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S. Andrea
al Quirinale



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Premessa
La chiesa di Sant'Andrea al Quirinale,
detta anche Sant'Andrea a Monte Cavallo, si trova alla sinistra di
Via del Quirinale, di fronte alla Manica Lunga del Palazzo del
Quirinale. L'edificio, un capolavoro di architettura barocca
costruito sul luogo di una chiesa del Cinquecento per il Noviziato
dei Gesuiti, venne commissionato nel 1658 dal cardinale Camillo
Pamphilj, per volontà del Papa Alessandro VII Chigi, a Gian Lorenzo
Bernini che la considerò la sua migliore opera.
Con Gian Lorenzo Bernini, nato nel
1598 a Napoli e morto a Roma nel 1680, il barocco ebbe la sua piena
attuazione. Egli fu architetto, scultore, pittore, autore di teatro
e scenografo. I suoi maestri furono i modelli classici che studiò
con passione e che ripropose con quella linea nervosa e magnifica
che lo rese caposcuola fondamentale. Appassionato studioso
dell'architettura classica, per il Bernini ciò che l'immaginazione
concepiva doveva diventare realtà attraverso l'ausilio della
tecnica: il Bernini ebbe una sconfinata fiducia nella tecnica,
capace di realizzare tutto ciò che si pensa e si desidera.
In possesso di una tecnica
prestigiosa, posta al servizio di una fertilissima immaginazione, in
perfetta consonanza con la cultura del suo tempo, il Bernini seppe
dar vita, nella sua vastissima opera, agli ideali, ai miti e alle
aspirazioni temporali e spirituali della Roma papale del Seicento.
Elementi della sua formazione furono: la tecnica consumata del tardo
Manierismo, l'antico, e i grandi maestri del Cinquecento.
Iniziò la sua carriera di scultore con
suo padre, Pietro, e fin da giovane dimostrò un talento
assolutamente inimitabile. Sotto il patronato di Papa Urbano VIII,
dal 1623 al 1644, studiò pittura e praticò architettura. Purtroppo,
però, i suoi primi lavori in architettura non raggiunsero il
successo che desiderava. Infatti, nel 1637 egli iniziò la
progettazione e la costruzione dei due campanili laterali della
Basilica di San Pietro, ma nel 1646, quando il loro peso incominciò
a produrre problemi strutturali e conseguenti fessure nella
basilica, essi furono demoliti, lasciando il Bernini in uno stato di
disgrazia temporanea agli occhi del Papa. In seguito, il Bernini
riacquistò la fiducia del Pontefice e dal 1640 al 1660 creò i più
spettacolari monumenti pubblici della sua carriera, inclusa la
progettazione della Fontana dei Quattro Fiumi in Piazza Navona. Ma i
più importanti successi architettonici e decorazioni religiose
nonché pubbliche, furono il Baldacchino nella Basilica di San
Pietro,(1624-1633), il Trono di San Pietro, la Fontana del Tritone
in Piazza Barberini, la Barcaccia in Piazza di Spagna, Sant’Andrea
al Quirinale,(che fu chiamato il gioiello del Barocco), e moltissime
altre opere di pittura e scultura.
Parte dei disegni e piante utilizzate
in questa sezione di "Percorsi di Architettura" sono tratti da un
lavoro della professoressa Julia Smyth-Pinney , pubblicato
nell'articolo "The geometries of S. Andrea al Quirinale" in The
Journal of the Society of Architectural Historian, vol. 48 n° 1-
marzo 1989, pagg. 53-65. L'intero articolo è disponibile
attraverso JSTOR (www.jstor.com).
La professoressa Pinney ha concesso l'autorizzazione per la
pubblicazione sui "Percorsi di Architettura" di Laboratorio Roma di
alcuni disegni e la traduzione in italiano di parti dell'articolo.
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1 - S. Andrea
al Quirinale - incisione del 1748 di Giuseppe Vasi |
Storia della progettazione e della costruzione
della chiesa
Questa chiesa era già antica ed
illustre nel 1400, poiché le sue origini risalgono all'XI secolo.
Nel 1566 fu interamente rifatta a spese della duchessa di
Tagliacozzo, quando l'area fu donata a San Francesco Borgia; accanto
vi fu costruita la casa del noviziato per la Compagnia di Gesù.
