|
Introduzione
Agli inizi del XVI
secolo Roma aveva dei problemi piuttosto seri dovuti all’enorme crescita
della popolazione ed anche alle
L’alto Rinascimento
fu l’era, all’inizio del sedicesimo secolo, in cui gli architetti italiani, a partire da Donato Bramante, iniziarono ad analizzare e
re-interpretare l’architettura dell’ antica Roma con precisione e cura dei
dettagli.
Essi
non tentarono di copiare i vecchi edifici del passato ma di imparare da
loro; il loro periodo fu un epoca di grandi innovazioni, invenzioni e di
scoperte. Gli architetti stessi furono uomini da leggenda del Rinascimento,
allo stesso tempo scultori, pittori, poeti, ingegneri, militari, soldati e
scrittori. Questo fu un periodo in cui iniziare un nuovo tipo di
architettura audace e di guardare al futuro.
Il Tempietto del
Bramante fu “incastrato” nel cortile del monastero di San Pietro in Montorio:
si tratta di un minuscolo edificio, costruito perfettamente, basato sul progetto
del Tempio di Vesta in Tivoli, (vedi immagine e descrizione più avanti).
L’ influenza del Tempietto è stata
incalcolabile: dalla sua idea è venuta l’ispirazione non soltanto per la
cupola di Michelangelo per la Basilica di San Pietro in Vaticano, ma anche
per la cupola di San Paolo in Wren, la cupola del Campidoglio in Washington
D.C., il mausoleo di Hawksmoor nel Castello Howard in Yorkshire, in
Inghilterra, il Pantheon a Parigi, la Cattadrale della Vergine del Kazan a
San Pietroburgo, per nominare soltanto le più famose opere
costruite durante i trecentocinquanta anni che seguirono.
Il
Tempietto divenne anche un esempio per altri architetti, quali il Palladio,
che catalogò l'edificio del Bramante con quelli dell’ antichità.
 |
|
Vista frontale
del Tempietto |
|
 |
 |
|
Donato Bramante
Donato di Pascuccio d’Antonio, nato nel 1444
a Monte Asdrualdo , oggi
Fermignano vicino
ad Urbino, e morto a Roma nel 1514 |
Il Tempietto di Bramante
in un disegno del Palladio |
|
 |
 |
|
Il Campidoglio
Washington, D.C. |
Università di Virginia
Charlottesville-Virginia-USA 1804-1817 |
|
 |
|
Vista frontale del Barriere
de Monceau di Claude Nicolas Ledoux - Parigi
Questa costruzione neoclassica, con
colonne greco-doriche, quasi una copia perfetta del Tempietto del
Bramante, fece parte delle porte d'ingresso a Parigi nel 1783 e si
trova ancora ai limiti del jardin anglais. |
|
 |
 |
|
Casa di Thomas Jefferson -
Monticello-Charlottesville-Virginia-USA 1770-1784/1796-1806 . Costruzione di stile neo-palladiano,
importato in America e conosciuto come stile Georgiano. |
Facciata della Cattedrale di St.
Paul - Londra - 1675-1709 |
|
 |
|
Pantheon - Sainte Genevieve -
Parigi -Francia
progettata Jaques Germain Soufflot,
ripresa dal Pantheon e dal Tempietto |
|
 |
|
Cattedrale della Vergine del Kazan -
San Pietroburgo -Russia
progetto di A. N. Voronokhin,
1801-1811 costruita in stile classico e su ispirazione del Tempietto,
della Basilica di San Pietro in Roma e della villa Badoer del
Palladio |
Il Tempietto
L’area
su cui si trova ora la chiesa di Sant’Andrea della Valle era definita dalla
piazza cosiddetta “di Siena” perché il palazzo fatto
Il
passaggio dal Primo Rinascimento all’Alto Rinascimento è chiaramente
dimostrato nel Tempietto del Bramante del 1502. Questa cappella fu
progettata con un cerchio di colonne tutt’intorno; il Tempietto faceva parte
di un cortile interno della chiesa di San Pietro in Montorio, come mostrato
nella pianta seguente. Purtroppo le colonne che circondavano il Tempietto
non furono mai costruite e, di conseguenza, esso appare molto più isolato di
quanto sarebbe stato se il progetto fosse stato completato come disegnato.
