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Piazza e palazzi del Campidoglio
La piazza del Campidoglio nel suo aspetto
attuale fu progettata intorno alla metà del Cinquecento da Michelangelo
Buonarroti che concepì la piazza ed i palazzi come un insieme funzionale
ad un'organica unità, anche se la completa attuazione è stata iin parte
effettuata nel corso dei secoli successivi, con aggiunte e modifiche. Il
palazzo Senatorio fu edificato tra la metà del XII secolo e l'ultimo
quarto del XIII secolo sulle rovine dell'antico Tabularium, e fu sede
dal 1144 del Comune di Roma: la facciata principale del palazzo
duecentesco si apriva verso la futura piazza del Campidoglio, poi con
una serie di loggiati con archi a tutto sesto disposti su tre livelli.
Nel corso del Trecento il palazzo comincia a chiudersi come una
fortezza; molte arcate dei loggiati furono tamponate e torri costruite
da Bonifacio IX, poi da Martino V (1427 circa) e Niccolò V (1451),
rinforzarono i fianchi dell’edificio dominato da una torre merlata
quattrocentesca. La monumentale scalinata a doppia rampa che
Michelangelo progettò tra il 1542 e il 1554, svolge la funzione di
accesso al nuovo palazzo Senatorio, il cui progetto fu ripreso e
realizzato da Giacomo della Porta nell'ultimo decennio del Cinquecento,
e costituisce un ideale raccordo plastico tra la piazza e il palazzo ed
elegante ambientazione architettonica per le due statue antiche del Nilo
e del Tevere.. L'antica torre quattrocentesca fu sostituita dalla
grandiosa torre campanaria realizzata da Martino Longhi il Vecchio tra
il 1578 e il 1582. L'area trapezoidale della piazza è delimitata dai due
Palazzi dei Conservatori e Nuovo contrapposti, che con le loro facciate
specularmente identiche, con andamento divergente rispetto al Palazzo
Senatorio, racchiudono lo spazio come quinte scenografiche. Michelangelo
aveva disegnato il basamento della statua equestre in bronzo dorato di
Marco Aurelio e ne aveva fatto il fulcro della piazza, immaginandola al
centro di uno spazio ovale riempito da un disegno a stella. La
pavimentazione dell'area, fino ad allora sterrata, fu subito attuata ma
la realizzazione del motivo stellato è stata effettivamente eseguita
soltanto nel 1940. La Cordonata di accesso al Campidoglio che saliva dal
Campo Marzio, spostò poi definitivamente verso la città moderna l'asse
del colle capitolino, in età antica rivolto verso il Foro Romano. La
costruzione del Palazzo dei Conservatori risale alla metà del 1400.
L'edificio era caratterizzato nel suo aspetto originario da un porticato
al piano terra e da finestre a croce guelfa al piano nobile, oltre che
da una fila di finestrelle nel mezzanino. Michelangelo ne ridisegnò la
facciata scandendola con paraste giganti di ordine corinzio su alti
piedistalli, fiancheggiate da colonne nel portico del pianterreno; come
nel Palazzo Senatorio una balaustra con statue concludeva in alto
l'edificio. La trasformazione interessò anche la conformazione interna
del palazzo, riflessa dalla mutata articolazione delle finestre del
piano nobile; quella centrale fu in seguito realizzata da Giacomo della
Porta molto più ampia delle altre, in deroga al progetto
michelangiolesco. Il Palazzo Nuovo fu costruito invece nel XVII secolo,
sotto la direzione di Girolamo Rainaldi e del figlio Carlo; il suo
orientamento obliquo, che riprende quello del contrapposto Palazzo dei
Conservatori, era già segnato in precedenza da un grande muro di
contenimento dell'altura di S. Maria in Aracoeli, al centro del quale
era stata posta la fontana con la statua del "Marforio", poi sistemata
nel cortile del Museo Capitolino. La costruzione del Palazzo
Caffarelli-Clementino, iniziata da Ascanio Caffarelli nel 1538, fu
completata dopo il 1680. Si affacciava sul Cortile del Palazzo dei
Conservatori ed includeva al suo interno due giardini (il Giardino
Caffarelli e quello poi denominato Giardino Romano); il grande portale
su Via delle Tre Pile costituiva l'ingresso monumentale alla proprietà.
