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premessa
Monti è il quartiere più
antico di Roma e vi si trovano testimonianze dell'epoca
romana, medioevale, rinascimentale, barocca: una
successione di stili che copre 2500 anni di storia. Il
suo nome deriva dal fatto che comprendeva i colli
Esquilino, Viminale, parte del Quirinale e del Celio.
Oggi il Quirinale, l'Esquilino ed il Celio non gli
appartengono più, ma il nome è rimasto.
Nella Roma antica la zona era
densamente popolata: c'erano i fori imperiali e la cosiddetta Subura, oggi
detta Suburra, dove vivevano i plebei, dove c'erano i lupanari e le locande
più malfamate. Nel Medioevo la situazione era ben diversa: gli acquedotti
romani erano stati danneggiati ed era difficile farci arrivare l'acqua a
causa del terreno collinare; per questo gli abitanti tendevano a trasferirsi
nel Campo Marzio, zona pianeggiante a valle dei colli. L’unico fattore che
fece sì che la zona non diventasse totalmente disabitata era la presenza
della basilica di San Giovanni in Laterano: il continuo afflusso di
pellegrini garantiva sempre un cospicuo numero di persone sul territorio.
Gli abitanti di Monti, detti monticiani,
svilupparono una loro forte identità, addirittura il loro dialetto romano
era lievemente diverso da quello degli altri rioni e sussisteva una rivalità
tra gli abitanti dell'altro rione con una altrettanto forte identità, Trastevere, che
spesso si concretizzava in scontri cruenti tra gli abitanti dei due rioni.
Successivamente, lo sviluppo urbanistico di
fine ottocento, con Roma divenuta capitale, e i grandi sventramenti del
periodo fascista cambiarono completamente il volto del rione. In
particolare, tra il 1924 e il 1936 un'ampia porzione del rione fatta da
tante stradine e case popolari è stata distrutta per costruire via dei Fori
Imperiali e portare alla luce i resti dei fori.
Ma una grande parte del rione ancora
conserva i suoi scorci più segreti, i negozietti, i banchi degli artigiani:
tutto quello che fa di Monti un quartiere romano irripetibile, quasi un
piccolo paese immerso nella grande città, all'interno della quale mantiene
però la sua identità di luogo sospeso tra passato e presente, di centro di
cultura e di tradizioni.
Quanto al rione Trevi, molti pensano che il
suo nome derivi dalla presenza della fontana più famosa del mondo, ma non è
così: il nome deriva probabilmente dal termine latino trivium, che stava ad
indicare la confluenza di tre vie. Sin dal periodo romano la zona era divisa
in due parti principali: quella bassa, pianeggiante e vicino al fiume, e
quella alta, collinare e quindi rialzata. La prima era centro di attività
cittadine, mentre la seconda rimase essenzialmente una ricca zona
residenziale. Dopo la caduta dell'impero la zona collinare si andò
spopolando mentre la popolazione tendeva a concentrarsi nella zona a valle.
L’evoluzione urbana seguì quella demografica: le costruzioni erano numerose
nei pressi del Tevere mentre non si costruì praticamente nulla nella zona
collinare fino ai fasti del Rinascimento. Nel XVII secolo l'urbanizzazione,
la costruzione di strade, chiese e fontane determinò il fatto che tutto il
rione Trevi fosse densamente popolato, e il suo aspetto rimase
essenzialmente inalterato fino alla fine del XIX secolo. Con la
trasformazione della zona del Quirinale in un centro di potere, ospitando
dapprima numerosi palazzi rappresentativi della potenza papale, poi quelli
di capitale del Regno d’Italia, si trasformò la parte
collinare del rione, che allora era una zona ricca di viottoli, di chiese e
di palazzi monumentali. Nel giro di pochi decenni mutò completamente il
volto di uno degli angoli più romantici della città: il rione perse
gradualmente il fascino popolare originario, che si è mantenuto solo in
alcune parti intorno a Fontana di Trevi. Troppo poco, forse, per ricordare
la Roma del passato, ma ancora sufficiente per avvertirne l’incredibile
bellezza.
Via Panisperna
La nostra passeggiata inizia lasciando piazza
dell’Esquilino e dopo aver percorso via di Santa Maria Maggiore si imbocca via Panisperna. Il toponimo della strada deriva da Parasperna, cioè separazione
di confine tra proprietà importanti e limitrofe, ma è antica tradizione
popolare che tale nome derivi dalla consuetudine che i frati di San Lorenzo
distribuissero ai poveri, il giorno della festa del Santo, pane e prosciutto
(in latino panis et perna).
La chiesa di San
Lorenzo in Panisperna sorge sul luogo dove il
santo durante le persecuzioni di Valeriano, subì il martirio della
graticola. Secondo la leggenda questo luogo sacro fu fondato all'epoca di
Costantino, ma in realtà la struttura risale, almeno nelle forme odierne, al
1576. La facciata è opera di Francesco da Volterra: ripartita in due ordini,
è scandita da paraste e chiusa da un piccolo timpano, al di sotto del quale
è situato un grande occhio. L'interno, a navata unica, ospita sepolture
illustri come quelle degli Orsini e dei Colonna; sul muro di fondo nel
presbiterio vi è il cinquecentesco affresco di Pasquale Cati, il Martirio di
San Lorenzo, mentre sulla volta vi è un altro affresco raffigurante la Gloria
di San Lorenzo, di Antonio Bicchierai.
