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Fontane




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1 - Vista frontale di
Santa Maria della Pace |
Introduzione
Prima di descrivere
la piazza e la chiesa barocca di Santa Maria della Pace, vorrei fare
una breve panoramica di ciò che fu il periodo Barocco in Italia.
Il Barocco sorse a
Roma nel secolo XVII e fu caratterizzato da una diversità sconosciuta fino
ad allora: infatti nell’architettura barocca, i singoli elementi furono
alternativamente determinati dal “sistema” di cui essi facevano parte
integrale. Gli edifici, ed in particolare le chiese di quel periodo, non
possono essere interpretati, compresi o spiegati correttamente,
analizzandoli isolatamente da ciò che fu il contenuto urbanistico e la
pianificazione della città di Roma.
Il nuovo mondo del
XVII secolo offrì all’artista e all’individuo una scelta fra diverse
alternative, fossero esse religiose, filosofiche, economiche, politiche,
architettoniche o urbanistiche. Tutte le alternative furono accomunate dalla
volontà di arrivare ad un sistema sicuro e completo, basato su assiomi o
dogma precedentemente esposti, analizzati ed interpretati. Sia l’artista che
l’individuo volevano una assoluta sicurezza e poterono trovarla nella
tradizione della rinnovata chiesa romana. Nonostante il suo pluralismo noi
possiamo oggi considerare il XVII secolo - l’epoca barocca - come un’epoca
di unificazione. I centri religiosi, scientifici, economici e politici
furono centri di forze irradianti e avevano un carattere aperto e dinamico.
La geometria, di conseguenza, fu lo strumento per capire il mondo intero
fino ad allora conosciuto. Mentre l’universo geometricamente ordinato del
Rinascimento era piuttosto chiuso e statico, il Barocco, al contrario, lo
rese aperto e dinamico. Solo così si riesce a capire i due aspetti
dell’epoca, solo apparentemente contraddittori: “sistematica” e “dinamismo”
formarono una significante totalità. Se al giorno d’oggi vogliamo
comprendere le intenzioni degli architetti del Barocco, dobbiamo separarli
da quelli dei secoli precedenti o seguenti. Virtualmente nessuna altra epoca
ebbe lo scopo di creare le sue forme di vita visibili o così manifeste.
“Persuasione” fu il significato basilare usato da tutti i sistemi per creare
le loro alternative operanti e funzionali. Fu in quel periodo particolare
che la chiesa Romana diede importanza particolare alle immagini visive come
un metodo di persuasione; e “partecipazione” fu il suo scopo principale. Il
mondo barocco, infatti, può essere caratterizzato come un teatro nel
quale ad ognuno fu assegnato un ruolo particolare. Tale partecipazione,
comunque, presupponeva “immaginazione”, una facoltà che fu insegnata per
mezzo delle Arti. L’arte, perciò, fu il punto essenziale e il più importante
nell’epoca barocca. Le sue immagini ed i suoi edifici, in particolare le
chiese, furono il sistema di comunicare più direttamente che dimostrazioni
logiche, e perciò, concentrate su vivide immagini di situazioni, reali o
surreali, piuttosto che su storia e forme assolute. L’arte, di conseguenza,
divenne ufficiale e fu istituzionalizzata nelle “Accademie”. Allo stesso
tempo, comunque, il carattere dell’arte barocca apportò una
“fenomenizzazione”di esperienze, che rese l’artista e l’individuo, più
cosciente della sua esistenza.
Nel descrivere
l’attitudine basilare e la forma di vita del barocco, ho usati termini quali
“SISTEMA”, “CENTRALIZZAZIONE”, “ESTENSIONE”, e “MOVIMENTO”. Tutti questi
termini possono essere usati, infatti, per descrivere l’architettura barocca. Gli elementi del sistema barocco, comunque, azionano reciprocamente
fra di loro e sono subordinati ad un “focus” dominante, così come accadde
per la chiesa di Santa Maria della Pace in Roma.