In quel progetto il Bramante intendeva posizionare il Tempietto in uno
spazio esterno già esistente e già pronto per ricevere tale edificio, un
concetto piuttosto radicale e audace quanto il Tempietto stesso. Infatti, il
suo nomignolo sembra ben meritato e molto appropriato: nei tre gradini a
piattaforma e nel severo ordine dorico della colonne il Tempietto è
collegato e porta alla mente più di qualunque altro edificio del
quindicesimo secolo, l’architettura classica. Ugualmente brillante e
stupefacente è il principio del concetto del “muro a scultura” sia nel
Tempietto che nel terrazzo interno della chiesa. Infatti non furono mai
viste nicchie così profonde, scavate da masse enormi di materiali, fino dai
tempi del Brunelleschi in Santa Maria degli Angeli. Queste cavità furono
controbilanciate dalla forma convessa della cupola e dalle cornici
proiettanti al di là della cupola stessa.
Come risultato finale, il Tempietto ebbe
molto più peso e influenza di quanto sia racchiuso nelle sue modeste
dimensioni.
 |
 |
|
Particolare della facciata |
Pianta del
Tempietto |
Lo
scopo del progetto del Tempietto fu soltanto quello di indicare il luogo in
cui San Pietro fu crocifisso (una teoria che non è stata mai provata essere
vera).
Piuttosto che copiare e ripetere i motivi dell’antichità classica, il
Bramante usò la sua cognizione di prospettiva e volume per creare questo
elegante ed armonioso edificio. Egli ridisegnò anche il cortile circostante,
ma il suo progetto non fu mai portato a termine.
Il
Tempietto è una costruzione circolare a gradinate che conducono a delle
colonne doriche e da lì ad una balaustrata, ad un delizioso tamburo e ad una
cupola elegantissima. Qui, infine, si trova un edificio che parla di ragione
e di civiltà, piuttosto che di paura e dominazione religiosa. Naturalmente
le intolleranze religiose continuarono ma l’architettura fece del suo meglio
per guardare o dirigere verso un mondo più civile di quello ordinato dalla
Chiesa all’inizio del sedicesimo secolo.
Questo
gioiello in miniatura si trova in San Pietro in Montorio (così detto da Mons
Aureus per la marna dorata caratteristica del suo terreno), la chiesa
dedicata al martirio dell’Apostolo.
Oltrepassando
la porta del convento appare la costruzione, solitaria e monumentale
nonostante le sue piccole dimensioni: suscita nel visitatore un che di
misterioso per quel suo aspetto di antico guerriero racchiuso tutto in se
stesso, imprigionato nella sua splendida armatura. Forse si trova lì a
guardia di un segreto, viene da pensare. Definito “la prosa dei princìpi
architettonici di Vitruvio”, dato che Bramante aveva studiato sia le opere
del grande architetto romano del primo secolo a.C. che le possenti e regali
rovine dell’antica Roma, in realtà esso non ha nulla di teorico né tanto
meno di canonico, esprime solamente la felice vena creativa di un
pittore-architetto cinquecentesco che seppe dare ai suoi edifici rapporti
coloristici di chiaroscuro liricamente accordati e mai visti prima. Ora il
piccolo guerriero di pietra appare stretto, quasi prigioniero dell’angusto
spazio del cortile e ciò che di lui subito cattura l’attenzione sono le
colonne, le sue forti gambe piantate a corona del minuscolo portico che si
dispongono in luce rispetto alla penombra avvolgente il corpo cilindrico del
guerriero-tempio, risaltando sul vano d’ombra della porta d’entrata e delle
finestre.
L’intera robusta costruzione è sottolineata e nello stesso tempo
alleggerita dallo sporgere delle cornici e soprattutto dalla balaustra
disposta con rigore simmetrico e dal chiaro effetto luminoso, pronta a
ripetere il ritmo delle sottostanti sedici colonne doriche che sostengono la
trabeazione.
Il
tamburo che ne emerge, scandito da nicchie rettangolari alternate ad altre
in forma di conchiglia, sorregge la calotta della cupola percorsa da
nervature appena accennate, come un elmo leggero posato sul capo di un
immaginario guerriero.
