Le mie passeggiate....la domenica mattina

 

per l'Aventino

con Santina, Carlo e Maria, Filippo e Carmelita, Boris e Monica, Monica

30 dicembre 2005

 

introduzione

Il Colle Aventino, 40 metri sul livello del mare, rimase pressoché disabitato e fuori dal perimetro (la cinta sacra) per tutta l'epoca repubblicana sebbene fosse incluso, per ragioni strategiche, entro le mura di Roma già nel III secolo. I plebei in lotta con i patrizi vi effettuarono ripetutamente la secessione. Caio Gracco vi cercò invano rifugio contro le bande nobiliari.

Sotto l'impero vi sorsero magnifici templi e divenne un quartiere aristocratico. Devastato dai Goti di Alarico nel 410, è rimasto da allora poco abitato, come il Celio, fino ad epoca recente.

Il Colle si divide in due elevazioni: quella a nord, il vero Aventino dell'antichità, ove sono le chiese di Sant'Anselmo, Sant'Alessio, Santa Sabina, Santa Prisca, e l'altra a sud, detta il piccolo Aventino, con le chiese di San Saba e di Santa Balbina.

Il principale accesso è dal Viale dell'Aventino (antico clivus piscinae publicae), che traversa l'insellatura tra le due cime e congiunge il Testaccio con la Piazza di Porta Capena.

Sulle pendici del colle, nel Convento di Santa Sabina, scavi diretti dai Domenicani nel 1855 e nel 1936 hanno messo alla luce un tratto della cinta repubblicana, con edifici addossati alcuni all'interno, di epoca sillana, e altri all'esterno, di epoca augustea, ridotti posteriormente a terme.

Le grandiose muraglie laterizie sotto la villa dei Cavalieri di Malta e l'arco medioevale di San Lazzaro in Via della Marmorata, di fronte alla Piazza dell'Emporio appartengono agli Horrea, i magazzini del porto Fluviale. Il portone del Complesso dell'Ordine dei Cavalieri di Malta, racchiuso da un muraglione, ha una particolare serratura: avvicinando l'occhio si inquadra la cupola della Basilica di San Pietro.

Nel punto in cui il Viale dell'Aventino si allarga nella Piazza Albania, esisteva un'importante porta del recinto detto serviano, la Raudusculana. Le mura formavano qui una rientranza: i due tratti ancora riconoscibili appartengono, secondo l'ipotesi più accreditata, al periodo delle guerre annibaliche.

La Via di Porta Lavernale, che scende alla Via Marmorata, passa presso il magnifico bastione di Paolo III, nel punto in cui esisteva la Porta Lavernalis, di età repubblicana. Sotto il casale, già della vigna Maccarani-Torlonia sulla Piazza del Tempio di Diana (nel casale interessanti resti medioevali), si vedono le rovine delle Terme Deciane, erette dall'imperatore Decio nel 242. Sotto Sant'Anselmo, quelle della casa detta di Traiano. Anche sotto San Saba sono state riconosciute altre case romane.

La nostra passeggiata inizia proprio dalla due chiesa di San Saba e Santa Balbina, al piccolo Aventino.

 

 

S. Saba, S. Balbina, S. Prisca

S. Saba è una chiesa-monastero che sorge sul piccolo Aventino, e dà il nome al quartiere che vi è sorto attorno agli inizi del XX secolo, oltre che al rione stesso. E' la più importante presenza, forse, di monaci greci in Roma, che vi giunsero nel VII secolo, all’epoca delle invasioni arabe, come una filiazione occidentale del monastero fondato a Gerusalemme da S. Saba oltre cento anni prima. Tra l’VIII e il X secolo ebbe grande importanza per il prestigio dei suoi monaci che spesso svolsero funzioni di mediazione tra Roma e Bisanzio. Nell’XI secolo, dopo lo scisma d’Oriente, passò ai benedettini e a partire dal XVI cadde in una profonda decadenza, anche per il carattere malsano del luogo, fino a divenire, dopo i restauri d’inizio secolo, parrocchia del nuovo quartiere di San Saba.

S. Balbina, dall'aspetto assai spoglio, è una antichissima chiesa che sorge sopra un ramo laterale della Passeggiata Archeologica, in vista delle Terme di Caracalla. La prima citazione di una chiesa dedicata alla martire romana Balbina, risale al 595, ma probabilmente la chiesa esisteva già nel 499. Numerosi interventi di pontefici sono ricordati per tutto l'alto medioevo, ma nel XII secolo crollò l'abside con il mosaico primitivo. In quel tempo vi era insediata una comunità di monaci greci, in un monastero fortificato come quello dei SS. Quattro Coronati. Ulteriori restauri si ebbero alla fine del quattrocento e del cinquecento, necessari perché la chiesa versava spesso in condizioni di semi abbandono sorgendo in un area spopolata e malsana.  Nel corso del seicento la chiesa venne del tutto abbandonata perdendo larga parte dei suoi arredi medievali, per essere di nuovo restaurata nell'ottocento, insediando nell'ex convento un ospizio per anziani, tuttora esistente, fino ad arrivare ad un esteso restauro nel 1927/1930 ad opera di Antonio Munoz, che ridiede un aspetto medievale alla chiesa, a prezzo di ampi rifacimenti.

