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Altre Chiese

Santissima Annunziata sull'Ardeatina

Consacrata nel 1220 e dedicata alla Madonna, è collegata alla tradizione di un'apparizione della Vergine qui avvenuta e fino a tutto l'Ottocento era tradizione per i romani recarvisi in pellegrinaggio nella prima domenica di maggio per dare poi vita ad una festa campestre; la chiesa era dotata di un ospedale che assisteva i pellegrini colti da malore durante la visita.

Santuario del Divino Amore

Il Santuario è oggetto di grande devozione popolare da quando, nel 1740, un viandante si ritenne salvato dall'improvviso attacco di un branco di cani rabbiosi grazie all'immagine della Madonna col Bambino affrescata sul muro di un'antica torre, che fu sufficiente guardare perché i cani si allontanassero. Si gridò al miracolo, in pochi anni sorse un santuario  e iniziarono i pellegrinaggi con lo scopo di ottenere grazie, che iniziavano il lunedì di Pentecoste e duravano fino all'autunno, in un misto di sacro e profano, perché finivano per identificarsi con le ottobrate, ovvero autentiche scampagnate, con devozione religiosa, certo, ma anche con mangiate e bevute. Tanto che il nome Divino Amore assegnato dal popolo al luogo non derivò ingenuamente dalla dolce figura della Madonna col Bambino, come espressione genuina e pura dell'amore, ma verosimilmente dall'inversione delle parole "Amore di vino".

Madonna dell'Archetto

E’ il più piccolo Santuario Mariano di Roma. Vi si venera l’immagine della Vergine SS. “ Causa nostrae laetitiae”, dipinta su pietra, che il 9 luglio 1796 mosse prodigiosamente gli occhi. A memoria del celebre prodigio, riconosciuto autentico dopo un rigoroso processo apostolico nel 1851, fu costruita  il piccolo tempio.

 

Oratorio dei Sacconi Rossi

Oratorio adiacente a S. Bartolomeo all'Isola Tiberina, che prende il nome dal largo abito rosso (Sacconi Rossi) indossato dai membri della Confraternita il cui obiettivo era strettamente collegato alla posizione dell'oratorio sulle sponde del Tevere: pregare per le anime affogate nel fiume. Di questo triste officio nè è testimonianza il cimitero sotterraneo le cui pareti sono macabramente decorate dagli scheletri di alcune vittime del fiume.

Sant'Agata in Trastevere

La chiesa, secondo la tradizione, in cui i padri Dottrinari insegnavano ai fanciulli poveri la dottrina cristiana, il leggere, scrivere e anche grammatica. Sotto Benedetto XIV, la chiesa fu rifatta dalle fondamenta e concessa all'Oratorio della Madonna del Carmine che vi trasportò il venerato simulacro della Vergine del Carmelo, statua di legno rinvenuta nei pressi della foce del Tevere, intorno al 1535, e  popolarmente detta la "Madonna de Noantri".

 

San Biagio della Pagnotta

La Chiesa costruita anteriormente al X secolo, fu dedicata al santo di Sebaste il cui culto è inserito nella liturgia romana come santo protettore delle malattie della gola. Restaurata da Alessandro II nel 1702, riedificata nel 1730 da Giovanni Antonio Perfetti, ha il soprannome di San Biagio alla Pagnotta dal XVI secolo, quando fu affidata ai sacerdoti armeni che da quell'epoca nel giorno festivo del santo, il 3 febbraio, distribuiscono ai fedeli piccole pagnotte benedette. Ma oltre che per ritirare i "piccolissimi pani efficacissimi" contro tante specie di mali", i fedeli in quel giorno festivo accendono qui ceri a centinaia davanti all'altare maggiore, sul quale sono esposti diversi reliquari; tra questi il più venerato è quello che contenene un frammento della gola del martire, collocato accanto alla porta per permettere ai fedeli di baciarlo.

Santa Bibiana

E' una basilica dedicata alla martire del IV secolo, rievocata in un proverbio popolare: "Si ppiove pe' Santa Bibbiana, piove quaranta ggiorni e 'na settimana" e aggiunge: "Si se n'accorgheno li parenti, piove puro pe' antri venti", precisazione che fa riferimento ai genitori Flaviano e Defrosa e alla sorella Demetria, anch'essi martiri. La basilica, costruita nel V secolo, per volere di papa Simplicio, sui resti di 11.266 martiri, venne ricostruita da Onorio III nel 1224 e fu ristrutturata nel 1626 da Gian Lorenzo Bernini. Nella navata sinistra è conservato il tronco di colonna del martirio, al quale fu legata Bibiana per essere flagellata a morte: è consumata dai secoli, ma anche dal raschiamento di quanti nel tempo ne hanno raschiato la polvere per berla sciolta nell'acqua del pozzo che sorgeva nel vicino orto, e con frammenti dell'erba, che cresceva sul terreno bagnato dal sangue della martire. Era una pozione alla quale si attribuiva un misterioso potere taumaturgico.

