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Maria in Vallicella
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Introduzione
Santa Maria in Vallicella, conosciuta anche la
Chiesa Nuova, è sicuramente uno dei più importanti centri religiosi della
città, La chiesa è storicamente legata alla figura di San Filippo Neri
(1515-1595) "Apostolo di Roma", canonizzato nel 1622. Era chiamato dal
popolo "Pippo buono" e aveva fondato la Confraternita dei Pellegrini e dei
Convalescenti allo scopo di assistere i pellegrini bisognosi che si recavano
a Roma, ma si prodigò in modo particolare per l'educazione cristiana e il
miglioramento della condizione dei fanciulli poveri e abbandonati della
città, oltre ad un’infinità di altre opere di apostolato e di carità, che
posero la sua figura al centro delle vicende religiose e sociali della Roma
del tempo. In segno di riconoscimento per l’opera svolta, Gregorio XIII gli
fece dono della chiesa di Santa Maria in Vallicella, la cui esistenza era
già documentata dal XII secolo, Iniziata nel 1575 da Pietro Bartolini di
Città di Castello, i cui lavori furono proseguiti dal 1583 da Martino Longhi
il Vecchio, la chiesa fu consacrata nel 1599 mentre la facciata fu
completata ai primi del ‘600 seguendo il modello della chiesa del Gesù.
Santa Maria in Vallicella, il centro delle
attività di Filippo Neri in Roma, divenne un faro illuminate di rinnovamento
spirituale e sociale e fu subito chiamata dai romani la “Chiesa Nuova” e
questo è ancora oggi il nome preferito da tutti i romani.
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Santa Maria in
Vallicella in una incisione di Giuseppe Vasi |
Storia di
Santa Maria in Vallicella
La Vallicella, dalla quale la chiesa trae
il suo nome, ricorda una piccola valle nella pianura del Campo Marzio,
luogo malsano e pieno di stagni sulfurei presso il quale i Romani
avevano elevato altari a Proserpina, ritenendo il luogo uno degli
accessi agli inferi. Dal XIII secolo è qui ricordata una chiesa, legata
alla parrocchia di San Lorenzo in Damaso, dedicata alla Natività della
Madonna,. Nel XV e XVI secolo la chiesa era conosciuta con il nome di
Santa Maria in Puteo albo, a causa di un'antica vera di pozzo
("puteale") in marmo bianco. Nella chiesa veniva conservata un'immagine
miracolosa della Madonna: si tratta di un affresco trecentesco, in
origine collocato all'esterno di una "stufa", o bagno pubblico. Nel 1535
essendo stata colpita con un sasso si raccontava che avesse sanguinato e
l'immagine era divenuta oggetto di culto. Quando diversi secoli dopo,
Papa Gregorio XIII, con la Bolla “Copiosus misericordia” del 15 luglio
dell’Anno Giubilare 1575 , assegnò a “Filippo Neri, prete fiorentino, e
Preposito di alcuni Preti e chierici” la chiesa parrocchiale di S. Maria
in Vallicella, la vecchia chiesa era quasi sommersa dal fango e dai
detriti a causa delle continue alluvioni del Tevere che nel corso degli
anni avevano innalzato il terreno circostante di parecchi metri. Di
conseguenza, Filippo Neri decise di far costruire immediatamente una
nuova chiesa che il popolo soprannominò subito Chiesa Nuova per
distinguerla da quella antica, tanto che il nome fu dato anche alla
piazza antistante. Nello scavare le fondamenta per la nuova chiesa, fu
scoperto un lungo muro antico, una “paries” sul quale poggiò tutto il
fianco della nuova costruzione e che dette il nome al sesto rione di
Roma, Parione, in riferimento appunto alla “grossa parete” Allo stesso
tempo il Papa chiese che in quella località con la nuova chiesa venisse
eretto un edificio per una Congregazione di Preti e di chierici secolari
che si doveva chiamare “Oratorio”, dando mandato “alla medesima
Congregazione e al suo Rettore ed ai Preti di essa di formulare Statuti
e ordinamenti ragionevoli, onesti e non contrari ai Sacri Canoni e alle
disposizioni del Concilio Tridentino, con la facoltà, dopo averli
formulati, di riformarli, delimitarli e mutarli e di produrne di nuovi,
secondo le necessità e le circostanze, i quali Statuti, quando sarebbero
stati approvati dalla Santa Sede e dai singoli membri della
Congregazione dovrebbero essere inviolabilmente osservati, e tale
edificio potrebbe essere fatto liberamente e lecitamente” .