Il palazzo ha subito nel corso dei secoli molte trasformazioni, che ne
hanno modificato la conformazione originaria; dall'inizio dell'Ottocento
alla fine della prima guerra mondiale l'edificio fu occupato
dall'ambasciata di Prussia, poi nel 1918 fu recuperato dal Comune di
Roma e parzialmente demolito: al posto dei piani alti dell'ala orientale
fu ricavata una grande terrazza (Terrazza Caffarelli), mentre al piano
terreno, in parte smantellato per gli scavi del tempio di Giove
Capitolino, fu allestito un settore museale.
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pianta del Campidoglio |
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Cordonata e Palazzo
Senatorio |
Statua di Marco Aurelio |
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Palazzo dei Conservatori |
Palazzo Nuovo |
I Musei Capitolini
La nascita dei Musei Capitolini viene fatta
risalire al 1471, quando il papa Sisto IV donò al popolo romano un gruppo di
statue di bronzo conservate fino ad allora in Laterano (la Lupa, lo Spinario,
la testa colossale di Costantino, il globo e la mano), che costituirono il
nucleo iniziale della raccolta.
Le sculture furono in un primo tempo sistemate
sulla facciata esterna e nel cortile del Palazzo dei Conservatori; poi, il
nucleo originario fu arricchito da successive acquisizioni di reperti
provenienti dagli scavi urbani, dal Vaticano o acquistate appositamente.
Intorno alla metà del XVI secolo erano state
collocate in Campidoglio, significative opere di scultura (tra le altre la
statua di Ercole in bronzo dorato dal Foro Boario, i frammenti marmorei
della Basilica di Massenzio, i pannelli a rilievo con le imprese di Marco
Aurelio, il Bruto Capitolino) ed importanti iscrizioni, tra cui i Fasti
Capitolini, rinvenuti nel Foro Romano.
Negli stessi anni furono trasferite dal
Quirinale le due colossali statue del Tevere e del Nilo, attualmente
all'esterno del Palazzo Senatorio, mentre la statua equestre di Marco
Aurelio fu portata dal Laterano nel 1538 per volere del papa Paolo III.
La fisionomia della raccolta fu modificata
nella seconda metà del '500, con l'ingresso nelle collezioni capitoline di
un imponente gruppo di sculture, in seguito alla decisione del papa Pio V di
liberare il Vaticano dalle immagini "pagane"; poi con la costruzione del
Palazzo Nuovo sull'altro lato della piazza fu possibile dal 1654 sistemare
in maniera più adeguata la grande quantità di opere che si era accumulata
nel Palazzo dei Conservatori, collocandone una parte nell'edificio appena
costruito.
Il Museo Capitolino fu però aperto al pubblico
solo nel secolo successivo, in seguito all'acquisizione della collezione di
statue e ritratti del cardinale Albani ad opera del papa Clemente XII, che
lo inaugurò nel 1734 e intorno alla metà del XVIII secolo, Benedetto XIV
istituì la Pinacoteca Capitolina, dove confluirono due importanti collezioni
private, la Sacchetti e la Pio.
Un notevole accrescimento delle raccolte ebbe
luogo alla fine dell'Ottocento, dopo la proclamazione di Roma come capitale
dell'Italia unificata nel 1870, in occasione dei rinvenimenti derivanti
dagli scavi per la costruzione dei nuovi quartieri.
Un nuovo allestimento delle collezioni fu
realizzato da Rodolfo Lanciani agli inizi del 1900, seguito da una più
radicale risistemazione nel 1925, quando nel Palazzo Caffarelli furono
trasferite le opere di scultura conservate nell'Antiquarium al Celio.
Nel 1952 fu ricavato in un'ala del Palazzo dei
Conservatori un nuovo settore di esposizione, denominato Braccio Nuovo.
