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S. Maria dell'Anima

 

S. Maria dell'Anima è la chiesa nazionale tedesca e sorse su tre case che Giovanni Pietro da Dordrecht e consorte acquistarono per adibirle ad ospizio per l'accoglienza dei poveri e dei pellegrini germanici. Durante i lavori di costruzione dell'oratorio avvenuti alla fine del Quattrocento fu rinvenuto un affresco raffigurante Maria tra due anime del purgatorio e per questo motivo la chiesa, eretta all'inizio del XVI secolo per volontà del cardinale Guglielmo di Henckevoirt, fu intitolata a S. Maria de Anima. L'edificio subì varie ricostruzioni in seguito ai danni compiuti dai lanzichenecchi nel 1528 o dopo l'invasione francese del 1798, durante la quale la chiesa fu utilizzata come fienile e scuderia: soltanto con Pio IX (1846-78) venne restituita al culto ed alla sua primitiva destinazione. La facciata in laterizio, attribuita a Giuliano da Sangallo (1514-23), è divisa in tre ordini orizzontali da robusti cornicioni, scanditi da lesene in travertino sormontate da capitelli in stile corinzio. Pochi anni dopo fu posto sul timpano del portale centrale, affiancato da colonne rudentate in marmo detto di "portasanta", il gruppo della Madonna con le anime oranti di Andrea Sansovino, probabilmente una riproduzione dell'antico affresco. Ai lati di quello centrale vi sono altri due portali di dimensioni minori conclusi da timpani centinati. Tre grandi vetrate, arcuate superiormente, occupano quasi per intero il secondo ordine mentre al terzo vi è un grande occhio centrale affiancato da lesene e dagli stemmi di papa Adriano VI, qui sepolto. Caratteristico ed elegante il campanile in mattoni, che presenta partizioni architettoniche in marmo, bifore rinascimentali ed una guglia ricoperta di piccoli dischi di ceramica policromi. L'interno è a tre navate asimmetriche divise da pilastri con capitelli corinzi, ai quali sono addossati numerose lapidi sepolcrali. Notevoli le opere d'arte che vi sono conservate: la pala raffigurante la Sacra Famiglia e Santi, realizzata da Giulio Romano, i Santi di Ludovico Seitz che affrescano la volta della navata centrale ed una Assunta di Giovan Francesco Romanelli. Inoltre degne di nota sono la cappella della Pietà e il monumento funerario ad Adriano VI realizzato su disegno del Peruzzi.

 

 

 

S. Agnese in Agone

 

La chiesa di S. Agnese in Agone, che oggi si presenta in magniloquenti forme barocche, ha in realtà un'origine antichissima. Fu infatti edificata, secondo la tradizione, sul luogo in cui, nell’anno 304 d.C., fu martirizzata la tredicenne Agnese, figlia di una famiglia dell’aristocrazia romana, convertita al Cristianesimo, colpevole di aver rifiutato il figlio del prefetto di Roma, Sinfronio, e quindi denunciata come cristiana. Essa venne denudata per i clienti del postribolo li situato ed i suoi capelli, in quel momento si sciolsero miracolosamente e scesero fino a coprirle il corpo quasi interamente. Nessuno dei presenti osò violentare la sua verginità, dopo che l’unica persona che ci provò cadde fulminata ai suoi piedi. Poichè andarono a vuoto tutti i tentativi di farla morire bruciata, alla fine fu decapitata. Da quel momento la Chiesa la riconobbe tra i suoi martiri. Per conservare la memoria del suddetto miracolo e del martirio di quella giovane cristiana, nel medesimo luogo fu ricostruita una nuova chiesa, sopra le fondazioni di una basilica paleocristiana sorta prima nel VIII secolo e poi ricostruita nel XII secolo per volere di Callisto II. La chiesa ricorda il martirio che la Santa avrebbe subito proprio in quella parte della piazza e, vuole la leggenda, sarebbe stata eretta esattamente al di sopra di quel postribolo ove avvennero i fatti, negli attuali sotterranei dell'edificio. È anzi proprio dai fornici di questi locali interrati che la parola latina fornices assunse anche il significato di lupanare (determinando inoltre la derivazione della radice del verbo fornicare). La chiesa attuale sorge dove sin dal Medioevo era già stata eretta una piccola chiesetta parrocchiale.

