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Basilica e Piazza
San Pietro in Vaticano viste dall'alto |
Introduzione
Nelle mie precedenti narrative di Piazza del Popolo e di Piazza Navona ho
descritto e discusso le intenzioni architettoniche basilari che furono
portate alla luce dalla Contro-Riforma Romana. Verso la fine del
diciassettesimo secolo le più importanti innovazioni furono dovute ad
architetti italiani. Durante questo periodo, comunque, iniziò una
divulgazione, o meglio una diffusione, che apportò nuove idee all’intero
mondo cattolico. In diversi Paesi, le forme architettoniche romane si
incrociarono e si scontrarono contro le tradizioni locali, e venne
iniziato un processo di simbiosi e sintesi, processo che apportò alla
creazione di tipologie barocche regionali. Nella maggior parte di quei
Paesi esso trovò il suo apice durante il diciottesimo secolo. In mezzo al
suo sviluppo, comunque, possiamo anche discernere e distinguere
chiaramente una tendenza generale architettonica che giacque nel graduale
miglioramento di variazioni sulle intenzioni originarie. In questo periodo
si manifestò un desiderio di arrivare ad una unificazione del tradizionale
schema longitudinale e centralizzato delle chiese, e si arrivò ad una
forma di piante con schemi longitudinali centralizzati, e piante con
schemi centralizzati allungati. Per questo motivo nuovi problemi spaziali
furono esplorati ed analizzati, quali l’integrazione di elementi spaziali
delle composizioni. Come ho detto precedentemente in altre narrative, si
crearono nuovi rapporti e parametri fra la chiesa di per sé stessa e i
suoi ambienti e accerchiamenti, tali che apportarono ulteriori e più
pronunciate azioni reciproche spaziali. Questa procedura fu veramente
complessa e complicata. Ad ogni modo possiamo distinguere fra
“combinazione” di esistenti tipi ed elementi da una parte, e “lo sviluppo
sintetico” di altri tipi dall’ altra parte. Poiché questo processo non
seguì un percorso cronologico, cercherò di discutere le intenzioni
basilari, ignorando il fatto che esse appartenessero ad un periodo
precedente o seguente.
I
nomi degli stessi architetti perciò apparirono in più di una
progettazione, e più attenzione verrà prestata agli architetti italiani,
ed in particolare al Borromini, al Guarini, al Maderno, al Rainaldi, al
Fontana e a Michelangelo, che più di tutti gli altri arrivarono a dei
risultati fertili e fantastici.
I
problemi basilari delle chiese del Barocco, non si possono citare senza
discutere la costruzione della Basilica di San Pietro di Carlo Maderno.
Prima che essa fosse progettata dal Maderno, la Basilica fu aggiudicata a
numerosi altri architetti fra cui Rossellino, Bramante, Raffaello, Fra
Giacomo da Verona, Antonio Sangallo e Michelangelo.
Origini del Cristianesimo e le basiliche costantiniane
Prima di descrivere la
storia architetturale di San Pietro in Vaticano desidero spiegare molto
brevemente le origini del cristianesimo e in quale modo esso influenzò ciò
che accadde a Roma e in tutto il mondo conosciuto fino ad allora.
Il Cristianesimo
emerse dal Giudaismo del primo secolo dell’era comune. I Cristiani
assunsero dal Giudaismo le sue Sacre Scritture, dottrine fondamentali come
il monoteismo, la fede in un Messia o Cristo, forme del culto, concetti di
luoghi e tempi sacri, l’idea che il culto dovesse essere modellato secondo
il modello celeste, l’uso dei salmi nelle preghiere comuni. Il libro degli
atti degli Apostoli sottolinea che i primi ad essere chiamati “Cristiani”
furono discepoli di Gesù che si radunavano nella città di Antiochia dove
si rifugiarono dopo le prime prosecuzioni in Palestina, probabilmente
soltanto dopo pochi anni della morte di Gesù”.
Il fenomeno della
persecuzione dei Cristiani durante l’Impero Romano ebbe luogo tra la
seconda metà del primo secolo e gli inizi del quarto secolo. Secondo fonti
non ben precise si pensa che il numero di Cristiani uccisi per motivi
religiosi prima dell’anno 313 (data dell’editto di Milano che
liberalizzava il culto cristiano, sotto l”imperatore Costantino) sia stato
da un un minimo di 10.000 ad un massimo di 100.000.
La tradizione
religiosa romana era strettamente intrecciata allo stato ed escludeva in
linea di massima un rapporto personale tra il credente e le divinità: fare
sacrifici agli dei e rispettare i riti significava stabilire un patto con
la divinità, in cambio della sua protezione. Era facile integrare gli dei,
i riti e le credenze di altre popolazioni in questo sistema, mentre la
religione cristiana rifiutava il sacrificio agli dei pagani, ponendosi in
tal modo agli occhi dei pagani in antitesi allo stato. Lo stesso era già
avvenuto nei confronti degli Ebrei, coi quali inizialmente i Cristiani
venivano facilmente confusi. Infatti, diverse fonti riportano che
l’Imperatore Claudio (41-54 d.C.) avesse scacciato da Roma i ”Giudei” che
creavano disordini a nome di un certo “Chresto”.
Dopo essere salito al
potere, l’Imperatore Costantino (306-337) concesse ai Cristiani la
“libertà” di professare la loro fede con l’editto di Milano nel 313 d.C..
Allo stesso tempo egli divenne il ”Pontifex Maximus” , ovvero il Capo
della Chiesa Cristiana e il tredicesimo Apostolo. La chiesa poteva
finalmente, dopo tanti anni di persecuzione godere della “libertà di
culto” al pari dei pagani. Costantino restituì alle chiese le proprietà
che erano state loro confiscate dai suoi predecessori durante le
persecuzioni Egli, inoltre, cercò in tutti i modi di propagare la nuova
fede. Costantino, in questa maniera, divenne una sorta di “capo visibile”
della Chiesa perché incominciò a comandare in maniera di fede e dottrina
anche sui vescovi che erano costretti ad inchinarsi davanti alle sue
decisioni, anche nelle cose spirituali, se non volevano perdere i loro
privilegi. Il bisogno più urgente fu quello di creare una nuova casa per
il Cristianesimo, dove, come nel rito pagano, la messa cristiana si
concentrò su un atto di carattere simbolico di sacrificio, recitato da un
prete sull’altare, cioè la trasformazione del vino e del pane consacrato
nel sangue e corpo di Cristo, che veniva consumato dai fedeli per ottenere
la loro salvezza spirituale.