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2 - Il
convento pre-esistente |
La nuova chiesa per il seminario dei
Gesuiti nel Quirinale fu iniziata nel 1658 con fondi provveduti dal
Papa Alessandro VII e dal Cardinale Camillo Pamphilj, nipote di
Innocenzo X. Il progetto curato da Gian Lorenzo Bernini che con
l'ausilio di un suo allievo, De Rossi(1637-1695), seguì anche la
costruzione della chiesa, per il cui completamento furono necessari
venti anni, dal 1658 al 1678. La costruzione della facciata
principale fu completata nel 1672. Quasi immediatamente, però, vi
furono dei problemi. Il piccolo sito scelto per la nuova chiesa
costrinse a rivedere il progetto originario. Il Bernini risolse il
problema, così come aveva fatto il suo rivale Borromini
precedentemente nella chiesa di San Carlo alle Quattro Fontane,
disegnando una chiesa ovale. Contrariamente a quanto fu fatto a San
Carlino, l’ingresso principale e l’altare maggiore furono piazzati
sull’asse minore dell’ovale.
L’ovale fu la soluzione per l’intero
progetto.
Questa piccola chiesa fu costruita con
una pianta ovale, avendo l’asse trasversale più lungo dell’asse
principale che va dall’ingresso fino all’altare maggiore. Da notare
che questa disposizione degli assi fu esattamente contraria di
quella che il Borromini usò per la chiesa di S. Carlo alle Quattro
Fontane, non molto distante da questa chiesa (anch’essa fu collocata
in un sito molto piccolo).
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a)- Diagramma
schematico della pianta ovale |
b) - Pianta in
rapporto al secondo ovale di Serlio |
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c) Pianta finale |
d) Pianta ovale attualmente
ricostruita |
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e) - pianta ovale della
chiesa |
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Disegni
originari di di Julia Smith Pinney del 1989, aggiornati da
Alessandro La Rocca nel 2007 |
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f) - sezione della chiesa
attraverso l'asse minore, dall'ingresso all'altare maggiore |
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g) - sezione della chiesa
attraverso l'asse maggiore, da cappella a cappella |
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h) - sezione della chiesa
attraverso l'asse maggiore, da cappella a cappella |
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Disegni
originari di di Julia Smith Pinney del 1989, aggiornati da
Alessandro La Rocca nel 2007 |
L'esterno
La facciata si aprì su di un piccolo
sagrato allargato da due ali concave, che ampliarono
illusionisticamente lo spazio sul modello del colonnato della
Basilica di San Pietro in Vaticano, anche questo progettato dal
Bernini.
Una gradinata semicircolare introdusse alla chiesa che fu costruita
sul luogo di Sant'Andrea a Montecavallo. Al centro della facciata a
un solo ordine, inquadrata da lesene corinzie, fu disposto un
finestrone semicircolare.
Un portico esterno semi-circolare,
sopportato da colonne ioniche, si protrasse dall’alta e stretta
facciata, sormontato da una trabeazione e sopportata da due paio di
monumentali pilastri corinzi.
Il portico fu dominato dallo stemma in
travertino dei Pamphilj, scolpito da due membri dello studio del
Bernini, Lorenzo Dini e Domenico Basadone, secondo le istruzioni, i
gusti e per la soddisfazione del Maestro. Il Basadone, inoltre,
sotto le direttive del Bernini medesimo, disegnò le cappelle, la
pavimentazione e la sacrestia della piccolo chiesa.
Sia il Bernini che il Rossi non vollero nessuna retribuzione in
denaro per il loro lavoro: essi desiderarono in cambio doni e pane
per il Convento dei Gesuiti, attaccato alla chiesa.
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3 -
Facciata principale di S. Andrea al Quirinale |
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4-5
-Facciata principale |
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6
-Simbolo di Innocenzo X |
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6-7
- Vista laterale |
L'interno
L'interno, decorato con marmi
policromi, dorature e stucchi, è a pianta ellittica, con l'asse
maggiore perpendicolare all'ingresso, con due cappelle disposte per
lato. Nella prima a destra pala d'altare con 'Morte di S.Francesco
Saverio' e tele laterali del Baciccia (1705). Nella seconda
"Deposizione", "Flagellazione" "Salita al Calvario" di Giacinto
Brandi (1682). Nella cappella maggiore altare in bronzo dorato e
lapislazzuli su disegno del Bernini e il dipinto del "Martirio di
S.Andrea" del Borgognone (1668). Sopra la raggiera dorata con angeli
e cherubini di Ercole Antonio Raggi. Nella seconda cappella a
sinistra "Madonna con Bambino e S. Stanislao Kostka di Carlo Maratta
(1687) e nella volta "Gloria del Santo" di Giovanni Odazzi. Nella
cappella dei Fondatori "Madonna con Bambino e Santi" di Ludovico
Mazzanti, nella volta "Gloria di Angeli" di Giuseppe Chiari.