Scendendo verso viale Aventino e attraversatolo, si percorre via di S. Prisca e si raggiunge l'omonima chiesa.

Questa chiesa dell’Aventino si vuole sia sorta sulla casa di Aquila e Priscilla, che vi avrebbero ospitato S. Pietro. Una chiesa vi è documentata dal V secolo, ma nell’aspetto attuale è quasi dovuta ai restauri del sei-settecento.

Dalla navata destra si accede agli ambienti sotterranei di una casa romana, datati tra il I e il II secolo d.C., che dovevano essere sede dell’originario titulus Priscae. In questi ambienti si conserva anche un mitreo, tra i più importanti di Roma, meno noto ma forse più significativo di quello di S. Clemente, poiché conserva una serie di pitture ed arredi che illustrano molto bene i diversi aspetti del culto mitraico.

 

S. Saba

S. Balbina

S. Prisca


Il Roseto comunale

Lungo la via di Santa Sabina, poco dopo Piazza La Malfa si trova il Roseto Comunale: con i suoi 10.000 metri quadri, è uno tra i più bei roseti al mondo.

Il luogo stesso dove sorge ha una lunga storia: dal 1645 Cimitero della Comunità Ebraica di Roma, sino al 1934, quando, con il nuovo piano regolatore, si decise di trasformare questa area in verde pubblico, trasferendo il vecchio cimitero in un settore del Campo Verano.

Il Roseto vero e proprio fu istituito nel 1950. I viali del Roseto per ricordare il legame sempre vivo con la Comunità Ebraica di Roma, se visti dall’alto della scalinata centrale, hanno la forma di un “Menorah”, il candelabro a sette bracci simbolo dell’ebraismo. Il Roseto è diviso in due settori: in uno è ospitata una interessante collezione comprendente rose botaniche, antiche e moderne che ripercorre la storia e l'evoluzione della rosa dall'antichità sino ai giorni nostri.

 

 

Il Giardino degli Aranci

Continuando a percorrere via di Santa Sabina si raggiunge il Parco Savello, detto "Giardino degli Aranci". Nel Medio Evo qui sorgeva la fortezza della famiglia Savelli le cui mura cingono ancora il delizioso giardino. Da qui si gode una delle più belle viste di Roma.  Sullo sfondo si intravede la cupola di San Pietro e l'intera area nord del Tevere. I tetti di Trastevere colmano la distanza col Vaticano offrendo un quadro unico di Roma. Quasi impercettibile nella foto, sul basso scorre il fiume Tevere. Sul Lungotevere, si nota la Sinagoga, Tempio e luogo di culto degli Ebrei romani, eretta nei primi anni del Novecento.

Il Parco Savello si estende nell'area dell'antico fortilizio eretto dalla famiglia dei Savelli tra il 1285 e il 1287 su un preesistente castello fatto costruire dai Crescenzi nel X secolo. Realizzato nel 1932 dall’architetto De Vico è delimitato dalle mura merlate del castello dei savelli (XII sec) e in parte dalle absidi della basilica di Santa Sabina.

Nel muro di recinzione, sono visibili le tracce delle torri e del ponte levatoio dell’antico castello.

L'attuale giardino fu realizzato nel 1932 da Raffaele de Vico, dopo che già agli inizi degli anni Venti del '900, con la nuova definizione urbanistica dell'Aventino, era stato previsto di destinare a parco pubblico l'area che i padri Domenicani della vicina chiesa tenevano a orto, in modo da offrire libero accesso alla vista da quel versante del colle, unendola con quella allora occupata dal Lazzaretto Comunale, corrispondente a parte dell'attuale Giardino di S. Alessio, per creare un nuovo belvedere da affiancare a quelli del Pincio e del Gianicolo. Il giardino, piantato ad aranci, piante da cui il Giardino prende il nome sono state piantate in ricordo di San Domenico, che per primo portò a Roma nel 1220 l’arancio spagnolo. Si dice che quel primo albero sia ancora in vita e si trovi nel giardino della limitrofa chiesa di Santa Sabina e sia l’arancio presso cui predicava S. Domenico, fondatore dell'ordine, conservato nel vicino chiostro di S. Sabina e visibile tramite un foro aperto nel muro del portico della chiesa.

Sotto scorre il Tevere che qui costeggia il vasto complesso dell'ex Ospizio Apostolico di San Michele a Ripa Grande.

Un tempo qui era situato il porto maggiore della città, dove approdavano le imbarcazioni provenienti dal mare e che fu distrutto quando furono costruiti i muraglioni per arginare le inondazioni periodiche del fiume. Sulla destra è visibile l'isola Tiberina, chiamata dagli antichi romani la "Nave di Pietra" per la sua forma e da loro dedicata al dio della medicina Esculapio.

