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Villa Adriana-incisioni di
Giovan Battista Piranesi (1777) |
la storia
Villa Adriana era la residenza preferita
dell’imperatore Adriano che detestando l'affollamento, la promiscuità, gli
intrighi e il caos di Roma, già l’anno successivo alla sua ascesa
all'impero, diede inizio alla costruzione della sua nuova residenza.
Scelse quindi con cura, il sito della nuova
residenza imperiale: fuori dal caos di Roma, ma lontano solo 17 miglia
romane dalla città, tra la via Prenestina e la via Tiburtina, su di un vasto
pianoro che si estende ai piedi dei monti Tiburtini, ricco di cave di
materiali da costruzione come travertino, pozzolana e tufo, verso il quale
convergevano all'epoca ben quattro acquedotti (Anio Vetus, Anio Novus, Aqua
Marcia e Aqua Claudia).
Qui, tra le molte ville rustiche che fin
dall'età repubblicana erano sorte fra Roma e Tivoli, ne esisteva già
pervenuta in proprietà della moglie di Adriano, Vibia Sabina. Fu questo il
primo nucleo della villa, incorporato poi nel Palazzo imperiale.
Amante dell'arte, Adriano era appassionato di
architettura ed intervenne direttamente nel disegno e nella progettazione
degli edifici; l’imperatore fece riprodurre, apportandovi personali
adattamenti, stili ed edifici visti nei tanti viaggi compiuti nelle province
orientali. Tramite un sistema di vie sotterranee carrabili o pedonali,
utilizzate dai domestici, riuscì a collegare tutte le zone della villa senza
intralciare il livello sovrastante, ufficiale e di rappresentanza. Erano
così assicurate riservatezza e tranquillità unitamente a funzionalità ed
eleganza del complesso.
Lo studio del sistema di canalizzazione e
delle fognature sembra indicare che la progettazione del complesso sia stata
unitaria, anche se dai bolli laterizi ritrovati in circa metà degli edifici
emergono due fasi di costruzione particolarmente attive tra il 118 e il
125,tra il 125 e il 133.
Nella prima fase (118 -125) furono costruiti:
Biblioteche; Complesso settentrionale del Palazzo orientale; Hospitalia;
Giardino a sud-est del Palazzo (padiglione a nord-est della Piazza d'Oro);
Terme con heliocaminus; Teatro marittimo; Stadio; Caserma dei Vigili; Grandi
Terme.
Sono della seconda fase (125 -133): Piccole
Terme; Complesso centrale del Palazzo orientale; Palazzo occidentale; Torre
di Roccabruna; Piazza d'Oro; Pretorio, Vestibolo; Cento Camerelle e Pecile;
Padiglione verso Tempe; Canopo; Cortile a est dello Stadio.
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Entrata |
10 |
Triclinio Imperiale |
19 |
Pretorio |
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Plastico |
11 |
Belvedere |
20 |
Canopo |
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Pecile |
12 |
Villa repubblicana |
21 |
Roccabruna |
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Cento Camerelle |
13 |
Palazzo imperiale |
22 |
Vestibolo |
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Terme con Heliocaminus |
14 |
Piazza d'Oro |
23 |
Edificio con tre esedre |
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Sala dei Filosofi |
15 |
Caserma dei Vigili |
24 |
Stadio |
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Teatro Marittimo |
16 |
Edificio con Peschiera |
25 |
Tempio di Venere |
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Cortile delle Biblioteche |
17 |
Piccole Terme |
26 |
Teatro greco |
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Hospitalia |
18 |
Grandi Terme |
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mappa di Villa Adriana |
Gli scavi
Dopo la morte di Adriano la villa continuò ad
essere utilizzata, come mostrano i bolli laterizi pertinenti a restauri del
III secolo, ma in seguito fu progressivamente abbandonata e durante il
medioevo ridotta a terreno agricolo, salvo essere utilizzata come cava di
materiali edili di pregio per le case di Tivoli, e come riserva di pietra da
cui estrarre calce.
Il primo a rinominarla, dopo secoli, fu
l'umanista Flavio Biondo nel 1450, e una decina di anni dopo essa venne
visitata e citata anche da Pio II Piccolomini. Si animò così , dalla fine
del XV secolo, l'interesse di umanisti, mecenati, papi, cardinali e nobili
per la villa. Interesse che però fu soprattutto predatorio: per la ricerca
di statue e marmi furono fatti eseguire scavi da papa Alessandro VI Borgia,
poi dal cardinale Alessandro Farnese, poi dal cardinale Ippolito II d'Este,
per le cui ville, sia di Roma che di Tivoli furono prelevate grandi quantità
di materiali.
Dal XVI al XIX secolo si moltiplicarono gli
scavi, anche da parte dei proprietari dei terreni che insistevano sull'area
della villa e le oltre 300 opere maggiori ritrovate (ritratti, statue, erme,
rilievi, sculture, mosaici) furono disperse per le collezioni private ed i
musei di mezza Europa.