Il Barocco iniziò
come manifestazione delle straordinarie imprese compiute dalla Chiesa cattolica,
apostolica, romana. Le sue basi furono religiose e lo scopo
principale fu quello di esprimere e dimostrare il ruolo di Roma come il
“focus” dominante del mondo cattolico. Per tale motivo divenne naturale che
il punto decisivo di questo periodo fu il lavoro eseguito a livello
urbanistico e di pianificazione nel 1585 da Papa Pio V, che introdusse un
piano generale per la trasformazione urbanistica di Roma. Il dinamismo e il
carattere aperto della città di Roma furono espressi nelle sue strutture
interne, quali chiese e palazzi. La strade lunghe e diritte permettevano un
movimento più intensificato sia delle persone che delle carrozze, secondo un
nuovo concetto di “partecipazione”. Le regole stabilite nel periodo barocco,
affermavano che tutti gli edifici venissero uniti insieme e che gli spazi
vuoti fra di loro “venissero riempiti da pareti o chiusure”. Evidentemente
lo scopo era quello di “unificare” la vista della città, formando spazi
urbani coerenti, definiti da continue superfici murali. Nella città barocca,
quindi, il singolo edificio perse la sua individualità plastica e divenne
una parte integrale di un sistema superiore. Questo significò che lo spazio
fra gli edifici acquistò una nuova importanza quale il vero elemento
costitutivo della totalità urbana. Il piano barocco organizzò le estensioni
in relazione ai suoi punti focali, tra i quali una diventò usualmente
predominante. Poiché questi punti focali o centri di maggior interesse rappresentavano il termine di un
movimento orizzontale, essi dovettero essere definiti da un asse verticale.
La facciata barocca, quindi, diventò una funzione integrale dello spazio
urbano frontale, quanto il retro dell’edificio a cui appartenne. I centri di
attrazione della
totalità urbana poterono, inoltre, essere definiti in termine di spazio puro
come una piazza. Le piazze, naturalmente, hanno sempre avuto una lunga
tradizione come il centro della città, ma mentre la loro funzione fu
usualmente di natura pubblica o civica, l’epoca barocca la fece diventare
una parte di un sistema ideologico generale. È quindi il caso di far notare
che la più ideologica piazza di tutto il mondo è piazza San Pietro in Vaticano, dove il Bernini, per mezzo di colonnate intorno alla piazza ellittica, volle simbolizzare “le braccia aperte della chiesa
cattolica pronte ad abbracciare i pellegrini di tutto il mondo di qualunque
affiliazione religiosa. (Per dettagli particolari di questa piazza,
rivolgersi alla mia ricerca e studio su questo sito). Da notare, infine, che
i più grandi edifici monumentali dell’architettura barocca furono le
moltissime chiese e le piazze, manifestando, di conseguenza, le due più
importanti forze di quell’epoca: il Papato e la ricca borghesia. Possiamo
affermare, quindi, che l’Architettura barocca in Italia ottenne il suo più
grande “momentum” negli edifici sacri dell’Alto Barocco Romano con i
capolavori di artisti a partire dal Bernini, Borromini, Maderno, Cortona,
Fontana e altri.
Il termine “Barocco”,
come il “Gotico”, fu usato inizialmente come una parola dispregiativa per
descrivere, da un secondo punto di vista, uno stile d’arte e di architettura
che dipartì dalla norma classica. Vi sono ancora delle polemiche riguardo
l’origine di questo termine etimologico che forse proviene dal portoghese
“barocco” per descrivere delle perle di forme irregolari, ma è chiaro che
esso si riferì a certi aspetti dell’Arte italiana del XVII secolo, che in
relazione al classicismo, sembrarono bizzarre, grottesche e irregolari.
