiesa
divenne S. Maria della Vittoria. La facciata è opera di G.B. Soria,
eretta tra il 1624 ed il 1626, e si ispira a quella vicina, e di poco
precedente, di S. Susanna, opera di Carlo Maderno. L'interno, a navata
unica a volta a botte, risulta uno dei più sontuosi esemplari di
decorazione barocca in Roma, per la ricchezza dei marmi, degli stucchi e
dei fregi. |
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Santa Maria in
Campitelli |
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Questa chiesa è un ex voto barocco, eretto per accogliere la miracolosa
immagine sacra della Vergine che si trovava nella chiesa di S. Maria in
Portico, dove ora è il palazzo dell'anagrafe. A tale immagine il Senato
ed il popolo di Roma si erano affidati in occasione della pestilenza del
1656. Sul luogo attuale esisteva già una piccola chiesa, consacrata nel
1648. Ma nel 1662, avvenuta la traslazione dell'immagine miracolosa, si
pose mano alla ricostruzione del nuovo, maestoso tempio, su architettura
di Carlo Rainaldi. La facciata fu compiuta nel 1667, ma si continuarono
i lavori fino alla consacrazione dell'edificio, nel 1728. |
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Santa Maria in
Montesanto |
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E' una delle chiese "gemelle" di piazza
del Popolo, e precisamente quella di sinistra per chi guarda verso il
Corso, che insieme all'altra, ossia S. Maria dei Miracoli, costituisce
un tutt'uno con la sistemazione urbanistica secentesca della piazza.
Santa Maria di Montesanto deve il suo nome ad una chiesetta che in
precedenza si trovava all'inizio di via del Babuino, dei frati del
Carmelo di Montesanto in Sicilia. Il campanile è settecentesco.
L'interno, come detto, è a pianta ellittica con cupola dodecagonale, La
chiesa è nota per essere la "chiesa degli artisti. |
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Santa Maria in
Vallicella |
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Meglio conosciuta come la Chiesa Nuova, è uno dei più importanti centri
religiosi della città, e forse quello che esprime meglio la spiritualità
dell'età controriformistica e barocca. Sul luogo, che prende il nome da
un modesto avvallamento, poi spianato, esistente in età antica, è
ricordata una chiesa almeno dal XII secolo, in cui si conservava una
miracolosa immagine della Vergine col Bambino. La chiesa è
indissolubilmente legata alla figura di S. Filippo Neri, il
popolarissimo "Pippo bono" che si prodigò per l'educazione cristiana e
il miglioramento della situazione dei fanciulli poveri della città. La
chiesa fu consacrata nel 1599 e la facciata venne completata nel 1604.
La chiesa era officiata dai padri Filippini, che nel 1621 iniziarono la
costruzione a fianco di essa di un gigantesco complesso conventuale,
terminato nel 1666 e al quale Borromini diede la sua inconfondibile
impronta. Il complesso, oggi, è uno dei principali centri delle
istituzioni e attività culturali cittadine: ospita infatti l'Emeroteca
Romana, l'Archivio capitolino e la biblioteca Vallicelliana, disegnata
dal Borromini tra il 1642 ed il 1644. |
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Santa Maria in Via
Lata |
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E'
una chiesa di antichissima origine, fondata sotto papa Sergio I
(687-701) come diaconia, ovvero centro di assistenza ecclesiastico nei
confronti della popolazione cittadina. Nel 1049 papa Leone IX la fece
ricostruire ad un livello più alto, come chiesa, con annesso un
monastero. La chiesa venne ricostruita altre due volte, nel 1491-1506 e
a partire dal 1639, su progetto di Cosimo Fanzango, fino al 1661-1662,
quando fu completata la facciata, su disegno di Pietro da Cortona.