Il portale esterno della chiesa fu restaurato
alla fine del 1800, fu Leone XIII a commissionarlo, insieme alla doppia
rampa di scale, che accompagna il visitatore nel cortile dove è celato ciò
che rimane di una casa medievale, con scale esterne.
Nel presbiterio è invece collocato un dipinto
di grande effetto, in cui è rappresentato il martirio del santo a cui è
dedicata la chiesa.
Dinanzi alla chiesa si trova il
palazzo Cimarra, opera di
Ferdinando Fuga del 1736: fu residenza dell’ambasciatore del Portogallo,
quindi dei Cimarra, ma tra il 1860 e il 1870 vi furono alloggiati gli zuavi;
dopo il 1870 fu acquistato dallo Stato Italiano, ed ora è sede di un comando
di pubblica sicurezza. A pianta irregolare per adattarlo al contesto
urbanistico preesistente, il palazzo presenta una bella serie di finestre ed
un portale bugnato.
Al civico 205-207 è situato il
palazzo Falletti,
anche questo settecentesco, con un bel portone ornato da ghirlande ed un
cortile ornato con una fontana inserita in una nicchia affiancata da due
statue di satiro.
Di fronte è situata una casa costruita ai
primi del Settecento per l'Arciconfraternita dei
Carpentieri, come
indica anche lo stemma apposto sopra il portale di ingresso. In questo
edificio ebbe sede, prima di trasferirsi nella Città Universitaria,
l'Istituto di Fisica dell'Università di Roma, dove i “ragazzi di via
Panisperna” Enrico Fermi, Edoardo Amaldi, Emilio Segre, Bruno Pontecorvo,
Ettore Majorana ed altri, nell'ottobre 1934, scoprirono la radioattività,
ponendo le basi della moderna fisica nucleare.
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San Lorenzo in Panisperna |
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San Lorenzo in Panisperna |
Palazzo Cimarra |
Via dei Serpenti e
piazza Madonna dei Monti
Si giunge all’incrocio con via dei Serpenti
che ci introduce nel cuore del rione Monti. Nel XVII secolo la strada si
chiamava Corso dei Monti, ma in seguito mutò nome. Alcuni ritengono che la
toponomastica derivi dalla presenza di un'edicola mariana in cui si
raffigura la Vergine che colpiva il rettile, altri ritengono che derivi
dalla scoperta di un nido di serpenti.
Al civico 2 morì il santo più popolare del
rione Monti: San Benedetto Giuseppe Labre, detto il “santo dei pidocchi”
perché nella sua condizione di mendicante ne era infestato ma non se ne
liberava considerandoli “creature di Dio”. La stanza ove il santo morì fu
trasformata in oratorio , nel quale si conservano reliquie ed oggetti
appartenuti al santo.
Nel tratto finale della strada incontriamo la
chiesa della Madonna dei Monti.
In origine sul posto sorgeva un fienile dove fu ritrovata l'immagine della
Vergine a cui si attribuiscono svariati miracoli. Sulla base di questi
eventi il papa Gregorio XIII verso la fine del Cinquecento decise di far costruire
la chiesa della Madonna dei Monti: la chiesa rappresenta una delle chiese
più significative del periodo a cavallo tra il Rinascimento e il Barocco ed
è probabilmente il capolavoro di Giacomo Della Porta.
Sull'altare maggiore è posto il dipinto della
Madonna, protettrice del rione Monti. L'altare nel transetto di sinistra
custodisce la tomba e l'effigie di Giuseppe Labre, il santo francescano che
trascorse la sua vita e morì, mendicando, vicino alla chiesa. Di notevole
pregio è infine la splendida cupola.
A fianco della chiesa, secondo un disegno
irregolare si estende piazza della Madonna dei Monti al cui centro è posta
una fontana cinquecentesca
commissionata da papa Sisto V a Giacomo Della Porta nel 1588 ed eseguita
dallo scalpellino Battista Rusconi; sui fianchi del bacino si alternano lo
stemma papale a quelli del popolo romano. Al centro della vasca, due coppe
sovrapposte, concentriche; la più bassa getta zampilli d'acqua da quattro
mascheroni.
