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La storia |
La passeggiata |
I Palazzi |
Le Fontane |
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le Chiese |
I personaggi |
i colori di piazza Navona |
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La storia |
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Piazza
Navona occupa la pista dell'antico Stadio di Domiziano,
o Circus Agonalis, del quale ha conservato perfettamente
la forma rettangolare allungata dell'arena, con uno dei
lati minori, quello settentrionale, curvo, mentre gli
edifici circostanti occupano il luogo delle gradinate
della cavea.
Lo Stadio
fu fatto costruire da Domiziano prima dell'86 d.C. ed
era utilizzato per gare ginniche e, insieme a un vicino
Odeon destinato a gare e prestazioni musicali,
costituiva un vero e proprio complesso
sportivo-culturale. L'edificio misurava 275 metri in
lunghezza per 106 di larghezza e poteva contenere fino a
30.000 spettatori; era era riccamente decorato con
statue, una delle quali è quella di Pasquino (forse una
copia di un gruppo ellenistico che si presume
rappresentante Menelao che sorregge il corpo di
Patroclo), ora nell'omonima piazza a fianco di piazza
Navona. Le camere sotterranee, chiamate “Lupanari”,
furono usate come prostriboli, così come lo furono
quelle del Circo Massimo.
Poiché era
uno stadio e non un circo, non c'erano i cancelli da cui
uscivano i cavalli da corsa, e la spina intorno a cui
correvano i cavalli, come ad esempio nel circo Massimo,
ma era tutto libero ed utilizzato per le gare degli
atleti. L'obelisco che ora sta al centro della piazza
sulla fontana berniniana dei Fiumi, proviene dal circo
di Massenzio sulla via Appia e le iscrizioni
geroglifiche che menzionano Domiziano sono relative ad
una precedente sistemazione.
Due
ingressi principali si aprivano al centro dei lati
lunghi, mentre un altro era al centro del lato curvo.
Esternamente la facciata era costituita da due ordini di
arcate poggianti su pilastri di travertino e dietro le arcate, al pianterreno, erano
situati tre ambulacri paralleli tra i quali vi erano
pilastri e muri radiali che sostenevano la cavea ed
ambienti intercalati da scale che portavano ai due
settori sovrapposti delle gradinate. Il livello attuale
della piazza è sopraelevato di circa 6 metri rispetto a
quello originario.
Il nome
della piazza era originariamente "in agone", con
riferimento ai combattimenti navali (agones) che vi si
tenevano e per i quali lo stadio veniva appositamente
allagato: si trattava di simulazioni di battaglie
effettivamente combattute che richiamavano un grande
pubblico, ed il ricordo sopravvive anche
nella denominazione di alcune strade che conducono alla
piazza (ad esempio, la Corsia Agonale). Il toponimo
della piazza deriva proprio dal termine agones che per
corruzione da "agone" divenne "in agone", "innagone",
"navone" e quindi "Navona".
Nel
medioevo nello stadio furono costruite case e torri e
dei suoi ambulacri si fecero magazzini e stalle;
contemporaneamente cominciarono le asportazioni di marmi
ed il luogo si ridusse ad un gigantesco rudere. Intorno
all'anno mille, lo stadio era ancora interamente chiuso,
con una sola via che correva lungo le attuali vie di
Pasquino e dei Canestrari, mentre la piazza si
presentava divisa in piccoli orticelli con qualche
casupola e la piccola, primitiva, chiesa di S. Agnese.
A partire
dal Quattrocento la zona intorno alla piazza cominciò a
svilupparsi, con la costruzione di chiese, ospedali,
ospizi e palazzi nobiliari. Le case e le torri
medioevali, edificate sulle gradinate dello stadio
romano fin dal XIII secolo, iniziarono ad essere
sostituite e trasformate negli edifici rinascimentali e
poi in quelli barocchi, in un continuo
processo di stratificazione che ha conferito alla piazza
l'inconfondibile aspetto attuale.
