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introduzione
Si tratta di un
itinerario nella Roma rinascimentale, che partendo da una delle più
belle strade di Roma arriva fino ad una delle piazze storiche ed ancora
oggi uno dei luoghi
più caratteristici di Roma: Campo de' Fiori. Tutta la zona era
caratterizzata dalla presenza di botteghe artigianali e da illustre
residenze in un continuo intrecciarsi di vie, stradine e vicoli in uno
spazio così ristretto e breve da percorrere con calma, fermandosi a
curiosare dentro i numerosi cortili nascosti nei palazzi che si
incontrano durante la passeggiata.
Oltre che guardare
dentro i portoni ed i cortili, sarà una scoperta incredibile guardare
anche in alto, con balconi e tetti dai colori tutti da scoprire.
Lungo via Giulia
Concepita da Bramante per papa Giulio II all'inizio del secolo XVI,
via Giulia è stata la prima strada rinascimentale ad attraversare in
linea retta (circa 1 chilometro) un fitto intrico di vicoli medievali:
bei palazzi si innalzarono ai lati della via, che fu per un certo
tempo la principale della città, mentre oggi è occupata soprattutto da
antiquari e restauratori di mobili.
Da lungotevere dei Tebaldi si incontra un arco, il cosi detto Arco
Farnese che faceva parte del progetto non realizzato di Michelangelo
che avrebbe dovuto proseguire con un ponte sopra il fiume fino alla
Farnesina. Sulla sinistra si incontra la fontana del Mascherone in cui
una maschera ed una vasca di granito si combinano a formare una
fontana barocca.
Dopo
l'arco a sinistra c'è la facciata barocca di S. Maria
dell'Orazione a Morte, eretta nel 1575 e riedificata nel 1732-37;
sullo stesso lato segue il Palazzo Falconieri, sede dell'Accademia
d'Ungheria con facciata del Borromini.
A
destra, S. Caterina da Siena, chiesa edificata nel 1526 e rifatta nel
1760; segue la chiesa dello Spirito Santo dei Napoletani, costruita
nel 1572 e poi più volte rimaneggiata nei secoli successivi.
S. Maria del'Orazione e
morte, Palazzo Falconieri, S. Caterina da Siena
S. Maria dell'Orazione e morte
appartiene alla omonima confraternita il cui scopo era quello di dare
sepoltura e pregare per tutti i morti insepolti e abbandonati nella
campagna romana. Costruita nel 1575 fu poi riedificata in pianta
ellittica nel 1733 per opera dell'architetto Ferdinano Fuga sepolto
nella stessa chiesa. La facciata è a due ordini di colonne, mentre ai
lati vi sono due corpi minori con finestre ovali sopra gli accessi. Il
movimento interno, ricco di decorazioni e con due cappelle per lato è
sovrastato da un'ampia cupola ellittica. Alle pareti, tra le cappelle,
affreschi di Giovanni Lanfranco. Nel sotterraneo è possibile visitare
quanto resta del vecchio cimitero delle confraternita il 1578 e il
1582.
Il palazzo
Falconieri, sorge sull'antico palazzo Odescalchi, ivi innalzato nel
XVI secolo e conservato integro fino al 1638, quando
Orazio Falconieri acquistò il palazzo dalla famiglia Farnese, e affidò
al Borromini la ricostruzione e l'ampliamento del palazzo.
Borromini lavorò alla ricostruzione dell'edificio con una nuova ala
verso il Tevere, iniziata nel 1646. A conclusione dei lavori,
protrattisi fino al 1649, l'edificio risultava ampliato e modificato
in più zone. L’architetto aumentò la facciata su via Giulia nella
quale spicca l’imponente altana con erme di Giano bifronte simboli del
moto annuale del Sole e della Luna. Dal 1928 è proprietà
dell'Accademia d'Ungheria.
Già nel XIV secolo
vi era una presenza di senesi talmente grande a Roma che tutta l'area
compresa tra via del Monserrato ed il Tevere era denominata Castrum
Senese. Nel 1526 la Confraternita dei Senesi nata da qualche anno
costruì qui la propria chiesa intitolandola alla famosa santa toscana.
Numerosi gli interventi di restauro che interessarono l'edificio. Il
più importante fu effettuato verso la fine del XVIII secolo ad opera
dell'architetto Paolo Posi. L'interno si presenta a navata unica su
cui si aprono due cappelle per lato. Nella chiesa sono esposte tutto
l'anno le bandiere delle contrade senesi che il 2 Luglio e il 16
Agosto danno vita al famosissimo palio.
Scorci
Costruito tra la
metà del XII secolo e l'ultimo quarto del XIII secolo sulle rovine
dell'antico Tabularium, fu sede dal 1144 del Comune di Roma e del suo
più alto rappresentante: il Senatore, responsabile
dell'amministrazione della giustizia e degli interessi cittadini.
La facciata
principale del palazzo duecentesco si apriva verso la futura piazza
del Campidoglio con una serie di loggiati con archi a tutto sesto
disposti su tre livelli. Nel corso del Trecento il
palazzo comincia a chiudersi come una fortezza; molte arcate dei
loggiati furono tamponate e torri-contrafforte costruite da Bonifacio
IX, poi da Martino V (1427 circa) e Niccolò V (1451), rinforzarono i
fianchi del possente edificio dominato da una torre merlata
quattrocentesca..