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scorcio di via dei Serpenti |
Antica bottega |
Oratorio |
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particolare di piazza Madonna dei Monti |
Madonna dei Monti |
Via Baccina e via Tor dei
Conti
Sulla destra si prende via Baccina che
conserva ancora tutto l’aspetto settecentesco: prende il nome dalla
famiglia Baccini che qui possedeva molte proprietà. Al n° 32 vi è una
lapide che ricorda che qui visse Ettore Petrolini, il grande attore e
commediografo romano. Al 58 troviamo l’oratorio
della SS. Vergine Addolorata, eretto all’inizio
dell’ottocento ed in cui si radunava l’omonima confraternita. Un’edicola mariana, la
Madonna del Buon Cuore, del tardo cinquecento molto
venerata in quanto dispensatrice di grazie chiude via Baccina all’angolo con
via Tor dei Conti. Questa via prende il nome dall’omonima torre che si trova
a largo Ricci e si snoda lungo mura che si affacciano sui fori di Augusto e
di Nerva. Addossata a questi muri vi è una antichissima chiesa,
SS. Annunziata, un tempo dedicata
a San Basilio, ed oggi quasi completamente distrutta. I suoi resti sono le due
bifore ed il portale sottostante tardo rinascimentale. Questa porta fa un
effetto surreale in quanto addossata alle mura e non conduce in nessun
luogo. L’Arco dei Pantani
è una fornice del Foro di Augusto: era la via di
comunicazione più battuta tra i Fori e la Suburra; il nome è dovuto ai
frequenti allagamenti, soprattutto nel medioevo, quando il sistema di
fognature dell’antica Roma era stato compromesso, dato che questo è uno dei
luoghi più bassi della città (13 m. sotto il livello del mare). Oggi l’Arco
serve da belvedere sulla zona dei Fori di Augusto e di Nerva.
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casa di Petrolini |
oratorio SS. Vergine Addolorata |
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SS. Annunziata |
monastero S. Maria |
Madonna del Buon Cuore |
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Arco dei Pantani |
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vista sui Fori |
Piazza e Salita del Grillo
La strada e la piazza prendono il nome dalla Famiglia Capranica del Grillo. Nel XVII secolo i titoli ed i possedimenti dei
Marchesi Cavalieri e dei Marchesi del Grillo passarono alla famiglia
Capranica, da cui il nome di Marchesi Capranica del Grillo.
Il palazzo del
Grillo, situato nella piazza omonima, è una dimora
seicentesca costituita da una facciata e due avancorpi laterali: quello di
sinistra, collegato alla facciata tramite un sovrappasso ad arco detto "dei
Conti", presenta cinque piani e ingloba l'antica torre medioevale,
interamente conservata, mentre quello di destra presenta tre piani. La
Torre del Grillo, detta anche
torre "della Miliziola", per distinguerla dalla vicina e più grande torre
delle Milizie, fu edificata nel 1223 come proprietà dei Carboni, poi dei
Conti, finchè nel 1675 fu acquistata dai del Grillo che la ristrutturarono
nel contesto del palazzo. Il palazzo rimane legato nella memoria dei romani
al Marchese del Grillo, anche se tutte le notizie sono state tramandate
senza averci fornito il nome preciso, nè la data precisa della nascita nè
sotto quale papa sia avvenuta la sua morte. Sappiamo soltanto che si
divertiva a sconvolgere con le sue beffe il quieto vivere di Roma, beffe
spesso ai danni di gente potente o privilegiata, oppure verso gli ebrei,
verso i quali il Marchese nutriva una spiccata antipatia. Il Palazzo è ora
passato alla Famiglia di Robilant.
Su via di Campo Carleo si apre l’ingresso
della Casa dei Cavalieri di Rodi,
chiamati dapprima con il nome di Cavalieri di San Giovanni di Gerusalemme e
successivamente Cavalieri di Malta. La Casa risale al XII secolo, ma venne
abbellita e fatta restaurare successivamente, precisamente negli anni
1467-70, dal cardinale Pietro Barbo, quando egli era appunto amministratore
del Priorato. L'edificio riprende con estrema fedeltà le strutture originali
romane e si incastona parzialmente nel Foro di Augusto. Dalla grande
balconata è possibile ammirare un splendido panorama dei Fori e dei Mercati
Traianei.
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piazza e Palazzo del
Grillo |
Torre del Grillo |
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Salita del Grillo e palazzo
Caetani |
Casa dei Cavalieri di Rodi |
Largo Magnanapoli
Al termine della Salita del Grillo si arriva
in Largo Magnanapoli: assai incerto appare il toponimo Magnanapoli, sebbene
diversi autori abbiano provato a darne spiegazione, ma nessuna tesi appare
tuttora sicura e convincente. Vi è la teoria che sostiene che il termine
derivi da uno stabilimento termale situato nella zona e chiamato Balnea
Pauli, corrotto in balnea napoli e poi magnanapoli; l'ipotesi più
accreditata risulta forse quella che lo vuole derivare da Bannum Nea Polis,
ossia "fortezza della città nuova", una cittadella militare bizantina
risalente al IX-X secolo, che confermerebbe anche il termine con cui nel
Medioevo la zona era denominata, ossia contrada militarium e forse anche il
nome della Torre
delle Milizie qui situata.
Questa torre è la più antica di Roma fra
quelle sopravvissute e per secoli la leggenda popolare raccontò che questa
massiccia struttura in mattoni fu il luogo da cui Nerone avrebbe assistito
all'incendio di Roma. In realtà la torre faceva parte di un fortilizio fatto
erigere da Gregorio IX dei Conti di Segni nel XIII secolo, sul basamento di
una torre di guardia delle mura Serviane.
