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introduzione
La
passeggiata del Gianicolo offre alcuni tra i panorami più suggestivi di
Roma; i suoi viali alberati attraversano la collina che domina
Trastevere per confluire in piazzale Garibaldi, dove la terrazza
panoramica fa perno intorno al monumento equestre dell'eroe dei due
mondi, per ridiscendere verso Trastevere a Porta Settimiana. L'area è
ripartita in aiuole sui cui bordi a scogliera, con passo regolare, sono
collocati i busti dei garibaldini che hanno combattuto per la difesa di
Roma nel 1849.
La
collina, a 88 metri di altezza, con i suoi 64 metri di dislivello sul
fondovalle, secondo una delle più antiche leggende della mitologia
romana, prende il nome dal dio Giano che vi avrebbe fondato un centro
abitato conosciuto con il nome di Ianiculum.
Nella
realtà era presente un piccolo centro abitato (Pagus Ianiculensis)
situato ai piedi del colle nella zona di Trastevere oggi corrispondente
a piazza Mastai.
Situato
sulla riva destra del Tevere, in territorio originariamente etrusco, il
colle sarebbe stato occupato ed annesso a Roma da Anco Marzio che
l'avrebbe fortificato e collegato alla città tramite il Ponte Sublicio
sul quale doveva passare l'antica strada che attraversava il colle
proveniente dall'Etruria e che, in seguito, è diventata la Via Aurelio.
Rimasto
escluso dalle antiche mura Serviane, il Gianicolo venne parzialmente
incluso nelle mura Aureliane di cui rimangono ampi tratti.
Nel
medioevo divenne un punto di osservazione ideale per le caratteristiche
panoramiche sulla città da parte degli artisti; sorsero conventi, chiese
e ville ma lo sviluppo urbanistico fu sempre limitato sia per problemi
di carenza idrica, nonostante Paolo V avesse fatto costruire
l’acquedotto con il fontanone-mostra, e per il disagevole sistema di
accesso stradale.
La
sistemazione del Gianicolo a giardino pubblico inizia sotto il Governo
Pontificio, con la collocazione, nel 1857, di un busto a Torquato Tasso
presso l'antica quercia dove il poeta si ritirava a meditare. Tra il
1865 e il 1868, su progetto dell'ingegnere municipale Federico
Arcangeli, fu realizzata la strada che dall'odierna via Garibaldi sale a
tornanti verso San Pietro in Montorio: la passeggiata aveva l'aspetto di
un'alberata e l'area oggi occupata dall'Ossario garibaldino era
sistemata con un giardino all'inglese.
Le
nuove “istituzioni italiane", Stato e Comune, acquistarono l'area per
trasformarla in passeggiata pubblica, dedicandola alla memoria della
Difesa di Roma.
Già il
Piano Regolatore del 1873 prevedeva la realizzazione di una "Passeggiata
Margherita" sul crinale del colle con la creazione di un collegamento a
monte tra Borgo Santo Spirito e Porta San Pancrazio. Bisognerà tuttavia
attendere il 1881 quando, avviata la predisposizione del nuovo Piano
Regolatore, il pubblico passeggio del Gianicolo divenne una realtà
urbanistica.
Così il
20 maggio 1883 il principe Tommaso Corsini vendette allo Stato e al
Comune le proprietà sul colle e lungo via della Lungara. La zona
collinare, comprensiva del "casino a monte" dei Corsini, andò al Comune
mentre la parte sottostante allo Stato. I lavori per il nuovo passeggio,
nel tratto fino a Sant'Onofrio, iniziarono nell'ottobre del 1883 per
concludersi definitivamente nel 1896, anche se parti della passeggiata
erano comunque agibili al pubblico fin dal 1887.
La
nostra passeggiata, inizia dal lato di piazza della Rovere, dove inizia
la salita di Sant’Onofrio al termine della quale c’è l’omonimo piazzale
in cui sono situate la fontana e la Chiesa di Sant'Onofrio.
Qui si
può gia assistere al primo dei numerosi panorami del Gianicolo.
S. Onofrio e
quercia del Tasso
Questa chiesa è indissolubilmente legata alla memoria di Torquato
Tasso, che visse i suoi ultimi giorni nel vicino convento. Fu
costruita a partire dal 1419 come romitorio degli Eremitani, e si
presenta attualmente nell’aspetto dato dagli interventi susseguitisi
nel tempo fino al tardo Cinquecento. E’ preceduta da un
sagrato-portico racchiuso sui due lati da archi rinascimentali su
colonne antiche, sopra i quali è una loggia ora chiusa. Nel mezzo
del sagrato una fontana, l’interno è un’aula rettangolare, con volte
a crociera, abside poligonale e cinque cappelle laterali, di uno
stile rinascimentale.
Dal
portico si accede al chiostro e alle due stanze al primo piano,
trasformate in Museo, dove il 25 aprile 1595 morì il poeta e dove
sono conservati i manoscritti e antiche edizioni delle sue opere.