Poiché questi riti
divennero sempre più complessi, fu necessario costruire degli edifici per
facilitare l’ingresso e l’uscita delle processioni, un altare dove i
prelati potessero celebrare la messa, uno spazio per la separazione dei
prelati dai fedeli durante la processione e la comunione, ed un’area per
la separazione, durante il servizio, di quelli che stavano per convertirsi
al cattolicesimo da quelli che si erano convertiti precedentemente.
Tutte queste funzioni
e attività spiegano il motivo per cui fu costruita la prima chiesa
monumentale. Infatti, Costantino diede nel 313 all’Arcivescovo di Roma il
palazzo imperiale del Laterano come residenza personale e vi fece
costruire a fianco la Basilica di San Giovanni in Laterano come luogo di
manifestazioni religiose.
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Prospettiva di
San Giovanni in Laterano, la prima basilica Cristiana.
Da
notare le cinque navate, caratteristiche delle prime basiliche
cristiane costruite in Europa e nel medio oriente. |
Per quanto San
Giovanni in Laterano fosse il modello “standard” delle basiliche cristiane
in Roma, la basilica più importante costruita da Costantino fu la Basilica
di San Pietro, intorno al 333 d.C., ma
probabilmente progettata un decennio precedente. La storia della Basilica
di San Pietro iniziò con il martirio di San Pietro. Essa fu costruita
sulle scarpate della collina del Vaticano, sul sito del Circo di Caligola
e di Nerone, dove Pietro, il primo vescovo di Roma, fu crocifisso nel 64
d. C. Questo sito, vicino al Circo, segna il luogo dove fu sepolto Pietro,
Principe degli Apostoli, al quale furono consegnate le chiavi del Paradiso
da Cristo.
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Prospettiva e
pianta della basilica originaria di San Pietro, la seconda basilica Cristiana.
Da
notare anche in questo caso le cinque navate, caratteristiche delle prime basiliche
cristiane costruite in Europa e nel medio oriente. |
La preparazione
dell’area dove la basilica fu costruita, fu iniziata originalmente nel 319
d.C., la basilica fu terminata parzialmente nel 324-329 e fu consacrata
nel 326 dal Papa Silvestro e si pensa che l’intero progetto fu completato
nel 349 d.C..
Per avere un’idea di
come questa basilica apparve in quel periodo, il luogo migliore da
visitare é la chiesa di San Paolo Fuori le Mura. Vi sono alcune differenze
fra queste due costruzioni, ma é possibile capire quanto fosse grande una
chiesa con cinque navate e come potesse funzionare ecumenicamente.
L’originalità della
Basilica di San Pietro non risiede nel fatto che essa divenne la basilica
del Papato, (quello che sarà il suo futuro destino), e neppure perché fu
la Cattedrale di Roma: anche al giorno d’oggi, infatti, questa
destinazione é mantenuta da San Giovanni in Laterano, nonostante che la
sua scala di grandezza non sia paragonabile a quella della nuova Basilica
di San Pietro, che rimpiazzò la chiesa originale del quattordicesimo
secolo. L’originalità della vecchia Basilica di San Pietro sta nel fatto che essa era essenzialmente un cimitero coperto, il
luogo dove furono sepolti tutti i martiri cristiani.
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L'antica basilica
di San Pietro costruita da Costantino nel IV secolo d.C. prima che
fosse distrutta da un incendio nel XVI secolo. |
L’immensa
struttura, con ben cinque navate, fu altrettanto funzionale quanto la
Basilica del Laterano. Nell’immenso transetto di San Pietro, i pellegrini
potevano radunarsi per venerare i grandi Apostoli, le cui reliquie
giacevano sotto un baldacchino sistemato sopra quattro colonne
attorcigliate di bronzo, davanti all’abside. Di fronte alla basilica vi
era un atrio, con una fontana a forma di un cono di pino. La facciata
aveva ricche decorazioni in mosaico, mostrando il simbolo di Cristo con
gli Apostoli. La navata era lunga 91 metri e terminava in un arco
trionfale, con mosaici che mostravano Costantino che donava la basilica.
Al di là l’abside aveva un mosaico in cui erano raffigurati il
Cristo con Pietro e Paolo e sulle pareti della navata vi erano affreschi
che mostravano scene dalla Bibbia e ritratti dei Papi.
Nel 330 d.C.
Costantino volle spostarsi a Bisanzio e chiamò la vecchia città
Costantinopoli (al giorno d’oggi Istanbul), per farne la capitale
dell’Impero Romano. A Roma, così, si creò un vuoto politico che fu
immediatamente preso dal vescovo, che oltre svolgere funzioni religiose
cominciò ad esercitare anche delle funzioni politiche, diventando in
questo modo la persona più potente della città .
Nel 380 d.C.
l’Imperatore Teodosio emanò un editto che faceva del cristianesimo la
religione ufficiale dell’Impero Romano e nel 381 d.C. il Concilio di
Costantinopoli riconobbe il primato della sede romana, e stabilì che il
patriarca di Costantinopoli aveva il primato d’onore secondo a quello del
vescovo di Roma.
A questo punto non
voglio dedicare che pochi accenni alla seconda basilica di San Pietro,
costruita durante l’impero di Costantino. Basterà dire che questo modello
fu così popolare che Costantino costruì altre basiliche, con la stessa
planimetria, nella Terra Santa: la Chiesa della Natività in Betlemme, nel
333 d.C., la più semplice delle due, e la Chiesa del Sacro Sepolcro in
Gerusalemme,nel 335, molto più elaborata di quella precedente.
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Prospettiva della
chiesa della Natività, costruita in Betlemme nel 333 d.C. circa |
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Prospettiva e
pianta della basilica del Santo Sepolcro costruita a Gerusalemme nel
335 d.C. circa.