Fortunatamente questo termine servì come ombrello sotto cui si raggrupparono
una grande varietà di stili internazionali che fiorirono in Europa intorno
al 1600 sino alla fine del XVII secolo. Esso includeva non soltanto
suddivisioni cronologiche quali basso e alto Barocco, ma anche la variante
francese riferita quale Barocco classico o classicismo Barocco, e ad un
nuovo stile chiamato “Rococò", che nacque in Francia intorno al 1700, in
parte in opposizione allo stile Barocco che lo precedette. In questa mia
narrativa, Barocco si riferisce soltanto all’arte e alla architettura del
secolo XVII. Questo termine fu usato anche come aggettivo per descrivere
l’arte italiana di quel periodo, per distinguerlo dal XVII secolo
classicismo francese, “Rococò”, anch’egli nato come un termine
dispregiativo.
La piazza e la chiesa di S.
Maria della Pace
A
questo punto desidero descrivere e spiegare la storia della progettazione e
della costruzione di questo magnifico gioiello del barocco romano.
Vicino al
lato occidentale di piazza Navona si trova una
piazza in miniatura che è direttamente l’opposto di essa per quanto riguarda
le sue dimensioni. Infatti, la piazza di Santa Maria della Pace
(poco conosciuta sia dai romani che dai turisti) è solamente un piccolo
spazio nella vastità di Roma, ma essa è anche uno dei più rari esempi di uno
spazio urbano progettato ed eseguito da un architetto: si tratta di uno dei
più grandi successi dell’architettura barocca in Roma.
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2 - Pianta
della zona intorno alla piazza e alla chiesa di S. Maria della Pace,
inclusa p. Navona |
Le qualità che
distinguono questo capolavoro di Pietro da Cortona sono i suoi giochi
d’intreccio fra massa e spazio. Tali connotati, presenti sia in
piazza Navona che in piazza del Popolo, vengono presentati in
questa piazza del Cortona in una forma molto più condensata ed
intensa. Questo progetto nacque come un lavoro in piccola scala di restauro
e di rinnovamento strutturale ed architettonico della chiesa dedicata a
Sant’Andrea de Aquariis. Dato però che vi erano molteplici problemi di
traffico per l’aumento incredibile di cocchi e carrozze che conducevano i
nobili ed i ricchi romani verso quella chiesa, fu necessario studiare un
diverso piano urbanistico di quella zona. Il progetto di Pietro da Cortona
fu quello di migliorare l’accesso alla vecchia chiesa che si trovava alla
biforcazione di due strade piuttosto strette (vedi Allegati No.3 e 3A): la
sola soluzione possibile fu quella di creare una piccola piazza
poligonale di fronte alla chiesa esistente (Vedi Allegato No. 4).
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3 -Pianta
originaria con evidenziate in giallo strade e palazzi esistenti
prima della modifica |
3a-
Pianta originaria con evidenziate in giallo le strade
esistenti, in arancione i palazzi demoliti ed in verde la chiesa
esistente |
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3b- Piazza e Chiesa di S. Maria della
Pace - incisione di G. B. Falda
Questa incisione mostra come fossero
la chiesa quattrocentesca e la piazza prima che Pietro Da Cortona
le modificasse completamente secondo i canoni del Barocco romano. Da
notare ai lati della chiesa alcuni edifici che furono parzialmente
demoliti per poter ingrandire la piazza e permettere un traffico di
carrozze più veloce e più comodo. |
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4 - Pianta modificata che mostra
la nuova piazza poligonale intorno alla chiesa e tutti i
palazzi demoliti per creare la nuova piazza in miniatura(in
violetto). Da notare le mura di chiusura della nuova piazza (in
nero), e le vecchie strade(in giallo) che confluiscono verso
la piazza |
In
