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L'area compresa tra le estreme propaggini del Campidoglio e del
Quirinale e il Tevere, per tutta l'età antica è caratterizzata da due
attività: la demanialità e le esercitazioni militari. Lo stesso nome di
Campo Marzio deriva da tali attività ed è legato ad esse. L'area che
costituisce uno dei rari esempi a noi pervenuti di architettura
repubblicana è negli ultimi due secoli della Repubblica infatti che la
zona vide il fiorire di una intensa attività di edilizia monumentale
promossa dalle gentes dell'aristocrazia senatoria.
Tra
il VIII e il IX secolo l'area, chiusa completamente verso l'esterno,
viene frazionata in proprietà private divenendo un vero e proprio
recinto fortificato con due torri angolari, poi in epoca moderna nuovi
palazzi inglobano e trasformano gli edifici medievali.
Dopo
il 1870 la necessità di adeguare Roma al ruolo di capitale del nuovo
regno, dotandola di adeguate strutture urbanistiche e di una più
funzionale rete viaria, è causa di notevoli trasformazioni; le
demolizioni del vecchio quartiere compreso tra le vie del Teatro
Argentina, via Florida, via S. Nicola de' Cesarini e il corso Vittorio
Emanuele compiute nel giro di pochi anni, riportarono inaspettatamente
alla luce uno dei più importanti complessi archeologici della città: una
vasta piazza lastricata in cui sono inclusi quattro templi, comunemente
indicati con le prime quattro lette dell'alfabeto, a causa della loro
identificazione ancora oggi incerta. |