Da
notare anche in questo caso la presenza delle cinque navate. |
Sotto Papa San Leone il
Grande (440-461 d.C.) la facciata e la navata furono decorate con
mosaici ed affreschi. Il santuario fu modificato dal Papa San Gregorio il
Grande (590-604 d.C.). Sollevando il santuario di circa un metro o un
metro e mezzo, egli rese possibile la costruzione di una cripta circolare.
Questa trasformazione rese più facile ai pellegrini l’adorazione degli
Apostoli, poiché essi potavano in quel momento avvicinarsi da una parte
delle scale e allontanarsi dall’altra. Inoltre, l’altare maggiore fu posto
esattamente sopra la tomba di San Pietro.
Papa Leone IV (847-855
d.C.) fece costruite delle pareti intorno all’area della basilica, per
proteggerla dalle incursioni dei Saraceni. Per questo fatto l'area fu
chiamata “la Città Leonina”.
Le basiliche costruite
da Costantino sia a Roma che nella Terra Santa furono le più prestigiose
costruzioni architettoniche religiose del primo Cristianesimo, e non vi
furono maggiori innovazioni per il successivo millennio. Fu soltanto nel
Rinascimento che l’architettura romana ecclesiastica venne fuori dai suoi
principi basilari, architettura che resistette in varie forme durante il
Medio Evo.
Roma e l'architettura rinascimentale e barocca
Prima di descrivere e
analizzare la nuova basilica di San Pietro, desidero fare alcuni commenti
sull’ architettura Rinascimentale e Barocca.
Entrambe furono
un’invenzione dell’Italia, nata nel suolo dell’antichità classica, dalle
radici ancora vitali, per quanto degradate. In altri Paesi, Architetti e
protettori imitarono gli edifici rinascimentali italiani, ma anche i
migliori e i più sofisticati non erano altro che un trapianto degli
edifici del Rinascimento italiano su altre tradizioni architettoniche di
quei Paesi.
Questa situazione
prevalse fino all’ultimo quarto del sedicesimo secolo, quando la Contro
Riforma e il Concilio di Trento (1545-1563), con la loro rivoluzione
spirituale, politica e culturale spinsero l’architettura Rinascimentale
verso una nuova fase brillante; il Barocco nel diciassettesimo secolo e il
Rococò nel diciottesimo secolo.
É giusto, quindi, che
si dia più importanza agli edifici del diciassettesimo secolo, soprattutto
per due motivi: il primo, fu che Roma commissionò, tramite i vari Papi,
edifici e chiese per celebrare il loro nome e il loro Papato e attirare
l’attenzione su Roma come il centro della rivitalizzazione del
Cattolicesimo e come la più ricca e storicamente più importante città del
Cristianesimo. Il secondo motivo è stato che il Barocco, come stile di
architettura, ricevette la sua evoluzione da due diversi aspetti
dell’architettura di Roma del sedicesimo secolo, l’alto Rinascimento e,
più direttamente, gli edifici romani di Michelangelo e Vignola del 1550 e
60 e l’interpretazione di quei lavori dal giovane architetto Giacomo della
Porta. Il concetto radicale dello scultore Michelangelo sull’architettura
come un essere vivente fu il primo passo verso il dinamico aspetto degli
edifici del Barocco.
La nuova basilica di San Pietro
Nel 1377, quando il
papato ritornò da Avignone, dove si era insediato dal 1372, il Vaticano
tornò ad essere la residenza ufficiale del Papa.
In quel periodo la
Basilica di San Pietro era in cattive condizioni ed era in condizioni
assolutamente disastrose quando Papa Nicola V (1447-1455) divenne Papa. La
basilica era stata abbellita ripetutamente nel corso di oltre mille
secoli, da diversi artisti, pittori e architetti, inclusi fra i quali fu
Giotto, finché nel verso la metà del quindicesimo secolo, Papa Nicolò V
decise di iniziare una sostanziale e completa ristrutturazione dopo un
tremendo incendio, che sembra che non sia stato casuale, che distrusse una
buona parte della basilica. Egli chiese a Bernardo Rossellino di
progettare una nuova chiesa. Il lavoro iniziò nel 1452, ma alla morte di
Nicola V in 1455 i lavori furono sospesi per quasi cinquant’anni, con
alcune eccezioni durante il pontificato di Paolo II. A quel punto i lavori
non erano andati oltre la demolizione della vecchia basilica.
Fu Papa Giulio II
(1503-1513) nel 1506 a riprendere i lavori sospesi per tanto lungo tempo e
a re-iniziare i lavori della nuova basilica che durarono fino al 1612,
sotto il papato di Paolo V. Questo progetto, inizialmente, prevedeva una
ricostruzione, poiché nello stesso sito sorgeva ancora la vecchia basilica
fatta costruire dall’Imperatore Costantino. Il lavoro di
progettazione fu assegnato a Donato Bramante, il quale demolì
completamente la vecchia basilica. Egli disegnò la basilica con una pianta
centrale, a croce greca, con una grande cupola.
Alla sua morte, nel
1511, furono nominati in successione tre architetti per continuare la
progettazione dell’opera: Raffaello, Fra Giacomo da Verona e Antonio
Sangallo. Poiché i tre progettisti conclusero che c’era assolutamente
bisogno di ulteriore spazio per la basilica, fu progettata una navata più
lunga, creando una croce Latina invece della croce Greca originariamente
disegnata dal Bramante. Poiché l’ultimo dei tre architetti, Sangallo, morì
nel 1546, il compito di finire la basilica fu assegnato a Michelangelo.
Egli tentò di
ritornare alla pianta con la croce greca del Bramante, ma la sua pianta, originariamente centralizzata, fu soggetta a moltissime
critiche dovute al fatto che la chiesa non sembrava funzionale e poiché il
progetto della nuova Basilica veniva considerato inappropriato per
celebrare le Messe o qualunque altra funzione religiosa, non essendo stato
progettato secondo le regole e i principi ecclesiastici, fu scartato.