questi disegni, che sono una copia di uno schema preparato dal Cortona, si
vede l’entità delle demolizioni di edifici esistenti necessaria per poter
completare il progetto; inoltre si nota come egli, intenzionalmente, diede
alla piazza una delimitazione che permetteva alla facciata della
chiesa rinnovata di protendersi molto più dentro il nuovo spazio che si era
venuto a creare. Purtroppo i problemi del traffico dei cocchi e delle
carrozze divennero ancora più seri non appena i miglioramenti della chiesa
furono portati a termine. Infatti di fronte alla chiesa non vi era più posto
per le carrozze che si avvicinavano o che sostavano per far discendere i
passeggeri. Risolvere questo difficile problema divenne un punto di maggior
contrasto fra Papa Alessandro VII ed i suoi consiglieri. La soluzione fu
finalmente raggiunta ma il progetto divenne sempre più mastodontico e
complicato quanto più andavano avanti i miglioramenti e le discussioni fra
tutti i partecipanti in questa opera. Fra i vari disegni che ci sono giunti
vediamo che il Cortona sviluppò il progetto della chiesa in tre fasi
distinte: la prima con una nuova facciata piuttosto modesta della chiesa
esistente, la seconda con una piazza molto più elaborata ed una
facciata molto più elegante, attaccata alle case circostanti, la terza con
una pianta mai prima eseguita, in modo da estendere l’asse principale della
facciata della chiesa dentro lo spazio della intersezione delle due strade
esistenti. Nessuna di queste soluzioni sembrava sufficiente per risolvere il
problema del traffico piuttosto congestionato della zona. Di conseguenza, il Cortona in collaborazione con un consigliere del Papa, propose di demolire
parte delle due case che si trovavano sulla parte sinistra di Via della
Pace. Le carrozze, quindi, avrebbero potuto essere guidate verso la
piazza dalla prossima strada parallela e avrebbero potuto ripartire
attraverso Via della Pace. A questo punto il Cortona preparò una nuova
pianta per illustrare i suoi suggerimenti. Dato che Papa Alessandro VII non
sembrò molto entusiasta neppure di quest'ultima soluzione, dopo una lunga
conversazione con il Papa medesimo, il Cortona preparò un nuovo schizzo a
matita, con una soluzione molto più grandiosa e molto più costosa: egli fece
demolire una buona parte dei due edifici sulla destra della
piazza (Palazzi Anima) e, inoltre, eliminò alcune case sulla sinistra della
stessa piazza. Così facendo, egli fu capace di creare una
piazza poligonale che, così progettata, fu capace di accogliere il nuovo
portico della chiesa esistente e lasciò di fronte e in ciascuno dei due lati
della chiesa un’area per la circolazione dei veicoli, in miniatura ma allo
stesso tempo efficiente. In quest’ultimo progetto schematico il Cortona
mostrò le elevazioni della grande facciata della chiesa con tre varianti,
nonchè i frontali dei palazzi disegnati per mascherare le case su tutti i
lati della piazza. Queste elevazioni presentarono essenzialmente
la facciata finale della chiesa di Santa Maria della Pace. Il pronao
semicircolare fu esteso al di là della facciata originaria della chiesa
esistente e due ali laterali concave furono estese sui due lati della
facciata della chiesa. Così facendo, il Cortona creò una facciata che voleva
simbolizzare o simulare un magnifico palcoscenico teatrale. L’unità
architettonica di questo magnifico progetto fu presentata come un pezzo da
esibizione o da mostra, e il punto principale fu che essa divenne il simbolo
o l’elemento chiave della ri-pianificazione di Roma di Papa Alessandro VII.
Questa soluzione diede la sensazione ai visitatori di trovarsi già dentro la
chiesa non appena essi entravano nella nuova piazza,(Vedi
Allegati No.4, No.5, No.5a e No. 6).
