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La fontana
del Mascherone è ubicata in Via Giulia, all'altezza dei
giardini di Palazzo Farnese. Si tratta di una fontana
costruita non per ornamento ma per uso pubblico. La sua
realizzazione risale al 1570 con l'arrivo nella zona
dell'Acqua Paola. I Farnese finanziarono quest'opera
insieme alla costruzione delle due fontane che
ornano piazza Farnese, antistante l'omonimo Palazzo.
Sia la
vasca in granito di raccolta dell'acqua, che il faccione
in marmo, dalla cui bocca sgorga l'acqua, sono di epoca
romana. La provenienza è da una delle tante terme
capitoline. Il mascherone è inserito in un prospetto con
grandi volute laterali alla base con architrave
sormontato dal giglio araldico dei Farnese,
originariamente in travertino, sostituito nell'ottocento
con uno di ferro.
Il
Mascherone getta l'acqua in un sottostante piccolo
catino semicircolare, dal quale si raccoglie poi in una
vasca di granito rettangolare e quindi in un bacino di
raccolta a fior di terra, protetto da colonnine e catene
di ferro.
In
determinate feste dei Farnese, dalla bocca del
mascherone usciva vino anziché acqua: rimasto famoso è
l'avvenimento del 1720, quando Marcantonio Zondadari fu
eletto 65° Maestro dell'Ordine di Malta, Via Giulia
divenne teatro di una grande festa di Gala, e la fontana
del Mascherone gettò vino al posto dell'acqua per molte
ore di seguito. La serata si concluse sotto le luci dei
caratteristici "padelloni" (lumi ad olio) e dei fuochi
artificiali.
Le due
fontane furono costruite entro il 1626 per volontà della
famiglia Farnese sulla piazza antistante la propria
residenza. Girolamo Rainaldi (1570-1655), autore del
progetto, le realizzò riutilizzando due monumentali
vasche di età romana in granito egizio, già presenti
sulla piazza.
La
provenienza delle due vasche antiche non risulta del
tutto chiara. Secondo alcune fonti, arrivarono in piazza
Farnese dalle Terme di Caracalla in tempi diversi e con
alterne vicende: poco la pavimentazione con ammattonato
(1545) della piazza, è testimoniata la presenza di una
sola conca, che nel 1568 veniva sottoposta a restauro.
Solo alla fine del Cinquecento il cardinale Alessandro
Farnese otteneva dalla Camera Apostolica che fosse
trasportata nella piazza una seconda vasca, già in
piazza S.Marco da più di un secolo e ritenuta
proveniente anch'essa dalle Terme di Caracalla.
Le vasche
vennero riadattate come fontane solo nel XVII secolo,
con l'adduzione dell'acqua Paola in via Giulia. Infatti,
nel settembre 1621, Gregorio XV Ludovisi regalava ai
Farnese, ad uso del loro palazzo, un'enorme quantità di
acqua Paola. In seguito alla donazione, i Farnese
commissionarono all'architetto Girolamo Rainaldi il
progetto per la trasformazione delle due vasche in
moderne fontane.
Le due
fontane presentano un identico schema: un bacino
mistilineo in travertino, collocato su basamento ad un
gradino, accoglie al centro la vasca ovale di granito
egizio, ornata sui lati lunghi da una protome leonina
centrale e da due maniglioni. Al centro della vasca si
eleva un elaborato balaustro in travertino con piede
circolare che sorregge una tazza marmorea sormontata da
un giglio farnesiano. Apparentemente identiche, le due
vasche romane in realtà si diversificano per dimensioni,
decorazione e stato di conservazione delle superfici: la
vasca della fontana collocata verso la chiesa di S.
Brigida, più piccola e con superfici quasi perfettamente
conservate, presenta segni di rilavorazione nelle
protomi leonine, stilisticamente riferibili al XVI
secolo. L'altra vasca, con larghe zone di distacco dei
materiali ed una delle maschere leonine quasi totalmente
abrasa, non subì rimaneggiamenti in età moderna, e
conserva, pertanto, più integra la lavorazione
originaria.
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