 

 

S. Sabina

Questa basilica dell’Aventino fu eretta intorno al 425, sotto il pontificato di Celestino I (422-432), a opera soprattutto di Pietro d’Illiria, completata poi sotto Sisto III (432-440). Durante il Medioevo ebbe numerosi restauri e abbellimenti, per venire poi inglobata nelle fortificazioni costruite dal partito imperiale sull’Aventino, passate poi ai Savelli, tracce delle quali sono ancora visibili nel complesso edilizio; fu in S. Sabina che papa Onorio III accolse nel 1222 la Regola presentatagli da S. Domenico, e da allora la chiesa è officiata dai Domenicani.

Consistenti modifiche si ebbero quando, nel 1586, Domenico Fontana avviò il restauro della chiesa su incarico di Sisto V, comportando la demolizione e dispersione di quasi tutti gli arredi e decorazioni medievali. Ulteriori modifiche si ebbero nel Sei e Settecento, fino a che, tra il 1914 e il 1936, Antonio Munoz effettuò il restauro, in due tempi, della chiesa.

L’interno della basilica si presenta di grande solennità, a tre navate suddivise da ventiquattro colonne corinzie sorreggenti archi, eseguite appositamente, e per certi versi rammenta le basiliche ravennati.

Entro una nicchia ricavata nel muro antistante alla basilica di S. Sabina è collocata la fontana del Mascherone che ha avuto, a dir poco, una storia travagliata, ricca di traslochi.

Il mascherone era precedentemente collocato in quella parte del Foro Romano detta Campo Vaccino, ad ornare un altro vascone di granito grigio che costituiva l'abbeveratoio per le mandrie di buoi che pascolavano liberamente nel Foro. Nella prima meta' dell'Ottocento la vasca grigia fu trasferita a Montecavallo (attuale piaza del Quirinale), ad ornare la fontana dei Dioscuri. Il mascherone venne invece sistemato, come fontana, nella zona dove poi sorse il porto Leonino, fin quando (nel 1897) fu smontato e trasferito nei depositi comunali fino al 1936 quando trovò la sua collocazione definitiva all’Aventino.

 

 

SS. Bonifacio ed Alessio

Questa chiesa fu costruita nel V secolo, probabilmente sulla casa del senatore Eufemiano, padre di Sant’Alessio. Inizialmente dedicata a S. Bonifacio, vi fu aggiunto, nel X sec. il nome di S. Alessio. Sotto l’altare è conservata l’urna con le ossa dei due Santi.

L’edificio originariamente risalente al V sec. ha subito numerosi rimaneggiamenti. La chiesa si è trasformata a partire dal 977 in una importante abbazia per le missioni nei paesi slavi. Onorio III la ricostruì nel 1217, mentre sostanziali modifiche furono apportate ad opera di Tommaso de Marchis intorno al 1750, che trasformò la chiesa in uno stile classicista settecentesco.  La chiesa è preceduta da un quadriportico, la facciata è ad arcata con un piano a finestre sovrastante; sulla destra si può vedere il bel campanile romanico, testimonianza della ricostruzione onoriana del 1217.  Anche il portale cosmatesco è riferibile al XIII secolo, mentre l'interno a tre navate si presenta in sobrie forme settecentesche. Nel transetto destro si conserva una venerata Madonna bizantina del duecento, ritenuta essere quella portata dall'oriente da S. Alessio.

In una cappella barocca è conservata la scala sotto la quale morì Sant’Alessio, e tra le reliquie vi è una madonna bizantina portata a Roma da Damasco alla fine del X sec., secondo la leggenda da Sant’Alessio stesso.

 

 

Piazza Cavalieri di Malta

Proseguendo verso sinistra si arriva a Piazza dei Cavalieri di Malta, circondata da alti cipressi e decorata con obelischi e trofei militari. Questo gioiello fu progettato da Piranesi nel 1765. Qui si trova anche il palazzo del Priorato dei Cavalieri di Malta, nel 1765 deve il nome all’Ordine dei cavalieri di Malta, nel portone del cui priorato (al civico n°3) c’è il famoso buco della serratura da cui si vede San Pietro.

Sulla piazza si affacciano due chiese: la chiesa Internazionale Benedettina di Sant'Anselmo e Santa Maria del Priorato.

S. Anselmo si trova di fronte al Priorato (ingresso da via di Porta Lavernale) ed è inserita nel grande Seminario Internazionale Benedettino, eretto nel 1892-96. San Anselmo è stata progettata su piani di Hildebrand de Hemptinne nel 1900, in stile romanico-lombardo.

Accanto al Palazzo del Priorato si trova la piccola Chiesa di Santa Maria del Priorato, che Piranesi trasformò da chiesa medioevale in un tempio neoclassico, ornato di stucchi. All'interno, il trono del Gran Maestro, circondato dagli stalli dei cavalieri, ornati dei loro stemmi e dei loro emblemi, e il sepolcro dello stesso Piranesi.

 

S. Anselmo

S. Maria del Priorato

Scendendo verso via di Porta Lavernale si incontra a Via Marmorata e si giunge a Testaccio.

Obiettivo...... specialità culinarie romane.... ma è cultura anche questa.