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5 e 5a- Pianta modificata che mostra la nuova piazza
poligonale intorno alla chiesa(in giallo), la chiesa (in
arancione), e la facciata principale della chiesa. |
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6 - La facciata principale della
chiesa, con il pronao semi-circolare composto da colonne doriche
binate e trabeazioni ioniche. Da notare il frontone modificato e con
la facciata protuberante, e l’antico portale del XV secolo al centro
del pronao. |
Il profondo pronao al centro dello spazio così
creato formò una nuova parte organica ed integrale con la chiesa che si
vedeva al di là della piazza. L’integrazione formatasi in tale
modo fra la chiesa e la piazza fu ulteriormente rinforzata dal
modo in cui furono progettati i muri ai fianchi della chiesa. Le case, che
formavano una superficie continua intorno alla piazza, così come
accadde per piazza Navona, furono composte da due piani più un
attico piuttosto basso. La cornice e il parapetto di questi attici furono
estese al di là dei muri laterali della chiesa, rivoltati verso l’interno,
lungo una curva concava . Si può parlare di una “interpenetrazione” di
elementi che appartengono rispettivamente alla piazza e alla
chiesa allo stesso tempo, mentre la parte della chiesa che si proiettava
sulla piazza venne rinforzata ancora ulteriormente. Questa
interpenetrazione fu rinforzata dal modo in cui le due pareti curve che
“appartengono” alle case ai fianchi della chiesa furono trattate. Esse
furono messe in vista da pilastri che formarono una continuazione dei membri
architettonici della parete della chiesa, mentre una continuazione più
semplice tutta intorno alla piazza si trova al piano terra. Il Cortona aggiunse alla chiesa esistente la facciata
barocca, a due ordini,
preceduta da un pronao semicircolare a colonne doriche binate. La facciata
barocca di questa chiesa venne considerata una funzione di uno spiazzo
urbano di fronte ad un edificio al quale esso appartenne. La chiesa fu così
definita come un volume indipendente che si proiettava sulla
piazza, e come una parte di un muro continuo intorno alla
piazza, (Vedi Allegati No.7, No. 8 e No.9.
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7-8- La
facciata principale della chiesa vista dal lato occidentale e di
fronte: da notare le massiccie colonne doriche binate del
pronao e l’antico portale. |
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9 - Particolare della facciata: da notare la protuberanza del pronao
ed una delle due ali concave, costruite secondo i canoni dello stile
barocco. |
Questa soluzione fu correlata
alla progettazione del Borromini per la facciata della chiesa di Sant’Agnese
in piazza Navona, ma mentre il Borromini piegò la facciata verso
l’interno per rendere la cupola della chiesa più visibile ed attiva, Pietro
da Cortona diede un valore plastico alla navata della chiesa esistente. Il
risultato di tale manipolazione ed interpretazione delle regole stabilite da
Papa Pio V nel 1585 che affermavano che tutti gli edifici venissero uniti
insieme e che gli spazi vuoti fra di loro “venissero riempiti da pareti o
chiusure ”fece di questo progetto l’ingresso più invitante di tutte le
chiese progettate nel periodo barocco a Roma. Nella città barocca, come ho
descritto precedentemente, il singolo edificio perse la sua individualità
plastica e divenne una parte integrale di un sistema superiore. Gli effetti
persuasivi furono ulteriormente rinforzati dalla maestria in cui furono
eseguiti tutti i dettagli plastici, così come furono controllate le luci ed
ombre della nuova facciata e della nuova piazza. I piani
sopraelevati protrudevano convessamente per ricevere la forte luce solare.
Essi indicavano il volume della chiesa al di là, ma non come un elemento
separato. Una rientranza verticale al centro della facciata ed una doppia
colonna ad entrambe le parti di quella rientranza verticale al centro della
facciata, ed una doppia colonna in entrambi le parti di quella rientranza
trasformò la facciata intera in un largo ingresso. Quest’ultima soluzione
praticamente creò un proscenio teatrale, con due ordini di colonne doriche
che formarono un pronao semi-circolare (Vedi Allegati No.10 e No. 11).