Tornando sulla strada e proseguendo si incontra quanto rimane della
Quercia del Tasso; una lapide ricorda che all'ombra di questa
quercia il poeta, nell’ultimo periodo della sua vita, aveva
l’abitudine di meditare e riposare e più tardi l’albero fu caro
anche a San Filippo Neri che "si faceva fanciullo tra i fanciulli
sapientemente". Nel 1843 fu colpita da un fulmine e da allora è
sostenuta da travature di ferro.
La passeggiata
del Gianicolo
Poco oltre è situato l'anfiteatro di gradinate di mattoni rivolto
verso il panorama di Roma, costruito nel 1619 perché potessero
essere tenute sul Gianicolo le pratiche religiose ed artistiche
della congregazione dell’Oratorio dei Filippini.
Poco più avanti si trova il Faro, disegnato da Manfredo Manfredi nel
1911 e donato alla Capitale dagli italiani di Argentina ed è una
curiosità pittoresca quando la sera proietta fasci di luce tricolore
di particolare effetto; quindi il monumento equestre ad Anita
Garibaldi opera di Mario Rutelli nel 1932. Ai piedi del monumento
sono sepolti i resti di Anita. Proseguendo si incontra Villa Lante,
costruita da Giulio Romano nel 1518-27 e Villa Helbig, sede della
Legazione di Finlandia presso la Santa Sede.
Percorrendo il viale principale, tra ali di busti di marmo
raffiguranti illustri garibaldini, si arriva a piazzale Garibaldi
con la terrazza panoramica ed
il
monumento a Giuseppe Garibaldi: la statua equestre fa parte del
parco commemorativo degli eventi storici che si svolsero sul
Gianicolo nel 1849. Il monumento fu eretto nel 1895 da Emilio
Gallori; intorno al piedistallo vi sono sculture in bronzo minori,
con scene di battaglia e figure allegoriche.
Nel
piazzale si trova anche il cannone che, dal 1904, ogni giorno a
mezzogiorno, spara un colpo il cui eco si sente in tutta la città.
Fontanone
dell'Acqua Paola
Riprendendo il viale
principale si giunge all’ampio e scenografico largo della Fontana
dell'Acqua Paola, chiamata tradizionalmente "Fontanone del Gianicolo",
commemora la riapertura nel 1612 dell’acquedotto costruito
dall’imperatore Traiano nel 106 d.C. e ribattezzato dell’Acqua Paola da
Paolo V Borghese che ne ordinò il restauro. Progettata da Giovanni
Fontana e Flaminio Ponzio fu completata da Carlo Fontana. La monumentale
fontana mostra tre ampie nicchie, affiancate da due nicchie minori, da
ognuna della quali sgorga acqua proveniente dal lago di Bracciano. Nel
1690 che Alessandro VIII su progetto di Carlo Fontana fece sostituire le
cinque conche poste alla base delle bocche d'acqua con il grande bacino,
aprire verso il retrostante orto botanico il vano dell'arcata centrale e
costruire il piazzale.
S. Petro in
Montorio e Tempietto del Bramante
Poco più avanti
la strada giunge sulla terrazza della chiesa di San Pietro in
Montorio, un vero e proprio museo per i tesori d’arte che vi
racchiude e con il tempietto rinascimentale del Bramante racchiuso
nel cortile, modello di perfezione classica.
La tradizione,
peraltro destituita di fondamento, vuole che qui fosse stato
crocifisso San Pietro. Questa leggenda fu l’ispiratrice di quella
gemma architettonica del Bramante, ovvero il tempietto circolare
edificato nel chiostro, nel punto dove si pone il sito della
crocifissione stessa e persino il foro in cui fu piantata la croce
di Pietro.
Edificata nel
medioevo, fu ricostruita per ordine di Ferdinando ed Isabella di
Spagna alla fine del XV secolo e decorata da importanti artisti del
rinascimento.
La facciata,
semplice ed austera, si presenta su due ordini con un rosone
gotico centrale ed una scalinata del 1605 a doppia rampa che
immette nella chiesa. Lateralmente si vedono i volumi delle
cappelle interne.
L’interno, a
navata unica che termina in una profonda abside, ha cinque cappelle
laterali sia a destra che a sinistra. Le ultime due si aprono a
formare un accenno di transetto.
Il Tempietto,
portato a termine dal Bramante nel 1502, è considerato il primo
vero edificio rinascimentale di Roma. La forma circolare ricorda
quella delle cappelle dedicate ai martiri; le sedici colonne che
circondano la cappella e la cupola sono di ordine dorico e sopra le
colonne corre un fregio classico ed una elegante balaustrata.
Riprendendo via
Garibaldi , si scende fino a Porta Settimiana,
la terza porta transtiberina delle mura aureliane, e attraverso la
quale si entra in Trastevere; questa però e un'altra passeggiata.
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