Il
lanternino che ne orna l’apice sembra dare l’illusione, per la sua
grandezza, che il tempio sia più basso di quel che in realtà è, confermando
l’intenzione dell’autore di rendere solido e possentemente stabile il
Tempietto.
Nonostante ciò, l’insieme trasmette tutto il pacato equilibrio di forme
classiche raccolte e racchiuse, appena agitato e pronto a risolversi in una
più mossa e ardita soluzione, presagio delle ideazioni del futuro barocco.
La
“pittorica corposità spaziale” del Bramante rappresentò l’anello di
congiunzione alla geniale bizzarrìa del Borromini.
Bramante, nel pieno della sua maturità artistica, fu infatti un innovatore
e sperimentatore del suo tempo.
Cresciuto nell’atmosfera magica d’Urbino dove la corte dei Montefeltro,
mecenati dei più grandi artisti dell’epoca come Paolo Uccello e Piero della
Francesca, era tutto un fervore d’opere a cui senz’altro il giovane Bramante
aveva assistito, diede presto avvio e alimentò la sua propensione per gli
studi di pittura e architettura. Poi a Milano l’amicizia con Leonardo, che
lo chiamava affettuosamente Donino, gli diede la passione per la ricerca e
l’arditezza a inconsuete soluzioni; questa fu alimentata successivamente a
Roma, dove egli giunse nel 1499 dallo studio e l’ammirazione per l’antica
arte architettonica romana.
Vasari
raccontò come il Bramante vagasse per Roma libero di pensieri pratici,
solitario, cogitativo, trovando le rovine spoglie, maestose e severe. Esse
furono la sua fonte e la scintilla che animò la sua creazione d’architetto e
qualche volta anche di poeta.
Donato
Bramante fu uno dei principali architetti dell’Alto Rinascimento in Italia:
fu sicuramente incluso nella stessa categoria di Michelangelo e Raffaello.
Educato come pittore, iniziò la sua carriera di architetto a Milano dove si
stabilì nel 1482 o secondo altre fonti, nel 1474. Nel suo disegno per la
chiesa di Santa Maria, presso Santo Satiro, nel 1488, usò una falsa
prospettiva nella pittura dell’abside per creare una percezione di
profondità, cosa usata per la prima volta in architettura.
Il
Bramante lasciò Milano nel 1499 e si trasferì a Roma, dove egli rimase fino
alla sua morte, essendo sempre impiegato dal Papa Giulio II. Qui, sotto
l’influenza dell’antichità classica, il suo stile divenne più monumentale e
meno ornamentale. I suoi due più grandi progetti, che però non riuscì a
completare a causa della sua morte, furono i piani per la Basilica di San
Pietro in Vaticano e il Palazzo Vaticano. Il Bramante riuscì a fondere
insieme l’idea dell’antichità classica con quelli di ispirazione cristiana:
la sua espressiva grandezza scultorica piantò le basi per la più elaborata
architettura barocca del secolo seguente.
L’influenza del Bramante fu espressa nelle sue idee classiche e nell’unità
principale del Rinascimento che egli trasferì ai suoi collaboratori e ai
suoi moltissimi studenti in Roma.
Alcuni
dei suoi più famosi lavori oltre il tempietto in San Pietro in Montorio
furono Santa Maria della Consolazione, Santa Maria delle Grazie, il Cortile
del Belvedere e, naturalmente, il progetto della Croce Greca per la Basilica
di San Pietro, che non fu portato a termine per la sua morte nel 1544: il
progetto fu realizzato successivamente da diversi altri architetti e in
seguito fu trasformato in Croce Latina per poter includere tutti i vari
servizi religiosi. (Per avere maggiori informazioni sulla modifica della sua
pianta per la Basilica di San Pietro, vedi la mia precedente “Storia
Architettonica, Urbanistica e Religiosa di San Pietro in Vaticano)
Il Tempio di Vesta a
Tivoli
Il
tempio di Vesta è il monumento più noto della antica Tibur; fu quello che a
partire dal 1700 fu più ritratto da artisti italiani e stranieri. Il tempio
sembra essere stato dedicato a Tiburno, l’eroe che avrebbe dato il nome alla
città e il cui bosco sacro (lucus) era localizzato, come ricorda Papinio
Stazio, in prossimità delle cascate; per altri invece, il tempio sarebbe
stato innalzato ad Ercole, il dio protettore dell'antica Tibur; altri ancora
sostengono che sia stato dedicato a Vesta; infine alcuni sono propensi a
credere che sia stato edificato per la decima Sibilla, la nota Albunea.