La svolta
per la vita della piazza iniziò nella seconda metà del
XV secolo, allorché venne qui trasferito il mercato che
prima si teneva sulla piazza del Mercato ai
piedi dell'Aracoeli, divenendo un punto fisso di vendita
di ortaggi, carni e merci varie. Luogo di mercato e
d'incontro, la piazza divenne anche il luogo delle feste
e delle processioni, tanto più che era stata
regolarizzata e "mattonata" nel 1485 (anche se la vera e
propria selciatura avverrà soltanto nel 1488); il
Duca Valentino nel 1500 vi celebrò il proprio trionfo in
veste di Cesare e gli Spagnoli introdussero, nel 1579,
la tradizione della processione del mattino di Pasqua
con lo sparo dei mortaretti e qui si rinnovarono quelle
feste carnevalesche del Maggio romanesco che avevano già
reso famosi Testaccio ed altri luoghi della città.
Alla fine
del XVI secolo, Piazza Navona prese quindi a
configurarsi come il vero baricentro della città ed
iniziarono ad essere intraprese iniziative di riassetto
urbano.
Essenziali
furono, per la miglioria e l'ornamento della piazza, gli
interventi promossi da papa Gregorio XIII Boncompagni
(1572-85), che fece portare ben tre fontane, compreso un
abbeveratoio, al servizio del mercato e degli animali da
trasporto che vi affluivano. La forma attuale della
piazza, con le fontane, la chiesa di Sant'Agnese, il
palazzo Pamphilj e il resto degli edifici che la
circondano si definì tra il 1600 e il 1700. Praticamente
nulla è cambiato da allora, e in ciò consiste,
probabilmente, gran parte del fascino di questo luogo.
La definitiva risistemazione urbana venne decisa nel
1630, quando il cardinale Giovanni Battista Pamphilj,
poi divenuto papa nel 1644 con il nome di Innocenzo X,
fece costruire un edificio in forme tardo
cinquecentesche sull'area di alcune case già di
proprietà della sua famiglia. La piazza doveva celebrare
la grandezza del casato dei Pamphilj (in una sorta di
competizione con i Barberini ed i Farnese) ed Innocenzo
X volle che vi si erigesse il palazzo omonimo e che la
piazza fosse ornata con opere di ingente valore. Per il
riassetto dell'area si ricorse perciò alla demolizione
di alcuni isolati, mentre la gara per l'aggiudicazione
delle commesse fu combattuta senza esclusione di
espedienti fra i principali architetti del tempo; un
ruolo di rilievo nella scelta degli artisti fu giocato
anche dalla potente Donna Olimpia Maidalchini, influente
e disinvolta cognata del papa, della quale si diceva che Bernini avesse donato, per essere favorito, un modello
in argento del suo progetto della fontana, come,
secondo altri fu sempre lei a scegliere Borromini per
sostituire il Rainaldi nel completamento della chiesa.
Una grande
manifestazione che rese famosa piazza Navona fu
inaugurata il 23 giugno 1652 sempre da papa Innocenzo X
e da sua cognata: furono chiusi gli scarichi delle tre
fontane, lasciando così debordare l'acqua fino a coprire
la parte centrale della piazza, che era concava. Nobili
e popolino vi si divertivano: i primi, attraversando la
piazza a cavallo o in carrozza, i secondi sguazzandoci
sopra oppure spingendo in acqua i carretti a mano. Il
"lago di piazza Navona" divenne una consuetudine estiva
e per quasi due secoli, il sabato e la domenica del mese
di agosto, la piazza si allagava, finché, nel 1866,
sotto Pio IX, il divertimento venne sospeso. Tra il 1810
ed il 1839 nella piazza si tennero le corse al fantino,
ossia corse di cavalli che però non avevano
parentela con le più famose corse dei barberi di via del
Corso.