La chiesa venne commissionata da papa Innocenzo X nel 1652, affidando l'opera a Girolamo e Carlo Rainaldi, sostituiti, in seguito, dal Borromini, che lavorò alla chiesa dal 1653 al 1657. Questi si attenne quasi completamente al progetto dei Rainaldi, salvo che per la facciata concava, studiata per dare maggiore risalto alla cupola. Vuole una tradizione, senza però alcun fondamento di verità, che il Bernini, nemico acerrimo del Borromini, facendo le statue dei fiumi, che adornano la fontana centrale del Circo Agonale, simboleggiasse il Rio della Plata nell'atto di stendere il braccio, come per timore che la chiesa avesse a cadere da un momento all'altro; ed il Nilo in atto di coprirsi gli occhi per non vedere la bruttezza della facciata. Di rimando il Borromini avrebbe messo sulla facciata della chiesa, presso la base del campanile, la statua raffigurante Sant'Agnese con una mano sul petto, per assicurare che la facciata non sarebbe caduta. Ma si tratta di storie popolari senza fondamento: infatti la fontana fu edificata nel 1651, e la chiesa che dovrebbe, per dare valore alla leggenda, essere anteriore, fu cominciata nel 1652 e terminata nel 1657.

 Nell'interno, a croce greca, vi è la tomba dell'artefice della bellezza della piazza, Innocenzo X, situata, insieme ad altri membri della famiglia, in una cripta a sinistra dell'altare maggiore; inoltre, seminascosto sopra l'ingresso, è situato il monumento di Innocenzo X, opera di Giovanni Battista Maini nel 1730. Si dice che la statua benedice chi non la vede perchè, data la sua posizione,  ben pochi sono coloro che si voltano per ammirare il busto del pontefice. Gli altari sono ornati, invece di pitture, da soli bassorilievi. I campanili furono posteriormente aggiunti dal Rainaldi e le campane sono quelle che furono tolte alla cattedrale di Castro, quando venne distrutta per ordine di Innocenzo X.

 

 

S. Agostino

 

La chiesa di S.Agostino, situata nell'omonima piazza, fu una delle prime chiese romane del Rinascimento e fu eretta dal 1479 al 1482 da Giacomo da Pietrasanta e Sebastiano da Firenze per conto del cardinale D'Estouteville: la particolarità sta nel fatto che per la facciata fu utilizzato il travertino proveniente dal Colosseo. La facciata, a due ordini con timpano triangolare, progettata da Leon Battista Alberti, è preceduta da una scalinata; l'interno, a croce latina, è suddiviso in tre navate con volta a crociera e cinque cappelle per parte. Fu la prima chiesa di Roma ad avere una cupola; grandemente arricchita tra cinquecento e seicento, subì un radicale intervento tra il 1756 e il 1761 a opera di Luigi Vanvitelli, che demolì, tra l’altro, la cupola rinascimentale, mentre la decorazione pittorica interna fu realizzata dal Gagliardi nel 1856, la chiesa conserva illustri monumenti e pitture, tra cui la Madonna del Parto, a lungo ritenuta una statua romana di Agrippina con il piccolo Nerone in braccio, mentre è opera di Jacopo Tatti detto il Sansovino. È sicuramente una delle più venerate Madonne romane, come si può dedurre dal gran numero di ex voto che la circondano. In un sarcofago di verde antico riposa S. Monica, madre di S. Agostino, morta ad Ostia nel 387 e qui trasportata: l'opera viene attribuita ad Isaia da Pisa. L'altare maggiore è sicuramente di Gian Lorenzo Bernini ed ospita una Madonna bizantina. Un'altra statua che in passato fu celeberrima fuori e dentro Roma è la S. Anna di Andrea Sansovino, che un tempo era nella navata maggiore e che ora si trova nella seconda cappella a sinistra: nel giorno di S. Anna tutti i poeti di Roma venivano ad appendere intorno al simulacro i loro componimenti poetici, che si conservano ancora in un volume conservato nella chiesa. Altrettanto famoso è il quadro del Caravaggio Madonna dei Pellegrini, che la leggenda vuole dipinto dal tormentato pittore lombardo quando si rifugiò nella chiesa per sfuggire all'arresto ed alla condanna perché aveva ucciso con un colpo di mazza, a piazza Navona, il padre di una ragazza da lui sedotta. Nella chiesa, oltre a quella di S. Monica già accennata, vi sono altre sepolture illustri, ma è curioso che insieme alle venerate spoglie di santi e cardinali vi giacessero anche le salme di famose cortigiane di alto bordo, come Fiammetta, amante preferita di Cesare Borgia (che abitava nella vicina via dei Coronari), Giulia Campana con le figlie, Penelope e Tullia d'Aragona.

 

 

 

 

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