Il
tempio rotondo dell' Acropoli, detto di Vesta, per l'eleganza delle sue
linee e per il pittoresco scenario, sopra l'isolato sperone roccioso
dell'Acropoli, è diventato il simbolo della città. Il culto di Vesta, dea
del focolare, era affidato alle Vestali, sacerdotesse che dovevano tenere
sempre acceso il fuoco sacro al centro del tempio e che ebbero, proprio
nella città, una rappresentante di tutto rispetto: Cossinia, sepolta poco
più oltre l' Acropoli, sulle sponde dell'Aniene.
La
costruzione presenta queste caratteristiche: periptero corinzio del diametro
di m. 14,25, su un podio in calcestruzzo alto m.2,39 e rivestito da un’opera
quadrata di travertino. Su di esso si eleva la cella rotonda che presenta
una sola porta rastremata in alto e due finestre (resta solo quella di
destra) intorno alla quale gira un ambulacro largo m. 2,78 abbellito da 18
colonne (ne restano soltanto 10 al giorno d’oggi) di ordine corinzio, le
quali poggiano su una base attica e presentano 18 scanalature la cui
profondità sfuma man mano che la colonna si avvicina al capitello di stile
corinzio-italico. Esse, infine, sono sovrastate da una trabeazione di
travertino ornata da bucrani e festoni alternati. Nel muro di fondo, è
ricavata una teca, anticamente chiusa da due sportelli di legno.
Si è
supposto che qui fosse conservato l'unico dei libri Sibillini rimasto,
prezioso testo sacro custodito nell'edificio insieme a un simulacro della
divinità. La leggenda dice che una statua della Sibilla recante in mano il
prezioso volume fu recuperata dalle acque dell’Aniene.
 |
 |
 |
|
Tempio di Vesta a
Tivoli |
Tempio di Vesta a
Tivoli (particolare) |
Tempio di Vesta a
Tivoli (vista dal basso) |
S. Pietro in Montorio
La
chiesa, che sorge sul Gianicolo, il "Monte Aureo" dei Romani (così chiamato
poiché si immaginavano favolosi giacimenti di sabbie aurifere), è un vero e
proprio museo per i tesori d'arte che racchiude.
La
tradizione vuole che lì venisse crocifisso San Pietro. Questa leggenda fu
l'ispiratrice di quella gemma architettonica del Bramante, ovvero il
Tempietto circolare edificato nel chiostro, nel punto dove si pone il sito
della crocifissione di Pietro. Essa forse fu edificata proprio in quel
luogo per contrapporre a Giano, il dio delle porte, a cui il colle era
dedicato, Pietro, colui che ebbe in consegna le "chiavi" della Chiesa
universale.
A
questa bellissima chiesa del 400 era annesso un monastero abitato nel secolo
XIV dai monaci celestini. Esso appartenne alle venti principali Abbazie di
Roma. Dopo un secolare abbandono fu donato ai Frati Minori. Il re Ferdinando
IV e sua moglie Elisabetta di Spagna, subito dopo la cacciata degli arabi,
fecero riedificare la chiesa su disegni di Baccio Pontelli.
L'area
per la riedificazione della chiesa ed annesso convento, fu concessa con
bolla del 18 giugno 1472 ai padri Amedeisti. Davanti alla chiesa sorse una
piazza e dalla parte collinare il Papa Sisto V fece costruire grosse mura di
sostegno per evitare che la chiesa franasse.
La
facciata, semplice ed austera, si presenta su due ordini con un rosone
gotico centrale ed una scalinata del 1605 a doppia rampa che immette nella
chiesa. Lateralmente si vedono i volumi delle cappelle interne.
 |
|
San Pietro in
Montorio dal piazzale |
L'interno, a navata unica, ha cinque cappelle laterali sia a destra che a
sinistra. Le ultime due si aprono a formare un accenno di transetto.