Santa Dorotea

La sua costruzione risale all'Anno Santo del 1475 e sorge sull'area dove era l'antica chiesa di San Silvestro a Porta Settimiana, detta anche della Malva. In due stanze attigue alla sagrestia don Giuseppe Calasanzio nel 1597 vi organizzò la prima sede delle scuole gratuite.Era una di quelle chiese alla porta della quale, fino al 1870, venivano affissi gli elenchi dei non adempienti al precetto pasquale, secondo l'uso del tempo.

Santa Maria della Luce

La chiesa derivata originariamente da una preesistente edificazione era dedicata a S. Salvatore della Corte. Nel 1730 avvenne un episodio importante per la storia dell'intera Trastevere e della chiesa stessa. Nelle vicinanze vi era un deposito di materiale di risulta che custodiva un'immagine della Madonna. Un giorno una pia donna afflitta da molti mali, entrata nel deposito per riporvi delle cose, alla vista del dipinto pregò la Vergine affinchè trovasse sollievo nei suoi patimenti terreni. Secondo la tradizione la donna non terminò neanche l’orazione che cominciò a sentirsi molto meglio; tornata a casa, poi, vide nei giorni seguenti risolti molti dei suoi problemi. La voce percorse l'intero rione Trastevere e iniziò quindi una sorta di pellegrinaggio degli abitanti del quartiere presso il deposito. Ognuno invocava l'immagine della Vergine e ad ognuno veniva concessa la grazia richiesta. La fama della Madonna della Luce, così era stata soprannominata dal popolo, giunse ben presto ai religiosi della vicina chiesa di S. Salvatore che vi trasferirono il dipinto e, grazie alle generose donazione dei pellegrini, ben presto poterono essere appaltate i lavori di restauro ed ampliamento della chiesa.

Santa Maria dell'Orazione e Morte

Questa chiesa apparteneva all'omonima confraternita il cui scopo era quello di dare sepoltura e pregare per tutti i morti senza famiglia. Costruita nel 1576 fu riedificata  nel 1733 su disegno di Ferdinando Fuga. All'interno, accanto al portale, una cassetta di marmo per le elemosine, che reca inciso uno scheletro con la falce ed è questa raffigurazione che il Belli chiamò come "la commaraccia secca de strada Giulia".. Nel sotterraneo è sistemato un macabro cimitero nel quele furono inumate in tre secoli, dal 1552 al 1896, circa 8600 salme, con una media di oltre 25 l'anno. L'ossario, oggi ridotto ad una stanza, è composto secondo moduli ornamentali barocchi e nell'Ottocento serviva da scenografia per le sacre rappresentazioni che si avvalevano anche di pupazzi a grandezza naturale ed in cera.

San Michele a Ripa Grande

La chiesa fa parte del complesso dell'Ospizio Apostolico, costruito alla fine del diciassettesimo secolo. Monsignor Tommaso Odescalchi, nipote di Papa Innocenzo XI, fondò l'Ospizio per aiutare i poveri giovani ed i bambini abbandonati. E' anche conosciuto con il vecchio nome di S. Salvatore degli Invalidi. Nel 1693, Papa Innocenzo XII commissionò a Carlo Fontana l'allargamento della chiesa e dell'istituzione. Clemente XII chiese a Ferdinando Fuga di continuare il lavoro di Fontana. La chiesa fu completata così come si presenta attualmente da Luigi Poletti nei primi del diciannovesimo secolo. Oggi il complesso ospita il Ministero dei Beni Culturali ed Ambientali.

Sacro Cuore del Suffragio

Costruita in stile gotico tra il 1894 ed il 1917 su progetto di Giuseppe Gualandi, ha una caratteristica facciata irta di guglie. Alla chiesa è annesso il Museo delle Anime del Purgatorio. La sua istituzione risale ad un incendio che qui si verificò, il 15 novembre 1897, sull'altare addobbato per una funzione religiosa in suffragio delle anime del Purgatorio: ai fedeli parve di scorgere tra le fiamme l'immagine di un volto sofferente ch, spentosi l'incendio, rimase impresso sulla parete affumicata, sulla destra dell'altare. Il sacerdote francese Victor Janet, rimasto impressionato dall'evento miracoloso, si dette alla raccolta di oggetti sulle quali apparivano impronte che, secondo il suo parere, erano state lasciate dalle anime purganti dei defunti costituendo così questo piccolo museo.

   
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