Nel 1300 diventa proprietà della famiglia
degli Annibaldi. Inserita nel complesso fortificato in costruzione sui
ruderi dei mercati traianei diventa un baluardo contro la fazione nemica dei
Colonna, facendo prendere alla zona il nome di contrada "militarium" e da
qui secondo l'Armellini il nome di Torre delle Milizie. Nel XIV
secolo la torre passò ai Caetani e quindi alla famiglia
dei Conti; nel 1348 il violento terremoto che provocò tanti danni in tutta
la città fece crollare il terzo piano della torre, oggi ridotto a poco più
di un moncone, e provocò un cedimento del terreno, che fu la causa
dell'inclinazione dell'edificio ancora oggi ben visibile. Nel 1574, fra i
ruderi dell'antico maniero e la torre, rovinata e inagibile, si insediarono
le suore domenicane del monastero di Santa Caterina.
La chiesa di
Santa Caterina a Magnanapoli fu
realizzata contemporaneamente al convento delle Domenicane intorno al 1575,
grazie alla volontà di Porzia Massimi e fu dedicato a Santa Caterina da Siena,
le cui reliquie sono in parte custodite all'interno della chiesa.
Intorno al 1630 Giovanni Battista Soria lo
rinnovò profondamente e a questo periodo risale la facciata d'impronta
tardo-cinquecentesca, progettata a due ordini di uguale ampiezza. Una
moderna scala a doppia rampa introduce al portico, scandito da tre arcate,
sotto il quale è celata la cripta dei caduti. Lo spazio interno si sviluppa
in un'unica navata e tre cappelle disposte lateralmente, il tutto riccamente
decorato in stile sei-settecentesco.
Il monumentale altare maggiore ospita un
tabernacolo del 1787, attribuito a Carlo Marchionni, preziosamente
realizzato in agata, lapislazzuli e bronzo, ed un policromo gruppo
scultoreo, l'estasi di Santa Caterina, un chiaro riferimento all'estasi
berniniana di Santa Teresa.
Dall’altra parte della strada , dove prima
sorgeva Santa Maria in Magnanapoli, troviamo la chiesa dei
Santi Domenico e Sisto con la sua ampia e
caratteristica scalinata a due rampe terminante in una terrazza ellittica.
La chiesa, dedicata al fondatore dell'Ordine dei Domenicani, San Domenico, ed
a papa San Sisto II, fu costruita per volere di Pio V ad opera di Giacomo Della
Porta, Nicola Torriani, Orazio Torriani e Vincenzo Della Greca, che terminò
la facciata nel 1655. Questa presenta un portale inquadrato da due colonne e
due lesene che sorreggono un timpano spezzato, al centro del quale vi è
posta un'Immagine della Madonna. Il chiostro, iniziato intorno alla fine del
XVI secolo e tradizionalmente attribuito al Vignola, fu completato durante i
primi anni del Seicento; al centro del cortile interno, tenuto a giardino,
si trova una fontana alimentata con l'Acqua Felice, l'acquedotto terminato
nel 1585 da papa Sisto V, il quale già durante il suo pontificato concesse
al monastero due once d'acqua per rifornire la fontana del chiostro ancora
in costruzione. L'interno della chiesa, a navata unica, è ricco di
decorazioni e marmi ed è adornato da affreschi del seicento.
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Torre delle Milizie |
Santa Caterina |
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Santi Domenico e Sisto |
vista del Vittoriano |
Via XXIV Maggio
Questa strada, che prende il nome dalla data
di entrata in guerra dell’Italia nel 1915, costituisce la linea di
demarcazione tra i rioni Monti e Trevi. Troviamo quasi subito la chiesa di
San Silvestro, alla quale si
accede non dal portone principale, ma dal laterale al numero 10. La chiesa
ha origini molto antiche, si pensa intorno al IX secolo, e dedicata a San
Silvestro, secondo la tradizione guaritore dell’imperatore Costantino.
Concessa nel 1507 ai Domenicani, che ne intrapresero la ricostruzione
insieme all’annesso convento, passò quindi ai Teatini, per essere completata
nel 1566. Nel 1580 fu aggiunta alla chiesa la cappella Bandini, di Ottaviano
Mascherino, la cui cupola è visibile dalla strada, a sinistra della
facciata.
Dopo il 1870 il convento fu occupato dalle
Forze Armate, che tuttora vi risiedono, mentre per l’allargamento e
sistemazione del livello della strada, in rapporto con la nuova via
Nazionale vennero demolite due cappelle e l’intera facciata, ricostruita
nelle forme attuali, una modesta finta facciata neo-cinquecentesca, nel 1877
da Andrea Busiri Vici.
La chiesa è a navata unica, con due cappelle
per lato, cupola e profondo presbiterio. Nella seconda cappella destra,
all’altare, l’immagine della Madonna della Catena, venerata tavola di scuola
romana del XIII secolo. All’altare, Assunzione, tavola di Scipione Pulzone,
nei pennacchi della cupola quattro tondi del Domenichino con scene bibliche,
nelle nicchie quattro statue, Santa Marta, San Giuseppe, San Giovanni Evangelista
e Maria Maddalena.
