Le mie passeggiate....la domenica mattina

 

Villa Adriana

con Santina, Aurora e Marco

08 agosto 2009

 

E' la più grande delle ville imperiali romane: è posizionata nella piana sottostante Tivoli e spicca per l'imponente grandiosità dell'architettura. Fu fatta costruire dall'imperatore Adriano, che ne seguì personalmente il progetto, partendo dalla ristrutturazione di una precedente villa repubblicana. E' costituita da un insieme di costruzioni monumentali, vie, specchi d'acqua, terme, biblioteche, teatri, templi che avevano colpito l'imperatore nei suoi numerosi viaggi nelle province dell'impero dove era andato per conoscere realtà così lontane e adeguare le strutture dell'impero alle nuove necessità. Si tratta di una vera e propria città estesa su di un'area di circa 300 ettari.

 

 

Villa Adriana-incisioni di Giovan Battista Piranesi (1777)

 

la storia

Villa Adriana era la residenza preferita dell’imperatore Adriano che detestando l'affollamento, la promiscuità, gli intrighi e il caos di Roma, già l’anno successivo alla sua ascesa all'impero, diede inizio alla costruzione della sua nuova residenza.

Scelse quindi con cura, il sito della nuova residenza imperiale: fuori dal caos di Roma, ma lontano solo 17 miglia romane dalla città, tra la via Prenestina e la via Tiburtina, su di un vasto pianoro che si estende ai piedi dei monti Tiburtini, ricco di cave di materiali da costruzione come travertino, pozzolana e tufo, verso il quale convergevano all'epoca ben quattro acquedotti (Anio Vetus, Anio Novus, Aqua Marcia e Aqua Claudia).

Qui, tra le molte ville rustiche che fin dall'età repubblicana erano sorte fra Roma e Tivoli, ne esisteva già pervenuta in proprietà della moglie di Adriano, Vibia Sabina. Fu questo il primo nucleo della villa, incorporato poi nel Palazzo imperiale.

Amante dell'arte, Adriano era appassionato di architettura ed intervenne direttamente nel disegno e nella progettazione degli edifici; l’imperatore fece riprodurre, apportandovi personali adattamenti, stili ed edifici visti nei tanti viaggi compiuti nelle province orientali. Tramite un sistema di vie sotterranee carrabili o pedonali, utilizzate dai domestici, riuscì a collegare tutte le zone della villa senza intralciare il livello sovrastante, ufficiale e di rappresentanza. Erano così assicurate riservatezza e tranquillità unitamente a funzionalità ed eleganza del complesso.

Lo studio del sistema di canalizzazione e delle fognature sembra indicare che la progettazione del complesso sia stata unitaria, anche se dai bolli laterizi ritrovati in circa metà degli edifici emergono due fasi di costruzione particolarmente attive tra il 118 e il 125,tra il 125 e il 133.

Nella prima fase (118 -125) furono costruiti: Biblioteche; Complesso settentrionale del Palazzo orientale; Hospitalia; Giardino a sud-est del Palazzo (padiglione a nord-est della Piazza d'Oro); Terme con heliocaminus; Teatro marittimo; Stadio; Caserma dei Vigili; Grandi Terme.

Sono della seconda fase (125 -133): Piccole Terme; Complesso centrale del Palazzo orientale; Palazzo occidentale; Torre di Roccabruna; Piazza d'Oro; Pretorio, Vestibolo; Cento Camerelle e Pecile; Padiglione verso Tempe; Canopo; Cortile a est dello Stadio.

 

Entrata 10 Triclinio Imperiale 19 Pretorio
Plastico 11 Belvedere 20 Canopo
Pecile 12 Villa repubblicana 21 Roccabruna
Cento Camerelle 13 Palazzo imperiale 22 Vestibolo
Terme con Heliocaminus 14 Piazza d'Oro 23 Edificio con tre esedre
Sala dei Filosofi 15 Caserma dei Vigili 24 Stadio
Teatro Marittimo 16 Edificio con Peschiera 25 Tempio di Venere
Cortile delle Biblioteche 17 Piccole Terme 26 Teatro greco
Hospitalia 18 Grandi Terme    
mappa di Villa Adriana

 

Gli scavi

Dopo la morte di Adriano la villa continuò ad essere utilizzata, come mostrano i bolli laterizi pertinenti a restauri del III secolo, ma in seguito fu progressivamente abbandonata e durante il medioevo ridotta a terreno agricolo, salvo essere utilizzata come cava di materiali edili di pregio per le case di Tivoli, e come riserva di pietra da cui estrarre calce.

Il primo a rinominarla, dopo secoli, fu l'umanista Flavio Biondo nel 1450, e una decina di anni dopo essa venne visitata e citata anche da Pio II Piccolomini. Si animò così , dalla fine del XV secolo, l'interesse di umanisti, mecenati, papi, cardinali e nobili per la villa. Interesse che però fu soprattutto predatorio: per la ricerca di statue e marmi furono fatti eseguire scavi da papa Alessandro VI Borgia, poi dal cardinale Alessandro Farnese, poi dal cardinale Ippolito II d'Este, per le cui ville, sia di Roma che di Tivoli furono prelevate grandi quantità di materiali.