Infatti Michelangelo
non aveva incorporato tutti i secondari spazi necessari, quali cappelle,
sacrestie, vestibolo, e soprattutto la loggia per le benedizioni. Ad ogni
modo é principalmente nell’area dell’abside che si può notare il suo
lavoro. Egli, inoltre, progettò la cupola, ma morì prima che il suo lavoro fosse
finito. Il progetto originario della cupola intendeva proporre una
decorazione con mosaici per il Giubileo del 1600, ma non poté essere
finito in tempo e i piani furono cambiati: i mosaici furono disegnati dal
Cavaliere d’ Arpino.
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Nuova Basilica di
San Pietro: proposte di pianta a croce greca (a sinistra) proposta da
Bramante e Michelangelo e pianta a croce latina ( a destra) proposta
dal Maderno.
La pianta a croce
greca proposta prima da Bramante e poi da Michelangelo non fu mai
approvata perchè carente di alcuni elementi ecclesiastici basilari.
Da notare la
stretta facciata della Basilica prima che venisse allargata dal
Maderno e la differente distanza della cupola di Michelangelo rispetto
alla facciata, nelle due diverse ipotesi di pianta. |
Antonio da Sangallo il
giovane, quando nel 1539 assunse la direzione dei lavori, ereditò dal
disegno originale del Bramante le quattro grandi colonne circolari sotto
la cupola e l’enorme volta che unisce insieme le quattro colonne, insieme
con tutte le modifiche apportate al progetto del Bramante da venticinque
anni di successivi capi maestri. Il progetto del Sangallo per la chiesa,
conservato in un modello di legno, era un ambizioso progetto manieristico
dello schema originale, e prima della sua morte nel 1546 soltanto alcune
porzioni del progetto erano state completate. Quando Michelangelo nello
stesso anno assunse la responsabilità di proseguire il progetto, fece
demolire quelle parti appena costruite. Le debolezze del progetto di
Sangallo, infatti, erano visibili dal suo modello: la sua colossale
integrata fabbrica era stata frammentata in tante piccole sezioni
indipendenti: la croce originaria compresa entro il quadrato fu costruita
più grande aggiungendo nuovi spazi al di là delle braccia dell’abside; la
facciata fu estesa tanto che divenne quasi un edificio quasi separato dal
corpo principale della chiesa, con un portico che collegava le due unità e
dominato da un paio di campanili a molteplici piani, alti quasi quanto la
cupola: l’uniforme cupola emisferica fu separata da due indipendenti
colonnate e terminate con una lanterna sormontata da un singolo cerchio di
colonne (perittero).
La cura apportata da
Michelangelo fu quella di amputare il progetto così come si trovava e la
sua nuova pianta divenne come dimostrata nell’allegato precedente.
Egli rimosse il
portico con i campanili e curvò i corridori dell’abside; fece demolire i
muri paralleli all’ingresso e eliminò le croci progettate ad angolo dove
l’abside ed il quadrato si incontrano. Intorno alle quattro colonne
interne, Michelangelo creò una struttura semplice a forma di croce greca,
come aveva precedentemente preparato il Bramante, ma semplificò i progetti
dei suoi predecessori.
La struttura centrale
fu creata nella forma di un quadrato, aperto da una parte per creare un
portico di sei colonne sopportando una frontone triangolare.
Michelangelo, prima di
preparare il progetto per la cupola, studiò in dettaglio la cupola del
Brunelleschi in Santa Maria Maggiore in Firenze, dalla quale concepì
l’idea per la cupola di San Pietro, che fu collocata sopra la struttura
precedentemente costruita da altri. Fedele al suo concetto tradizionale,
Michelangelo creò un insieme di forze contraddittorie unite insieme
dall’unità simbolica dell’altezza della cupola.
Per l’esterno,
progettò una facciata a colonnate come un tempio, a quattro simili
facciate, una soluzione molto più dinamica e focale rispetto al concetto
sereno e piuttosto blando della facciata del Bramante. Le restanti tre
parti della chiesa furono integrate in un singolo disegno di forme
articolate da pilastri colossali, collegando i due piani sottostanti con
un attico piuttosto stretto, muovendosi dolcemente intorno alle mura
esterne della basilica.
Lo scopo principale
dei pilastri circolari era quello di sopportare l’enorme cupola; da lì
l’ordine esterno divenne una serie di doppie colonne nel tamburo e poi
delle costole sollevandosi maestosamente per sostenere la lanterna. Quando
le varie parti della cupola si innalzarono dalla base verso il pennacolo,
esse collegarono insieme tutte le parti dell’enorme cupolone in tutti i
vari piani.
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modello della
cupola preparato da Michelangelo |
studio della
cupola preparato da Michelangelo |
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sezione interna
della basilica e della cupola di Michelangelo |
vista esterna
della basilica e della cupola di Michelangelo |
Al Vignola prima e
Giacomo della Porta successivamente furono assegnati il compito di far
proseguire la costruzione della cupola dopo la morte di Michelangelo,
costruzione che terminò fra il 1588 e il 1591, e segnò l’apice
dell’architettura del Rinascimento. La cupola di Michelangelo rappresentò
una convergenza verso il Barocco e congiunse l’intera costruzione con la
Basilica sottostante ricoperta di marmi. Con la morte di Giacomo della
Porta, nel 1602, Carlo Maderno assunse la direzione della “Fabrica Sancti
Petri”, della quale solo recentemente il Vaticano ha aperto gli archivi
agli studiosi. Nel 1603 Papa Clemente VIII affidò la decorazione a mosaico
della cupola di Michelangelo al Cavalier d’Arpino, il quale fece scrivere.
nella parte interna della cupola le parole dette da Cristo a Pietro:
“TU ES PETRUS ET SUPER
HANC PETRAM AEDIFICABO ECCLESIAM MEAM ET TIBI DABO CLAVES REGNI CAELORUM”.
Nel 1606, la navata della chiesa
di San Pietro, costruita da Costantino nel 330, fu finalmente demolita e
nel 1607 il Maderno incominciò la costruzione di una lunga navata con una
facciata maestosa dove originariamente stava la vecchia navata. Questo
progetto costituì una cruciale inversione o una maggiore modifica del
progetto di Michelangelo e del Bramante della pianta della basilica con la
croce greca, nella quale le quattro braccia avevano la stessa lunghezza.