La pianta è ovale, con l'asse maggiore
trasversale; le minuscole dimensioni sono così dilatate in un ampio
respiro. I due fuochi laterali non sono occupati da cappelle ma da
elementi di sostegno, così da spingere lo sguardo direttamente
sull'altare maggiore, costituito da una cappella in cui la pala
d'altare è illuminata da una fonte di luce nascosta, secondo un
espediente mutuato dalla scenografia teatrale che
Gian Lorenzo Bernini aveva già utilizzato altre volte (ad
esempio nella cappella Cornaro a
Santa Maria della Vittoria. La piccola cupola è decorata da
cassettoni dorati e le pareti sono ricoperte da preziosi marmi
mischi. Oltre alla pala dell'altar maggiore, di
Guillaume Courtois si segnalano tre tele del
Baciccio e, nelle stanze annesse alla chiesa, attigue alla
attuale comunità dei padri gesuiti, la statua di
San Stanislao Kostka morente, di
Pierre Legros.
La chiesa fu costruita fra il 1658 e
il 1678. La sua planimetria e’ davvero originale: un ovale con
l’asse dinamico trasversale e con l’asse di riposo longitudinale,
definito da un ingresso veramente forte e notevole ed un
corrispondente importante presbiterio.
Invece di usare l’asse maggiore o
dinamico dell’ovale per ottenere una facile longitudinalità, il
Bernini introdusse una pronunciata tensione fra le direzioni
principali, o per lo meno sembrò tale.
Le non-caratteristiche complessità
dell’ovale della chiesa risultarono da una serie di variazioni
geometriche fondate nei metodi tradizionali del Rinascimento
Italiano.
Attraverso le analisi comparative di
nuovi disegni della chiesa, con evidenze nei vari archivi papali, lo
sviluppo del del disegno viene identificato dalle iniziali origini
serliane fino alle sue innovative soluzioni finali. Le analisi dei
disegni finali in congiunzione con documenti storici confermano
l’uso da parte del Bernini di procedure geometriche conservative e
rivelano i motivi per i quali egli si allontanò da quelle severe e
rigide pratiche architettoniche.
Le manipolazioni della geometria ,
delle proporzioni e delle dimensioni maturò non soltanto per la sua
preoccupazione per la chiarezza concettuale e l’ortodossia
teoretica, ma anche per il suo fortissimo desiderio di usare la
geometria in aiuto di una organizzazione spaziale. La geometria del
disegno finale illuminò e sottolineò l’essenziale semplicità
dell’interno della chiesa e ci dà un migliore schiarimento, e la
capacità di farci capire meglio le sue intenzioni architettoniche e
per darci una migliore esperienza visuale.
Le analisi del suoi disegni e delle
sequenze di costruzione della famosa chiesa del Bernini attraverso
esami di materiali archiviali e’ evanzata moltissimo negli ultimi
quarant’anni e continuano ad essere analizzate sempre piu’.
Attraverso nuove misure dell’opera nel
1989, lavoro della professoressa Julia Smyth-Pinney dell’Università
del Kentucky, pubblicato nell'articolo "The Geometries of S. Andrea
al Quirinale”, in ”The Journal of the Society of Architectural
Historian”, volume 48, no. 1 (marzo 1989), pagine 53-65. Attraverso
le nuove misure paragonate con entrambe le scale e la geometria
della chiesa con i disegni esistenti negli archivi papali idi Roma,
l’ordine geometrico del disegno finale viene finalmente scoperto,
rivelato e capito. E le intenzioni e gli interessi del Bernini
possono soltanto adesso essere illuminati. L’intero articolo e’
disponibile attraverso JSTOR, (www.jstor.com).
L’elemento essenziale della forma di
S. Andrea fu l’ovale, una figura geometrica introdotta
nell’architettura sacra del tardo Rinascimento da Peruzzi,
Sebastiano Serlio e Vignola. Sebastiano Serlio (1475 – 1554) fu un
architetto italiano manierista che fece parte di un gruppo di
italiani che costruirono il Palazzo di Fountainbleau a Parigi.
Fu Serlio cha aiutò a canonizzare gli
ordini classici dell’Architettura nel suo influenzale trattato ”I
cinque libri dell'architettura" (ovverossia, "Tutte l'opere
d'architettura et prospettiva").Egli, pubblicò un libro nel 1637 a
Venezia “ Regole generali d’ Architettura” e tutti gli altri furono
pubblicati ad intervalli. L’ultimo libro fu pubblicato dopo la sua
morte. In totale egli produsse e pubblicò sette libbri.