L'interno della chiesa è a tre navate. |
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Sant'Agnese in Agone |
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Quando Innocenzo X Pamphili divenne pontefice, volle creare per se e per
la sua famiglia una sorta di piazza-cortile su cui affacciasse un
proprio palazzo ed una propria chiesa, sulla falsariga di quanto avevano
gia fatto i Farnese e i Barberini. A questa volontà di grandezza
pontificia è dovuto l'assetto di Piazza Navona, progettata da Carlo e
Girolamo Rainaldi in cui la costruzione della chiesa era stata pensata
in sostituzione dell'antica cappella di S. Agnese. Ma le lentezze e le
incertezze dei Rainaldi spazientirono il pontefice che nel 1653 affidò
l'incarico al Borromini. Questi non potè fare a meno di conservare per
l'interno l'impianto dei Rainaldi modificando invece la facciata. Con la
morte del pontefice gli eredi Pamphili esonerarono Borromini
dall'incarico, e la chiesa venne completata da Carlo Rainaldi nel 1672.
Negli stessi anni il Bernini, rientrato nelle grazie di papa Pamphili
erigeva la fontana dei Fiumi, da cui la notissima storiella del
"dialogo" delle sculture dei Fiumi con la statua di S. Agnese alla
sommità della facciata borrominiana. Questa rassicura, con la mano sul
petto, che l'edificio non crollerà, di fronte ai gesti di sgomento delle
statue della fontana. Interpretazione fantasiosa, ma che da secoli fa
parte dell'aneddotica popolare romana. |
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Sant'Andrea al
Quirinale |
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Situata di fronte
alla manica lunga del palazzo del Quirinale, sull'omonima strada, S.
Andrea risulta una delle chiese più armoniose della città. Fu costruita
a partire dal 1658 sul luogo di una precedente chiesa del cinquecento
per volontà di Alessandro VII Chigi, su patrocinio del principe Camillo
Pamphili e su progetto di Gian Lorenzo Bernini. La costruzione fu
definitivamente completata nel 1678. Il suo stile riprende molti
elementi dell'architettura cinquecentesca classica, trasformandoli, a
partire dalla monumentale facciata ad un solo ordine con un protiro
semicircolare. L'interno è a pianta ovale con l'asse maggiore
perpendicolare a quello d'ingresso, le cappelle radiali sono arretrate
in modo da non interrompere il ritmo continuo dell'ovale e l'impressione
di grande respiro spaziale, accentuato dalla diffusa luminosità
dell'insieme, provenienti dalle numerose finestre della cupola e del
lanternino. |
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Sant'Andrea della
Valle |
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E’
una tra le più monumentali chiese romane, emblema, insieme al Gesù e a
S. Ignazio, della Chiesa della Controriforma. Sebbene iniziata nel 1591,
venne fatta rientrare tra le chiese barocche del Seicento poiché la sua
costruzione e decorazione si prolungò molto oltre nel secolo seguente.
Il progetto iniziale fu dell'architetto Olivieri, poi proseguito dal
teatino padre Grimaldi; infine ai primi del nuovo secolo, ingenti
stanziamenti consentirono la rapida costruzione dell'edificio ad opera
di Carlo Maderno che giunse a completare l'altissima cupola, la seconda
a Roma dopo quella michelangiolesca di S. Pietro, nel 1622. La chiesa fu
completamente coperta nel 1625 e consacrata nel 1650. La facciata rimase
una muratura soglia finchè Carlo Rainaldi la eresse tra il 1655 ed il
1665, attenendosi al modello originario del Maderno, che a sua volta si
ispirava alla facciata "controriformistica" del Gesù, divisa in due
ordini sovrapposti. |
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Sant'Andrea delle
Fratte |
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La
chiesa, col vicino convento, passò nel 1585 ai Padri Minimi di S.