Da notare che fino a
quel momento, la Basilica di San Pietro era sotto costruzione esattamente
da un secolo. Infatti nel 1506, Papa Giulio II e il Bramante avevano
iniziato il progetto che avrebbe simbolizzato la nuova Roma: cento anni
dopo questa monumentale struttura architettonica era sopravvissuta a tutte
le campagne architettoniche alle quali fu soggetta e mostrò un’unità
sorprendente e meravigliosa, per quanto fosse ancora incompleta.
Michelangelo, durante la metà del sedicesimo secolo, aveva dato alla
chiesa una nuova coesione, demolendo la complicata e decentralizzata
aggiunta del suo predecessore, Antonio da Sangallo. Alla fine del 1580 e
all’inizio del 1590, l’enorme cupola e le due cupole minori di San Pietro
furono completate da Giacomo della Porta in un modo tale che traduceva il
linguaggio di Michelangelo in un idioma Barocco già iniziato da lui col
vigore della sua architettura, pittura e scultura. All’inizio del
diciassettesimo secolo, quando il conflitto del Rinascimento intorno alle
forme architettoniche e alle funzioni liturgiche, intorno a piante
longitudinali e centralizzate fu risolto, fu lasciato al Maderno, come
capo architetto di San Pietro, il compito di allungare il braccio
orientale della Basilica, e di progettare una facciata che includesse un
balcone per le benedizioni papali.
Rispettando la
facciata che Michelangelo aveva originariamente progettato, il Maderno
cominciò con un portico colonnare frontale al centro, che rappresentava il
tanto stimato fronte dei templi degli architetti rinascimentali, e
susseguentemente costruì dalle estremità della facciata verso il centro
elementi geometrici in ordine di grandezza crescente, aumentando il volume
ed il ritmo dei giganteschi membri con ogni passo, in un modo nuovo da
quello che aveva progettato per Santa Susanna. E un campanile fu proposto
a ciascuna delle due estremità della facciata.
Poiché la maggior
parte della cupola maggiore di San Pietro era nascosta dalla facciata, un
problema insolubile dovuto alla lunghezza della navata, il Maderno estese
ulteriormente la già immensa facciata della basilica con un’altro vano ad
entrambe le parti per poter sopportare i due campanili e fece apparire
questa massa meno grossa e meno densa tagliando delle aperture ad arco
nella parte bassa delle nuove aggiunte. Questa proposta non sopravisse,
per quanto, in seguito, sotto la direzione del Bernini, fu riportata alla
luce. Ma le sottostrutture laterali rimasero come progettate.
Il lavoro del Maderno
sulla navata e sulla facciata di San Pietro fu continuato dal 1607 al
1615.
Tra il 1616 e 1617,
Martino Ferrabosco innalzò la torre dell’orologio, abbattuta
successivamente per far posto al colonnato del Bernini.
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Facciata della
basilica di San Pietro con i campanili di Michelangelo modificati e
costruiti dal Bernini.
Il fotomontaggio evidenzia come sarebbe apparsa la facciata: da notare
la differenza di vicinanza della cupola rispetto alla facciata con i
campanili laterali, dovuta alla pianta a croce greca, molto più corta
di quella a croce latina. I campanili, tra l'altro, avrebbero creato
seri problemi strutturali e furono abbattuti. |
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Facciata della
basilica di San Pietro oggi, con la cupola di Michelangelo e i due
estremi modificati dal Maderno per migliorare la piazza retta e per
realizzare il balcone delle benedizioni. Ai due lati della facciata
dove erano stati precedentemente costruiti e successivamente demoliti
i due campanili originariamente disegnati da Michelangelo e modificati
dal Bernini. |
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Vista esterna
della cupola di Michelangelo. |
La Basilica venne
consacrata definitivamente nel 1626 da Urbano VIII.
Al tempo della morte
del Maderno nel 1629, egli era l’esponente più autorevole del nuovo
dinamico stile architettonico del primo barocco. Nella generazione che lo
seguì, tre grandi architetti , Gian Lorenzo Bernini, Francesco Borromini e
Pietro da Cortona, portarono l’architettura barocca in Roma alla sua
fase più alta e geniale, includendo il periodo dal 1630 al 1660, quando
gli edifici romani raggiunsero un livello così sofisticato, audace e pieno
di inventiva da marcare quel momento storico come uno dei periodi supremi nella storia
dell’architettura.
Alla morte del Maderno,
il Bernini, che stava lavorando per la costruzione di un baldacchino sopra
l’altare maggiore, fu nominato il nuovo architetto della Basilica. Tutte
le parti principali della costruzione erano già completate, ma c’era
ancora tanto lavoro da tenerlo impegnato per il prossimo mezzo secolo. Il
suo lavoro incluse la Piazza San Pietro e molte delle decorazioni interne
della basilica.
Quando fu completata,
la basilica di San Pietro fu ed ancora lo é, la chiesa più grande al
mondo, con un’area coperta totale di 21.477 metri quadrati. Il suo
perimetro esterno é di 1,778 metri, é lungo 186.35 metri e largo 97.50
metri. La navata principale é alta 40 metri, e la cupola é alta 132.50
metri. Vi sono 44 altari (la basilica Costantiniana ne aveva
addirittura ben 120), contiene 11 cupole minori, 778 colonne, 395 statue e 135
pannelli con mosaici.
La Basilica di San
Pietro rimane ancora oggi uno dei più grandi e belli edifici al mondo:
basti pensare che la chiesa di Saint Paul in Londra, potrebbe essere
collocata dentro la Basilica di San Pietro, e vi sarebbe anche tanto
spazio libero.
Artisticamente San
Pietro rappresenta il trionfo del barocco romano, in auge proprio nel
momento in cui la Chiesa romana, stato politicamente centrale nella storia
europea, avvertiva il crescere del prestigio e della potenza degli stati
nazionali della Francia e della Spagna. La sontuosità architettonica e la
ridondanza decorativa, elementi basilari dei canoni del barocco, ben
rispondevano all’esigenza della Curia di rappresentarsi con una
inarrivabile magnificenza.