Fu Serlio, infatti, nel suo trattato
che codificò e rese popolari le regole geometriche per la
costruzione dell’ovale. Comunque, la geometria dell’ovale di S.
Andrea non e’ prettamente serliana, e, sinceramente, questo fatto ha
confuso molti precedenti ricercatori, studiosi, e autori di libri
architettonici.
Alcuni di loro hanno arbitrariamente
sovrapposto lo standard ovale serliano su l’ovale di questa chiesa,
altri hanno riconosciuto la mancanza di corrispondenza con l’ovale
di Serlio, ma sono stati capaci di spiegare la geometria che il
Bernini usò, o cercarono di scoprire i motivi della sua partenza
dalla pratica fino ad allora accettata.
Il Serlio offrì quattro modi di
costruire l’ovale nel suo trattato, uno dei quali era l’ovale tondo.
Per questa chiesa il Bernini non usò l’ovale tondo, ma e’
interessante sapere che i limiti territoriali che furono imposti per
la Piazza San Pietro in Vaticano, (Vedi la mia narrativa su questo
stesso sito), furono gli stessi che egli dovette affrontare per
questo progetto: una predeterminata linea centrale lungo l’asse
minore nonchè una lunghezza limitata in quella stessa direzione. Da
notare che il piccolo sito per la chiesa di Sant'Andrea al Quirinale
consisteva di circa trenta metri in lunghezza e circa quaranta metri
in larghezza.
Questo fu il motivo principale per cui
l’asse dinamico fu ruotato di 90 gradi!
Un’osservazione dettagliata della
pianta ovale della chiesa mostra che l’importanza spaziale dell’asse
trasversale fu neutralizzata facendolo correre, o meglio,
dirigendolo contro i solidi pilastri laterali piuttosto che dentro
le cappelle laterali.
Il movimento, perciò, fu bloccato e si
notarono, o si sperimentarono, due “stelle” radianti (partendo dai
due cerchi dell’ovale così formatosi) che accompagnarono il
movimento principale dei visitatori dall’ingresso fino all’altare
maggiore, piuttosto che creare un conflitto di direzione.
In questo caso, l’analogia con la
magnifica Piazza San Pietro in Vaticano, da lui creata
precedentemente, e’ ovvia.
L’importanza dell’asse principale fu
aumentata e messa in evidenza dalla “edicola” in fronte all’altare,
che fu retrocesso. E qui, nell’apertura concava della trabeazione,
Sant'Andrea si eleva maestosamente verso il Paradiso, avvolto da
nuvole. Tutte le linee dell’architettura culminarono e si conversero
verso questa scultura, (uno dei tanti trucchi del Bernini).
Più impressionante e accattivante che
in altre chiese, l’attenzione del visitatore venne assorbita da
questo drammatico evento, che mantenne il suo potere suggestivo
insieme al modo in cui dominano le severe linee dell’architettura.
La relazione fra l’interno e l’esterno
della chiesa fu risolto in un’altro modo altrettanto suggestivo e
originale.
Una piccola piazzola venne creata in
fronte alla facciata della chiesa da due pareti concave, una a
ciascun lato della facciata, che avevano lo stesso diametro dei
cerchi che definirono lo spazio ovale interno. Queste pareti furono
unite e incorporate al volume esterno della chiesa, dove alla non
troppo grande e piana facciata fu attaccata una piccola “edicola”
bicolonnare con al di sopra lo stemma del papa. Questo schema
unificatore piuttosto semplice e geniale soddisfò le intenzioni
basilari delle facciate delle chiese, ma contrastò con le
complessità delle altre chiese barocche romane di quel periodo.
L' “edicola”, quindi, apparì come una
porta fra i due spazi che furono una variazione dello stesso tema.
La transizione fu arricchita da un portico semi-circolare che si
proiettò dalla facciata fin dentro la piazzuola della chiesa,
dimostrando la possibilità della trasformazione del barocco di un
tema piuttosto semplice.
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8-9 Altare
Maggiore |
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| 10-11
Interno |
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| 12- Cupola -
dettaglio |
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| 13 - Soffitto
della sacrestia |
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14-
ingresso |
15- statua
di S. StanislaoKostka |
Conclusioni
La chiesa di Sant'Andrea al Quirinale
rappresentò una soluzione speciale per un’ altro determinato caso
dovuto ad un piccolo sito piuttosto che un contributo allo sviluppo
di una nuova tipologia.
Vista insieme ad altre chiese del
Bernini, questo piccolo capolavoro illustrò la sua preferenza per i
volumi elementari, espressi piuttosto chiaramente.