Nel 1957 venne inaugurata la nuova Galleria
Lapidaria dei Musei Capitolini nella Galleria di Congiunzione, realizzata
negli anni 1939-41 per il collegamento dei palazzi capitolini: vi furono
sistemate circa 1400 iscrizioni antiche, latine e greche, distribuite fino
ad allora su diverse sedi.
Purtroppo la presenza di gravi problemi di
infiltrazioni d'acqua e di umidità costrinsero nel corso del tempo a
chiudere al pubblico la Galleria Lapidaria e successivamente anche le sale
del Museo Nuovo e del Braccio Nuovo del Palazzo dei Conservatori sono state
escluse dal percorso museale.
Nel 1997, per liberare gli ambienti
interessati dai lavori di ristrutturazione, parte delle sculture esposte nel
Museo del Palazzo dei Conservatori, nel Museo Nuovo e nel Braccio Nuovo sono
state trasferite nello spazio espositivo ricavato nell'ex centrale elettrica
dell'Acea sulla via Ostiense, la Centrale Montemartini.
Il complessivo piano di ristrutturazione,
affidato agli studi Dardi ed Einaudi e per il Giardino Romano all'architetto
Carlo Aymonino, ha determinato la creazione di un percorso museale molto
articolato, che affianca l'acquisizione di nuovi spazi espositivi alla
riorganizzazione di alcuni settori del museo e alla riapertura con nuovi
allestimenti delle sezioni chiuse.
Il percorso espositivo è stato notevolmente
esteso con l'apertura al pubblico del Tabularium, le cui arcate monumentali
si affacciano sul Foro Romano e collegato agli altri edifici attraverso la
Galleria di Congiunzione, la risistemazione del Palazzo Caffarelli e
l'acquisizione del Palazzo Clementino, già sede di uffici.
Le raccolte dei Musei risultano oggi così
distribuite:
Nel Palazzo Nuovo sono conservate le raccolte
di sculture antiche frutto del collezionismo delle grandi famiglie
nobiliari: di rilievo le raccolte dei busti degli imperatori romani e dei
filosofi, le statua del Galata e della Venere Capitolina e la statua di
Marforio che domina il cortile.
Il Palazzo dei Conservatori decorato dagli
affreschi con la storia di Roma ospita i più famosi bronzi capitolini, come
la Lupa, lo Spinario ed il Bruto; la grande aula vetrata realizzata al primo
piano del palazzo ospita la statua equestre di Marco Aurelio, una volta
collocata al centro della piazza, e i resti del tempio di Giove Capitolino
A secondo piano si trova la Pinacoteca
Capitolina con opere di grande rilevanza esposte in un percorso cronologico
che va dal tardo medioevo fino al settecento. Nel palazzo
Caffarelli-Clementino sono collocati il Medagliere Capitolino, con le
raccolte di monete, medaglie e gioielli ed uno spazio dedicate alle mostre
temporanee.
