Le mie passeggiate....la domenica mattina

 

sul Gianicolo

con Santina, Bruno e Maria Grazia, Carlo e Maria, Filippo e Carmelita, Maurizio e Antonella, Marco e Aurora, Pio e Annalucia, Boris, Paolo, Antonio, Mario e Laura con Lorenzo, Michele e Paolo

25 aprile 2006

 

introduzione

La passeggiata del Gianicolo offre alcuni tra i panorami più suggestivi di Roma; i suoi viali alberati attraversano la collina che domina Trastevere per confluire in piazzale Garibaldi, dove la terrazza panoramica fa perno intorno al monumento equestre dell'eroe dei due mondi,  per ridiscendere verso Trastevere a Porta Settimiana. L'area è ripartita in aiuole sui cui bordi a scogliera, con passo regolare, sono collocati i busti dei garibaldini che hanno combattuto per la difesa di Roma nel 1849.

La collina, a 88 metri di altezza, con i suoi 64 metri di dislivello sul fondovalle,  secondo una delle più antiche leggende della mitologia romana, prende il nome dal dio Giano che vi avrebbe fondato un centro abitato conosciuto con il nome di Ianiculum.

Nella realtà era presente un piccolo centro abitato (Pagus Ianiculensis) situato ai piedi del colle nella zona di Trastevere oggi corrispondente a  piazza Mastai.

Situato sulla riva destra del Tevere, in territorio originariamente etrusco, il colle sarebbe stato occupato ed annesso a Roma da Anco Marzio che l'avrebbe fortificato e collegato alla città tramite il Ponte Sublicio sul quale doveva passare l'antica strada che attraversava il colle proveniente dall'Etruria e che, in seguito, è diventata la Via Aurelio.

Rimasto escluso dalle antiche mura Serviane, il Gianicolo venne parzialmente incluso nelle mura Aureliane di cui rimangono ampi tratti.

Nel medioevo divenne un punto di osservazione ideale per le caratteristiche panoramiche sulla città da parte degli artisti; sorsero conventi, chiese e ville ma lo sviluppo urbanistico fu sempre limitato sia per problemi di carenza idrica, nonostante Paolo V avesse fatto costruire l’acquedotto con il fontanone-mostra, e per il disagevole sistema di accesso stradale.

La sistemazione del Gianicolo a giardino pubblico inizia sotto il Governo Pontificio, con la collocazione, nel 1857, di un busto a Torquato Tasso presso l'antica quercia dove il poeta si ritirava a meditare. Tra il 1865 e il 1868, su progetto dell'ingegnere municipale Federico Arcangeli, fu realizzata la strada che dall'odierna via Garibaldi sale a tornanti verso San Pietro in Montorio: la passeggiata aveva l'aspetto di un'alberata e l'area oggi occupata dall'Ossario garibaldino era sistemata con un giardino all'inglese.

Le nuove “istituzioni italiane", Stato e Comune, acquistarono l'area per trasformarla in passeggiata pubblica, dedicandola alla memoria della Difesa di Roma.

Già il Piano Regolatore del 1873 prevedeva la realizzazione di una "Passeggiata Margherita" sul crinale del colle con la creazione di un collegamento a monte tra Borgo Santo Spirito e Porta San Pancrazio. Bisognerà tuttavia attendere il 1881 quando, avviata la predisposizione del nuovo Piano Regolatore, il pubblico passeggio del Gianicolo divenne una realtà urbanistica.

Così il 20 maggio 1883 il principe Tommaso Corsini vendette allo Stato e al Comune le proprietà sul colle e lungo via della Lungara. La zona collinare, comprensiva del "casino a monte" dei Corsini, andò al Comune mentre la parte sottostante allo Stato. I lavori per il nuovo passeggio, nel tratto fino a Sant'Onofrio, iniziarono nell'ottobre del 1883 per concludersi definitivamente nel 1896, anche se parti della passeggiata erano comunque agibili al pubblico fin dal 1887.

La nostra passeggiata, inizia dal lato di piazza della Rovere, dove inizia la salita di Sant’Onofrio al termine della quale c’è l’omonimo piazzale in cui sono situate la fontana e la Chiesa di Sant'Onofrio.

Qui si può gia assistere al primo dei numerosi panorami del Gianicolo.

 

 

S. Onofrio e quercia del Tasso

Questa chiesa è indissolubilmente legata alla memoria di Torquato Tasso, che visse i suoi ultimi giorni nel vicino convento. Fu costruita a partire dal 1419 come romitorio degli Eremitani, e si presenta attualmente nell’aspetto dato dagli interventi susseguitisi nel tempo fino al tardo Cinquecento. E’ preceduta da un sagrato-portico racchiuso sui due lati da archi rinascimentali su colonne antiche, sopra i quali è una loggia ora chiusa. Nel mezzo del sagrato una fontana, l’interno è un’aula rettangolare, con volte a crociera, abside poligonale e cinque cappelle laterali, di uno stile rinascimentale.