Dopo il
1870, con Roma capitale d'Italia, piazza Navona venne
pavimentata con i "sampietrini", ma soprattutto venne
costruito il marciapiede centrale a schiena d'asino: ciò
significa che la piazza divenne convessa anziché
concava, rendendo impossibile, quindi, un eventuale
ripristino del "lago". Ciò non ha eliminato il
carattere di centro di animazione alla piazza, che, pur se acquistando
un carattere ludico-fieristico, rinasceva sempre durante il
periodo natalizio: la piazza
infatti iniziò ad ospitare in questo periodo un mercato che nel tempo è divenuto tradizionale
per la città. Nel tempo, anche in ragione della sempre
più marcata destinazione turistica dei luoghi, il
mercato fu pian piano riversato sul già esistente vicino
mercato di Campo de' Fiori e limitato in questa piazza
al solo periodo delle festività natalizie; forse anche per la
limitazione temporale, il valore tradizionale di questo
mercato ha assunto più denso spessore, raggiungendo
l'apice con la ricorrenza dell'Epifania e rendendo la
"Befana di piazza Navona" uno dei momenti più
diffusamente sentiti della cittadinanza. Fin dal
dopoguerra, inoltre, piazza Navona ha preso ad ospitare
pittori e artisti che eseguono ritratti e caricature
estemporanee e, soprattutto negli ultimi tempi e nelle
ore serali, le ormai caratteristiche performance degli
artisti "di strada". |
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La Passeggiata |
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Da via
Zanardelli ci si immette in piazza di Tor Sanguigna. Sia
la piazza che via di Tor Sanguigna prendono il nome
dalla torre del XIII secolo della famiglia dei
Sanguigni, e i mattoni rossastri con cui era costruita
confermavano il suo nome presso il popolo. Di rilievo
anche l’immagine del settecento della Madonna Assunta,
collocata in una cornice contornata da angeli.
A largo
Febo, un angolo della città dove il tempo sembra essersi
fermato, si trova la chiesa di S. Nicola dei Lorenesi,
costruita nel seicento su una preesistente chiesetta
medievale costruita sui fornici dello stadio di
Domiziano; affidata da Gregorio XV ai Lorenesi, ne
divenne la chiesa nazionale. |
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Tor Sanguigna |
Madonna Assunta |
Largo Febo |
S. Nicola dei Lorenesi |
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Da qui si
entra in via S. Maria dell’Anima, parallela a piazza
Navona: il nome è derivato dalla chiesa omonima
costruita qui nel XV secolo, mentre prima era chiamata
via dei Millini, per la presenza di questa famiglia nel
complesso conosciuto come Tor Millina.
S. Maria
dell'Anima è la chiesa nazionale tedesca e sorse su tre
case che erano adibite ad ospizio per l'accoglienza dei
poveri e dei pellegrini germanici. Durante i lavori di
costruzione dell'oratorio avvenuti alla fine del
Quattrocento fu rinvenuto un affresco raffigurante Maria
tra due anime del purgatorio e per questo motivo la
chiesa fu intitolata a S. Maria dell’Anima. La facciata,
attribuita a Giuliano da Sangallo, è divisa in tre
ordini orizzontali da cornicioni, scanditi da lesene in
travertino sormontate da capitelli in stile corinzio.
Sul timpano del portale centrale, affiancato da colonne
in marmo si trova il gruppo della Madonna con
le anime oranti di Andrea Sansovino; ai lati di quello
centrale vi sono altri due portali di dimensioni minori. Tre grandi vetrate,
arcuate superiormente, occupano quasi per intero il
secondo ordine mentre al terzo vi è un grande occhio
centrale affiancato da lesene e dagli stemmi di papa
Adriano VI, qui sepolto. La chiesa ha un elegante
campanile con la sommità ricoperta di mattonelle
policrome.
All’incrocio con via di Tor Millina si trova la
quattrocentesca Torre Millina, che fa parte del palazzo
dei Millini, antica famiglia romana estinta nel
settecento; la torre, coronata da beccatelli e merli
guelfi ancora oggi conserva i segni dell’antica potenza
della famiglia, in modo particolare nella scritta “Millina”,
ancora ben leggibile.
Al civico
55 di via S. Maria dell'Anima si trova palazzo Maculani.
Il luogo su cui sorge questo palazzo era un tempo
occupato da costruzioni appartenute alla famiglia
Millini; nelle forme attuali risale alla fine del
Cinquecento.