La ricostruzione della Chiesa Nuova fu
affidata a Matteo da Città di Castello che utilizzò il modello della
navata unica con quattro cappelle per lato già utilizzato per la Chiesa
del Gesù. Dal 1586 al 1590 subentrò nella direzione dei lavori Martino
Longhi il Vecchio, che aggiunse una quinta cappella a destra e sinistra,
ed eresse l'abside, il transetto e la cupola allontanandosi dallo stile
riformistico Gesuita, che comunque si ritrova nella facciata in
travertino, inquadrata da lesene, eretta tra il 1594 e il 1605, su
disegno di Fausto Rughesi. L’interno fu disegnato interamente dal
Borromini e fu parzialmente affrescato da Pietro da Cortona per la
volta, i pennacchi la calotta della cupola, e per l’Assunta con i Santi
dell’Abside. La Gloria degli Angeli sull’Altare Maggiore e le grandi
composizioni sui due lati del Presbiterio raffiguranti i Santi Domitilla,
Nereo e Achilleo a sinistra, i Santi Gregorio.Mauro e Papia a destra.
L'interno fu progettato a croce latina. Le tele alle pareti della navata
e del transetto e sopra i coretti del presbiterio, con episodi del
Vecchio e Nuovo Testamento, furono di Lazzaro Baldi, Giuseppe Ghezzi,
Daniele Seiter, Giuseppe Passeri e Domenico Parodi. Da notare che
Filippo Neri, secondo le nuove regole tridentine, voleva per questa
chiesa un edificio grande, semplice con bianche pareti senza esuberanti
affreschi, decorazioni e variegati marmi. La chiesa fu terminata e
consacrata nel 1599, dopo al morte del Santo.
Il secolo barocco che seguì, comunque,
aveva ben altre preferenze e come é il caso di molte altre chiese
barocche, gli interni della chiesa nuova si presentano ’oggi con una
moltitudine di stucchi e di ghirlande dorate con angeli colorati, nuvole
vaganti, e adorni di drappeggi blu e cremisini. Poiché Pietro da Cortona
fu il più popolare e ricercato pittore di volte, cupole e soffitti,
(oltre che un eccellente architetto), nella Roma del diciassettesimo
secolo, non é difficile capire il motivo per cui la chiesa nuova
rifletta il suo genio e le sue capacità pittoriche. I suoi affreschi
sulla la navata centrale, nella cupola e nell’abside furono e sono
ancora oggi brillanti, drammatici e assolutamente accattivanti e
attraenti. Pietro da Cortona dipinse la ‘Gloria della Trinità’ nella
cupola (1647), l’Assunzione della Vergine(1650) nell’ abside, la “Visione
della Vergine” (1665) nella volta, e la Vergine e il Bambino sopra
l’altare (1669). Invece la commissione dell’Oratorio fu uno dei momenti
più importanti per la carriera del Borromini, insieme al progetto di San
Carlo alle Quattro Fontane e Sant’Ivo alla Sapienza. Francesco Borromini
riversò tutto il suo talento in quel magnifico edificio che, oggi, è uno
dei principali centri delle istituzioni e attività culturali cittadine:
ospita infatti l'Emeroteca Romana, l'Archivio capitolino e la biblioteca
Vallicelliana.