Dal portico si accede al chiostro  e alle due stanze al primo piano, trasformate in Museo, dove il 25 aprile 1595 morì il poeta e dove sono conservati i manoscritti e antiche edizioni delle sue opere.

Tornando sulla strada e proseguendo si incontra quanto rimane della Quercia del Tasso; una lapide ricorda che all'ombra di questa quercia il poeta, nell’ultimo periodo della sua vita, aveva l’abitudine di meditare e riposare e più tardi  l’albero fu caro anche a San Filippo Neri che "si faceva fanciullo tra i fanciulli sapientemente". Nel 1843 fu colpita da un fulmine e da allora è sostenuta da travature di ferro.

 

 

La passeggiata del Gianicolo

Poco oltre è situato l'anfiteatro di gradinate di mattoni rivolto verso il panorama di Roma, costruito nel 1619 perché potessero essere tenute sul Gianicolo le pratiche religiose ed artistiche della congregazione dell’Oratorio dei Filippini.

Poco più avanti si trova il Faro, disegnato da Manfredo Manfredi nel 1911 e donato alla Capitale dagli italiani di Argentina  ed è una curiosità pittoresca quando la sera proietta fasci di luce tricolore di particolare effetto; quindi il monumento equestre ad Anita Garibaldi opera di Mario Rutelli nel 1932. Ai piedi del monumento sono sepolti i resti di Anita. Proseguendo si incontra Villa Lante, costruita da Giulio Romano nel 1518-27 e Villa Helbig, sede della Legazione di Finlandia presso la Santa Sede.

Percorrendo il viale principale, tra ali di busti di marmo raffiguranti illustri garibaldini, si arriva a piazzale Garibaldi con la terrazza panoramica ed il monumento a Giuseppe Garibaldi: la statua equestre fa parte del parco commemorativo degli eventi storici che si svolsero sul Gianicolo nel 1849. Il monumento fu eretto nel 1895 da Emilio Gallori; intorno al piedistallo vi sono sculture in bronzo minori, con scene di battaglia e figure allegoriche.

Nel piazzale si trova anche il cannone che, dal 1904, ogni giorno a mezzogiorno, spara un colpo il cui eco si sente in tutta la città.

 

 

Fontanone dell'Acqua Paola

Riprendendo il viale principale si giunge all’ampio e scenografico largo della Fontana dell'Acqua Paola, chiamata tradizionalmente "Fontanone del Gianicolo", commemora la riapertura nel 1612 dell’acquedotto costruito dall’imperatore Traiano nel 106 d.C. e  ribattezzato dell’Acqua Paola da Paolo V Borghese che ne ordinò il restauro. Progettata da Giovanni Fontana e Flaminio Ponzio fu completata da Carlo Fontana. La monumentale fontana mostra tre ampie nicchie, affiancate da due nicchie minori, da ognuna della quali sgorga acqua proveniente dal lago di Bracciano. Nel 1690 che Alessandro VIII su progetto di Carlo Fontana fece sostituire le cinque conche poste alla base delle bocche d'acqua con il grande bacino, aprire verso il retrostante orto botanico il vano dell'arcata centrale e costruire il piazzale.

 

 

S. Petro in Montorio e Tempietto del Bramante

Poco più avanti la strada giunge sulla terrazza della chiesa di San Pietro in Montorio, un vero e proprio museo  per i tesori d’arte che vi racchiude e con il tempietto rinascimentale del Bramante racchiuso nel cortile, modello di perfezione classica.

La tradizione, peraltro destituita di fondamento, vuole che qui fosse stato crocifisso San Pietro. Questa leggenda fu l’ispiratrice di quella gemma architettonica del Bramante, ovvero il tempietto circolare  edificato  nel chiostro,  nel punto dove si pone  il sito della crocifissione stessa  e  persino il foro in cui fu piantata la croce di Pietro.

Edificata nel medioevo, fu ricostruita per ordine di Ferdinando ed Isabella di Spagna alla fine del XV secolo e decorata da importanti artisti del rinascimento.

La facciata, semplice  ed austera,  si presenta su due ordini con un rosone gotico centrale  ed una scalinata del 1605 a doppia rampa che immette nella chiesa. Lateralmente si vedono i volumi delle cappelle  interne.

L’interno, a navata unica che termina in una profonda abside, ha cinque cappelle laterali sia a destra che a sinistra. Le ultime due si aprono a formare un accenno di transetto.

Il Tempietto, portato a termine dal Bramante nel 1502,  è considerato il primo vero edificio rinascimentale di Roma. La forma circolare ricorda quella delle cappelle dedicate ai martiri; le sedici colonne che circondano la cappella e la cupola sono di ordine dorico e sopra le colonne corre un fregio classico ed una elegante balaustrata.

Riprendendo via Garibaldi , si scende fino a Porta Settimiana, la terza porta transtiberina delle mura aureliane, e attraverso la quale si entra in Trastevere; questa però e un'altra passeggiata.