Nel 1870 lo Stato acquistò il comprensorio
dalla famiglia Braschi che era in quel periodo la maggiore proprietaria dei
terreni; furono intrapresi scavi e restauri, che riportarono alla luce la
stupefacente architettura degli edifici e talvolta anche stucchi e mosaici
superstiti. Le ricerche continuano, ma l'esplorazione del sito è ancora
lontana dall'essere completata.
Villa Adriana è stata dichiarata nel 1999
patrimonio dell'umanità dall’UNESCO.
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Ingresso |
busto di Adriano |
La visita
Il complesso appare alquanto articolato, con
molti ambienti di varia destinazione: era dotato del corredo caratteristico
delle maggiori ville romane dell’epoca; poi un articolato sistema di
condotti e cisterne garantiva l’approvvigionamento idrico dall’acquedotto
principale agli ambienti della Villa, residenziali e termali, permettendo
così anche il riscaldamento.
Il Pecile
Ispirato alla Stoà Poikile di Atene, era un
quadriportico che, al riparo del sole e della pioggia, permetteva di
dialogare, dissertare, camminare. Si sviluppava intorno a un giardino con al
centro una piscina.
Le Cento camerelle
Era il sistema di costruzioni a quattro piani,
ripartiti in piccole stanze, progettato per superare il dislivello di 15
metri e ottenere un vasto pianoro su cui realizzare il quadriportico del
Pecile. Nelle stanzette con un unico accesso era alloggiata la servitù,
mentre i locali ed il pianterreno erano adibiti a magazzini.
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Pecile |
Cento camerelle |
L'Antinoeion
Scoperto nel 2002, situato lungo la strada di
accesso al “Grande Vestibolo”, davanti le “Cento Camerelle”, è un tempio
dedicato al giovane amante di Adriano, Antinoo, annegato nel Nilo nel 130
d.C.. L’imperatore gli dedicò questo edificio con la funzione di
luogo-memoria per ricordarlo da vivo: si tratta dell'ultima grande
costruzione realizzata nella villa da Adriano.
L'edificio con Tre Esedre
Il complesso, di forma rettangolare, è molto
articolato e presenta esternamente su tre pareti una triplice esedra con
porticato. Le due ali presentano diversità strutturali: prevalenza di aree
aperte in una, presenza di vari locali nell'altra, di cui alcuni erano
utilizzati per banchetti estivi.
Le Piccole Terme
Edificate tra il 121 e il 126 e quindi di
epoca posteriore a quelle con Heliocaminus, insieme alle Grandi furono
realizzate nel corso di una fase di ampliamento della villa. Servite da vie
sotterranee e ubicate lungo il percorso che porta al Canopo, le Piccole
Terme sono di dimensioni minori rispetto alle Grandi. Collegate al palazzo e
all'edificio con Peschiera, erano frequentate dall'imperatore o riservate
alle donne.
Le Grandi Terme
Meno originali architettonicamente delle
Piccole presentano gli elementi tipici delle terme romane: sudatio,
calidarium, tepidarium, frigidarium, piscine per la natatio e la palestra.
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Edificio con tre esedre |
Terme |
Il Pretorio
L'edificio ha una struttura distinta in due
parti. L'inferiore, a tre piani, era un insieme di costruzioni (in cui era
alloggiata la servitù) atte a sorreggere quella superiore, che,
decorativamente ricca, era per gli ospiti di riguardo. Era posta infatti
all'altezza dell'Edificio con Peschiera e quindi all'accesso diretto con le
zone di palazzo frequentate dall'imperatore.
Il Canopo
Adriano ha qui riprodotto il canale che univa
la città omonima con Alessandria,: è dominato a sud da un ninfeo a esedra,
utilizzato per i banchetti estivi: il Serapeo. Ad est un doppio colonnato
sosteneva una pergola; ad ovest era posto uno singolo alla cui metà sono
situate sei copie in gesso di statue: 4 cariatidi e 2 Sileni. Nel lato
mistilineo a nord sono alloggiate le copie d i Atena, Ares, Hermes e di due
amazzoni ferite. Di rilievo anche le copie delle personificazioni del Nilo,
del Tevere e del coccodrillo.
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Canopo |
Hermes nel Canopo |
La Torre di Roccabruna
Ispirata alla Torre dell'Accademia di Atene,
l'edificio, in origine di tre piani, forse era utilizzato come osservatorio
astronomico da Adriano oltre che come belvedere.
La Piazza d'Oro
La motivazione del nome va ricercata nella
ricchezza architettonica e scultorea dell'edificio, spogliato a partire dal
XVI secolo. Tramite un vestibolo a pianta ottagonale e con copertura a
cupola a spicchi, si accedeva al grande giardino centrale (delimitato da un
porticato) con piscina rettangolare, fiancheggiata da un insieme di aiuole e
di piccole vasche. Forse era utilizzata per i banchetti estivi la grande
sala, sul cui fondo si apriva un ampio ninfeo.