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via S. Maria dell'Anima |
S. Maria dell'Anima |
Tor Millina |
Palazzo Maculani |
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Alla fine
di via S. Maria dell’Anima si apre piazza Pasquino che
un tempo si chiamava di Parione, dal nome del Rione, ed
era frequentata da librai e scrittori, e per questo
motivo veniva spesso utilizzata per mostre di libri. L’attuale
nome deriva da “Pasquino” la più famosa “statua
parlante" di Roma, addossata ad un lato di palazzo
Braschi. La statua è un frammento di un antico gruppo
statuario ellenistico, raffigurante Menelao che sorregge
il corpo di Patroclo e venne alla luce quasi per caso
nel 1501 durante i lavori di sistemazione della
piazzetta. Sull'origine del nome Pasquino vi sono
diverse interpretazioni: chi lo vuole riferito ad un
oste, chi ad un barbiere, chi ad un maestro di scuola e
chi ancora ad un ciabattino, tutti, logicamente, di nome
Pasquino. Probabilmente, iniziò per caso ad essere
utilizzato per esporre pungenti satire anonime verso
chicchessia, ma con il tempo si "specializzò" in feroci
satire politiche, perlopiù indirizzate verso il
pontefice o, comunque, verso i personaggi in vista
dell'epoca, tanto che questo genere di "messaggistica"
fu detta "pasquinata". Di fronte alla statua di Pasquino
si trova la chiesa della Natività di Gesù, risalente
alla fine del seicento, dove la
tradizione vuole si conservino le fasce che avvolsero Gesù.
La chiesa viene anche
ricordata in quanto, solitamente, nell’imminenza
dell’esecuzione di una condanna a morte, veniva esposto
il Santissimo e si concedeva l’indulgenza plenaria per
sé e per il condannato a chi adempiva ai sacramenti.
Attraverso
via di S. Pantaleo si giunge nell’omonima piazza che
prende il nome dalla chiesa che qui si affaccia. Sulla piazza si
affaccia soprattutto Palazzo Braschi, realizzato dall'architetto
Cosimo Morelli alla fine del XVIII secolo per conto
della famiglia di papa Pio VI Braschi. A seguito di
alterne vicende economiche della originaria famiglia
proprietaria, il palazzo passò prima ai Silvestrelli e
poi, nel 1871, allo Stato Italiano che vi insediò la
Presidenza del Consiglio d'Italia e il Ministero degli
Interni. Oggi il palazzo ospita il Museo di Roma. La
facciata presenta un basamento in travertino e le finestre al pianterreno sono adorne di
una testa di leone che regge nella bocca una pigna,
mentre quelle al primo piano hanno un timpano curvilineo
con festoni di foglie di quercia poggianti su dadi con
stelle. Il portale si presenta affiancato da due colonne
che sorreggono un lungo balcone.
Al civico
34 di via S. Pantaleo troviamo il palazzo
Bonadies-Lancellotti che venne eretto intorno alla fine
del Cinquecento per conto della famiglia Bonadies,
originaria della Lombardia. L'edificio passò ai
Lancellotti in seguito all'estinzione della famiglia,
avvenuta presumibilmente prima del Settecento. La
facciata si presenta a due piani con due ammezzati. Al
piano terreno si apre un solenne portale decorato con un
mascherone e festoni ed è fiancheggiato ai lati da due
coppie di botteghe. Passando
per via e vicolo della Cuccagna, dove sono presenti
edifici medievali, si giunge a piazza dei Massimi dove
si trova la facciata posteriore di Palazzo Massimo alle
Colonne, complesso edilizio costruito su progetto di
Baldassarre Peruzzi sui resti dell'Odeon di Agrippa:
proviene da lì la colonna monolitica posta al centro
della piazzetta. Il palazzo è detto anche di Pirro in
quanto il suo nome deriva da una statua del dio Marte
ritrovata negli scavi di fondazione ed erroneamente
ritenuta una raffigurazione del condottiero Pirro.
Danneggiato dai Lanzichenecchi durante il Sacco di Roma
del 1527, il palazzo venne ricostruito nel 1530 da un
allievo di Antonio da Sangallo, e istoriato da Daniele
da Volterra.
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statua di Pasquino |
Natività di Gesù |
via di S. Pantaleo |
Palazzo Braschi |
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Palazzo Braschi |
Palazzo Bonadies
Lancellotti |
vicolo della Cuccagna |
Palazzo Massimo Istoriato |
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Attraverso
via della Posta Vecchia, come per incanto ci si immerge
in Piazza Navona, l’autentico salotto di Roma,
splendido, luminoso, arioso. Vista nell’insieme delle
sue componenti la piazza rivela immediatamente una
grande armonia tra chiese, fontane, palazzi, e ha una
caratterizzazione particolare, quella di conservare la
forma dello stadio di Domiziano, sopravvissuta per
l’esigenza di utilizzare le fondamenta originarie per le
nuove costruzioni.