Dal XVI al XIX secolo si moltiplicarono gli scavi, anche da parte dei proprietari dei terreni che insistevano sull'area della villa e le oltre 300 opere maggiori ritrovate (ritratti, statue, erme, rilievi, sculture, mosaici) furono disperse per le collezioni private ed i musei di mezza Europa.

Nel 1870 lo Stato acquistò il comprensorio dalla famiglia Braschi che era in quel periodo la maggiore proprietaria dei terreni; furono intrapresi scavi e restauri, che riportarono alla luce la stupefacente architettura degli edifici e talvolta anche stucchi e mosaici superstiti. Le ricerche continuano, ma l'esplorazione del sito è ancora lontana dall'essere completata.

Villa Adriana è stata dichiarata nel 1999 patrimonio dell'umanità dall’UNESCO.

 

Ingresso busto di Adriano

 

La visita

Il complesso appare alquanto articolato, con molti ambienti di varia destinazione: era dotato del corredo caratteristico delle maggiori ville romane dell’epoca; poi un articolato sistema di condotti e cisterne garantiva l’approvvigionamento idrico dall’acquedotto principale agli ambienti della Villa, residenziali e termali, permettendo così anche il riscaldamento.

Il Pecile

Ispirato alla Stoà Poikile di Atene, era un quadriportico che, al riparo del sole e della pioggia, permetteva di dialogare, dissertare, camminare. Si sviluppava intorno a un giardino con al centro una piscina.

Le Cento camerelle

Era il sistema di costruzioni a quattro piani, ripartiti in piccole stanze, progettato per superare il dislivello di 15 metri e ottenere un vasto pianoro su cui realizzare il quadriportico del Pecile. Nelle stanzette con un unico accesso era alloggiata la servitù, mentre i locali ed il pianterreno erano adibiti a magazzini.

 

Pecile Cento camerelle

 

L'Antinoeion

Scoperto nel 2002, situato lungo la strada di accesso al “Grande Vestibolo”, davanti le “Cento Camerelle”, è un tempio dedicato al giovane amante di Adriano, Antinoo, annegato nel Nilo nel 130 d.C.. L’imperatore gli dedicò questo edificio con la funzione di luogo-memoria per ricordarlo da vivo: si tratta dell'ultima grande costruzione realizzata nella villa da Adriano.

L'edificio con Tre Esedre

Il complesso, di forma rettangolare, è molto articolato e presenta esternamente su tre pareti una triplice esedra con porticato. Le due ali presentano diversità strutturali: prevalenza di aree aperte in una, presenza di vari locali nell'altra, di cui alcuni erano utilizzati per banchetti estivi.

Le Piccole Terme

Edificate tra il 121 e il 126 e quindi di epoca posteriore a quelle con Heliocaminus, insieme alle Grandi furono realizzate nel corso di una fase di ampliamento della villa. Servite da vie sotterranee e ubicate lungo il percorso che porta al Canopo, le Piccole Terme sono di dimensioni minori rispetto alle Grandi. Collegate al palazzo e all'edificio con Peschiera, erano frequentate dall'imperatore o riservate alle donne.

Le Grandi Terme

Meno originali architettonicamente delle Piccole presentano gli elementi tipici delle terme romane: sudatio, calidarium, tepidarium, frigidarium, piscine per la natatio e la palestra.

 

Edificio con tre esedre Terme

 

Il Pretorio

L'edificio ha una struttura distinta in due parti. L'inferiore, a tre piani, era un insieme di costruzioni (in cui era alloggiata la servitù) atte a sorreggere quella superiore, che, decorativamente ricca, era per gli ospiti di riguardo. Era posta infatti all'altezza dell'Edificio con Peschiera e quindi all'accesso diretto con le zone di palazzo frequentate dall'imperatore.

Il Canopo

Adriano ha qui riprodotto il canale che univa la città omonima con Alessandria,: è dominato a sud da un ninfeo a esedra, utilizzato per i banchetti estivi: il Serapeo. Ad est un doppio colonnato sosteneva una pergola; ad ovest era posto uno singolo alla cui metà sono situate sei copie in gesso di statue: 4 cariatidi e 2 Sileni. Nel lato mistilineo a nord sono alloggiate le copie d i Atena, Ares, Hermes e di due amazzoni ferite. Di rilievo anche le copie delle personificazioni del Nilo, del Tevere e del coccodrillo.

 

Canopo Hermes nel Canopo

 

La Torre di Roccabruna

Ispirata alla Torre dell'Accademia di Atene, l'edificio, in origine di tre piani, forse era utilizzato come osservatorio astronomico da Adriano oltre che come belvedere.

La Piazza d'Oro

La motivazione del nome va ricercata nella ricchezza architettonica e scultorea dell'edificio, spogliato a partire dal XVI secolo. Tramite un vestibolo a pianta ottagonale e con copertura a cupola a spicchi, si accedeva al grande giardino centrale (delimitato da un porticato) con piscina rettangolare, fiancheggiata da un insieme di aiuole e di piccole vasche. Forse era utilizzata per i banchetti estivi la grande sala, sul cui fondo si apriva un ampio ninfeo.