La prima cappella sinistra è la più antica
della chiesa, costruita già nel 1518 e decorata tra il 1525 e il 1527, ed ha
un pavimento in formelle di maiolica, opera di Luca della Robbia il Giovane:
si tratta delle maioliche avanzate nella pavimentazione delle Logge di
Raffaello in Vaticano.
Di fronte alla chiesa di San Silvestro si
trova uno dei più importanti palazzi gentilizi di Roma:
Palazzo Pallavicini Rospigliosi
, costruito dalla famiglia Borghese sul colle del Quirinale.
La costruzione occupa il luogo in cui sono
stati rinvenuti i ruderi delle Terme di Costantino, di cui restano ancora i
resti nello scantinato. Il palazzo fu costruito dal cardinale Scipione
Borghese, nipote del papa Paolo V, come una grande dimora desiderata al lato
della residenza papale del Palazzo del Quirinale. Il palazzo ed il giardino
sono stati progettati da Giovanni Vasanzio e da Carlo Maderno nel periodo
1611-1616.
Le attrattive principali del palazzo oggi
includono un piccolo museo che contiene una notevole collezione
rinascimentale-barocca e il Casino dell'Aurora con un affresco di Guido Reni
(1624).
Nel 1704, il palazzo si è trasformato in
abitazione della famiglia Rospigliosi-Pallavicini, che ancora ne possiede la
metà, mentre l'altra metà fu per molti anni la sede della Federconsorzi ed
attualmente è la sede della Coldiretti.
Villa Colonna
o "giardino dei Colonnesi", come era chiamato dai romani, occupa l'area dove
anticamente era collocato il Tempio di Serapide, costruito da Caracalla nel
III secolo d.C., posto in alto, al centro di un vasto recinto su una
terrazza in parte artificiale ed accessibile dal basso per mezzo di due
grandiose scalinate parallele. Del tempio, all'interno della Villa,
rimangono solo pezzi di colonne del diametro di quasi 2 metri e un frammento
di trabeazione del lato posteriore del tempio. Villa Colonna si estendeva da
via della Pilotta fino al Quirinale suddiviso in tre grandi terrazzamenti:
quello inferiore era al livello del palazzo Colonna ed era decorato secondo
i canoni del giardino all'italiana. Il secondo livello era decorato da una
fontana a parete, da cui l'acqua scendeva percorrendo due ampie scalinate.
Il terzo livello era ripartito in aiuole alberate e terminava con il
grandioso portale del 1618, con un magnifico coronamento di statue: la
doppia scalinata a balaustra fu aggiunta in seguito ai lavori di
abbassamento del livello stradale avvenuti sotto Pio IX. La villa, seppur
ridotta rispetto alla primitiva estensione, anche per il sovrapporsi delle
costruzioni su via Quattro Novembre, è tuttora proprietà dei Colonna.
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San Silvestro |
Palazzo Pallavicini
Rospigliosi |
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Villa Colonna |
Piazza del Quirinale
Entriamo quindi nell’ampia e scenografica
piazza del Quirinale, costruita su tre lati e dominata dalla mole
dell’omonimo palazzo e aperta a destra verso la parte bassa della città, su
cui affaccia la terrazza panoramica che offre uno dei panorami più
spettacolari della capitale. Realizzata sull'omonimo colle, fu sistemata con
l'intervento di diversi Papi, da Sisto V ad Urbano VIII, a Pio IX.
Il Quirinale è, il più alto dei colli della
città con un'altezza massima di 60 metri. All'epoca dell'impero romano, il
Quirinale era divenuto un quartiere popolato da case patrizie e vide la
costruzione dell'ultimo dei grandi stabilimenti termali di Roma, le Terme di
Costantino, fatte costruire da Massenzio ma poi ridenominate da Costantino
nel 315 d.C. Occupavano un'area irregolare piuttosto stretta e allungata,
oggi compresa tra la piazza del Quirinale e le vie XXIV Maggio, della
Consulta e Nazionale, ottenuta con grandi lavori di sbancamento e di
regolarizzazione del terreno in pendio. Danneggiate da un incendio, furono
restaurate nel 443, quando probabilmente vi furono collocati i gruppi
equestri dei Dioscuri che oggi sono situati al centro di piazza del
Quirinale. Oggi non ne resta più alcuna traccia visibile e gli ultimi resti
furono demoliti al momento dell'apertura di via Nazionale. Oltre ai
menzionati Dioscuri, appartenevano alle Terme anche la statua di Costantino
posta all'interno del portico della basilica di San Giovanni in Laterano, le
statue di Costantino e di suo figlio Costantino II poste sulla balaustra
della Cordonata e le due statue del Nilo e del Tevere che ornano la facciata
di Palazzo Senatorio.