La piazza
è quasi chiusa a sud da due palazzi: il Braschi, il cui
ingresso è in piazza San Pantaleo, e Lancellotti De
Torres. Questo sorse nel XVI secolo, inglobando varie
case preesistenti, per volere dell’arcivescovo spagnolo
di Salerno, Ludovico de Torres e per opera di Pirro
Ligorio. La facciata , regolare nelle linee, ha un tono
severo ma equilibrato ed un solenne portale; il
cornicione è decorato con busti leonini, dentelli e
rosoni e da un’altana seicentesca.
Superando
via dei Canestrari (che prende il nome dai fabbricanti
di canestri che qui lavoravano), il primo palazzo che
si affaccia sulla piazza è quello costituito dal
complesso di proprietà degli Stabilimenti Spagnoli, con
la facciata caratterizzata da balconi su mensole ed un
portone che ha nell’arco una conchiglia detta “dei
pellegrini” in quanto il complesso, unitamente alla
vicina chiesa, fungeva da ospizio dei pellegrini
spagnoli.
Segue la
chiesa di S. Giacomo degli Spagnoli, ora Nostra Signora
del Sacro Cuore, che risale al 1450 ed è stata più volte
restaurata con lo spostamento della porta d’ingresso
(ora sulla piazza, ora su corso Rinascimento). La
facciata ha un portale quattrocentesco con due angeli
dentro il timpano che sorreggono lo stemma di Castiglia
e Leon. Dal settecento in poi, conseguentemente alle
vicende politiche e religiose della Spagna, la chiesa
subì un lento decadimento e nell’ottocento fu venduta ai
missionari francesi del sacro Cuore.
Seguono
altre case di proprietà degli Stabilimenti Spagnoli
trasformate nel settecento e ottocento, unite da un
unico cornicione sempre decorato dalle conchiglie; le
facciate sono vivacizzate da balconi e da portali nella
cui lunetta ricorre lo stemma di Castiglia. Segue un
palazzo del Pio Istituto Santo Spirito e palazzo
Serafini Scaretti eretto nel seicento e modificato nel
settecento, caratterizzato dalla presenza di un unico
lungo balcone.
Di seguito
si trova ancora un palazzo seicentesco del Pio Istituto
Santo Spirito con pregevoli portoni, il palazzo dei
Giovannola ed un edificio del comune di Roma. Subito
dopo il passetto delle Cinque Lune, già vicolo dei
Calderai, troviamo un insieme di case, frutto di
ricostruzioni del novecento, con graziosi balconcini in
ferro. Non poteva
mancare in piazza Navona una edicola sacra. Si trova al
centro dell’insieme di edifici che chiudono la piazza
dal lato nord: in essa vi è un dipinto seicentesco della
Vergine "Advocata Nostra", entro una cornice protetta da un
baldacchino.
Subito
dopo, all’interno dello stabile al n° 48 si trova un
cortile su cui si affaccia il palazzetto del Vignola,
con un elegante portico, finestre decorate
ed un cornicione con mensole e rosoni.
Il
palazzetto che segue al n° 43 ha cinque balconi ed un
portale con stemma; superata via de’ Lorenesi si
affaccia palazzo De Cupis: edificato nel quattrocento e
ingrandito il secolo successivo, fu sede
dell’ambasciatore di Spagna e di cardinali e nelle
botteghe al suo interno lavoravano stampatori e librai,
nel settecento fu anche sede del teatro Ornani la cui
attività si protrasse fino alla fine dell’ottocento.
A questo
punto si incontra l’insieme di edifici dovuti al
Borromini: il Collegio Innocenziano, la chiesa di S. Agnese
in Agone e il palazzo Pamphilj.
La
facciata del Collegio Innocenziano, istituto in cui si
preparavano al sacerdozio i figli dei sudditi dei
Pamphilj, è dominata da una serliana e l’interno ha un
cortile con colonne che formano un’altra serliana e
affreschi seicenteschi.
A fianco
vi è la chiesa di S. Agnese, edificata nel luogo del
suo martirio, sulla preesistente piccola chiesa, per
iniziativa di papa Innocenzo X per opera del Borromini,
del Baratta, di Del Grande e del Rainaldi: la grande
cupola, la facciata concava e i due campanili ai lati
costituiscono un’opera di meravigliosa ed universale
bellezza.