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10 e 11 -
Particolare della facciata e pianta della chiesa originaria con la
sovrapposizione del pronao barocco, le massicce colonne doriche
binate e le due ali concave, costruite secondo i canoni dello stile
barocco. Pianta modificata da A.L.R. |
A seguito di tutti questi cambiamenti durante
la progettazione e la costruzione, la chiesa fu completata nel 1667. A
questo punto devo aggiungere che ho iniziato a descrivere la parte
urbanistica della chiesa, ed ho terminato analizzando particolari
architettonici della chiesa medesima. Questa è solo una dimostrazione di
come l’Architettura barocca fu caratterizzata da una continua
“interattività“ fra i due soggetti o dei due diversi livelli di
progettazione ed esecuzione. Lo spazio urbano servì per osservare,
analizzare ed apprezzare la nuova facciata della chiesa, mentre la chiesa
stessa, da un’altra parte, diede più significato e una caratteristica
particolarmente bella all’ambiente e allo spazio così creato. Entrambi
membri di quella nuova composizione formarono la stessa parte di uno spazio
o dominio pubblico (Vedi Allegato No.8). Santa Maria della Pace dimostrò,
inoltre, come uno spazio barocco cambia continuamente secondo la situazione
o la posizione in cui un visitatore si trova: in altre parole, lo spazio
diventa “fenomenizzato”.
La
storia di questo capolavoro racconta che nel 1656 la popolazione romana
soffrì terribilmente a causa di gravissima epidemia di peste, e allo stesso
tempo essa fu minacciata da un’invasione della città da parte dei Francesi.
Papa Urbano VIII, perciò, decise di restaurare ed abbellire la chiesa di
Santa Maria della Pace come una “invocazione per pietà e pace”, sulla
precedente chiesa di S. Andrea de Aquariis, (ovverossia portatori
d’acqua, da cui dipese la città di Roma dopo la distruzione degli
acquedotti) di età incerta, che fu riedificata nel 1482 su commissione del
pontefice Sisto IV°, forse da Baccio Pontelli. Nel 1656 Pietro Da Cortona la
restaurò per ordine del Papa e aggiunse la facciata barocca, a due ordini,
preceduta da un pronao semicircolare a colonne doriche binate. L'interno fu
strutturato da una breve navata a due campate con volta a crociera e da una
tribuna a cupola. La nuova dedica alla vergine Maria fu scelta per ricordare
la perdita di sangue di un’immagine della madonna nel 1480. Nel 1611 fu
rifatto l’altare maggiore e la tribuna e nel 1656-1667 papa Alessandro VII
fece restaurare l’edificio da Pietro da Cortona. La prima cosa che si nota è
che l’ingresso della chiesa contiene un portone originario del XV secolo
sulla facciata principale, sotto il pronao. L'interno, di forma
rettangolare,(Vedi Allegato No.11), è strutturato da una breve navata a due
campate con volta a crociera e da una tribuna a cupola.
La
cappella Chigi,
commissionata dal banchiere del papa nel 1514, Agostino Chigi, la prima a
destra,(Vedi Allegato No14). fu realizzata da Raffaello. All'interno è
collocato 'Cristo trasportato dagli Angeli”, altorilievo in bronzo di Cosimo
Fancelli, ai lati S.Caterina e S. Bernardino, sculture del Fancelli e di
Ercole Ferrata. Sopra l'arco della cappella, su commissione di Agostino Chigi, Raffaello dipinse le Quattro Sibille, in base alle istruzioni
ricevute dagli Angeli. Da notare che questi affreschi non furono completati
da Raffaello a causa della sua morte (1520) ma da Sebastiano del Piombo.
Inoltre, l’allievo di Raffaello, Raffaello Timoteo vi dipinse i Quattro
Profeti. La cappella Ponzetti, la prima a sinistra, contiene dei notevoli
affreschi Rinascimentali: “Madonna con le SS. Brigida e Caterina e il
cardinale Ferdinando Ponzettì” affresco di Baldassarre Peruzzi [1516], che è
molto più noto come Architetto, autore inoltre delle Storie del Vecchio e
Nuovo Testamento nel catino absidale.
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12 -
Interno dalla navata |
13 -
Altare Maggiore |
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14 -
Cappella Chigi |
Nella
cappella Cesi, la seconda a destra, disegnata da Antonio Sangallo il
Giovane, statue di S.Pietro e Paolo e altorilievi di Vincenzo De Rossi.