Per tutto il medioevo il Quirinale rimase
praticamente abbandonato pur se sempre dominato dalla presenza delle statue
dei Dioscuri, tanto da far si che l’intera contrada prendesse il nome di
“Monte Cavallo”: lo slargo dei Dioscuri aveva la funzione di snodo stradale
tra Quirinale e parte bassa della città, contornato da rovine a cui erano
affiancati vigneti, edifici religiosi e ville private.
Questo carattere si mantenne fino a tutto il
XVI secolo quando Sisto V, per primo, si preoccupò di conferire un aspetto
organico alla piazza, mal collegata con la zone sottostanti, e soprattutto
portando sulla piazza l’acquedotto Felice, attraverso un condotto che
sfociava nella fontana realizzata ad hoc tra le statue dei Dioscuri. Nel
Settecento furono realizzate le scuderie del Quirinale ed il Palazzo della
Consulta; poi fu Pio IX, nel 1866, a riuscire finalmente a creare il
collegamento della piazza con l'area bassa di Roma, apportando l'ultima
profonda trasformazione.
Il Palazzo della
Consulta fu progettato per funzioni politiche da Ferdinando
Fuga su incarico di Clemente XII, il quale, ultimati i lavori dell'imponente
residenza pontificia, pretese che quest'ultima avesse una cornice consona.
Inizialmente divenne Sede della Consulta (sorta di Consiglio di Stato
pontificio) e delle caserme delle Corazze e dei Cavalleggeri, i corpi
militari di difesa del Pontefice. Il fastoso edificio, situato sul lato
orientale della Piazza del Quirinale, si impone per le enormi statue della
Giustizia e della Religione, che coronano il portale centrale del palazzo. I
frontoni ornati dei tre portali ed il volo di angeli, a sostegno dello
stemma di Clemente XII, donano alla facciata un movimento che si contrappone
alle linee essenziali del palazzo del Quirinale.
La Fontana dei
Dioscuri è frutto di successive trasformazioni dallo scenario
della piazza.
Papa Sisto V, tra il 1585 e il 1590, arricchì
la piazza con le statue dei Dioscuri , provenienti dalle Terme di
Costantino, copie di età imperiale di opere greche risalenti al V secolo a.C..
Le statue di Castore e Polluce, protettori dei
cavalieri, alti più di cinque metri, erano indicate dal popolo come i
"domatori di cavalli", da qui il nome di Monte Cavallo, attribuito
familiarmente dalla gente alla piazza.
Nel 1786, dopo quasi due secoli, Pio VI inserì
l'obelisco, uno di quelli che erano posti all'entrata del mausoleo di
Augusto, dando il compito a Giovanni Antinori di spostare l'orientamento
delle statue dei Dioscuri, che frenano i loro cavalli, in posizione
divergente rispetto al Quirinale. L'ultima modifica fu apportata da Pio VII
nel 1818, il quale aggiunse una nuova fontana realizzata da Raffaele Stern.
Caposaldo urbanistico della Roma Barocca, il
Palazzo del Quirinale fu da
sempre eletto a dimora dei più alti poteri politici. Inizialmente fu adibito
a residenza estiva dei Papi, voluta da Gregorio XIII che scelse il colle più
alto di Roma perché lontano dal Vaticano, considerato in quel periodo
insalubre a causa della malaria.
Numerosi celebri architetti, esponenti
dell'età della Controriforma e del Barocco, diedero il loro contributo per
la realizzazione di quest'opera. Martino Longhi il Vecchio iniziò i lavori
nel 1573, poi Domenico Fontana nel 1589 progettò la solenne facciata
principale, movimentata dall'imponente portone d'ingresso ideato da Carlo
Maderno (1615). Bernini fu autore dell'ala su Via del Quirinale (1626) ed
infine Ferdinando Fuga terminò i lavori.
Il cortile interno, custodito dai corazzieri,
è la sede in cui vengono accolti i capi di Stato e di governo. Dopo il 1870
il palazzo divenne reggia dei Savoia e dal 1947 residenza ufficiale del
Presidente della Repubblica. Le sale del Quirinale conservano opere di molti
grandi artisti, tra cui Botticelli, Piero da Cortona, Melozzo da Forlì,
Guido Reni.
Lo spazio urbano di piazza del Quirinale è
completato dal Palazzo delle Scuderie,
collocato a ridosso del muro che chiude il giardino Colonna e poggia sui
resti del tempio romano di Serapide. Costruito nell'arco di un decennio
(1722 - 1732), come rimessa per carrozze e poste per cavalli, funzione che
ha conservato fino al 1938, è oggi, dopo un restauro integrale
dell'edificio, un luogo espositivo di ineguagliabile valore e bellezza.
Occupa una superficie complessiva di circa 3000 metri quadrati, distribuiti
su più piani e rappresenta. In particolare, al primo e al secondo piano
ampi spazi di circa 1500 metri quadrati costituiscono la zona espositiva. Al
piano ammezzato sono allestiti servizi di accoglienza, la libreria, il
negozio di oggettistica e spazi riservati ad iniziative collaterali alle
mostre.