Unito alla
chiesa c’è Palazzo Pamphilj, costruito nel 1650 ad opera
del Rainaldi. La facciata con la sua ricca
ornamentazione, ha un aspetto monumentale e le finestre
hanno nel timpano la colomba, stemma dei Pamphilj. In
questo palazzo dominò donna Olimpia Maidalchini, cognata
di papa Innocenzo X ma soprattutto sua principale
confidente e consigliera; tutta la piazza rievoca questa
donna, soprannominata dal popolo “Pimpaccia”: fu
praticamente il suo salotto. L'interno, che oggi ospita
l'ambasciata del Brasile, è arricchito dalla celebre
Galleria Cortona, con gli affreschi di Pietro da Cortona.
La
monumentalità di piazza Navona è completata dalle tre
fontane collocate alle due estremità e al centro della
piazza.
La Fontana
del Moro è la fontana posta al lato sud della piazza:
eseguita nel 1574 su progetto di Giacomo Della Porta
durante il pontificato di Gregorio XIII Boncompagni, fu
completamente rinnovata nel 1653, ed il papa Innocenzo X
Pamphilj affidò al Bernini l'incarico. Nel restauro del
1874 i quattro tritoni e le quattro maschere vennero
sostituite da copie eseguite da Luigi Amici (gli
originali si trovano in un deposito
comunale). La scultura centrale disegnata dal Bernini ed
eseguita da Giannantonio Mari nel 1655, è erroneamente
chiamata il Moro per i suoi tratti somatici, ma in
realtà si tratta di un tritone che trattiene un delfino.
La
Fontana dei
Fiumi fu edificata per dare una degna sistemazione
nella piazza Navona all'obelisco proveniente dal Circo
di Massenzio e al progetto del Bernini, il pontefice
Innocenzo X Pamphilj autorizzò i lavori e si inaugurò la
stupenda opera il 12 giugno 1651. Attorno al monolite
furono posizionate quattro statue di marmo bianco alte
cinque metri che rappresentano i fiumi. La prima
realizzata da Claude Poussin è dedicata al Gange e
simboleggia l'Asia; il Nilo per l'Africa è di Giacomo
Antonio Fancelli ed ha il capo velato perché all'epoca
non si conoscevano le sorgenti; Antonio Raggi ha
scolpito il Danubio per l'Europa ed infine il Rio de la
Plata, simbolo dell'America, è di Francesco Baratta.
La Fontana
del Nettuno, sistemata nella parte settentrionale della
piazza, detta dei Calderai, fu creata sempre dal Bernini
ma per trecento anni rimase priva di statue ed
ornamenti. Nel 1873 venne bandito un concorso vinto
dallo scultore Antonio Della Bitta a cui fu affidata
l'esecuzione del Nettuno, mentre lo scultore Gregorio
Zappalà eseguì i gruppi attorno al bacino: cavalli
marini, sirene e putti che giocano con i delfini. I
lavori finirono nel 1878.
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Palazzo
Lancellotti De Torres |
Ns. Signora del Sacro
Cuore |
Complesso ex Stabilimenti
Spagnoli |
Palazzo Serafini Scaretti |
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Palazzetto Giovannola |
Madonna Advocata Nostra |
Palazzetto del Vignola |
Palazzo De Cupis |
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Collegio Innocenziano |
S. Agnese in Agone |
S. Agnese in Agone |
Palazzo Pamphilj |
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Fontana del Moro |
Fontana dei Fiumi |
Fontana dei Fiumi |
Fontana del Nettuno |
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Lasciando
piazza Navona da via delle Cinque Lune, si giunge
alla omonima piazza e attraverso l'arco di S. Agostino
ci si immette a piazza S. Agostino dove
domina la facciata della basilica preceduta da una
scalinata.
È una delle prime chiese romane costruite nel
Rinascimento ed ospita la Madonna di Loreto, detta anche
Madonna dei Pellegrini, un capolavoro di Caravaggio. La
facciata a due ordini con timpano triangolare,
progettata da Leon Battista Alberti e fu costruita nel
1483 da Giacomo di Pietrasanta, utilizzando marmo
proveniente dal Colosseo. Oltre al quadro di Caravaggio,
la chiesa ospita il famoso affresco del Profeta Isaia di
Raffaello e la Madonna del Parto di Jacopo Sansovino,
che secondo la tradizione popolare è miracolosa.