La Basilica di San
Pietro rappresentò un monumento all’ambizione e alla ricchezza dei papi
del Rinascimento, e particolarmente del Papa Giulio II, uno dei più grandi
patroni del sedicesimo secolo. Essa racchiuse e combinò insieme tutti gli
sforzi intellettuali e artistici, nonché l’immaginazione di almeno nove
dei maggiori talenti nel campo dell’architettura di quei secoli, inclusi
Bramante, Raffaello, Michelangelo, Della Porta, Bernini e molti altri.
La Basilica di San
Pietro é un’opera d’arte di per sé stessa, ma é anche composta di un
insieme di diversi elementi artistici e di capolavori di valore
inestimabile. Per citarne alcuni, basterà ricordare la Pietà di Michelangelo,
le opere di Bernini e di Antonio Canova, le
centinaia di statue in marmo, travertino, stucco e bronzo all’interno
della Basilica e le altre 140 statue in travertino sulle colonnate,
all’esterno della piazza, e tutte la altre statue sulla facciata della
basilica.
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Il Baldacchino
del Bernini |
La Pietà di
Michelangelo |
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Statua di San
Pietro di Arnolfo di Cambio |
La Cupola
dall'interno |
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Particolari delle
Statue e del Colonnato |
La cripta e le grotte vaticane
La cripta può essere
raggiunta da un ingresso alla base di una grossa colonna vicino alla
cappella della Madonna. Il cartello d’ingresso può essere talvolta
difficile da essere visto, ma generalmente c’é una lunga fila di persone
che aspettano di entrare in questa località e rendono facile di
individuare l’ingresso.
Alla base delle
quattro colonne che supportano il Baldacchino si trovano quattro statue,
ordinate da Papa Urbano VIII nel 1643. Esse rappresentano Sant’Elena,
Santa Veronica, San Longino e Sant’Andrea, il fratello di San Pietro.
Le grotte vaticane si
estendono sotto la navata centrale della basilica di San Pietro, tre metri
sotto l’attuale pavimento, dall’altare maggiore (il cosiddetto Altare
Papale) sino a circa metà della navata: formano una vera e propria chiesa
sotterranea che occupa lo spazio tra l’attuale pavimento e quello della
basilica costantiniana del IV secolo. Gli angusti spazi, caratterizzati da
volte a botte ribassate, furono scavati dagli architetti rinascimentali
per preparare le fondamenta dell’attuale basilica.
La tomba di San Pietro
fu il centro d’attenzione della vecchia basilica Costantiniana; la parte
alta della tomba fu usata come altare.
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Sovrapposizione tra le Grotte Vaticane , l'antica Basilica Costantiniana e la nuova Basilica |
Nella nuova basilica,
l’altare maggiore é situato molto al di sopra della tomba di Pietro. Se al
centro del Cupolone di Michelangelo si appendesse un filo a piombo, esso
andrebbe a cadere esattamente sulla modesta scatola di plexiglas che
contiene, si pensa, i resti dell’Apostolo Pietro, confermando una
tradizione che dura quasi duemila anni di arte e di fede. Soltanto allora
si potrà capire meglio il significato della Confessione di Pietro, quella
nicchia in cui risplende a mosaico l’icona bizantina di Cristo, visibile
anche dalla balaustra di San Pietro, che arde dalle sue novantanove
lampade votive: sotto l’icona, la preziosa cassetta non contiene le ossa
di San Pietro (che si trova più in basso) bensì i pallii (stole con croci)
che il Papa conferisce ai neo eletti Vescovi metropoliti per segnare il
loro legame con Pietro.
La sepolture nelle
grotte Vaticane, vicino alla tomba di San Pietro, é stato sempre il
desiderio di papi, re e regine, così come lo fu per i primi cristiani e
anche per i pagani. Tra le più antiche personalità sepolte nelle grotte si
devono menzionare Papa Gregorio V, l’Imperatore Ottone II, i papi Adriano
IV, Bonifacio VIII, Pio VI, il re Giacomo III Stuart e i suoi figli, la
regina Cristina di Svezia. Ultimamente, anche Papa Giovanni Paolo II é
stato sepolto in quelle grotte.
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pianta delle Grotte vaticane |
Piazza San Pietro
Meglio di qualunque
altro esempio, Piazza San Pietro dimostra chiaramente e positivamente che
le basi dell'arte barocca furono fondate su principi semplici e generali,
piuttosto che in dettagli pesanti, elaborati ed esuberanti.
Infatti, il più grande
capolavoro del Bernini (1598-1680), Piazza San Pietro (Magnum Opus), é
composto da un semplice e singolo elemento: "la Colonna Classica".
Piazza San Pietro é
una delle piazze più famose del mondo, se non assolutamente la più famosa.
In occasione della morte e dei solenni funerali di Papa Giovanni Paolo II
nel mese di Maggio 2005, più di tre milioni di pellegrini arrivarono a
Roma e si riversarono in Piazza San Pietro per rendere omaggio a quel
magnifico Pontefice, ma anche in altre varie occasioni quali la
benedizione papale del 1996, il Papa attirò milioni di turisti e
pellegrini in Piazza San Pietro. Ancora una volta, quindi, si può
confermare che questa piazza é in un certo senso, il cuore della Cristianità della
Chiesa Cattolica. Ma il primo e supremo proposito della
costruzione di questa piazza fu quello di dimostrare un simbolismo che il
Bernini espresse con le seguenti parole "... poiché la basilica di San
Pietro é la madre di tutte le altre chiese al mondo, essa deve
assolutamente avere delle colonnate;ciò per dimostrare e far capire che
le braccia estese delle colonnate nella piazza ovale rappresentano le
estese braccia materne della chiesa per ricevere ed accettare sia i
cattolici per confermare la loro fede, sia agli eretici per riunirli alla
chiesa, sia gli infedeli per illuminarli nella vera fede".
La soluzione finale di questo magnifico progetto fu portata a
termine sotto gli auspici del pontificato del Pontificato di Alessandro VII(1655-1667).
