|
ponte Sisto
La passeggiata inizia da
ponte Sisto: questo ponte prende il nome da Papa Sisto
IV che fu l'artefice del restauro dell'antico ponte
Aurelio, di età romana, crollato a causa della piena del
589. La ricostruzione avvenne sopratutto a seguito di un
grave incidente verificatosi in occasione del giubileo
del 1450, quando una enorme folla dei pellegrini diretti
a San Pietro provocò il crollo di ponte Sant’Angelo,
causando numerose vittime. Per favorire i flussi verso
San Pietro specie nella prospettiva del successivo
Giubileo, papa Sisto fece realizzare l'unico ponte
costruito a Roma dal medioevo fino al XIX secolo.
Ponte Sisto, la cui progettazione è attribuita
a Baccio Pontelli, fu realizzato tra il 1473 ed il 1475, e collegò i rioni
Regola e Parione all'altra riva del fiume, la zona di Trastevere.
Ponte Sisto è caratterizzato dall’"occhialone"di
deflusso in mezzo alle arcate, che verrà usato da sempre come strumento
idrometrico per indicare il livello delle piene del Tevere. Quando pioveva a
lungo, e il fiume s'ingrossava, i romani dicevano: "Guarda l'occhialone de
ponte Sisto e datte 'na regolata a che punto sta er fiume: si l'acqua nun
c'è arivata, vo' di' che nun straripa".
 |
|
ponte Sisto |
Via dei Pettinari
La strada, che collegava Trastevere ai rioni
Ponte, Parione e Regola, zone commerciali di notevole rilevanza, fu
rinnovata da Papa Sisto IV, essendo stata inserita nel progetto di
ristrutturazione che aveva riguardato ponte Sisto. Il toponimo di
“Pettinari” andrebbe attribuito secondo alcuni, ai fabbricanti di pettini,
secondo altri, ai pettinatori di lana per materassi.
La strada conserva la sua struttura medievale
in cui la chiesa di San Salvatore in Onda, rappresenta l’espressione più
alta di una religiosità, evidenziata nella via, da ben cinque immagini della
Madonna fra grandi e piccole che vanno dal 1705 al 1944.
La chiesa di San
Salvatore in Onda, il cui appellativo ricorda le inondazioni
del Tevere, risale almeno al XII secolo, ma fu restaurata a più riprese,
modificando radicalmente l'aspetto originario, in parte immaginabile dopo il
restauro interno attuato tra il 1860 ed il 1878, in occasione del quale
furono rinvenute le colonne con capitelli appartenenti ala prima chiesa. Il
convento, che sorge contiguo, fu occupato in seguito dai religiosi di San
Paolo eremita, gli agostiniani ed i conventuali. Nell'ottocento la chiesa
divenne un punto di riferimento per l'attività pastorale di colui che i
romani consideravano il secondo San Filippo Neri, San Vincenzo Pallotti, che
dedicò la sua vita ai carcerati, ai malati e ai giovani.
 |
 |
|
Madonna con il Bambino |
Targa del Mondezzaro |
 |
 |
 |
|
San Salvatore in Onda |
Madonna del Divino Amore |
Piazza Trinità dei
Pellegrini
L'Arciconfraternita dei Pellegrini e
Convalescenti della Ss.Trinità, fondata nel 1548 da San Filippo Neri (Pippo
bbono, come lo chiamavano i ragazzi del rione) a favore dei poveri e dei
malati, ebbe in dono da papa Paolo IV gli edifici dell'antica parrocchia di
San Benedetto de Arenula. Quando la parrocchia fu soppressa, la chiesa
stessa venne ridimensionata e si ottenne così un complesso dotato di
dormitori e refettori di notevole capacità: in questa occasione la chiesa
mutò nome e fu denominata Ss.Trinità dei
Pellegrini. L'interno a croce
latina, con colonne corinzie, si conclude in una volta a ferro di cavallo e
ha un'abside dominata dalla pala d'altare di Guido Reni, la Santa Trinità.