Sull'altare “S. Anna e la Sacra Famiglia” di Carlo Cesi, nel lunettone sopra
l'arco esterno sono collocate ”Creazione di Eva” e “Peccato originale” di Rosso Fiorentino,
uno dei pittori pià importanti del Manierismo italiano. Un fatto importante
da notare è che questa cappella contiene dei marmi asportati dalle rovine
del Tempio di Giove Capitolino nel Campidoglio. Nella cappella Mignanelli, la
seconda a sinistra, si trovano “Madonna in Gloria e i SS.Ubaldo e Girolamo” di Marcello
Venusti. La tribuna ottagona a cupola fu disegnata dal Sangallo e decorata a
stucco su disegni di Pietro da Cortona. Collocati nel tamburo, a partire da
destra, “Visitazione” di Carlo Maratta [1655] “Presentazione al Tempio” del
Peruzzi, [1524] “Nascita della Vergine” di Raffaele Vanni e “Transito della
Vergine” di Giovanni Maria Morandi. Nella cappella Olgiati, a destra
dell'altare maggiore, si trovano “Battesimo di Gesù” di Orazio Gentileschi [1603]. Il
coro e l'altare maggiore sono di Carlo Maderno [1611] autore anche delle
statue. Sull'altare è collocata l'immagine della Madonna della Pace,
risalente al XV° secolo, che colpita da un sasso avrebbe sanguinato, questo
fu uno dei vari motivi per cui la chiesa fu ri-costruita. La decorazione
della volta e del catino absidale fu compiuta da Francesco Albani [1612-14]
mentre quelle nel sottarco sono di Lavinia Fontana [1614].
La
tribuna contiene, inoltre, dei dipinti di Carlo Maratta, Peruzzi, Orazio
Gentileschi, Francesco Albani ed altri pittori.
Da
notare, infine, che il chiostro della chiesa, (vedi Allegato No. 15), è
l’elemento principale di questa struttura: fu disegnato ed eseguito da
Donato Bramante tra il 1500 e il 1504. Esso è composto di due piani: il
primo contiene arcate e pilastri, mentre il secondo piano include arcate su
pilastri e colonne. Esso fu il primo lavoro di questo architetto in Roma ed
ebbe tanto successo che Papa Giulio II diede al Bramante l’incarico di
progettare ed eseguire il famosissimo Tempietto in San Pietro in Vincoli,
terminato nel 1502. (Vedi la mia narrativa e il mio studio di questo
progetto in questo stesso sito). Da notare che questo progetto del Bramante
è completamente diverso in stile di quelli che disegnò durante il periodo in
cui lavorò a Milano, progetti che erano molto decorativi. Al giorno d’oggi
il chiostro è diventato la sede di mostre d’arte temporanee.
