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Introduzione
La chiesa di San Carlo è stato un esempio
convincente dei tentativi di progettazione del primo barocco romano, teso
alla ricerca di una più ampia integrazione di tutti gli elementi strutturali
e ad una nuova relazione fra la chiesa e il suo ambiente esterno.
Questa chiesa, chiamata "ai catinari" per via
dei fabbricanti di catini presenti nella zona, sorge sul sito dove
preesisteva una piccola chiesa, San Biagio, che ebbe diversi appellativi:
dell’Anello, degli Arcari, al Monte della Farina. Questa chiesetta risaliva
al XII secolo, poi nel 1575 papa Gregorio XIII la donò ai Chierici regolari
di San Paolo (Barnabiti), e sotto Sisto V ebbe anche il titolo cardinalizio
di San Carlo ai Catinari. Ma nel 1617, per dare spazio al convento dei
Teatini di Sant'Andrea della Valle, la chiesa fu demolita ed i padri vennero
trasferiti nella chiesa attuale di San Carlo, allora già in costruzione, e
che prese in memoria di quella distrutta, il titolo di San Carlo ai
Catinari.
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S. Carlo ai
Catinari in una stampa di Giuseppe Vasi |
La progettazione e
costruzione di S. Carlo ai Catinari
Edificata a partire dal 1612 su progetto di
Rosato Rosati, fu costruita per volontà dell'ordine barnabita e completata
intorno al 1620. I lavori, dopo molte controversie, ebbero inizio nel 1612,
ad opera dello stesso Rosario Rosati, che arrivò a completare la cupola nel
1620 (a quel tempo, la terza di Roma dopo San Pietro e Sant’Andrea della
Valle; oggi la quinta se si considera che nel XX secolo la seconda è
diventata quella dei SS. Pietro e Paolo all'Eur e la terza quella di San
Giovanni Bosco).
La facciata invece fu portata a termine tra il
1635 ed il 1638 su disegno di Giovanni Battista Soria. L’abside fu
completata tra il 1638 ed il 1646, e la decorazione interna dell'edificio
proseguì per tutto il XVII secolo. L'edificio fu finalmente consacrato nel
1722 sotto il Papa Clemente XII e dedicato a San Carlo Borromeo, benefattore
dell’ordine religioso dei barnabiti..
La chiesa è caratterizzata da una facciata in
travertino su due ordini ed è delimitata da un timpano alla sommità; nella
parte inferiore si aprono i tre portali d'accesso, mentre il registro
superiore è alleggerito dalla presenza di un finestrone centrale affiancato
da due finestre cieche.
L'interno, restaurato nel 1861, è
riconducibile ad una croce greca allungata, che assunse l'aspetto attuale
nel 1646 con il rifacimento dell'abside. Al centro si innalza una vasta
cupola, i cui pennacchi furono dipinti dal Domenichino tra il 1627 ed il
1630 con le quattro Virtù Cardinali (Prudenza, Giustizia, Fortezza e
Temperanza)
In precedenti analisi ho cercato di
evidenziare come il desiderio di arrivare ad una unificazione degli schemi
tradizionali longitudinali centralizzati ebbe come conseguenza la creazione
di ”piante longitudinali centralizzate” e di “piante centralizzate
allungate”, comunemente chiamate piante a “croce Latina”.
A questo scopo furono affrontati e risolti
nuovi problemi, quali l’integrazione di elementi e la nuova relazione fra la
chiesa e il suo ambiente esterno, altro fatto che condusse ad una ancora più
pronunciata integrazione spaziale. Il processo fu molto complesso ma
possiamo comunque distinguere fra “integrazione” o combinazione di elementi
esistenti da una parte,e “sviluppo sintetico” di un nuovo tipo dall’altra
parte.
La chiesa di San Carlo contiene un’altra
variazione dello stile barocco, relativa alla croce greca centralizzata
allungata, senza arrivare naturalmente alla lunghezza della croce latina.
Diminuendo la lunghezza del transetto e aggiungendo una cappella extra e un
abside, Rosati riuscì a dare alla croce greca una pronunciata direzione
longitudinale. L’effetto fu migliorato grazie alla cappella ovale fra le
braccia della croce che hanno le loro aperture sulla navata centrale. Allo
stesso tempo, però, al centro venne raggiunta la maggiore imponenza grazie
all’altissima cupola sostenuta da quattro colonne proiettanti verso il
centro della chiesa, mentre le braccia furono articolate da pilastri piatti.
Le colonne furono coperte con pilastri piatti, con colori gialli che hanno
creato un’impressione di un continuo sistema, circondando l’intero spazio.
Di conseguenza, lo spazio creatosi, ebbe un carattere totale unificatore,
malgrado l’asse longitudinale fosse stato allungato più del solito.
Nell’insieme, la chiesa di San Carlo è stato un esempio convincente dei
tentatavi di progettazione del primo barocco romano. Questa chiesa ebbe una
certa influenza nella progettazione e costruzione della chiesa della Sorbona
a Parigi (1636-42), disegnata da Lemercier.