La chiesa della Ss.Trinità dei Pellegrini ebbe un grandissimo ospizio
annesso, costruito nel 1625 per consentire l'assistenza ai pellegrini
durante il Giubileo di quell'anno. Al centro della facciata, tra il primo e
il secondo piano, presenta l'iscrizione “OSPIZIO DEI CONVALESCENTI E
PELLEGRINI”, mentre un'altra iscrizione, posta sopra la finestra situata
alla sinistra del portale, ricorda che "In questo ospizio, trasformato in
ospedale militare nel periodo della Repubblica Romana, morì Goffredo Mameli
a seguito delle ferite riportate nei combattimenti a difesa di Roma nel
1849.
 |
 |
|
Ss. Trinità dei Pellegrini |
 |
 |
|
Ospizio dei Convalescenti e dei Pellegrini |
Via Arco del Monte
e piazza Monte di Pietà
La via prende il nome dall’arco che la domina:
più che di un arco, si tratta di un cavalcavia che unisce il palazzo che fu
dei Barberini, con quello del Monte di Pietà da cui prende il nome.
Da via Arco ci si immette in piazza Monte di
Pietà, dominata dall'omonimo palazzo. L'istituzione del
Monte della Pietà nasce nel 1539
per iniziativa di Paolo III Farnese, una sorta d'istituto di credito fondato
sul principio della riscattabilità dei pegni dati in garanzia, in cambio
della somma di denaro avuta in prestito con una maggiorazione minima data
dagli interessi computati.
Un ruolo fondamentale quello della lotta
all'usura in un periodo economico particolarmente difficile per lo Stato
Pontificio, nel quale le istituzioni assistenziali erano insufficienti o del
tutto inesistenti.
Il palazzo conserva ancora ad oggi uffici e
sale d'asta per mettere in vendita i beni non riscattati. La facciata ideata
dal Mascherino e poi ampliata da Carlo Maderno, presenta una parte centrale
scandita da sei finestre architravate a mensole e da due portali, con una
edicola che riproduce Gesù nel sepolcro a braccia aperte, fra gli stemmi di
Paolo III Farnese, fondatore del Monte, e di Clemente VIII Aldobrandini. Nel
1759 il Monte di Pietà acquistò il palazzo Barberini ai Giubbonari, per
destinarlo a Depositeria Generale della Camera Apostolica e a Banco dei
Depositi e nel 1768 i due palazzi furono collegati da un cavalcavia
denominato appunto Arco del Monte. Addossata alla facciata è situata la
fontana commissionata agli inizi del XVII secolo da Paolo V Borghese a Carlo
Maderno. Una simpatica storia si narra sull'orologio posto sotto il
campanile a vela sulla sommità sinistra del palazzo: si narra che
l'orologiaio, non soddisfatto del compenso datogli, alterò i complicati
congegni e incise sull'orologio stesso i seguenti versi: "Per non esser
state a nostre patte / Orologio del Monte sempre matte". L'orologio fu
aggiunto sulla facciata alla fine del XVIII secolo e la scritta fu
cancellata dalle Autorità, ma l'orologio rispetta le direttive del suo
costruttore: non segna mai l'ora giusta e cammina quando e come gli pare.
 |
 |
 |
 |
 |
|
Palazzo del Monte di Pietà |
Via Arco del Monte
e largo dei Librai
Proseguendo nuovamente per via Arco del
Monte, all’angolo con Via dei Giubbonari c’è la vasta mole di
Palazzo Barberini,
originaria abitazione di questa importante famiglia tanto da essere
stata nominata “Casa Grande dei Barberini”.
Nel seicento era un punto d'incontro dei letterati più famosi della Roma
barocca e le numerose stanze erano ornate da mobili pregiati, pitture,
statue e ricche tappezzerie. Nel 1644 la morte di Papa Urbano VIII segnò
il declino della famiglia Barberini e la Casa Grande restò quasi
completamente disabitata ed andò lentamente in rovina. Nel 1734 il
Cardinale Francesco, uno degli eredi di Urbano VIII, vendette l'edificio
ai Carmelitani Scalzi, che lasciarono invariate unicamente la torre
quadrata laterale, segno tipico delle case prelatizie e nobili del
tempo, e la parte alta dell’edificio. Il palazzo rimase però in possesso
dei Carmelitani per un breve periodo, fino a che fu acquistato dal Monte
di Pietà.
In largo dei Librai, posizionata al limite del
semicerchio che costituiva il teatro di Pompeo, la
chiesa di Santa Barbara dei Librai fu voluta nel XI
secolo, dal prefetto Giovanni Crescenzio e da sua moglie Rogata. Il tempio,
a croce greca, si arricchì di affreschi, di un oratorio e delle reliquie di
numerosi Santi, rinvenute successivamente all'interno di una cassetta di
piombo sotto l'altare maggiore, che testimoniano l'importanza della chiesa
durante il Medioevo. Nel 1680 fu ricostruita da Zanoni Masotti, uno
stampatore, mentre la facciata è attribuita a Giuseppe Passeri. Il luogo di
culto fu donato all'Università dei Librai, la corporazione a cui
appartengono stampatori, legatori e librai e che si assunse l'onere di
ricostruirla nel 1680.