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Tabularium
livello -1
I -
Galleria Lapidaria
II -
Tempio di Veiove
III -
Galleria del Tabularium
IV - Sala
del Boia |
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Palazzo Nuovo
livello 0
I -
Cortile
II -
Collezione Egizia
III -
Atrio
IV - Sale
Terrene
livello 1
I -
Galleria
II - Sala
delle Colombe
III -
Gabinetto della Venere
IV - Sala
degli Imperatori
V - Sala
dei Filosofi
VI -
Salone
VII - Sala
del Fauno
VIII -
Sala del Gladiatore |
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Palazzo dei
Conservatori
livello 0
I -
Cortile
livello 1
I - Sala
degli Orazi e Curiazi
II - Sala
dei Capitani
III - Sala
di Annibale
IV -
Cappella
V - Sala
degli Arazzi
VI - Sala
dei Trionfi
VII - Sala
della Lupa
VIII -
Sala delle Oche
IX - Sala
delle Aquile
X -XI-XII
- Sale Castellani
XIII-XIV-
Sale dei Fasti Moderni
XV/XVIII-Sale
Horti Lamiani
XIX-XX-
Sale Horti Tauriani
XXI/XXIII-
Sale Horti Mecenate
XXIV -
Galleria
XXV -
Esedra di Marco Aurelio
XXVI- area
Tempio di Giove
livello 2
Pinacoteca Capitolina
I - Sala
II - Sala
dei pittori ferraresi
III - Sala
dei pittori veneti
IV - V -
Sale
VI - Sala
dei pittori bolognesi
VII - Sala
di S. Petronilla
VIII -
Sala di Pietro da Cortona
IX -
Galleria Cini
Palazzo Clementino -
Caffarelli
livello 2
I -
Medagliere Capitolino
II - III -
Sale Clementino
IV - Sala
degli affreschi
V - Sala
del Frontone
livello 3
Mostre
temporanee |
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La mostra "L'età della
conquista. Il fascino dell'arte greca a Roma"
"L'età della conquista. Il fascino dell'arte
greca a Roma" copre trecento anni di storia, dalla fine del III alla seconda
metà del I secolo avanti Cristo. La conquista in oggetto non è solo quella
delle conquiste militari di Roma, in Grecia, Magna Grecia, Asia Minore,
Egitto ma anche la conquista subita da Roma, cultura e società romane, da
parte dell'arte, cultura e società della Grecia : uno dei momenti
fondamentali per la futura identità culturale e artistica romana, non solo
dell’età repubblicana. In questo periodo si assiste alla formazione di un
linguaggio figurativo squisitamente romano, che fa tesoro di tutta la
cultura artistica greca, che nel tempo viene recepita, assorbita e
modificata. E’ questo il periodo in cui l’élite al potere avverte, con
sempre maggior consapevolezza, il consolidarsi del proprio prestigio e lo
esprime attraverso l’arte. A conclusione delle vittoriose campagne militari
in Grecia e Magna Grecia, le ingenti quantità di denaro e i ricchi bottini
di guerra determinarono un mutamento di gusti che si trasformò in
rivoluzione culturale. Le opere d’arte greche esibite nel corso delle
manifestazioni trionfali dei generali vittoriosi erano di una qualità mai
ammirata prima, talvolta persino in materiali preziosi fino ad allora
sconosciuti in città, come perle o pietre preziose. Al seguito dei
condottieri, arrivarono a Roma un gran numero di artigiani greci, architetti
ed artisti. Il processo di ellenizzazione di Roma si protrasse per quasi due
secoli, dalla fine del III alla metà del I secolo a. C., passando dalla mera
imitazione iniziale alla rielaborazione di stilemi e modelli greci per
adeguarli alle esigenze e al carattere romano. Si trattò di una vera
rivoluzione culturale e da questa nacque l’arte universale dell’Impero
romano. Significativi per comprendere questo fenomeno i versi di Orazio:
“Graecia capta ferum vincitorem cepit” (la Grecia conquistata conquista sua
volta il rozzo vincitore). Questa evoluzione dello stile è l’oggetto della
mostra; “L’età della conquista”, racconta il periodo compreso tra la seconda
guerra punica e l’età di Augusto con il passaggio da un linguaggio
figurativo ancora arcaico, di tradizione etrusco-italica, alla formazione di
un linguaggio artistico nuovo, universale: quello di Roma. L’esposizione
raccoglie un centinaio di opere tra fregi, oggetti domestici, sculture in
marmo, terracotta e bronzo, provenienti per lo più da Roma, Londra, Atene,
Parigi, Copenhagen e Monaco, suddiviso in quattro sezioni (Dei e santuari,
Monumenti onorari, Vivere alla greca, Costumi funerari) distribuite sui tre
piani del museo.
Nella prima sezione della mostra, dal titolo Dei e
santuari, si presentano fregi e frontoni in terracotta provenienti da
diversi templi che rinviano a modelli etrusco-italici e sono fondamentali
per illustrare il linguaggio figurativo romano arcaico, quando il marmo non
era ancora utilizzato, e comprenderne l’evoluzione. Con la conquista della
Grecia e l’arrivo di capolavori di arte ellenica cambiano i modelli di
riferimento come testimoniato in mostra da una serie di teste colossali di
divinità.