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S. Maria in Vallicella e
Oratorio dei Filippini |
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vista da un terrazzo |
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piazza della
Chiesa Nuova |
Architettura della
chiesa
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1 La Facciata
2 La Navata Centrale
3 Le Cappelle laterali
4 L'Abside e la Cupola
5 L'Altare Maggiore
6 La Cappella di San Filippo Neri
7 La Cappella di San Carlo
8 L'Altare dell' Incoronata
9 L'Altare della Presentazione
10 La Sacrestia
11 Le Camere di San Filippo
12 Il Giardino degli Aranci
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L’interno
Il sontuoso e decoratissimo interno di questa
chiesa, a croce latina, con tre navate fu modificato soltanto dopo la morte
di Filippo Neri nel 1595. Tra il 1594 e il 1617, secondo un progetto di
Giacomo Della Porta del 1585 e a cura di Giovan Battista Guerra come
soprintendente ai lavori, l'originaria pianta ad unica navata fu modificata
per mezzo dello sfondamento delle cappelle laterali, che vennero arretrate
in modo da lasciare spazio per due strette navate laterali. Si aggiunsero
inoltre altre due cappelle, una per lato. Il campanile fu aggiunto nel 1666
ad opera di Camillo Arcucci. Il fianco destro della chiesa, dopo l'apertura
della strada che la costeggia, fu rivestito nel 1675 con cortina laterizia
ad opera di Carlo Rainaldi. La cupola fu modificata nel 1650 da Pietro da
Cortona, che vi aggiunse una lanterna sormontata da un cupolino per
permettere una migliore illuminazione dell'interno. Il pavimento marmoreo fu
interamente rifatto nel 1895.
Altare
Sulle pareti e sulla volta furono
inserite tele di Cristoforo Roncalli, detto il "Pomarancio", realizzati tra
il 1596 e il 1599 (ma forse sostituiti da una seconda serie dello stesso
pittore nel 1620) e raffiguranti scene della vita del santo ("Filippo ode
cantare gli angeli", "Filippo guarisce Clemente VIII dalla chiragra",
"Filippo salva un figlio spirituale dall'annegamento", "Filippo in estasi
mentre assiste un infermo", "Filippo cade nel fondamento ed è salvato da un
angelo", "Filippo in estasi in abiti sacerdotali", "Morte di Filippo",
"Elemosina di Filippo all'angelo", "Filippo resuscita Paolo Massimo", "San
Giovanni Battista appare a Filippo"). Per l'altare fu realizzata la pala di
Guido Reni raffigurante "San Filippo Neri e la Madonna della Vallicella",
poi spostata nelle stanze del convento e qui sostituita da un mosaico con il
medesimo soggetto di Vincenzo Castellani (1765-1774). L'altare fu costituito
da un'urna di cristallo che ospitò il corpo del santo, con maschera
d'argento, mentre le decorazioni furono frutto di successive modifiche e
rinnovamenti che si sono succedute fino al XIX secolo. La pala d’altare la ”
Vergine col bambino” e i due dipinti laterali, “Ss.Domitilla, Nereo e
Achilleo”, “S.Gregorio Magno, Mauro e Papia” sono le maggiori opere romane
di Pietro Paolo Rubens (1607-08).
Navate
La navata centrale è coperta da una volta a
botte, sostenuta da pilastri con paraste addossate, tra i quali si aprono le
arcate verso le navate laterali, dove si affacciano cinque cappelle per
parte. Le tele alle pareti della navata e del transetto e sopra i coretti
del presbiterio, con episodi del Vecchio e Nuovo Testamento, sono di Lazzaro
Baldi, Giuseppe Ghezzi, Daniele Seiter, Giuseppe Passeri, Domenico Parodi.
Sul soffitto, tra stucchi disegnati da Pietro da Cortona ed eseguiti da
Cosimo Fancelli ed Ercole Ferrata, (1662-65) vi sono affreschi dello stesso
Pietro Da Cortona.
Nella navata destra si trovano le Cappelle del
Crocefisso, della Pietà, dell'Ascensione, della Pentecoste e la Cappella
Pinelli.