Michelangelo, tra
il 1542 e il 1554, progettò la monumentale scalinata a doppia rampa
che svolge la triplice funzione di accesso alla nuova progettata aula
del Senatore, raccordo plastico tra la piazza e il palazzo ed elegante
ambientazione architettonica per le due colossali statue antiche del
Nilo e del Tevere. Alcuni suoi progetti per la facciata furono più
tardi ripresi dall'architetto Giacomo della Porta, che la realizzò e
completò solo nell'ultimo decennio del Cinquecento. L'antica torre
quattrocentesca fu sostituita dalla grandiosa torre campanaria
realizzata dall'architetto Martino Longhi il Vecchio tra il 1578 e il
1582.
lungo Via
Monserrato
Dopo aver
superato la breve via che porta a S. Eligio degli Orefici e si
arriva a vicolo della Moretta, che dal 1940 a seguito di demolizioni
si è trasformato in uno slargo dove spicca l'ex Chiesa di S. Filippo
Neri. Qui si imbocca
via di Monserrato: appare subito evidente il tono aristocratico
della struttura urbanistica della strada
grazie alla serie di chiese e di palazzi che vi si allineano.
Per apprezzare adeguatamente il carattere di una strada di una
eccezionale nobiltà e unitarietà di carattere come questa, è
necessario "osare" la visita ai cortili, magari sbirciando
attraverso i portoni d'ingresso. Non mancano vere e
proprie scoperte: la frescura di un ninfeo, l'ombra di un portico,
i colori delle piante rampicanti, le decorazioni di antichi marmi
offrono sempre un senso di grandezza ma allo stesso tempo di
tranquillità che è una caratteristica peculiare di questa zona della
vecchia Roma.
Piazza Farnese
Alla fine di via
Monserrato c'è piazza Farnese: la piazza prende
il nome dall'imponente palazzo Farnese, costruito per il cardinale
Alessandro Farnese dai più grandi artisti dell'epoca, quali Antonio
da Sangallo, Michelangelo Buonarroti, il Vignola e Giacomo Della
Porta. La piazza si chiamò anche "del Duca" poiché Pier Luigi
Farnese era Duca di Parma, e "piazza di Napoli" dai successivi
proprietari del palazzo, i Borbone di Napoli, per poi tornare, in
seguito, all'attuale denominazione. La piazza risalta per
aristocratica distinzione nei confronti del vicino, popolaresco
Campo de' Fiori: è caratterizzata dalle due fontane, attribuite a
Girolamo Rainaldi. Fino a tutto l'ottocento piazza Farnese era
centro d'incontro e di contrattazione per la gente dell'agro oltre
che punto di ingaggio della manovalanza. Fu a lungo usata quale spazio adibito
all'organizzazione di tornei, corride e feste popolari: fu qui che,
per la prima volta nella Roma moderna, si diede seguito al festoso e
rinfrescante allagamento estivo, divenuto successivamente una
peculiare attrattiva di piazza Navona.
Palazzo Farnese
E' considerato uno
dei monumenti più significativi del Rinascimento italiano ed uno dei
più bei Palazzi Romani. Il progetto originario è di Antonio da
Sangallo il Giovane, i lavori furono proseguiti da Michelangelo, e
Giacomo della Porta e videro la conclusione solo nel 1589.
Detto anche il
"dado" per la sua compattezza, trova il suo carattere distintivo nel
maestoso equilibrio della sua mole: il cornicione viene considerato il
più bello del genere, insieme con quello di Palazzo Strozzi a Firenze.
Oggi il palazzo è in uso all'Ambasciata di Francia.
Campo de' Fiori
Collegata a Piazza
Farnese da vicolo de' Baullari, Campo de' Fiori è
una piazza che conserva tutto il suo fascino medievale. Deve il suo
nome alle margherite, ai papaveri, ai fiori di prato, insomma, che un
tempo ornavano la piazza, chiusa da un lato da una fila di palazzetti
appartenenti alla famiglia Orsini e dall'altro digradante verso il
fiume. Verso il 1440, papa Eugenio IV la fece lastricare, così ben
presto essa divenne uno dei centri più importanti della città. Era
teatro di corse di cavalli, sede di alberghi e locande, vi si
esponevano le bolle papali e gli avvisi del governatore ma fu
soprattutto famosa per le esecuzioni capitali che all'epoca avvenivano
in questa piazza, come quella del 17 febbraio 1600, quando il filosofo
Giordano Bruno, considerato eretico, fu posto al rogo.
Il monumento a
Giordano Bruno, eseguito da Ettore Ferrari nel 1889, si erge al centro
della piazza.
Del 1898 è la
fontana, che adorna la piazza, riproduzione di quella del 1590, ora in
Piazza della Chiesa Nuova.
Dal 1869 ospita uno
dei più caratteristici e famosi mercati di Roma, che ancora oggi conserva alla piazza
il tipico carattere popolare romanesco.
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