L'abside, molto profonda, ha una forma poligonale.
Cappelle di destra: La prima cappella racchiude opere di Sebastiano del
Piombo, eseguite intorno al 1518; in esse è raffigurata una superba
"Flagellazione" di Sebastiano del Piombo, dipinto ad olio su muro, su
disegno di Michelangelo. Nel catino dell' abside è rappresentata "La
Trasfigurazione" e sull'arco i profeti Geremia ed Isaia.
Seconda cappella: sopra l'altare si trova un affresco del Pomarancio (1654)
della "Madonna della Lettera". Trasferito nella chiesa da un'edicola di
strada in seguito ad una serie di eventi miracolosi; nel catino si trova un
affresco della "Incoronazione di Maria" di chiara ispirazione
pinturicchiesca. Sugli archi di questa cappella e quelli delle successive vi
sono affreschi rappresentanti Virtù e Sibille, attribuiti a Baldassarre
Peruzzi.
Quarta
cappella: Il soffitto è affrescato dal Vasari che inserisce a sinistra un
suo autoritratto in abito nero. In questa cappella sono conservate le
spoglie mortali di Beatrice Cenci, la giovinetta decapitata per avere ucciso
il padre che abusò di lei: la tomba che la racchiude è priva di iscrizione.
L'architettura della quinta cappella è opera del Vasari (1552) del quale è
opera anche la "Conversione di San Paolo". Sull'altare le pitture e gli
stucchi sono attribuiti a Giulio Mazzoni; di Bartolomeo Ammannati sono i
monumenti funebri del cardinal Del Monte e di Roberto Nobili. Fino al 1797
un capolavoro di Raffaello la "Trasfigurazione" era sopra l'altare Maggiore,
ma ora si trova nei musei vaticani. Adesso sull'altare c'è "la Crocifissione
di San Pietro" copia ottocentesca del pittore Camuccini. L' originale di
Guido Reni si trova in Vaticano.
A
Daniele da Volterra, autore della quinta cappella sinistra, è attribuito il
dipinto sull'altare “II battesimo di Gesù”. A Giulio Mazzoni sono attribuiti
gli stucchi e dipinti della volta.
Un
allievo di Antoniazzo Romano ha affrescato la terza cappella. Alla stessa
mano si deve "Sant'Anna" e "La Vergine e il Bambino" che sovrastano
l'altare. La bella creazione barocca della seconda cappella che tiene conto
della ricaduta della luce è stata realizzata nel 1640 dal Bernini per i
Raymondi.
Il
Tempietto di Bramante si erge al centro del chiostro; è a pianta centrale,
con 16 colonne che sorreggono una loggia e la sovrastante cupola.
All'interno si trova un cinquecentesco San Pietro di scuola lombarda e
statue della bottega del Bernini. Nella Cappella sotterranea, riccamente
decorata, vi è al centro il foro in cui sarebbe stata piantata la croce del
martirio dell’apostolo.
Il
Tempietto fu eretto nel cortile quadrangolare della chiesa omonima; nel
progetto originale tale cortile doveva essere circolare.
Il
tempietto volle riallacciarsi al modello romano di tempietto rotondo:
infatti consiste in due cilindri concentrici, il colonnato e la cella. Il
colonnato basso e largo, composto da sedici colonne di ordine tuscanico che
sorreggono una trabeazione classica decorata da metope e triglifi fu chiuso
da una balaustra. Sulle metope furono rappresentati oggetti liturgici. La
cella alta fu organizzata in due ordini, della stessa proporzione sia in
altezza sia in larghezza, e fu costituita da un corpo cilindrico a tamburo
con nicchie e finestre divise da pilastri, sormontato da un'ampia cupola
emisferica sia internamente che esternamente.
Il
Tempietto ha un assoluto equilibrio volumetrico che vuole rappresentare la
Chiesa ideale, lungamente teorizzata. Edifici a pianta centrale, come
questo, appaiono anche su affreschi e dipinti quali “Sposalizio della
Vergine" di Raffaello, "La città ideale" di autore ignoto.
|
 |
|
Chiostro di San
Pietro in Montorio e Tempietto di Bramante |
|