La seconda sezione, dedicata ai Monumenti onorari, a dominare la
scena sono i marmi onorari di generali e aristocratici romani. Inizialmente
veniva dato grande risalto alla figura del generale vincitore, generalmente
in abiti militari, corazza, mantello e lungo scettro; invece dal II secolo
a.C. si diffondono nel mondo italico soluzioni figurative nuove: i corpi
sono nudi, in posa autorevole, capaci da soli di esprimere le qualità e il
carisma della persona onorata.
La terza sezione, “Vivere alla Greca” offre
un approfondimento sull’affermazione del gusto greco in ogni ambito del
vivere, persino nel settore degli arredi domestici come candelieri, tavoli,
crateri, vasellame. Mescolando elementi greci di vari periodi, gli artisti
svilupparono in quel periodo un nuovo linguaggio figurativo, grazie al quale
crearono pitture e sculture del tutto nuove: il lusso entra prepotentemente
nella Domus Romana, a Roma si scopre la dolce vita, il piacere dell’esistere
quotidiano, l’otium.
Infine, una quarta sezione è riservata ai Costumi
funerari, in cui i romani appaiono meno influenzati dal fascino ellenico
rispetto a tutti gli altri aspetti della vita pubblica e privata. Sembrano
rimanere infatti legati alla propria tradizione continuando a mostrarsi
ancora orgogliosamente avvinti nelle pieghe delle loro toghe, simbolo stesso
della cittadinanza romana, e solo raramente sono rappresentati nei mantelli
di tradizione greca o in costume eroico, e i loro volti sono rugosi e
scavati: la committenza romana ora identifica il classico con l’arcaico, si
riconosce in un’arte più sobria che pur se plasmata sulla matrice greca, si
evolve con esiti nuovi. E’ nata ormai l’arte romana.
Naturalmente non è stato possibile fotografare
i reperti oggetto della mostra. Alcune immagini delle opere qui riportate
sono tratte dal materiale di documentazione diffuso dai Musei Capitolini in
occasione della presentazione alla stampa della mostra.
Invece nelle altre sale dei Musei ho cercato
di selezionare alcuni dei tesori che più mi hanno colpito per la loro
bellezza: mai la scelta fu tanto difficile!
E per concludere tanti sguardi da una terrazza
unica al mondo.
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Busto di giovane atleta
Parigi - Louvre |
Giunone Cesi
Roma - Musei Capitolini |
Spinario
Roma - Musei Capitolini |
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Ritratto di Emilio Paolo
Tirana - Museo Archeologico |
Busto di Dionysios
Napoli -Museo Archeologico
Nazionale |
Testa di Apollo- Roma -
Museo Nazionale Romano Palazzo Massimo |
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Testa di divinità
Roma - Musei Capitolini |
Testa di divinità
Atene - Museo Archeologico |
Fontana dell'età augustea
Roma - Musei Capitolini |
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Busto di Cicerone
Roma - Musei Capitolini |
Frontone di Luni
Firenze - Museo Archeologico Nazionale |
nelle altre sale dei
Musei
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Esedra di Marco Aurelio - Marco
Aurelio- Testa bronzea di Costantino |
Sala della Lupa - Lupa
Capitolina |
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Sala del Gladiatore - Galata
morente - ritratto femminile |
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Sala del Gladiatore - Amazzone
ferita |
Atrio di Palazzo Nuovo - Minerva |
Gabinetto della Venere - Venere
Capitolina |
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Sale degli Horti Tauriani -
Divinità femminile |
Galleria del Tabularium -
frammento di architrave di età flavia |
girovagando per piazza
del Campidoglio
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nel Cortile di Palazzo dei
Conservatori - Statua di Costantino |
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nel Cortile di Palazzo Nuovo -
statua di Oceano (Marforio) |
Palazzo Senatorio - statua del
Tevere |
Sguardi dal Tabularium
Sguardi dalla Terrazza
Caffarelli
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verso San Pietro |
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verso il Pincio |
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su piazza Venezia |
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