Sulla navata sinistra si trovano le Cappelle
della Purificazione, dei Magi, della Natività, della Visitazione e
dell'Annunciazione.
Le Cappelle del Transetto, che inizialmente si
aprivano sull'unica navata, furono tutte ricostruite per far posto alle
navate laterali tra il 1594 e il 1605.
La Cappella della
Presentazione della Vergine
Si trova all'estremità sinistra del transetto.
Fu costruita nel 1589 a spese del vescovo Angelo Cesi, e decorata su disegno
di Martino Longhi il Vecchio nel 1591 con marmi policromi e due colonne in
marmo verde antico all'altare. Nel 1592 furono collocate nelle apposite
nicchie le statue di "San Pietro" e "San Paolo", opera di Giovanni Antonio
Paracca e nel 1603 fu consegnata la pala d'altare, raffigurante la
"Presentazione di Maria al Tempio" di Federico Barocci. Dopo i lavori di
modifica, fu completamente rifatta la decorazione affrescata, con "Storie di
Anna, Elcana e Samuele" sulla volta, ad opera di Alessandro Salucci.
La Cappella
dell'Incoronazione della Vergine
Si trova all'estremità destra del transetto.
Fu concessa nel 1591 ad Alessandro Glorieri, nunzio apostolico a Napoli. Nel
1592 venne costruito l'altare maggiore, con colonne in marmo verde antico
analoghe a quelle dell'opposta cappella della Presentazione e la cappella
venne consacrata nel 1594 con un'elaborata decorazione in marmi policromi.
Le nicchie ospitano due statue di "San Giovanni Battista" e "San Giovanni
Evangelista" di Flaminio Vacca. La pala d'altare, raffigurante
l'"Incoronazione della Vergine", fu dipinta dal Cavalier d'Arpino e,
completata nel 1615, venne ulteriormente modificata dallo stesso autore due
anni dopo, su richiesta della Congregazione. Nel catino absidale è
raffigurata l'"Assunta tra Angeli e Santi . Le due cappelle alle estremità
del transetto furono modificate con un arretramento, in analogia alle
cappelle delle navate: i lavori furono eseguiti nel 1634 per la cappella
della Presentazione. Nell’ abside si trova “L’Assunzione della Vergine
Maria(1650) Nel centro del presbiterio si trova il ciborio in bronzo
disegnato da Ciro Ferri nel 1681.
Cappella di San Filippo
Neri
Si trova a sinistra del presbiterio e fu
progettata e costruita sotto la direzione di Onorio Longhi, (1600-1604), e
fu composta di due preziosissimi ambienti; il primo ottagonale e il secondo
circolare, che furono interamente rivestiti di marmi pregiati, pietre dure e
madreperla, ciò nonostante S. Filippo avesse deciso di far costruire un
edificio ecclesiastico semplice e senza decorazioni ecclatanti, seguendo le
regole del Consiglio Tridentino. Fu costruita a spese di Neri Del Nero,
parente del santo.
Cappella di San Carlo
Borromeo
Si trova a destra del presbiterio. L'idea di
una cappella dedicata a san Carlo Borromeo si discuteva fin dal 1604, con
l'appoggio del cardinale Federico Borromeo, ma fu possibile realizzare il
progetto solo a partire dal 1663, con il patrocinio del marchese Orazio
Spada. Il progetto di Camillo Arcucci prevedeva tre ambienti successivi,
sontuosamente ornati, e fu completato nel 1679. Il primo ambiente, un
vestibolo ottagonale, ospita le lapidi in marmo nero, collocate nel 1733,
che celebrano i componenti della famiglia committente. L'ambiente centrale,
a pianta ellittica e coperto a volta, fu realizzato da Giuseppe Brusati
Arcucci, nipote del primo progettista, con l'aiuto di Carlo Rainaldi. e
presenta quattro nicchie inquadrate da colonne alveolate che avrebbero
dovuto ospitare delle statue. La decorazione, (Gloria con il motto di San
Carlo, Humilitas, del 1667, "Angeli" e quattro medaglioni con l'"Attentato a
san Carlo", i "Santi Carlo, Filippo Neri e Felice da Cantalice", la "Comune
preghiera di san Carlo e di san Filippo" e l'"Incontro di san Carlo e di san
Filippo") si deve a Giovan Francesco De Rossi. Sul pavimento è raffigurato
lo stemma della famiglia Spada. Alle pareti dipinti di Luigi Scaramuccia del
1673 (l'"Elemosina di san Carlo" e "San Carlo fra gli appestati"). L'ultimo
ambiente ospita l'altare con pala di Carlo Maratti (la "Madonna e il Bambino
Gesù fra i santi Carlo Borromeo e Ignazio di Loyola", del 1672-1679).