Poi, però, dal 1878 i Librari abbandonarono la
chiesetta e ciò significò la fine per Santa Barbara, che venne sconsacrata e
adibita per molto tempo a semplice magazzino, mentre tutti i suoi ornamenti
più importanti furono trasferiti nella vicina chiesa di San Carlo ai
Catinari. L'ultimo restauro e la riapertura ai fedeli risale a pochi decenni
fa. Nell'interno sono conservati un crocifisso ligneo del trecento, un
trittico del 1453 che raffigura la "Madonna con Bambino ed i Santi Michele
Arcangelo e Giovanni Battista".
 |
 |
|
Casa grande dei Barberini |
S. Barbara dei Librai |
Via dei Giubbonari
Via dei Giubbonari prese il nome dagli
artigiani e dai mercanti di gipponi chiamati appunto gipponari, ovvero
tessitori di corpetti (dal latino jupponarii), termine che poi nel tempo si
è trasformato in giubbonari. La via precedentemente era chiamata dei
Pelamantelli, perchè qui vi erano gli stramazzatori, ossia i cardatori di
lane e stoffe grezze, ma anche Mercatoria, una caratteristica commerciale
che ancora oggi mantiene con una fila quasi ininterrotta di negozi.
 |
 |
|
via dei Giubbonari |
San Carlo ai Catinari |
Via dei Giubbonari è però indubbiamente
caratterizzata dalla presenza di San Carlo ai
Catinari. L'appellativo "ai Catinari" deriva alla chiesa
dalle numerose botteghe, collocate nella via, produttrici di catini, mentre
il nome è quello di San Carlo Borromeo, cardinale milanese, a cui la
congregazione della sua città volle dedicare questo luogo di culto, in
occasione della sua canonizzazione. Fu edificato tra il 1612 ed il 1620 da
Rosato Rosati. La facciata, attribuita all'architetto romano Giovanni
Battista Soria, fu ultimata nel 1638. L'interno è preziosamente decorato, vi
si trovano dipinti di grande valore realizzati dai maggiori esponenti del
seicento, da Pietro da Cortona a Guido Reni, opere mature che rispecchiano
l'influenza della controriforma e che raffigurano la vita del Santo. Sono
attribuite al Domenichino le "Le virtù cardinali" nei pennacchi della cupola
(1627-1680).
Nella sacrestia della chiesa è custodito un
prezioso crocifisso, intarsiato finemente in marmo, vetro e madreperla,
risalente al cinquecento ed attribuito allo scultore Algardi.
 |
 |
|
San Carlo ai Catinari - facciata
e cupola |
Piazza Cairoli
La piazza è dedicata a Benedetto Cairoli
(1825-1860), protagonista del Risorgimento, nonché Presidente del Consiglio
e Ministro degli Esteri e dell'Agricoltura. La piazza, in passato detta
anche Tagliacozza per alcune case appartenute ad Isabella Orsini, signora di
Tagliacozzo, fu più volte ampliata, soprattutto in occasione dell'apertura
della via Arenula alla fine dell'Ottocento. Il giardino ospita la statua
bronzea del Cairoli di Federico Seismit Doda, opera di Eugenio Maccagnani
del 1919. La presenza più interessante della piazza è il
palazzo Santacroce, progettato da
Carlo Maderno e costruito in più riprese tra il 1598 e il 1668. I prospetti
furono tutti restaurati nell'Ottocento, mantenendo però l'originaria
caratteristica barocca nei quattro piani, con finestre architravate al primo
e quarto e decorate con festoni di frutta in stucco. Il portale che apre
sullo slargo fronteggiante la chiesa di San Carlo ai Catinari presenta lo
stemma dei Santacroce e degli Sforza Cesarini. La parte su vicolo dei
Catinari fu costruita come una sorta di dépendance ed è collegata con il
complesso mediante un arco. Dal portale, si accede al cortile con una
fontana costituita da un'edicola tra pilastri dorici, che racchiude una
nicchia dove è raffigurata Venere sorgente da una conchiglia tra amorini;
sul timpano vi è lo stemma dei Santacroce.