 

piazza d'Oro belvedere

 

Edificio con pilastri dorici

Deve il suo nome all'ambiente porticato con pilastri scanalati che sorreggono una trabeazione dorica. Non era la sala del trono di Adriano ma una struttura di collegamento tra le varie zone del Palazzo, realizzata durante la seconda fase edilizia della residenza imperiale e quindi in posizione contigua del Triclinio estivo e delle Esedre costruite nel periodo repubblicano. Grazie a questa “cerniera”, Adriano ed i suoi ospiti raggiungevano il Peristilio esterno, la Piazza d’oro, il Triclinio estivo, l’Edificio con Peschiera. Del porticato, a base rettangolare, restano dei pilastri scanalati che sorreggevano una trabeazione a metope e triglifi secondo lo stile dorico. La copertura era una volta a botte.

Il Teatro Marittimo

È una piccola isola artificiale su cui c'è una domus in miniatura a pianta circolare (con atrio, triclinio, cubicula, latrina e piccole terme) ove Adriano si ritirava e rifletteva. Era accessibile solo tramite due strutture girevoli, essendo circondata dalle acque di un canale. Un porticato delimitava il canale mentre l'alto muro circolare racchiudeva e rendeva ancora più inaccessibile la piccola domus.

 

Edificio con pilastri dorici Teatro Marittimo

 

Le Terme con Heliocaminus

Sono le più antiche tra quelle della villa. Nella volta della sala circolare è ubicato un occhio centrale ("lumen") chiuso da un clipeo bronzeo che permetteva di aumentare o diminuire la quantità di vapore acqueo riscaldando l'ambiente che era adatto per prendere i bagni di sole pomeridiani.

Hospitalia

Il complesso si sviluppa lungo uno dei lati minori del Cortile d elle Biblioteche a cui una scala li congiungeva. Erano destinati all'alloggio di ufficiali pretoriani o a ospiti non di riguardo. Erano una doppia serie di cubicula, ognuna avente tre letti, che si aprivano su un ampio corridoio mosaicato con tessere in bianco e nero.

 

La Biblioteca Latina e la Biblioteca Greca

Poste su un'altura artificiale, utilizzata come giardino, sono due edifici collegati da un portico, noti come Biblioteca Greca e Latina. La prima è a tre piani: al II erano i locali di servizio mentre il III era munito di un impianto di riscaldamento. Qui forse Adriano vi risiedeva in inverno e ciò spiegherebbe il perché una scalinata esterna collegava il III piano alla domus del Teatro Marittimo. La Biblioteca Latina, a due piani, è nell'insieme simile all'altra avendo tutta una serie di stanze disposte sullo stesso asse.

 

biblioteche

 

La Sala dei filosofi

L'ampio locale rettangolare ha una grande abside circolare nella cui parete si trovano sette nicchie. Tramite i due ingressi si raggiungevano il Pecile e il Teatro Marittimo, entrambi vicinissimi. La Sala dei Filosofi era quindi un edificio di raccordo utilizzato, secondo alcuni, come biblioteca, per altri come sala riunioni per il consiglio. Varie le tesi su cosa era posto nelle nicchie: dei libri o sette statue di filosofi o ancora altrettante statue di familiari di Adriano.

 

Il Tempio di Venere

Rotondo, in stile dorico, il tempio era situato centralmente in un Ninfeo semicircolare che si affacciava sulla

sottostante Valle di Tempe. Il tempio custodiva una copia dell'Afrodite Cnidia, scolpita da Prassitele e oggi ospitata nell'Antiquarium; il suo calco, insieme alle quattro colonne e alla trabeazione, dà ai ruderi un particolare fascino.

 

Il Teatro Greco

Di dimensioni modeste, essendo utilizzato solo dalla corte imperiale, ha una pianta semicircolare come i teatri romani. La cavea utilizza l'andamento tufaceo morfologico collinare. Una gradinata centrale la divide in due settori. Non è ancora chiaro se il piccolo ambiente, che domina dall'alto la cavea, fosse riservato ad Adriano o fosse un piccolo tempio dedicato a una divinità. Ai piedi invece della cavea è ancora ben visibile

l'orchestra, ossia la zona riservata al coro. Non del tutto conservato il proscenio (palco); persa invece la frons scenae.

 

Il complesso della c.d. Palestra

Costituito da sei edifici, è situato in quella che l'imperatore chiamò "Valle di Tempe" per rendere omaggio ad un luogo (in Tessaglia) che lo aveva affascinato durante i suoi viaggi in Grecia. L'attribuzione del termine "Palestra" si deve a Pirro Ligorio che, al servizio del cardinale Ippolito II d'Este, era incaricato di reperire statue romane con cui ornare i giardini di Villa d'Este. Il ritrovamento di statue, rappresentanti secondo lui degli atleti, lo indusse a pensare che i ruderi fossero quelli di una palestra. In realtà il complesso doveva essere dedicato al culto della dea Iside.

 

vista su Tivoli

 

Il museo

 

busto erma maschera di teatro

 

Cariatide

Hermes

Villa Adriana