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palazzo della Consulta |
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obelisco di piazza del Quirinale |
palazzo del Quirinale |
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Dioscuri |
Dioscuri e palazzo del Quirinale |
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Dioscuri |
palazzo delle Scuderie |
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| vista
dalla terrazza di piazza del Quirinale |
Via
della Dataria
Anticamente la via era chiamata "strada o
salita di Montecavallo" perché conduce alla piazza del Quirinale, un tempo
denominata Monte Cavallo, tramite una scalinata. La via fu aperta da Paolo V
e terminata da Pio IX e prende il nome dal
Palazzo della Dataria Apostolica che per sette secoli, fino
alla sua soppressione nel 1968 nell' ambito della riforma della Curia romana
operata da Paolo VI, fu uno dei più importanti dicasteri della Santa Sede.
Nata nell'ambito della Cancelleria Apostolica con la funzione di apporre la
data agli atti pontifici, a partire dalla seconda metà del Cinquecento divenne un
centro importante di smistamento e di attribuzione dei benefici e dei ruoli
ecclesiastici, oltre che di concessione delle dispense, acquisendo
un'importanza finanziaria di primo livello. Nel 1860 il palazzo fu
riedificato per volontà di Pio IX da Andrea Busiri Vici: una lapide al di
sopra del portone con lo stemma di papa Mastai Ferretti ricorda proprio quei
lavori. Dopo la soppressione del dicastero fu utilizzato per le prove della
Schola cantorum della Cappella Sistina, e nel 1972 venne venduto all' Ansa,
divenendo, dopo ampie trasformazioni, la sede centrale dell' agenzia
giornalistica.
Al civico 96 della via è situato il
palazzo della Panetteria, così
chiamato per la vicinanza con la Panetteria Apostolica. Questo edificio,
sorto come diramazione del palazzo del Quirinale, al quale in sostanza si
salda tramite il torrione di Urbano VIII, fu costruito nel Seicento; poi nel
Settecento fu completamente ricostruito per volontà di Clemente XIII, come
ricorda l'iscrizione posta sopra il portale architravato e ad arco,
sovrastato dallo stemma di papa Clemente XIII Rezzonico. Il palazzo presenta
una lunga facciata a tre piani con finestre riquadrate in marmo; il
pianterreno alla sinistra del portale, per il dislivello del terreno,
diviene un piano nobile, mentre la sopraelevazione risale al 1814. Sul
versante opposto della via, al civico 21, è situato il
palazzo di San Felice, costruito nel 1860 sull'area dove
prima sorgeva il convento dei Cappuccini annesso alla chiesa di San
Bonaventura. La costruzione fu voluta da Pio IX in occasione della
sistemazione della zona per i dipendenti del palazzo del Quirinale, come
ricorda l'iscrizione sulla facciata, e prese il nome da San Felice da Cantalice che aveva vissuto nel convento dei Cappuccini. Il palazzo di San
Felice attualmente ospita uffici della Presidenza della Repubblica.
Sulla destra di via della Dataria si apre
vicolo Scanderbeg, che prende il nome dal palazzetto del principe albanese
Giorgio Castriota detto Scanderbeg (un nome attribuitogli dai Turchi che
significa "principe Alessandro") Il vicolo fu il primo a Roma ad avere un
nome straniero ed infatti il popolo, data la difficoltosa pronuncia del
soprannome, chiamò il vicolo "Scannabecchi". Il vicolo e la piazza su cui si
apre costituiscono uno dei luoghi più pittoreschi di Roma, serrato tra case
erette o rinnovate tra il Seicento e l'Ottocento; ne aumenta il valore
scenografico l'arco della Dataria,
poggiante su belle mensole, che lo scavalca creando un gioco di chiaroscuri
e che fu costruito nel 1860 per unire il palazzo della Dataria al palazzo
del Quirinale.
Al civico 22 di via della Dataria si trova
palazzo Testa Piccolomini,
costruito nel 1718 su progetto di Filippo Barigioni per volere di Giovanni
Ferrante Testa Piccolomini su una preesistente residenza della famiglia. In
seguito l’edificio passò dai Theodoli ai Fittoni fino ad essere acquistato
nel 1968 da una impresa privata che vi ha stabilito i suoi uffici. La
facciata, su tre piani, si apre al pian terreno in un portale incorniciato
ai lati da bugne rettangolari con un timpano centinato spezzato in cui è
inserita una finestra. Il primo ordine presenta finestre con un timpano
sotto il quale sono inseriti gli emblemi araldici dei Testa Piccolomini; il
secondo finestre architravate con un decoro ghirlande; il terzo balconcini.
Attraverso il portone si accede ad un cortile in cui è stata inserita una
fontana poggiata ad una parete.
Al termine di via della Dataria si accede a
largo Pietro di Brazzà dedicato all’esploratore dell’Africa e fondatore
lungo il fiume Congo la città di Brazzaville.
Palazzo Maccarani, costruito nel Cinquecento per la famiglia
di origine milanese Maccarani, e restaurato nei due secoli successivi, nella
prima metà dell’Ottocento è acquistato dal conte Ascanio Savorgnan di Brazzà.
Ora l’edificio è proprietà del Ministero delle Poste e Telecomunicazioni.