 |
 |
|
Arco di palazzo Santacroce |
Ninfeo di palazzo Santacroce |
Via e piazza San Salvatore in
Campo
Percorrendo via degli Specchi e vicolo dei
Catinari si giunge a piazza San Salvatore in Campo. Qui troviamo la chiesa
di San Salvatore in Campo, che
deriva il nome da una più antica che sorgeva sulla via dei Pettinari,
demolita nel 1639 per consentire l'ampliamento del palazzo del Monte di
Pietà e denominata San Salvatore de domno Campo. L'etimologia del termine
Campo rimane ancora incerta: c'è chi vuole derivi dal fatto che nel X secolo
fu restaurata quando era sotto la giurisdizione di Campone, abate di Farfa,
mentre altri ritengono che il termine derivi dalla piazza sterrata, chiamata
allora Campo, che le era dinanzi. La chiesa odierna fu ricostruita da Urbano
VIII nello stesso anno in cui fece demolire quella antica, attribuendole il
titolo di San Salvatore in Campo, senza il de domno antico. L'edificio fu
costruito dall'architetto Francesco Paparelli e presenta una facciata molto
semplice e lineare.
 |
 |
|
San Salvatore in Campo |
palazzetto Lancia |
Via Santa Maria in Monticelli
La chiesa di Santa
Maria in Monticelli, originariamente denominata Santa Maria
de Arenula, sorge sull'omonima via e fu così denominata per essere stata
costruita su un rialzo di terreno, il "..monticello elevato in modo che
nelle maggiori inondazioni di Roma la chiesa rimanga illesa dalle acque”.
Non si sa molto circa l'anno di fondazione e sul suo architetto: le prime
notizie riguardano il restauro o molto più probabilmente una vera e propria
ricostruzione avvenuta sotto Pasquale II (1099-1118). Sicuramente in questa
occasione fu costruito il campanile romanico, originariamente più alto ma
ridotto alle attuali dimensioni al tempo di Paolo V (1605-21), probabilmente
per motivi di stabilità. A parte il campanile, nulla rimane dell'antico
tempio, in seguito alle ricostruzioni avvenute nel 1716, per volere di
Clemente XI, ad opera di Matteo Sassi e nel 1860, per volere di Pio IX, ad
opera di Francesco Azzurri. L'interno è a pianta basilicale con tre cappelle
laterali per lato. All'interno sono custodite una Flagellazione di Annibale
Caracci, un un frammento di mosaico che risale al XII secolo ed un
crocefisso ligneo del Trecento.
 |
|
Santa Maria in Monticelli |
Piazza San Paolo alla Regola
Percorrendo quindi via San Paolo alla Regola e
l'omonima piazza. Qui troviamo la chiesa di San
Paolo alla Regola, popolarmente denominata San Paolino, la
cui origine è antichissima: secondo la tradizione, sarebbe stata costruita
sullo stesso luogo dove vi era la casa di San Paolo durante il suo soggiorno
romano e all’interno di questa chiesa si conserva ancora la stanza
dell'apostolo trasformata in cappella.
All'edificio è annesso anche
l'Oratorio di San Giacomo, sede
dell'Università dei Cappellari. Nel XVII secolo la chiesa fu ricostruita su
disegno dell'architetto bolognese Giovanni Battista Bergonzoni, anche se
venne completata soltanto nel 1728. Suddivisa in due ordini, presenta, nella
parte inferiore, sei lesene che inquadrano il portale centrale e due
portoncini laterali. L'interno, a croce greca con cupola, custodisce un
affresco del Trecento contenente un'immagine miracolosa detta Madonna delle
Grazie, mentre sull'altare maggiore è murata una lapide datata 1096 della
demolita chiesa di San Cesareo, situata nella vicina piazza della Trinità
dei Pellegrini e distrutta per la costruzione dell'Ospizio dei Convalescenti
e dei Pellegrini.
Alla fine di Via San Paolo alla Regola, si
trovano le cosiddette Case di San Paolo
così denominate perchè, secondo un'antica leggenda, l'Apostolo avrebbe
abitato in una delle antiche case preesistenti a queste. Le Case di San
Paolo costituiscono un suggestivo complesso edilizio composto da sette
edifici medioevali, in stretta connessione tra loro, risalenti alla fine del
XIII secolo, con portici, logge e torri, a testimonianza dell’importanza
della via medievale, la strada della Regola, dal nome del rione che
attraversa.