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Pianta della piazza e della chiesa di S. Carlo
ai Catinari aggiornato da A.L.R. nel 2008 |
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Pianta della chiesa a croce greca:da notare
che le braccia della croce sull’asse principale sono più lunghe di quelle
sull’asse minore (Vedi il cerchio tratteggiato in rosso). La pianta interna,
a croce greca, fù modificata nel 1646 con il prolungamento dell'abside (in
arancione) di S. Carlo ai Catinari. Pianta aggiornata da A.L.R. nel 2008 |
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Sezione trasversale della chiesa, vista da via
del Corso. Aggiornamento di A.L.R. del 2008 |
La facciata e la cupola
La chiesa è caratterizzata da una facciata in
travertino su due ordini ed è delimitata da un timpano alla sommità; nella
parte inferiore si aprono i tre portali d'accesso, mentre il registro
superiore è alleggerito dalla presenza di un finestrone centrale affiancato
da due finestre cieche.
L'interno, restaurato nel 1861, è
riconducibile ad una croce greca allungata, che assunse l'aspetto attuale
nel 1646 con il rifacimento dell'abside. Al centro si innalza una vasta
cupola, i cui pennacchi furono dipinti dal Domenichino tra il 1627 ed il
1630 con le quattro Virtù Cardinali (Prudenza, Giustizia, Fortezza e
Temperanza)
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Facciata e
loggia |
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cupola |
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cupola al tramonto |
L'interno
L’area del coro nell’abside contiene
quadro raffigurante San Carlo(1620) di Guido Reni e Andrea Commodi oltre
che un quadro di Cerrini, nominato il Miracolo di San Biagio(1669).
Dietro la facciata si trovano degli affreschi di Gregorio e Mattia
Preti, mostrando episodi della vita di San Carlo(1642). I timpani della
cupola contengono degli affreschi con le Virtù Cardinali di Domenichino(1627-30).
Il Crocifisso di bronzo nella sacrestia è opera di Algardi, e la
Passione di Cristo è opera del Cavalier D’Arpino(1598).
La prima cappella sulla destra contiene
l’Annunciazione((1624)di Lanfranco. nella seconda si trova il Martirio di
San Biagio di Giacinto Brandi e nella terza cappella si trova una pala
d’altare di Santa Cecilia di Antonio Gherardi. La seconda cappella sulla
sinistra contiene una pala d’altare raffigurante il Martirio di
Sant’Anna di Sacchi. La terza cappella fu disegnata da Paolo Marucelli
con affreschi del Martirio dei Persiani (1641) e lunette di Giacinto
Gimignani.
La chiesa custodisce alcune insigni
reliquie, tra cui il cranio di Santa Febronia, qui trasferito
dall'antica chiesa di San Paolo dopo che quest'ultima fu demolita per la
costruzione di Palazzo Chigi. Tale reliquia è visibile nella “fenestella
confessionis” dell'altare maggiore.
Nel coro dietro l'abside, San Carlo in
preghiera, affresco staccato di Guido Reni, gia sulla facciata esterna
della chiesa (c. 1640). Sull'altare maggiore, opera di Martino Longhi,
una bellissima pala con San Carlo che porta in processione il Sacro
Chiodo, una delle ultime opere di Pietro da Cortona (1667).
In San Carlo è conservata una bella
sagrestia con mobili antichi, così come molto belli sono diversi
ambienti del vicino convento dei Barnabiti.
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Interno |
Altare maggiore e volta |
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cupola |
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Pennacchio della cupola con Virtù
Cardinali del Domenichino |
Conclusioni
In precedenti analisi ho cercato di
evidenziare come il desiderio di arrivare ad una unificazione degli schemi
tradizionali longitudinali centralizzati ebbe come conseguenza la creazione
di ”piante longitudinali centralizzate” e di “piante centralizzate
allungate”, comunemente chiamate piante a “croce Latina”.
A questo scopo furono affrontati e risolti
nuovi problemi, quali l’integrazione di elementi e la nuova relazione fra la
chiesa e il suo ambiente esterno, altro fatto che condusse ad una ancora più
pronunciata integrazione spaziale. Il processo fu molto complesso ma
possiamo comunque distinguere fra “integrazione” o combinazione di elementi
esistenti da una parte,e “sviluppo sintetico” di un nuovo tipo dall’altra
parte.
La chiesa di San Carlo contiene un’altra
variazione dello stile barocco, relativa alla croce greca centralizzata
allungata, senza arrivare naturalmente alla lunghezza della croce latina.
Diminuendo la lunghezza del transetto e aggiungendo una cappella extra e un
abside, Rosati riuscì a dare alla croce greca una pronunciata direzione
longitudinale. L’effetto fu migliorato grazie alla cappella ovale fra le
braccia della croce che hanno le loro aperture sulla navata centrale. Allo
stesso tempo, però, al centro venne raggiunta la maggiore imponenza grazie
all’altissima cupola sostenuta da quattro colonne proiettanti verso il
centro della chiesa, mentre le braccia furono articolate da pilastri piatti.
Le colonne furono coperte con pilastri piatti, con colori gialli che hanno
creato un’impressione di un continuo sistema, circondando l’intero spazio.
Di conseguenza, lo spazio creatosi, ebbe un carattere totale unificatore,
malgrado l’asse longitudinale fosse stato allungato più del solito.
Nell’insieme, la chiesa di San Carlo è stato un esempio convincente dei
tentatavi di progettazione del primo barocco romano. Questa chiesa ebbe una
certa influenza nella progettazione e costruzione della chiesa della Sorbona
a Parigi (1636-42), disegnata da Lemercier.
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S. Carlo ai
Catinari in una stampa di Giovan Battista Falda |
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