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15 - Il
Chiostro di Bramante |
Conclusione
Il
barocco romano ritenne sempre una caratteristica identità, pur attraverso
tutte le variazioni personali di tutti i vari architetti. Quale la
principale proprietà del carattere architettonico del barocco romano,
desidero menzionare l’enfasi su “massa” e “plasticita”. Esse furono presenti
anche nei progetti del Bernini, in quanto le pareti ondeggianti dei suoi
edifici dovrebbero essere interpretate e capite come un’espressione astratta
della drammatica interazione fra forze esterne e forze interne che
costituirono la plasticità ed il dinamismo del Barocco romano. Nei lavori di Carlo Rainaldi (1611-1691) fu evidente la stessa caratteristica, ma nonostante la
sua inventività, Rainaldi non arrivò mai alla vera sintesi della massa del
barocco, spazio e superficie. I suoi metodi principali per articolare il
barocco furono le colonne, “applicate” retoricamente nello stesso modo del
primo barocco, piuttosto che integrate plasticamente. Una vera plastica
integrazione, comunque, caratterizzò i progetti del Cortona, in particolare
la chiesa di Santa Maria della Pace e soprattutto nel suo più grande
capolavoro, la chiesa di S.S. Martina e Luca in Roma (1635-1650), che fu la
prima chiesa barocca progettata e costruita come una unità completa e
monolitica. Invece di prendere o considerare cellule spaziali o membrane di
pareti come il suo punto di partenza, il Cortona impose la sua continua
serie di membri plastici, la cui variante densità costituì uno spazio che
appare eminentemente vivo. Questo processo è evidente nel suo primo progetto
a Roma, la villa Sacchetti (1625-1630), ma è ancora più evidente in un’altro
dei suoi capolavori, la cupola di San Carlo al Corso (1668-1672). E, come ho
spiegato precedentemente, fra questi due progetti si interpone la chiesa di
Santa Maria della Pace. Il Cortona, di conseguenza, può essere considerato
il più grande rappresentante dell’architettura del barocco romano, prendendo
parte ai tradizionali caratteristici “oggettivi” e ad un processo di
interazione e trasformazione architettonica. Nonostante l’importanza
principale dell’architettura barocca romana del XVII secolo, bisogna
menzionare il fatto che questa architettura si propagò prima attraverso
tutta l’Italia, principalmente a Milano, Torino, Venezia e Napoli nel XVIII
secolo. Dopo il XVIII secolo l’architettura barocca si espanse in Francia,
Spagna, Inghilterra, nei Paesi Bassi, Scandinavia, Europa Centrale, ed
infine in America.
Il
Barocco è tradizionalmente considerato l’ultimo dei grandi “stili” dell’arte
europea. Questo sembra molto naturale quando ricordiamo il forte desiderio
dell’epoca di rappresentare il mondo in termini di un sistema di
integrazione. Ma abbiamo anche visto che il secolo XVII offrì una
moltitudine di sistemi differenti, di qualità religiosa, filosofica o
politica. Come è quindi possibile mantenere il concetto unitario del
barocco? Molti studiosi accentuano la diversità dell’arte del XVII secolo,
per quanto alcuni di loro indicano l’evidenza dei comuni aspetti di quell’epoca. Nella mia descrizione ho cercato di dimostrare che tutti i
sistemi barocchi, infatti, ebbero delle qualità comuni basilari. Queste
proprietà non derivarono principalmente da un contenuto particolare, ma da
concetti molto più generali. Per descrivere questi concetti, ho usati due
concetti diversi: fisici e spaziali. Tutti i sistemi barocchi operavano
attraverso persuasione psichica, partecipazione e trasporto, e furono
concretizzati in termini di centralizzazione spaziale, integrazione, senza
alcun riguardo ai vari tipi di partecipazione risultanti dalle varie scelte
iniziali. L’esistenza del barocco, perciò, ebbe una struttura basilare
comune, e possiamo giustificatamente parlare di uno spazio esistenziale che
distingue quell’epoca, così come possiamo dimostrare o indicare analogie
fondamentali fra i suoi sistemi filosofici. Dovremo, inoltre, ricordare che
i nuovi concetti scientifici che furono assimilati da tutti i sistemi
esistenzialistici, in particolare le idee di “infinito” e “movimento”. Tutta
l’arte barocca è piena dell’eco di spazi infiniti e l’interrelazione di
tutti gli esseri viventi. Il lavoro dell’arte nella sua totalità diventò il
simbolo dell’universo, come un organismo uniforme, vivo in tutte le sue
parti. Ognuna di queste parti, come tutti i corpi celestiali, ad una
infinita, uniforme continuità; ogni parte contenne le leggi che governarono
tutto l’insieme, in ogni suo potere, lo stesso spirito che fu messo al
lavoro. Per concludere, la storia dell’Architettura barocca in Italia, come
quella del Rinascimento, può essere descritta e raccontata come la storia di
vari architetti, pittori, scultori quali quelli citati nella mia narrazione
e molti altri che crearono opere d’arte di inestimabile valore artistico in
tutto il mondo.
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