Tra il 1913 e il 1924, in occasione dei lavori
di costruzione del Ministero di Grazia e Giustizia, questi edifici furono
destinati alla demolizione: si salvarono soltanto grazie all'intervento di
una associazione dedita alla salvaguardia dei monumenti e furono così
inglobati nel Ministero stesso.
 |
 |
 |
|
San Paolo alla Regola |
Oratorio di San Giacomo |
Case di San Paolo |
Via del Conservatorio e via
delle Zoccolette
Ci si immette quindi in via del Conservatorio.
Il toponimo della via deriva dalla presenza del
Conservatorio dei Ss. Clemente e Crescentino, istituito "per
le povere orfane, denominate comunemente zoccolette", da cui il nome
dell'omonima via che incrocia via del Conservatorio e dove si trova
l'ingresso del complesso: qualcuno benevolmente lo attribuisce ad una specie
di calzari somiglianti agli zoccoli da loro utilizzati, ma molto
probabilmente si riferisce proprio al termine romano che sta ad indicare la
prostituta, perché era opinione comune che le orfanelle, una volta dimesse
dal conservatorio, non avessero altro destino che quello del marciapiede.
Naturalmente il Conservatorio nacque proprio con l'intento opposto, ovvero
di porre in salvo l'onestà delle fanciulle, di dare loro una cristiana
educazione e soprattutto di insegnare loro un mestiere (qui imparavano
infatti a cucire, a ricamare ed "eseguivano pure lavori di lana e drappi
detti fustagni, intessuti di lino e canapa") che sarebbe loro tornato utile
una volta che, maggiorenni, fossero uscite dal conservatorio. Il palazzo del
Conservatorio fa parte del grande complesso dell'Ospizio
dei Mendicanti, costruito per volere di Sisto V da Domenico
Fontana nel 1587 come ricovero dei mendicanti. Nel 1715 un'ala dell'edificio
fu destinata ad accogliere il Conservatorio dei Ss. Clemente e Crescentino,
o delle Zoccolette, e i mendicanti furono trasferiti al complesso di San
Michele a Ripa. L'ospizio fu allora suddiviso in due istituzioni: un
ospedale per sacerdoti poveri, ed una Congregazione fondata dal sacerdote
Giacomo Palazzi formata da cento preti assistiti da venti chierici: proprio
da questa congregazione l'ospizio fu denominato "dei Centopreti". L'ospizio
fu chiuso durante l'epoca napoleonica e riaperto nel 1820; successivamente
fu affidato all'Ordine di Malta, che vi aprì un ospedale militare. Ma nel
1855 Pio IX ricostituì l'ospizio per i sacerdoti poveri e vi insediò l'opera
pia delle Cappelle Rurali. Nel 1869 sorse proprio in questo edificio il
nucleo del primo ospedale pediatrico italiano, che rappresentò l'antenato
dell'attuale Ospedale Pediatrico "Bambino Gesù". Nel 1885 l'edificio fu in
gran parte demolito e ricostruito più arretrato, su progetto di Antonio
Parisi, a causa dei lavori di costruzione dei muraglioni del lungotevere:
caratteristico è il porticato che si affaccia sul lungotevere dei Vallati
con la decorazione dei motivi araldici di papa Leone XIII. Il complesso oggi
ospita il Pontificio Istituto di San Clemente ed è la sede di "Migrantes",
l'istituzione della Caritas a sostegno degli emigrati nel nostro Paese.
Quasi all'angolo della via con via dei Pettinari è situata un'edicola
settecentesca davvero particolare: una cornice di stucco con
una ricca decorazione a ovuli racchiude un affresco rettangolare con la base
insolitamente molto più lunga dell'altezza. Il Santo raffigurato sulla
destra oramai non è più riconoscibile, conseguenza del cattivo stato di
conservazione dell'affresco, mentre il volto austero, reso ancora più
solenne dalla barba bianca, del Santo raffigurato a sinistra si identifica
con Sant’Antonio Abate perché regge un bastone con una campanella
all'estremità; al centro è raffigurata la Madonna con il Bambino.
 |
 |
|
Conservatorio dei Ss.
Clemente e Crescentino |
Targa delle "Zoccolette" |
|
 |
|
Madonna di via delle
Zoccolette |
Al termine di via delle Zoccolette si torna su
via dei Pettinari, dove la passeggiata era iniziata.
|
 |
|
Ponte Sisto - vista vs.
piazza Trilussa |
|