Francesco di Paola, e nel 1595 si pose mano alla costruzione della
chiesa su disegno di Gaspare Guerra. I lavori presto si interruppero,
per essere completati solo nel 1826, quando fu costruita la parte
superiore della facciata, rimasta incompleta per due secoli. Nella lunga
storia della ricostruzione spicca l'intervento di Francesco Borromini
che, tra il 1653 e la sua morte nel 1667, realizzò il campanile,
l'abside e il tamburo della cupola, peraltro rimasti incompleti perchè
privi del previsto rivestimento marmoreo. All'interno sono visibili
nella penombra due capolavori della scultura barocca, al coppia di
angeli marmorei che Gian Lorenzo Bernini scolpì di mano propria per la
serie della via Crucis di ponte S. Angelo. |
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Sant'Antonio dei
Portoghesi |
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Si
trova sull'omonima strada ed è la chiesa della "nazione" portoghese a
Roma, ovvero la chiesa cui fanno riferimento i membri della nazione
lusitana che risiedono in Roma. La facciata della chiesa è su due
ordini; lo stile della chiesa, nel suo complesso, sebbene sia opera di
architetti italiani e tedeschi risente, nella sua ricchezza di elementi
decorativi della particolare maniera dello stile barocco sviluppatasi
nella penisola iberica, probabilmente suggerita dai committenti
portoghesi dell'edificio. |
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Sant'Ignazio di
Loyola |
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E’
il massimo tempio gesuitico di Roma ed è strettamente collegato
all'edificio del Collegio romano, "università" per la formazione di
tutti coloro che ambissero ad entrare nell'ordine. Sul luogo
dell'attuale chiesa ve ne era una precedente, sorta nel 1562-1566 e
dedicata alla SS. Annunziata: risultata troppo piccola per gli studenti
che affollavano il Collegio, si procedette alla costruzione di un
grandioso tempio a partire dal 1622, ad opera di Orazio Grassi. La
costruzione prosegui con alterne vicende fino al 1685, quando per
l'esaurimento dei fondi non si procedette oltre con la costruzione della
prevista cupola, sostituita dalla finta cupola dipinta da P. Andrea
Pozzo. L'interno è a navata unica, con cappelle laterali
intercomunicanti. |
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Sant'Ivo alla
Sapienza |
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Nasce dalla richiesta di Urbano VIII Barberini al Borromini . La sua
splendida facciata leggermente concava, è frutto dell'estro di Francesco
Borromini di completare il palazzo della Sapienza, sede dell'Università,
con una chiesa dedicata a Sant'Ivo, protettore degli avvocati. Dopo aver
terminato il completamento del palazzo, Borromini mise mano al tempio
nel 1643, ma solo nel 1660 Alessandro VII Chigi consacra ufficialmente
l'edificio, uno straordinario esempio di originalità architettonica che
viene considerato una delle espressioni più alte del barocco romano. |
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SS. Luca e Martina |
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La
chiesa è dedicata a Martina, martirizzata nel 228 d.C durante il regno
dell'Imperatore Alessandro Severo e a Luca in quanto protettore
dell'Accademia del Disegno che divenne la proprietaria del monumento nel
1588 su concessione di Sisto V°. Nel 625 il pontefice Onorio I°
commissionò la costruzione della chiesa che venne restaurata la prima
volta nel 1256 durante il pontificato di Alessandro IV° e
successivamente nel 1635-64 da Ottaviano Mascherino e Pietro Da Cortona
su incarico del Cardinale Francesco Barberini. La facciata è su due
ordini, serrata fra semicolonne e pilastri binati. L'interno è
distribuito a croce greca. |
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S. S. Trinità dei
Pellegrini |
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Sorge sull'area di S. Benedetto de Arenula, della quale si hanno notizie
a partire dall'XI secolo e che venne concessa nel 1558 da papa Paolo IV
all'Arciconfraternita dei Pellegrini. Questa, a partire dal 1587, pose
mano alla ricostruzione dell'edificio secondo un progetto di Martino
Longhi il vecchio. Tuttavia, in corso d'opera, fu data la precedenza al
progetto di Paolo Maggi, secondo il quale fu completata nel 1616. La
chiesa rimaneva però mancante di facciata, che fu eseguita nel 1723 su
progetto di Francesco de Sanctis, l'architetto della scalinata di piazza
di Spagna. Il vasto interno è a croce latina. |
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S. S. Vincenzo e
Anastasio |
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Spettacolare chiesa che si affaccia su di un angolo della piazza di
Trevi; di origine medievale, nell'aspetto attuale risale alla
ricostruzione effettuata tra il 1646 ed il 1650, sotto il patrocinio del
cardinale Mazzarino, primo ministro di Francia. L'architettura è dovuta
per la facciata a Martino Longhi il Giovane, per il resto a Gaspare de'
Vecchi. L'abside fu ricostruita a metà settecento, e l'interno subì
pesanti rimaneggiamenti a metà del XIX secolo. |
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