Nel 1629, mentre
lavorava sul Baldacchino di bronzo sopra l’altare maggiore, il Bernini fu
nominato il nuovo architetto responsabile per la basilica. Tutte la parti
principali del progetto erano già complete, ma c’era ancora lavoro da
fare, tanto che esso lo impegnò per i successivi cinquanta anni, fino alla
sua morte. Il suo lavoro incluse molte decorazioni interne e la
progettazione del suo più grande progetto, Piazza San Pietro.
Il problema che il
Bernini dovette affrontare, quando ricevette da Papa Alessandro VII
l'incarico di realizzare un grande ampliamento della piazza, fu quello di
trovare la giusta sintesi prospettica tra la nuova piazza, la cupola
michelangiolesca e la facciata della basilica, nel rispetto di vincoli
derivanti dalla presenza di edifici pre-esistenti (in primis il palazzo da
cui il pontefice si affacciava per impartire la sua benedizione).
La geniale soluzione
del Bernini consistette nella invenzione di un imponente colonnato (oggi
considerato il più straordinario mai costruito) che circonda la piazza e
che ne traccia la forma divisa in due corpi distinti: il primo a pianta
trapezoidale, accompagna idealmente la vista dello spettatore verso il
sagrato e l'entrata della basilica; il secondo assume l'aspetto maestoso
di due emicicli di forma ellittica, quasi a simboleggiare le braccia
materne della Chiesa protese ad accogliere il suo popolo.
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Pianta della
Basilica e della Piazza San Pietro. Da notare la croce latina della
Basilica proposta dal Maderno, l'allargamento della piazza retta
modificata anch'essa dal Maderno e l'ellisse della piazza progettata
dal Bernini. In rosso sono evidenziati gli assi principali ed i centri
degli emicicli, da me aggiunti per facilitare l'interpretazione
dell'intero progetto. Le quattro file di colonne ai due lati
dell'ellisse, convergono verso i centri dei due semicerchi che
compongono l'ellisse. |
Le dimensioni del
corpo principale della piazza sono imponenti. L’ellisse misura 240 metri
di larghezza (approssimativamente come il Colosseo, come volle il
Bernini); il colonnato è costituito da una quadruplice fila di 284 colonne
in stile dorico e 88 pilastri, coronato da 140 statue di santi (alte oltre
tre metri, opera di allievi del Bernini), che conferiscono un'immagine
monumentale alla piazza e la raccordano idealmente con le statue poste
sulla balaustra della facciata del Maderno.
La struttura ellittica
della piazza consentì al Bernini di creare quegli effetti ottici ricchi di
movimento e di sorpresa, cosi cari alla cultura Barocca. Sull’asse
longitudinale dell’ellisse vi sono due punti, indicato da due pietre
circolari sulla piazza,che rappresentano i due centri dei cerchi che
compongono l’ellisse, non lontano dall'obelisco, in cui il colonnato
appare costruito non da quattro ma da una sola fila di colonne.
Il centro dell'ellisse
é occupato, secondo una soluzione cara al barocco romano, da un obelisco
egizio, che, compresa la sua base e la croce sulla sommità, é alto
quaranta metri. L'obelisco, che risale al XIII secolo a.C., venne portato
a Roma nel I secolo per essere eretto nel Circo di Nerone, e poi spostato
nella sua sede attuale nel 1585 da Papa Sisto V. Ai lati dell'obelisco,
nei punti focali dell'ellisse, sono collocate due fontane disegnate
rispettivamente da Carlo Maderno (1613) e da Carlo Fontana (1677).
Ai tempi di Bernini
non esisteva Via della Conciliazione (costruita in epoca fascista), ma al
suo posto vi erano dei palazzi medievali, i cosiddetti Borghi Vecchi. In
questo modo si accedeva alla piazza da due vie anguste e chiuse da alti
palazzi, e quindi l'effetto che si otteneva "sbucando" sulla piazza era
decisamente maggiore di quanto avviene oggi, quando la Basilica ed il
Cupolone vengono avvistati già da lunga distanza. II colonnato del Bernini
doveva servire proprio ad accompagnare lo sguardo dello spettatore alla
magnificenza della Basilica di San Pietro e ad esaltare l'imponenza della
Cupola di Michelangelo, grazie al contrasto particolare provocato
dall'entrata trapezoidale che amplia la prospettiva.
Durante l'estate del
1656, Gian Lorenzo Bernini preparò per il Papa un primo progetto,
mostrando una piazza trapezoidale con i lati convergenti verso la presente
Piazza Rusticucci. Questa soluzione, appena sufficiente, fu scartata
immediatamente, e il Bernini ritornò alla progettazione di una piazza
circolare. Dopo vari studi e diverse visite alla vecchia piazza, egli
decise di scegliere la soluzione "ovale", e la presentò al pontefice
Alessandro il 17 Marzo 1657.
A questo punto intendo
confermare ciò che ho scoperto, studiato e dimostrato nel corso della mia ricerca
sul Campidoglio molti anni or sono: Michelangelo "inventò" l'ellisse, o l'ovale volgarmente chiamato, durante la sua progettazione
di quella meravigliosa piazza nel 1539, e da allora la forma ovale fu
usata nella progettazione di moltissime piazze ed edifici di stile
barocco, soprattutto nelle città di Roma, Torino, Parigi, Londra, e negli
stati europei della Spagna, Svezia, Germania, Cecoslovacchia, e in molti
altri paesi
La pianta della
soluzione schematica del Bernini e la pianta finale del Maderno mostrano
una “piazza ovale” che é collegata alIa basilica di San Pietro da una
piazza trapezoidale, "piazza retta", i cui lati sono divergenti verso la
chiesa. La forma, le proporzioni e la posizione della piazza furono
determinate da molteplici richieste funzionali, alcune delle più
importanti furono la visibilità della facciata di San Pietro, un ingresso
confortevole verso il Palazzo del Vaticano e un "ambulatorio" coperto
per le processioni durante certe festività.
Di conseguenza, lo
spazio creato nel centro della piazza diventò quasi un immenso "atrio"
allungato, una caratteristica che avrebbe ancora di più rafforzata la
monumentalità dell'entrata progettata dal Bernini nella costruzione del
"terzo braccio", compreso fra le prime "due braccia". Il motivo per cui il
terzo braccio non fu costruito é da ricercarsi nella morte del Pontefice
Alessandro VII nel 1667.