L’interno
è a tre navate con volta a crociera e cinque cappelle
per parte; la chiesa ospita anche la tomba di Santa
Monica, madre di S. Agostino.
Attraverso
via dei Pianellari ci si immette in piazza
S. Apollinare che prende il nome dalla chiesa di
S. Apollinare, anche se è Palazzo Altemps quello che dà
maggior lustro a questo luogo. La chiesa
di S. Apollinare fondata da Adriano I nel 780 e
riedificata dalle fondamenta da Benedetto XIV per opera
di Ferdinando Fuga. È dedicata al santo che si dice
accompagnò S. Pietro da Antiochia fino a Roma e che
divenne in seguito il primo vescovo di Ravenna. Accanto
alla chiesa sorge il quattrocentesco palazzo di S.
Apollinare, restaurato e sopraelevato dal Fuga nel 1748,
contestualmente alla riedificazione della chiesa.
Palazzo
Altemps, costruito alla fine del 1480, per il nipote di
Sisto IV, Girolamo Riario, si presenta con una facciata
semplice a tre piani. A metà circa del
Cinquecento il palazzo passò al cardinale di Volterra
Francesco Soderini e nel 1568 fu acquistato dal
cardinale Marco Sittico Altemps, nipote di Pio IV e
figlio del conte Wolfango Altemps. Fu allora che il
palazzo venne completato e rinnovato ad opera di Martino
Longhi il Vecchio, che vi aggiunse una grande altana con
arcate fra lesene binate, ornata da quattro piccoli
obelischi e da un araldico marmoreo ariete rampante
sopra una piccola cupola.
Il
cortile, tra i più belli di Roma, è ad arcate in
travertino e rifinite stucco, recanti gli emblemi degli
Altemps e degli Orsini,
adorno di sculture e reperti classici. Notevole è la
fontana con decorazioni in pasta vitrea che poggia su un
lato del cortile.
Ai primi
del Seicento gli Altemps dettero grande prestigio al
casato e al palazzo, impegnandosi nella raccolta di
grandi opere d'arte e all’allestimento di una ricca
biblioteca; poi, passata l'epoca d'oro, fu grazie alle
varie accademie che qui si insediarono, come l'Arcadia o
la Tiberina, se il palazzo continuò ad essere ben
conservato e mantenere alta la sua fama nel mondo della
cultura. Nel 1887 l'edificio fu acquistato dalla S. Sede
e nel 1981 dal Ministero dei Beni Culturali. Oggi è sede
del Museo Nazionale Romano e vi sono custodite alcune
tra le più importanti collezioni di sculture classiche
presenti a Roma.
Da piazza S. Apollinare e attraversando via del Giglio d’oro, in cui sono
presenti palazzi settecenteschi, si incrocia via
dell’Orso. La via, anticamente, aveva altri nomi, ma dal
1517 si chiamò via dell'Orso prendendo il nome secondo
alcuni dall'albergo la cui insegna era caratterizzata da
due orsi, secondo altri da uno dei proprietari, Baccio
dell'Orso. Un'altra ipotesi sostiene che il nome le
derivò da un rilievo marmoreo murato all'angolo con via
dei Soldati, tuttora esistente, rappresentante un leone,
ma scambiato per un orso, che assale un cinghiale. Nel
1517 l'edificio risulta proprietà dei Piccioni e furono
loro a trasformarlo da abitazione ad albergo, uno dei
migliori della città a quel tempo, tanto da aver
ospitato personaggi come Rabelais, Montaigne, Gogol,
Goethe e altri viaggiatori illustri dell'epoca. Questo
fino al 1630, dopodichè l'albergo subì un declassamento
tanto che vi alloggiavano vetturali, postiglioni e servi
di stalla, per il fatto che la locanda serviva da
stazione di posta per viaggi pubblici e privati.
Salendo su
via di Monte Brianzo arriviamo sul Lungotevere: qui
terminiamo la nostra passeggiata in cui abbiamo percorso
la Roma antica, medievale, rinascimentale e barocca.
Epoche diverse, ma tutte comunque nel segno della
universalità di questa città.
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Piazza e arco di S. Agostino |
S. Agostino |
S. Apollinare |
Palazzo Altemps |
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Via del Giglio d'oro |
via dell'Orso -
bassorilievo |
Albergo dell'Orso |
Lungotevere |
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