L'affresco sulla volta, con lo "Spirito Santo", inserito in una precedente
cornice mistilinea, fu realizzato da autore ignoto nel 1729.
La Cupola e volta con
lanternino
La cupola e la volta con il lanternino al di
sopra dell'altare furono opera di Pietro da Cortona (1650). La volta, la
cupola con i peducci e l'abside, lasciati inizialmente solo imbiancati per
volere dello stesso san Filippo Neri, furono successivamente affrescati da
Pietro da Cortona tra il 1647 e il 1666. Sulla cupola si trova il "Trionfo
della Trinità" ("Dio Padre e Cristo" sulla cupola, e lo "Spirito Santo" nel
lanternino). Sui pennacchi della cupola sono affrescati i profeti biblici
Geremia, Ezechiele, Isaia e Daniele Sulla volta l'affresco raffigura la
"Madonna e san Filippo Neri" e si riferisce al celebre episodio della
visione avuta dal santo nel 1576 nel corso della costruzione della chiesa: a
san Filippo apparve la Madonna che sorreggeva una trave pericolante sopra la
cappella nella quale erano conservati durante i lavori il Santissimo
Sacramento e l'immagine miracolosa della "Madonna Vallicelliana".
La Facciata
L’esterno della chiesa é di un effetto
imponente con la sua massiccia facciata progettata da Fausto Rughesi. La
facciata fu completata nel 1605, e la scalinata antistante fu completata nel
1614. La facciata presenta due ordini di paraste binate, con le coppie ai
lati del portale centrale sostituite da semicolonne. Il portale centrale, di
dimensioni maggiori delle due porte laterali, è sormontato, al di sopra
della trabeazione del primo ordine, da un timpano centinato, che ospita la
statua della "Madonna Vallicelliana". Nell'ordine superiore, collegato a
quello inferiore da due piccole volute laterali, riprese dalla facciata
della chiesa del Gesù, si trova al centro una finestra inquadrata da
un'edicola con timpano centinato e ai lati due nicchie, inquadrate da
edicole più piccole, che ospitano le statue di san Gregorio Magno e di san
Girolamo, opera di Giovanni Antonio Paracca. .
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Facciata e
Campanile |
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Interno |
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La pala di Rubens sull'Altare
maggiore |
La volta |
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| l'abside |
Cappella di
San Filippo Neri |
Non considerando tutti gli altri affreschi, i
più grandi tesori di questa chiesa sono tre tele (!607-08) di Pietro Paolo
Rubens: sull’Altare Maggiore la pala”Vergine, il Bambino e Angeli” da una
parte,”S. Gregorio il Grande” , rappresentato come il fondatore originario
della chiesa,dall’altra parte. Gli altri sono “relique di martiri romani”
che furono portati in questa chiesa e depositati sotto l’Altare
Maggiore(1599). Sotto l’ovale della Madonna di Ruben fu conservata la
Madonna della Vallicella, protagonista di due miracoli.
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L'icona della Vergine con il
Bambino |
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Altare con le reliquie di San
Filippo Neri e maschera funeraria |
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