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piazza d'Oro |
belvedere |
Edificio con pilastri dorici
Deve il suo nome all'ambiente porticato con
pilastri scanalati che sorreggono una trabeazione dorica. Non era la sala
del trono di Adriano ma una struttura di collegamento tra le varie zone del
Palazzo, realizzata durante la seconda fase edilizia della residenza
imperiale e quindi in posizione contigua del Triclinio estivo e delle Esedre
costruite nel periodo repubblicano. Grazie a questa “cerniera”, Adriano ed i
suoi ospiti raggiungevano il Peristilio esterno, la Piazza d’oro, il
Triclinio estivo, l’Edificio con Peschiera. Del porticato, a base
rettangolare, restano dei pilastri scanalati che sorreggevano una
trabeazione a metope e triglifi secondo lo stile dorico. La copertura era
una volta a botte.
Il Teatro Marittimo
È una piccola isola artificiale su cui c'è una
domus in miniatura a pianta circolare (con atrio, triclinio, cubicula,
latrina e piccole terme) ove Adriano si ritirava e rifletteva. Era
accessibile solo tramite due strutture girevoli, essendo circondata dalle
acque di un canale. Un porticato delimitava il canale mentre l'alto muro
circolare racchiudeva e rendeva ancora più inaccessibile la piccola domus.
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Edificio con pilastri dorici |
Teatro Marittimo |
Le Terme con Heliocaminus
Sono le più antiche tra quelle della villa.
Nella volta della sala circolare è ubicato un occhio centrale ("lumen")
chiuso da un clipeo bronzeo che permetteva di aumentare o diminuire la
quantità di vapore acqueo riscaldando l'ambiente che era adatto per prendere
i bagni di sole pomeridiani.
Hospitalia
Il complesso si sviluppa lungo uno dei lati
minori del Cortile d elle Biblioteche a cui una scala li congiungeva. Erano
destinati all'alloggio di ufficiali pretoriani o a ospiti non di riguardo.
Erano una doppia serie di cubicula, ognuna avente tre letti, che si aprivano
su un ampio corridoio mosaicato con tessere in bianco e nero.
La Biblioteca Latina e la Biblioteca Greca
Poste su un'altura artificiale, utilizzata
come giardino, sono due edifici collegati da un portico, noti come
Biblioteca Greca e Latina. La prima è a tre piani: al II erano i locali di
servizio mentre il III era munito di un impianto di riscaldamento. Qui forse
Adriano vi risiedeva in inverno e ciò spiegherebbe il perché una scalinata
esterna collegava il III piano alla domus del Teatro Marittimo. La
Biblioteca Latina, a due piani, è nell'insieme simile all'altra avendo tutta
una serie di stanze disposte sullo stesso asse.
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biblioteche |
La Sala dei filosofi
L'ampio locale rettangolare ha una grande
abside circolare nella cui parete si trovano sette nicchie. Tramite i due
ingressi si raggiungevano il Pecile e il Teatro Marittimo, entrambi
vicinissimi. La Sala dei Filosofi era quindi un edificio di raccordo
utilizzato, secondo alcuni, come biblioteca, per altri come sala riunioni
per il consiglio. Varie le tesi su cosa era posto nelle nicchie: dei libri o
sette statue di filosofi o ancora altrettante statue di familiari di
Adriano.
Il Tempio di Venere
Rotondo, in stile dorico, il tempio era
situato centralmente in un Ninfeo semicircolare che si affacciava sulla
sottostante Valle di Tempe. Il tempio
custodiva una copia dell'Afrodite Cnidia, scolpita da Prassitele e oggi
ospitata nell'Antiquarium; il suo calco, insieme alle quattro colonne e alla
trabeazione, dà ai ruderi un particolare fascino.
Il Teatro Greco
Di dimensioni modeste, essendo utilizzato solo
dalla corte imperiale, ha una pianta semicircolare come i teatri romani. La
cavea utilizza l'andamento tufaceo morfologico collinare. Una gradinata
centrale la divide in due settori. Non è ancora chiaro se il piccolo
ambiente, che domina dall'alto la cavea, fosse riservato ad Adriano o fosse
un piccolo tempio dedicato a una divinità. Ai piedi invece della cavea è
ancora ben visibile
l'orchestra, ossia la zona riservata al coro.
Non del tutto conservato il proscenio (palco); persa invece la frons scenae.
Il complesso della c.d. Palestra
Costituito da sei edifici, è situato in quella
che l'imperatore chiamò "Valle di Tempe" per rendere omaggio ad un luogo (in
Tessaglia) che lo aveva affascinato durante i suoi viaggi in Grecia.
L'attribuzione del termine "Palestra" si deve a Pirro Ligorio che, al
servizio del cardinale Ippolito II d'Este, era incaricato di reperire statue
romane con cui ornare i giardini di Villa d'Este. Il ritrovamento di statue,
rappresentanti secondo lui degli atleti, lo indusse a pensare che i ruderi
fossero quelli di una palestra. In realtà il complesso doveva essere
dedicato al culto della dea Iside.
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vista su Tivoli |
Il museo
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busto |
erma |
maschera di teatro |
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Cariatide |
Hermes |
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Villa Adriana |
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