Virtualmente nessun'altra
piazza al mondo é mai stata studiata, analizzata e sottoposta ad una
ricercata così dettagliata e frequente come quella di San Pietro.
Poiché i campanili
originali disegnati da Michelangelo e dal Maderno furono modificati e
costruiti sotto la direzione del Bernini nel 1637 e furono demoliti nel
1646 quando, a causa del loro peso eccessivo, essi provocarono dei problemi
strutturali, e conseguenti fessure sulla facciata della cattedrale, il
Bernini cadde in disgrazia del Pontefice.
La facciata della
basilica ricevette un trattamento architettonico piuttosto blando e
indecisivo, contrariamente alla eccessiva lunghezza della facciata
progettata dal Maderno.
Nella soluzione
proposta dal Bernini, l'apertura fra la piazza obliqua e la piazza retta
era molto più stretta della facciata della basilica, ma era spontaneamente
percepita per essere uguale. In questo caso, quindi, la piazza retta era
percepita quasi come una piazza rettangolare, e di conseguenza la facciata
principale della chiesa sembrava più corta di quello che era, e corrispondentemente molto più alta. Questo effetto fu aumentato
ulteriormente e rinforzato dal fatto che le pareti laterali della piazza
retta andavano progressivamente abbassandosi quanto più si avvicinavano
alla chiesa.
L'altezza della
facciata della chiesa era, perciò, misurata in relazione ai pilastri più
corti alla fine della piazza che a quelli più alti all'inizio della piazza
stessa;allo stesso tempo,
l'ovale trasversale della piazza obliqua portava la chiesa, finalmente e
definitivamente, relativamente vicina al visitatore.
La soluzione
schematica del Bernini per il fronte della piazza, con i campanili
separati dalla facciata
principale,
avrebbero risolto
e completato la facciata in un modo
geniale.
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Disegno della
Basilica e della Piazza San Pietro: la forma ellittica della piazza
(piazza ovale) e la pianta trapezoidale (piazza retta) accompagnano
idealmente la vista del visitatore verso il sagrato. |
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Ricostruzione del
disegno schematico della Piazza San Pietro proposto dal Bernini: da
rilevare la posizione dei due semicerchi che compongono l'ellisse
trasversale di circa 240 metri. Le quattro file di colonne convergono
verso i centri dei due semicerchi al centro dell'ellisse. |
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Incisione anonima
del 1657 della Basilica e della Piazza San Pietro, che presenta il
terzo braccio proposto dal Bernini, al centro della composizione, che
non fu mai realizzato. |
L'importanza più
grande della pianta schematica del Bernini, ad ogni modo, non riposa o si
concentra su questi "trucchi prospettici". Quello che rende la Piazza San
Pietro una delle piazze più grandi ed ingegnose mai progettate risiede
nelle sue proprietà spaziali ed estetiche. Secondo il Bernini, la funzione
principale del largo spazio fu quella di contenere le folle che si
riunivano in quel luogo per la benedizione papale durante la Pasqua e
durante altre feste e cerimonie religiose. Di conseguenza, il Bernini
progettò un immenso ellisse collegato alla basilica da una piazza
trapezoidale, forme che egli paragonò e immaginò come le braccia aperte
della chiesa madre. Le colonne individuali, libere da vincoli, furono il
risultato di una soluzione nuova ed immaginativa per la necessità di
creare una composizione penetrabile. La piazza guidò e ancora oggi guida i
visitatori verso la basilica e contro-bilancia la facciata estremamente
larga della chiesa. L’ellise del Bernini racchiuse uno spazio centrato
sull’obelisco egiziano del Vaticano che fu messo precedentemente al centro
di quella piazza da Sisto V nel 1586. Il Bernini mosse la vecchia fontana
del Maderno sull’asse maggiore della piazza e costruì una seconda fontana
gemella dall’altra parte dell’obelisco per creare una scenografia ed una
composizione unica. La analogie all’ovale del Bernini di Sant’Andrea al
Quirinale sono affascinanti, così come sono differenti in significato e
funzione. La piazza obliqua di San Pietro può essere simultaneamente
caratterizzata e interpretata come uno spazio aperto o uno spazio chiuso,
creando una magnifica “dualità “
Lo spazio fu
chiaramente ben definito, ma la forma ovale creò una espansione lungo
l'asse trasversale.
Piuttosto che creare una forma statica e rigida, il Bernini creò e definì
una azione reciproca con il mondo esterno e le strutture al di là della
piazza, il tutto espresso e delineato dalla trasparenze delle due
file di colonne,
"ambulatorio" in
entrambe le parti dello spazio.
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Ricostruzione di
A.L.R. dell'Ellisse di Piazza San Pietro del Bernini: disegno
schematico. |
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Ricostruzione di
A.L.R. dell'Ellisse di Piazza San Pietro del Bernini: dettaglio del
disegno schematico. |
Nel progetto
originario, il Bernini progettò dei giardini al di fuori dei colonnati,
che potevano essere visti attraverso le colonne, facendo apparire la
piazza come una parte aperta del sito. Quello spazio divenne in verità il
punto d'incontro di tutta l'umanità e allo stesso tempo il suo
messaggio si irradiò e venne diffuso e divulgato al mondo intero. La
piazza "retta" trapezoidale fece anch'essa parte di quel messaggio e di quell'invito. L'obelisco al centro dell'ovale ebbe una funzione importante
come "nodo" o punto di collegamento, dove tutte le direzioni furono
unificate con l'asse longitudinale che porta verso la facciata della
chiesa. In questo modo, quindi, fu creata una sintesi ideale di
concentrazione e una direzione longitudinale. Lo stesso tema fu ripetuto
dentro la chiesa, dove il movimento longitudinale trovò il suo apice
finale nell' asse verticale che conduce alla cupola celestiale. La forma
della cupola rotonda é implicita in un senso plastico, simbolico e visivo
nell’ apertura curva ellittica dei colonnati, il cui proposito allegorico
fu quello di visualizzare le braccia di un corpo immaginario, del quale la
cupola fu la testa.
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