La facciata presenta due ordini di cinque
finestre, architravate al primo piano e incorniciate con ornati a stucco al
secondo. Al pian terreno, un portale barocco con due colonne di granito,
sovrastato da un balcone e due coppie di finestre architravate e inferriate.
A coronamento dell’edificio un ricco cornicione a mensole con fregi.
Percorrendo via di San Vincenzo, che prende il
nome da uno dei due santi cui è dedicata la chiesa dei Santi Vincenzo e
Anastasio che si affaccia su piazza di Trevi cui si trova uno dei gioielli
più famosi di Roma.
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salita di Monte Cavallo |
portale Palazzo della Panetteria |
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stemma del Palazzo della Dataria |
Palazzo San Felice |
Palazzo Testa Piccolomini |
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Arco della Dataria |
Palazzo Maccarani |
Santi Vincenzo e Anastasio |
Piazza di Trevi
La leggenda che diede origine alla fontana
è legata ad una fanciulla che avrebbe indicato ai soldati di Agrippa,
genero di Augusto di rientro a Roma dopo la vittoriosa battaglia di Azio
contro Antonio, il punto in cui sgorgava l'Acqua Vergine (dal latino
virgo, “fanciulla”), il cui acquedotto che convogliava l’acqua a Roma,
fu poi costruito proprio da Agrippa nel 19 a.C..
In quella che poi sarà la piazza odierna
fece costruire una fontana eretta a ridosso delle arcate
dell’acquedotto. Per tutto il medioevo le cose rimasero immutate, poi
nella seconda metà del Quattrocento, ebbe luogo la prima opera di sistemazione e
restauro dell'acquedotto varata da Papa Nicolò V ed affidata ai progetti
di Leon Battista Alberti e di Bernardo Rossellino; successivamente
Urbano VIII Barberini conferisce l'incarico di progettare una nuova
fonte al Bernini che comincerà con il demolire il prospetto
rinascimentale preesistente. I lavori, tuttavia, si arrestano alla messa
in opera di un basamento ad esedra, con una vasca antistante in cui
confluiscono tre bocche d'acqua e soltanto nel 1730 d.C., 90 anni più
tardi, papa Clemente XII bandirà un concorso per la realizzazione
definitiva della fontana di Trevi vinto da Nicola Salvi che progettò la
più spettacolare e maestosa fontana della capitale. I lavori durarono
vent'anni, dal 1732 al 1751, ma l'artista morì prima che il suo
capolavoro fosse ultimato. La fontana tardo-barocca, appoggiandosi
all'edificio del quale riprende le dimensioni, fonde in modo armonioso
architettura e scultura. Al centro del gruppo scultoreo, realizzato da
Pietro Bracci (1759-1762), sotto l'arco trionfale, campeggia la figura
del dio Oceano, con il suo cocchio a conchiglia, trainato dai due
cavalli marini, uno calmo e l'altro agitato, e dai due tritoni. Nelle
due nicchie laterali sono poste le figure simbolo dell'Abbondanza e
della Salubrità, concepite da Filippo della Valle. Molte leggende sono
associate a questo luogo, la più famosa è probabilmente quella legata al
lancio della monetina nella vasca da parte dei visitatori, come augurio
che questo gesto garantisca loro di tornare ancora una volta a Roma.
Di fronte alla celebre Fontana di Trevi
sorge la chiesa dei Santi Vincenzo e Anastasio, che vanta una delle più
belle facciate barocche di Roma. Fino al XIV secolo era conosciuta
solamente come Sant'Anastasio de Trivio ma anche con il titolo, mantenuto
fino al 1876, di "Parrocchia Pontificia", sia perché situata non
distante dal palazzo del Quirinale, allora residenza papale, sia perché
nell'abside si conservano, in appositi loculi, i precordi (ossia gli
organi racchiusi nella cavità toracica vicino al cuore) che venivano
tolti prima di imbalsamare il corpo dei pontefici. Sisto V fu il primo
ad inaugurare l'uso nel 1590, mantenutosi fino a Leone XIII, morto nel
1903: questa macabra tradizione fu infatti interrotta dal papa
successivo, Pio X. La chiesa fu completamente ricostruita tra il 1644 e
il 1650 da Martino Longhi il Giovane per volere del cardinale Mazzarino,
come testimoniato dallo stemma sormontato dal cappello cardinalizio che
una coppia di angeli tiene in bella mostra al centro del triplice
frontone. La facciata, a edicola su due ordini e ricoperta di
travertino, presenta inoltre alcune particolarità: innanzitutto la
presenza di ben 18 colonne che valsero alla chiesa l'appellativo di
"Canneto": 10 nell'ordine inferiore e 6 nell'ordine superiore, più 2
poste ai lati del grande finestrone centrale. L'interno, ad aula con tre
cappelle per lato, custodisce un affresco del pittore Francesco Manno
raffigurante i Santi Vincenzo, Anastasio e Camillo, mentre sull'altare
maggiore vi è una pala di Francesco De Rosa. La chiesa conserva anche le
spoglie del pittore Bartolomeo Pinelli.
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