La chiesa di S. Andrea al Quirinale fu
ed è ancora tutt'oggi considerata uno dei migliori esempi
dell’architettura barocca romana, incorporando arte nella sua
struttura in una combinazione spesso considerata senza pari .
Il Bernini medesimo considerò questo
suo progetto il suo solo lavoro “perfetto”.
Infatti, suo figlio, che fu anche il
suo biografo, scrisse e ricordò a tutti il fatto che suo padre,
negli ultimi anni della sua vita, trascorse innumerevoli ore seduto
all’interno della chiesa ammirando i marmi policromi, gli affreschi
dorati, gli stucchi imbiancati, le decorazioni e il gioco delle
luci, soprattutto vicino all’altare maggiore, luci che filtravano
attraverso la cupola.
Non e’ per caso una coincidenza o un
incidente che il “classico” architetto del barocco romano ci diede
disegni di chiese basati su tutte le forme fondamentali dell’epoca.
Questo concetto generale servì come esempio per il futuro ed ebbe una fortissima influenza in tutta
l’Europa, sia nell’architettura sacra che secolare.
Curiosità
Poco distante da Sant'Andrea al
Quirinale, sempre sulla stessa parte della via del Quirinale, è
possibile ammirare uno dei capolavori di Francesco Borromini,
storico rivale del Bernini, la piccola chiesa di San Carlo alle
Quattro Fontane, comunemente chiamata “San Carlino”.
C'è la possibilità di mettere così a
confronto le diverse soluzioni di un analogo tema da parte di due
geni del barocco italiano, tanto diversi l’uno dall’altro. Anche in
questo caso l’acerrima rivalità fra questi due grandissimi artisti
fu messa in mostra, e diede l’opportunità sia ai loro contemporanei
che alle future generazioni di valutare, confrontare ed apprezzare
la bellezza di tali monumenti così doversi fra di loro. In questa
sede corre l'obbligo presentare una nota di rilievo, soprattutto per
rendere giustizia al Borromini e dargli la dovuta
riconoscenza, visto che egli dovette sempre prendere il secondo
posto rispetto al Bernini, per quanto fosse anche lui dotato di una
genialità inconsueta. Il primo grande lavoro del Bernini in San
Pietro in Vaticano fu il famoso baldacchino, iniziato nel 1624 e
terminato nel 1633, con il quale egli sostituì ai tradizionali
cibori un’originalissima struttura di bronzo che s’inserisce nel
grande vano sottostante la cupola. Per quanto al Bernini sia stato
dato tutto il credito, tutta la gloria e la maggior parte degli
introiti per la progettazione e la fabbricazione del “Baldacchino”,
è altrettanto vero che il primo collaboratore del Bernini e artefice
della preparazione dei dettagli della costruzione di tale capolavoro
fu il Borromini. E' vero che il Bernini eseguì numerosi disegni e
modelli di quell’opera in piccola scala, ma è anche vero che chi
riprodusse quei disegni e modelli su una scala grande fu il
Borromini, non solo interpretando gli schizzi del Bernini ma anche
aggiungendo e modificando alcuni dettagli, nonchè disegnando e
costruendo le statue di angeli e putti che reggessero i festoni,
mentre i drappi sotto la trabeazione furono costruiti come se
fossero in movimento, mossi dal vento. Il Borromini fuse le quattro
colonne tortili di bronzo insieme con suo zio, Leone Gravo, e ne
curò la doratura e gli imbellimenti con i simboli del Papa. Il
Bernini, secondo Bernardo Castelli, "Se lo attirò con grandi
promesse et per l'architettura lasciava fare tutte le fatiche al
Boromino" ma "tirate che furono le fabbriche di quel pontificato il
Bernini tirò li stipendi et salarii tanto della fabbrica di San
Pietro come del Palazzo Barberini et anche li denari delle misure e
mai diede cosa alcuna per le fatiche di tanti anni al Boromino ma
solamente bone parole". La rottura dei rapporti tra i due risale ai
primi del 1633, quando il Baldacchino di San Pietro appariva già
ultimato; è perciò presumibile che le ragioni risiedessero
soprattutto nella vicenda progettuale di Palazzo Barberini, rispetto
alla quale, sempre secondo Bernardo Castelli, Borromini soleva dire:
"Non mi dispiacie che abbia auto li denarij, ma mi dispiacie che
gode l'onor delle mie fatiche" chiarendo le origini del risentimento
che provò in seguito per Bernini.
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Gian
Lorenzo Bernini |
Francesco
Borromini |
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